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Le mie regole di scrittura creativa

Regole GibbsSe pensate che per scrivere ci voglia solo creatività, sbagliate. Ce lo dice Renato Mite nel suo articolo su Goodreads Costruirsi le regole per scrivere. È stata una lettura interessante, anche perché era qualcosa a cui non avevo mai pensato.

Anziché rispondere al suo tweet, ho deciso di ragionare su quali fossero le mie regole. Perché ci sono, ovviamente, anche se dentro di me – dentro di voi, anche – non me ne accorgo. Sono regole invisibili, non scritte, ma ben impresse nella mia mente, tanto che si attivano in automatico quando scrivo.

Le regole base: grammatica e documentazione

Perché regole base? Perché qualsiasi scrittore non può scrivere senza conoscere la grammatica. Fate un salto sul blog Roba da self publishing, ci sono parecchi esempi di autori autoprodotti che non conoscono punteggiatura, accenti, ecc.

La conoscenza della grammatica fa parte del bagaglio culturale che lo scrittore deve possedere prima di diventare scrittore, prima di sentirsi scrittore, prima di iniziare a scrivere il suo bestseller.

La documentazione fa invece parte dell’informazione necessaria per scrivere: per me è impossibile e anche illogico scrivere una storia ambientata in Siberia e limitarmi alle conoscenze che ho attualmente sulla Siberia: ossia che si parla russo (credo) e fa freddo. Io andrei in Siberia, ve lo garantisco, prima di scrivere quella storia, tanto fa parte delle mie mete di viaggio, visto che è una terra polare.

Queste, quindi, sono le mie regole base sulla scrittura creativa. Regole che ormai ho acquisito e che attivo senza neanche pensarci, fanno parte di me.

La regola della credibilità

Un bambino di tre anni deve parlare come un bambino di tre anni. Non può conoscere i congiuntivi meglio di me.

Un pastore ottantenne analfabeta non può esprimersi come un magistrato.

Potrei continuare davvero all’infinito, facendo tutti gli esempi possibili. In generale, però, possiamo affermare che il linguaggio di una persona – e quindi di un personaggio – è definito da una serie di elementi:

  • livello culturale personale
  • contesto storico e geografico in cui vive
  • ambienti sociali che frequenta (famiglia, lavoro, amici, attività ricreative)

A pensarci bene è un bel lavoro quello che deve fare uno scrittore per capire come parlerà il suo personaggio. Ma in realtà non è così, perché ha due armi a disposizione:

  1. le schede dei personaggi, in cui evidenzia tutti gli aspetti dei suoi personaggi
  2. la vita reale, che lo aiuta a scoprire il linguaggio più adatto

La regola della credibilità è per me molto importante, perché rende la storia più vera, reale, meno fittizia, non costringe il lettore a scendere a patti con me, ma lo introduce, invece, nella mia storia senza problemi, senza doversi prima ambientare. Che ci riesca o meno, è un altro discorso. Ma resta il fatto che provo a creare storie credibili.

La regola della coerenza

Se sei una ragazzetta spaventata, a cui hanno appena ammazzato in modo violento e sanguinoso la famiglia e il fidanzato, non entri in una casa buia sapendo che dentro c’è l’assassino.

Banale? Nel 99% di film horror che ho visto questa regola non è mai stata rispettata. Ogni volta esclamavo a voce alta “Ma che…” o anche un “Ma dai!” La tentazione di telefonare al regista è stata forte.

Aveva ragione mio padre quando diceva che il regista ci stava prendendo in giro. Sì, chi gira quelle scene e chi le descrive in un romanzo sta davvero prendendo in giro spettatore e lettore: prende in giro la sua intelligenza.

Un personaggio deve essere coerente con la sua personalità e la sua natura.

Walker Texas Ranger, di Chuck Norris, non entrerebbe mai in quella casa: la farebbe saltare in aria.

Se avete letto i romanzi di Martin, avrete notato due personalità opposte: quella di Arya e quella di Sansa, due sorelle di Casa Stark. Da Sansa non mi aspetto che impugni una spada per difendersi – come farebbe la piccola Arya – ma che scoppi a piangere.

