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10 tipi di romanzi al di fuori dei generi letterari

Romanzi

Ci sono storie che non possono essere confinate entro generi prestabiliti, storie che forse fanno un genere a sé o più semplicemente sono archiviate in un genere narrativo solo come pretesto dell’autore per parlare d’altro.

Il genere allora diviene una pura ambientazione, un elemento decorativo quasi, mentre la storia si focalizza su un argomento caro all’autore.

Queste 10 tipologie di romanzi possono trovarsi in qualsiasi genere letterario. Per molti qualcuna rappresenta un genere, ma vedendo alcuni esempi di romanzi scopriamo che in realtà il genere letterario di appartenenza è un altro.

Dunque cosa sono questi 10 tipi di romanzi? Come definirli?

Alcuni sono influenzati dal tema portante della storia (romanzo drammatico, d’inchiesta, sociale), altri dalla sua struttura (romanzo epistolare), altri dal tipo di edizione (romanzo d’appendice), altri dalla natura e dalla forza dei personaggi ( romanzo biografico e autobiografico, di formazione e psicologico), altri infine dal carattere della storia (romanzo filosofico e umoristico).

1 – Romanzo biografico e autobiografico

Da non confondere con biografie e autobiografie vere e proprie. Un romanzo biografico prende elementi della vita di un personaggio esistente o esistito per raccontarli attraverso una storia. I romanzi biografici sono apparsi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, dapprima senza riferimenti diretti ai personaggi coinvolti.

Nel romanzo autobiografico l’autore può usare la tecnica narrativa chiamata autofinzione e raccontare se stesso in terza persona, ma resta il fatto che in un romanzo autobiografico siano mescolati elementi reali della vita della persona (dell’autore, dunque) ed elementi di finzione, altrimenti parliamo di autobiografie e memorie.

Non si considera autobiografico un romanzo che non abbia l’autore come protagonista principale della storia e che non mostri gli aspetti personali della sua vita come parte fondamentale della trama. Molti romanzi, infatti, sono classificati soltanto come semi-autobiografici e semi-biografici.

Possiamo considerare il romanzo biografico e autobiografico un genere a sé? A pensarci bene a me viene naturale associarlo al genere letterario le cui caratteristiche sono predominanti nella storia. Romanzi biografici su Hitler o Giulio Cesare, per esempio, sono prima di tutto romanzi storici.

Il concetto di “patto autobiografico” di Lejeune

Un romanzo autobiografico non è né deve essere un’autobiografia, quindi in un romanzo autobiografico non dev’esserci alcun “patto autobiografico”, come lo chiamò Philippe Lejeune.

Lejeune è un saggista francese che ha proposto una definizione per il genere autobiografico: “un racconto in prosa sulla propria esistenza scritto da una persona reale”. Secondo Lejeune autore, narratore e protagonista devono coincidere, quindi deve apparire il nome vero dell’autore.

Esempi di romanzi biografici

  • The Revenant di Michael Punke
  • Biografia del figlio cambiato di Andrea Camilleri

Esempi di romanzi autobiografici e semi-autobiografici

  • La mia Africa di Karen Blixen
  • Suttree di Cormac McCarthy
  • David Copperfield di Charles Dickens
  • Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Céline
  • Sulla strada di Jack Kerouac
  • Piccole donne di Louisa May Alcott

2 – Romanzo d’appendice

Quando nacque nel Regno Unito nel XIX secolo, quello che noi chiamiamo romanzo d’appendice (apparso in Italia nello stesso periodo) in inglese veniva definito con il poco simpatico epiteto di penny dreadful (o anche penny horrible, penny awful, penny blood). Quei romanzi erano chiamati anche shilling shockers.

Si tratta di una pubblicazione periodica come le dime novels americane (la letteratura da due soldi) e i feuilleton francesi. Gli inglesi con la definizione ci sono andati giù pesante: penny era il costo, come in America lo era il dime (10 centesimi), ma almeno i cugini d’oltreoceano avevano associato al costo la parola novels, romanzi, e non un termine che significa orribile/spaventoso.

