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Di saghe e trilogie

Di saghe e trilogie

Ho letto parecchi romanzi fantasy e ben pochi erano storie singole. Ricordo Il Mulino dei dodici corvi di Preussler, che non ha avuto un seguito. Terry Brooks, invece, è diventato il re delle trilogie – anche se in un caso c’è stato un romanzo singolo, in un altro erano due puntate e infine una tetralogia. Per il resto sono però tutte trilogie.

George R.R. Martin sta portando avanti una monumentale saga. Un’altra saga ben conosciuta è quella di Harry Potter. David Eddings anche è ben conosciuto per le sue saghe, come C.S. Lewis con i suoi sette volumi delle Cronache di Narnia.

Ultimamente scopro altri autori che pubblicano un romanzo che è solo l’inizio di un’ennesima trilogia.

Trilogia o spezzettamento?

Alcune volte mi sono chiesto dove finisca la trilogia e dove inizi, invece, il puro spezzettamento della storia per puri scopi commerciali. Prendiamo per esempio alcuni romanzi di Terry Brooks, per la precisione la trilogia sulla genesi di Shannara, i cui titoli sono I figli di Armageddon, Gli Elfi di Cintra e L’esercito dei Demoni. Rappresentano un’unica storia tagliata in 3, per un totale di 1100 pagine, che potevano stare benissimo in un unico volume.

Qual è dunque il vero significato di trilogia? In quel caso non riesco a considerarla tale, ma solo una trovata commerciale. Ovvio che vende di più una trilogia – 3 libri per una media di 16 euro a libro – di un romanzo unico – che potrebbe costare, se supera le 1000 pagine, magari 20 euro. Al lettore non pensa nessuno?

Il piacere di leggere un romanzo finito

Esiste ancora nel fantasy il piacere di scrivere una storia completa senza portarla avanti all’infinito? Cosa spinge uno scrittore a dividere la sua storia in più parti, oltre il lato economico? È davvero necessaria questa divisione?

Sono convinto che sia anche una sorta di moda, per rispondere alle esigenze dei lettori che, apprezzando un romanzo, ne chiedono il seguito. Il cinema ci ha abituato a questo, escono i numeri 2 e 3 di vari film. Il lettore se l’aspetta, lo scrittore l’accontenta, l’editore vende di più.

L’esempio dei classici

Ci sono trilogie fra i classici? Ci sono saghe come quelle che intendiamo noi? C’è un seguito a I promessi sposi? A Fame di Hamsun? A Incompreso? A David Copperfield? A I fratelli Karamazov? A Pinocchio? A Cuore? A Il richiamo della foresta? A Robinson Crusoe?

Eppure in alcuni casi ci sono state trilogie, basti pensare a I tre moschettieri di Dumas, che ha proseguito con Vent’anni dopo e Il Visconte di Bragelonne o dieci anni più tardi. Tre romanzi, ma in questo caso una vera trilogia, è trascorso parecchio tempo fra una storia e l’altra, 20 e 10 anni.

Il fantasy è scrivere saghe e trilogie?

Secondo voi il fantasy è sinonimo di saghe e trilogie? Qual è il motivo principale che spinge uno scrittore a scrivere una saga o una trilogia? Apprezzereste un romanzo fantasy senza un seguito?

21 Commenti

  1. LaLeggivendola
    20 marzo 2013 alle 09:24 Rispondi

    Immagino che a monte della cosa ci sia l’interesse della casa editrice a lucrare il più possibile, ma credo che anche molti aspiranti scrittori di fantasy abbiano preso a progettare le loro storie come trilogie. Ormai è quasi la prassi, viene quasi naturale pensarlo. Forse il fantasy ha preso questa piega più di qualsiasi altro genere perché le storie sono sempre belle complicate, con tanti personaggi, diverse ambientazioni… sinceramente non saprei. O forse è il modello Tolkien. Ammetto che il dilungarsi di una saga non m’infastidisce affatto, anzi, a meno che non sia tirata inutilmente per le lunghe. Mi affeziono facilmente ai personaggi, quindi mi fa piacere poter passare più tempo con loro, per così dire. Forse vale lo stesso anche per gli autori, non saprei…

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2013 alle 11:08 Rispondi

      Hai ragione, però il rischio è che il lettore potrebbe ritrovarsi con una storia letta a metà, se poi si stufa della saga o della trilogia. Resta più facile riuscire a finire un romanzo di 600 pagine che una trilogia.

  2. KINGO
    20 marzo 2013 alle 09:51 Rispondi

    Non mi piacciono i sequel, e ovviamente trovo poco elegante dividere una storia in tre parti solo per scopi commerciali o per seguire una moda.Tuttavia, quando si scrivono romanzi lunghi, si crea una sorta di legame scrittore-personaggio-autore dovuto al fatto che spesso i personaggi compiono azioni poco funzionali alla trama. Mi sembra di aver gia’ detto una cosa del genere in un precedente commento qui su Penna Blu: quando un personaggio mangia, ride, scherza, dorme, piange e fa tutte quelle cose che non hanno niente a che vedere con la storia, si crea un forte legame con il lettore e persino con l’autore. Quando il romanzo finisce, sia l’autore che il lettore provano molta nostalgia, ed e’ ovvio che il modo migliore per colmare questo vuoto e’ dare alla storia un sequel.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2013 alle 11:10 Rispondi

      In genere neanche io sopporto molto i seguiti, anche perché il rischio è di scrivere qualcosa di qualità inferiore.

