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Perché i best-seller vengono rifiutati da più editori

Bestseller

Questo guest post è stato scritto da Silvia Pillin.

Quando si parla di grandi autori e romanzi bestseller capita sempre di imbattersi nelle altalenanti vicende che il manoscritto ha subito prima di approdare in libreria.

Lo sanno tutti che Harry Potter è stato rifiutato da diversi editori prima di trovare quello che lo ha poi effettivamente pubblicato, e la stessa sorte è capitata a centinaia di autori, italiani e stranieri, contemporanei e del secolo scorso. Da Stephen King a Pennacchi, da John Grisham a Zafón, la maggior parte degli scrittori che ora hanno un successo solido e indiscusso hanno ricevuto decine di rifiuti.

Ma perché la cosa dovrebbe sorprenderci?

La selezione dei manoscritti non è una scienza esatta. Non è un algoritmo (per ora) a selezionare cosa pubblicare e cosa no. Nessuno sa a priori quale libro venderà un milione di copie e quale no, altrimenti si pubblicherebbero solo bestseller.

A leggere le proposte editoriali ci sono sempre delle persone, che hanno davanti a sé pile di carta sterminate e/o centinaia di file all’apparenza tutti uguali con cui fare i conti.

Trovare un bestseller in quella montagna di roba è davvero cercare un ago in un pagliaio. Nessun editore – che io sappia – legge integralmente tutto quello che gli arriva. Quelli che prendono in considerazione le proposte editoriali fanno una prima scrematura dando una veloce scorsa alla lettera di accompagnamento e a qualche pagina del testo. È ovvio che valutando in questo modo, un libro di valore possa sfuggire.

Quante volte leggendo le prime pagine di un romanzo avete pensato che fosse insipido e solo proseguendo siete entrati nella storia, vi siete immedesimati nei personaggi e siete arrivati alla fine pensando “wow, dalle prime pagine non l’avrei mai detto”?

Anche perché, ricordiamolo, nessun romanzo viene pubblicato così come arriva in casa editrice

Tutti i libri, prima di approdare in libreria con la loro bella copertina, subiscono un editing più o meno profondo.

Nessun manoscritto arriva perfetto e trovare nella pietra grezza quello che sarà poi il gioiello non è un’operazione immediata né scontata.

Insomma, sono capaci tutti di riconoscere una pepita d’oro dopo che è stata trovata, ma quando sei sulla riva del fiume con un setaccio non è così facile distinguere un sasso dall’oro.

Un’altra variabile che condiziona moltissimo la scelta dei manoscritti sono i piani editoriali e le collane

Se fino al 2020 il piano editoriale per la collana dei gialli è già stato stilato, difficilmente si perderà tempo a leggere i gialli presenti nella pila dei manoscritti, ci fosse anche la prossima Agatha Christie in mezzo.

E che dire del gusto personale dell’editor?

Come dicevo all’inizio, sono delle persone a scegliere cosa sarà pubblicato e cosa no. Certo, sono persone che hanno letto moltissimo, che hanno probabilmente frequentato un master in editoria, che conoscono il mercato editoriale e il gusto imprevedibile dei lettori. Ma sono anche persone che hanno gusti e preferenze personali, sono persone che per i libri che scelgono di mettere in catalogo devono lottare ad esempio per avere tirature più alte. Devono convincere quelli del marketing e dell’ufficio stampa della bontà della loro scelta, della necessità di investire dei soldi e di mettere in campo delle strategie efficaci per far conoscere quel libro ai lettori.

Prendiamo ora due esempi di romanzi editi.

Il primo volume della serie che ha come protagonista l’investigatore Cormoran Strike, scritto da Robert Galbraith ha venduto 8.500 copie. Fino a che non è stato reso pubblico che dietro a quello pseudonimo si nascondeva la Rowling, a quel punto il romanzo è volato al primo posto in classifica vendendo 17.662 copie in pochi giorni. Eppure il libro era lo stesso, la copertina identica.

