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Come scegliere un autore emergente?

Scegliere autori emergenti

Qui abbiamo parlato spesso di varie tecniche di promozione editoriale, abbiamo anche analizzato qual è il miglior blog per un autore, abbiamo in fondo parlato sempre di autori emergenti dal punto di vista… degli autori stessi.

Ma i lettori?

Se vogliamo imporci in un mercato editoriale sempre più saturo, dobbiamo anche capire cosa vogliono i lettori, cosa cercano, come scelgono i libri da leggere. I motivi che ci portano alla scelta di un libro sono tanti.

Io lo scelgo in base al genere narrativo, di solito, o in base allʼautore, se ho voglia di leggere unʼaltra opera di uno scrittore che amo. O in base alla storia, anche se tendo a equipararla al genere letterario.

Ma qui ho parlato di come scegliere un libro. E come scelgo invece un nuovo autore?

Un nuovo autore è sempre un terno al lotto

Lo è se è un autore conosciuto, che pubblica da anni, lo è ancor di più se è emergente, se è alla sua prima pubblicazione, lo è molto di più se si è autopubblicato. Dobbiamo fare i conti con tutto questo, con la mentalità dei lettori, del lettore medio, almeno.

Se lʼautore è conosciuto, possiamo affidarci alle recensioni online, alle valutazioni nei siti, ai consigli di amici fidati. Ma tutto questo viene a mancare se un autore è al suo primo libro. In quel caso siamo forse diffidenti in partenza.

6 parametri per scegliere un autore emergente

  1. Interesse per il genere letterario: siamo sicuri che sia un buon parametro? Non so, credo che il lettore medio basi le sue scelte su un mercato di autori conosciuti.
  2. Interesse per la storia: idem come sopra. Il problema è che spesso il lettore non riesce davvero ad arrivare allʼautore emergente.
  3. Conoscenza reale: se è un amico dello scrittore, quasi sicuramente comprerà il suo libro o ebook, a meno di odiare il tipo di storia che ha scritto.
  4. Conoscenza virtuale: qui è diverso, perché dipende dal grado di relazione che si è instaurata. Ecco perché parlo sempre di aprire un blog e frequentare almeno un social.
  5. Marketing editoriale: ne siamo venuti a conoscenza grazie alla pubblicità, alle varie strategie di promozione che sono state attuate. E che ci hanno convinto, soprattutto.
  6. Casualità: da mettere in conto, ma da non contarci. Controsenso? No, un lettore può arrivare al nostro primo libro in modo casuale, ma non possiamo fare affidamento sulle probabilità.

Come voglio essere scelto io?

Se vogliamo essere letti, dobbiamo anche capire come essere scelti. In base a cosa i nostri potenziali lettori dovrebbero comprare un nostro libro? Tempo fa avevo posto una domanda: perché i lettori devono leggervi? Si era parlato di storie, di qualità di libri ma anche e soprattutto di scrittori: di come ci possono trovare i lettori.

Come voglio essere scelto io?

Semplice: voglio essere scelto da chi mi segue, da chi mi ha conosciuto online e ha apprezzato ciò che scrivo. Se pubblico un romanzo, voglio che lo compri se ha apprezzato i miei racconti, se il libro lo incuriosisce, se il genere lo interessa. Se pubblico un saggio sul blogging, stesso discorso.

Voglio essere scelto come autore se il lettore mi ha conosciuto e apprezzato, non voglio che compri un mio libro solo perché si sente obbligato conoscendomi. Preferisco che non lo compri, preferisco vendere meno copie.

La lettura non è un favore, è un piacere. Se vi piace questo gioco di parole.

Come scegliete un autore emergente?

Io lo scelgo in base a come voglio essere scelto. Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, disse più o meno qualcuno tanto tempo fa. È così che mi piace scegliere un autore emergente. È così che ho comprato finora ebook o libri di autori emergenti.

E voi come li scegliete e come volete essere scelti da vostri lettori?

77 Commenti

  1. sandra
    4 novembre 2015 alle 08:24 Rispondi

    Voglio essere scelto da chi mi segue, da chi mi ha conosciuto online e ha apprezzato ciò che scrivo. Ecco, Daniele, questa tua affermazione aderisce anche alla mia idea e credo che ciò stia avvenendo. In più sono riuscita a creare una certa aspettativa verso i due romanzi che spero usciranno non tra tantissimo tempo. Ho comprato volentieri i romanzi di Tenar e Maria Teresa Steri (Anima di carta) perchè mi piace l’idea di sostenersi a vicenda e ho imparato ad apprezzarle come blogger capaci e serie, prive di una certa spocchia che purtroppo si incontra in giro. Sul romanzo di Maria Teresa l’ho fatto anche se non è esattamente il mio genere, quindi sono venuta meno a uno dei principi di scelta.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:38 Rispondi

      Bene, siamo in sintonia. Credo sia il modo migliore di farsi scegliere. Anche io ho preso il romanzo di Maria Teresa e due ebook di Tenar.

