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Principi di revisione del testo

18 modi per migliorare un manoscritto

Principi di revisione del testo

Scrivere è un’arte, revisionare è una scienza. Forse è esagerato, ma la revisione migliora l’arte della scrittura. Scriviamo a caldo delle nostre emozioni, ma dobbiamo revisionare a mente fredda. E soprattutto distaccata.

È pensiero comune a tutti, immagino, che è bene far trascorrere un po’ di tempo prima di rileggere un testo per revisionarlo. Ho lasciato passare un mese prima di rileggere il mio libro sul blogging, ma per un racconto potrebbe essere sufficiente meno tempo.

In questo articolo ho voluto raccogliere tutti i passi che compio per revisionare le mie storie, dividendoli in 3 parti:

  1. la lettura del testo
  2. i metodi di revisione
  3. cosa controllare nel testo

Come leggere il testo

Per una buona revisione penso siano necessari ben 6 metodi di lettura, che si sovrappongono fra loro in alcuni casi.

1 – Lettura su carta

Ne avevo parlato quando ho revisionato il mio libro e è un consiglio che si trova un po’ ovunque. Ho trovato dei grandi vantaggi, sono riuscito a scoprire errori sfuggiti durante la lettura su schermo.

Non rileggo più al computer per la revisione. Faccio stampare il testo e lo leggo. Forse dipende anche dal fatto che la lettura su carta è meno stancante di quella su schermo.

2 – Lettura a voce alta

Consiglio che danno molti e che ancora devo mettere in pratica. A pensarci bene, però, è forse la lettura migliore che si possa fare, perché siamo portati a “recitare” ciò che abbiamo scritto, a dare ritmo alle parole e alle frasi.

Leggendo ad alta voce possiamo anzi accorgerci se davvero c’è ritmo nel testo, se ci sono le giuste pause con la punteggiatura scelta, se i dialoghi risultano realistici o artefatti.

3 – Lettura veloce

Sono convinto che la prima volta bisogna rileggere il testo senza pensare che sia una revisione, ma gustandoci soltanto la storia. Leggere come se stessimo leggendo un libro.

Possiamo avere in questo modo uno sguardo d’insieme sull’intero testo, prima di affrontarlo in modo critico.

4 – Lettura approfondita

Alla lettura veloce facciamo seguire una lettura più attenta e quindi approfondita: è una lettura lenta, perché deve farci entrare nel testo e scoprire cosa nasconde, anzi quali errori nasconde. Possiamo notare le lacune, le incongruenze, le stonature, la mancanza del ritmo e della musicalità delle parole.

5 – Concentrarsi sulle frasi e non sulla storia

Quando leggiamo in modo approfondito non dobbiamo pensare alla storia, in quel momento non ci interessa. Alla storia abbiamo dedicato la lettura veloce. Adesso è ora di pensare ai vari mattoni che la compongono.

Dobbiamo cioè concentrarci sulle singole frasi e sui singoli periodi: funzionano? Esprimono davvero ciò che volevamo dire? Sono comprensibili al lettore?

6 – Lettura al contrario

Ho imparato questo trucco alla scuola del fumetto e ho visto che anche nel mondo anglosassone si usa: leggere il testo iniziando dall’ultima parola e risalendo così fino alla prima.

Perché bisogna leggere anche al contrario?

Perché il nostro cervello corregge automaticamente alcuni errori e in una lettura normale tendiamo involontariamente a non scorgerli. Leggendo al contrario ci soffermiamo sulla singola parola e possiamo notare quindi refusi e altre oscenità.

Come revisionare il testo

Che metodi usate di solito per la revisione dei vostri manoscritti? Qui illustro 5 modi per revisionare un testo, e anche in questo caso qualcuno si sovrappone all’altro.

1 – Revisionare il testo passo per passo, in base al tipo di errore

Mi è sempre sembrato più facile e veloce considerare un tipo di errore per volta piuttosto che rileggere il testo e correggere tutto ciò che non va. È sicuramente meno dispersivo concentrarsi su un solo gruppo di errori, ma penso che ci permetta di non farcene sfuggire nessuno.

