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Cosa può imparare uno scrittore dai romanzi per ragazzi

Romanzi per ragazzi

Con le storie per ragazzi non sbagli mai. Se non so che leggere, se non voglio letture un poʼ pesanti e impegnate, allora mi butto sulla letteratura per ragazzi.

Da poco ho terminato The Apprentices di Maile Meloy, seguito di The Apothecary. A breve leggerò Dreamlands di Geoff Rodkey, seguito del fantasy piratesco Deadweather and Sunrise, o La notte di Dracula di Max Polidoro, secondo romanzo della Squadra dellʼImpossibile.

Presto tornerò a parlare della letteratura per bambini e ragazzi e della sua importanza. È una sorta di approfondimento iniziato con lʼintervista allo scrittore Angelo Petrosino su come scrivere storie per i più piccoli.

Ma oggi vedrò lʼutilità di questa letteratura per uno scrittore, anche se scrive romanzi per adulti.

Il titolo comprensibile: una promessa per il lettore

Sì, se cʼè una cosa che apprezzo molto nelle storie per ragazzi è proprio il titolo del romanzo. Nessuna filosofia, nessuna poesia, ma solo logica. Una logica che forse sta alla base della comunicazione per un pubblico di minori.

In tutti i romanzi per ragazzi che ho letto il titolo rappresentava la promessa fatta al lettore: “io parlerò di questo”, sembrava suggerire. Deadweather and Sunrise parlava proprio di Deadweather e Sunrise, due isole. Divergent di Veronica Roth parlava dei divergenti, così come Cacciatori di tesori di James Patterson parlava di… beh, immaginatelo.

Non dico che nelle storie per adulti i titoli siano sempre incomprensibili. Lʼatlante delle nuvole di David Mitchell non poteva avere un titolo differente. I pilastri della terra è azzeccato, secondo me.

Cʼè però una certa letteratura che punta su titoli poetici, che evocano sensazioni soltanto nellʼautore, secondo me, quando un titolo dovrebbe invece far vibrare lʼanimo dei lettori o comunque incuriosirli.

Giorni fa ho accennato a Lʼinsostenibile leggerezza dellʼessere: ecco un titolo che non è una promessa, per me, un titolo che non attira la mia curiosità, come un Vaʼ dove ti porta il cuore, libro che non leggerò mai. Sono allergico a libri del genere.

I personaggi e unʼattenta caratterizzazione

Un altro elemento che trovo ben curato nei romanzi per ragazzi sono i personaggi: non ho mai avuto difficoltà a individuarli nella storia, a immaginarli, a vederli come persone reali. Tom Sawyer e Huck Finn dei romanzi di Mark Twain sono un chiaro esempio di perfetta caratterizzazione del personaggio, come anche il nostro Pinocchio.

Non ci sono personaggi simili tra loro, ma ognuno ha una sua identità e individualità. Forse i nemici, i cattivi di turno, sono stereotipati – non potrebbe essere diversamente, anzi – ma comunque ben piazzati nella storia.

In Five on a Treasure Island di Enid Blyton i nemici hanno degli obiettivi, non sono messi lì come semplici ostacoli per i protagonisti. Anche in Pinocchio il Gatto e la Volpe sono personaggi subdoli, i primi cattivi e i primi ostacoli che incontra il burattino.

Il ritmo della narrazione

Non mi sono mai annoiato a leggere storie per ragazzi, tutto accade quando deve accadere e finisce quando deve finire. La storia, in breve, ha un suo ritmo, mantiene lʼattenzione del lettore senza farlo desistere.

Non si tratta di scrivere storie dal ritmo incalzante, non è necessario. In Tom Sawyer non ricordo qualcosa che incalzava, né in altri romanzi letti. Cʼè però un ritmo costante, nessuna caduta di tono, nessun rallentamento.

È chiaro che tutto dipende dal fatto che il lettore è un bambino o un ragazzo, quindi più incline ad annoiarsi, ma ci sono adulti, come me, che si annoiano per molto poco.

La struttura a tre atti

Ovvero inizio, sviluppo e fine. Riuscite sempre a individuare questo schema nei romanzi che leggete? Io no. Cʼè qualcuno che sostiene che una storia non debba per forza seguire questa struttura. E quale, allora?