La regola del realismo

Quella che, per me, va contro la sospensione dell’incredulità. È una regola che applico e voglio applicare a ogni elemento della storia.

I dialoghi specialmente devono essere, suonare realistici. Sentiamo parlare ogni giorno, ma quando leggo alcuni scrittori autoprodotti, mi chiedo se queste persone ascoltino veramente la gente parlare.

Realismo non significa scrivere della realtà odierna o di fatti storici, realismo significa, per me, rendere realistico tutto ciò che scriviamo, anche se fosse una storia di draghi. A questo proposito m’è venuto in mente ora il mio racconto incompiuto Il drago del Fiume d’Argento, una delle varie storie fantasy iniziate oltre 20 anni fa e mai concluse.

C’era però qualche elemento valido, secondo me, come il world building e anche il realismo. M’ero completamente dimenticato di questa storia. Magari proverò a rileggere quanto ho scritto, se non mi sentirò male nel farlo.

Le regole fantastiche

Renato nel suo articolo faceva riferimento alle 3 leggi della robotica di Asimov. Fu una trovata geniale quella, prima di tutto perché definiva i confini entro cui quei personaggi – i robot – dovevano muoversi e poi perché ha creato qualcosa che è rimasto nella storia.

Quali sono le mie regole fantastiche? Nel mio romanzo in fieri ce n’è qualcuna, perché ci sono storie ambientate in futuri lontani e per quel tema dovevo per forza creare delle regole. Ma non mi sono messo a tavolino a scriverle, sono nate da sole per pura necessità.

Le regole fantastiche fanno parte del mondo immaginario che avete creato. Lo definiscono, lo completano. Se anche i registi imparassero a crearle, forse smetteranno di assegnare a ogni pianeta su cui fanno atterrare gli astronauti la stessa gravità della Terra.

Le vostre regole di scrittura creativa

Facciamo uno scherzo a Renato e trasformiamo il suo articolo in un meme? Quali sono le regole che applicate ogni giorno alla vostra scrittura? Può essere una lettura interessante, perché in quelle di Renato ho scoperto la regola della conservazione della massa, a cui non avevo mai pensato.

45 Commenti

  1. Giuliana
    16 dicembre 2014 alle 08:38 Rispondi

    Ciao Daniele,
    periodaccio nero che più nero non si può, ma eccomi qua.
    Commento meno, però seguo sempre e vedo che continui ad implementare il blog, oltre che ad avanzare nella stesura dei tuoi libri. Mi fa piacere :)
    Le mie regole coincidono con le tue.
    Oltre a quelle che hai citato, direi che la mia preoccupazione principale è che “tutto torni, e che torni bene”. Che la trama risulti cioè un perfetto puzzle dove ogni pezzo trova il giusto incastro, cercando di fare in modo che si tratti però di un quadro fresco, originale. Non uno dei classici paesaggi, per capirci, ma una scena particolare che si componga piano piano per vie non sempre ovvie e che una volta completata trasmetta un’emozione unica a chi la guarda.
    Ecco, quindi forse potrei dire che la mia regola principale è quella dell’originalità, che posso ricercare nello stile, in uno o più personaggi, nella trama, nella forma, nella punteggiatura o in altri dettagli, a seconda del libro/racconto. Non vorrei mai che di una mia opera si dicesse “è banale, è scontata”, per capirci.
    Altra regola che ho (più che regola direi che si tratta di una mania) è quella della musicalità del testo: ogni parola deve essere quella giusta e collocata nella corretta posizione, affinché le frasi scorrano fluide, leggere, quasi poetiche. Sono capace di rileggere una pagina centinaia di volte per essere sicura che scorra esattamente come dico io e come desidero che il lettore la percepisca. Non ti dico quanto sono maniacale nella revisione di un testo e quanta sofferenza provo quando vedo che un errore, nonostante tutto, è riuscito a sfuggirmi. O quando rileggendo qualcosa di già pubblicato sento che avrei potuto scriverlo ancora meglio. Sono un po’ fissata, lo so, che ci vuoi fare… ;)
    Approfitto di questo commento anche per augurarti Buone Feste.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:06 Rispondi