Per esempio possiamo controllare prima di tutto se abbiamo accentato la forma verbale “è” al maiuscolo anziché usare il solito e errato apostrofo. Poi possiamo controllare l’uso corretto delle virgole, e così via.

2 – Consultare il dizionario della lingua italiana e quello dei sinonimi

Siamo sicuri che siano giuste tutte le parole che abbiamo usato? Ci sono termini che abbiamo ripetuto un po’ troppe volte e, soprattutto, a breve distanza uno dall’altro?

Di recente mi sono accorto che tendevo a usare una parola dandole un significato sbagliato. Così come tendo a usare spesso gli stessi termini, forse per inconsapevole pigrizia mentale. Durante la revisione, quindi, teniamo sempre vicini il dizionario della lingua e quello dei sinonimi.

3 – Separare frasi e periodi per vederli isolati

Seleziono un periodo, lo copio e lo incollo in un nuovo documento: così posso leggerlo isolato dal resto, perché nell’insieme potrebbe sembrarmi a posto, ma preso da solo e non nel branco è indifeso, non ci sono altri periodi a dargli man forte.

Frasi e periodi isolati possono essere revisionarti meglio, perché possiamo farli diventare massime e aforismi e quindi trasformali in pezzi indimenticabili.

4 – Eliminare il grosso degli errori con la funzione “Cerca e sostituisci”

Avevo parlato di come scovavo l’abuso di avverbi nei miei testi: Ctrl+F e si apre la finestra “Cerca e sostituisci”, digito “mente” e clicco su “Cerca tutto”. Poi clicco sul grassetto e sul colore rosso e vedo evidenziati tutti gli avverbi. Posso digitare inoltre “E’” e sostituirlo con “È”.

Insomma, è una funzione che ci permette di togliere gli errori più macroscopici e che richiedono poco tempo.

5 – Considerare le regole ortoeditoriali

Prima di scrivere una storia o un qualsiasi libro dobbiamo stabilire le nostre regole ortoeditoriali, cioè quando usare grassetti e corsivi, come scrivere i nomi delle riviste, come mostrare i dialoghi, se coi trattini o con le caporali.

Perché considerare queste regole prima della revisione? Per uniformare il testo. Non possiamo scrivere il nome di un quotidiano in corsivo a pagina 12 e poi in tondo o fra virgolette a pagine 78. Stesso discorso per i dialoghi: non possiamo introdurre un dialogo con le caporali e un altro con il trattino.

Scriviamo di solito “se stesso” o “sé stesso”? Sono corrette entrambe le forme, anche se io preferisco per abitudine la prima, ma se usiamo questa, allora in tutto il libro dobbiamo mantenere questa.

Un testo non uniforme è un testo sciatto, non dimentichiamolo mai.

Cosa correggere nel testo

Ma in realtà cosa dobbiamo controllare nei nostri testi? A cosa fare attenzione, cosa correggere? Ho trovato 7 tipologie di errori e modifiche da apportare a un manoscritto.

1 – Ricercare refusi e errori grammaticali

Mi pare il minimo! Altrimenti che revisione sarebbe?

I refusi si nascondono bene, disse la mia editor mesi fa e aveva ragione, tanto che uno è rimasto andandosene in stampa tranquillo e beato.

Ma gli errori grammaticali? Può uno scrittore commetterne? Sì e no. A tutti può sfuggire qualcosa, come è normale avere qualche piccola lacuna. In questo ci possono aiutare i lettori beta, l’editor e il correttore delle bozze.

2 – Controllare l’uso dei simboli e delle convenzioni

Sembra impossibile sbagliarli, eppure si possono leggere frasi del tipo “Gli sparò con una 357”, ma questo significa che la canna della pistola ha un diametro di 35,7 cm. Vi pare sensato? Insomma, sarebbe un bel cannone quella pistola. La dicitura esatta è: “Gli sparò con una .357”, il che significa che il diametro della canna (il calibro) è di 0,357 pollici, ossia 0,90678 cm, una 9 millimetri. Una bella differenza, direi.

Questo è solo il primo esempio che m’è venuto in mente, ma vuole significare che quando scriviamo dobbiamo fare attenzione alle giuste convenzioni e ai simboli corretti affinché la nostra scrittura risulti professionale.

