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Salgari copiava Verne?

Emilio SalgariHo letto di recente un romanzo di Salgari e poi due romanzi di Verne e, leggendo questi ultimi, ho avuto la sensazione di aver già conosciuto alcuni passi di quelle opere. Erano troppo particolari per passare inosservati.

Così ho fatto una ricerca approfondita. In rete sono riuscito a trovare i testi dei tre romanzi implicati e a ritrovare quei passi, poi confrontati col testo che possedevo io. E qui la riprova di aver già letto quei brani.

I romanzi a cui mi riferisco sono Al Polo Nord di Emilio Salgari, pubblicato nel 1898, Viaggio al centro della Terra (1864) e L’isola misteriosa (1874) di Jules Verne. Questo l’ordine cronologico in cui li ho letti.

Dunque i romanzi di Jules Verne sono anteriori a quello di Salgari. E sappiamo anche che Salgari leggeva Verne. Perfino alcuni suoi titoli richiamavano le opere di Verne.

Qui di seguito ci sono i due brani messi a confronto. Il primo è su un tipo di uccelli, gli edredoni, e sulla caccia alle loro piume. Il passo è tratto da Viaggio al centro della terra e viene messo a confronto con un passo di un capitolo di Al Polo Nord. A questo confronto segue il secondo, sull’uso dei fanoni (i “denti” della balena) usati come arma per uccidere animali di grossa taglia, presi da L’isola misteriosa e Al Polo Nord.

Confronto fra Verne e Salgari sulla storia degli edredoni

Viaggio al centro della Terra di Jules Verne

Capitolo 11

Nei primi giorni dell’estate, la femmina dell’edredòne va a costruire il suo nido fra gli scogli dei fiordi, gli stretti golfi dei paesi scandinavi, di cui la costa è frastagliata, e, una volta fatto il nido, lo tappezza con le finissime piume che si strappa dai ventre. Subito arriva il cacciatore, o a dire meglio il negoziante, che prende il nido, e l’anitra ricomincia il suo lavoro. La faccenda dura così fin che all’uccello resta un poco di quel fine piumaggio. E quando la femmina si è completamente spogliata è la volta del maschio. Ma siccome la piuma dura e grossolana del maschio non ha alcun valore commerciale, il cacciatore non si prende la pena di rubargli il letto della covata. Così il nido viene completato, la femmina cova le uova, nascono i piccoli, e l’anno seguente la raccolta dell’edredòne ricomincia.

Al Polo Nord di Emilio Salgari

UNA CACCIA ALL’ORSO

Le rive del canale erano popolate solamente da volatili ed abbondavano soprattutto gli eider o edredon, uccelli preziosissimi ed assai ricercati da tutti i cacciatori norvegiani ed islandesi.

Questi volatili, che s’incontrano solamente nelle regioni nordiche molto fredde, somigliano alle nostre anitre; hanno il dorso, il ventre ed il collo bianco giallastro ed il capo adorno di splendide penne verdi a riflessi d’oro. Sono del pari acquatici, ma cibandosi di vermiciattoli e di pesci, la loro carne acquista un sapore non troppo delizioso pe’ nostri palati.

Nondimeno sono accanitamente perseguitati in tutte le regioni settentrionali, non già per ucciderli, ma per privare i loro nidi delle piume che i poveri volatili si strappano dal ventre per tenere calde le uova.

Quelle piume, che sono d’una morbidezza unica, d’una leggerezza ed elasticità straordinaria, formano un articolo di grande commercio, essendo adoperate per la fabbricazione dei guanciali e dei copripiedi di lusso.

Pagandosi carissime, tutti gli anni numerose bande di cacciatori vanno visitando le spiagge settentrionali della Norvegia, dell’Islanda e quelle della Groenlandia per fare la raccolta.

Scoperti i nidi s’affrettano a saccheggiarli, cercando però di non guastare le uova, né di privarli completamente di quella calda piuma, poi tornano qualche tempo dopo per ripetere il ladrocinio, né smettono finché la povera femmina, priva ormai di tutte le penne del petto, non incarichi il compagno di riguarnire il nido. Essendo però le penne dei maschi più grossolane e meno pregiate, vengono finalmente lasciati in pace.

Confronto fra Verne e Salgari sull’uso dei fanoni come arma

L’isola misteriosa di Jules Verne

Parte II, Capitolo 10

«Quest’ordigno non l’ho inventato io, ed è frequentemente adoperato dai cacciatori aleutini dell’America Russa. I fanoni che vedete, amici, quando verrà il gelo io li curverò, li bagnerò d’acqua, finché siano interamente coperti da uno strato di ghiaccio, che manterrà la loro curvatura, e li spargerò sulla neve, dopo averli prima avvolti in uno strato di grasso. Ora, che cosa succederà se un animale affamato inghiotte una di queste esche? Il calore del suo stomaco fonderà il ghiaccio e la stecca di balena, stendendosi, lo bucherà con le sue punte aguzze.»