  2. Grilloz
    4 novembre 2015 alle 08:33 Rispondi

    Io seguo un po’ di case editrici piccole che pubblicano anche “emergenti” (non è che il termine mi piaccia molto, ma non saprei quale altro usare, alle prime armi forse?) sui social o iscrivendomi alla newsletter. Quando pubblicano un nuovo romanzo vado a vedere di cosa si tratta e se mi ispira compro in genere l’ebook, a volte il cartaceo. Poi possono esserci delle eccezioni, naturalmente.
    Dal marketing cerco di stare lontano in generale, non solo per quanto riguarda la letteratura ;)
    Invece, se dovessi pubblicare, mi piacerebbe essere letto da sconosciuti, da persone che per qualche ragione sono state attratte dal mio libro e non da me perchè mi hanno conosciuto da qualche parte.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:41 Rispondi

      Io seguivo Edizioni XII, che in genere pubblicava autori non conosciuti, anche prime opere, lavorava molto bene, produceva bei libri in tutti i sensi. Poi ha chiuso purtroppo. Ho preso degli ebook da altri editori, ma non mi sono piaciuti, per fortuna li ho pagati poco.
      Essere scelti solo per conoscenza non mi pare sensato.

  3. Marina
    4 novembre 2015 alle 09:07 Rispondi

    Io sono una fan degli autori emergenti, l’ho detto tante volte. Mi piace l’idea di confrontarmi con il loro modo di scrivere (per sentirmi non all’altezza o di gran lunga al di sopra), vado alla ricerca della perla che mi faccia cambiare idea sul pregiudizio forte che ho maturato nel tempo circa il materiale autopubblicato.
    Detto questo, escludo in partenza i titoli propagandati a gran voce sui social, mi affido invece all’intuito, persino alla casualità: magari trovo in giro chi parla bene di un certo libro, allora scatta in me la curiosità. Di certo, attingo più facilmente e più volentieri dalle frequentazioni in rete: se conosco un blogger e mi piace quello che dice, voglio vedere anche come scrive (e in questo caso riesco anche a chiudere un occhio sul genere letterario che preferisco).

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:44 Rispondi

      Per ora gli autori autopubblicati li scelgo solo se li conosco. Ma ho lo stesso atteggiamento anche su chi pubblica con case editrici piccolissime e sconosciute (in passato mi hanno spedito dei libri che non sono riuscito a leggere oltre la prima mezza pagina).

      • Andrea Cabassi
        4 novembre 2015 alle 14:45 Rispondi

        Io l’unico paletto che metto è che non si tratti di un libro pubblicato a pagamento. Poi potrò leggere un romanzo sentimentale anche se non è fra i miei generi preferiti, ma la qualità di sicuro non è questione di genere.

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 15:00 Rispondi

          Quelli pubblicati a pagamento neanche li considero :)

          • Andrea Cabassi
            4 novembre 2015 alle 15:08 Rispondi

            A volte capirlo non è così scontato! In effetti leggersi un paio di pagine può aiutare ;-)

  4. Luciano Dal Pont
    4 novembre 2015 alle 09:27 Rispondi

    Discorso difficile, che va a toccare un tasto molto delicato, quello dello spessore cerebrale del pubblico, cioè del lettore medio, che a sua volta va a toccare un tasto ancor più delicato riconducibile alla stima che personalmente nutro nei confronti della figura di cui sopra, anche se so che questa mia presa di posizione mi attirerà parecchie antipatie, cosa in netto contrasto con la mia volontà di affermarmi e di vendere, ma non so che farci, sono abituato a dire (e a scrivere) quello che penso…
    In generale, io credo che i lettori, o meglio, il classico lettore medio, cioè non colui che ha una vera passione per la lettura e magari par la letteratura, ma colui che legge così, tanto per fare qualcosa, tanto per far passare il tempo, magari non più di uno e due o al massimo tre libri all’anno, scelga soprattutto in base alle mode. Lo so, è brutto da dire, ma come spiegare l’enorme, sconfinato successo planetario della saga delle multicolori sfumature, ora disponibili anche dal punto di vista del personaggio maschile? Io non le ho lette, ma da quello che so e che ho sentito non mi pare si tratti di eccelsi capolavori di scrittura, nemmeno se ci si riferisce in modo particolare al genere erotico, che peraltro apprezzo se è di qualità, eppure l’autrice è diventata in brevissimo tempo ricca e famosa in tutto il mondo, e forse anche su qualche altro pianeta del sistema solare… senza contare le varie autobiografie di mediocri attori comici che si sono improvvisati autori dalle stesse mediocri caratteristiche e raccontano la loro interessantissima vita in libri che io non comprerei nemmeno se cercassero di convincermi sotto tortura!
    Ecco, credo siano questi, purtroppo, i due fattori che influenzano maggiormente le scelte del pubblico, o almeno di un certo tipo di pubblico che però costituisce la maggioranza: moda e fama pregressa dell’autore in altri settori. Se poi le due cose dovessero coincidere, cioè se un personaggio famoso in altri campi (che ne so, magari un ex calciatore che si facesse assistere da un ghost writer) si dovesse improvvisare autore di un romanzo il cui genere è di moda, ciò andrebbe a costituire un mix portentoso destinato di certo a un successo intergalattico.
    Ma forse ho un po’ divagato, chiedo scusa.
    Venendo a noi, io scelgo molto in base al genere, soprattutto se non conosco l’autore di persona, nel senso che tendo a scegliere quei generi che più mi appassionano e nei quali io stesso mi proietto come autore, cioè horror (meglio se erotic/horror, come il romanzo che sto scrivendo) noir, commedia brillante con risvolti esistenziale a tratti anche drammatici ma con lieto fine (altro romanzo che sto scrivendo) romanzo umoristico. Poi scelgo anche in base alla conoscenza personale, cioè se conosco uno scrittore o scrittrice che magari ha scritto un romanzo anche di un genere che non è esattamente tra i miei preferiti, lo compro e lo leggo volentieri, o almeno inizio a leggerlo, salvo poi abbandonarlo se non mi piace o se mi annoia.
    In generale comunque, alla fine, credo sia così che funzioni nel caso di autori esordienti o emergenti: cioè, anche se si fa una buona campagna di marketing, all’inizio si viene letti solo (o quasi solo) da chi ci conosce, amici, parenti, colleghi, qualche amico delle figure di cui sopra coinvolto dal passaparola, qualcuno con cui abbiamo l’amicizia sui social e simili; poi, mano a mano che ci si fa conoscere (se ci si riesce) allora il pubblico può diventare più ampio, ma ecco che a quel punto subentra la figura del lettore medio di cui sopra, ergo: se abbiamo scritto un romanzo il cui genere non è di moda, venderemo forse un centinaio di copie in un anno, cioè una roba da suicidio.
    A me piacerebbe essere scelto in base alla qualità della mia scrittura, ma so benissimo che non sarà così, ne sono talmente consapevole che la mia decisione di deviare, per il mio secondo romanzo, verso il genere horror (che peraltro apprezzo molto) cioè verso un genere che mi sembra abbastanza gradito al pubblico, deriva proprio dalla necessità di produrre un’opera che, almeno in teoria, possa interessare la massa dei lettori. Il mio primo romanzo invece, una sorta di favola moderna che esprime profondi significati esistenziali e lancia messaggi di ottimismo, di forza, di speranza e di positività, sebbene sia stato molto apprezzato da tutti quelli che lo hanno letto e persino dalla critica, che lo ha paragonato nientemeno che a Il piccolo principe e a Il gabbiano Jonathan Livingstone, e sebbene sia stata fatta una promozione perlomeno discreta, in un anno e mezzo ha venduto 50 (cinquanta) copie…