In Francia la parola feuilleton proviene da feuillet, che è la pagina di un libro, e feuilleton era il piè di pagina del giornale. Nel 1831 Honoré de Balzac fece quello che oggi fanno molti blogger: pubblicò i capitoli dei romanzi che stava scrivendo sui giornali.

Da noi il termine romanzo d’appendice ha più o meno lo stesso significato del francese: i romanzi d’appendice apparivano nella penultima o nell’ultima pagina del giornale.

C’è da dire però che i penny dreadful erano storie di bassa qualità, di solito su criminali, investigatori o anche storie horror e che puntavano a un pubblico preciso. Ma il romanzo d’appendice non ha prodotto soltanto opere commerciali e gli esempi che potete leggere di seguito ne sono una buona testimonianza.

Esempi di romanzi d’appendice

  • Il Capitan Fracassa di Théophile Gautier
  • I miserabili di Victor Hugo
  • La freccia nera di Robert Louis Stevenson
  • Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
  • I fratelli Karamazov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij
  • Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari

3 – Romanzo di formazione

Conosciuto anche col termine tedesco Bildungsroman (perché tipico della letteratura tedesca), il romanzo di formazione racconta la storia del protagonista dall’età giovanile fino a quella adulta attraverso le sue esperienze.

In realtà non sempre un romanzo di formazione inizia con il protagonista bambino, basti pensare che sono considerati romanzi di formazione Il rosso e il nero di Stendhal e Jane Eyre di Charlotte Brontë.

Più in generale, quindi, possiamo definire romanzo di formazione la storia dell’evoluzione di un personaggio verso una sua maturità. Una crescita personale narrata attraverso gli episodi più intimi, drammatici anche, che lo hanno trasformato.

Il romanzo di formazione viene dunque a raccontare il vero viaggio del protagonista, fisico ma soprattutto interiore e psicologico: è un immaginario arco di trasformazione di quel personaggio.

Esempi di romanzi di formazione

  • Candido di Voltaire
  • Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings
  • Le confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo
  • Martin Eden di Jack London
  • La montagna incantata di Thomas Mann
  • I Malavoglia di Giovanni Verga
  • L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

4 – Romanzo d’inchiesta

È una narrativa impegnata, in cui l’autore è di solito autodiegetico e racconta una storia basata in modo dettagliato su fatti reali. Lo scopo è di mettere in luce particolari problematiche sociali come crimini, guerra, povertà, corruzione, malasanità, ecc., e magari porre le basi per una loro risoluzione.

Con il romanzo d’inchiesta si fa informazione in modo diverso, raggiungendo pubblici differenti da quelli che leggono i quotidiani o guardano il telegiornale alla TV.

Prerogativa dei romanzi d’inchiesta è quindi l’assoluta fedeltà ai fatti avvenuti, contemporanei o storici, e una narrazione che li fa allontanare, in un certo senso, dal giornalismo d’inchiesta, che usa un altro linguaggio.

Anche Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni – dapprima un capitolo de I promessi sposi, poi pubblicato a parte – è considerato un romanzo-inchiesta.

Esempi di romanzi d’inchiesta

  • Il Popolo dell’abisso di Jack London
  • Journal of the Dead di Jason Kersten
  • ZeroZeroZero di Roberto Saviano

5 – Romanzo drammatico

Non è facile, credo, dare una definizione di narrativa drammatica. Di sicuro possiamo dire che al centro della storia deve esserci il dramma della persona o di una famiglia o comunque di un gruppo di persone. Ma anche un romanzo basato sulla strage degli elefanti in Africa per prenderne le zanne per me è una storia drammatica.

Siamo comunque in presenza di storie serie, con un problema da affrontare come punto cardine della trama. L’emozione gioca un ruolo importante.

