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Sulla rapidità in narrativa

RapiditàQuesto guest post è stato scritto da Alessio Montagner.

La rapidità nelle lezioni americane

Nelle Lezioni Americane, Calvino indica quei valori letterari che vorrebbe portare nel nuovo millennio. Uno di questi valori è la rapidità, e una sua definizione può essere trovata in questa citazione:

Il suo segreto [del testo di Barbery d’Aurevilly] sta nell’economia del racconto: gli avvenimenti, indipendentemente dalla loro durata,diventano puntiformi, collegati da segmenti rettilinei, in un disegno a zigzag che corrisponde a un movimento senza sosta.

È curioso: la letteratura contemporanea pare non ricercare la rapidità, ma il tempo reale: si vuole la scena mostrata momento per momento, non un riassunto, né una serie di eventi “puntiformi” privi di particolari.

Ma se ci pensiamo, esistono dei testi recenti che hanno avuto enorme successo e che fanno della rapidità un loro punto di forza. Come vedremo, inoltre, il “riassunto”, o meglio l’esposizione, non è l’unico modo per realizzare la rapidità.

La rapidità nella fiaba

Un re s’ammalò. Vennero i medici e gli dissero: “Senta, Maestà, se vuole guarire, bisogna che lei prenda una penna dell’Orco. È un rimedio difficile, perché l’Orco tutti i cristiani che vede se li mangia”.

Il Re lo disse a tutti ma nessuno ci voleva andare. Lo chiese a un suo sottoposto, molto fedele e coraggioso, e questi disse: “Andrò”.

Gli insegnarono la strada: “In cima a un monte, ci sono sette buche: in una delle sette, ci sta l’Orco”.

L’uomo andò e lo prese il buio per la strada. Si fermò in una locanda…

Questo è l’incipit di una eccellente fiaba di Calvino, scelta da lui proprio per rappresentare il concetto della rapidità. Notiamo: gli eventi si susseguono senza alcuna transazione, non ci sono scene vere e proprie, e ogni frase corrisponde a un evento.

Può sembrare un riassunto, o uno schema preparatorio, più che un racconto. In effetti, nelle fiabe è cosa normale: da Esopo e Fedro, fino a Tolstoj, passando per Da Vinci, la fiaba deve essere secca e rapida per non annoiare i bambini. Ma pensiamoci: i testi più antichi, come l’Iliade, l’Eneide, il Satyricon, contengono un grandissimo numero di eventi in uno spazio relativamente piccolo. Anche quei testi sono rapidi, e a ben leggerli, certi passaggi non si discostano molto da quello della fiaba citata.

La rapidità e l’esposizione – L’esempio di Marquez

Citando Calvino:

La funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto.

E citando Kim Stanley Robinson:

Le cose noiose nella fiction tendono ad essere le trame trite e ritrite con tutti i loro vecchi e fiacchi teatralismi, mentre la roba interessante di solito sta in quella che è chiamata esposizione, cioè la scrittura di tutto ciò che è diverso da noi.

Sia Calvino che Robinson concordano nel dire che la letteratura deve riguardare il “diverso”, e Robinson specifica che il metodo per rappresentarlo è l’esposizione.

Secondo Robinson, inoltre, è stato Cent’Anni di Solitudine a invertire la tendenza, spostando l’interesse dalla scenicità all’esposizione. Vediamo un esempio della scrittura espositiva di Marquez:

Mentre [José Arcadio Buendìa] cercava di dimostrare gli effetti della lente sulla truppa nemica, espose sé stesso alla concentrazione dei raggi solari e patì scottature che si trasformarono in ulcere e guarirono solo dopo parecchio tempo. Nonostante le proteste di sua moglie, messa in apprensione da un’invenzione così pericolosa, poco mancò non incendiasse la casa.
Passava lunghe ore nella sua stanza, facendo calcoli sulle possibilità strategiche di quella sua arma inusitata, finché riuscì a comporre un manuale di una stupenda chiarezza didattica e di un irresistibile potere di convinzione. Lo spedì alle autorità, allegandovi numerose testimonianze sulle sue esperienze e vari fascicoli di disegni illustrativi, affidandolo a un messaggero che attraversò la sierra, si perse tra pantani smisurati, risalì fiumi impetuosi e fu sul punto di perire sotto il flagello delle belve, del paludismo e della disperazione, prima di riuscire a raggiungere una strada di allacciamento con le mule della posta.

