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Come e quando rileggere un testo

Come e quando rileggere un testo
La revisione della scrittura fra ripetizioni e errori di battitura

Quando leggo alcune anteprime su Amazon, mi domando: ma è stata fatta una rilettura del manoscritto? Mi capita anche leggendo alcuni blog, ma oggi mi interessa parlare di narrativa, non di blogging.

Una svista può sempre capitare, è vero. In questo io sono maniacale. Succede che trovi un errore in una mia storia anche dopo aver riletto quel pezzo 4 o 5 volte.

L’errore più frequente che commetto è saltare una parola. Non so proprio spiegarmelo. Magari in una forma verbale, del tipo “Sapeva di essere stato accusato”, che diventa “Sapeva di stato accusato”. E mica me ne accorgo subito.

Le riletture della storia: quante e quando?

E qui ci sono varie scuole di pensiero, varie filosofie. Ma la scrittura, lo sappiamo, è anche filosofia. Poste alcune regole base, essenziali, il resto, specialmente sulle metodologie di lavoro, è puramente personale.

Rilettura continua

Ho detto più volte che io rileggo sempre in continuazione. Magari scrivo di fila 400 parole e poi mi fermo a rileggere quello che ho appena scritto. Ma capita anche un’altra cosa: se non riesco a continuare a scrivere, se c’è qualcosa che mi blocca, allora riprendo la storia da capo, se si tratta di un racconto, e la rileggo tutta. Altrimenti, se è un romanzo, rileggo l’intero capitolo.

E state certi che trovo sempre qualcosa che non va e allora via con le forbici o con la penna.

La rilettura continua è sconsigliata da molti, ma a me non interessa, ognuno scrive e revisiona come vuole. Lo so, così magari finisce che rallento tutto, ma non avete considerato che poi la vera revisione, quella che si fa dopo aver finito, sarà per me un lavoro più veloce. Almeno spero.

Rilettura a caldo dopo la fine della storia

Anche dopo tutte queste continue riletture, io rileggo tutto appena finita la mia storia. E alla fine del romanzo? Anche. Tanti anni fa ne scrissi uno, era il 1994 e non avevo ancora un computer, quindi lo scrissi tutto sui tabulati da stampante che mi portava mio padre, avevano un lato vuoto su cui poter scrivere. Poi ricopiavo il manoscritto su un quaderno a quadretti.

Quindi ho riletto tutto. Era un romanzo molto breve, per fortuna, 68 pagine di quaderno e al computer appena 54.

Ma serve la rilettura a caldo? Non siamo troppo spossati per rileggere tutto? Non so, io non riesco mai a mettere da parte il testo e aspettare un mese per rileggerlo. Devo leggere subito la mia storia completa. E, ovviamente, correggere qui e là.

Rilettura a freddo della storia dopo giorni

Ma quanti giorni? C’è chi dice dopo due mesi, c’è chi dice dopo un solo mese, c’è chi dice no e pubblica senza rileggere.

A me due mesi sembrano troppi, ma credo di aver letto da qualche parte che qualcuno aspetta per un periodo più lungo. Da impazzire. Io ho preso la mia decisione: rileggerò tutto, per l’ennesima volta, dopo un mese. 30 giorni.

Mi sembra un periodo più che sufficiente. Anche perché, appena riletto, quel testo va mandato all’editor, che si prenderà il suo tempo e i mesi passano.

Come cercare ripetizioni e errori

Voi che metodo usate per trovare le varie ripetizioni oppure gli errori di battitura? Il controllo ortografico automatico – che qualcuno toglie – è per me molto utile, perché comunque fa una certa scrematura degli errori, anche se in genere considera più quelli di battitura, ossia segnala parole inesistenti, che qualche volta potrebbero soltanto non far parte del suo vocabolario.

In alcuni casi è utile anche perché, se per esempio scrivete po’ con l’accento e non con l’apostrofo, ve lo corregge lui. Certo, ci vuole una bella abilità a scrivere po’ con l’accento, ma online ho trovato anche questo. In altri casi vi segnala errori di accenti, magari nelle forme verbali.

Ctrl+F e parola

Questa funzione – io scrivo usando Writer di OpenOffice – è veloce e utilissima, secondo me. Se so di aver usato già una certa parola, magari “ripetizioni”, posso trovarla subito, la funzione di ricerca me la evidenzia.