La difficoltà principale di avere una definizione precisa di romanzo drammatico sta nei tanti pareri contrastanti, forse in primo luogo a causa dei temi trattati. Sia il dizionario Treccani sia Wikipedia ne danno una definizione per esclusione, elencando tutti gli elementi che non possono essere presenti, o almeno non in modo preponderante, in una storia drammatica.

Esempi di romanzi drammatici

  • Sleepers di Lorenzo Carcaterra
  • Un gelido inverno di Daniel Woodrell
  • Prima e dopo di Rosellen Brown

6 – Romanzo epistolare

Facile capire che sia un romanzo narrato grazie a una serie di lettere scritte dai vari personaggi o anche dal solo protagonista. Per “epistolare” oggi si intende comunque un significato molto più ampio, includendo anche messaggi scritti a penna, stampe, trascrizioni da registrazione (vedi Dracula), messaggi radio, email, post di blog, ecc. Insomma tutto ciò che si può trascrivere o stampare.

Qual è il vantaggio di scrivere un romanzo epistolare? Dare più realismo alla storia, innanzitutto, e offrire al lettore un contatto più intimo con i personaggi.

Il primo romanzo epistolare della storia si attribuisce a Diego de San Pedro con il suo Carcere d’amore del 1485: le lettere inserite nel testo sono predominanti rispetto alla narrazione.

La narrativa epistolare viene suddivisa in 3 tipologie:

  1. monologica: lettere e documenti di un solo personaggio
  2. dialogica: lettere e documenti di due personaggi
  3. polilogica: lettere e documenti di 3 o più personaggi

The Closeness That Separates Us, pubblicato nel 2013 da Katie Hall e Bogen Jones, sembra essere l’ultimo romanzo epistolare, scritto in gran parte come uno scambio di email fra due amanti.

Esempi di romanzi epistolari

  • Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo
  • Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley
  • Dracula di Bram Stoker
  • Storia di una capinera di Giovanni Verga
  • I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe

7 – Romanzo filosofico

Ossia la narrativa che contiene temi normalmente discussi dalla filosofia. Ma che significa? Usare la storia come “scusa” per raccontare (o solo per riflettere su) gli aspetti più complessi della vita e della realtà.

Anche in questo caso non esiste una definizione comunemente accettata di romanzo filosofico e forse non potrebbe mai esserci. In fondo, quale scrittore non inserisce, in un modo o nell’altro, le proprie idee nelle sue storie? Quale scrittore non usa la propria narrativa per sondare l’animo dell’uomo o cercare risposte sull’esistenza? Credo comunque che l’aspetto filosofico della storia debba essere dominante sul resto.

Esempi di romanzi filosofici

  • La nausea di Jean-Paul Sartre
  • Lo straniero di Albert Camus
  • Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust

8 – Romanzo psicologico

In questo tipo di narrativa si punta l’attenzione sull’intimità dei personaggi. Le tecniche più usate sono il flusso di coscienza, il flashback e i monologhi interiori. All’autore non interessa l’azione, ma i motivi che stanno dietro l’azione.

Ne consegue che il romanzo psicologico ha dietro un gran lavoro di caratterizzazione dei personaggi, poiché l’autore deve riprodurre i loro stati d’animo, le loro emozioni e frustrazioni, i loro pensieri e sentimenti.

La storia non è distinta nei classici 3 atti, ma piuttosto in una serie di avvenimenti contemporanei e passati, anche scollegati fra loro. Non c’è un ordine cronologico, ma un ordine psicologico, se possiamo chiamarlo così, dipendendo dai ricordi, dalle riflessioni, dai sogni, dalle associazioni mentali dei personaggi.

Esempi di romanzi psicologici

  • L’uomo senza qualità di Robert Musil
  • La coscienza di Zeno di Italo Svevo
  • Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello
  • Il processo di Franz Kafka

9 – Romanzo sociale

Apparsa nel XIX secolo, la narrativa a sfondo sociale, definita anche narrativa di problemi sociali e narrativa di protesta sociale, raccoglie storie in cui primeggiano, come si intuisce, problemi legati alla società come i pregiudizi razziali, di classe o di genere.