  3. Davide Q.
    20 marzo 2013 alle 09:57 Rispondi

    Be’, non per forza. Per esempio, Il Signore degli Anelli in origine non era una trilogia: è stato spezzettato per via della lunghezza, e Tolkien non ne era molto contento.

  4. KINGO
    20 marzo 2013 alle 10:57 Rispondi

    Il Signore degli Anelli non fa testo, non e’ certo un bel libro che alla fine lascia nostalgia!! E’ un mattone in cui, conti alla mano, il 93% dei periodi sono di descrizione. Quando uno arriva in fondo, l’unica cosa che prova e’ contentezza per aver finito!!
    Quelle 30 pagine della foresta di Tom Bombadil (che nel film e’ stato sapientemente ignorato) sono davvero micidiali, periodi su periodi, uno piu’ lungo dell’altro, descrizioni di alberi foglia per foglia, e pagine e pagine consecutive senza un dialogo!!
    Poi le canzoni in lingua elfica a cui la gente ha dato mille significati, ma che in realta’ non sono altro che una sequenza random di lettere dell’alfabeto…
    Mah, meglio lasciar perdere…

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2013 alle 11:12 Rispondi

      Ah, ma tu ce l’hai con Il signore degli anelli :)
      No, io non lo trovo un mattone, tanto che l’ho letto in un mese e mezzo (leggevo solo la sera tardi), mentre ho impiegato un mese intero per 80 pagine de Il vecchio e il mare.
      Comunque, grazie a te, scriverò un altro post sul fantasy riguardo alla lunghezza e alle descrizioni :)
      Contento? ;)

      • KINGO
        20 marzo 2013 alle 11:17 Rispondi

        Sara’ che l’ho letto a dodici anni…

  5. Lucia Donati
    20 marzo 2013 alle 11:10 Rispondi

    Il lettore è stato abituato a saghe, dici bene: è una specie di dipendenza. A me non piacciono. Preferisco romanzi “unici” senza seguito. Se il seguito deve essere “costruito” per vendere di più, il valore dell’opera può risultare sminuita. In questa serie infinita di trilogie non mi sembra di vedere un grande interesse per il lettore intelligente ma solo per quello dipendente.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2013 alle 11:13 Rispondi

      Per me ha senso una trilogia che sia veramente una trilogia e non un frammentamento.
      La saga di George Martin mi piace molto, perché ogni romanzo è un capolavoro.

      • Lucia Donati
        20 marzo 2013 alle 20:29 Rispondi

        Certo ci sono dei casi particolari, ci mancherebbe.

  6. Salomon Xeno
    20 marzo 2013 alle 14:56 Rispondi

    Saghe sì, perché il genere si presta, ma la trilogia spesso è solo per moda. Come dici tu, in alcuni casi sono libri tagliati in tre. Personalmente, preferisco cicli come quello dei Drenai, in cui i libri sono più o meno sequenziali, e quindi si esplorano via via i personaggi e il mondo, ma si possono leggere tranquillamente da soli.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2013 alle 19:34 Rispondi

      In effetti anche io trovo più interessante una saga che una trilogia.

  7. Aislinn
    20 marzo 2013 alle 16:53 Rispondi

    Guarda, ne parlavo proprio pochi giorni fa, ti linko il post perché è più rapido che riscriverti tutti i ragionamenti, se non ti secca: http://aislinndreams.blogspot.it/2013/03/ill-be-back.html

  8. Romina Tamerici
    2 aprile 2013 alle 00:13 Rispondi

    Io non amo le saghe. In generale preferisco dei libri che hanno un inizio e una fine, anche se ho letto qualche breve saga.
    Di certo è una trovata commerciale, però anche portarsi avanti e indietro un libro di 1000 pagine presenta i suoi problemi logistici, no?

  9. 10 validi motivi per non scrivere una saga
    16 marzo 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] non sopporto più le saghe fantasy, ne ho parlato quando ho scritto di saghe e trilogie. Non se ne può più, la mia sensazione è che stia leggendo sempre la stessa storia senza mai […]

  10. Irene Sartori (Erin)
    9 aprile 2015 alle 14:28 Rispondi

    Belle domande, oltre che bell’articolo. Il fantasy come sinonimo di saghe e trilogie mi sembra una sciocchezza, più che altro fattore di moda. Per quanto riguarda il motivo che spinge uno scrittore a scrivere saghe, beh … penso sia anche un fattore mentale. Mi spiego: tendo anch’io a voler ideare sempre saghe, per far andare avanti la storia. E poi diventa una gabbia, come hai detto in un altro articolo. Penso che lo scrittore in qualche modo si affezioni a quella storia, che pian piano diventa sempre più lunga, e poi non finisce mai.
    A me personalmente piacciono molto i fantasy con seguito, ma non troppo lunghi. Amo Cronache del ghiaccio e del fuoco, però in qualche momento ho avuto dei cedimenti. Non riuscivo più ad andare avanti. Meglio solo un seguito o al massimo due. La moderazione è la madre di tutto, dice un mio personaggio e io credo in questo. Potrei apprezzare anche un romanzo unico, senza seguito, soprattutto per i costi, ma bello grosso però. I fantasy troppo corti non mi piacciono. Poi dipende sempre dalla storia.

    • Daniele Imperi
      9 aprile 2015 alle 14:44 Rispondi

      Grazie.
      Il genere fantasy spinge l’autore ad approfondire la storia con tanti seguiti. Alla fine è appunto una gabbia. Guarda Terry Brooks che ha scritto quasi tutto su Shannara. A me non piacerebbe diventare così. Sono uno che si annoia facilmente.
      Fantasy brevi non piacciono neanche a me.

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