Ctrl+F e parola
Clicca sull’immagine per ingrandirla

Per revisionare clicco poi sul tasto del grassetto oppure su quello del colore del testo: in questo modo posso vedere nel mio scritto tutte le parole ripetute e modificarle.

Ctrl+F e “mente” per gli avverbi

Stessa funzione, ma per scovare l’abbondanza di avverbi. C’è la tendenza a usarne troppi. Non sono di quelli che ne vogliono eliminare quasi l’uso. Servono, altrimenti non esisterebbero. Ma troppi, perfino quando inseriti a breve distanza, denota sciattezza nella scrittura.

Come e quando rileggete i vostri manoscritti?

Qualcuno fa come me? Rilettura continua? E che metodo usate per trovare errori nel testo?

37 Commenti

  1. Seme Nero
    23 giugno 2014 alle 06:18 Rispondi

    Condivido praticamente tutto quello che hai scritto, anche la mia è una rilettura quasi immediata e tendente al maniacale. C’è anche altro però: dopo qualche giorno nascono dei dubbi sui contenuti e penso di tornare per aggiungere qualcosa. Mi chiedo sempre se non potevo “dare di più” alla storia e al lettore.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:06 Rispondi

      Bisogna saper dare alla storia una fine e non tornarci più, altrimenti rischi di non finirla mai.

  2. Nani
    23 giugno 2014 alle 06:23 Rispondi

    Ecco, io sono per la sedimentazione. Lo so, io non scrivo, ma persino per i post ho notato che mi ci vuole. E ne ho avuto una conferma proprio oggi. Stavo curiosando su quali fossero i post popolari del momento e tanto per fare qualcosa me ne sono andata a rileggere uno pubblicato in fase di trasloco, qualche mese fa. Mi sono vergognata! Ripetizioni, frasi faticose, insomma, un disastro. E’ vero che io ho la tendenza a contorcermi di tanto in tanto, cosa su cui sto lavorando consapevolmente da relativamente poco. Eppure ricordo di averci perso tempo sopra quel post e di averlo riletto a piu’ riprese.
    Per me, piu’ tempo passa e meglio riesci a staccarti dal testo e riapprocciartici in maniera fresca e anche critica.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:08 Rispondi

      Forse dipende dal fatto che nel frattempo sei cresciuta, migliorata. Tutto qui. Anche io, se rileggo i primi post, non li gradisco per niente.

  3. Marco Cagnotti
    23 giugno 2014 alle 06:27 Rispondi

    Lavoro esattamente come fai tu. Preciso preciso.
    La funzione “ctrl-F” è preziosissima. Come te, se sospetto la presenza di una parola ripetuta troppe volte la cerco, controllo la distanza, di solito la sostituisco con un sinonimo. Vado a caccia dei “che” e li elimino il più possibile. Scovo gli avverbi in “-mente” e li giustizio sul posto, uno per uno.
    C’è poi la formidabile funzione “Cerca&Sostituisci”, che permette di eliminare i doppi spazi, per esempio, con la certezza di averli tolti tutti.
    Quanto alla tempistica di revisione… sì, certo, rileggo spesso e limo, aggiusto, cancello, aggiungo, preciso. Poi, a caldo, appena finito, rivedo tutto e lavoro di cesello. Anzi, questo lavoro di rifinitura mi sembra la parte più goduriosa di tutta l’operazione di scrivere. Infine ci dormo sopra per un po’. Non due mesi: poiché sono un giornalista, i miei testi hanno tempi di uscita piuttosto veloce. Tuttavia, se posso, almeno un paio di giorni.
    L’importante, come insegno sempre ai miei studenti, è mantenere la consapevolezza: ogni singola parola, ogni segno di interpunzione, dev’essere frutto di una riflessione cosciente, di una scelta voluta.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:11 Rispondi

      Ciao Marco, benvenuto nel blog.

      Giusto, anche i “che” sarebbero da sfoltire ogni tanto.

      Nel giornalismo, come nel blogging, i tempi sono stretti, infatti. Nel blog, anzi, con la possibilità di programmare, possiamo rimetterci mano dopo giorni. Ma dipende sempre da quanto in anticipo riusciamo a scrivere.