Al Polo Nord di Emilio Salgari

COME SI UCCIDE UN ORSO SENZ’ARMI

Invece di rispondere Kalutunak si curvò, frugò fra i rottami e tirò fuori un pezzo di pelle, a cui vi erano attaccati dei fanoni di balena leggermente arcuati.

Pareva un pezzo del kayak, ossia del piccolo canotto di pelle di foca colle costole di ossa di cetaceo, che l’esquimese aveva portato con sé prima d’imbarcarsi sul Taimyr. Strappò uno di quei fanoni e disse:

– Ecco l’arma che ucciderà l’orso bianco.

Invece di rispondere, l’esquimese prese il fanone di balena che era lungo quaranta o cinquanta centimetri e largo due o tre, lo curvò a forza facendo una legatura stretta alle due estremità, poi sotto la prora del canotto prese una grossa pallottola di grasso, colà riposta forse per ungere i bordi della scialuppa nel posto dove si fissavano i remi.

– Dunque, cosa vuoi fare?

– Far mangiare all’orso l’osso di balena.

– E perché?

– Per farlo morire.

– Ma tu sei pazzo, Kalutunak.

– Ancora? – disse l’esquimese, sorridendo. – Aspettate che l’orso lo inghiotta e poi vedrete.

– Lo mangerà innanzi tutto?

– Come un boccone di carne. Lo crederà un bel pezzo di grasso e lo manderà giù.

– E poi?…

– Poi il calore dei suoi intestini scioglierà il grasso, l’osso scatterà di colpo e lacererà gli intestini.

In difesa di Emilio Salgari

Scriveva Salgari in una lettera del 1909 al suo amico Giuseppe Garuti, disegnatore e scenografo, in arte Gamba, che illustrò diversi romanzi dell’autore:

La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere.

Parole che fanno riflettere. Che dimostrano lo sfruttamento di uno scrittore. Ma quello che forse fa riflettere ancor più è quella mancanza di rilettura e correzione che ogni opera deve avere. A quel tempo, credo, non esisteva l’editing, ma questa non è certo una giustificazione per gli editori.

I ritmi di Salgari erano estenuanti, come scrisse egli stesso. Questo, d’altronde, non giustifica pienamente il fatto che sia andato oltre la semplice ispirazione e il prender spunto dalle opere di Verne.

Ma di sicuro continuerò a leggere con piacere e ad apprezzare i romanzi di Salgari, scrittore che, a parte questi piccoli episodi descritti, ha dimostrato di avere una fantasia senza freni.

Era chiamato “il Verne italiano”. E non certo per aver ripreso quei brani sugli edredoni e i fanoni.

17 Commenti

  1. Alessandro Madeddu
    21 novembre 2012 alle 12:03 Rispondi

    Non c’è niente da fare, a Salgari gliele perdoniamo tutte :)

  2. Roberto
    21 novembre 2012 alle 12:47 Rispondi

    hem…diciamo che ha avuto una “forte” ispirazione dalla lettura dei romanzi di Verne. Però leggendo i due estratti e forse qui è la differenza, le emozioni che evocano sono completamente diverse. Come scrivi anche tu si forse ha copiato, ma la potente immaginazione si Salgari ha fatto da filtro restituendoci brani e racconti certamente all’altezza del grande Salgari.

  3. franco zoccheddu
    21 novembre 2012 alle 18:30 Rispondi

    Dick Feynman, non so se il più famoso ma certo uno dei più eccentrici, scanzonati e donnaioli fisici del novecento, si vantò di saper spiegare per quale misteriosa ragione se un innaffiatoio a elica spruzza l’acqua gira all’indietro (e questo lo capisce anche un bimbo) mentre se l’innaffiatoio stesso funziona come pompa per aspirare l’acqua allora non gira in avanti ma sta fermo. Un’apparente assurdità. Nel campus Feynman lo spiegò, non senza vanagloria, agli altri studenti affascinati dal suo “insight” nei fenomeni fisici, spiegazione stupefacente che ne consolidò la fama nascente di genio della fisica.
    Beh…
    L’identica spiegazione è contenuta nel famoso monumentale trattato di meccanica di Ernst Mach (si, proprio quello di “velocità supersonica Mach 2…”) del 1883, insomma quasi 50 anni prima.
    Fare, dire o scrivere cose davvero nuove e originali non è facile.