3 – Eliminare parole o frasi inutili

I famosi tagli. Il 10% di cui parlava Stephen King. Ma anche il 15%, perché no? Non credo ci siano un minimo e un massimo a cui attenersi. Direi che è bene valutare parola per parola e frase per frase.

Ciò che è inutile salta all’occhio. E se non salta, salterà all’editor. Ma penso che bisogna capire – e deve capirlo anche un editor – quando davvero è necessario tagliare.

4 – Controllare la punteggiatura

Ecco perché la lettura a voce alta è fondamentale: perché in quel modo ci possiamo accorgere delle pause introdotte con punti, virgole e puntini di sospensione. Per la punteggiatura non prendete come esempio i consigli che diede Totò a Peppino nel film Totò, Peppino e la malafemmina

5 – Controllare accenti e apostrofi

Sicuri di aver accentato bene tutte le parole che vanno accentate? E avete apostrofato quelle che vanno apostrofate? Ma, soprattutto, usate il vero apostrofo oppure un apice?

Nel blog, ormai chiuso, «Roba da self-publishing» avevo scoperto di non aver mai usato il vero apostrofo nei testi. Non so perché Writer di OpenOffice mette l’apice sulla tastiera. Comunque l’apostrofo si richiama col comando Alt+0146.

Appena scritto un testo, uso la funzione “Cerca e sostituisci”, inserisco l’apice e lo sostituisco con l’apostrofo.

6 – Controllare i verbi ausiliari

Lo abbiamo visto fra i 15 errori grammaticali comuni giorni fa. Gli ausiliari, specialmente coi verbi servili, sono un po’ ostici e a me tocca spesso controllare se ho usato quello giusto.

7 – Modificare frasi gergali e familiari

Esistono anche le frasi familiari? Sì, sono quelle frasi che abbiamo sempre sentito in casa nostra fin da bambini: una sorta di gergo inter nos, a uso e consumo dei membri della famiglia. Mia madre usa spesso l’espressione “stare sotto le pezze” indicando chi ama starsene a letto al caldo sotto le coperte. Ma non è una frase che possono capire tutti, anzi forse la capisco solo io… L’editor, giustamente, me l’ha segnalata nel racconto e io ho corretto. L’espressione comunque, a quanto ho potuto constatare cercando in rete, non è propriamente familiare, ma tipica di Roma e dintorni, perché l’ho trovata scritta in vari articoli e social da romani. Resta comunque una frase da usare con cognizione di causa.

Alla stessa maniera tendo a usare modi gergali tipici romani, che al nord e al sud pochi capirebbero. Una volta in un pub in zona Circeo chiesi le fusaie e il cameriere mi chiese di ripetere, ché non aveva capito subito cosa volessi. Sono i lupini, insomma, che a Roma chiamiamo fusaie. Non è sbagliato usare questo termine, ma è bene usarlo contestualmente al la sua origine.

Insomma, la revisione di un testo è forse un lavoro più impegnativo della scrittura stessa, perché serve a dare una forma migliore all’intero manoscritto, a renderlo più scorrevole e soprattutto più piacevole alla lettura.

Usate qualcuno di questi metodi per le vostre revisioni?

45 Commenti

  1. Agnese Ciccotti
    15 marzo 2016 alle 07:01 Rispondi

    IO ho veramente seri problemi nelle correzioni, anche per post dalla lunghezza non inpossibile. Provo la lettra ad alta voce per il ritmo della punteggiatura, ma i refusi mi si nascondono sempre molto bene…provero con la lettura al contrario a questo punto. :-(

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:15 Rispondi

      Hai messo il cognome e sei finita in moderazione :D
      Io oggi ho trovato un errore a un post che risale a maggio 2014, pensa tu… certi errori si nascondono troppo bene.