Nel romanzo Lʼatlante delle nuvole la struttura è quella del sestetto (A, B, C, D, E, F, E, D, C, B, A), sei storie collegate fra loro, ma ogni storia ha un suo inizio, uno sviluppo e una conclusione.

Forse nei romanzi per ragazzi questa struttura è più evidente, ma ci ricorda che una storia va conclusa, che non possiamo lasciare il lettore con la domanda “e allora?”, ma dobbiamo soddisfarlo.

Ci sono stati romanzi in cui non ho nemmeno intravisto i tre atti, come se ce ne fosse stato uno solo, un continuo inizio senza arrivare al dunque.

Da adulti si perde il senso delle storie

Ci si lascia andare alle sensazioni, si punta sullo stile, si tratta magari una problematica, ci si dimentica della bellezza della storia in sé, del raccontare, della narrazione come puro intrattenimento.

A me piace vedere la scrittura in questo modo, per me la narrativa è puro divagamento nella fantasia, ecco perché apprezzo la letteratura per ragazzi, perché sono convinto che ci possa insegnare molto, che sia la chiave per scrivere buone storie.

Leggete romanzi per ragazzi?

Secondo voi si possono trarre insegnamenti da queste letture?

40 Commenti

  1. Serena
    1 aprile 2015 alle 07:44 Rispondi

    LA STRUTTURA! SI PUO’ IMPARARE LA STRUTTURA! :D
    La struttura in tre atti :D Lo hai scritto per me, questo post? Cominciamo proprio da questo: no, non è sempre riconoscibile al primo colpo. Per riconoscere qualcosa devi sapere che esiste, che cos’è e più o meno come funziona, e le principali variazioni sul tema. Per esempio Larry Brooks, nel suo best seller “Story Engineering”, divide il secondo atto in due parti, quindi alla fine in tutto sono quattro. Comunque la struttura in tre atti è qualcosa di estremamente naturale, e… e adesso sembra che faccia autopromozione, ma in realtà è che a questo post ho praticamente già risposto ieri o un paio di giorni fa, ti ricordi, nel nostro dialogo sulle regole della scrittura, dove ti rimandavo all’articolo che ho scritto per il blog del laboratorio di scrittura. Mi hai detto che lo leggerai e ti ho quasi creduto :P ma a questo punto se hai tempo facci davvero un giro, sembra scritto proprio per risponderti. E in quel pezzo, fra l’altro, utilizzavo proprio come esempio la scomposizione di una storia per ragazzi che io adoro, Dragon Trainer, dove i punti di trama sono evidenti, gli atti divisi in modo chiaro, e quindi va benissimo come “esercitazione”. Quella scomposizione l’ho inviata al sito di Katie Weiland, che forse conosci: la Weiland sta creando, con l’aiuto dei suoi lettori, un database di storie e film suddivisi nei tre atti. Ti lascio il link: http://www.helpingwritersbecomeauthors.com/story-structures/ perché credo possa interessare a tutti, e la scomposizione di How to train your Dragon l’ho fatta io :D. Comunque, per riconoscerla si fa un po’ di allenamento, e nel database di materiale per allenarsi ce n’è a tonnellate.
    Nei romanzi mainstream/letterari può essere più difficile riconoscere la struttura, dipende dalla complessità dell’intreccio, dalla presenza di sottotrame e quante, ma a mio parere, trattandosi di qualcosa di naturale, una struttura sotto la riconosci sempre.
    …e adesso devo andare a colazionare, vestire e portare a scuola la prole, e un po’ ti odio perché le cose da dire sono tante, perché io mi sono letta Harry Potter a quaranta e fischia (ammesso che lo si possa definire “per ragazzi”), riletta Tom e Huck, e neanche loro sono del tutto per ragazzi, perché Tom è il più adorabile bastardo letterario del profondo sud, meglio ancora di Rhett Butler, e porcavacca adesso devo proprio andare XD. Ciao Daniele, grazie mille perché mi fai iniziare così le giornate! Mi sa che comunque ci ripasso, di qua, è un post strapieno di provocazioni, per me :)

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:32 Rispondi

      Sì, l’ho scritto per te :D
      Il secondo atto è infatti più lungo degli altri due e ho visto anche io in qualche grafico che era diviso in due.
      Non ho ancora letto quel post, ma lo farò oggi e te ne darò la prova :)
      Non conoscevo la Weiland.
      Non ricordavo Tom Sawyer come un bastardo, però.

