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Cosa mi impedisce di spedire un manoscritto a un editore

7 elementi che mi fanno fuggire da una casa editrice

Scegliere un editore

Cercare un editore per il proprio libro è una fase delicata, perché un autore non può affidarsi alla prima casa editrice che trova nel web o al primo nome che viene in mente. Certo, come primo passo l’autore dovrebbe stilare un elenco di editori che potrebbero essere interessati alla sua opera, e questo comporta che l’autore in questione conosca l’editore e le sue pubblicazioni.

Il secondo passo che compio io – e che compirò sempre – è studiarmi sia il sito con cui la casa editrice si presenta al mondo sia il modo in cui pubblica i suoi libri.

Ecco quindi un mio personale vademecum sulla scelta di un editore.

Errori grammaticali online e nei libri

Ne accennai anche tempo fa. A me gli errori grammaticali fanno salire la bile e in particolare quando li trovo nei libri pubblicati da una casa editrice, che dovrebbe essere un esempio di correttezza linguistica.

In vari romanzi della Einaudi, per esempio, ho trovato la forma verbale “dò”, che può essere una svista – non lo è assolutamente, poiché i due tasti non possono essere confusi – se appare una sola volta, ma se me la ritrovo sempre, allora si tratta di ignoranza. E qui non parliamo di un piccolo, sprovveduto e inesperto editore – che comunque non sarebbe giustificato.

Trovare errori di grammatica nei testi del sito aziendale, poi, è ancor più grave, perché il sito è un biglietto da visita per la casa editrice e dovrebbe (deve!) essere professionale in ogni suo aspetto, specialmente nei testi.

Accenti a iosa nei libri

Ho fatto un giuramento a me stesso: non uscirà mai un mio libro con la forma verbale “dài” scritta in questo modo. Quando ho letto Limit, pubblicato dalla Editrice Nord, ho trovato diverse volte la classica espressione nei dialoghi “E dai”, ma era scritta correttamente, senza quell’inutile accento. Deo gratias!

Gli accenti, per come la vedo io e come mi hanno insegnato alle elementari – anche se è passato tantissimo tempo da allora (e l’Italia s’è fatta un paese più ignorante) – non vanno mai in mezzo alla parola, ma solo alla fine – e quando previsto dalla grammatica.

Forse oggi sono state riviste alcune regole grammaticali, anche se mi auguro di no, e certi errori, per me da penna blu, sono tollerati. Ma io di natura sono una persona intollerante.

Vedo anche obbrobri come “subìto” e altre amenità. C’è tutta una filosofia dell’accento, secondo me, altrimenti non mi spiego questa epidemia di parole accentate che negli ultimi anni trovo nei libri.

Siti creati su spazi gratuiti

L’avevo messa nelle regole per scegliere un editore e la ribadisco ora, perché continuo a trovare siti di editori su spazi gratuiti. Qualcuno non sarà d’accordo, ma chiedetevi questo: che cos’è una casa editrice? È un’azienda, è la risposta esatta.

Dunque, un sito aziendale che si rispetti prevede un dominio proprio (come quello del mio blog, per capirci, come anche einaudi.it, editricenord.it, fanucci.it, longanesi.it, ecc.), quindi uno spazio web pagato e non gratuito.

Tenetevi lontani da una casa editrice che risparmia su poche decine di euro l’anno e si affida a spazi gratuiti qui e là. Quanto potrà essere affidabile? Quanti soldi potrà investire nella vostra opera?

Parolacce nel testo

La parolaccia non è mai fine. È sempre volgare. In alcuni casi è però contestualizzata e quindi passa quasi inosservata o quantomeno è tollerata. In un romanzo di Lansdale sta bene, come sta bene in uno di King e nei gialli di Camilleri.

Ma il sito di una casa editrice, porca miseria, è un sito aziendale. Che razza di figura volete fare? Ve lo dico io: quella degli “alternativi a tutti i costi”. Be’, cari miei, io mi cerco editori alternativi a voi.

Email su hotmail e simili

Quando entro nel sito di un editore, che ha avuto la giusta idea di prendere uno spazio web e un dominio propri, e nei contatti mi ritrovo poi un’email del tipo “editriceimperi@hotmail.com”, mi chiedo chi sia l’agenzia web che lo ha realizzato.

Quando prendete dominio e spazio web associato, avete diritto, compreso nel prezzo, almeno un indirizzo di posta elettronica dedicato, quindi qualcosa come “info@editriceimperi.it”, che, converrete tutti, è molto più professionale dell’altra.

Una questione di immagine? Non basta che un editore risponda quando un autore lo contatta? Sì, è una questione di immagine, e l’editore può benissimo rispondere dall’email relativa al dominio.

Manoscritti da inviare in forma cartacea

Signori, siamo nel XXI secolo. E gli alberi fanno bene alla salute del pianeta e nostra. Quanta carta viene inutilmente stampata per inviare manoscritti alle case editrici?