  4. Chiara
    23 giugno 2014 alle 08:51 Rispondi

    Come ho avuto modo di accennare già qualche post fa, io rileggo spesso ma lo faccio seguendo un metodo: dopo ogni scena, ogni capitolo, ogni sezione, e poi alla fine. Se lo faccio prima (ad esempio a metà capitolo) rischio di andare in palla. La prima stesura di ogni scena avviene sempre di getto. Dopo di che, posso farne anche altre dieci, prima che sia a posto. Lavorare in questo modo mi da un’idea di ordine. È vero che a volte si rallenta tantissimo, però la cosa non mi preoccupa più di tanto: se dovessi accorgermi che sto procedendo come una lumaca in coma, potrei sempre procedere più spedita per un certo periodo, per portarmi avanti, rimandando la rilettura.
    L’errore più frequente è il classico banalissimo refuso. Per questo motivo prima di operare una rilettura aspetto sempre almeno 24 ore (quando la mente ha avuto modo di distaccarsi dal testo è più oggettiva) e soprattutto stampo tutto: su carta ho più facilità a notare eventuali sbavature.
    Anche in alcuni post del blog ho trovato dei refusi. Mi sono vergognata tantissimo, perché avevo riletto il testo più e più volte. Ho cambiato metodo di lavoro: scrivo il post un giorno prima (se possibile)e lo correggo su carta, non più a video. Da quando ho iniziato a fare così, non ne ho più trovati.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:12 Rispondi

      Su stampa si rilegge meglio, è vero, ma mi verrebbe a costare troppo alla fine.

      A me capita invece di frequente di saltare delle parole.

      • Chiara
        23 giugno 2014 alle 14:57 Rispondi

        Il “salto della parola” non mi era mai capitato prima di leggere il tuo post. Esattamente dopo un quarto d’ora ho registrato un reclamo, qui in ufficio, scrivendo “il cliente chiede di perché” (intenzione originale: chiede di sapere perché) è il mio capo me l’ha rimandato indietro…
        La stampa può essere costosa, ma sputando fuori poche pagine alla volta non me ne accorgo molto. Cambio comunque la cartuccia ogni 2 o 3 mesi… e se ho tanta roba da stampare vado in ufficio da mio padre, così paga lui :D

  5. LiveALive
    23 giugno 2014 alle 10:00 Rispondi

    Che tristezza il fine settimana senza pennablu, mi sei mancato XD più che altro perché pioveva e non c’avevo nulla da fare.

    Io sto rivedendo per la ventesima volta un racconto, e ancora trovo cose da cambiare. Non errori di grammatica o sintassi o battitura, ma proprio roba tecnica.
    Trovare gli errori di grammatica/sintassi/battitura è difficile anche se sembra banale. Perché? Perché il cervello dello scrittore sa già quello che ha scritto, e corregge e completa tutto in automatico. Ma il cervello del lettore non è preparato così…

    Anche questo è un argomento interessante per un post: le differenze tra il cervello del lettore e quello dello scrittore. (Anche la neuroestetica ci sta lavorando, ma non ho dati in proposito)
    Per esempio, lo scrittore cerca di comunicare delle immagini e delle emozioni, no? Lui però sa benissimo cosa sta comunicando, mentre il lettore no, e così, dove lo scrittore vede un brano di prosa in grado di comunicare grandi immagini, il lettore non capisce e non vede niente.

    Riguardo le riletture, io finora mi sono limitato a fare così: scrivo il capitolo, lo rileggo, proseguo, è arrivato alla fine dò due lettur complessive. Ora però vorrei cambiare il mio modo di lavorare, in questo modo: scrivere tutto, poi stampare il testo e cancellarlo dal computer, quindi rileggo su carta, segno tutte le modifiche da fare e vari tagli/aggiunte, e poi lo riscrivo a pc. È come a scuola… Su pc, troppo spesso ci limitiamo a dare una riletta, a correggere piccoli errori, ma a scuola, quando eravamo costretti a riscrivere tutto parola per parola, allora sì che ci venivano i grandi miglioramenti.