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:47 Rispondi

      Anche per me quel lettore sceglie seguendo le mode, ma è naturale.
      La scarsa vendita del tuo libro è colpa dell’editore che non lo ha promosso a dovere. Tu lo hai promosso in qualche modo?

      • Luciano Dal Pont
        4 novembre 2015 alle 13:40 Rispondi

        Vero, da parte dell’editore la promozione è stata pari a zero, ma proprio zero assoluto. Io ho cercato di promuoverlo attraverso facebook, non solo sul mio profilo personale ma anche attraverso pagine e gruppi, e organizzando qualche presentazione, ma i risultati sono stati quelli che ho detto, credo proprio che, a prescindere dal fatto che il mio nome è ancora pressoché sconosciuto, molto dipenda però dal fatto che si tratta di un genere che non prende più di tanto, in fondo a chi vuoi che interessi una favola moderna, sebbene con ambientazione e personaggi reali? Eppure è piaciuto a tutti quelli che lo hanno letto, e, come ho scritto nell’altro commento, ha avuto un riscontro positivo anche a livello di critica, e tuttavia le vendite sono state quelle… penso che andrà meglio con l’horror, ma anche con la fantascienza, altro genere sul quale ho dei progetti…

        • Grilloz
          4 novembre 2015 alle 14:11 Rispondi

          A qualcuno in realtà interessa, pensa alle favole di Sepulveda, ad esempio, forse la cosa difficile è trovare questi lettori.

          • Luciano Dal Pont
            4 novembre 2015 alle 15:04 Rispondi

            Lo so, del resto anche Il gabbiano Jonathan Livingstone quando fu pubblicato ebbe subito un grosso e immediato successo, nonostante allora Richard Bach fosse all’inizio della carriera e fosse conosciuto più o meno quanto lo sono io adesso, ma forse erano altri tempi, altro pubblico, non so… ormai però sono concentrato sui nuovi progetti attraverso i quali spero di farmi conoscere un po’ di più, e allora nei prossimi anni riproporrò anche una versione rinnovata di quel mio primo romanzo, del quale nel frattempo rientrerò in possesso dei diritti, ora di proprietà dell’editore, si spera attraverso una casa editrice più importante e in grado di promuoverlo meglio

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 14:15 Rispondi

          Il tuo romanzo, Luciano, non c’è in versione ebook, e questo secondo me ha abbassato le possibilità di vendita.

          • Luciano Dal Pont
            4 novembre 2015 alle 14:56 Rispondi

            Si, credo sia anche questo uno dei motivi, purtroppo la mia ormai ex casa editrice non pubblica in versione e-book…

    • Andrea Cabassi
      4 novembre 2015 alle 14:47 Rispondi

      Vredo che dopotutto non sia il lettore da due libri all’anno a cui ci si debba rivolgere.

