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Sei pronto per il self-publishing?

10 domande +1 per capire se il self-publishing è la scelta giusta

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Ci sono autori che scrivono e pubblicano. Lo sappiamo tutti. Gente sconosciuta che ha ancora lacune nella grammatica italiana, che ha scritto poco e letto ancor meno e decide di non attendere le ere geologiche dell’editoria e si butta nel self-publishing.

Dilettanti allo sbaraglio, come la Corrida di Corrado. Ma quello era un gioco, al massimo ci perdevi la faccia – perdita non certo da poco – ma finiva lì, nessun partecipante aveva la pretesa di vendersi come artista televisivo.

Nel self-publishing, però, la questione è più delicata. Perché il self-publishing non è editoria fai-da-te, non si acquista in edicola il kit per pubblicare un libro per proprio conto. Il self-publishing è editoria indipendente, quindi è l’effettiva entrata dell’autore nel mercato editoriale.

Il self-publishing è commercio

Stiamo parlando di soldi e di clienti, qualcosa che non è più letteratura né arte. L’ho detto varie volte: l’arte finisce con la conclusione del romanzo. Dall’editing in poi inizia il marketing del libro, che siate d’accordo o meno. È letteratura nel momento in cui un lettore inizia a leggere il nostro ebook, ma quando lo acquista è puro commercio.

Siamo davvero pronti per il self-publishing? Ecco dieci punti più uno da considerare prima di gettarsi nella mischia, dieci domande più una da porsi prima di scegliere il self-publishing.

#1 – La forza dell’idea

La solita scopiazzata de Il signore degli anelli non è un’idea forte né originale né unica. È un’idea, certo, ma è meglio lasciarla morire, perché in libreria è pieno di quelle idee.

Io ho creato due cartelle nel mio pc, una per l’editoria tradizionale e una per le opere da pubblicare in self-publishing. Sono idee, su una delle quali sto lavorando da diversi mesi (vedi barra di progressione). Anzi, in realtà sto scrivendo anche un altro libro, da presentare a un editore, diciamo di saggistica-manualistica. Un’idea nata ad agosto.

Sono forti queste idee? Forse. Di certo non ho letto nulla del genere. E questo è importante. Che siamo ispirati da altri autori e dalle letture fatte è normale, che cerchiamo di emularne le opere è invece sbagliato. Questo è uno dei motivi per cui ho abbandonato da anni il mio famoso tentativo di scrivere un fantasy: perché era un altro, ennesimo Signore degli anelli.

Quanto è forte l’idea del romanzo che volete pubblicare?

#2 – L’esperienza nella scrittura

Qualcuno storcerà il naso leggendo questa frase, ma è così. Stiamo offrendo intrattenimento, se scriviamo narrativa, o informazione e istruzione, se scriviamo saggistica e manualistica.

Stiamo vendendo un prodotto commerciale. Questo non significa togliere arte alla scrittura, depauperarla della bellezza che le spetta di diritto, ma anzi elevarla, se ci pensiamo bene, perché quando vendiamo una copia del nostro libro, significa che qualcuno è stato disposto a spendere soldi per leggerci.

Possiamo offrire un servizio quando abbiamo esperienza in quel settore. Se il nostro prodotto è un ebook, allora dobbiamo avere esperienza di scrittura.

Quanto abbiamo scritto? Quanto esercizio abbiamo fatto? Quanto siamo stati critici con noi stessi? Abbiamo ripudiato i vecchi testi? Avvertiamo un’evoluzione nella nostra scrittura?

#3 – La conoscenza del genere letterario

Ne avevo già parlato a suo tempo. Fra le opere prossime da terminare ho un romanzo fantastico e un saggio e poi vorrei scrivere una breve antologia horror da proporre a un editore, su cui ho iniziato ad abbozzare idee. Nelle due cartelle di cui ho scritto non ci sono gialli.

E il motivo è semplice: non ho mai scritto gialli, neanche in forma di racconti brevi. Parlo di gialli veri e propri, non polizieschi. Come letture ho letto parecchi gialli di Camilleri, un paio di Agatha Christie e altri due – gialli sui generis – di J.F. Englert, poco per poter affrontare il giallo.