Notiamo: non c’è alcuna scena approfondita, solo eventi riassunti da un narratore extradiegetico che però, proprio grazie alla rapidità con cui si susseguono, riescono a mantenere avvinto il lettore.

La rapidità e l’esposizione – L’esempio di John Williams

Anche l’immenso capolavoro Stoner sfrutta l’esposizione, ma lo fa in modo più equilibrato, alternandola di continuo a scene vere e proprie.

Poi, improvvisamente, [Edith] smise di uscire. I tre [Stoner, Edith e Grace] ripresero a mangiare insieme e Edith, di tanto in tanto, sbrigava addirittura qualche faccenda domestica. La casa si fece silenziosa, perfino il piano restò inutilizzato e la polvere cominciò ad accumularsi sulla tastiera.
Ormai erano arrivati al punto che si parlavano solo di rado, per non rischiare di rompere il delicato equilibrio che rendeva possibile la convivenza. Fu così solo dopo una lunga esitazione e un’attenta disamina delle conseguenze che Stoner si decise a chiederle se ci fosse qualche problema.
Erano seduti a cena, Grace aveva avuto il permesso di alzarsi da tavola ed era andata a leggere un libro nello studio di Stoner.
“Cosa vuoi dire?” chiese Edith.
“I tuoi amici” disse William “è da un po’ che non vengono a trovarti e non sembri più molto interessata al teatro. Mi chiedevo solo se non ci fosse qualche problema”.
Con un gesto quasi maschile, Edith prese una sigaretta dal pacchetto che teneva accanto al piatto, se la infilò tra le labbra e l’accese col mozzicone di un’altra che aveva quasi finito. Tirò una profonda boccata senza togliersela dalle labbra, inclinò la testa all’indietro e poi guardò il marito strizzando gli occhi, con aria beffarda e calcolatrice.

Notiamo: il primo paragrafo è espositivo: prende il blocco di tempo “in astratto” e riassume quello che accade al suo interno. Il secondo paragrafo introduce la scena con quel “fu così solo dopo una lunga esitazione…”. Il terzo paragrafo è il background della scena, cioè una parte “borderline”. Il quarto paragrafo, infine, è una scena vera e propria: non si parla più del tempo in astratto, ma ci si immerge nell’”hic et nunc”, descrivendo ogni movimento di Edith.

La rapidità puramente scenica

Ma l’esposizione non è necessaria per una narrazione rapida. Guardiamo questo capolavoro di Verga, la Cavalleria Rusticana:

Gli amici avevano lasciato la salsiccia zitti zitti, e accompagnarono Turiddu sino a casa. La gnà Nunzia, poveretta, l’aspettava sin tardi ogni sera.
“Mamma”, le disse Turiddu, “vi rammentate quando sono andato soldato, che credevate non avessi a tornar più? Datemi un bel bacio come allora, perché domattina andrò lontano”.
Prima di giorno si prese il suo coltello a molla, che aveva nascosto sotto il fieno, quando era andato coscritto, e si mise in cammino pei fichidindia della Canziria.
“Oh! Gesummaria! Dove andare con quella furia?” piagnucolava Lola sgomenta, mentre suo marito [Alfio] stava per uscire.
“Vado qui vicino”, rispose compare Alfio, “ma per te sarebbe meglio che io non tornassi più”.
Lola, in camicia, pregava ai piedi del letto, premendosi sulle labbra il rosario che le aveva portato fra Bernardino dai Luoghi Santi, e recitava tutte le avemarie che potevano capirvi.