      Rieccoti qui :)
      I libri pian piano procedono.
      Vero, tutto deve tornare al suo posto. Ecco perché per un romanzo, per me, bisogna fare una bella scaletta, per tenere sotto controllo la trama.
      Sui giudizi sulla banalità non sono molto d’accordo: i lettori giudicano sempre a modo loro, quindi potrebbero trovare un tuo romanzo un capolavoro, ma poi essercene due tre che lo trovano banale.
      Musicalità: certo, ma quello avviene nella revisione e nell’editing, secondo me.
      Buone feste anche a te :)

      • Giuliana
        17 dicembre 2014 alle 08:37 Rispondi

        Certo che i lettori giudicano a modo loro e certo che alcuni troveranno banale qualcosa che per altri non lo è, è impossibile un giudizio unanime su un’opera. Quindi chiaro che mi aspetto anche critiche negative, diciamo solo che spero siano una minoranza e che siano incentrate il meno possibile sul fattore della banalità, ecco.
        Hai ragione, la musicalità avviene nella fase di editing; il punto è che io revisiono già durante la stesura, perciò per me le due fasi si fondono in una sola. Per questo motivo, quando finisco un racconto/capitolo in pratica è già quasi pronto, tranne qualche minima correzione a distanza di tempo.

  2. Chiara
    16 dicembre 2014 alle 08:57 Rispondi

    Approvo la proposta di fare uno scherzetto al buon Renatino, che mi “twitta” sempre i post. Unico rischio, però, è che più che un meme diventi un clone, visto che le nostre regole sono molto simili. Realismo e coerenza, in particolare, sono quasi dei diktat con cui sfioro la paranoia! :)

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:08 Rispondi

      Mah, sì, potrebbe quasi essere un clone, ma ci credo poco. Ognuno vede le cose a modo suo, in fondo.

    • Renato Mite
      18 dicembre 2014 alle 14:17 Rispondi

      Accetto ben volentieri questo genere di scherzi. ;-)
      Concordo con Daniele, ognuno ha il suo personale punto di vista.

  3. Serena
    16 dicembre 2014 alle 09:18 Rispondi

    Ciao Daniele, mi daresti la definizione di “regola”? Non mi ritrovo moltissimo nel post, questa volta, anche se come sempre mi dai da pensare e mi fai venire voglia di rispondere con calma. Secondo me quanto sopra, incluso l’articolo di Renato Mite, non espone regola ma good craft. Le regole dell’arte, le tecniche di base, insomma. Ma forse non ho capito bene io, per questo chiedevo :)

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:09 Rispondi

      Ciao Serena,
      per regola – intanto ho preso la parola da Renato Mite, quindi la colpa è sua :D – intendo linee guida comportamentali nella scrittura. Rispondi pure con calma :)

    • Renato Mite
      18 dicembre 2014 alle 14:30 Rispondi

      Ormai la frittata l’ho fatta ;-)
      Ho usato il termine “regola”, al contrario del campo scientifico dove si usa anche “legge”, perché volevo sottolineare la funzione di regolare le varie sfaccettature di una storia per dare alla storia appunto una credibilità e una coerenza, come dice Daniele, sia in ambito realistico che fantastico.
      Poi l’argomento si è ampliato ad includere le regole per scrivere intese come metodo per eseguire la scrittura piuttosto che indirizzarla o ispirarla.
      Non pretendo che tutti scrivano un post, ma mi farà molto piacere leggerli, la calma poi è necessaria. Anch’io ci ho messo molto per scrivere quell’articolo.