Per me conoscere un genere letterario significa aver letto molti romanzi di quel genere, ma soprattutto di autori diversi. E aver provato a scriverne, anche se sotto forma di racconti.

Quanto conoscete il genere narrativo della storia che volete vendere?

#4 – L’apprezzamento dei lettori

Farsi leggere è oggi forse più importante di ieri, perché oggi pare ci sia un’epidemia di scrittori, a scapito dei lettori che sono specie in via d’estinzione. Ecco perché non bisogna buttarsi nel self-publishing a occhi chiusi, ma iniziare pian piano a farsi conoscere dal pubblico.

E il pubblico è qui, è online, è nel nostro blog e è nei forum letterari. Il pubblico va raggiunto, accettando il rischio di far leggere i propri testi.

Avete ricevuto complimenti dai vostri lettori? Oppure le vostre storie sono passate inosservate o sono state perfino criticate in modo negativo?

#5 – La presenza dell’autore

Cercasi scrittrice bella presenza, disponibile, no perditempo. Telefonare ore pasti.

Questa è una battuta, ovviamente. Non parlo della presenza fisica dell’autore, ma della sua presenza nel web. Oggi siamo tutti qui, siamo online, saltiamo di blog in blog e di social in social in cerca di informazioni e divertimento.

Se c’è una cosa che non riesco ad accettare e capire è perché un autore pubblicato non abbia un proprio sito che lo rappresenti, ma costringa il lettore a elemosinare notizie che lo riguardano dalle fascette dei romanzi o su Wikipedia.

Oggi deve esistere il binomio Autore-Sito, oggi uno scrittore e il suo sito – o blog, chiamatelo come volete – devono essere un tutt’uno.

Siete presenti online? E in che misura?

#6 – L’imprenditorialità dello scrittore

Perché abbiamo parlato di mercato editoriale, ricordate? E in altri post ho già scritto che uno scrittore in self-publishing è un imprenditore. È editore di se stesso, in fondo, fa la parte dell’autore e dell’editore.

Perché, come ho detto prima, stiamo entrando in un mercato. Ogni imprenditore sa che sta rischiando, non solo la sua faccia, ma anche i suoi soldi e il suo tempo. Siamo disposti a correre questi rischi?

Due secoli fa non c’era questo problema. Ma oggi, con internet e i social media, i giudizi su un’opera viaggiano a velocità maggiori di quella della luce. Nel momento in cui pubblichiamo un ebook possiamo e dobbiamo aspettarci di tutto, dal successo al fallimento.

Ve la sentite di trasformarvi in imprenditori? Ve la sentite di rischiare?

#7 – La predisposizione alle critiche

Essere criticati non piace a nessuno, diciamocelo senza problemi. È un fatto naturale, ognuno di noi preferisce essere apprezzato, ricevere complimenti su ciò che scrive, ma credo che l’accettazione delle critiche sia un segnale di maturità nello scrittore.

Un libro non è come un computer: lo compro e, se non funziona, il negozio me lo sostituisce. Se l’ebook contiene una storia che non funziona, scritta con una forma non curata, piena anche di refusi, io cliente-lettore ho diritto di dirlo. Tu, imprenditore-scrittore, hai il dovere di incassare le critiche e farne tesoro.

Ho visto spesso un atteggiamento di snobismo nei nuovi autori autopubblicati, come se, solo per il fatto di aver scritto un romanzo, fossero su un gradino più alto della scala sociale. Non è così che funziona, la scala sociale, per me, ha un solo gradino. Questi autori, nell’era della rete, avranno vita breve. La legge di Darwin non perdona.

Come reagite o reagireste alle critiche negative?

#8 – La conoscenza dell’ebook

Pubblicare in self-publishing significa proporre un ebook, che – vale sempre la pena ricordarlo – non è un file in pdf, ma uno in epub o mobi. Anche se potete leggere i pdf col vostro ereader, un ebook è come fosse un minisito, tant’è che si crea a partire da vere pagine in HTML.