Supponiamo che un autore abbia per le mani un manoscritto di 500 pagine. Una risma di carta intera da spedire a un editore. Altra carta sprecata per la busta. Moltiplicate questo per 10 case editrici a cui invierà il suo romanzo. Moltiplicate questo per 1000 autori.

Fatto? Quanti alberi avete ammazzato?

Ve lo dico io. 1000 dei suddetti autori consumano la bellezza di 24 tonnellate di carta. Ma non finisce qui. Per produrre 159 risme di carta occorre un intero pino, quindi quei 1000 autori farebbero abbattere quasi 63 pini. Diamoci un taglio (ma non agli alberi!).

Perché non farsi inviare il testo per email? In fondo, basta farsi spedire una sinossi e i primi 3 o 4 capitoli del libro. Bastano per capire se vale la pena leggere il resto. Se l’editore resta soddisfatto, si farà spedire per email tutto il manoscritto. Se poi per la redazione è comodo leggerselo stampato, può stamparselo su carta riciclata. E nessun albero sarà abbattuto.

Non ne faccio solo una questione ambientale, sia chiaro, ma anche di velocità e semplicità. La tecnologia non serve solo per bighellonare su Facebook o ricordare al mondo ogni cinque minuti che faccia abbiamo, ma anche per semplificare e velocizzare il lavoro.

Vistosi inviti a pubblicare

Agli autori non sta mai bene niente. Siamo fatti così, che ci volete fare? A noi non piacciono gli editori che non scrivono nel loro sito come inviare i manoscritti. Noi vogliamo che una casa editrice nel proprio sito, in una pagina apposita, ci spieghi come inviare le nostre opere. Risparmiamo tempo tutti e due, non vi pare?

E a me – come credo anche ad altri autori – non piace vedere nemmeno vistosi banner che recitano “Pubblica un libro con noi” o, peggio, “Hai scritto un libro? Pubblicalo con noi!”. Perché, come dire?, a me sa tanto di “casa editrice quasi a pagamento”, ci sento un sottofondo di truffa.

L’idea che me ne faccio è di un editore che ha fame di autori e libri da pubblicare. È un fattore psicologico, ovvio, però è come l’azienda che si affanna a cercare clienti, quando invece dovrebbe dare l’idea di averne tanti.

Forse esagero, ma quando vedo quegli inviti così plateali, non mi faccio una buona idea di quella casa editrice.

Cosa vi impedisce di spedire un manoscritto a un editore?

Come risposta non vale “preferisco il self-publishing”, quindi non fate i furbi. Seguite delle regole vostre o passate sopra ai 7 elementi che ho illustrato?

60 Commenti

  1. Salvatore
    8 settembre 2016 alle 09:45 Rispondi

    Ad esempio e/o, che è una piccola casa editrice, cura molto bene i propri volumi: a differenza di editori molto più grossi, dove qualche refuso lo trovi sempre, nei libri che ho personalmente letto prodotti da questa casa editrice non ho trovato un solo refuso. La confezione (copertina, impaginazione, ecc.) è sempre molto buona. Pur piccoli, hanno pubblicato dei grandi successi: L’eleganza del riccio di Barbery Muriel e L’amica geniale di Elena Ferrante, che possono piacere o meno come generi ma hanno venduto tantissimo. Questo indica che la casa editrice, nonostante sia piccola, lavora molto bene nella promozione dei libri che pubblica. In libreria hanno sempre un piccolo scaffale dedicato: ho guardato di proposito. Il loro catalogo è molto chiaro, come tipo di offerta. L’unica pecca, forse a eccezione dell’Amica geniale, i suoi libri non si trovano negli Autogrill o negli Ipermercati. Questa sembrerà una banalità, e con un po’ di spocchia si potrebbe anche osservare come un fenomeno positivo, ma Autogrill e Ipermercati sono piazze importantissime per un libro. Non importa che venga o meno acquistato da chi ci passa davanti: è una vetrina.

    Tutto questo per dire che il mio metodo di scelta, quando valuto una casa editrice, prende in considerazione tutti questi elementi.

  2. Daniele Imperi
    8 settembre 2016 alle 09:52 Rispondi

    Della E/O ho letto solo Amabili resti, ma non ricordo se ho trovato refusi o altro.
    Autogrill e Ipermercati forse si rivolgono più alla massa, quindi non potranno mai vendere tutti i generi di libri.

    • Tenar
      8 settembre 2016 alle 09:58 Rispondi

      Alla coop vicino a casa mia e/o la tengono. Infatti è uno di quegli editori per cui più o meno tutti vorremmo pubblicare. Cosa che automaticamente rende molto difficile farlo, temo…

      • Daniele Imperi
        8 settembre 2016 alle 10:07 Rispondi

        Perché tutti vorremmo pubblicare con loro? Ho visto il catalogo e dubito di poter scrivere qualcosa per loro.