    • LiveALive
      1 aprile 2015 alle 13:41 Rispondi

      In realtà sono abbastanza sicuro che l’analisi della struttura come è fatta là sia solo una intellettualizzazione che, a forzare, si può fare con tutto (per il motivo spiegato nel mio commento). Ma credere che sia una realtà assoluta, che ogni testo ha davvero quella struttura, è limitante per l’analisi. Non credo che sia giusto analizzare con quella struttura molti dei racconti di Giulio Mozzi, così come è difficilmente applicabile a certi testi di Aldo Busi, o di Von Kleist. Ci sono poi modelli di racconto-monologo, totalmente introspettivi, che quella struttura non la hanno per forza, così come non la hanno gli anti-romanzi, che vivono proprio distruggendo la struttura narrativa, avvicinandosi molto a certi romanzi senza ibtreccio

      • Daniele Imperi
        1 aprile 2015 alle 13:53 Rispondi

        Racconti-monologo introspettivi e anti-romanzi, allora, non credo facciano per me. Non andrei oltre le due tre pagine.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 14:12 Rispondi

      Rettifico: conosco la Weiland, ho appena ricevuto la sua newsletter, che parla proprio del database sulla struttura della storia :D
      La mia menoria fa scherzi da parecchio…

  2. Giuse Oliva
    1 aprile 2015 alle 08:03 Rispondi

    Ciao, si` leggo tantissimo i libri per ragazzi e come dici tu, la struttura in tre atti e` molto ben riconoscibile. Sono letture piacevoli e scorrevoli e anche se alcuni, non li darei in pasto proprio ai piu` piccoli, per le loro tematiche.
    Amo scrivere in tre atti, saro` retro` e antica, ma non saprei progettare una storia differentemente, tra l’altro aborro i finali aperti e sono convinta che ogni storia meriti la parola fine.

    Il discorso sul titolo e` un altro paio di maniche, l’altro giorno ne discutevo con un amico fumettista. Lui, come te, difendeva la necessita` che il titolo fosse una promessa al lettore, che facesse capire in un unico colpo di cosa trattasse il libro… io non la penso cosi`. Ho letto libri bellissimi dove i titoli erano impressioni o evocazioni. Non trovo la necessita` pratica di scrivere un titolo del genere, forse per marketing si`, ma e` un discorso a parte.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:34 Rispondi

      Quali romanzo non faresti leggere ai più piccoli?
      Sulla questione del titolo si può discutere all’infinito. Forse dipende dal tipo di lettore, ognuno di noi è attratto da un certo di comunicazione e percepisce i titoli a modo suo.

      • LiveALive
        1 aprile 2015 alle 13:35 Rispondi

        Io non farei mai leggere a mio figlio La Mia Vita Segreta, dell’anonimo vittoriano!

        • Daniele Imperi
          1 aprile 2015 alle 13:51 Rispondi

          Non credo sia un libro per ragazzi quello :)

          • LiveALive
            1 aprile 2015 alle 13:56

            Probabilmente no… XD

      • Giuse Oliva
        1 aprile 2015 alle 20:53 Rispondi

        Tipo Harry Potter lo darei in pasto in base all’eta`.
        Mi spiego il primo volume ha un target decisamente infantile, perche´ il pargolo ha 13 anni, mentre negli altri la storia si ispessisce, approfondisce e in qualche modo cresce. Gli ultimi volumi sono decisamente per un pubblico piuˋ grande, tipo 16/17enni.
        La saga di Eragon, stessa cosa come prima. Hunger games… beh la tematica non e` per nulla leggera. Quando vado in biblioteca vedo romanzi young adult spacciati per letture leggere… insomma bello leggere, ma e` bello scroprire le cose piano piano… poi saro` strana io :P

        • Daniele Imperi
          2 aprile 2015 alle 08:16 Rispondi

          Sì, il primo romanzo di Harry Potter è abbastanza diverso dagli altri. Anche molto più breve. Eragon non è scritto da un ragazzino?
          YA significa adolescente, quindi siamo agli inizi delle superiori. Una volta a quell’età si leggeva ben altro. A me hanno fatto leggere l’Adelchi a 14 anni :)

  3. barbara
    1 aprile 2015 alle 08:40 Rispondi

    Articolo semplice e chiaro, non potrei essere più d’accordo con te. I romanzi per ragazzi sono, in molte occasioni, perfettamente strutturati ed equilibrati. Esempi lampanti di come andrebbe scritta una storia.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:37 Rispondi

      Ciao Barbara, benvenuta nel blog.
      Credo che quei romanzi siano studiati appositamente per un pubblico di minori, quindi la struttura in 3 atti deve essere chiara. Così come le storie sono equilibrate, come dici. Ma cosa cambia da adulti? Devo essere costretto a trovare io il nesso in una storia?

