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Regole grammaticali… da ridere!

Grammatica

Tempo fa hanno iniziato a girare in rete alcune regole di scrittura attribuite a Umberto Eco, poi però venne fuori che Eco trovò in giro regole di comunicazione che adattò alla scrittura. Io sono riuscito a trovare la versione inglese di quelle regole di scrittura ironiche.

Così m’è venuto in mente di scriverne alcune, ma grammaticali.

Regole grammaticali… da ridere!

  1. Il congiuntivo imperfetto con funzione esortativa è sbagliato. Imparassero tutti a usarlo come si conviene. Questo errore col congiuntivo imperfetto, non so perché, viene spontaneo. È successo anche a me varie volte, per fortuna – spero – nel parlato e non quando ho scritto qualcosa.
  2. Piuttosto” con funzione congiuntiva non va usato. Scegli “o”, piuttosto che “oppure”. Un altro errore che sento spesso e che mi ha sempre infastidito, perché il significato di “piuttosto” mi sembra… piuttosto intuitivo.
  3. È davvero necessario inserire tanti punti interrogativi ed esclamativi?!?!!! Errore frequente, che si nota anche in molte pubblicità, insegne, in blog, romanzi, ecc. Un altro orrore che mi dà fastidio. Il numero e la tipologia di punteggiatura che inseriamo non aumenta l’enfasi della frase, ma solo l’ignoranza di chi scrive.
  4. Per non parlare degli infiniti puntini di sospensione….. Da sempre martoriati, sembrano riprodursi in via asessuata.
  5. A te ti suona davvero bene la dislocazione? Se davvero a qualcuno si dislocasse il polso quando scrive certi orrori, magari non sarebbe male. In alcuni casi, nel parlato, nel dialogo quindi, per me è consentito, per renderlo più credibile. Ma attenzione sempre a quale personaggio sta parlando.
  6. Usa un pò di logica quando tronchi l’avverbio “poco”. Eppure sappiamo tutti cosa significhi troncare una parola: tagliarne via l’ultima sillaba. L’apostrofo indica che là, prima, c’erano altre lettere.
  7. Le “d” eufoniche andrebbero limitate od anche tolte del tutto. Una volta le usavo molto, anche quando c’erano vocali diverse a contatto. Rileggendo vecchissimi post le ho trovate e sono inorridito. Ora tendo a non usarle neanche con vocali uguali vicine.
  8. Talvolta l’amore non è un’apostrofo rosa, ma un errore rosso. Quante volte leggo ancora l’apostrofo quando non va messo dopo l’articolo indeterminativo e quante non lo vedo quando invece andrebbe messo!
  9. E’ sbagliato usare l’apostrofo sulla forma verbale “è” al maiuscolo. Nei blog è un errore che compare molto spesso, per non dire quasi sempre. E anche a opera di copywriter. Dite quello che volete, accampate pure la scusa della tastiera, ma quella resta una E apostrofata e non accentata.
  10. Non centra nulla la mira quando si vuole c’entrare un bersaglio. Davvero ci si può confondere soltanto per colpa dell’identica pronuncia? Il verbo centrare è una cosa, entrare un’altra.
  11. Redarre queste regole m’è costato pochi minuti. Forse è colpa della redazione, per forza. E di tutte quelle copie redatte. Però il verbo è redigere.
  12. L’accento sui verbi non stà sempre bene… Il fatto che esista una parola monosillabica non implica che vada accentata. Il verbo stare non vuole nessun accento.
  13. e fà di te uno scrittore sciatto. E lo stesso discorso va fatto col verbo fare, che però in un caso – non quello mostrato – vuole l’accento.
  14. Quando usi l’ apostrofo, ricordati di non inserire mai spazi prima della parola apostrofata… Un errore più raro, ma ancora presente. In alcuni casi qualcuno lo giustifica: quando la parola dopo l’apostrofo è messa fra virgolette. Io dico: e il corsivo a che serve, allora? Evitate di virgolettare parole apostrofate.
  15. né prima della punteggiatura . Come fanno certi presunti scrittori, dovremmo dire. Anche questo è un errore abbastanza raro, ma ancora dura. La punteggiatura va attaccata alla parola precedente.
  16. La XVI° regola è dedicata ai pronomi numerali ordinali: se scritti coi numeri romani non vogliono il simbolo °. Quel simbolo va messo soltanto sui numeri arabi, come 16°, mai sui numeri romani. Eppure continuo a vedere quell’errore anche nelle comunicazioni istituzionali.
  17. Le virgole, non vanno mai messe, a caso. Virgole tu spargi a larga mano, avrebbe cantato Leopardi. Sulle virgole andrebbe scritto un libro a parte. Indicano una pausa, uno stacco, quindi va pensato bene dove e quando inserirle. Vedo spesso nei blog inserire una virgola dopo il soggetto, subito seguito dal verbo: a che serve la pausa, di grazia?
  18. Ti dò un ultimo consiglio: studia la grammatica prima di scrivere. Quante volte ho visto la forma verbale “dò” accentata? No, di più, scherzate? Ecco: non accentatela. Dà un senso di nausea, davvero. E avete appena visto quando va messo l’accento al verbo dare.