        • Salvatore
          8 settembre 2016 alle 16:14 Rispondi

          Perché sono cazzuti, ecco perché. E sembrano non sbagliare un colpo. :P

  3. Tenar
    8 settembre 2016 alle 09:56 Rispondi

    Daniele, secondo me del tuo rapporto con gli accenti dovresti parlarne con qualcuno…
    Battute a parte, il mio ragionamento è molto più simile a quello di Salvatore. I libri si trovano? Dove? Come? Se i libri non si trovano è inutile guardare tutto il resto. Il primo punto è distribuzione e promozione, che sia cartaceo o on-line, il libro deve essere facilmente accessibile.
    Poi la linea editoriale. Il mio lavoro lì ci potrebbe stare? Mi sento comoda tra i i vicini di catalogo? Perché, con tutto il rispetto, di fianco alle 50 sfumature, no.
    Ho ragionevoli possibilità di raggiungere quell’editore? Perché a me, anche se non è più quella di una volta, Einaudi continua a piacere. Sono io che non piaccio a Einaudi, temo.
    Poi viene tutto il resto. Per il cartaceo non ho molti problemi, al massimo stampo su carta riciclata. Per alcuni editori è un filtro: prenditi almeno la briga di stampare e andare in posta.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2016 alle 10:09 Rispondi

      Dici che sono da psicanalizzare? No, dai.
      La distribuzione non l’ho messa, perché mi pareva ovvio. Non manderei mai un manoscritto a un editore sconosciuto.
      Su Einaudi non saprei. Ma in che senso poterlo raggiungere?

      • Tenar
        8 settembre 2016 alle 10:48 Rispondi

        Non tutti gli editori prendono in considerazione gli invii spontanei, anzi, sempre meno.

        • Daniele Imperi
          8 settembre 2016 alle 10:50 Rispondi

          Ma parli di Einaudi o di E/O?

          • Salvatore
            8 settembre 2016 alle 16:18

            E/o è ancora accessibile (apparentemente), Einaudi… non saprei. Comunque le grosse case editrici non si fanno troppi problemi, se intravedono un possibile guadagno. Quindi se scrivi qualcosa che per sua natura è destinato venda molto persino Einaudi potrebbe pubblicarti. :P

          • Daniele Imperi
            8 settembre 2016 alle 16:36

            Sono convinto anche io che i grandi editori non si facciano problemi a pubblicare sconosciuti, se riconoscono che abbiano scritto una buona opera. È nel loro interesse, in fondo.

        • Tenar
          8 settembre 2016 alle 17:40 Rispondi

          Il problema non è che se sei sconosciuto non ti pubblicano per principio, ma che finisci in fondo alla pila delle cose da leggere e chiunque sia più noto di te avrà la precedenza. Quindi o hai molta fortuna e vieni pescato dal mucchio e finisci nelle mani giuste. Ad esempio ho sentito una storia abbastanza incredibile e pertanto probabilmente vera di quello che ora è un nome notissimo, finito tra le mani di un editor editoriale che lo aveva cassato, ma poi questo si è assentato, il sostituto non ha visto che la risposta di rifiuto era già pronta, ha letto il romanzo, gli è piaciuto e via. Storie come queste esistono, ma ho sentito anche dire candidamente che tra gli invii spontanei vengono letti sono dei pezzo a campione, o vengono presi degli stagisti o degli universitari per una prima scrematura. Insomma, da sconosciuto sei in balia del caso.

          • Daniele Imperi
            9 settembre 2016 alle 08:08

            La storia dell’editor che boccia un romanzo e l’altro che lo fa pubblicare dimostra solo quanto sono disorganizzate alcune case editrici, così come quelle che si affidano a stagisti o universitari. Questa non è serietà.

  4. Federico
    8 settembre 2016 alle 10:50 Rispondi

    Riguardo gli accenti in mezzo alle parole è vero che spesso se ne abusa, ma un uso limitato a me non infastidisce, e a volte sono indispensabili… “mi piace questa formica nera” ;)

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2016 alle 10:51 Rispondi

      Secondo me si capisce dal contesto. La tua frase presa così è ambigua, ovvio. Ma nel giusto contesto non lo è.

      • Federico
        8 settembre 2016 alle 11:02 Rispondi

        Concordo che solitamente si capisce dal contesto, ma la tua frase sopra che gli accenti ” non vanno mai in mezzo alla parola” è comunque un po’ troppo categorica a mio modesto parere ;)

        • Daniele Imperi
          8 settembre 2016 alle 11:12 Rispondi

          Sì, è senz’altro categorica, ma la lingua italiana non li prevede. È negli ultimi anni che sto vedendo questo andazzo, nei vecchi libri che ho non trovavo tutti questi accenti.

  5. Amanda Pitto Melling
    8 settembre 2016 alle 10:52 Rispondi

    Hai assolutamente ragione, condivido tutti i punti, sia come autrice che direttrice editoriale. Purtroppo a livello personale ho fatto la scelta opposta, per lo spazio web a pagamento. Sono passata da un sito serio a uno spazio gratuito, seguendo un po’ la linea di vibrisse. Ho pensato che la sostanza non deve essere condizionata dall’apparenza, e sicuramente non ho fatto la scelta giusta.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2016 alle 10:57 Rispondi

      Infatti mi ero chiesto perché avevi fatto quel cambio, quando di solito si fa al contrario, dallo spazio gratuito si passa a quello professionale.

