Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Lo scheletro nell’armadio

Un racconto di 300 parole

Lo scheletro nell'armadio

Il dottor Vitali aveva uno scheletro nell’armadio. No, non in senso metaforico. Il dottore aveva un vero scheletro nascosto nell’armadio dello studio. Ovviamente nessuno ne sapeva nulla. Il dottore apriva e richiudeva quel mobile tranquillamente.

E lo scheletro, direte voi?

Lo scheletro era ben nascosto in un secondo fondo, a cui si accedeva spostando una falsa vite all’interno dell’armadio.

Ma forse era uno di quegli scheletri che i medici tengono esposti a scopi didattici, ipotizzerà qualcuno.

No, perché gli scheletri didattici sono finti, mentre quello del dottor Vitali, come ho detto, era vero.

Era appartenuto a un suo vecchio paziente, un certo signor F.L. – il dottore neanche ricordava più il suo nome – che non seguiva mai i consigli del medico, per poi lamentarsi con lui della sua cattiva salute. Il dottor Vitali un giorno perse la pazienza e iniettò un potente veleno al signor F.L., nascondendone poi il corpo nel suo armadio dal doppiofondo ermetico. Quello fu l’unico scheletro nell’armadio del dottor Vitali. O, meglio, lo fu per moltissimo tempo.

Accadde un giorno che il dottor De Matteis, suo collega, entrò nello studio del dottor Vitali con l’intenzione di chiedergli dei medicinali. Non trovò il dottore, ma vide l’armadio aperto, così decise di servirsi da sé, lasciando poi un biglietto al collega. Mentre prendeva alcune scatole, poggiò inavvertitamente una mano su una vite interna. La vite si mosse, accompagnata da un secco rumore meccanico, e la parete interna dell’armadio si aprì, rivelando uno spazio nascosto… e il suo contenuto.

Il dottor Vitali entrò proprio in quell’attimo, ma non ebbe la fortuna di vedere la faccia sbalordita e pallida del collega. Dal canto suo, il dottor De Matteis sentì solo una puntura d’ago, dopodiché cadde a terra.

E da quel giorno lo scheletro nell’armadio del dottor Vitali ebbe compagnia.

6 Commenti

  1. Romina Tamerici
    22 luglio 2012 alle 14:21 Rispondi

    Il testo è originale, però secondo me c’è un problema: è credibile che il cadavere non abbia emesso mai odori sospetti? Lo scheletro di certo no, ma prima… boh, magari è solo una mia fissazione. Certo è che in 300 parole non si può spiegare tutto.

    Questa volta il finale è “allegro”, dopotutto quel povero scheletro meritava un po’ di compagnia! Ah ah ah.

  2. Daniele Imperi
    22 luglio 2012 alle 18:21 Rispondi

    Hai ragione, non ci avevo pensato, ma certo 300 parole sono poche per spiegare tutto. Avrà usato dei deodoranti :D

  3. Romina Tamerici
    23 luglio 2012 alle 12:44 Rispondi

    Daniele Imperi,
    Ora nella mia mente c’è l’immagine di questo dottore che appende piccoli alberelli di cartone (giusto per non fare pubblicità) sul corpo del morto. So che non dovrei, ma mi fa ridere! Comunque in 300 parole hai fatto il massimo che potevi fare. E questo testo è bello così. Io mi sto ancora chiedendo come si faccia a essere così sintetici.

  4. Michela
    12 settembre 2012 alle 23:02 Rispondi

    Allora…prima ho letto IL ROGO, e ho cominciato a sentire qualche brivido (non di freddo :D). Poi mi sono detta “Ma si dai, mi sento coraggiosa! Vai con LA CASA NEL BOSCO” e giù altri brividi. “Meglio cambiare. LEANNA sarà una storia d’amore…almeno spero”. Ecco cosa ho pensato prima di leggere il racconto e decidere di chiudere in bellezza con LO SCHELETRO NELL’ARMADIO :D Oh, quando ho letto l’ultima riga sono scoppiata a ridere…ci voleva proprio ;D

    • Daniele Imperi
      13 settembre 2012 alle 08:22 Rispondi

      Ahah, ma dai, non mi sembrano così tenebrosi :P

      • Michela
        13 settembre 2012 alle 08:51 Rispondi

        Sono facilmente impressionabile :P

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.