Ma questo non deve interessare certo a un autore, è un problema di chi impaginerà l’ebook. Un autore, però, deve sapere che l’ebook è lo strumento che permetterà al suo romanzo di essere letto, quindi va creato in modo professionale e non arrangiandosi con immagini di bassa qualità per le copertine o esportando con un click il suo manoscritto nei formati adatti.

Mi sono divertito ad analizzare parecchi ebook – sia comprati sia scaricando varie anteprime su Amazon – per farmi un’idea di com’erano stati impaginati. Devo conoscere bene il supporto che avrà il mio romanzo, prima di usarlo per far circolare la mia opera. E gli ultimi due ebook che ho impaginato – uno per un lettore del blog e uno per un cliente – mi hanno anche permesso di imparare qualche segreto dell’ebook.

Conoscete bene il mezzo che userete per diffondere il vostro romanzo?

#9 – Le basi della promozione editoriale

Non si richiede a un autore di trasformarsi in un esperto di marketing, ma di conoscerne almeno le basi, sì. E si ricorda anche all’autore che promuovere un libro non significa dedicarsi anima e corpo al Twitter bombing – se non sapete cosa sia, provatelo a immaginare.

Un ebook può essere promosso in tanti modi, ma mai scrivendo a tutti i blogger chiedendone una recensione. Sembra strano, ma questo metodo è ancora in voga. A me ogni tanto arrivano richieste del genere, pur avendole scoraggiate nella pagina Scrivimi.

Se vi rendete insopportabili e anticipatici ancor prima che i lettori vi leggano, che speranze avete di esser letti e vendere?

#10 – Il self-publishing non è un ripiego all’editoria classica

A me, l’ho detto varie volte, interessano entrambe le forme di editoria. Non nego di abbracciare totalmente il self-publishing nel caso fossi rifiutato sempre dalle case editrici e avessi invece sempre successo autopubblicandomi. Ma continuerei a pubblicare in self-publishing anche se avessi successo con l’editoria tradizionale, perché la libertà è sempre bella.

Non sono d’accordo nell’usare il self-publishing perché stanchi di qualche rifiuto o perché non si vogliono attendere mesi per avere una risposta. Ho fatto 3 proposte a due editori e sono stato rifiutato, ma chi se ne frega, continuerò con altri. Il self-publishing deve essere una scelta ragionata.

Perché scegliete il self-publishing? Quali sono le reali motivazioni che vi spingono a non preferirlo all’editoria classica?

#11 – I tuoi lettori leggono autori autopubblicati?

Per questa domanda devo ringraziare l’articolo di Beth Jusino, che ha scritto un post su 3 domande da chiedersi prima di scegliere il self-publishing. A me è parsa una domanda intelligente. Ecco perché sostengo che prima di lanciarsi nell’autopubblicazione bisogna conoscere la rete e chi la frequenta.

A chi viene venduto un ebook? Pensateci, perché la risposta non è così facile come sembra. La risposta sbagliata è “ai lettori”, quella giusta però è un’altra, più sottile.

Un ebook è venduto a chi acquista online e legge ebook. A chi di solito ha anche un ereader, perché non credo che la maggior parte dei lettori di ebook legga sulle applicazioni per desktop.

I vostri lettori leggono ebook? Chi legge il vostro blog – se ne avete uno, altrimenti apritelo – legge ebook?

Siete pronti per il self-publishing?

Come avete risposto alle undici domande? Prendetelo come un test e tirate le somme. Avete raggiunto la sufficienza? In quale percentuale siete predisposti per il self-publishing?

34 Commenti

  1. LiveALive
    29 settembre 2014 alle 08:04 Rispondi

    Non so se pubblicherò o autopubblicherò. Prima pubblicherò il lavoro nei forum, vedrò che ne pensano, correggeremo assieme, e poi si vedrà. Non ho manie di grandezza, non voglio essere il nuovo Tolstoj, quindi non è questione di successo o visibilità. Dovessi decidere oggi, autopubblicherei, più che altro per non Dover aspettare che l’editore di degni di rispondere.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Intendi pubblicare l’intero lavoro nei forum?