  2. Marco
    15 marzo 2016 alle 07:41 Rispondi

    La funzione Cerca e sostituisci l’ho sempre ignorata. Quello che faccio (adesso), non è solo leggere ad alta voce, ma leggere come un bambino di 6 anni. Quindi parola per parola. È una fatica devastante, perché occorre disciplina per non mettersi a correre. Però mi sembra utile. Leggere “solo” ad alta voce non mi sembrava davvero efficace.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:16 Rispondi

      Perché l’hai ignorata?
      Leggere parola per parola è devastante sì, ci credo. Pensa a doverlo fare per un romanzo di 1000 pagine :/

  3. Simona
    15 marzo 2016 alle 08:52 Rispondi

    Leggere su carta funziona. L’ alternativa è quella di Marco : legger parola per parola.
    Mi ci sono messa ed è massacrante.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:17 Rispondi

      Ah, ma siete tutti masochisti :D

  4. Salvatore
    15 marzo 2016 alle 08:59 Rispondi

    Credo che più tempo passi tra la stesura e la revisione, più efficiente sia quest’ultima: anche per un racconto. In genere, per i racconti, mi prendo un paio di giorni per fare macerare l’idea; giorni in cui non scrivo nulla, al massimo raccolgo materiale documentario. Poi stendo la storia più in fretta che posso: l’ideale sarebbe di getto, in poche ore. Quindi lascio passare anche una settimana prima di revisionare. Se ne passano tre, il prodotto finale è migliore.

    Lettura su carta e lettura a voce alta non li uso mai, ma ho un ottimo correttore di bozze che rilegge con grande attenzione.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:18 Rispondi

      Sì, anche per me deve passare parecchio tempo prima della revisione. Poche per scrivere un racconto è poco, ma dipende anche dalla sua lunghezza. Una settimana per la revisione forse è poco tempo.

  5. Chiara
    15 marzo 2016 alle 09:22 Rispondi

    Anche io leggo sempre su carta, quando devo revisionare. La lettura ad alta voce la faccio specialmente per i dialoghi. Invece, voglio abituarmi alla lettura veloce perché tendo a soffermarmi fin da subito sui dettagli. Per un romanzo, inoltre, spesso sono i contenuti stessi a dover essere revisionati. Gli interventi formali che tu menzioni vanno fatti una volta stabilito che il testo è definitivo.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:20 Rispondi

      Gli interventi sui contenuti li lascio all’editing, che io non posso fare da me. Questi interventi per me sono da fare quando vuoi revisionare un testo che per te è definitivo.

      • Chiara
        15 marzo 2016 alle 15:18 Rispondi

        L’editing è fondamentale, ma a me capita di accorgermi già da sola che qualcosa non va. :)

  6. Chiara
    15 marzo 2016 alle 09:23 Rispondi

    p.s. scusa, ho scritto “testo” al posto di “contenuto”.
    E dimenticavo: sono rimasta traumatizzata dall’aver scoperto che uso l’apice anziché l’apostrofo. Ora andrò dallo psicologo per riprendermi. :D

    • silvia
      15 marzo 2016 alle 11:07 Rispondi

      Vengo con te dallo psicologo, magari ci fa lo sconto! :P

      • Barbara
        15 marzo 2016 alle 17:59 Rispondi

        E siamo in tre…
        Psicologo formato famiglia?
        (la E accentata a tastiera non c’è, quindi per scrivere veloce si usa l’apostrofo; fortuna vuole che esiste la funzione Sostituisci, se non il correttore automatico)

  7. Grilloz
    15 marzo 2016 alle 09:32 Rispondi

    Leggere al contrario me l’aveva insegnato la maestra alle elementari, inutile dire che i miei testi continuarono a rimanere zeppi di refusi (chiamiamoli così :P)

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:21 Rispondi

      Brava la maestra e una bacchettata a Grilloz che è fatto al contrario :D

      • Grilloz
        15 marzo 2016 alle 15:20 Rispondi

        Ne presi all’epoca di bacchettate dalla maestra :D

  8. Stefania
    15 marzo 2016 alle 10:05 Rispondi

    Che bell’articolo! Completo e particolareggiato. Sono tutti consigli utili e senza o/o.
    Per provare ad apportare qualcosa in più, mi viene in mente che, dentro la revisione dei contenuti di cui parla Chiara e a cui accenni te, c’è anche controllare la coerenza di gesti e movimenti dei personaggi nello spazio. Sembra una scemata, ma quando abbiamo visualizzata in testa una scena e per noi ormai è familiare, a volte si tende a dimenticare che la deve visualizzare chiaramente anche il lettore, e come se fosse vera! Quindi cose come: gesti lasciati a metà, gente che si teletrasporta miracolosamente da un posto all’altro senza avvisare di quando abbia deciso di farlo, oggetti che compaiono per magia dal magma misterioso dell’oltre-pagina… vanno osservati col cannocchialetto (ma non quello di Wordy) pure loro.
    Mo mi riprendo anch’io dal trauma dell’apostrofo, che, per altro, nella mia tastiera spagnolita, non trovo neanche col tuo codice segreto! aahhhhh! Cercherò nei simboli.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:23 Rispondi