Si parla anche di romanzi a tesi, romanzi propaganda, romanzi industriali, romanzi della classe operaia. Ultimamente sono apparsi romanzi sulle problematiche degli adolescenti.

In base ai problemi trattati il romanzo sociale ha un suo preciso intento: nella letteratura di protesta sociale si ipotizza un cambiamento sociale, una rivoluzione culturale.

Esempi di romanzi sociali

  • Le avventure di Oliver Twist di Charles Dickens
  • Germinal di Émile Zola
  • La madre di Maksim Gor’kij
  • Fontamara di Ignazio Silone
  • Il tallone di ferro di Jack London

10 – Romanzo umoristico

E per concludere un po’ di sane risate. La narrativa umoristica racconta una parodia della realtà. Il romanzo umoristico deve divertire il lettore ma facendolo riflettere su alcuni aspetti della vita quotidiana.

Si discosta quindi dal romanzo comico propriamente detto, che ha invece l’unico scopo di divertire. Pensiamo ai romanzi di satira sociale, per esempio: il lettore si diverte leggendo, ma coglie fra le righe il messaggio dell’autore.

Un esempio di romanzi umoristici sono senz’altro quelli della serie su Don Camillo scritti da Giovannino Guareschi. Si tratta di storie sulla vita quotidiana dell’epoca, ma parlare di un prete e un sindaco comunista dà all’autore parecchi stimoli per creare situazioni divertenti.

Esempi di romanzi umoristici

  • Zio Fred in primavera di P. G. Wodehouse
  • Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome
  • A me le guardie! di Terry Pratchett
  • Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams
  • Il giornalino di Gian Burrasca di Luigi Bertelli

E dopo questo breve viaggio nei romanzi al di fuori dei generi letterari – anche se qualcuno non sarà d’accordo con questo mio pensiero – passo la parola a voi: come li considerate? E che altro tipo di narrativa potete segnalare che si discosti dai vari generi?

30 Commenti

  1. Ivano Landi
    5 maggio 2016 alle 07:31 Rispondi

    Mi viene in mente un solo esempio sul momento. Anche il Realismo magico, secondo me, non può essere considerato un genere vero e proprio ma una forma di mainstream, sotto il cui ombrello si possono raccogliere opere diverse tra loro come “La metamorfosi” di Kafka o “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov (per citare due libri che ho letto).
    I veri generi, sempre secondo me, sono quelli che hanno finito con il tempo per assumere i connotati di una produzione seriale e non a caso finiscono il più delle volte per essere proposti attraverso periodici: Urania, Giallo Mondadori, Segretissimo, Harmony ecc.

    • Daniele Imperi
      5 maggio 2016 alle 10:27 Rispondi

      Concordo sul realismo magico. Più che produzione seriale, secondo me, i veri generi sono definiti da alcune regole di base, meno visibili o assenti nei romanzi che abbiamo citato.

  2. PADES
    5 maggio 2016 alle 08:43 Rispondi

    Classificazione molto interessante. Quelli che mi attirano di più sono i romanzi psicologici e quelli epistolari, che sembrano distanti tra loro (i primi con punti di vista “interiori”, i secondi che guardano “dall’esterno” la storia), ma accomunati dal fatto che la storia non viene sempre raccontata direttamente, deve essere ricostruita dal lettore. Il post mi ha fatto pensare, e mi sono convinto ancora di più che mi piacciono i romanzi che non raccontano, ma che ti devi raccontare. In questi romanzi la struttura è fondamentale.

    • Daniele Imperi
      5 maggio 2016 alle 10:29 Rispondi

      A me i romanzi epistolari piacciono molto. Quelli psicologici non mi attirano molto.
      Quali sono i romanzi che non raccontano?

