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Come ho revisionato un libro in 10 giorni

Revisione libro

Il 29 dicembre scorso ho terminato di scrivere il mio libro sul blogging dopo quattro mesi e il 29 gennaio ho iniziato la sua revisione, che ho concluso il 7 febbraio. È la prima volta che revisiono un mio manoscritto con un metodo preciso, che mi ha dato parecchie soddisfazioni.

Per tutti gli altri libri che ho scritto ho riletto il testo a schermo e subito dopo la stesura. Questa volta, grazie a vari suggerimenti spontanei, sono riuscito a seguire quattro passi per una buona revisione.

La revisione non è editing né correzione di bozze

editing è fatto appunto da un editor. Anche se si parla di self-editing – su cui tornerò con un articolo apposito – fare editing non è compito dello scrittore.

La correzione di bozze per me è un lavoro continuo, che faccio durante la stesura rileggendo sempre ciò che scrivo. Correggere le bozze significa trovare errori di battitura, refusi, virgole e apostrofi che saltano e altro.

La revisione è qualcosa di diverso. Revisionare significa rileggere con attenzione il manoscritto e migliorarne la forma, rendere il testo più scorrevole, musicale anche, più chiaro e semplice.

Un buon revisore deve quasi odiare ciò che ha scritto, perché deve essere pronto a tagliare, a cancellare parole o intere frasi senza farsi problemi. Affezionarsi a un brano o a una parola è segno di immaturità nella scrittura.

La revisione è verifica delle informazioni

Mentre scrivevo il mio libro mi sono dovuto documentare, perché lʼargomento prevedeva tanti esempi e anche qualche pezzo di storia dei blog. In revisione, però, mi sono accorto che qualche dato o concetto andava verificato.

Questo è anche un lavoro da editing: se lʼeditor trova un dato, può chiedere allʼautore una verifica. Nel mio caso, però, la lettura finale del manoscritto mi ha evidenziato questa lacuna: leggendo ho capito che quel brano era incompleto o richiedeva una verifica della fonte.

Possiamo chiamarla documentazione a posteriori, che completa quella a priori che precede la scrittura vera e propria.

Attendere un mese prima della revisione

Il consiglio di molti

È una cosa che leggo un poʼ ovunque e da tempo: non rileggere e revisionare il manoscritto appena lʼhai terminato, ma lasciarlo riposare. Quando scrivo un post, non è davvero possibile aspettare un mese prima di rileggerlo, ma un libro è differente.

Lʼattesa così lunga mi ha permesso di “dimenticare” quasi tutto quello che avevo scritto e di avvicinarmi alla revisione con un distacco maggiore. In quel modo errori, brutture stilistiche, incongruenze, lacune, ripetizioni e altre amenità saltano meglio allʼocchio. E a profusione, anche.

Stampare il manoscritto

Il consiglio di Chiara Solerio

Fu un suo commento al mio articolo su come e quando rileggere un testo a darmi, involontariamente, questo consiglio. A quel tempo avevo risposto che la stampa mi sarebbe costata troppo (io non ho una stampante), ma in realtà non è stato così. Ho ridotto il numero di pagine cambiando carattere e così, in copisteria, mi è costato soltanto 2 euro e 60.

Rileggere il manoscritto stampato è davvero differente dalla lettura a schermo. La sensazione che ho avuto è stata di leggere il testo di qualcun altro. Era cambiato il supporto di lettura e il testo aveva assunto una forma diversa, quasi inusuale.

Soprattutto è stato più facile e anche meno doloroso depennare alcune parti, riscriverne altre, correggere e aggiungere note qui e là.

Usare una penna rossa

Il consiglio di Andrea Cabassi

Io non ci avevo pensato. In realtà non avevo deciso come revisionare il mio libro, ma solo che lo avrei revisionato rileggendolo stampato. Tutto qui. Forse avrei usato la penna blu (ho diverse bic blu, nere e una rossa prese in offerta).

Ma lʼidea della penna rossa è stata geniale. Il mio manoscritto è stampato ovviamente con inchiostro nero su fogli bianchi e i segni rossi (tanti, tanti) si notano che è una meraviglia. Usare un colore con un forte contrasto per correggere e riscrivere fa risaltare lʼerrore e rende la revisione più semplice.