      Grazie :)
      Secondo me quello che dici tu e ha detto Chiara va fatto nella revisione dei contenuti, non del testo.

  9. Violaliena
    15 marzo 2016 alle 10:10 Rispondi

    Far passare tempo è di sicuro la cosa migliore perché il mio dramma scrittevole sono soprattutto le ripetizioni. Leggo sempre ad alta voce e poi nella revisione più che stampare (poveri alberi…) provo a cambiare grandezza, font e colore in fondo basta che il testo appaia differente. Leggere al contrario non ho mai provato: tenterò.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:24 Rispondi

      Puoi stampare il testo usando carta da riciclo, non per forza fogli nuovi :)
      Cambiare grandezza e font è un consiglio che ho già sentito. Non sono sicuro che possa funzionare, ma si può tentare.

  10. silvia
    15 marzo 2016 alle 11:16 Rispondi

    Anch’io tendo a lasciar passare un po’ di tempo per le correzioni, credo che sia fondamentale per prendere distacco da ciò che si scrive sia formalmente sia come contenuti.
    La lettura su cartaceo per me è indispensabile non solo per corregermi, ma anche quando voglio che qualcosa mi resti impresso. Solo così posso dare libera azione ai miei segni grafici manuali.
    Le mie correzioni non possono prescindere dal sottolineare, appuntare, annotare. Un retaggio di quando studiavo che ha formato un metodo di lavoro che uso in tutti i campi.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:25 Rispondi

      Leggendo su carta infatti puoi segnare tutte le annotazioni che vuoi in modo facile e veloce, cosa che al computer diventa un’operazione più lunga e complicata.

  11. Ulisse Di Bartolomei
    15 marzo 2016 alle 13:31 Rispondi

    Salve Daniele

    Dopo 10 anni di scrittura i miei errori più frequenti sono il plurale e il singolare, in quanto mi capita spesso di volgere una frase dal singolare al plurale o viceversa, e lasciarmi sfuggire degli eventuali aggiustamenti successivi. Le d eufoniche sono le mie bestie nere. Sebbene le combatto da anni, l’errore viene sempre. Circa le virgole, credo sia importante visualizzare il percorso emotivo dello scritto, per poter inserire delle pause dove servono. Per un romanziere, potrebbe essere utile frequentare del teatro di qualità, allo scopo di comprendere il proprio “vizio” dialettico, confrontato a quello professionale.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:50 Rispondi

      Ciao Ulisse, le d eufoniche non sono un errore, però, ma solo qualcosa da abbandonare perché in quasi ogni caso si rivelano inutili.
      Leggere drammi è sicuramente un bene per imparare a scrivere i dialoghi.

      • Ulisse Di Bartolomei
        15 marzo 2016 alle 16:32 Rispondi

        Vero, non sono un errore, ma se scegli un criterio poi lo devi perpetuare. Ho scelto di usarle soltanto nelle cacofonie, soprattutto poiché ne sono infastidito sia nella lettura mentale che nel proferito. Circa le virgole, mi sembra che si protenda a considerarle delle pause che si possono inserire a prescindere le regole grammaticali. Anni fa mi trovai a criticare la scrittura di Terzani ( uno stile “al braccio e allo straccio” in accordo ai miei gusti) e uno studente della Bicocca, innamorato del “giornalista”, ai miei rilievi sulle virgole mi redarguì asserendo che erano delle mere pause… Nel mio caso l’assenza o l’uso errato delle virgole, mi costringe a soffermarsi e rileggere per capire. La punteggiatura è come prendere per mano il lettore, aiutandolo attraverso uno stretto viottolo… Se è sbagliata, la lettura è una sofferenza. Una lacuna che cerco di colmare.