      • PADES
        5 maggio 2016 alle 12:04 Rispondi

        Mi sono espresso male, hai ragione. Ad esempio una raccolta di lettere o scambio di messaggi che non ci raccontano dove e perché sono stati scritti, il contesto e magari anche i protagonisti te li devi immaginare leggendo le lettere. Un romanzo epistolare è più di altri un generatore di storie nel senso che ognuno lo può leggere in maniera diversa perché non racconta del tutto cosa ci sia dietro. Dire che “non raccontano” è un po’ estremo, lo so… anche perché alla fine un racconto viene fuori. :-)

        • Daniele Imperi
          5 maggio 2016 alle 12:32 Rispondi

          Ho capito. Non ricordo ora bene Dracula, però ricordo che non ho faticato a immaginare le scene, quindi in qualche modo erano state descritte, così come si capivano bene i personaggi.

  3. Alessandro C.
    5 maggio 2016 alle 16:51 Rispondi

    Non sono mai stato in grado di riconoscere con certezza un genere, ma suppongo che oggi le opere tendano a essere più “trasversali” che in passato.
    Tra l’altro, il genere “romanzo epistolare” viene riconosciuto dalla forma (storia, appunto, fatta di lettere) quello psicologico dal contenuto, quello umoristico anche e soprattutto dal registro utilizzato. Ma se scrivessi un epistolare che fa morire dal ridere? E poi, siamo sicuri che ci sia, per esempio, sempre una netta distinzione tra filosofia e psicologia?

    Quando mi son trovato a dover scegliere solo due categorie per il mio romanzo, non sapevo che pesci prendere. E’ una distopia, è umoristica, contiene elementi indubbiamente fantasy (dal punto di vista del marketing in effetti è un disastro: la “nicchia” di fatto non esiste).

    • Daniele Imperi
      6 maggio 2016 alle 06:10 Rispondi

      Anche secondo me oggi molte opere sono più trasversali. Alcune volte non riesco a dire a quale genere appartenga il romanzo che ho letto.
      L’epistolare, appunto, è definito dalla struttura e dal tipo di narrazione, quindi potresti scrivere un romanzo fantasy epistolare, come Stoker ha scritto un horror epistolare.
      Il problema di Amazon, e di molte librerie online, è proprio la categorizzazione dei libri. Il mio l’ho trovato in Manuali di scrittura, ma non è per niente un manuale di scrittura, e sta anche sotto Programmazione, ma non c’entra nulla coi linguaggi di programmazione.

  4. Fabio Amadei
    5 maggio 2016 alle 21:03 Rispondi

    Nei romanzi umoristici metterei “La famiglia che perse tempo” di Maurizio Salabelle e “La Valle dei ladri” di Ermanno cavazzoni. Due autori poco conosciuti ma originali, dallo stile stralunato, paradossale e fantasioso.

    • Daniele Imperi
      6 maggio 2016 alle 06:11 Rispondi

      Non li conosco. Tra gli umoristici se ne possono inserire molti, ho scelto quelli che avevo letto o che conoscevo bene.

  5. SHADE
    6 maggio 2016 alle 10:27 Rispondi

    Bel post! Di solito i romanzi extra-genere sono quelli che preferisco – a parte i gialli/thriller). E se più tipi diversi si mescolano fra loro (cosa che succede quasi sempre) è ancora meglio. Ad esempio, una percentuale di filosofia – a vari livelli – credo si possa rintracciare un po’ in tutti i romanzi, compresi quelli cosiddetti “di genere”.
    Anch’io sono spesso in disaccordo sulle categorizzazioni operate dalle librerie online, e anche da quelle fisiche.
    Riflettevo poi sul fatto che il tipo “d’appendice” è la classificazione più effimera e contingente, nel senso che ha validità solo al momento della prima edizione di un romanzo, dopo (se l’opera sopravvive) chi se lo ricorda più?…

    • Daniele Imperi
      6 maggio 2016 alle 10:52 Rispondi

      Grazie :)
      Anche a me piacciono i romanzi con più generi mescolati. Sull’appendice hai ragione, sono chiamati così solo perché stavano in quelle riviste. In effetti è una classificazione che ha validità solo in un periodo limitato di tempo.