      • LiveALive
        29 settembre 2014 alle 17:45 Rispondi

        Credo di sì. Perché me lo chiedesti?

        • Daniele Imperi
          29 settembre 2014 alle 17:51 Rispondi

          Perché non ha senso pubblicare un romanzo intero su un forum e poi magari venderlo. Oltre al fatto che qualcun altro potrebbe pubblicarlo al posto tuo.

          • LiveALive
            29 settembre 2014 alle 20:31

            Mah, secondo me va bene lo stesso. Per me possono coesistere il testo gratuito e quello a pagamento, anzi secondo Coelho è un bene. Al limite posso chiedere di eliminare i testi in caso di pubblicazione.

  2. maurap
    29 settembre 2014 alle 08:38 Rispondi

    Io sono ancora all’era dei libri di carta, dal profumo di colla vinilica e polvere. M’incuriosisce però il mondo del self- publishing, vedersi pubblicare un proprio libro dall’editoria classica, infatti, è come vincere alla lotteria. Grazie a coloro che come te mi aiutano a capire meglio come fare, un giorno spero di intraprendere quella strada.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 13:57 Rispondi

      Io preferisco il cartaceo all’ebook, anche nel caso di un mio libro, ma il self-publishing incuriosisce anche me.

      Non saprei se pubblicare con un editore sia davvero vincere alla lotteria. Ma non credo.

  3. Tenar
    29 settembre 2014 alle 08:39 Rispondi

    No, non sono pronta.
    Non so nulla di marketing, so meno di informatica e la maggior parte die miei lettori non legge e-book.
    Quindi, pur con tutti i problemi del caso, persevero con l’editoria tradizionale. Che il Cielo me la mandi buona!

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 13:58 Rispondi

      Per il marketing e l’informatica fai sempre in tempo a impararne le basi. Il problema più grande sono i tuoi lettori: se non leggono ebook, allora devi puntare sulla carta.

  4. Chiara
    29 settembre 2014 alle 09:44 Rispondi

    Io non credo di essere sulla sufficienza, anche se il punto 5 alza la media ma l’8 la affossa completamente. Però ci vorrà ancora un bel po’ prima di concludere il mio romanzo: ho tempo per studiare, e poi si vedrà! Sinceramente non ho ancora scelto se votarmi al self oppure tentare con l’editoria tradizionale. :)

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 13:59 Rispondi

      Puoi tentare entrambe le strade, come ho scelto di fare io :)

  5. Marco Amato
    29 settembre 2014 alle 10:12 Rispondi

    Aggiungo un inciso. Considera che il Self Publishing non è solo ebook. C’è anche il Print on Demand. È importante, anzi fondamentale proporre al lettore entrambe le possibilità, sia la versione digitale che quella cartacea. Purtroppo finora i servizi italiani di printing sono stati molto deludenti. Al contrario vedo molto bene il servizio Create Space di Amazon. Non l’ho ancora testato personalmente, ma al momento opportuno sarà la prima cosa che farò.

    Perché questo servizio permette di abbinare nella medesima pagina scheda del libro sia la versione ebook che quella cartacea. Così da dare al lettore la scelta immediata su quale versione acquistare. Chi adora l’odore della carta deve poter acquistare un autore autopubblicato. Inoltre si usufruisce di tutte le normali condizioni di vendita del sito comprese le spese di spedizione gratis sopra i 19€. Se il tuo libro dovesse vendere gli algoritmi di Amazon lo metterebbero in evidenza nelle vetrine o nelle newsletter profilate. Avresti in pratica parità di condizione di qualunque editore o scrittore famoso.