  4. MikiMoz
    1 aprile 2015 alle 08:49 Rispondi

    Sono di quelli che pensano che si trae insegnamento anche dalla lettura di Chi sfogliato in sala d’attesa, quindi assolutamente sì.
    I romanzi per ragazzi che cerco di evitare sono quelli che mi paiono troppo pacchiani sin dalla confezione… li evitavo anche da bambino. In questo caso, sì, giudico il romanzo dalla copertina… ma anche la confezione vuole la sua parte :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:38 Rispondi

      Dalla lettura di Chi capisco come non si deve fare giornalismo, io :D
      Certo, non tutta la letteratura per ragazzi è buona. Io prima di leggerne uno prendo un po’ di informazioni online o vado sul sicuro con autori già provati.

      • MikiMoz
        1 aprile 2015 alle 14:44 Rispondi

        Esatto, leggere Chi serve anche a quello XD

        Moz-

  5. Chiara
    1 aprile 2015 alle 09:32 Rispondi

    Il mio compagno ha una sorellina che ha quasi vent’anni in meno di lui, quindi dodici, e quando era qui per le feste di Natale la accompagnai alla Mondadori a scegliere un libro. Optò per un romanzo intitolato “Voglio essere vento”, storia vera di una ragazzina la cui famiglia è vittima della mafia. A lei piacciono le storie sull’olocausto e su cosa nostra, non so come mai.
    Ma sai che l’ho letto anche io ed era fatto BENISSIMO? La struttura della storia era rispettata, i personaggi profondi, lo stile semplice ma non banale, apprezzabile anche non solo da un adulto in senso lato, ma da un adulto CHE SCRIVE, e che quindi ha la critica nel DNA. Forse al giorno d’oggi la qualità dei YA è addirittura più elevata di quella che si trova nei romanzi per adulti. Forse sarà per l’intento pedagogico, chissà.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:40 Rispondi

      Oddio, quelle storie non leggerei neanche adesso, anche se poi ho comprato alcuni libri sugli anni di piombo e la seconda guerra mondiale. Però non ho 12 anni :)
      Dipende dagli YA, però, non credi?

  6. Salvatore
    1 aprile 2015 alle 10:25 Rispondi

    Anch’io sono uno che si annoia facilmente. Tuttavia c’è una evoluzione da bambini, o ragazzini, ad adulti, no? Quindi il fatto che il titolo sia più surreale ci sta, risponde a certi gusti. Anche una trama meno lineare risponde a certe caratteristiche che divergono dai gusti infantili. :)
    Non ho più provato a leggere narrativa per ragazzini, ma credo mi annoierebbe.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:42 Rispondi

      Sì, certo un’evoluzione per forza. Certi titoli non attirerebbero magari ragazzini di 12-13 anni. Forse, in un certo senso, sono rimasto ragazzino :D
      Io leggo quei romanzi non solo perché mi piacciono, ma anche perché mi piacerebbe scrivere per quel pubblico.

      • Salvatore
        1 aprile 2015 alle 15:16 Rispondi

        Davvero ti piacerebbe scrivere narrativa per ragazzi? Be’, indubbiamente è un campo affascinante. E anche molto complicato. Tuttavia ti ci vedrei bene. ;)

        • Daniele Imperi
          1 aprile 2015 alle 15:18 Rispondi

          Sì, mi piacerebbe, ho qualche idea in cantiere, ma aspetto a iniziare a lavorarci. Perché mi ci vedresti?