      • Amanda Pitto Melling
        8 settembre 2016 alle 17:18 Rispondi

        Credo che chi semina raccoglie, inteso anche eticamente. Ho sempre fatto nella vita poche cose convenienti, e da quando ho lasciato l’Italia, ho imparato ancora di più a fare le cose solo perché è giusto farle. Perché dovevo spendere 35 euro all’anno per essere più figa? Non voglio essere figa, non me ne frega un cacchio. Del resto io sono una che non si fa incantare da nessuno, ma lo so che la gente invece ne ha bisogno. Siccome per me è sbagliato do il buon esempio.

  6. Ferruccio
    8 settembre 2016 alle 15:48 Rispondi

    Io aspetto di essere scoperto da una casa editrice. Aspetto che sia lei a cercarmi…
    E non sto scherzando a dirla tutta!
    ciao!

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2016 alle 15:56 Rispondi

      Ma dai, Ferru, stai fresco se aspetti che un editore si metta a cercare fra i blog i nuovi autori :)
      Non dico che nessuno lo faccia, ma così rischi di perdere tempo. Avevi quel bel romanzo iniziato a pubblicare nel blog. L’hai finito?

      • Ferruccio
        8 settembre 2016 alle 16:07 Rispondi

        Quel romanzo non mi piace per il momento, o meglio non è tipico della mia scrittura. Ma di lavoro da parte ne ho parecchio e non sto con le mani in mano. Sì lo so che è un esagerazione quello che ho scritto ma intanto ho conosciuto e ho instaurato buoni rapporti con personaggi di spicco di alcune case editrici e forse è questo che intendo con il commento precedente .

        • Daniele Imperi
          8 settembre 2016 alle 16:34 Rispondi

          In quel caso allora il discorso è diverso ;)

  7. nino carmine di rubba
    8 settembre 2016 alle 17:03 Rispondi

    Complimenti ssimi, me lo lasci dire: è una persona molto preziosa. Nino carmine di Rubba

  8. Luisa
    9 settembre 2016 alle 01:57 Rispondi

    Buon venerdì a tutti questo post mi piace, diversi anni indietro mandai al grande Einaudi un libricino scritto a penna, con alcuni aforismi, frasi e riflessioni. Ricordo ancora l’emozione che mi seguì mentre lo spedivo, ricordai la scena di un film e fu molto simile, soltanto che il film era ambientato nell’ America degli anni 1850 circa.
    Dopo alcuni mesi ricevetti per posta una risposta con carta intestata di Einaudi dove diceva…(non ricordo le esatte parole) che al momento non erano interessati.
    Però risposero, questo mi fece comunque sentire considerata.
    Adesso ho un romanzo, mi ero ripromessa di eseguire la seconda stesura a settembre (ma ancora non l’ho riletto)
    Poi questa estate in una manifestazione cinematografica ho conosciuto il fratello di un regista e parlando mi ha detto che si potrebbe realizzare un film dato il tema, mi è stato suggerito di scrivere un soggetto di 3 pagine, dice di aver contattato un attore (di cui non faccio nome ) che ha una casa di produzione e che è disposto a partecipare al progetto. Sempre che poi si ottenga il finanziamento.
    Mi chiedo si può realizzare un film su un romanzo non terminato? Quest’avventura mi emoziona, ma non vorrei “cadere” nella mia stessa ingenuità. Ho sempre pensato che a volte sono più facili da realizzare le cose apparentemente impossibili, che trovare un lavoro banale. Come sempre è notte tarda …zzzzzz

    • Daniele Imperi
      9 settembre 2016 alle 08:14 Rispondi

      Strano che ti abbiano risposto, visto che era scritto a penna :)
      Riguardo al film, penso di sì. Hai detto che il romanzo è finito, no? Devi solo fare una revisione. E poi romanzo e film sono 2 cose diverse.

  9. Barbara
    9 settembre 2016 alle 13:08 Rispondi

    Cosa mi impedisce di spedire un manoscritto? Forse il non averlo terminato?! :P
    Direi che siamo intolleranti alla stessa maniera Daniele, soprattutto per gli errori grammaticali, siti su spazi gratuiti e indirizzi email gratuiti/personali. Questo in ogni settore. Se devo comprare qualcosa o cercare un professionista, parto proprio da questo: chi non ha un sito è escluso e chi ha un sito gratuito è penalizzato. Se non sa curare la propria immagine ed il proprio lavoro, come può curare ciò che io gli affido? Dalla ristrutturazione di casa, ad una pratica legale, dall’albergo alla palestra. L’abito fa il monaco, checché se ne dica. A maggior ragione per una casa editrice che comunque poi deve curare la presenza online del libro (non solo la distribuzione del cartaceo).