  6. Gabriele
    6 maggio 2016 alle 22:49 Rispondi

    Non ho mai posto molta attenzione al genere di un romanzo, se per genere intendiamo la categoria sotto la quale possiamo trovarlo nelle diverse librerie. Forse perché, alla fine, leggo un po’ di tutto.
    Come hanno detto in molti, ormai qualsiasi romanzo abbraccia, o può abbracciare, più categorie. Allora è possibile trovare, in un romanzo psicologico, elementi drammatici, umoristici, dove si affrontano temi sociali o filosofici. Mi viene in mente, uno su tutti, I miserabili: lì si può davvero trovare di tutto e sinceramente non saprei sotto quale categoria metterlo (anche se ho visto che tu l’hai inserito sotto “Romanzi di Appendice” per il fatto che nacque così).
    Però forse una sorta di classificazione generale è necessaria, sia per il lettore, sia per l’autore e, alla fine, anche per chi deve venderlo quel romanzo.

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2016 alle 05:24 Rispondi

      Più che categoria, io intendo proprio il genere letterario. Anche se a volte non è facile individuarlo. Leggo anche io un po’ di tutto e raramente sento il bisogno di leggere un romanzo di un preciso genere.
      “I miserabili” lo metto fra i classici, così non ho problemi :D
      Sì, l’ho messo fra quelli d’appendice per quel motivo, molti romanzi sono nati come romanzi d’appendice.
      La classificazione è necessaria perché ne abbiamo bisogno noi per avere una visione d’insieme del libro, secondo me. L’uomo cataloga sempre.

  7. Elena
    9 maggio 2016 alle 05:43 Rispondi

    Ciao Daniele, non so se è questo il post monumentale a cui stai lavorando da tempo ma é senza dubbio uno sforzo notevole. Devo però convenire con Alessandro a proposito di trasversalità. In effetti, a partire da molti dei titoli esemplificativi del post, oggi molti romanzi fanno fatica ad essere incasellati in un romanzo-tipo.
    Il cross over, oggi come ieri, è spesso la chiave attraverso cui uno scrittore assume più stili e strutture di racconto per esprimere al meglio la complessità della sua storia. Voglio dire che scrivere un romanzo è una delle più alte espressioni di libertà per noi autori ed anche per i lettori. Gli autori sono liberi di superare schemi e schematismi, i lettori di leggere o no il nostro lavoro.
    La libertà non può essere schematizzata. Chiudo con una nota personale : quando ho terminato il mio romanzo tutti hanno cominciato a definirlo: autobiografico, semi autobiografico, di formazione qualcuno persino di appendice, sociale ecc.
    Io ho sempre sostenuto che si tratta solo di una storia. Una storia non di schemi ma di emozioni, sentimenti, personaggi. E i personaggi come le persone cambiano, evolvono, raccontano tratti di sé osicologici, sociali, affettivi. La nausea è un romanzo psicologico ma anche autobiografico e assolutamente una denuncia sociale. Per esempio.

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 06:38 Rispondi

      Ciao Elena, no, non è questo il post monumentale, questo rispetto a quello che sto scrivendo rappresenta forse un decimo :D
      Interessante la questione del cross-over e della libertà dell’autore: forse mi ispira un post.
      Un romanzo di formazione ha un carattere ben preciso. Il tuo romanzo lo rispecchia?
      Idem per l’appendice.