Riscrivere da capo il testo

Il consiglio di Alessio Montagner

In un mio post scrisse una cosa del genere: dopo aver stampato il testo, cancella il file del manoscritto, così è costretto a riscriverlo da capo. Io non ho fatto una cosa del genere, ma qualcosa di molto simile.

Ho cancellato capitolo per capitolo e poi lʼho riscritto da capo seguendo le correzioni in rosso sul foglio stampato. Secondo me questo metodo funziona, a prescindere che vogliate eliminare del tutto il file o solo un pezzo per volta come me, e funziona per due motivi:

  1. rende più veloce la revisione: avrei impiegato più tempo a cercare i brani da modificare, selezionarli e cancellarli per poi riscriverli
  2. rende migliore la revisione: perché mi ha permesso di scovare ulteriori ripetizioni e migliorare ancora il testo

Conclusione

Quando il lavoro non è ancora finito

Finito di riscrivere tutti i capitoli, ho riletto il libro da capo per unʼulteriore verifica e per avere una visione dʼinsieme dell’ʼintera opera. E poi? Ora devo scrivere una buona sinossi, che mi servirà se lʼeditore dovesse richiederla, e preparare unʼemail da inviare allʼeditore con la mia proposta editoriale. Il resto sarà solo attesa.

Voi come revisionate i vostri manoscritti? Usate questo stesso metodo? Io lʼho trovato molto utile e funzionale e lo userò di nuovo.

37 Commenti

  1. LiveALive
    10 febbraio 2015 alle 07:19 Rispondi

    Non credo ci sua reale differenza tra la revisione come l’hai definita e l’editing. Dire che l’editing è tale solo quando è fatto dall’editor (e come determinare quando uno lo è? Riconoscimento esterno? E se uno che non ha un contratto come una ce né è freelance ma ha competenze maggiori di molti editor riconosciuti come tali?) è come dire che se io dipingo di bianco le pareti di camera mia non sto “imbiancando” perché “imbiancare” è compito dell’imbianchino.
    Ho visto nel corso degli anni una crescente ed esagerata e aggiungerei immotivata sfiducia nei confronti dell’editor professionista, arrivando a pensare che non ci sia nessun editor davvero competente solo perché segue un “modello” di letteratura diverso dal proprio (ma comunque bisognerebbe parlarci, con l’editor). Però non bisogna neppure cadere nell’eccesso opposto, cioè credere che l’esperienza dell’editor sia sufficiente ad acquisire conoscenze divine nella sacra arte della scrittura. Molti vedono l’editor come un novello kenshiro che dice “davanti al controllo strutturale incrociato, la tecnica definitiva dell’editing shinken, c’è solo il successo letterario”. …no, in effetti ci sono editor competenti ed editor che non sanno quel che stanno facendo, come in ogni professione; e come in ogni professione, non ci sono déi: non bisogna partire dal presupposto che per quanto si abbia studiato non si eguaglierà mai l’editor.

    Comunque… Non so se l’idea di cancellare il file del manoscritto sia del dottor Cassano, ma comunque è una cosa che ti avevo scritto pure io, perché pure io lo faccio XD
    In realtà una cosa esterna sarebbe scrivere una prima volta il testo in fretta e furia, poi cancellarlo senza stamparlo, e poi ricominciare tutto da capo XD Non lo farebbe nessuno, a perdere il lavoro di mesi viene la depressione… Eppure quando, per qualche motivo, ho perso un lavoro e ho dovuto ridarlo, la seconda volta mi sembrava meglio: la struttura mi risultava più chiara, la sintesi veniva naturale, riuscivo subito a trovare il posto giusto a ogni informazione…
    La maggior parte delle volte però, in realtà, mi limito a dare una o due rilette a schermo senza pensare troppo XD cose in più le faccio solo per i lavori importanti.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:40 Rispondi

      L’editing non è una revisione, per me, ma un miglioramento del testo più approfondito e fatto poi da chi è del mestiere.
      Riguardo all’esempio dell’imbianchino, io posso costruirmi una capanna, ma non per questo posso essere definito ingegnere o costruttore.
      Ho controllato e ritrovato il tuo commento qui dove dicevi che cancellavi il file, così ho corretto ;)
      Mi ero confuso.
      Se cancelli il testo che hai scritto, lo perdi e basta, dammi retta.