  12. Angelo
    15 marzo 2016 alle 13:43 Rispondi

    Ciao Daniele.

    In effetti la lettura su carta è davvero utile. Credo che quella ad alta voce lo sarebbe, ma non riesco a farla: leggo un paio di frasi, poi mi scordo di usare la voce e proseguo in silenzio.

    Probabilmente, dal tuo elenco, mancano un po’ di controlli più strutturali: sono stato coerente nel comportamento dei personaggi? Nelle ambientazioni? Nei tempi in cui si svolgono le azioni?
    Ci sono parti noiose da eliminare? Passaggi poco chiari da espandere? Incoerenze logiche?

    E’ vero che se pubblicherai, ti aiuterà l’editor, come dici in un commento, ma presentare un testo privo di macroscopici errori strutturali secondo me aiuta a fare buona impressione.
    E non è detto che l’editor li rilevi tutti: giusto ieri sera leggevo un racconto su un libro Mondadori, in cui veniva trovato un morto all’interno un teatro abbandonato da anni, senza che ci fosse alcuna giustificazione a tale ritrovamento… Errore logico di cui nemmeno l’editor si era accorto

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 13:52 Rispondi

      Ciao Angelo, non ho inserito i controlli strutturali perché tutte le operazioni servono a revisionare il testo, non i contenuti. Secondo me sono 2 procedimenti diversi.

      • Angelo
        15 marzo 2016 alle 14:07 Rispondi

        In effetti, hai ragione Daniele. Io però tendo, nelle riletture/revisioni a guardare entrambi gli aspetti (mi è difficile disconnettermi dal testo e concentrarmi solo solo una parte degli interventi… probabilmente è un limite mio…)

  13. Romina Tamerici
    15 marzo 2016 alle 16:44 Rispondi

    L’unica cosa che credo di non aver mai fatto è la lettura al contrario: penso che impazzirei! Però potrei provare. Un post grandioso, davvero!

    • Angelo
      15 marzo 2016 alle 16:46 Rispondi

      Ciao Romina!

      Davvero, grandioso post un. Provare potrei però. Impazzirei che penso: contrario al lettura la è fatto mai aver non di credo che cosa unica l’.

      • Daniele Imperi
        15 marzo 2016 alle 16:53 Rispondi

        Scrivere al contrario non è la stessa cosa che leggere un testo normale al contrario :)

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 16:52 Rispondi

      Grazie :)
      Sì, c’è da impazzire anche con la lettura al contrario, ma si può provare con un racconto breve per vedere come va.

  14. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    15 marzo 2016 alle 17:36 Rispondi

    Sono totalmente d’accordo nello stampare e leggere su carta: è una pratica che adotto anche nel lavoro quotidiano di designer, lo schermo stanca e trae spesso in inganno, la carta è più cinica e mostra tutto senza alcuna pietà ;)
    Non conoscevo il metodo della lettura al contrario! Se, come dici, è una tecnica che mostra risultati, la proverò quanto prima.

    • Daniele Imperi
      15 marzo 2016 alle 17:43 Rispondi

      Nella grafica so infatti che si fanno le prove di stampa per vedere il lavoro: soltanto così ti rendi bene conto dell’impatto che ha.

  15. Barbara
    15 marzo 2016 alle 18:08 Rispondi

    Il mio problema è che scrivo revisionando :)
    I post oramai li scrivo con notepad, perchè sono tecnici o colloquiali.
    Ma se devo scrivere racconti ho bisogno della carta. Probabilmente l’ispirazione mi passa dritta dal cervello alla mano, dal callo alla penna (ve l’ho detto che ho il “callo dello scrittore”? giuro! con l’uso della tastiera però si è ridimensionato rispetto alle scuole)
    Su carta, scrivo, cancello, depenno, scrivo a lato, piazzo asterischi, barro il foglio, riscrivo…insomma, faccio un macello, non mi ci ritrovo più e per raccapezzarmi passo al word. Già lì parto con altra revisione. Ogni volta che riparto con lo scrivere (perchè nel frattempo elaboro mentalmente le scene), rileggo da capo, e di solito trovo i refusi. Poi, molto poi, chiudo. Stampo, rileggo, revisiono di nuovo. Quando “suona bene” passa dal beta reader, il quale dice la sua. Refusi o sviste di battitura. Col lavoro e tutto il resto, difficile chiudere un racconto breve in un mese…

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2016 alle 08:23 Rispondi

      Non va bene scrivere revisionando :D
      Fai un lavoro doppio, così.