Ci facciamo due risate?

Se vi vengono in mente altri modi ironici per introdurre una regola grammaticale bistrattata, scriveteli nei commenti. Ah, dimenticavo: voi non avete mai commesso quegli errori, vero?

40 Commenti

  1. LiveALive
    5 agosto 2014 alle 08:13 Rispondi

    Le regole di Eco sono diventate un classico, ma in fondo dice cose davvero basiche.

    Non ti piacerà sapere che Proust dice “di oggettivo non c’è nulla, neppure la grammatica.” Beh, se usi come punto di vista un analfabeta è normale, anche Eco lo fa all’inizio di Baudolino.

    Le D eufoniche sono strambe: prima ti suonano bene, poi inizi a toglierle e partono a suonarti male. Credo sia per abitudine: io mi ero abituato per un testo arcaicizzante ad apostrofare tutto, e alla fine quando leggevo cose come “si innamorò” invece di “s’innamorò” sentivo un immotivato tuffo al cuore.
    Le D eufoniche comunque continuo ad usarle, in rari casi, anche in case in cui non andrebbero, perché per me “e anche” non si può sentire XD

    Ci sono certe cose considerate errori che in realtà non lo sono. Per esempio il “ma però” dovrebbe essere accettato dalla Crusca (infatti lo usa anche Dante). Dante usa pure “più maggiore” o roba simile, ed è un semplice rafforzativo. Pure è perfettamente consentito iniziare una frase con una congiunzione. E il famigerato “a me mi”? Anche quello, accettato; basti pensare al Petrarca con il suo “di me medesmo meco mi vergogno”.
    Ci sono certi casi particolari poi su cui influisce il tempo. D’Annunzio per esempio scriveva la À di avere senza acca: era la forma usata nel cinquecento, anche da Michelangelo. Uguale cosa con la maiuscola dopo il punto: D’Annunzio la mette solo a inizio paragrafo, non dopo ogni punto.
    Forme come “un’altro” o “qual’è” invece dipendono dall’accettare o meno l’esistenza di “un” e “qual”. Se le consideri forme troncate di “uno” o “quale”, allora l’apostrofo ci va, e ci va anche quando un’ è isolato.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 08:25 Rispondi

      Accettare o meno l’esistenza di “un” e “qual”? “Un” con l’apostrofo va messo quando c’è il femminile che inizia per vocale dopo. Che lo accetti o meno è così.

      Non ho capito che intendi. “Un’altro” è un errore, perché esiste il maschile “un”.

      • LiveALive
        5 agosto 2014 alle 09:01 Rispondi

        Sì, se un esiste è un errore. Ma in alcune epoche, se non ricordo male, è stato considerato un’ tronco di uno. In tal caso si apostrofa sempre, e infatti sia un’altro che qual’è sono accettati come corretti dal correttore del mio cellulare, appaiono pure tra i suggerimenti XD

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2014 alle 10:55 Rispondi

          “Un” esiste, infatti. Tu parli di altre epoche, ma noi viviamo nella nostra, quindi “un’altro” è errore.

    • Giovanna
      11 agosto 2014 alle 18:51 Rispondi

      mi permetto di consigliarti di dare una buona ripassata alla grammatica, temo sia alquanto urgente. Senza offesa, ciao.