  8. elena
    9 maggio 2016 alle 08:01 Rispondi

    Ummisignur, allora aspettiamo il monumento! :)
    Per quanto riguarda il mio romanzo, sì, secondo me lo rispecchia. Ma volutamente è un’evoluzione che non è portata a compimento. Questa è una scelta , è ovvio. La vita ha tempi di maturazione che passano anche attraverso lunghi momenti di pausa…e forse a volte si compiono anche alcuni passi indietro.
    Sono felice di averti dato una possibile idea, l’argomento è interessante, magari lo tratterò anche io, anche se non dal punto di vista della scrittura.
    E l’idea di pubblicare su un blog un romanzo “a rate” mi diverte moltissimo, ma non so se il mio editore sarebbe d’accordo.
    Vorrei invece sapere cosa pensi di una eventuale pubblicazione on line di stralci di un nuovo romanzo che sto ultimando, oppure di costituire delle vere e proprie puntate.
    So cosa pensi di editori ecc. I sono stra stufa, anche di organizzare presentazioni. E sto cercando un modo nuovo di arrivare al pubblico, senza passare da questi trita -autori che sono le case editrici…..

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 08:25 Rispondi

      Riguardo agli stralci del romanzo, a me non interessa pubblicarne, non ne vedo l’utilità. E non leggo quelli altrui, non mi incuriosiscono, neanche se lo facesse qualche autore che mi piace. Sono al di fuori di un contesto e quindi non riuscirebbero a catturarmi. Ma è un parere personale, ovvio.

    • Gabriele
      9 maggio 2016 alle 09:38 Rispondi

      L’idea è molto bella Elena ma non so quale risposta ci possa essere da un eventuale pubblico. Il primo problema che mi viene in mente potrebbe essere quello dall’attesa. Tu riusciresti, se stai leggendo una storia che ti piace, ad aspettare la prossima uscita?
      Credo che l’esperimento di pubblicare qualcosa a puntate su un blog possa servire, più che altro, all’autore…una sorta di impegno preso del quale si deve rispondere.
      Mi fermo qui per non andare troppo off topic…

  9. elena
    9 maggio 2016 alle 10:11 Rispondi

    Mi avete convinta…. :)
    Poi a dirvi la verità, sul blog mi piace scrivere altre cose, come penso capiti a tutti…. e visto che si parla di libertà…. : ) Grazie per le risposte

  10. monia74
    9 maggio 2016 alle 10:18 Rispondi

    Sui generi si è detto tanto e di tutto. Per come la vedo io, tu hai elencato semplicemente altri 10 generi letterari. Se un romanzo è drammatico non ha bisogno di altre definizioni, idem se è umoristico… :)

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 10:30 Rispondi

      Non tutti quelli che ho elencato si possono definire generi, però, come il romanzo d’appendice. Ma anche l’umoristico: ho segnalato romanzi umoristici di fantascienza, per esempio.

  11. Chiara
    9 maggio 2016 alle 11:35 Rispondi

    Post veramente molto interessante, che ho letto tutto d’un fiato. Anche io, come altri lettori, all’inizio mi sono chiesta: ma perché queste tipologie di romanzi non possono essere considerati generi? Poi, ho capito il tuo ragionamento. Mi rendo conto però che molti editori tendono comunque a voler classificare le opere entro un genere ben preciso: esistono, per esempio, molti thriller atipici, in cui la critica sociale domina sull’azione.
    Io sto scrivendo un romanzo di formazione che è anche un po’ sociale e molto drammatico: come la mettiamo? :D

    • Daniele Imperi
      9 maggio 2016 alle 11:55 Rispondi

      Grazie :)
      Per quanto riguarda la prima domanda, il romanzo d’appendice si chiama così solo perché veniva pubblicato a puntate alla fine di una rivista, quindi non può essere considerato un genere.
      Neanche il romanzo epistolare, perché si chiama così in virtù della sua struttura: una serie di lettere e messaggi di vario tipo.
      Il tuo romanzo è un mainstream postmoderno, avevi detto, mi pare, no? :)