Ora siamo a casa di Turiddu. Una battuta dopo siamo a casa di Lola che parla con Alfio. Altra battuta, e Lola è già ai piedi del letto, e Alfio è già partito. Se si esclude la frase che inizia con “prima di giorno si prese il suo coltello…”, qui ogni frase è in realtà una scena, in quanto narrata in tempo reale. Tutta la parte finale, in particolare, narra il duello di Turiddu e Alfio colpo per colpo, e risalta parecchio. In altre parole, Verga ha dato rapidità non riassumendo le scene, ma scegliendo solo l’immagine fondamentale della scena, e togliendo tutte le transazioni.

Ultime parole

Non è facile realizzare un buon testo che sia anche rapido: anche le quarte di copertina sono rapide, così come i temi dei bambini delle elementari, ma non sono buoni testi: bisogna sapere qual è il punto d’equilibrio che permette di creare un testo sintetico ma non asettico.

Anche in caso ci si riesca, poi, non è detto che si finisca per piacere. Calvino consiglia per il nostro millennio il valore della rapidità perché la nostra è, appunto, la società della rapidità: ci muoviamo sempre più veloci e abbiamo sempre meno tempo. Ma la nostra è anche la società dell’immagine, e non sempre rapidità e immagine vanno d’accordo: l’esposizione, infatti, per ottenere la rapidità deve rinunciare alla nitidezza della scena.

Voi che ne pensate? Per Calvino la rapidità era un valore da portare nel nuovo millennio: aveva ragione, o il lettore moderno non può rinunciare alla scenicità, al tempo reale?

Il guest blogger

Sono uno studente, mi interesso alla letteratura da alcuni anni, e dall’anno scorso ho iniziato a buttare su carta, con scarsi risultati, qualche prosa. Il mio autore preferito è, nonostante tutto, D’Annunzio; il mio libro preferito, l’Eneide.

19 Commenti

  1. Seme Nero
    29 ottobre 2014 alle 06:42 Rispondi

    Proprio adesso sto leggendo un romanzo di Kate Atkinson, Vita dopo vita, in cui è presente questa alternanza di passaggi rapidi e scene più descrittive, addirittura ci sono flashback di un paio di righe. Nel contesto funziona, in quanto c’è la necessità, in questo romanzo, di rivivere più volte avvenimenti del passato della protagonista, scoprendo lentamente nuovi dettagli. In assoluto forse la rapidità è utile se vogliamo raccontare avvenimenti sparsi in un ampio arco temporale e/o con un numero elevato di personaggi. C’è comunque il rischio di creare confusione nel lettore, che di fronte ad un incedere troppo rapido potrebbe perdere l’importanza di alcuni avvenimenti. Il ritmo è molto importante, le pause di respiro con scene descrittive devono essere ben dosate. Se poi la rapidità sia una caratteristica sempre necessaria non saprei dirlo.
    Bel post, complimenti :)

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 08:06 Rispondi

      Sì, anche Calvino dice che la rapidità non è, di per se, superiore alla digressione; anche se crede che la narrazione rapida sia più adatta ai tempi futuri, così come la digressione fu più adatta a inizio secolo.

      Aggiungo una cosa: la rapidità nella narrativa è come la densità delle informazioni nella saggistica. Un saggio vale solo per ciò che dice, certo, ma uno che gira sempre sullo stesso punto e non manda avanti il discorso annoia, mentre un saggista come Serianni che inanella un concetto dopo l’altro è uno stimolo continuo. Ugualmente, una narrazione che procede veloce tra gli eventi dovrebbe suscitare un certo tipo di interesse.

  2. Salvatore
    29 ottobre 2014 alle 07:26 Rispondi

    Preferisco la nitidezza delle scene, alternandole senza alcuna esposizione; come diapositive di una storia. Probabilmente una scelta frutto della commistione cinematografica. In fondo, è vero che la nostra è la società della rapidità, ma è anche vero che si legge per ritagliarsi un tempo fuori dal tempo, in cui restirare con calma.