    In tal senso ci avviamo verso un self publishing maturo, dove l’unica grave mancanza è la distribuzione in libreria. Ma ad essere onesti, oggi, una piccolissima percentuale di autori che pubblica con editori medio piccoli arriva sugli scaffali veri e propri. E nel 90% dei casi non rimane esposto più di 3/6 mesi. Se non si ha la fortuna di pubblicare con un grande editore, o essere campioni di vendite sin da subito, la visibilità della libreria è una semplice chimera.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 14:03 Rispondi

      Vero, c’è anche il Print in Demand. E ci penserò senz’altro quando arriverà la mia ora.

      Interessante anche l’algoritmo di Amazon, che di sicuro ti darà più speranze della libreria.

    • LiveALive
      29 settembre 2014 alle 17:46 Rispondi

      Sicuro di non voler tornare a postare su vibrisse? Ho letto le tue discussioni, ma temo tu l’abbia presa troppo sul personale.

  6. Alessandro
    29 settembre 2014 alle 11:30 Rispondi

    La visibilità, questa chimera. Sembrerò un illuso, ma credo che ciò che serva a un buon libro sia solo una spinta iniziale. Poi, se il prodotto vale, saranno passaparola e recensioni a fare il resto.

    Piuttosto che sprecare tempo, energie e dignità in martellanti campagne sociali, preferirei davvero pagare qualcosa al giorno a google e pubblicizzarmi con adword o simili. Anche il mio tempo ha un costo, e la pazienza dei nostri interlocutori ha un limite.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 14:05 Rispondi

      E quale può essere questa spinta iniziale?

      Sulle campagne sui social ho qualche dubbio, nel senso che possono trasformarsi in un martellamento fastidioso.

      Ho dubbi anche su Adwords: davvero può essere utile per un romanzo?

      • Alessandro C.
        29 settembre 2014 alle 20:38 Rispondi

        non so Daniele, l’ho buttata lì… Non so se potrebbe rivelarsi efficace, ma dati i prezzi che girano nel self si rischia solo di rimetterci.
        La spinta iniziale dev’esser data necessariamente da passaparola e condivisioni, ma non è facile ottenerle se si ha un minimo di ritegno :D

  7. Salvatore
    29 settembre 2014 alle 12:05 Rispondi

    Non credo di essere pronto per il self-publishing. Per molti motivi, ma credo che il principale sia che il mio sogno, quello che custodisco gelosamente nel cassetto, sia di essere pubblicato da una grande casa editrice. Autopubblicarmi realizzerebbe in questo senso il mio sogno? Anche avendo successo – sperare e sognare non costano nulla – credo di no, non lo realizzerebbe fino in fondo. Tuttavia apprezzo chi ha il coraggio e la competenza tecnica per provarci. Oggi più di ieri è una strada che può portare da qualche parte se percorsa nel modo dovuto.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 14:05 Rispondi

      Quello è anche il mio sogno, ma voglio tenere aperte entrambe le strade.

      • LiveALive
        29 settembre 2014 alle 17:50 Rispondi

        Devi puntare più in alto: il tuo sogno è diventare il più grande autori di tutti i tempi, tanto che tra un miliardo di anni diranno “sì, Dante e Shakespeare erano buoni, ma tra loro e il divo Daniele c’è un abisso”, e poi “certo che dai tempi del divo Daniele non abbiamo fatto che peggiorare: per 998mila anni abbiamo studiato la sua opera, ma non siamo mai riusciti ad uguagliarla”.

  8. Grazia Gironella
    29 settembre 2014 alle 14:11 Rispondi

    Sono d’accordo su tutti i punti. No, non sono pronta a essere imprenditrice di me stessa. Non dico che non lo sarò mai, perché non vedo nel futuro, ma il mio obiettivo è ancora una buona pubblicazione tradizionale, intendendo come “buona” quella con un editore importante. Non scrivo testi tanto alternativi da farmi scegliere l’autonomia e, per quanto cerchi di essere presente in rete, non me la sento di usare il poco tempo a disposizione a promuovermi, rubandolo alla scrittura. Ma l’autopubblicazione non va vista come una scelta di ripiego, questo è sicuro.