E che dire di The Giver di Lois Lowry? Era stato pubblicato da Mondadori nel 1997 nella collana Superjunior, con il titolo Il mondo di Jonas e penso si possa dire con serenità che era stato un discreto flop. Lo stesso romanzo ripubblicato da Giunti ha invece avuto enorme successo.

Insomma, le vie del bestseller sono impervie e imprevedibili, non sorprendiamoci troppo se a più di un editor sfugge il capolavoro.

La guest blogger

Silvia Pillin ha lavorato per 10 anni in editoria come segretaria di redazione, correttrice di bozze, editor, lettrice di inediti. Ha sperimentato il self-publishing e gli editori digitali, adesso è curiosa di trovare un editore tradizionale e approdare in libreria.

Al momento si occupa di pubblicità on-line.

25 Commenti

  1. hesham
    7 settembre 2017 alle 12:31 Rispondi

    Ma questa cosa del guest blogger è nuova al tuo blog o sbaglio? Le condizioni mi sembrano troppo complicate e confuse e ho l’impressione che ti stai allenando per diventare editore, o sbaglio?

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2017 alle 12:50 Rispondi

      No, non è nuova, questo è il 53° guest post e sono iniziati esattamente 6 anni fa.
      Non vedo cosa ci sia di confuso e complicato nelle regole, ma scrivimi in privato e ne parliamo.
      E no, non mi sto allenando per diventare editore.

  2. Kukuviza
    7 settembre 2017 alle 13:15 Rispondi

    Mi stavo chiedendo: ma quanto è possibile per un editore fare di un libro un bestseller, nel senso, prendere un libro non dico a caso ma senza che per forza abbia tutte ‘ste qualità e, tramite serrato battage pubblicitario, renderlo un caso editoriale?

    • azzurropillin
      7 settembre 2017 alle 13:35 Rispondi

      Immagino che se fosse possibile lo farebbero tutti gli editori con tutti i libri.
      Probabilmente eviterebbero in questo modo di saturare il mercato con migliaia di uscite che non fanno che ingombrare gli scaffali delle librerie e aumentare il rumore di fondo.

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2017 alle 13:37 Rispondi

      La penso come Silvia. Non credo sia possibile stabilire a priori che un libro possa essere un bestseller. Certo, ci possono provare, ma poi sono le vendite a fare la storia.

      • Kukuviza
        7 settembre 2017 alle 14:22 Rispondi

        Certo, non dico che esista la ricetta perfetta, anche in musica: non sempre le band create a tavolino, tipo le Spice Girls o i Take That poi hanno successo. Però queste band non è che facciano chissà che musica, il successo è in massima parte dovuto a una macchina mediatica che le propone a piè sospinto.
        Immagino che anche per i libri si possa fare, non in tutti i casi ovviamente, un discorso simile. La serie di Twilight è veramente di qualità? Domanda per chi se ne intende più di me visto che non li ho letti, ma la qualità dei libri della Troisi è proporzionale al successo che i libri hanno ottenuto?

        • Daniele Imperi
          7 settembre 2017 alle 14:28 Rispondi

          Ricordo quando i Take That, appena nati, dissero “Chi sono i Beatles”? Gli diedi al massimo un paio di anni di vita :D
          Non ho letto neanche io Twilight e nemmeno ci tengo a farlo.
          Della Troisi non leggerei nulla.
          Spingere troppo un libro a cosa porterà? A vendere? Se però poi manca la qualità, l’autore è bruciato.

          • Kukuviza
            7 settembre 2017 alle 14:49 Rispondi

            Eh, per vendere sì. Forse se la qualità è davvero infima, l’autore poi è bruciato, ma se la qualità raggiunge il minimo livello di decenza, il bestseller può saltar fuori.