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:38 Rispondi

      Intendi tipo la cavalleria rusticana? Anche quella è puramente scenica, pur nella sua rapidità.
      Anche un mio amico, il Forlani, riflette molto sull’applicazione nella narrativa di stilemi cinematografici.

  3. enri
    29 ottobre 2014 alle 08:19 Rispondi

    L’uomo ricerca da sempre quello che non ha. Ma la fretta è una cosa la velocità è un’altra. Una è confusione, l’altra ritmo. Io ritengo che un buon lettore apprezzerà sempre un andamento lento, sinuoso, descrittivo… tantopiù adesso, che è costretto a vivere con l’angoscia di non essere al passo coi tempi.

    O almeno dovrebbe farlo, perchè il vuoto si colma col pieno, la fretta con la calma, il buio con la luce, e poi quando c’è troppo vento, mettiamoci al riparo. Quando è troppo caldo, rinfreschiamoci. Questi sono i principi base dell’esistenza e della TCM. A livello intellettivo, questa pressione può diventare letale se non viene individuata e limitata al più presto, perchè procura stress psicofisici e problemi di insospettabile natura.

    Non lasciamo che il libro rientri in questi parametri, please, ma che continui ad essere il nostro strumento di svago e di relax.

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:30 Rispondi

      Hai ragione: la rapidità non è fretta, e un ritmo ci vuole in ogni cosa.
      Come detto, però, non credo che un libro rapido generi ansia. Un libro frettoloso, invece, è semplicemente brutto e freddo.

  4. Nani
    29 ottobre 2014 alle 08:40 Rispondi

    Bravo, Alessio, mi hai fatto riflettere.

    Lessi Cent’anni di solitudine tanti anni fa e non mi entusiasmo’ proprio per la troppa rapidita’. Forse, riletto ora, non darei un giudizio cosi’ drastico. In effetti, il brano da te citato sembra davvero ben fatto.
    Io non amo la rapidita’. Ma a volte e’ un buon alleato per lo scrittore. Basta saperla vestire bene, come fa Marquez. C’e’ da imparare…

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:31 Rispondi

      Anche altri libri di Marquez, come L’amore ai Tempi del Colera, sono rapidi, ma hanno una struttura più narrativa: magari possono piacerti di più. Oppure puoi provare qualcosa di più equilibrato. Stoner,leggi Stoner. Non lo stia ancora leggendo?

  5. Chiara
    29 ottobre 2014 alle 10:22 Rispondi

    Io credo che la rapidità di una scena dipenda dalla funzione stessa che essa assume all’interno della narrazione. Non occorre essere troppo bacchettoni, né in un senso né nell’altro. E si deve avere la maturità per comprendere qual è il ritmo più adatto per la storia che stiamo scrivendo, senza però fare dei salti troppo netti. Dopo tutto, un romanzo è metafora della vita. Ci sono momenti in cui si deve correre ed altri in cui la nostra esistenza ci chiede di tirare i remi in barca, fare un respiro profondo e semplicemente ascoltare…

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:33 Rispondi

      Un libro può essere rapido anche contenendo digressioni, e come detto è normale alternare i ritmi. Un libro però ha anche un tono “complessivo”. Anche riferendomi a Stoner, non parlo di libri “totalmente rapidi”, ma di libri “complessivamente rapidi”.

    • enri
      30 ottobre 2014 alle 12:03 Rispondi

      Hai ragione Chiara.
      Come detto la vita è YinYang sequenzialile, anche il (primo) respiro lo è. Il ritmo è alternanza, la fretta uno yang ossessivo. Una sequenza “stressante ” prolungata di scene adrenaliniche (quindi yang) procura ansia, sbarramento oculare, aritmie e tensione dei muscoli interni, tra l’altro.Se lo scritto o il film non compensano il movimento con la quiete, se ne esce pensando “bello sì, ma ….. (faticoso, pesante, esagerato, non da rivedere grazie)”.
      Io credo che questo principio dell’alternanza sia anche una cosa da tenere nel suo conto. Da quando mi alzo al mattino sino a sera inoltrata e a notte fonda me lo ritrovo davanti, come Tony a Danny all’Hotel Overlook.
      Grazie del guest comment and hagd e1 :-) (hagd e1 = Have A Good Day Every one)

