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«Non rubare la marmellata!»

Un racconto drammatico di 300 parole

Il barattolo di marmellata di castagne torreggiava sulla piccola figura seduta sul pavimento della cucina, intenta a osservarlo da parecchi minuti. La mamma lo aveva comprato quel giorno stesso per fare una torta, ma era stata categorica con suo figlio: «Non devi aprire la marmellata. Non potresti, comunque, la metterò troppo in alto per te». E poi era salita al piano di sopra, lasciando il figlio con una curiosità insoddisfatta.

La guardava dal basso, ne ammirava il colore e quella bella etichetta piena di decorazioni. Ne gustava già il sapore. Forse, pensò, se ne avesse assaggiato solo un po’, ne sarebbe comunque avanzata a sufficienza per fare una torta. A lui, in fondo, bastava solo un cucchiaio. Così prese una sedia e la avvicinò all’alta credenza, salendoci sopra. Anche allungando il braccio, il barattolo era ancora troppo in alto. Si ricordò allora dello sgabello e scese a prenderlo. Lo mise sulla sedia e poi si arrampicò. Niente. O lui era troppo piccolo o quel barattolo era davvero troppo in alto, come aveva detto sua madre. Però, forse, se avesse messo un piede sopra uno sportello aperto… e prima su un ripiano… sì, ci sarebbe potuto arrivare di sicuro.

Aprì quindi tutti gli sportelli, mise un piede su una mensola, poi si tirò su e poggiò l’altro sullo sportello aperto, per arrivare più in alto. Il barattolo era solo a pochi centimetri da lui, adesso. Allungò la mano per prenderlo, ma la sua gamba oscillò su quell’instabile punto d’appoggio che era lo sportello, facendolo allontanare dalla marmellata. Oscillò sempre più, finché il bambino perse l’equilibrio.

La donna se ne accorse soltanto qualche ora dopo. Urlò invano. Nessuno aprì mai quel barattolo, che rimase là chiuso per oltre quarant’anni, finché, venduta la casa, i nuovi proprietari non lo gettarono fra la spazzatura.

5 Commenti

  1. Frank Spada
    26 febbraio 2012 alle 08:38 Rispondi

    Il “bambino”, che non è detto se la sia cavata solo con un bozzo in testa, è stato vittima di quel che ha avuto in dono dalla madre: il “gusto”, la prima poppata, la “curiosità”… (… :))
    Buona domenica, Daniele.

  2. Henryx
    26 febbraio 2012 alle 08:51 Rispondi

    Storia maledetta da ordinario incidente domestico, ma ciò che la sdrammatizza e la valorizza è la vicenda “personale” del barattolo di marmellata, il senso beffardo della sua esistenza.
    Creato questi per essere aperto e svuotato, diventa “responsabile” della tragedia e poi rimane dimenticato lì, in alto sulla credenza, per più di quarant’anni, finchè non viene gettato nella spazzatura dai nuovi proprietari della casa.
    La storia degli oggetti è spesso molto, molto più assurda ed insondabile di quella degli esseri umani.

  3. Luigi Leonardi
    26 febbraio 2012 alle 10:07 Rispondi

    Ciao Daniele,
    hai descritto con un’altra metafora il peccato originale dell’umanità.

  4. Romina
    26 febbraio 2012 alle 11:26 Rispondi

    Bellissimo, Daniele! Un racconto davvero interessante, soprattutto il finale. Il bambino se l’è cavata? Secondo me, non hai voluto chiudere la possibilità di immaginare un finale, ma il barattolo eternamente chiuso sembra sentenziare: “No, altrimenti mi avrebbe aperto”.
    Comunque, ottimo lavoro!

  5. Daniele Imperi
    26 febbraio 2012 alle 17:22 Rispondi

    Grazie a tutti, non mi aspettavo apprezzamenti per un racconto come questo, che non mi piace granché, a dire la verità :D

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