  5. monia74
    4 novembre 2015 alle 09:45 Rispondi

    Solo io leggo le recensioni? Sarà il genere che leggo, che va molto di moda, ma mi è capitato molto spesso di acquistare delle belle fregature (roba che, davvero, “scrivo meglio io”). E quindi un po’ ho rallentato gli acquisti, un po’ cerco molte più conferme di quanto mi porta a fare l’istinto. Quindi leggo bene le anteprime e leggo le recensioni (un emergente deve comunque trovare il modo di raccoglierne prima di lanciarsi, oppure nei primi mesi). Il marketing aiuta a farti conoscere, ma personalmente devo valutare il prodotto.
    I miei lettori? Mi piacerebbe innescare il passaparola, gente che dice “ehi, davvero bello! vatti a leggere quello”

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:50 Rispondi

      Se vedi le recensioni su Amazon e Goodreads, per uno stesso libro trovi da 1 a 5 stelle. Questo mi fa capire che per me non sono uno strumento da tenere presente per scegliere un libro.
      Il passaparola è spontaneo, però, non puoi controllarlo.

    • Andrea Cabassi
      4 novembre 2015 alle 14:48 Rispondi

      Di solito leggo solo quelle negative, per capire se i difetti segnalati sono qualcosa che è grave anche dal mio punto di vista (su Amazon, in particolare, solo quelle degli acquirenti certificati).

      • Daniele Imperi
        4 novembre 2015 alle 15:01 Rispondi

        Anche io vado subito a leggere quelle negative, ma per qualsiasi cosa :D

  6. Grilloz
    4 novembre 2015 alle 10:03 Rispondi

    Lo scrivo qui perchè lo hai citato. Mi stavo domandando ma uno scrittore piccolo (nel senso che non ha alle spalle una mega casa editrice) deve davvero rivolgersi al lettore medio? Non sarebbe forse preferibile puntare su una nicchia che sia la sua nicchia? In fondo, quando si parla di 50/100 copie servono poi pochi lettori e puntando sul main stream ci si mette in competizione coi grandi (e si perde, inevitabilmente). Cercando di scrivere in base al pubblico l’autore non rischie di smettere di essere se stesso perdendo la sua unicità? qualla che forse lo avrebbe fatto emergere, almeno nella sua nicchia?
    Ecco, non voglio dare risposte, anzi, volevo solo aprire uno spunto di riflessione.

    • Grilloz
      4 novembre 2015 alle 10:04 Rispondi

      Volevo scrivere in risposta a Luciano dal Pont, ma qualcosa è andato storto :D

      • Luciano Dal Pont
        4 novembre 2015 alle 10:19 Rispondi

        Ciao Grilloz, si, sono d’accordo con te quando affermi che se si scrive solo pensando alle preferenze del pubblico si smette di essere se stessi, su questo non c’è dubbio, ed è una cosa che io non farei mai, assolutamente, e infatti ho scritto che per il mio secondo romanzo ho deviato verso il genere horror perché mi sembra sia piuttosto gradito al lettore medio, ma ho anche scritto che proprio l’horror è comunque uno dei miei generi preferiti, prima come lettore e ora anche come autore, per cui vado semplicemente a unire l’utile al dilettevole, come si dice, cercando di mettere anche in questo romanzo tutto il meglio di me stesso, la mia passione per la scrittura, la mia volontà di raccontare una storia in modo tale da suscitare in chi legge profonde emozioni. Tanto per dire, anche il fantasy è un genere piuttosto di moda e molto apprezzato dal pubblico, ma io non ne sono attratto e quindi non scriverei mai un fantasy, semplicemente non ci riuscirei e, a prescindere da questo, lì avrei davvero la sensazione di svendermi e di cessare di essere me stesso…

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:51 Rispondi

      Non sono molto d’accordo, perché la nicchia è quella che ti compete. Se scrivi solo mainstream, non puoi metterti a scrivere horror, che magari neanche ti piace e neanche lo leggi, solo per vendere nella tua nicchia.

      • Grilloz
        4 novembre 2015 alle 13:06 Rispondi

        Intendevo proprio l’opposto, scrivere ciò che ci si sente di scrivere, ciò che viene naturale, senza cercare di seguire la corrente nella speranza di vendere di più.

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 13:22 Rispondi

          Hai ragione, ho riletto meglio il commento :D

          • Grilloz
            4 novembre 2015 alle 14:13 Rispondi

            ;)
            Comunque voleva essere uno spunto di discussione, perchè io mica lo so qual’è la strategia giusta :P

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 14:17 Rispondi

          Neanche io… ma credo sia meglio seguire le proprie tendenze artistiche. Esplorare campi che non ci appartengono non porta a creare buoni prodotti.

  7. Amelio
    4 novembre 2015 alle 10:32 Rispondi

    Ad oggi, escludendo i libri di genere Manualistico che hanno categoria a parte, tutti gli autori emergenti che ho letto mi hanno deluso. Finisco e finisco sempre su autori di grande calibro soprattutto storico, forse perchè il livello loro mi condiziona poi a giudicare l’autore emergente. Spero davvero un giorno di trovarne qualcuno che mi colpisca davvero e poter dire “sono stato uno dei primi a leggere costui”.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:53 Rispondi

      Da una parte ti capisco, anche io, avendo letto per la maggior parte grandi autori, ho ormai quel metro di giudizio quando mi avvicino ai nuovi autori. Ecco perché preferisco sceglierli fra i blogger che conosco e di cui ho letto già qualcosa.