  7. LiveALive
    1 aprile 2015 alle 10:52 Rispondi

    Anche Eco ha scritto qualcosa sui titoli. Effettivamente, il titolo cambia il modo in cui leggi il libro. Forse il problema di “l’insostenibile leggerezza dell’essere” è che è troppo concettuale, poco immaginativo.
    ***
    Il ritmo della narrazione è il motivo principale per leggerne. In genere sono più rapidi, come avevo scritto nel mio articolo sulla rapidità. Non è però caratteristica dei soli libri per ragazzi: anche l’Eneide ha quella rapidità. Se non piace ai ragazzi è perché la insegnano male. Il non apprezzare i promessi sposi da questo punto di vista invece è comprensibile.
    ***
    La struttura in tre atti è una conseguenza logica, è come una legge fisica: la storia dovrà iniziare da qualche parte, no? E poi gli eventi risponderanno al causa-effetto, no? E poi vorremo chiuderlo sto libro, no? …ci sono però storie molto particolari che non seguono lo schema (tipo gli antiromanzi, o certi romanzi-saggio: forse che sì forse che no, l’uomo senza qualità…), così come è evidente che non è obbligatorio rispettare la cosa in maniera più profonda, mettendo primo incidente, secondo, climax sempre così precisamente disposti (neanche Madame Bovary lo fa, e funziona meglio così).
    ***
    In genere i bei romanzi per ragazzi diventano anche romanzi per adulti, come quelli di Twain appunto. Ma l’interessante è chiedersi: perché quel romanzo che mi piaceva da ragazzo ora non mi piace più? O di contro: cosa ha che me lo fa piacere ancora? E quali sono le caratteristiche che un romanzo per adulti ha più di uno per ragazzi? E viceversa? Quali sono quelle caratteristiche del romanzo per ragazzi che piacciono anche agli adulti e possono essere riciclate? E quali caratteristiche tipiche del romanzo adulto si possono proporre anche ai ragazzi? …in genere abbiamo romanzi strutturalmente più complessi e “significativi”: lo stile e il senso profondo del contenuto non hanno forse valore estetico? …e così via.

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:47 Rispondi

      I primi due capitoli del libro di Kundera erano interessanti, poi la storia è diventata una storia d’amore noiosissima. Stesso discorso per Il lupo della steppa: quando si è trasformato in una storia d’amore, a me ha annoiato a morte.
      Vero quanto dici sulla legge fisica della struttura a 3 atti. Cosa sono gli antiromanzi?
      Forse, se un romanzo per ragazzi continua ancora a piacere e piace anche agli adulti, significa che è una storia per tutte le età.

      • LiveALive
        1 aprile 2015 alle 13:55 Rispondi

        Gli antiromanzi sono quei testi che distruggono la normale struttura narrativa, disperdendo gli eventi in un ordine non cronologico (e a volte proprio non logico XD). Oppure sono quelli che rinunciano alla narrazione, e “affrescano”. Ma questi sono più difficili da individuare: il forse che sì è dichiaratamente un antiromanzo, ma secondo me non lo è perché ha una conclusione troppo netta; per me piuttosto lo è il gattopardo, ma molti non saranno d’accordo.

  8. Tenar
    1 aprile 2015 alle 13:17 Rispondi

    A me piacciono un sacco i romanzi per ragazzi e/o con protagonista ragazzi.
    Se fatti bene li trovo perfetti per tutti. Non mi piace invece la definizione “scrittore per ragazzi” in termine limitativo, come a dire che a scrivere cose serie non sei bravo…

    • Daniele Imperi
      1 aprile 2015 alle 13:50 Rispondi

      Tutti i romanzi per ragazzi che ho letto avevano dei ragazzi per protagonisti. Non credi debba essere una sorta di regola? Il ragazzo si immedesima meglio nel protagonista. Quali hai letto in cui c’erano adulti come protagonisti?
      Concordo sul concetto di scrittore per ragazzi come termine limitativo: è vero il contrario, è a scrivere per ragazzi che è più difficile che scrivere per gli adulti.

      • Tenar
        1 aprile 2015 alle 17:22 Rispondi

        Ai miei tempi Verne, Salgari e Dumas padre passavano come autori di libri per ragazzi e i protagonisti erano per lo più adulti.

        • Daniele Imperi
          2 aprile 2015 alle 08:06 Rispondi

          Sì, vero. Per me Verne e Salgari non sono proprio per ragazzi, anche se alle medie puoi leggerli benissimo. Ma sono autori di storie d’avventura.