  2. Fabio Amadei
    10 febbraio 2015 alle 07:32 Rispondi

    Affezionarsi a un brano o a una parola è segno di immaturità nella scrittura.
    Cosa vuol dire esattamente? È forse un segno di pigrizia? Ti piace una parola e la infili in una frase senza pensarci troppo, solo perché ti piace. Suona bene ma forse non armonizza con la storia. Anch’io a volte mi sono domandato perché mettere quel verbo o quell’espressione se intuitivamente c’era una stonatura. Forse per pigrizia o perché uno si affeziona a quel qualcosa che poi rivela solo di effetto e superficiale? Mi piacerebbe sentire un tuo parere. Grazie.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:41 Rispondi

      Vuol dire essere troppo presuntuosi: quello che ho scritto va bene e non si cambia. Invece devi essere pronto a sacrificare quello che hai scritto, se una nuova parola o frase suona meglio e soprattutto sta meglio.

  3. Marco
    10 febbraio 2015 alle 07:42 Rispondi

    La penna rossa mi pare una buona idea! Non è male nemmeno quella sulla cancellazione del file, e la sua riscrittura.
    Anche io stampo quello che ho scritto, e poi rileggo ad alta voce; questo mi permette di capire se la scrittura fila oppure c’è qualcosa che stona.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:43 Rispondi

      Io non ho ancora provato la lettura ad alta voce, sai che scatole per un romanzo di 800 pagine :)

  4. Marina
    10 febbraio 2015 alle 10:21 Rispondi

    Mi viene spontaneo fare esattamente ciò che hai fatto tu: a opera conclusa stampo sempre una copia e le correzioni le faccio sempre là, proprio con una penna rossa (qualche volte uso anche un evidenziatore per dare risalto alle sviste o ai refusi). In genere uso una piccola legenda con dei simboli che mi aiutano ad identificare il tipo di errore: x per gli errori grammaticali, cerchio per i refusi, * per periodi interi da modificare: sottolineo con la penna rossa e poi a bordo pagina metto il segno identificativo. Non so, mi aiuta sempre molto.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:45 Rispondi

      L’evidenziatore… non ci avevo pensato, ma per alcuni errore è più utile, forse. Per i simboli potresti trovare quelli usati dai correttori di bozze.

  5. Marco Benedet
    10 febbraio 2015 alle 10:42 Rispondi

    Raramente stampo i testi che voglio correggere. Trovo più veloce e flessibile farlo a monitor. Proprio per questo sono un sfrenato utilizzatore dell’evidenziatore digitale di Word. Questo mette a disposizione diversi colori e ad ogni uno di loro (come Marina ha fato con i suoi simboli) ho dato un particolare significato.
    Confermo per esperienza, è fondamentale attendere qualche settimana tra una revisione / lettura e l’altra. Chi ha detto che ne è sufficiente una sola?!

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:46 Rispondi

      Io ho provato tutti e due i metodi e ho visto che è meglio stampare. Una sola settimana non è niente. Almeno un mese ci vuole, ma poi dipende anche da quanto è lungo il manoscritto e per quanto ci sei stato sopra.

  6. Grazia Gironella
    10 febbraio 2015 alle 12:36 Rispondi

    Per i saggi procedo anch’io in modo simile, solo sbizzarrendomi di più con i colori delle penne e cancellando al massimo qualche paragrafo dove vedo che è più semplice riscrivere che correggere. Quando posso faccio uno stacco di oltre un mese, soprattutto per la narrativa, che comunque ha una revisione molto più lunga, sui due-tre mesi. Saggistica e narrativa sono molto diverse, sia nella prima stesura, sia nella revisione.

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 13:50 Rispondi

      Se e quando finirò di scrivere il mio romanzo, farò passare più tempo, ché mi sta facendo sudare parecchio. Quindi forse 3 mesi minimo ci vorranno per dimenticare “tutto il male” :)

  7. Grazia Gironella
    10 febbraio 2015 alle 12:37 Rispondi

    Dimenticavo: lavoro sul testo stampato e leggo almeno una volta ad alta voce.