        • azzurropillin
          7 settembre 2017 alle 14:40 Rispondi

          Penso che spesso il libro in sé non possa prescindere dall’autore.
          Così come per i Take That non era tanto la qualità dei cantanti o delle canzoni, quanto il fatto che fossero bellocci a importare, per i libri conta la presentabilità di chi li scrive, e spesso il successo preventivo.
          Dalle barzellette di Totti alle ricette della Parodi, non sono le barzellette né le ricette a essere migliori, è il nome che c’è in copertina che fa vendere.

          Nel caso della Troisi penso che il suo essere così giovane e vicina al pubblico (con il blog, con il cosplay) abbia giocato una fortissima componente nel suo successo. (Ho letto solo la prima trilogia e l’ho trovata noiosa, ma non sono un’esperta né un’appassionata di fantasy)

          • Daniele Imperi
            7 settembre 2017 alle 14:43 Rispondi

            Che intendi per presentabilità di chi scrive?

            • azzurropillin
              7 settembre 2017 alle 15:00 Rispondi

              presentabilità nel senso che devono essere/diventare dei personaggi coerenti con le storie che raccontano. il professore carino e sognatore che scrive di adolescenti (d’avenia), il papà che racconta scene familiari con le sue figlie (matteo bussola)…

              • Daniele Imperi
                7 settembre 2017 alle 15:10 Rispondi

                Ah, ecco. Per un momento ho temuto che capellone e barbone come sono (per nulla presentabile, quindi) mi fossi subito bruciato ogni possibilità di pubblicare con un editore :D

                • azzurropillin
                  7 settembre 2017 alle 15:12 Rispondi

                  potresti diventare un personaggio alla mauro corona :)

                  • Daniele Imperi
                    7 settembre 2017 alle 15:14 Rispondi

                    Ecco, io e il Corona abbiamo tanti lati in comune :D

  3. Tenar
    7 settembre 2017 alle 14:58 Rispondi

    Penso che questo post contenga parecchie verità. Non troppo simpatiche, però vere. Gli editori per primi vorrebbero la ricetta in mano. Nessuno si mette mai nei panni del tale che ha scartato Harry Potter né si chiede come si sia sentito poi, se abbia perso il posto, se poi sia riuscito a trovare un libro di successo da pubblicare…

    • Daniele Imperi
      7 settembre 2017 alle 15:13 Rispondi

      Hai ragione, non ho sentito nessuno dire “Ho scartato Harry Potter e me ne sono pentito”. Ma credo che, ipocritamente, sia più facile sentire “Ho scartato Harry Potter e non me ne sono pentito, perché la saga non appartiene alle nostre linee editoriali” :P

  4. Von Moltke
    7 settembre 2017 alle 15:18 Rispondi

    Io sono molto disincantato sui meccanismi del mercato editoriale. Certo, fra gli scopritori di talenti, alias lettori di inediti, ci sono persone che vogliono sinceramente trovare e promuovere della qualità, ma di fronte hanno altri personaggi che, a mio parere, vivono più per fare numeri (e, quindi, di numeri) che di letteratura, quindi sono più propensi a cavalcare i gusti del pubblico che a indirizzarli verso nuovi orizzonti. Mi dico sempre: se oggi qualcuno scrivesse qualcosa come Nietzsche, o come Leopardi, o come Dostoevskij, chi lo leggerebbe? E, di conseguenza, chi lo pubblicherebbe?
    Il panorama desolante di quanto viene pubblicato me lo prova. Certo, ogni tanto ci sono anche belle sorprese, e questo dimostra anche che, sempre ogni tanto, chi cerca di separare il grano dal fango ha la meglio. Ma prima di trovarci di fronte ad un Poe o ad un Tolstoj contemporaneo, che sarà letto fra cinque secoli con immutata passione, credo che ce ne vorrà ancora.

    • azzurropillin
      7 settembre 2017 alle 15:22 Rispondi

      Gli editori sono degli imprenditori, e come tali hanno come fine l’utile.
      Se fossero delle associazioni culturali o dei semplici appassionati pubblicherebbero cose diverse. Purtroppo devono far quadrare i conti: pagare gli affitti, gli stipendi, i costi di stampa, il macero dei resi (ogni volta che penso al macero dei resi mi viene il nervoso).