    • Daniele Imperi
      9 settembre 2016 alle 15:07 Rispondi

      Si presuppone che un autore abbia terminato di scrivere :D
      Tu, lavorando nel web, comprendi meglio di altri certe cose.

  10. Lisa Agosti
    9 settembre 2016 alle 17:53 Rispondi

    Son d’accordo su molti punti, specialmente il manoscritto cartaceo, da millennio scorso!

    Sono più flessibile invece per quanto riguarda scelte di punteggiatura e accenti; la lingua si evolve solo rompendo le regole e una lingua che non si evolve è stagnante e noiosa.

  11. Daniele Imperi
    9 settembre 2016 alle 18:01 Rispondi

    Non trovi che aggiungere gli accenti complichi invece la lingua, anziché semplificarla? Per me almeno è così.

  12. Luisa
    9 settembre 2016 alle 18:30 Rispondi

    L’italiano… sempre un pò convinta che chi ha continuato gli studi ne sa più di me (e in molti casi è così) rimango stupita quando vedo errori elementari su qualche libro, naturalmente capisco che sicuramente il più delle volte è un errore di stampa, ma questo non può essere una scusante.Quella correttezza linguistica di cui parli la vorrei vedere anch’io almeno nei libri, altrimenti chi ne sa di meno cosa apprende? Accenti nel dubbio forse meglio metterne di meno che di più? Dubbi ne ho molti, quindi cerco di verificare l’esattezza, grazie anche a internet e tutte le info che si possono trovare

  13. Luisa
    9 settembre 2016 alle 18:54 Rispondi

    Per quanto riguarda la domanda “chiave” : Cosa vi impedisce di spedire un manoscritto a un editore? Mi frenano due cose : la prima scriverlo bene e grammaticalmente giusto, la seconda, il racconto ( a mio parere “scottante”).
    Ho “sentito” ciò che racconto quindi è vissuto da me con quel senso di pudore, paura dei giudizi, lo so, sono tutti limiti che mi pongo perchè in realtà non sono una professionista,
    Questo è anche il motivo per cui vorrei scegliere uno pseudonimo

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:24 Rispondi

      Il tema scottante ti espone, ovviamente, però finché resti timida in quel modo, sarà difficile riuscire a farti notare.
      Lo pseudonimo può essere una scelta, che a me personalmente non piace. Però non sarai più tu, secondo me, ma è come se scrivesse un’altra persona.

  14. azzurropillin
    9 settembre 2016 alle 19:58 Rispondi

    anch’io la penso come te sulla richiesta di manoscritti cartacei. il che mi preclude moltissime case editrici e concorsi letterari anche prestigiosi, purtroppo.
    sono meno intransigente sugli accenti e, da correttrice di bozze, lo sono diventata mio malgrado anche sui refusi: uno ogni 300 pagine è accettabile. purtroppo siamo umani e fallibili, anche facendo rileggere un testo da 4 persone diverse, qualcosa sfugge sempre, nonostante il notevole aiuto dato dal correttore ortografico, dalla funzione trova-sostituisci…
    (aneddoto: ho riletto un romanzo di cui stavo facendo l’editing per lavoro 6 volte. be’, ci è rimasto dentro un refuso inaccettabile – c’è l’ho – che se avessi visto in un qualunque libro mi avrebbe fatta inorridire. è stato uno shock! non so davvero come sia potuto succedere, ma da quando è successo sono diventata improvvisamente più tollerante. e lo dice la fondatrice di un gruppo FB chi chiama “grammarnazi italiani” e fa le pulci a chiunque!)

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:25 Rispondi

      I refusi sono una piaga. Nel mio blog sul blogging ne ho scoperto uno e ancora mi rode.
      Ma sono convinto che sia possibile evitarli.

  15. Marco Amato
    9 settembre 2016 alle 21:06 Rispondi

    Ecco, per le mie idee sull’editoria e sul self publishing spedire un manoscritto agli editori significherebbe constatare che i miracoli esistono. :D

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:25 Rispondi

      Chi può dirlo? Magari accadrà questo miracolo, prima o poi :D

  16. Ulisse Di Bartolomei
    10 settembre 2016 alle 10:20 Rispondi

    Salve Daniele

    “Lo avrei fatto e probabilmente subìto!”
    “Lo avrei fatto e probabilmente subito!”

    In questo caso se non metti l’accento, l’ambiguità rimane inestricabile e non si capisce quello che vuoi significare. Io li metto in quanto essendo dissertazioni complesse, non mi posso permettere incertezze che possono inficiare il proseguo.