  8. Andrea Cabassi
    4 novembre 2015 alle 11:12 Rispondi

    Una sola parola: passaparola :-)

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 12:54 Rispondi

      Il passaparola, come dicevo sopra, è spontaneo, devi poterlo innescare, o meglio creare le condizioni per farlo innescare.

      • Andrea Cabassi
        4 novembre 2015 alle 14:07 Rispondi

        Vero. I metodi però sono gli stessi dei secoli passati: regalare il libro per avere una recensione e obbligare gli amici a regalare il tuo libro per natale :-)

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 14:11 Rispondi

          Una mia amica ha comprato delle copie da regalare a Natale, ma è stata una sua scelta. Non me la sento di obbrigarli :)

  9. Ulisse Di Bartolomei
    4 novembre 2015 alle 14:19 Rispondi

    Salve Daniele

    come si è più volte menzionato, il lettore medio (nel senso di quello che cerca un buono o aulico intrattenimento e basta) non è abituato a scegliere un testo senza che un adeguato riverbero mediatico gli abbia “molestato” le orecchie. L’autopubblicazione è dunque al momento svantaggiata e l’emergente anche se trova un editore, difficilmente ne troverà uno che investe in una decorosa pubblicità e quindi i guadagni saranno aleatori. Peraltro chi si autopubblica, preferisce inciampare, piuttosto che pagare qualcuno che gli dica come fare i passi. Siamo in un momento di transizione nel quale immaturi sono gli emergenti (i fai da te) e immaturi sono i lettori. Io ho capito qualche mese fa, che dopo la sinossi viene letta la prefazione e quindi le ho dovute ricomporre in tutti i miei testi per adeguarle! Comunque per il solito dilemma autop. o editore, ciò che mi induce ad astenermi dal cercarne uno, è il lavoro da fare per questo e seppure lo trovo è che i guadagni arrivano dopo due anni… Secondo me oggi, tra gli autori che prima dell’era internet cercavano un editore classico, ce ne stanno moltissimi che si autopubblicano per questi motivi. D’altra parte quale attrattiva sussiste nel lavorare molti mesi e a volte anni, per guadagnare qualche centone al mese per alcuni mesi, con il rischio se il libro non va l’editore è costretto a macerare le copie invendute e non ti da un soldo?

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 14:27 Rispondi

      Ciao Ulisse, sono d’accordo. Il periodo di transizione passerà quando i lettori inizieranno a informarsi meglio e gli autori autopubblicati inizieranno a lavorare meglio. Ma resta il fatto che siamo ancora lontanissimi dalla scomparsa delle case editrici.

    • Gianni
      4 novembre 2015 alle 22:06 Rispondi

      Io, sinceramente, non vedo tutto questo riverbero mediatico intorno ai libri; mi sembra che si attivi solo per quei pochi successi planetari dai quali vengono tratti uno o più film (che in un anno – secondo me – si contano sulle dita di una mano). Per il resto vedo qualche passaggio televisivo (leggasi – volendo – “marchetta”) più che altro per libri dal taglio giornalistico (ad esempio i 2 appena usciti sugli scandali in Vaticano). Forse c’è qualcosa sui quotidiani a diffusione nazionale, ma chi li legge più? In sintesi credo che la promozione non debba essere sopravvalutata; serve senz’altro per farsi conoscere ma poi deve parlare il libro. Nessuna promozione, per colossale che sia, può trasformare un libro scadente in un buon libro. Qualcuno starà pensando alle mitologiche “sfumature” (che, per inciso, io ho letto): il clamore mediatico è nato dopo che il libro era diventato un fenomeno editoriale da milioni di copie nel mondo, non prima.
      D’altra parte l’Istat dice che nel 2013 in italia sono stati pubblicati circa 37.000 libri in prima edizione. Teniamone in considerazione solo l’1%, fanno 370. Si può ragionevolmente pensare di promuoverli tutti? Spostandoci in campi in cui realmente si investono miliardi in pubblicità, sarebbe come se Apple o Samsung dovessero promuovere un nuovo dispositivo al giorno, tutti i giorni dell’anno.

      • Daniele Imperi
        5 novembre 2015 alle 08:02 Rispondi

        Io ancora devo capire in che modo vengono scelti i libri promossi in TV, ma sono sicuro che si tratta sempre di libri pubblicati da grandi editori. Sui film hai ragione, con tutti i bei romanzi che ci sono avrebbero materiale da qui all’eternità per fare film.
        370 libri promossi in un anno significa un libro promosso al giorno e cioè non dovresti leggere altro online se non ogni tipo di promozione letteraria. 37.000 libri significa promuoverne 100 al giorno: se davvero gli editori facessero così, allora ogni forma di marketing sarebbe riservata all’editoria. Non ci avevo mai pensato, ma sono numeri troppo alti…

  10. Loredana
    4 novembre 2015 alle 14:42 Rispondi

    A me piacciono molto gli emergenti, o quelli comunque poco conosciuti. Hanno il desiderio di esprimere. Se quello che esprimono risuona con me (ed è anche il motivo per cui le persone dovrebbero leggere le mie cose), allora mi viene naturale parlarne, e diffondere gli scritti.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 14:59 Rispondi

      Come li scegli, però?