    Avevo fatto una domanda, l’altro giorno, e la ripropongo qui… Oggi si differenzia la “riscrittura” è la “revisione”… Ma qual è la differenza? Perché quando mi parlano di “seconda stesura” io immagino uno scrittore che butta via tutto il testo e lo riscrive da zero. Però non sempre è così. Noi abbiamo, per esempio, la prima versione di guerra e pace (chiamata “1805″), ma la versione finale, nonostante le otto riscritture che ci sono in mezzo, non è COSÌ diversa, alcuni paragrafi sono rimasti inalterati. Anche Stephen King, quando parla di una seconda stesura, in realtà non fa che togliere qualche parola qua è là, o aggiungere una frase…
    Quindi ti chiedo: cosa si intende per una “seconda stesura”? E quando si “riscrive” e quando si “revisiona”? Se io mi limito a dare una letta per correggere pochi errori di sintassi sto rivedendo? Se faccio cambiamenti. Più sostanziosi, come togliere o aggiungere una frase, sto riscrivendo? (Perché no: per me riscrivere è vedere da zero un episodio, cosa che però faccio molto di rado…).

    • Michè Michè
      23 giugno 2014 alle 13:03 Rispondi

      Ciao LiveALive, devi sapere che una soluzione per limitare al minimo le differenze che separano lo scrittore dal lettore c’è, ed è il cosiddetto “linguaggio abilmente vago(vedi Milton Model)”. Facendo largo uso presupposizioni, nominalizzazioni, verbi e indici referenziali non specificati, performative perse, quantificatori universali, ambiguità, domande nascoste, suggerimenti o comandi nascosti(importanti), metafore, etc. riuscirai, a far sì che sia il lettore a immaginare, sentire, udire quello che più si avvicina al suo mondo, al suo modo di pensare, emozionarsi, etc.

      E’ possibile dire nulla e far capire tutto. E se lo fanno psichiatri e psicologi, per quale motivo non dovrebbero farlo gli scrittori? :)
      Per farti comprendere meglio, ti consiglio di guardare su youtube il video(durata 3 minuti circa):”PNL: linguaggio abilmente vago – Don Juan De Marco – Maestro d’amore.

      • Michè Michè
        23 giugno 2014 alle 13:04 Rispondi

        Ridurre al minimo* D:

      • LiveALive
        23 giugno 2014 alle 13:59 Rispondi

        Mizzega, che tosta sta roba XD della “programmazione neurolinguistica” mi hanno parlato molto (in relazione a Monti, però), ma non mi sono mai informato davvero sulla questione. Credo che sarà interessante approfondire.

        Permettimi un ragionamento, perché ho riflettuto un po’ sull’argomento, tempo fa… Quasi tutti gli scrittori presenti e passati consigliano una scrittura precisa. “Una scatola molto grande” è vago: grande quanto? Un metro per un metro? Grande come un elefante? Come un transatlantico? Meglio una di queste varianti. Ma ammettiamo di dover descrivere una “bella donna”. Ogni lettore ha il suo gusto: rimanere sul vago permette a ognuno di usare il suo ideale estetico. Naturalmente non è necessario scrivere “tizia è bella”, si può anche far semplicemente capire cosa ne pensa il personaggio; ma in ogni caso, non bisognerebbe mai descriverla nel concreto.
        Personalmente, una prosa troppo precisa faccio fatica a seguirla. O ci sono troppi particolari da coordinare, o informazioni che faccio fatica ad elaborare velocemente (come la differenza tra destra e sinistra), o informazioni che arrivano troppo tardi. Ecco perché non uso mai la descrizione dinamica: se tu mi dici che Tizio corre tutto trafelato nella stanza, e nella frase dopo mi dici che si passa la mano tra i capelli bianchi, no, non ci riesco: io tizio ho dovuto immaginarlo tutto non appena è entrato in stanza, darmi particolari dopo mi costringe a cambiare regia e mi infastidisce.
        Come diceva Leopardi, sarebbe meglio dipingere che descrivere. Cioè, bisognerebbe evocare l’immagine voluta, senza però descriverla in concreto. Perché farlo? Perché noi leghiamo a un’immagine un’emozione, immagine che però da un altro lettore potrebbe essere percepita in modo diverso. Se invece suscitiamo la percezione e non l’immagine concreta, allora l’immagine si manifesterà da sola, esattamente come la voleva l’autore (forse diversa nel l’aspetto ma eguale nella comunicazione).
        Inoltre, dobbiamo considerare che, per quanto ci si sforzi, la scrittura non ha tra le sue possibilità quella di comunicare in modo preciso e inequivocabile. La perfetta mimesis della realtà è esclusiva di altre arti, questo lo evidenzia anche Genette. Ha quindi davvero senso cercare di essere il più precisi e concreti possibile? Non ha forse senso spostare la propria ricerca in un’altra direzione? Non lo so, su questo devo riflettere…

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:15 Rispondi

      Eh, ormai bisogna abituarsi al nuovo calendario :)

      Nel romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, che ho abbandonato dopo 60 pagine, io non sono riuscvito infatti a figurare nessuna immagine. Buio totale.