    Circa l’editore, se sei sconosciuto non ti pubblica, sia per le ovvie ragioni di investimento ricavo, quasi certamente svantaggiose, sia che il tuo manoscritto difficilmente lo leggerà e lo lascerà sepolto sotto quintali di altri manoscritti. In un paio di casi, l’ho visto “in loco” e in altri me lo hanno spiegato al telefono… Ricordo il caso di uno scrittore che aveva spedito duecento manoscritti cartacei, per ricevere una risposta e positiva, dopo due anni. Con l’elettronica la questione non cambia. Se ti trovi duemila mail di proposte in un mese, cosa fai? La mail costa nulla, anche mandandola a mille editori diversi e sicuramente tanti lo fanno. Credo che l’unico modo sia andarci di persona e se si riesce a “eludere” il portiere (spesso è lui che prende i manoscritti) e parlare con l’editore o il responsabile editoriale (e hai qualcosa di interessante) hai buone possibilità che te lo sbirci subito. La questione è intrigata…

    • Luisa
      11 settembre 2016 alle 16:42 Rispondi

      Portare il manoscritto a mano funziona, cosa ne pensa Daniele Imperi?

      • Ulisse Di Bartolomei
        12 settembre 2016 alle 08:36 Rispondi

        La questione del cartaceo o elettronico, è simile a quella degli accenti. Alcuni sono inevitabili non soltanto per la comprensione del testo, ma anche per lo scrittore per capire a distanza di tempo cosa voleva significare ciò che ha scritto. Esempio: nel mio libro sulle sétte ho deciso di scriverlo così, poiché sono troppe le situazioni in cui lo si può confondere. Ho comunque inserito un piccolo glossario iniziale dove avverto delle mie scelte ortografiche e lessicali. Circa gli editori, a prescindere quelli a pagamento che probabilmente rispondono “sì” a tutte con i sistemi automatici, sono convinto che le mail e i cartacei inviati senza previo contatto telefonico, vengono ignorati per ragioni di Impossibilità di leggerli. Preferisco il manoscritto cartaceo perché se l’editore se lo aspetta, lo tiene in evidenza, non ci occupa il computer e il tempo di sfogliarlo lo trova. Si pensi alla Mondadori, per vagliare tutte le mail che gli arrivano, avrebbe bisogno di tre o quattro persone a tempo pieno. Peraltro l’editore sa che per ogni mail arrivata, lo è anche a tanti altri editori e qualora decidesse di pubblicare un buon testo, il rischio che gli venga risposto “già risolto grazie”, è altissimo. Quindi gran parte del lavoro di cernita, sono soldi persi. Per me, questa è la ragione per cui si tende a pubblicare autori noti per qualche ragione o tradurre pubblicazioni estere. Non è l’autore a cercarli, ma sono loro a scegliere quello che gli fa comodo. Fossi un editore accetterei soltanto cartacei, in quanto è il criterio per costringere l’autore a valutare meglio il suo costrutto, dovendo spendere sette o otto euro di costi complessivi, per ogni sua spedizione.

      • Daniele Imperi
        12 settembre 2016 alle 09:36 Rispondi

        Penso invece che non funzioni. Per inviare il manoscritto devi seguire cosa stabilisce la casa editrice nel suo sito.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:36 Rispondi

      Ciao Ulisse, l’ambiguità c’è, perché non capisco il contesto di quella frase. In mezzo a uno specifico contesto, secondo me di capisce.
      E penso anche che, se prima si pubblicavano libri senza quegli orribili accenti in mezzo alla parola, si può farlo anche ora.
      Andare di persona a consegnare il manoscritto? Nessuna csa editrice lo consente e non lo farei neanche io se fossi un editore.

      • Ulisse Di Bartolomei
        12 settembre 2016 alle 10:46 Rispondi

        Buongiorno Daniele

        Debbo specificare che io intendo manoscritti consegnati a mano o spediti, previo contatto telefonico, quindi convenuto con l’editore, che ovviamente può anche richiedere una mail. Nei loro siti magari si attengono categorici, ma a Milano tutti accettano manoscritti, nel senso che se ci vai senza preavviso, non ti cacciano. A me è mai successo e ne ho visitato una ventina. Tranne due casi, in cui non riuscii a superare il portiere (di tutti gli inquilini e “pagato” per prendere i manoscritti), negli altri potei parlare con qualcuno che non fosse un semplice risponditore alle telefonate. Esprimo di circostanze di otto anni fa, quando l’inesperienza e l’ingenuità mi spingevano all’avventura con la mia scrittura improponibile (adesso sono migliorato, ma Amazon ha sparigliato le carte). Lo scopo di andare di persona, è anche per capire cosa vogliono. Per questo ritengo che la questione non sia manoscritti o mail, ma inviarli “alla cieca” o previo accordo con l’editore.

  17. Andrew Next
    11 settembre 2016 alle 07:10 Rispondi

    Errori grammaticali online e nei libri
    Se tu, caro editore, mi cestini i manoscritti perché trovi un accento al posto sbagliato, ti i****** e mi segnali la cosa quale motivo di “scarto” del MIO manoscritto ecco che anche io divento pignolo in materia di correttezza ortografica.

    Accenti a iosa
    Danie’, gli accenti servono e vanno anche in mezzo alla parola se questa ha un significato diverso in base all’accento… subito, formica, pesca… ecc… poi concordo col fatto che non se ne deve abusare. Il “default” della lingua italiana è sulla penultima sillaba, se non erro. Cioè se scrivo formica l’accento di default è sulla i, ma se penso alla fòrmica di cui sono rivestiti anche i sedili di tram e autobus degli anni ’60 devo mettercelo quell’accento.