  8. Argonauta Xeno
    10 febbraio 2015 alle 15:14 Rispondi

    Forse per i nativi digitali è più facile e immediato revisionare al PC, grazie agli strumenti messi a disposizione dai word processor più diffusi. Ho notato però che anch’io, in piccolo, riesco a lavorare in modo più efficace su carta. Mi è capitato quando ho dovuto editare un paio di racconti, però nessuno mi aveva suggerito di utilizzare la penna rossa; ho corretto a matita, facendo parecchia difficoltà a non perdere pezzi!

    • Daniele Imperi
      10 febbraio 2015 alle 15:29 Rispondi

      So che alcuni editor lavorano sul testo stampato, forse quindi è più funzionale. La matita rischia di venire via e scolorisce facilmente, il rosso dell’inchiostro resta.

  9. Romina Tamerici
    10 febbraio 2015 alle 21:51 Rispondi

    Ottimi consigli, direi, anche se per me correggere su carta ormai non è proprio fattibile: cambio idea fin troppo spesso!

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 07:58 Rispondi

      Grazie, cambiare idea troppo spesso non va bene, perché significa che non lasci stare la tua storia. Una volta finita, è finita e basta.

  10. Giuse Oliva
    11 febbraio 2015 alle 02:21 Rispondi

    Mi sa che terro` in considerazione questi consigli!!!
    Sono quasi alla fine del romanzo, percio` fra un po’ arrivero` alla fatidica revisione!

    • Daniele Imperi
      11 febbraio 2015 alle 07:58 Rispondi

      Bene, mi farai poi sapere se questo metodo ti sarà stato utile.

  11. Lisa Agosti
    11 febbraio 2015 alle 18:09 Rispondi

    Sono d’accordo su tutto, in particolare sul riscrivere i capitoli anziché modificarli. A prima vista potrebbe sembrare che questa tecnica richieda più tempo, ma anche cercare i paragrafi da modificare e lavorare di taglia e incolla fa perdere tempo e distrae più che riscrivere tutto daccapo. Invece della penna rossa a me piace usare la matita, e lascio un ampio margine ai lati del foglio perché in fase di revisione più che tagliare aggiungo, visto che la prima stesura è sempre striminzita.

    • Daniele Imperi
      12 febbraio 2015 alle 09:25 Rispondi

      Anche io ho lasciato un bel margine, ma in alcuni casi ho dovuto scrivere dietro al foglio diversi pezzi.

  12. Ryo
    15 febbraio 2015 alle 23:17 Rispondi

    Mi fa piacere che il mio suggerimento della penna rossa ti abbia aiutato :-)

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 08:07 Rispondi

      Fa molto scuola, mi sembrava di correggere il tema di un alunno :)

      • Ryo
        16 febbraio 2015 alle 14:57 Rispondi

        Che voto ti sei dato? ;-)

        • Daniele Imperi
          16 febbraio 2015 alle 15:53 Rispondi

          Mmm… direi un 6, va :D

  13. Mara Cristina Dall'Asen
    16 febbraio 2015 alle 11:29 Rispondi

    Il problema resta: trovare editor bravi è costoso e sono difficili da scovare. Per il mio ultimo romanzo ho usato la tecnica del primo: prima stesura, seconda e poi terza a video. Stampato in versione libro (costa di più, ma hai un’idea precisa del risultato), letto, corretto con la matita perchè poi uso la copia per farla leggere (tanto per avere un’idea se la storia funziona), ristampato, letto ad alta voce. Corretto. Aspettato due settimane e poi di nuovo: stampato e corretto. Ora sto aspettando che passi un mese per l’ultima correzione e poi spero di aver finito! Alla fine rileggere il libro ti fa venire la nausea! … ma poi passa! Mara

    • Daniele Imperi
      16 febbraio 2015 alle 15:54 Rispondi

      Secondo me l’hai riletto troppe volte… così il rischio è di non finire mai la storia.

      • Mara Cristina Dall'Asen
        18 febbraio 2015 alle 15:46 Rispondi

        Sicuramente troppe volte, ma la storia è finita e a posto quando comincio a rileggerlo. Il problema è che saltano sempre fuori refusi, o piccoli errori, qualche incongruenza che non avevi notato le altre 100 volte. Per la penna rossa… non so… non mi piace mi ricorda troppo i miei compiti a scuola! Poi essendo che probabilmente lo pubblicherò in self come il primo devo essere maniacale anche nella correzione dell’impaginatura. Ciao

  14. Ferruccio
    17 febbraio 2015 alle 16:44 Rispondi

    Stampare e usare una penna rossa alza la qualità di un bel venti per cento

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2015 alle 17:03 Rispondi

      Sì, ti do ragione. Certo, non siamo noi a doverlo dire, però mi sono accorto che il libro è migliorato revisionandolo in quel modo.