  4. Grazia Gironella
    16 dicembre 2014 alle 09:21 Rispondi

    Le regole di scrittura meriterebbero sicuramente un meme, ma condivido i timori di Chiara, perciò dico solo che condivido le tue regole e ne aggiungerei un’altra: domandarmi ogni volta che compio una scelta relativa alla storia, piccola o grande, se per caso ne esiste una migliore. Mi sono resa conto che è facile scegliere la banalità, soprattutto nel caso di dettagli minori, che non percepiamo come fondamentali. In realtà lo sono, perché creano l’effetto d’insieme.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:11 Rispondi

      La domanda che ti poni è lecita e va fatta. Il rischio, però, se te la poni sempre, è non finire mai la storia. Sta’ tranquilla che dopo la fine del romanzo potrai trovare una scelta migliore.

    • Renato Mite
      18 dicembre 2014 alle 14:37 Rispondi

      Concordo, bisogna rivedere tutto a stesura ultimata, e ti accorgerai che la maggior parte delle scelte sono giuste, le altre si possono sistemare.
      Grazia, credo che tu non abbia letto la mia domanda su Goodreads, quindi approfitto di questo spazio per chiederti se hai individuato il tuo set di regole.

  5. Ivano Landi
    16 dicembre 2014 alle 09:31 Rispondi

    A proposito del discorso sui film horror: esistono anche delle forme di coerenza interna, assurde in termini generali ma applicabili e applicate all’interno di un dato genere. L’appassionato di horror sa che è possibile, o anche probabile, che la ragazzetta spaventata entri nella casa buia e sinistra. Così come, per fare un altro esempio, chi guarda un film porno non si stupisce di vedere protagonisti fare sesso quasi in ogni momento e in qualunque situazione. In termini di vita reale è assurdo, ma è coerente con il genere di film a cui stanno assistendo.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:15 Rispondi

      In un certo senso hai ragione, ma per come la vedo io deve prevalere sempre la credibilità.

  6. Ivano Landi
    16 dicembre 2014 alle 09:34 Rispondi

    P.S. Credo che gli esempi che ho fatto rientrino nella famosa categoria “sospensione dell’incredulità” :D

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:16 Rispondi

      Ecco, un tasto dolente per me: la sospensione io non la condiero affatto, invece. Io devo crederci in quello che vedo, senza scendere a patti con l’autore o il regista.

  7. LiveALive
    16 dicembre 2014 alle 10:23 Rispondi

    Ho sempre pensato troppo poco al contenuto e troppo alla tecnica. Quando penso a delle regole quindi le penso come a certe caratteristiche tecniche da rispettare per dare coerenza ed efficacia al romanzo; ma si tratta comunque di cose che variano da testo a testo. Per esempio, potrei darmi come regola di rispettare la terza persona limitata su un solo personaggio; ma poi posso benissimo scrivere un altro testo con un narratore extradiegetico.

    …in realtà credo che qualsiasi regola, anche di contenuto, abbia senso solo se messa in relazione al sistema completo delle caratteristiche di un dato romanzo. Per esempio: coerenza e verosimiglianza? Fin che vuoi, ma se sei Kafka e vuoi creare volontarie contraddizioni nella narrazione per spingere il lettore a dubitare del reale…

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:19 Rispondi

      Contenuto e tecnica, però, devono stare insieme. La regola sulla terza persona non vale, nel senso che quella, più che regola, è una scelta tua in funzione di quella precisa storia.

  8. Salvatore
    16 dicembre 2014 alle 11:51 Rispondi

    Nel mio blog avevo già scritto delle regole, ma riguardavano più la vita e l’attività dello scrittore che non il suo atteggiamento con la scrittura creativa, cioè con la creazione di una storia. Penso che ti ruberò quest’idea, prima o poi, per risponderti direttamente con un post. ;)

    • Serena
      16 dicembre 2014 alle 12:50 Rispondi

      Ecco, Salvatore ha detto molto meglio di me quello che pensavo :)

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:20 Rispondi

      Ok, aspetto il post, allora.

  9. LaLeggivendola
    16 dicembre 2014 alle 11:56 Rispondi

    Mmmh, ci penserò.
    Comunque a me viene da sigillare un libro appena trovo il pargolo che favella come fosse appena uscito da Oxford. E che magari si trova a dare consigli saggissimi a Adulto X, regalandogli inconsapevolmente la soluzione al problema che lo sta dilaniando da tempo. AAARGH.
    … ho un odio particolare per siffatti cliché xD

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:21 Rispondi

      Credo di aver capito a cosa ti riferisci. In parecchi film ho visto situazioni di questo genere. Sono allergico anche io a quelle.