    Siti creati su spazi gratuiti
    ROTFLMAO… ma quale imprenditore crea il sito della propria azienda in un posto del genere? Ci vuole un dominio di II livello, perdio, se no sei meno credibile del sorriso della mia povera nonna (che non aveva una gran dentiera).

    Parolacce nel testo
    …eh? Il nostro bel dialetto, quei pochi che ancora parlano un po’ di romanesco, non usa mai parolacce. Purtroppo il romanaccio ha preso ormai il sopravvento e ha permesso l’ingresso di “v**********” anche nel dizionario treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/v*********/ sic! ). Trattandosi dunque di parola adottata nella lingua italiana… mi associo al tuo sparare a zero contro quegli editori che si permettono simili “licenze” linguistiche, ma non ti offendere se invece del fucile uso un bazooka eh?

    Email gratis
    sob. Vedi quanto detto per il sito su uno spazio gratuito.

    Manoscritti cartacei
    A volte si tratta di tradizioni inveterate, volte a ridurre il numero di manoscritti da esaminare e, al tempo stesso, innalzare la qualità del lavoro presentato.
    Inviare una email non costa. Non ci vuole alcun impegno. Viceversa: un “romanzo” da 300 cartelle… io proporrei una comoda via di mezzo: una chiavetta USB. Una chiavetta da 4 giga costa meno di una risma da 500 fogli e contiene più materiale.
    Sto proponendo la medesima cosa alla Fanucci, che da decenni si ostina a ricevere solo materiale cartaceo. Sarebbe un bel risparmio di carta, un guadagno per loro che si tengono decine di chiavette da trasformare poi in gadget da regalare (previa formattazione a basso livello!) ad amici, dipendenti e lettori fedeli. D’altro canto il dover “spendere” qualche euro per la chiavetta e la spedizione della stessa (pacchetto + raccomandata o corriere) richiede un pelo di attenzione.

    Invece di bocciare, qui io preferisco suggerire alternative: la volontà c’è, va solo… stimolata ^__^

    Vistosi inviti a pubblicare
    …? Scusa? Trovi un sito fatto bene, senza parolacce, senza richieste “cartacee”, su un dominio di II livello, con l’email nel dominio e il tappetino rosso che dice “inviaci il tuo manoscritto anche per email, lo leggeremo e ti faremo sapere in qualche mese” e tu? Maddai!!! Non ci credo :-P

    Self Publishing
    Se denaro da investire e sei convinto della bontà del tuo lavoro DEVI autopubblicarti, ma devi anche sapere bene a cosa vai incontro.

    Hai mica scritto qualcosa riguardo il self publishing, circa i costi e il lavoro da fare dopo la stesura del romanzo da pubblicare?
    Se si mi passeresti gentilmente un link? Se no… ti ho dato una bella idea per un altro post ^__^

    A. V.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:33 Rispondi

      Ci sono tantissimi siti di imprenditori creati su spazi gratuiti.
      Volevo proporre qualcosa alla Fanucci, ma l’ho scartata per via del cartaceo.
      Puoi anche proporre idee alla Fanucci e ad altri, ma ti ascoltano? Ne dubito.
      Ecco i costi del self: http://pennablu.it/costi-self-publishing/

  18. Andrew Next
    11 settembre 2016 alle 07:21 Rispondi

    http://snipurl.com/2alc5tz (il link alla treccani me lo hai censurato!!!)

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:27 Rispondi

      Sono state censurate le parolacce, qui.
      Ma non ho capito, comunque.

  19. Michele
    12 settembre 2016 alle 07:53 Rispondi

    Buoni consigli.

    Ho sempre pensato che non ci fosse speranza per gli autori ignoti, a meno di non sborsare prima grosse cifre allo stesso editore. Mi sbaglio?

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 09:33 Rispondi

      Grazie. Credo che ti sbagli, per me anche gli autori ignoti hanno speranza e possibilità di pubblicare con grandi editori.

      • Luisa
        12 settembre 2016 alle 14:39 Rispondi

        Chi le “speranze” le dà , chi le “speranze” le toglie. Meglio essere concreti e fiduciosi e comunque ( volevo scrivere cmq :-)… ) C’è quella percentuale di fantasia o magia che la vita ha più di noi. Quindi fare, inventare, sperimentare,preseguire
        Buon lunedì

  20. Matteo Rosati
    12 settembre 2016 alle 10:38 Rispondi

    Ciao! A me una cosa che fa desistere dall’inviare un manoscritto ad un editore è l’esagerato prezzo a cui vende i suoi libri (ed ebook), soprattutto quando poi quei libri non sono curati nel modo che ci si aspetterebbe dal prezzo. Forse non bisognerebbe fare troppo i prezioni agli inizi, ma certe grosse case editrici (una o due) le ho comunque scartate, perché avevo l’impressione che non ci sarei andato d’accordo. Dopotutto un lavoro ce l’ho già, e non m’illudo che pubblicare cambi gran che la mia vita; piuttosto mi piacerebbe che il libro che ho scritto in qualche modo arrivi ai lettori, e che abbia la sua possibilità di guadagnarsi “una vita propria”.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 10:53 Rispondi

      Qualche editore esagera coi prezzi, sono d’accordo. Ricordo ancora i 24 euro per il settimo libro di Harry Potter, prezzo esagerato, ma messo apposta perché sapevano che avrebbe venduto tantissimo.