      La riscrittura, secondo me, è una scrittura ex novo di tutto il testo. La revisione è invece una correzione di alcune parti, piccole modifiche.
      Neanche io so dirti cosa sia la seconda stesura. Per me è il testo riletto e corretto.

  6. ferruccio
    23 giugno 2014 alle 12:42 Rispondi

    Io trovo errori in eterno sui miei testi, nonostante rilegga e rilegga. quello della parola saltata e un classico, ma anche due parole legate assieme sono assai frequenti. Ho migliorato l’ortografia e la punteggiatura e questo è già un bel risultato, ma con i refusi non ne esco

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 13:17 Rispondi

      I refusi sono terribili perché insidiosi, secondo me. Si nascondo bene all’occhio.

      Puoi provare a leggere al contrario, dall’ultima alla prima parola, oppure rileggi su stampa.

      • ferruccio
        23 giugno 2014 alle 13:34 Rispondi

        Su stampa lo faccio, ameno con i racconti, non con i post del blog

  7. Michè Michè
    23 giugno 2014 alle 13:37 Rispondi

    Ciao Daniele. :)
    Da lettore posso dirti che, soprattutto quando leggo saggi, mi “impongo” di leggere il medesimo libro 5-6 volte, e sempre succede che noti un concetto, o un ragionamento, che chissà come avevo ignorato. Succede anche che, a causa di un determinato stato d’animo, oggi dia a un capitolo un significato e domani un altro. Quindi per evitare che il mio umore o il contesto generale storpino, svalutino, mutilino il messaggio dell’autore, faccio quanto scritto sopra! xD A volte mi chiedo per quale motivo in molti desiderano imparare a leggere alla velocità della luce. A quale pro poi?
    E lo stesso credo valga per gli scrittori. Prendersi tutto il tempo che si vuole rileggendo quanto scritto, anche centinaia di volte se è possibile, permette di vedere quanto ottimisticamente sì è valutata una bozza. In molti lo ignorano, ma l’uomo ha il cattivo “vizio” di sopravvalutare le proprie capacità e il proprio lavoro. xD
    Riciao!

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 18:18 Rispondi

      Io ho infatti deciso di fare le cose con calma, con la giusta velocità. Il mio romanzo va avanti, ecco che la barra di progressione progredisce. Poi ci sarà da attendere un mesetto prima della rilettura-revisione prima dell’editing.

  8. SAM.B
    23 giugno 2014 alle 15:17 Rispondi

    Questa volta sto andando avanti con i paraocchi e quello che ho scritto lo considero momentaneamente archiviato – a meno che non si tratti di qualcosa come la scena su cui sto lavorando adesso: è importante, ma mi è riuscita talmente immonda da bloccarmi; per cui ho deciso di fare uno strappo e riscriverla finché non ne sarò soddisfatta.
    Tutto il resto, per quanto sia fortissima la sensazione che faccia vergogna, lo ignorerò: non voglio restare intrappolata di nuovo nel loop della correzione continua.
    Invece intendo finire e mettere da parte la storia tutto il tempo che mi servirà per revisionare quella che, attualmente, è chiusa in un cassetto. Spero un mese. Ma anche se dovessero diventare due, me lo farò andare bene :)

    • LiveALive
      23 giugno 2014 alle 15:29 Rispondi

      Personalmente non mi è mai capitato di prendere una scena, buttarla via, e riscrivere da zero. Al massimo mi è capitato di iniziare male, e riscrivere tre righe prima di cominciare la scena, oppure mi è capitato di aggiungere o togliere qualche frase per rendere logico un evento… Ma buttare via tutto? Non so, quando mi dicono che fanno così mi viene sempre da pensare che io sono un incapace, perché non sono in grado di valutare le scene che scrivo.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2014 alle 18:19 Rispondi

      Penso tu abbia fatto bene a riscriverla, magari da quella scena dipendono altre parti della storia e se non la scrivi bene, rischi di non scrivere bene il resto.