    • Daniele Imperi
      29 settembre 2014 alle 14:23 Rispondi

      Credo che sono due strade da intraprendere secondo le proprie esigenze e aspettative.

  9. Mara Dall'Asen
    30 settembre 2014 alle 18:48 Rispondi

    Avendo già pubblicato il mio primo romanzo in self-publishing, penso di essere pronta… per il secondo.
    Invece ho molti dubbi. L’esperienza col primo ha evidenziato parecchi inconvenienti
    1 – è un bell’impegno sotto il profilo economico e non essendo Paperon de Paperoni ci devo pensare. (Col primo mi è andata da Dio, ma non è detto che succeda anche col secondo)
    2 – Nonostante abbia venduto 240 copie del cartaceo… in internet solo 14, è difficilissimo farsi notare. E non credo sia un fatto di prodotto buono o meno, quello si può valutare solo una volta letto, è che c’è una concorrenza frenata. Libri gratis o a 0,99 sono in cima a quasi tutte le classifiche degli esordienti, ma il self publisher deve rientrare delle spese possibilmente in poco tempo.
    3 – I commenti in internet sono pochissimi, l’efficacia di facebook o twitter, o dei vari blog per scrittori… tutta da dimostrare, cosa resta? Il vecchio classico passa parola.
    4 – Resta poi il nodo cruciale: ho fatto un lavoro che valeva la pena o era meglio se mi iscrivevo ad un corso di ippica? Nessuno ti aiuta gratis ed è anche logico, inoltre ho scoperto che non c’è collaborazione tra scrittori esordienti, tutti col coltello fra i denti. Certo ho i lettori che mi hanno dato il loro parere, e incredibilmente sono tutti positivi. Però gli unici lettori forti di un gruppo che si chiama “Spectre” e recensisce libri in internet mi hanno massacrato, per loro non andava bene niente del mio libro.
    Così io resto con i miei dubbi che ondeggiano ora di qua ora di là.

    Credo comunque che auto-pubblicarsi sia una cosa che l’autore deve sentire, io personalmente non voglio aspettare i tempi degli editori tradizionali. L’unica cosa fondamentale è di cercare di fare un lavoro il più possibile pulito, magari artigianale ma corretto.

    • Daniele Imperi
      30 settembre 2014 alle 19:13 Rispondi

      Dove lo hai venduto il cartaceo?

      1- La spesa va messa in conto, per forza.
      2- Sono in cima come vendite, ma come recensioni positive?
      3- I commenti dove dovrebbro arrivare? Se non hai un blog, difficile che qualcuno commenti qualcosa. Devi sperare in qualche blog che ti recensisce il libro spontaneamente.
      4- Se ne vale la pena, lo vedi dalle vendite e dai pareri.

      Non conosco questo Spectre. Ma hanno letto tutto il libro?

      • Mara Dall'Asen
        30 settembre 2014 alle 19:19 Rispondi

        allora, il cartaceo l’ho portato nelle librerie della zona e ho fatto due presentazioni, poi io lavoro in un garden ed è anche lì ovviamente. I commenti si possono mettere su google books per esempio o sugli altri siti, ma dei 14 che lo hanno comprato non so niente. La spectre è un gruppo di editor che ha dei lettori forti si offrono di recensire gratis. Questo è il link
        http://stranoforte.weebly.com/sala-da-pranzo/-nata-la-spectre-ideale-per-i-vostri-manoscritti
        Inoltre io sono un bradipo con internet, nel senso che non stresso ogni dieci secondi col link del mio libro, sto pensando al blog, ma devo ancora decidere cosa farò del secondo romanzo. ciao

        • Daniele Imperi
          1 ottobre 2014 alle 07:43 Rispondi

          Hai provato a inserire il libro su Goodreads?

          E fai bene a non stressare ogni 10 secondi col link del tuo libro ;)

  10. Mara Dall'Asen
    1 ottobre 2014 alle 10:05 Rispondi

    ne avevo sentito parlare, ma ci vuole tanto tempo che io spesso non ho, preferisco scrivere altrimenti mi passano le idee! E poi non ho capito bene come funziona, riguarderò, ciao

    • Daniele Imperi
      1 ottobre 2014 alle 10:08 Rispondi

      Creare una scheda libro è facile, impieghi pochissimi minuti.