  11. Luciana Benotto
    4 novembre 2015 alle 15:01 Rispondi

    Un autore emergente posso leggerlo se ho fatto amicizia seppur virtuale nei siti, ma solo se il libro rientra nei generi che mi interessano. Comunque il mio sistema è quello di scaricare da Amazon una parte gratuitamente, se poi mi piace compro, altrimento no. Per quanto riguarda il mio ultimo romanzo che è storico, una nicchia c’è. Solo chi ama il romanzo storico e d’avventura penso lo possa acquistare.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 15:22 Rispondi

      L’anteprima del libro per me resta uno dei modi più validi per valutare un libro: se mi invoglia a leggere, allora lo prendo.

  12. Simona C.
    4 novembre 2015 alle 15:22 Rispondi

    Io ho sempre scelto per argomento o genere, senza guardare autore, editore, collana ecc.
    Compro quello che mi serve o mi va di leggere in quel momento, riferendomi a sinossi o quarta di copertina per capire se è quello che cerco.
    Se un autore mi piace, leggo volentieri altri suoi libri, ma anche con lui ho avuto una prima volta che è sempre più o meno “al buio” perché può essere famoso, ma poi non piacermi.
    Quando facevo ricerche su temi specifici per i miei libri, ho acquistato anche ebook di sconosciuti (per me) perché trattavano quell’argomento in particolare e mi sono stati utili.
    Non seguo le mode anche perché, passato il momento di successo, posso trovare gli stessi libri scontati, se davvero mi interessano.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 15:25 Rispondi

      La prima volta al buio c’è anche con gli autori famosi, per me. Non è detto, appunto, che ti piacciano.
      La quarta non la leggo e, se la leggo, non le do importanza, perché è solo marketing.

    • Andrea Cabassi
      4 novembre 2015 alle 15:26 Rispondi

      Non posso negare che le raccomandazioni/suggerimenti di amici per me sono fondamentali! Andare alla cieca per me è davvero difficile (infatti nei miei obiettivi di lettura del 2015 c’erano proprio “3 libri di cui non so nulla” (letti 4) e “3 titoli di autori esordienti” (letti 3) :-) ).

      • Daniele Imperi
        4 novembre 2015 alle 15:32 Rispondi

        Amici e conoscenti li ascolto, ma poi decido sempre in modo autonomo perché ognuno ha i suoi gusti.

        • Andrea Cabassi
          4 novembre 2015 alle 15:51 Rispondi

          Io ad esempio, in base a chi mi dà il suggerimento, so già se prendere il libro a scatola chiusa o se inserirlo nella lista dei papabili :-)

          • Daniele Imperi
            4 novembre 2015 alle 15:59 Rispondi

            Sì, più o meno mi regolo anche io così :D
            Per esempio, mia madre e mie sorelle sono rimaste stregate da Zafon, ma io non ho dato loro retta perché abbiamo gusti decisamente opposti in letteratura e cinema (con le dovute eccezioni). Ho preso 3 libri perché erano in offerta a 3 euro l’uno con il Club degli Editori e ne ho letto uno. E ne sono rimasto stregato anche io :)

  13. GIANNI
    4 novembre 2015 alle 15:31 Rispondi

    Premetto che sono solo un forte lettore, quindi non ho aspirazioni editoriali di alcun genere. Anch’io, come Andrea più sopra, ritengo che il meccanismo più potente sia il passaparola. Credo che per raggiungere i primi lettori, quelli che dovrebbero costituire la massa critica per innescarlo, servano promozione (e un blog che fa rete con altri è ottimo in questo senso) più un pizzico di fortuna. Poi però il libro deve iniziare a camminare con le proprie gambe; e questo succede solo se il libro vale davvero. Sarò ingenuo, ma continuo a credere che per passare da “autore sconosciuto” ad “autore emergente” – nel senso letterale di autore che sta emergendo – serva “solo” un BUON libro (e qui si aprirebbe una discussione infinita su cosa sia un BUON libro).
    Scelgo comunque sempre e solo in base alla storia: con me un libro si gioca tutto nella sinossi e nell’anteprima (che considero assolutamente irrinunciabile leggendo ormai solo ebook).

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 15:34 Rispondi

      Un blog aiuta a farti conoscere, lo dico sempre, altrimenti oggi non so proprio come possa scattare il passaparola. Il dialogo avviene quasi sempre online.
      L’anteprima è utile anche per me che leggo quasi tutto in cartaceo e ordino online. Sono d’accordo sul “buon” libro per passare a autore di successo o comunque apprezzato.

  14. Amanda Melling
    4 novembre 2015 alle 16:32 Rispondi

    Io credo che il successo sia una miscela tra marketing strategico e bellezza dell’opera. La gente è distratta e difficile da attirare. Spesso poi gli autori sconosciuti sono delke frane con le pubbliche relazioni. Un esempio: tempo fa ho scritto su un forum che contano le pubbliche relazioni “giuste”. Un tipo mi ha scritto in privato (con all’attivo un romanzo con qualche intervista web) che anche lui è stanco di non arrivare da nessuna parte, se per caso conoscevo, testuali parole “qualche testa d’uovo”. È riuscito con una frase a darmi della fallita e insultare dei miei possibili amici. Ci vuole il cervello sempre collegato innanzitutto, per fare della strada.