      • LiveALive
        15 agosto 2014 alle 09:29 Rispondi

        Tu però leggiti questi link:
        http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/forma-corretta
        http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/incontro-congiunzioni-per
        Per la terza singolare di avere senza H cercatela pure in Michelangelo o D’Annunzio, e constata. Uguale cosa per le maiuscole a inizio frase (che infatti tu non hai messo: è corretto).
        Per il “più maggiore” di Dante forse ricordo male, ma una forma simile c’era. So che per la Crusca “molto migliore” o “molto maggiore” si può dire; e sono quasi sicuro che se cerchi in un canto trovi “molto più maggiore”. Ma ora mi torna la curiosità, andrò anche io a dare una occhiata.
        Per qual’è e un’altro apostrofati, ripeto che non è una cosa completamente oggettiva, ma più “filosofica” basata sul considerare “un”, “qual”, “qualcun” come forme complete e non tronchi di “uno”, “quale”, “qualcuno”. Se li consideri tronchi, secondo la grammatica della Treccani puoi mettere l’apostrofo come non metterlo; ma se lo metti, non è errore. A tel proposito, c’era un autore antico che metteva l’apostrofo a “un” sempre, anche quando seguito da consonante; ma non riesco a ricordare il testo perché l’avevo trovato in biblioteca anni fa, e non mi interessava se non per quella stramberia…

        • Daniele Imperi
          16 agosto 2014 alle 11:47 Rispondi

          Tu continui a citare autori antichi ma noi siamo nel XXI secolo. Un’altro resta errore, mi dispiace. Non ci sono altre considerazioni da fare.

  2. Chiara
    5 agosto 2014 alle 09:22 Rispondi

    Il punto 3 e il punto 4 sono al centro di una personale battaglia che porto avanti su facebook da circa tre mesi, ovvero da quando ho avuto la sfortuna di aggiungere una collega di mio marito, che millanta pure (ma io non ci credo) di essere laureata.

    Ma………………..si…………………..può…………………………scrivere…………………………così!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Io la trovo una cosa abbastanza fastidiosa, soprattutto considerando che la persona in questione ha più di trent’anni ed usa la sua pagina per parlare di lavoro. Insomma, pretende di insegnare agli altri come si diventa ricchi ma farebbe meglio a preoccuparsi di porre un limite alla propria ignoranza.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 10:56 Rispondi

      Anche per me è fastidioso. E credici che è laureata, ne ho beccati tanti di laureati che non sanno scrivere in italiano.

  3. Salvatore
    5 agosto 2014 alle 09:22 Rispondi

    Il congiuntivo coniugato imperfettamente è davvero una brutta bestia piuttosto che no…….!?! A te ti dò dieci per sto’ post!!

  4. GiD
    5 agosto 2014 alle 10:07 Rispondi

    Sulla regola 16:

    Io: Ecco la bozza della locandina per il Torneo.
    Cliente: Mmmh. Ma non ci va il pallino, su quinto?
    Io: No, vede, è scritto col numero romano, quindi si legge già “quinto” senza bisogno del pallino.
    Cliente (poco convinto): Ah… va be’, però noi mettiamocelo lo stesso, il pallino, che cosi capisce più meglio.
    Io: NO!

    p.s.
    Sì, il tizio ha detto davvero “più meglio”. -_-

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 10:57 Rispondi

      Mettiamocelo lo stesso… la gente sta fuori :)

      Vero sul “sì”: ne vedo tanti che non l’accentano.

  5. GiD
    5 agosto 2014 alle 10:12 Rispondi

    Ah, aggiungerei:

    19. Quando sì scrive si deve far attenzione a quale sì si vuole intendere: “Sì”, affermazione, si accenta. “Si”, particella pronominale, no.

  6. Sylvia Baldessari
    5 agosto 2014 alle 10:20 Rispondi

    Aggiungerei “qual’è” come crimine grammaticale che non trova fine.
    Neanche in Parlamento.

  7. Alessandro Cassano
    5 agosto 2014 alle 11:24 Rispondi

    il miglior post uscito su Pennablu :)

    PS: con la E maiuscola apostrofata ho problemi anch’io, per il fatto che mi piace scrivere ancora a macchina, e sulle macchine da scrivere l’uso dell’apostrofo è l’unica possibilità.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 12:33 Rispondi

      Ma come, il migliore? Su :D

      Ok che scrivi a macchina, ma non porti mai in digitale quello che scrivi?

      • Alessandro Cassano
        5 agosto 2014 alle 15:07 Rispondi

        certo, con quegli odiosi programmi OCR. E a quel punto sì, il “cerca e sostituisci” diventa un passo obbligatorio.

        Il post mi piace per l’ironia e perché resto convinto che articoli di questo tipo debbano essere presenti con più frequenza su un blog con questo nome e con questo seguito

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2014 alle 16:20 Rispondi

          Fai la scansione? Fai prima a riscriverlo…

          Sulla frequenza di post come questi la vedo dura: in fondo la grammatica è quella, non so quanto materiale avrei a disposizione. Ma ci penso senz’altro.