  10. Fabio Amadei
    16 dicembre 2014 alle 12:48 Rispondi

    Caro Daniele, le tue regole sono tutte condivisibili. Io aggiungerei la regola del ritmo: quel qualcosa in più che aggiunge una certa musicalità alla storia. Quel non so che di invisibile che ti appaga interiormente.
    Ho letto la sospensione dell’incredulità :
    molto interessante…Puoi spiegare per favore il punto della traspirazione ? Mi ha colpito molto. Ciao e grazie.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:23 Rispondi

      Bella domanda, la tua. In quel post ci sono parecchi punti su cui tornare con approfondimenti. Nei prossimi giorni me lo studio e credo che tirerò fuori una serie di articoli :)

  11. Serena
    16 dicembre 2014 alle 12:55 Rispondi

    Le mie regole.
    1) Portati sempre qualcosa per scrivere o registrare, ovunque tu vada
    2) Comincia dal tema di fondo
    3) Comincia dalla struttura
    4) Edita come se ne andasse della tua vita. Almeno tre volte.

    Altre non me ne vengono: molte delle regole citate sopra, continuo a pensare, sono concetti e abilità che fan parte dell’artigianato dello scrivere e sono di tutti, non solo le “mie” regole.
    Grazie, come al solito.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:25 Rispondi

      1: non la vedo come una regola inerente alla scrittura in sé. È come dire: scrivi il tuo romanzo al pc.
      2 e 3 condivisibli.
      4: non sono d’accordo. L’editing non spetta allo scrittore.

    • Renato Mite
      18 dicembre 2014 alle 14:43 Rispondi

      Ecco che arriva il momento in cui io e Daniele siamo in disaccordo, entrambi lo sappiamo, ma è sempre un piacere confrontarsi. Per me l’editing fa parte della revisione, quindi del mestiere dello scrittore. Certo che il tema delle regole per scrivere si allarga sempre più :-)

      • Daniele Imperi
        18 dicembre 2014 alle 15:22 Rispondi

        Sapevo che non eri d’accordo, quindi martedì arriva un’altra mazzata :D

  12. MikiMoz
    16 dicembre 2014 alle 13:04 Rispondi

    Oltre a tutte le cose che hai elencato, che bene o male rispecchiano anche le mie “regole” (metto le virgolette perché non dovrebbero mai esserci imposizioni, in questi campi… e anche l’italiano può essere stravolto se necessario :p), aggiungo solo… lo stravolgimento delle stesse ;)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:26 Rispondi

      L’italiano può essere stravolto, certo, vedi regola sulla credibilità :D
      Sono d’accordo sullo stravolgerle.

  13. Tenar
    16 dicembre 2014 alle 13:57 Rispondi

    Credo che le tue regole siano quelle base un po’ per tutti. Il problema è rispettarle. Si potrebbe usare questo post come “prova del nove” per un racconto (o un romanzo) se tutte le regole sono state rispettate, allora abbiamo fatto un buon lavoro.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:27 Rispondi

      Brava, non ci avevo pensato alla prova del 9 :D
      Ma la farò appena possibile.

  14. Renato Mite
    16 dicembre 2014 alle 14:56 Rispondi

    Daniele, questo articolo è sorprendente, amplia il discorso sulle regole per scrivere come non avrei saputo fare. Ho ancora molto da imparare nel campo del blogging.
    Fra tutte le regole citate mi piace molto quella della coerenza e quella di Serena: “edita come se ne andasse della tua vita”.
    Il meme mi farà male? ;-)

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2014 alle 15:27 Rispondi

      Grazie :)
      I meme non fanno male, di solito :D

      • Renato Mite
        18 dicembre 2014 alle 14:46 Rispondi

        Il ringraziamento è reciproco, hai creato le basi per ampliare il discorso e guarda qui che dialogo!
        Sapevo che c’era un “di solito” in agguato…

  15. Lisa Agosti
    17 dicembre 2014 alle 08:57 Rispondi

    Mi sono presa un giorno per pensarci, ma non mi è venuto in mente nulla per il meme, che mi sembra però un’ottima idea. E sì, Renato, il meme farà male, molto male .^^.
    Sono d’accordo con Mikimoz che le regole, a volte, vadano stravolte, un po’ come l’eccezione che conferma la regola.