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 16:42 Rispondi

      Testa d’uovo? Certo che considera così i suoi potenziali lettori, è meglio che lascia perdere.
      Con le pubbliche relazioni, comunque, sono una frana anche io :)

      • monia74
        4 novembre 2015 alle 16:44 Rispondi

        Se uno è uno scrittore, per me è contraddizione in termini pensare che possa essere bravo con le pubbliche relazioni :P

        • Daniele Imperi
          4 novembre 2015 alle 16:49 Rispondi

          In un certo senso non fa una piega :D
          La figura dello scrittore l’ho sempre vista come una persona isolata, solitaria, che rifugge il pubblico dal vivo.

          • Amanda Melling
            6 novembre 2015 alle 02:31 Rispondi

            Ma una cosa non preclude l’altra. Io ad esempio vivo in campagna completamente isolata, però i miei traguardi derivano dalla capacità che ho di relazionarmi con le persone che possono farmi progredire. Dipende poi da quali sono le ambizioni, per essere solo e semplicemente pubblicati da un editore non servono pubbliche relazioni per forza!

      • Amanda Melling
        6 novembre 2015 alle 02:35 Rispondi

        No si riferiva agli editori

  15. Ulisse Di Bartolomei
    4 novembre 2015 alle 17:38 Rispondi

    Il problema dell’autopubblicazione è che ti devi anche autopromuovere… io aspetto che mia figlia si laurei e poi cerco di spremerla! Scherzo, ma manco tanto. Per adesso mi importuna con frequenti “ma perché non esci? e vai qui o là”… Il problema è che sto ancora lavorando ai testi e non sono persuaso nella loro maturità. Qui comunque emerge la figura del valutatore promotore, che ti dice “basta, vendiamo”. Per l’autopubblicatore è un bel dilemma. L’autore classico (che senza editore non si muove) non soltanto dispone di editor e altro, ma viene presentato dall’editore. Se mondadori & co presenta qualcuno, quello diventa li scrittore del momento, in quanto se non fosse bravo nessuno “danaroso” lo presenterebbe. A meno di essere personaggi che appaiono frequentemente in tv, l’autopercorso letterario è irto di complicazioni. La prima è che allo scrittore piace scrivere, non chiacchierare… e appena pensa alla promozione, comincia a sudare freddo…

    • Daniele Imperi
      4 novembre 2015 alle 17:41 Rispondi

      L’autore che si autopubblica deve cercarsi un editor, che dirà “basta, vendiamo”. Alla fine cambia poco, tranne che deve pagarselo.

  16. Andrea Torti
    4 novembre 2015 alle 18:50 Rispondi

    Concordo, le vie per emergere in modo efficace si riducono alle conoscenze, on- e offline; sul Marketing non mi sbilancio, ma credo che nella maggioranza dei casi gli autori non possano contare granché sulle Case Editrici – spesso di piccole dimensioni e con una “potenza di fuoco” limitata.
    Diciamo che “chi fa da sé fa per tre”: e calibrare attentamente i dettagli della nostra campagna di autopromozione ci consente di definire il nostro target con una certa chiarezza.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 07:50 Rispondi

      Secondo me dipende anche da come lavorano le case editrici, anche se piccole. Edizioni XII era piccola, ma ricordo che si inventavano tante iniziative per promuovere i loro libri.

      • Andrea Torti
        5 novembre 2015 alle 11:36 Rispondi

        Certo, molto dipende dalla buona volontà di chi ci lavora :)

  17. CogitoErgoLeggo
    4 novembre 2015 alle 18:54 Rispondi

    In generale, quando scelgo un libro, non bado al nome dell’autore, nel senso che spesso nemmeno so chi ha scritto il libro che sto leggendo.
    Scelta la sezione corrispondente al genere che mi piacerebbe leggere, il primo impatto, quello che determina che io prenda in mano il libro, è la copertina. Una sovracopertina opaca (non mi piacciono quelle lucide) con illustrazioni dai colori pastello e un titolo a caratteri fini che si integrano bene nella composizione ha più probabilità di attrarmi di una copertina spoglia o con colori troppo accesi (se ho tempo, però, mi passo tutte le nuove uscite a prescindere dalla copertina).
    Oltre a questo, leggo le alette, il finale e qualche pagina a caso. Se tutte queste cose coincidono con i miei gusti, compro il libro.
    Visti i miei criteri di scelta, mi piacerebbe essere letta allo stesso modo. Senza pregiudizi, né nel bene, né nel male. Vorrei essere letta solo perché trama e finale (o incipit) hanno attratto il potenziale lettore.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 07:52 Rispondi

      In alcuni casi anche io non conosco l’autore. La copertina è una delle prime cose che guardo, ma riguardo ai colori e al tipo di carta per me dipende dall’illustrazione. Poi passo all’anteprima.

  18. Girolamo
    4 novembre 2015 alle 19:10 Rispondi

    Attenzione a prendere per oro colato le recenzioni negative senza verificare di persona. Ne ricordo una che metteva in risalto un ripetuto errore di ortografia che poi non è risultato veritiero.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 07:55 Rispondi

      Hai ragione. Comunque mi è capitato spesso di comprare libri che avevano parecchie recensioni negative, non le prendo come regole, ma nemmeno quelle positive, sono sempre gusti personali.