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2012 alle 18:50 Rispondi

      Sì, è vero. Oltre a questo, c’è da dire che quelle parti copiate, rimaneggiate, non erano certo parti fondamentali della storia.

  4. Salomon Xeno
    21 novembre 2012 alle 22:42 Rispondi

    Penso che si possa assolvere il buon Salgari, in quanto il fatto non sussiste.

  5. Emilio Salgari… un copione? | Salgari
    24 novembre 2012 alle 11:25 Rispondi

    […] l’audace tesi del blog pennablu.it che riporta alcuni brani in cui il nostro Emilio sembra essersi profondamente ispirato (per usare un eufemismo) al lavoro di […]

  6. Romina Tamerici
    27 novembre 2012 alle 00:49 Rispondi

    Forse ha un po’ esagerato nell’emulazione, però l’ultima citazione è davvero triste… poverino! Scrivere così non deve essere affatto semplice. Senza quella citazione dopo aver letto il tuo post sarei stata più polemica, invece mi sono lasciata intenerire…

  7. Simona
    24 agosto 2013 alle 13:40 Rispondi

    Scusate, proprio come dice la citazione, Salgari passava molto tempo a documentarsi. Evidentemente sia lui che Verne leggevano gli stessi libri… Non per nulla le accuse che gli state muovendo non sono sulla storia ma su dettagli “scientifici”. Probabilmente la caccia con i fanoni non l’ha inventata ne l’uno ne l’altro, l’avranno letto entrambi su un libro di antropologia sugli esquimesi. I libri di Salgari sono pieni di descrizioni di luoghi, usi e costumi che non si inventano, o almeno non del tutto. Si sente infatti a volte nei suoi libri uno stacco tra la narrazione e il momento descrittivo appesantito da uno scrupoloso eccesso di verità… Come se all’improvviso si accendesse Alberto Angela nel mezzo della storia. Ed è lì che i due scrittori attingono alla fonte comune. Secondo me.

    • Daniele Imperi
      25 agosto 2013 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Simona, benvenuta nel blog.

      Nessuno accusa Salgari, infatti c’è un punto interrogativo nel titolo. Potrebbe essere giusta la tua ipotesi, chi può dirlo?

  8. Federico
    1 gennaio 2016 alle 18:20 Rispondi

    Ciao a tutti,
    riprendo questo interessante articolo per chiedere, a chi l’ha letto, se il libro “Al Polo Nord” di Salgari è una lettura piacevole e consigliata e con un Salgari in buona forma. Sto pensando di acquistarlo perché l’ambientazione mi piace molto. Tra l’altro, sto colmando anche le mie lacune su Verne (ho appena finito “Ventimila leghe sotto i mari”).
    Non so se Salgari “copiasse” Verne, però lo ritengo non troppo rilevante. In fondo, per fare un esempio, quanti scrittori fantasy hanno “copiato” da Tolkien? Direi molti, è quasi inevitabile prendere spunto (a volte anche qualcosa in più) dagli scrittori più influenti dei decenni precedenti.

    • Daniele Imperi
      2 gennaio 2016 alle 09:03 Rispondi

      Ciao Federico, benvenuto nel blog. Io l’ho letto e mi è piaciuto. Ho comprato il cofanetto conn 3 romanzi ambientati al polo e ne ho letti due. Di Verne devo leggere parecchio ancora.

      • Federico
        4 gennaio 2016 alle 23:52 Rispondi

        Ciao Daniele e grazie del benvenuto.
        Ho finito pochi minuti fa di leggere “Al Polo Nord”. L’ho trovato un romanzo godibilissimo e avventuroso proprio nel senso che mi aspettavo da Salgari.
        Riguardo i brani su edredoni e fanoni, dopo averli letti mi trovo d’accordo con Simona. Ritengo che tanto Verne quanto Salgari avessero attinto dalle stesse fonti scientifiche e quindi in questi casi non parlerei di copia.
        È invece evidente che il sottomarino Taimyr di Salgari sia stato fortemente ispirato dal Nautilus di Verne, ma qui vale il discorso che facevo nel commento precedente su Tolkien.
        A me questo romanzo “minore” pare pienamente degno di essere letto e può essere apprezzato anche a oltre un secolo dalla sua pubblicazione.
        Grazie Capitano!

        • Daniele Imperi
          5 gennaio 2016 alle 09:53 Rispondi

          In effetti può essere come dite, sulle stesse fonti. A me è piaciuto questo romanzo, ho letto anche “Al polo australe in velocipede”.

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