  9. Lisa Agosti
    1 aprile 2015 alle 18:31 Rispondi

    Non ci avevo mai pensato. Adesso mi scarico subito qualche libro per ragazzi. Questo post mi ha fatto riflettere su quanto ci sforziamo di creare testi complicati e su quanto in realtà non sarebbe meglio semplificare la vita al lettore, e a noi stessi. Molto interessante, grazie!

    • Daniele Imperi
      2 aprile 2015 alle 08:07 Rispondi

      Non hai mai letto romanzi per ragazzi?
      Hai ragione sullo scrivere storie più semplici per il lettore, che non significa per forza scrivere storie banali, ma che abbiano un senso.

      • Lisa Agosti
        2 aprile 2015 alle 17:34 Rispondi

        Ne ho letti, certo, quando ero a scuola, ma non ricordo praticamente nulla dello stile e dei contenuti. Potrei rileggere “Piccole donne” e “Cuore”, mi erano piaciuti molto.
        Riflettendoci però, forse con “libri per ragazzi” intendiamo due cose un po’ diverse, io ho pensato a storie corte e semplici, per pre-adolescenti. Invece tu probabilmente ti riferivi a una categoria più ampia, in tal caso ho letto “Hunger games” e “Harry Potter” e concordo che si possa imparare davvero tanto dal loro stile di scrittura, semplice e invidiabile.

        • Daniele Imperi
          2 aprile 2015 alle 18:29 Rispondi

          Mi riferivo un po’ a tutti, anche se la fascia è un po’ ampia. Cuore è semplice come scrittura, ma secondo me anche Harry Potter. Puoi imparare da entrambi.

  10. Grazia Gironella
    5 aprile 2015 alle 19:07 Rispondi

    Mi trovi molto in sintonia con te su tutto. La letteratura per ragazzi ha già una ricchezza nei temi, nella tipologia dei personaggi, nelle trame, non inferiore alla letteratura per adulti, ma ha il pregio di escludere la zavorra di arzogogoli mentali e stilistici, oltre al genere di vena pessimistico-cinica che talvolta sembra obbligatoria perché un libro sia considerato “di spessore”. Mi piace la realtà vista a tinte decise, senza troppi grigi. Leggere libri per ragazzi mi dà quasi sempre un senso di libertà, anche quando il libro non è il massimo.

    • Daniele Imperi
      7 aprile 2015 alle 08:23 Rispondi

      Hai ragione, non ci avevo mai pensato, ma i romanzi per ragazzi sono proprio una letteratura più chiara e soprattutto più libera.

  11. Francesca Lia
    9 aprile 2015 alle 19:31 Rispondi

    Non leggo libri per ragazzi da quando ho smesso di appartenere a quel target, ma ho visto il terzo volume di “Wildwood” in libreria e quasi quasi… maledette illustrazioni splendide!

    • Daniele Imperi
      10 aprile 2015 alle 07:54 Rispondi

      Io quando appartenevo a quel target non leggevo, quindi devo rimettermi in pari :D
      Wildwood mi attira da tempo, lo prenderò prima o poi.

  12. Maria Felicetti
    17 aprile 2015 alle 17:54 Rispondi

    Caro Daniele, io sto da poco tempo provando la nuova, divertentissima e piacevole esperienza di scrivere fiabe. E’ meraviglioso poter scrivere e plasmare dal nulla storie indirizzate a ragazzi, ma anche leggibili da adulti che rispolverano la magia, la poesia e l’eterna verità dei messaggi che trasmettono le fiabe. E’come ritornare bambini nello scrivere, rivolgendosi i al bambino che in fondo è e rimane anche nell’adulto di questa epoca virtuale e tecnologica. Spero che ci sia ancora qualcuno che non abbia vergogna di leggeri libri per bambini o per ragazzi e non abbia paura di sognare anche a 30, 40, 50 anni suonati…=-)

    • Daniele Imperi
      20 aprile 2015 alle 07:47 Rispondi

      Ciao Maria, benvenuta nel blog.
      Alcune fiabe e favole possono essere lette anche da adulti. Io ho iniziato la lettura de Le mille e una notte, per esempio, anche se non credo sia una lettura per bambini. Ma poi leggerò le Fiabe italiane di Calvino e quelle di Rodari.

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