  19. Chiara
    5 novembre 2015 alle 08:53 Rispondi

    Come ho scritto anche altrove, io scelgo un libro in base alla quarta di copertina, all’anteprima di Amazon e alle recensioni dei lettori. Credo di avere una discreta intuizione e difficilmente incappo in romanzi che mi deludono. Inoltre non mi faccio assolutamente condizionare dal fatto che si tratti di un emergente o meno e non sono assolutamente prevenuta nei confronti degli autori che non conosco.

    Mi piacerebbe essere scelta nello stesso modo, oltre che essere scelta da chi mi segue sul blog: mi hanno dato fiducia con i post e spero possano darmela anche per il romanzo. :)

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2015 alle 10:06 Rispondi

      Anche io solo raramente resto deluso da un acquisto. I pregiudizi, per me, derivano tutti dall’esperienza diretta, quindi li tengo come precauzione, non come ostacolo :)

  20. Lisa Agosti
    5 novembre 2015 alle 21:49 Rispondi

    Prima di tutto, penso che l’e-book sia di grande aiuto in questo senso perché permette di scaricare l’estratto del libro. Se mi piace, e se il prezzo è decente, compro.

    Il conoscere la persona che ha scritto il libro, almeno virtualmente, tramite il blog, ha una grande influenza sulla mia disponibilità a comprare il libro, a meno che sia di un genere che non mi interessa.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2015 alle 10:05 Rispondi

      L’anteprima del libro puoi averla anche con il cartaceo, basta inserirla nella scheda del libro. Purtroppo non tutti gli editori lo fanno.

  21. Mara Cristina Dall'Asen
    6 novembre 2015 alle 00:33 Rispondi

    Ha detto bene chi ha detto che se sei scrittore è probabile tu sia una frana nel promuoverti… per lo meno per me è così. Mi agito di qua e di là ma cambia veramente poco, blog o non blog facebook, google+, è difficile farsi conoscere. Io i libri li scelgo guardandoli, se mi ispirano, la copertina è fondamentale, poi leggo la 4° di copertina e decido. E ovviamente a mi piacerebbe scegliessero i miei libri per lo stesso motivo. Infatti cerco di curarli il più possibile sotto il profilo grafico, col secondo per esempio so che la copertina colpisce molto. Per l’ebook è fondamentale che ci sia l’anteprima, si capisce subito se è scritto bene o male e per gli esordienti, a maggior ragione se sono self, è anche una forma di rispetto nei confronti del lettore.
    Non concordo sul fatto di scegliere il genere da scrivere in base alle aspettative dei lettori, o meglio, io non ci riuscirei perchè le storie mi escono da sole come vogliono loro e io non le violento. Poi comunque in internet è molto difficile vendere, per mia esperienza su 300 copie cartacee vendute del mio primo romanzo (una favola moderna), solo 32 ebook. Che poi è più della media che dice che il digitale copre il 5% del mercato cartaceo. Il secondo ha già venduto qualcosa di più, ma son sempre numeri ridicoli. L’unica vera arma è il passaparola e le recensioni, ma soprattutto che il libro sappia emozionare e catturare il lettore.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2015 alle 10:07 Rispondi

      L’anteprima per me è fondamentale per qualsiasi libro, perché simula l’esperienza che hai in libreria, quando prendo il libro e lo sfogli.
      Forse il tuo libro è più adatto a chi ama leggere sul cartaceo.

  22. Grazia Gironella
    6 novembre 2015 alle 20:56 Rispondi

    Compro autori esordienti solo se li conosco per averli incontrati in rete, o perché mi sono consigliati da persone che conosco allo stesso modo, quindi ti do ragione. Sulle recensioni mi baso poco. Anche libri ottimi hanno poche recensioni, mentre capita che esordienti ben organizzati riescano a fare inserire una trentina di valutazioni positive a prescindere dal valore del testo.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2015 alle 08:30 Rispondi

      Sì, ho notato anche io che alcuni libri di autori conosciuti non hanno recensioni né valutazioni. Riguardo alle recensioni spinte o false, quello è uno dei motivi per cui non ne tengo conto.

  23. Lauryn
    6 novembre 2015 alle 22:16 Rispondi

    giusto qualche giorno fa una piccola casa editrice mi ha regalato un ebook a mia scelta per essermi iscritta alla loro newsletter. ho scelto in base al genere (in questo caso il fantasy ha vinto sul romanzo rosa). però…eh…però era scritto in un italiano che “neanche i peggiori blogger”…come può una casa editrice, seppur piccola, pubblicare certe cose? mi vien da pensare che ad oggi tutti possiamo aprire una casa editrice, tanto l’editing non lo fa nessuno…

    • Amanda Melling
      7 novembre 2015 alle 13:28 Rispondi

      Le case editrici serie lo fanno. Io anche bello sostanzioso!

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2015 alle 08:31 Rispondi

      Ho visto che alcuni piccoli editori pubblicano senza editing o si basano soltanto su una correzione delle bozze. L’editoria non è per tutti…

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