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Scena muta

Un racconto di 300 parole

Era tornato a sedere in silenzio, cupo, seguito dallo sguardo e dalle risatine degli altri ragazzini.

Seduto all’ultimo banco, solo, guardava l’insegnante con odio. I suoi compagni l’avevano deriso quando, interrogato pochi minuti prima, non aveva saputo rispondere a nessuna delle domande poste dalla professoressa.

Poi la campanella aveva squillato e nella confusione generale aveva preparato il suo zaino lentamente. Gli alunni erano sciamati fuori dalla scuola come api disturbate nell’alveare. Qualcuno, però, si era attardato sul marciapiedi. Alcuni dei suoi compagni di classe.

«Carlini Scena-Muta! Carlini Scena-Muta!» l’apostrofarono non appena uscì dall’edificio. Sferrò un pugno al più vicino, mancandolo di poco. Poi tutti se la diedero a gambe e lui restò solo, con la sua vergogna e l’umiliazione.

A casa l’accolse il silenzio dei genitori, che avevano intuito l’ennesimo brutto voto preso a scuola. Pranzò controvoglia, andò in camera sua e sfogliò distrattamente un fumetto. Poi si assopì. Al risveglio, un’ora dopo, sapeva cosa doveva fare.

L’indomani i genitori, come ogni mattina, uscirono molto presto. Aveva tutto il tempo per prepararsi. Da un armadio prese un lungo borsone, poi entrò nello studio del padre e aprì il mobile in cui custodiva il fucile da caccia. Lo caricò con le cartucce che trovò nel cassetto del mobile, poi ripose l’arma nella borsa, assieme a libri e quaderni.

A scuola, più tardi, quel borsone destò la curiosità dei compagni. Lo canzonarono ancora, dicendo che sarebbe servito per nascondersi dalla vergogna di un’altra scena muta. Poi arrivò l’insegnante e impose il silenzio. Fu allora che il ragazzo si alzò e andò a chiudere la porta della classe a chiave, ignorando la professoressa che gli chiedeva spiegazioni.

Quando tirò fuori l’arma scoppiò il pandemonio. La prima a cadere fu la donna. Poi, uno dopo l’altro, i compagni.

Di quindici ragazzini ne sopravvissero tre.

8 Commenti

  1. Romina
    30 ottobre 2011 alle 08:30 Rispondi

    Questo è un caso esemplare della “sofferenza del somaro” di cui ci parla lo straordinario Pennac… Si devono aiutare gli alunni in difficoltà, altrimenti poi soffrono, covano odio e… spero non si arrivi sempre a certi finali, altrimenti è tragico! Sicuramente questo brano piacerebbe molto alla mia professoressa di didattica, che ci dice sempre di far attenzione a non far soffrire chi non ci sembra all’altezza della situazione! Povero ragazzo, un po’ lo si può anche capire, però, uno sterminio mi sembra una reazione un tantino eccessiva! Ti dico io il seguito di questo brano? Dopo qualche anno di carcere minorile, esce ancora giovane grazie a varie condizionali, riprende gli studi e diventa un uomo di successo! Magari un professore! Eh… così va il mondo!

  2. Daniele Imperi
    30 ottobre 2011 alle 13:30 Rispondi

    @Romina: eh, ma così sarebbe troppo comodo e poi quel racconto fa sempre parte della raccolta mai finita sulle storie di morte :)

    @Miki: grazie, devo andarmi a leggere quella notizia, allora.

  3. Miki
    30 ottobre 2011 alle 13:21 Rispondi

    Ho sentito immediatamente uno strano senso di inquietudine, l’atmosfera è quella che precede la tragedia, è solo una questione di attesa. Il tuo racconto mi ha ricordato la sparatoria alla Columbine avvenuta nel 1999.

  4. Romina
    30 ottobre 2011 alle 19:01 Rispondi

    @ Daniele: Lo immaginavo… comunque la mia era una battuta! Evidentemente devo far revisionare il mio senso dell’umorismo… scambi per battute le mie frasi drammatiche e le mie battute per frasi serie… urge un collaudo alla mia vera umoristica! Bel testo, comunque!

  5. henryx
    1 novembre 2011 alle 00:11 Rispondi

    Le due tue ultime storie purtoppo sembrano essere prese pari pari dalla cronaca nera, truci descrizioni di fatti che avvengono realmente in questo dannato mondo, troppo terribili.
    Sul genere horror scolastico io però avrei fatto fare la parte del mostro al professore, superando per una volta la realtà, giocando così su un tono più ironico e dissacratore
    L’insegnante di latino, frustrato e impazzito che insegue con un arma da fuoco studenti, preside e bidelli.
    Questa situazione mi pare che le news, anche quelle dagli USA, per ora ce l’abbiano risparmiata !

  6. henryx
    1 novembre 2011 alle 09:43 Rispondi

    henryx,

    “un’arma” e non “un arma”, scusa l’errore

  7. Lisa Corradini
    1 novembre 2011 alle 16:49 Rispondi

    Ciao Daniele,
    bel racconto da effetto.
    C’è solo una cosa che vorrei chiederti: nel primo paragrafo l’azione si svolge con il protagonista seduto sul banco mentre nel secondo il protagonista torna a sedere.
    Ma non era già seduto?
    Io vedrei meglio invertire le due frasi.
    Che ne pensi?

  8. Daniele Imperi
    1 novembre 2011 alle 20:54 Rispondi

    @Henryx: sì, sembrano prese dalla cronaca nera. Volevo proprio che sembrasse così.

    @Lisa: hai ragione. Non si capisce bene. In realtà il secondo paragrafo ho voluto introdurre un fatto precedente, però in effetti non è corretto :)

    Inverto, grazie.

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