    • Renato Mite
      18 dicembre 2014 alle 14:47 Rispondi

      …fortuna che c’è anche Lisa qui che mi mette in guardia ;-)

  16. Marina
    17 dicembre 2014 alle 10:14 Rispondi

    Un bel libro è quello la cui storia si imprime nella mente e per qualche giorno non lascia spazio ad altri pensieri. Quando mi piace ciò che ho letto vivo come i postumi di una sbornia: devo smaltire prima di passare ad altro. Questo per dire che per me la regola, quando si scrive, è una soltanto: riuscire a fare immedesimare il lettore, portarlo dentro la storia con tutte le scarpe, creare una sorta di transfert emotivo, psicologico. Allora vedrei tutte le linee guida citate negli altri commenti come strumenti di attuazione: coerenza, credibilità, conoscenza della grammatica, diventano funzionali; tutto perfetto purché, però, alla fine, servano a confezionare una storia che coinvolga, talvolta sconvolga chi legge.
    (Volevo anche aggiungere che vero, un contadino non si esprimerebbe mai in un italiano corretto, ma ricordo una volta di avere letto per curiosità un libro pubblicato tra l’altro da Einaudi, “Terra matta” di Vincenzo Rabito. Si tratta di un diario scritto da un operaio semianalfabeta, scoperto da, non ricordo, forse i nipoti, e fatto appunto pubblicare per il modo in cui era scritto. In qualche modo veniva premiata la profondità dei pensieri espressi in quel modo: realismo letterario puro, se posso definirlo così, ma- ahimè – assolutamente illeggibile!)

    • Daniele Imperi
      17 dicembre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Pochi libri mi hanno dato le sensazioni che dici.
      Ecco, un testo del genere non andrebbe pubblicato, secondo me. Potrebbe essere un inserto, ma un libro così non lo comprerei mai.

  17. Alessandro Cassano
    17 dicembre 2014 alle 10:44 Rispondi

    1) Scegli una premessa che “senti” particolarmente
    2) scegli il contesto
    3) documentati a fondo
    4) crea l’universo narrativo
    5) scegli le peculiarità dei personaggi
    6) metti giù una scaletta approssimativa
    7) scrivi lasciando spazio all’improvvisazione
    8) molla il manoscritto per qualche settimana, affidandolo a un paio di beta-lettori in gamba
    9) riscrivi la storia da cima a fondo
    10) editing

    • Daniele Imperi
      17 dicembre 2014 alle 14:10 Rispondi

      Queste, però, più che regole di scrittura, sono le linee guida di un metodo di lavoro.

  18. Frany
    3 febbraio 2015 alle 16:33 Rispondi

    La mia regola principale e’ che i personaggi debbano usare un linguaggio coerente con la vita reale, con la personalita’ che lo scrittore ha loro costruito ..con l’ambiente socio-culturale. Inoltre ogni argomento deve essere trattato con verita’, documentandosi sempre. Personalmente amo Anna Rice e la sua abilita’ nello scavare nell’animo dei suoi personaggi. Descrive sempre ambienti e periodi storici con consspevolezza.
    . In sostanza credo che un libro debba trasmettere un senso di realismo anche quando tratta argomenti di fantasia.

    • Daniele Imperi
      4 febbraio 2015 alle 08:01 Rispondi

      Il linguaggio coerente è proprio una regola, secondo me, troppo spesso, specialmente nei film, la gente parla tutta allo stesso modo.

  19. Maria Grazia
    3 febbraio 2015 alle 23:42 Rispondi

    Ah, bellissimo questo post. da centellinare e meditare.

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