  15. Pamela
    25 maggio 2015 alle 10:38 Rispondi

    Buongiorno a tutti! Anche io, concluso il mio manoscritto, sono giunta alla ‘fatidica’ fase della revisione. L’ho riletto già una volta e ho trovato refusi, ripetizioni etc. Sto concludendo la seconda revisione, a distanza di circa un mese, come suggerito da molti. Conclusa questa fase, servirebbe un lavoro di editing.L’idea, per il momento, è quello di autopubblicarlo su Narcissus, in attesa di riscontri (spero qualcuno positivo) da parte di cas editrici a cui ho inviato una bozza. .Sto cominciando a informarmi, di offerta non ne manca ma, purtroppo, spesso i costi sono notevoli e l’affidabilità dell’editor incerta. Qualcuno mi ha suggerito di far rileggere le singole parti (capitoli) a conoscenti /amici con una buona conoscenza della lingua. Voi che dite?So che sarebbe meglio affidarsi a un professionista ma, considerato che di questo ho sicuramente bisogno per la parte grafica e copertina ( che rappresenta il biglietto da visita del libro) vorrei scegliere una soluzione più ‘lowcost’ per l’editing.
    Grazie!
    Pamela
    P.S. Per la revisione concordo con la stampa del testo e l’uso della penna rossa!

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 13:46 Rispondi

      Ciao Pamela, benvenuta nel blog.
      Se lo pubblichi su Narcissus, quel libro è già pubblicato, non credo che un editore accetti questo.
      Conoscenti e amici non bastano, non sono editor. E non basta conoscere bene la lingua.

    • Ryo
      25 maggio 2015 alle 17:04 Rispondi

      La soluzione migliore è trovare un editore che lo faccia per te!

  16. silvia
    26 luglio 2015 alle 15:34 Rispondi

    Stendere di getto, lasciare decantare, rileggere, correggere e poi, dopo qualche settimana o un mese, procedere con la seconda stesura. E’ il mio consiglio, anche se lo ritengo un procedimento non attuabile per tutti i libri: può funzionare per un romanzo e non per un saggio, e viceversa.
    Poi, concordo sulla penna rossa (o rosa, viola, verde, ma non nera o blu), e sul manoscritto stampato, che ti permette di correggere senza stancare troppo gli occhi.

    Buona riscrittura a tutti ;)

    p.s. Pamela, il 90% degli editori potrebbe non essere interessato al tuo libro PROPRIO perché l’hai già (auto)pubblicato e quindi non risulta più inedito.

    • Daniele Imperi
      27 luglio 2015 alle 07:34 Rispondi

      Ciao Silvia, benvenuta nel blog.
      Più o meno è come ho fatto io. La seconda stesura c’è stata perché ho rimanegiato parecchi brani scritti. Sono d’accordo su quanto dici dei libri autopubblicati, gli editori preferiscono un inedito.

  17. Idriss
    12 gennaio 2016 alle 23:08 Rispondi

    Ciao Daniele e lettori di pennablu,

    Io, personalmente ho blocchi fronte al monitor. Ai tempi credevo fosse un mio problema di ispirazione in un brutto momento della mia vita. Ho solo capito da poco che scrivere direttamente su foglio, mi ha liberato. Poi si, ridigito per poi stamparlo. Cosi che la pigrizia di dover riscrivere sparisce del tutto. Con queste innovazioni siamo anche portati ad abbassare lo sguardo e leggere rapidamente il numero di “Pagine scritte” e questo ci abbassa il morale. Farlo in un taccuino, di certo ti leva la voglia di tornare indietro e contare foglio per foglio, hehe.

    Bacioni!

    • Daniele Imperi
      13 gennaio 2016 alle 10:36 Rispondi

      Ciao Idriss, benvenuta nel blog. Succede anche a me di controllare spesso il numero di pagine scritte, però non va visto per demoralizzarsi. Bisogna scrivere quello che si riesce a scrivere, non puoi importi un numero di pagine fisso al giorno.

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