  21. Chiara
    12 settembre 2016 alle 14:01 Rispondi

    Dovendo essere sincera, non mi è ancora capitato di cercare un editore seriamente, ma tutti i criteri da te elencati sono assolutamente logici. Aggiungerei anche che devo avere stima e rispetto per le opere pubblicate da quella casa editrice, perché se so che tutti i suoi romanzi sono delle bufale malgestite, o delle storie estremamente frivole e superficiali, non ho alcuno stimolo a mandare qualcosa di mio: addirittura, se il romanzo fosse accettato, mi vergognerei e avrei un crollo dell’autostima. :-D

    Per le parolacce non mi sento particolarmente puritana, ma non posso nemmeno dire di gradirle. Devono secondo me essere contestualizzate, mai gratuite. Mi hai fatto venire in mente, per esempio, una psicologa della mia città che su Facebook, per invitare la gente a una serata di beneficienza, ha scritto: “dai, rinunciate a una c… di pizza per i bambini di Chernobil!” …
    e solo questo, secondo me, è stato squallidissimo! :)

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 14:18 Rispondi

      Anche per me vale la stima, infatti non invierei mai un manoscritto a un editore senza prima aver letto le opere che pubblica.
      Concordo sulla psicologa :)

  22. Elena
    12 settembre 2016 alle 17:00 Rispondi

    Ciao Daniele,
    il mio problema è trovare un’editrice che non sfugga ai miei testi :)
    Battute a parte (ma mica poi tanto, visto che sappiamo bene quanto sia difficile farsi leggere e valutare dagli editori seri), sono d’accordo che dal sito on line si possono riconoscere gli editori un pò più nel giro, perché di serietà si fa fatica a parlare in questo contesto.
    Esempio: se sul sito alla home page non trovo subito copertine di libri pubblicate di un qualche valore, anche grafico, lo lascio subito.
    Il libro bello deve avere una grafica e una presentazione bella. Altrimenti è fatica buttata al vento
    Gli inviti vistosi a pubblicare sono spesso paraventi dell’editoria a pagamento…OKKIO
    Altro che self publishing, se non c’è scritto CHIARAMENTE sul sito nella sezione manoscritti o chi per esso che la valutazione del testo e l’eventuale pubblicazione sono gratuiti, lasciate perdere . Chi si fa pagare non fa il lavoro dell’editore ma del tipografo

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 17:13 Rispondi

      La valutazione anche per me deve essere gratuita. Concordo sulle copertine dei libri, ho abbandonato vari editori dopo aver visto certe grafiche nelle copertine…

  23. Ulisse Di Bartolomei
    12 settembre 2016 alle 17:25 Rispondi

    Con le parolacce il cervello si “autocastra”, in quanto sono conseguenze locutive di una forzatura emotiva, dovuta alla reazione a un senso di impotenza. Li definisco i “peti della psiche”, poiché son utili soltanto a liberarsi di un sentore rabbioso. Come le bestemmie “mistiche”, soltanto che queste richiamano un immaginario astratto e aulico, mentre le parolacce, soprattutto quelle coprolaliche, richiamano la vita disperata o dismessa. Nella mia esperienza come agente di commercio (’80) ricordo che i colleghi meno cooperativi, erano quelli perennemente arrabbiati e facile alla parolaccia. Allora credevo che il turpiloquio fosse una conseguenza di circostanze sfortunate. Venti anni dopo, ho realizzato che era l’inverso: le cose gli andavano male, perché il cervello se lo intasava di emotività “spuria” a causa del suo turpiloquio e si cercava di averci a che fare il meno possibile (senza dirglielo). Consiglio di evitare le parolacce e, se possibile, del tutto.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2016 alle 17:32 Rispondi

      Nelle storie che scrivo le inserisco raramente, a me non piace leggerle nei romanzi. Nel blog le evito proprio.

  24. Ulisse Di Bartolomei
    12 settembre 2016 alle 18:17 Rispondi

    Nella narrazione può essere una necessità di coerenza contestuale e si può comprendere. Il turpiloquio che si trova scritto, possiede una forte induzione emulativa e quindi plagiante, poiché istiga uno stile mentale. Quello che si ascolta, lo è un po’ meno, in quanto “infastidisce” (proprio come un peto d’altri). Comunque è una battaglia persa. Il mio libro sul plagio è quello che ha venduto meno, eppure mi sembrava interessante soprattutto per i genitori.

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