  11. Mala Spina
    1 ottobre 2014 alle 12:15 Rispondi

    In quanto a essere pronta lo sono. Sono lenta però, questo sì.
    Non so se il mio sia l’approccio giusto, ma il fatto di scegliere fin da dubito il selfPub l’ho preso come una specie di palestra .
    Sono curiosa per natura e mi è piaciuto programmare tutta una serie di racconti di media lunghezza appositamente per il mio Esperimento di autopubblicazione. Mi sono divertita a scriverli e anche a cercare di imparare qualcosa dalle osservazioni dell’editor. Ora però mi diverto a studiare gli aspetti più tecnici dall’impaginazione fino al sistema di adwords o lambiccarmi il cervello per capire il metodo migliore per decidere il prezzo.
    Scegliere il SelfPub mi pare un buon sistema per vedere se quello che scrivo può essere interessante e per imparare qualcosa di nuovo.
    Ho un manoscritto nel cassetto per la pubblicazione tradizionale? Forse ce l’ho, ma ora se ne sta lì a dormire perché al momento voglio vedere cosa riuscirò a fare con il mio Esperimento.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 08:20 Rispondi

      La vedo allo stesso modo. Anche per me il self-publishing rappresenterà un esperimento, da continuare a fare anche se le vendite del primo ebook saranno basse.

  12. profG
    1 ottobre 2014 alle 19:17 Rispondi

    Chissà se vi interessa la mia esperienza personale. Io ho avuto anni fa un’esperienza assai poco esaltante con un piccolo editore: poca qualità, niente distribuzione, niente aiuto. Per cui ho deciso di non rivolgermi più ai piccoli editori, ma solo ai grandi… che naturalmente non mi si sono mai filati di pezza! Allora ho utilizzato il print on demand e ho trovato quella che giudico una delle migliori possibilità per un autore (non) emergente come me.Hai il pieno controllo sull’editing e niente spese inutili. Per lanciare l’opera, ho sì avuto qualche recensione qua e la su giornali e siti internet… Ma su internet praticamente nessuno mi ha comprato. D’altro canto anch’io dov’è che compro i libri? In libreria. Anche qui il print on demand mi è stato utile: compro le copie (con lo sconto per l’autore) e poi le vendo presso una o più librerie compiacenti. Molto meglio che con il piccolo editore. Per gli ebook, per me è come con le vendite cartacee online: non si batte quasi chiodo. Invece con le vendite in libreria la cosa sembra si stia facendo interessante.

    • Daniele Imperi
      2 ottobre 2014 alle 08:22 Rispondi

      Ciao e benvenuto nel blog. Dove hai venduto i tuoi libri online?

      Uno scrittore, da solo, quante copie potrà mai portare alle librerie? Si tratta alla fine solo di vendite locali, secondo me.

  13. profG
    2 ottobre 2014 alle 14:03 Rispondi

    photocity come editore print on demand vende per te usando ibs amazon e tutti i negozi online. Non tratta gli ebook e per quelli ti lascia libero di rivolgerti altrove, così io ho usato smashwords. Per quanto riguarda le librerie naturalmente devi scegliertele vicino casa e molto frequentate. Le librerie piccole non vendono nulla. Io ho usato una grande libreria di un centro commerciale vicino casa, e lì si vende, ed è facile per me controllare la situazione. Appena ho tempo aggiungerò una seconda grande libreria con cui ho già un accordo verbale. Certo, se avessi tempo girerei la città e commercerei con tutte le grandi librerie che mi accettassero. Naturalmente a conti fatto mi occorrerebbero venti librerie o più per farci un vero stipendio (e poi dovrei anticipare un mucchio di soldi poichè compro io le copie dall’editore, anche se più ne compri meno ti costano) ma anche così sta diventando un hobby un po’ più interessante di prima.

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