  16. giuse
    16 marzo 2016 alle 10:29 Rispondi

    Finalmente sono arrivata alla fine del post :D
    Ho continuato a leggere tutti i link da te inseriti XD e mi sono persa un attimo!
    Allora, uso quasi tutti i metodi da te elencati, soprattutto la stampa del testo, la rilettura veloce e il cerca e sostituisci.

    Adesso per il romanzo che ho finito lo sto addirittura riscrivendo! Sarà più lungo da fare, ma tutte le ingenuità di 3 annifa, in questo modo le sto cancellando e ne sto guadagnando in scorrevolezza!

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2016 alle 10:32 Rispondi

      I link distraggono :D
      Lo riscrivi in base alla revisione?

      • giuse
        16 marzo 2016 alle 10:39 Rispondi

        In pratica sto facendo così:

        ho dato una rilettura veloce a tutto quanto, ma so già cosa non va del testo.
        Afferro due capitoli alla volta, li leggo, cancello paragrafi, parole, inserisco note del tipo: noia, che palle, ma ho davvero scritto questo? E altri appunti come ad esempio una nuova scaletta di eventi per quella scena da scrivere, successivamente evidenzio parti di frasi, che sono punti fermi nella storia.
        In ultimo, apro word (un file vuoto) e mi metto a scrivere!

        Processo lungo, ma che mi sta soprendendo. La parte iniziale del romanzo era troppo frettolosa, gli eventi accadevano velocemente ed era piena di pagine di descrizioni sulla natura, la città e altre robe… personalmente mi sono chiesta, ma che mi sono fumata quel giorno?

        Insomma sono matta XD

  17. monia74
    16 marzo 2016 alle 11:26 Rispondi

    Io in genere stabilisco prima di partire le regole formali che voglio adottare: rincorrerle alla fine sarebbe molto più faticoso. Uso molto il cerca sostituisci e la correzione automatica, anche perchè so dattilografare e ormai so che ci sono errori che le mie dita compiono automaticamente, non so che farci (tipo scrivere cià al posto di ciò). La revisione con dizionario la faccio effettivamente a parte, fa parte della fase ricerca e approfondimento (ricerca della precisione). Sto imparando solo negli ultimi tempi a leggere parola per parola, cioè dando un peso a ogni singolo elemento della frase. Mi stanno insegnando gli editor, in questo, e lo faccio ancora in modo piuttosto incerto.
    Non ho capito la lettura al contrario, sul serio. Non capisco come puoi capire gli errori se non capisci la frase :P
    Un’ultima cosa: è davvero necessario che ogni frase sia un pezzo indimenticabile…?

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2016 alle 11:40 Rispondi

      Leggendo al contrario puoi accorgerti di errori di battitura, che il cervello magari non nota perché legge la parola nell’intero contesto.
      No, non è necessario che ogni frase sia un pezzo indimenticabile: diciamo che deve essere però musicale, bella a leggersi.

  18. monia74
    16 marzo 2016 alle 11:48 Rispondi

    ah, di battitura! come quando cerchi le differenze sulla settimana enigmistica e le trovi solo rovesciando l’immagine :P capito
    Musicale si, trovavo solo uno sforzo eccessivo ricopiarsele tutte per analizzarle. Comununque ho capito il senso: focalizzare dimenticando le frasi adiacenti.

  19. Andrew Next
    7 maggio 2016 alle 04:18 Rispondi

    …leggere al contrario. Cribbio, mi vien mal di testa solo a pensarci, ma è una buona idea. Temo che la rilettura-riscrittura n°17 sarà così. E già che ci sono cambierò gli apici in apostrofi.
    Al lavoro!

    • Daniele Imperi
      7 maggio 2016 alle 05:34 Rispondi

      Non so se riuscirei a leggere al contrario un romanzo di 700 pagine…
      Per gli apostrofi, prova la combinazione Alt+0146.

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