  12. Chiara
    9 maggio 2016 alle 15:37 Rispondi

    Sì, è un mainstream, infatti non posso catalogarlo in alcun genere. Però leggendo il tuo articolo ho rivisto alcuni degli elementi menzionati, proprio perché non si tratta di “generi”. Il percorso di formazione c’è di sicuro, visto che il protagonista è seguito per una quindicina d’anni. C’è anche la drammaticità. La critica sociale invece è mascherata, non si tratta certo di un’opera di denuncia, però alcuni temi importanti (specialmente il precariato) subentrano, per quanto in punta di piedi. Di post-moderno più che la struttura (ci sono due time-line parallele e incrociate, ma non una vera e propria destrutturazione) c’è lo sguardo, nonché il modo di gestire personaggi e ambientazioni. La postmodernità entra nell’opera più come corrente sociologica, che non letteraria. :)

  13. CogitoErgoLeggo
    9 maggio 2016 alle 17:51 Rispondi

    Ho scritto per anni romanzi psicologici e romanzi di formazione, per cui mi viene naturale classificarli come generi a tutti gli effetti.
    I romanzi epistolari mi annoiano un po’. Ho letto “destinatario sconosciuto”, “i dolori del giovane Werther” e “ragazzo da parete”. Ho letto anche “lettera al padre” che però, se non ricordo male, è composto da una sola lettera.
    Se penso ai libri che ho letto, ce ne sono molti che, pur avendo un genere d’appartenenza, potrebbero essere classificati anche come romanzi drammatici.
    Le autobiografie mi piacciono un sacco, a patto che il narratore sappia tener viva l’attenzione e che non mi risulti sgradevole. In questo periodo sto leggendo “il giro del mondo di un navigatore solitario”, di Joshua Slocum. L’autore fa tenerezza e, quando narra le sue vicissitudini, si concede sempre un filo di ironia che non guasta mai.
    Il romanzo umoristico, invece, non lo reggo. “Guida galattica per autostoppisti”, letto perché consigliato dal mio docente di linguaggi di programmazione in università, mi ha fatto calare la palpebra più volte. Stessa cosa per “tre uomini in barca”. Letto in seconda media, ricordo solo una maledetta ananas in scatola che non voleva saperne di aprirsi (da allora porto sempre con me un apriscatole, quella vicenda mi ha segnata per sempre).

    • Daniele Imperi
      10 maggio 2016 alle 06:12 Rispondi

      “Guida galattica per autostoppisti” l’ho abbandonato dopo 20 pagine, mi pare. Dei romanzi umoristici ho apprezzato Wodehouse. Ma in genere non piacciono neanche a me. E infatti non sopporto neanche le commedie al cinema, specialmente se americane, che non capisco e non mi fanno ridere.

  14. Luisa
    30 maggio 2016 alle 01:18 Rispondi

    Questo post è molto interessante non sapevo vi fossero così tante distinzioni di genere, però, questo mi ha confuso le idee, perchè si direbbe che dentro il manoscritto che ho terminato vi sono almeno cinque più due che non hai elencato, quindi come considerarlo? Ho forse “fatto un’insalata russa” :-) Riguardo l’argomento invece, dopo un giro in alcune librerie molto fornite,mi è stato detto che nessuno ha ancora scritto romanzi su quel determinato argomento e scherzosamente mi è stato suggerito di scriverlo, naturalmente ho risposto: già fatto :-) .Certo questo è solo l’inizio perchè come noto in questo blog, il passo successivo è la ricerca di quelle persone adatte a trasformare un racconto in un libro. Chissà che riesca a trovare collaboratori quì tramite questo blog?

    • Daniele Imperi
      30 maggio 2016 alle 07:49 Rispondi

      Cinque più due generi? Quali sono?

  15. luisa
    30 maggio 2016 alle 12:30 Rispondi

    Anzi sei, dei dieci che hai elencato : biografico e autobiografico – di formazione- d’inchiesta – filosofico -psicologico- sociale- più una sotto storia di amicizia che si trasforma…e un pizzico di erotismo velato.
    Penso ci sia un mixer di “ingredienti” che hai catalogato come genere, ma è possibile che mi sbaglio…solo un attento lettore potrà dirmi che genere realmente è :-)

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