  9. Ivano Landi
    23 giugno 2014 alle 18:36 Rispondi

    Leggo e correggo, rileggo e ricorreggo finché il testo non scorre fluido. Sfoltisco i “…mente”, uso sinonimi.
    Utile anche, quando ci si avvicina al finale di una revisione, registrarne una lettura audio e ascoltarla.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2014 alle 07:36 Rispondi

      Interessante la registrazione. Non ho mai letto ad alta voce, forse perché proprio non mi piace sentirla :D

  10. Severance
    23 giugno 2014 alle 21:29 Rispondi

    Rileggo anche io di continuo, soprattutto se il testo mi piace (riesco a volte a far ridere me stesso). Però se devo proporre a una platea, anche minima, il mese di distacco ci vuole. Non solo per il lessico, si tratta anche dei concetti stessi, sviluppati o meno, incisivi o meno. Capita di tralasciare o di non convincere con le scene proposte.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2014 alle 07:37 Rispondi

      Sì, un mese bisogna prenderselo. Ti aiuta a riposare la mente e potrai rileggere a freddo.

  11. Claudia
    24 giugno 2014 alle 10:28 Rispondi

    Stessa procedura anche per me. Rilettura continua e ricerca maniacale di ogni possibile errore o refuso. Quando arrivo alla fine e penso di aver dato il massimo, ricomincio da capo. Ho paura di essere entrata in un circolo vizioso. Credo di non avere la forza di tagliare il cordone ombelicale e lasciare che la mia creatura spicchi il volo. :(
    Lasciar riposare il lavoro per un mese penso sia necessario anche per raggiungere un certo distacco e vedere tutto da un’altra prospettiva. Ma riuscirò mai a farlo?

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2014 alle 13:14 Rispondi

      Eh, come ho detto prima, rischi proprio di non concludere mai. Tanto, sta’ tranquilla, che se pubblichi un libro oggi e lo rileggi fra 3 anni, sai quante cose troverai che vorresti cambiare? ;)

  12. Luca.Sempre
    25 giugno 2014 alle 20:52 Rispondi

    Eccomi. Sono il pazzo che rilegge dopo due, tre, anche quattro mesi. La rilettura definitiva – chiaramente non nel caso di post sul blog – la faccio dopo sei mesi. Però forse tu intendevi la rilettura a “caldo”, ossia dopo aver appena scritto qualcosa. Beh… quella la faccio in modo compulsivo.

    Per le sinossi senza capo nè coda su Amazon… patetiche. Gente che non è in grado neanche di scrivere dieci righe decenti (le più importanti!) e che poi pretende di essere letta. Meriterebbero l’impiccagione letteraria.

    Lo so. In questo sono intollerante.

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 07:55 Rispondi

      Non le sinossi, io parlo proprio dell’estratto gratuito del libro che puoi scaricare.

  13. Andrea
    26 giugno 2014 alle 09:05 Rispondi

    Molto interessante. Leggendo questo post mi accorgo che anche io, come Luca.Sempre, leggo e rileggo quanto ho scritto molte volte, a volte dopo settimane, mesi. Come vi comportate voi se, rileggendo, vi viene voglia di cambiare in toto quanto scritto in precedenza? :)

    • Daniele Imperi
      26 giugno 2014 alle 13:48 Rispondi

      Ciao Andrea, benvenuto nel blog.

      Non me la faccio venire, quella voglia, altrimenti la storia diventa infinita. :)

  14. Caccia ai refusi con il metodo del gambero | miawords
    27 giugno 2014 alle 09:17 Rispondi

    […] le consuete letture serali di ieri, ho trovato molto interessante “Come e quando rileggere un testo“, scritto da Daniele Imperi sul suo Pennablu. Interessante per gli ottimi suggerimenti e […]

  15. Lascia vivere (o morire) la tua storia
    2 luglio 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] ho parlato delle continue riletture dei miei testi, alcuni lettori hanno detto di non riuscire a essere mai soddisfatti in pieno delle loro storie, di […]

  16. Uso dei tempi verbali
    14 luglio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] anche quella dell’intera storia – in base alla scelta dei tempi dell’azione? Quando rileggo le mie storie, spesso mi capita di correggere il tempo che ho usato con un verbo, perché mi sembra più efficace […]

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