Scrivere è comunicare

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Il romanzo fra contenuti e forma

Riflettendo con Guido Morselli

Movendo dalla solita dicotomia (elementare ma concreta) fra contenutisti e formalisti:

Contenutismo. Il romanzo deve «dare» questioni e situazioni nuove (deve estendere o approfondire la nostra conoscenza della condizione umana).

Formalismo. Si esprime nel precetto: «Dite ciò che volete, ma sappiatelo dire», e implica il supposto «Ciò che dite non ci interessa, c’interessa “come” lo dite».

Diario di Guido Morselli, 8 marzo 1973

Che cosa significa, dunque, scrivere narrativa? Che cosa significa creare storie? Qual è realmente il ruolo dello scrittore?

Questa riflessione di Morselli è vera e credo sempre valida. Ci sono scrittori che puntano allo stile, ma le loro storie hanno poca sostanza. Come andare al cinema e vedere film pieni di effetti speciali, di scenografie mozzafiato, di grandi attori, ma con una trama scontata che nulla aggiunge alla storia della cinematografia.

Contenutisti o formalisti, allora?

Sono convinto che uno scrittore abbia l’obbligo di “estendere o approfondire la nostra conoscenza della condizione umana”, per usare le parole di Morselli. Mi interessa lo stile, mi interessa il linguaggio, ma devono esser parte integrante del contenuto.

Uno scrittore non scrive storie di intrattenimento, non dovrebbe almeno, se davvero è uno scrittore. Deve mandare un messaggio, deve comunicare il suo pensiero al pubblico. E deve farlo con uno stile in grado di fare presa sul lettore.

La scrittura è contenuto e forma. Non c’è l’uno senza l’altra. E viceversa.

13 Commenti

  1. Enzo
    8 settembre 2013 alle 12:27 Rispondi

    Insomma riassumendo in una parola direi,
    ricercato.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2013 alle 19:00 Rispondi

      Ricercato è riferito a Morselli?

      • Enzo
        8 settembre 2013 alle 19:24 Rispondi

        Non posso dirlo, perché non lo conosco bene.
        Io mi riferivo al fatto che una giusta alchimia tra le due caratteristiche (= qualità di contenuti e ricercatezza di linguaggio) può far decollare un lavoro.
        (Ma questo discorso già lo affrontammo, quando io risposi: “in medio sta virtus”. Lo rammenti?)

  2. Alessandro C.
    8 settembre 2013 alle 16:13 Rispondi

    Secondo me il contenuto non esclude l’intrattenimento. Non dev’essere così. Se l’arte è comunicazione, non si può trascendere dalle esigenze di chi dovrebbe accogliere il messaggio.
    Intrattenere un pubblico non vuol dire necessariamente scadere nel pacchiano. Se non si spinge il lettore a voltar pagina, difficilmente riusciremo nel nostro intento comunicativo. E allora il nostro libro, con il suo prezioso messaggio, potremo riporlo nel cassetto insieme con tutti i buoni intenti di questo Mondo.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2013 alle 19:02 Rispondi

      Sì, con intrattentimento mi sono espresso male. Non intendevo scrivere storie umoristiche, per esempio.

  3. Fabrizio Urdis
    8 settembre 2013 alle 18:44 Rispondi

    Condivido pienamente quello che asserisci in questo post.
    Non si può pretendere che qualcuno legga un libro mal scritto solo perché tratta argomenti importanti e allo stessso tempo un “esercizio di stile” che non dice nulla (o forse è più corretto dire nulla di nuovo) non può venir considerato un romanzo.

    • Daniele Imperi
      8 settembre 2013 alle 19:03 Rispondi

      Un po’ quello che accade nel cinema, specialmente nostrano. Una storia che tratta aspetti attuali importanti, ma un film che a recitazione, immagini, regia, audio fa pietà. Io non riesco a vederlo.

  4. Tenar
    9 settembre 2013 alle 11:02 Rispondi

    Concordo sul fatto che forma e contenuto vanno a braccetto, anzi, anche gli aspetti formali definisco il contenuto.
    Poi, personalmente, amo e scrivo quello che definisco “intrattenimento con cuore e cervello”, storie che si leggano volentieri, ma che invoglino anche al ragionamento. Nella categoria rientrano anche le storie umoristiche (Buona Apocalisse a tutti, di Gaiman e Pratchett è il primo esempio che mi viene in mente)

    • Daniele Imperi
      9 settembre 2013 alle 11:29 Rispondi

      Ho letto un romanzo di Pratchett e racconti di Gaiman. Sì, quelle storie sono interessanti, stanno in piedi e hanno sia contenuto sia forma.

  5. Luca Sempre
    9 settembre 2013 alle 23:56 Rispondi

    Oh, beh. Domandone da un milione di euro. Io voto per il formalismo. Non che l’uno escluda l’altro, ma… qualcuno ha detto che le storie sono giá state tutte scritte, cambia solo il modo in cui vengono raccontate. Qualcun altro ha detto che in fondo ogni libro è una storia d’amore. È così anche per la musica. Spesso si stronca un gruppo solo perchè è citazionista, senza invece concentrarsi su ciò che ti comunica e basta. Potere all’intuito, al talento, all’immediatezza ;-)

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2013 alle 07:29 Rispondi

      Non sono d’accordo che le storie siano state tutte già scritte. Beh, alcune sì, per carità, come mi è capitato con gli ultimi film visti al cinema.

      Cambiare il modo in cui sono raccontate può essere vero, perché no? E anche se la storia non fosse un capolavoro, se ti comunica qualcosa, significa che è buona.

  6. Luca Sempre
    10 settembre 2013 alle 23:25 Rispondi

    Si, ok… Anche se una buona storia raccontata male non va da nessuna parte. Anzi, è un peccato mortale… Personalmente non amo neanche le storie magari intriganti ma scritte in modo fin troppo elementare… Ecco, sono quei libri che abbandono a pg. 20

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