  8. Federica
    5 agosto 2014 alle 12:24 Rispondi

    Troppo bello! :)
    Per la “e” accentata do la soluzione ai blogger più pigri:
    1) aprire un foglio word bianco;
    2) inserire una bella “è”;
    3) dare invio;
    4) e… da daaaam! si trasformerà magicamente in maiuscola accentata “È”!

    Per il “piuttosto che” continua la guerra, ma è inutile! (io ci ho provato così: http://www.ilvinoeleviole.it/piuttosto-che-usarlo-impropriamente-io-mi-suicido/ )

    Cia’! ;)

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 12:34 Rispondi

      Ciao Federica, ti direi benvenuta, ma credo tu abbia già commentato nel blog :)

      La È a me viene proprio come fai tu. E se scrivete sui social, basta digitare Alt+0200.

      Ora leggo il tuo post.

  9. Grazia Gironella
    5 agosto 2014 alle 13:15 Rispondi

    E gli annunci su Facebook scritti tutti in maiuscolo, con i punti di sospensione a scia e strapieni di punti interrogativi ed esclamativi? Roba da bloccare l’autore e segnalarlo per omicidio preterintenzionale.

  10. SAM.B
    5 agosto 2014 alle 14:57 Rispondi

    Perché e né scritti con l’accento grave invece che con l’accento acuto ù_ù

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 16:17 Rispondi

      Ah, di quelli ne vedo parecchi e non mi spiego il perché… forse tastiere straniere? Perché l’accento sbagliato richiede due tasti.

      • SAM.B
        5 agosto 2014 alle 17:03 Rispondi

        Mah… Forse perché la scrittura a mano, fin dalla scuola, abitua a sostituire gli accenti con un segno tracciato alla meglio. Così si perde la conoscenza (dell’esistenza e) della differenza tra accento acuto e accento grave. E quando si passa alla tastiera va a finire che una è vale quanto una é.

  11. LiveALive
    5 agosto 2014 alle 15:33 Rispondi

    Però più maggiore si può dire.
    Per esempio:
    Mio fratello non è più maggiore, ora è tenente colonnello.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2014 alle 16:18 Rispondi

      Beh, certo, in quel caso “maggiore” è un grado, un sostantivo quindi, non più un comparativo.

      Ma scrivere e dire “molto migliore” è sbagliato.

      • LiveALive
        5 agosto 2014 alle 16:28 Rispondi

        Stavo a scherzà, eh XD

  12. Ivano Landi
    5 agosto 2014 alle 19:15 Rispondi

    Io, da buon blogger pigro, uso la E’.

    • Ivano Landi
      5 agosto 2014 alle 19:20 Rispondi

      L’unica attenuante che posso vantare è che sono posseduto da Proust XD (vedi primo commento)

  13. Monia Papa
    6 agosto 2014 alle 12:56 Rispondi

    Una fatina di nome Desy viveva sotto dei sassi.

    Un giorno di una fata udì dei passi e le disse “oh fata potrei tirarmi fuori dal peso di questi massi se solo tu un’aiuto mi Dassi!”

    Ma la fata le rispose piano “si dice Dessi, non Dassi” e non le diede una mano.

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2014 alle 13:26 Rispondi

      E la fata ha fatto bene a non darle una mano. Vedi che significa scrivere bene? Farsi capire dagli altri :)

  14. Giovanna
    11 agosto 2014 alle 18:47 Rispondi

    Tutte osservazioni sacrosante. Il numero otto è talmente frequente che mi sono chiesta, ultimamente, se a scuola lo insegnano ancora. Mi è perfino capitato che zio google alla mia ricerca “un’istituzione” suggerisse: “forse cercavi: un istituzione”.

    • Daniele Imperi
      11 agosto 2014 alle 19:23 Rispondi

      Google non ha colpa, in quel caso, perché i suggerimenti provengono dalle ricerche più frequenti… segno del gran numero di ignoranti che ci sono :D

  15. Sirius
    11 novembre 2014 alle 23:20 Rispondi

    Stesso principio usato in questo video comico:
    https://www.youtube.com/watch?v=nNL4Uauf_pc&list=PL379804769FA19443&index=3

  16. irene savino
    21 novembre 2014 alle 11:11 Rispondi

    Perchè al punto 8 scrivi “un’apostrofo” con l’apostrofo?

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 08:46 Rispondi

      Irene, hai capito il senso di questo post? :)
      In ogni punto c’è qualche errore, proprio per evidenziarli.

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