      • Daniele Imperi
        7 settembre 2017 alle 15:26 Rispondi

        Il macero dei resi fa venire il nervoso anche a me. Prima o poi vorrei affrontare la questione in un articolo.
        Purtroppo hai ragione sul far quadrare i conti. Un editore è costretto a pubblicare ciò che gli dà buone probabilità di vendere parecchie copie, altrimenti deve chiudere bottega e licenziare.

      • Von Moltke
        7 settembre 2017 alle 15:31 Rispondi

        E’ proprio quello che esprimevo: sono imprenditori che devono guardare al soldo. Un fine che, purtroppo, spesso non coincide con la scoperta e la promozione di veri talenti. E, a volte, neppure riesce nel proprio stesso obbiettivo, come dimostrano i casi qui citati di scrittori che, pur non essendo Hugo, sono stati rifiutati da molti per poi rivelarsi vere macchine per far soldi (pensi a Dan Brown, il cui primo romanzo ha venduto tantissimo solo dopo il successo del primo), o anche i titoli pubblicati da grandi case, che si suppone abbiano i mezzi per analizzare un’opera e promuoverla adeguatamente, che sono poi stati dei sonori tonfi. I tempi, poi, sono quelli che sono, e a volte pare che si tenda ad effettuare una selezione, ma al ribasso (come ho malignamente risposto io stesso ad una lettera di rifiuto della Salani che era, chiaramente, un prestampato).

  5. Barbara
    7 settembre 2017 alle 20:30 Rispondi

    Ricordiamo anche “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert M. Pirsig, rifiutato da 121 editori (così almeno raccontava lui), è diventato un cult del mondo a due ruote. Non so se per i rifiuti, ma ha aspettato ben 17 anni per scrivere il secondo libro! :)

  6. Massimiliano
    8 settembre 2017 alle 14:35 Rispondi

    A proposito della figura dell’editor e del complesso rapporto che può arrivare a instaurare con l’autore vorrei suggerire la visione del film Genius (ne trovate una scheda in https://it.wikipedia.org/wiki/Genius_(film_2016)). In questo caso si parla del grande Maxwell Perkins (Scribner’s) alle prese con il “genio” di Thomas Wolfe: certo, siamo nella New York degli anni ’30, tutta un’altra epoca, ma rende benissimo l’idea della fatica ma anche della grande passione messa in campo da entrambe le figure.
    Buona visione e grazie dell’ospitalità.
    Massimiliano

  7. Emilia
    11 settembre 2017 alle 09:34 Rispondi

    Mi piacerebbe conoscere dei nominativi di editor importanti. Sono così determinanti nel mercato editoriale ma non si espongono, non sono mai intervistati, vivono rintanati nei loro uffici come se avessero paura della gente, o sono io che non sono aggiornata su questa rara specie?

    • azzurropillin
      11 settembre 2017 alle 12:52 Rispondi

      Certo che si espongono! Online è pieno di interviste in cui gli viene chiesto come scelgono i libri, perché, cosa cercano. Nei festival letterari accompagnano gli autori.
      E di solito nei ringraziamenti dei libri sono spesso citati: “ringrazio il mio editor Pinco Pallo che ha creduto nella mia storia…”

  8. Marco
    23 settembre 2017 alle 15:13 Rispondi

    Credo che uno debba provare vari editori,non demordere mai! Alcuni scrittori dicono che è una brutta cosa è molti devono arrendersi,pero io dico che far passare questo messaggio è sbagliato! Io spero che il libro piaccia(anzi piacciano,ne ho inviati 3). Io penso che realmente chi ha rifiutato la Rowling e co(intesi come mega successo) in realtà si rode come non mai di essersi lasciato sfuggire i milioni perché magari all’inizio un libro e noioso e poi diventa bello ma magari esistono libri che sono il contrario! ;)

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