  6. Tenar
    29 ottobre 2014 alle 10:32 Rispondi

    Ho trovato il post molto interessante! In effetti non mi ero mai soffermata sul concetto di velocità. Sarà che sono lenta per natura, lo sono nella vita, non posso che esserlo anche nella narrativa… Di sicuro, però, adesso farò più attenzione a questo elemento narrativo

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:36 Rispondi

      In realtà non credo sia necessario sforzarsi di essere rapidi o lenti o altro. Piuttosto, prima di mettersi a scrivere, bisogna capire, anzitutto, se è cosa buona attuare una narrazione rapida; secondariamente, se abbiamo deciso di attuare una narrazione rapida, bisogna decidere dove esattamente essere rapidi, e dove rallentare; e soprattutto, decidere in che modo rendere la rapidità.

  7. LiveALive
    29 ottobre 2014 alle 12:43 Rispondi

    Per approfondire, consiglio naturalmente la lettura della seconda delle Lezioni Americane di Calvino. Sul mio profilo facebook trovare anche una versione espansa del post (https://www.facebook.com/notes/montagner-alessio/su-la-rapidità-e-lesposizione/818610494826501), ma sostanzialmente non dice nulla in più, a dimostrare le qualità della sintesi…

    Non rispondo a tutti singolarmente perché mi interessano due questioni generiche che sono venute fuori:
    1- la rapidità vista come “stress”
    2- la rapidità come stilema che deve permeare tutta la narrazione

    Per il primo punto, dico anzitutto che non credo che la lettura dia un “relax” come è normalmente inteso. Una lettura appassionante dà anche emozioni negative – rabbia, paura, tristezza – che però, poiché sono generate da una storia di finzione, sono comunque considerate “piacere”. Ugualmente, la lettura di un libro appassionante è, in realtà, una cosa stressante, ma è uno stress che è considerat piacevole.
    Ora, non credo che una narrazione più o meno rapida abbia una qualche influenza sullo stress, visto che a essere stressante o meno è, per lo più, il contenuto. Un contenuto rilassante, a che se narrato con rapidità, rimane rilassante (ma una scena stressante narrata con rapidità, in effetti, è più stressante).

    Da qui arriviamo al punto due: è chiaro che non tutte le scene devono essere ugualmente rapide: con Stoner (l’avete letto, no?) ho mostrato come digressione e scena possono alternarsi di continuo. Pure, l’esempio di Calvino, dove ogni frase è un evento, è un caso estremo: ci possono essere delle variazioni, nella rapidità.

    Per capire meglio ciò che intendo credo sia necessario riportare alla memoria alcune delle opere citate. Se non ne avete lette, cercate su internet la Cavalleria Rusticana: si trova liberamente disponibile, ed è lunga si e no tre pagine.

  8. LiveALive
    29 ottobre 2014 alle 12:46 Rispondi

    Ah, comunque grazie per i complimenti: con modestia dico che, in effetti, credo sia uno degli argomenti più interessanti tra quelli che io ho qui trattato finora.

    P.S.: perché Daniele ha la sua foto e il guest blogger no? Anche io voglio la mia foto XD

    • enri
      30 ottobre 2014 alle 14:36 Rispondi

      Bel post, vero. Io di lavoro faccio terapia antistress e quello che scrivo non solo qui è quello che provo e la trasposizione di ciò che potrei arrivare a provare. Ho troppa poca cultura e esperienza, in quanto a letteratura, per starvi dietro e il più delle volte mi limito a leggere. Grazie a tutti :-)

  9. Luciano Dal Pont
    29 ottobre 2014 alle 12:46 Rispondi

    La rapidità come unica caratteristica credo vada bene solo per le fiabe per bambini. Per il resto, ritengo che la soluzione migliore sia un giusto equilibrio, una corretta e sensata alternanza fra velocità ed esposizione scenica, a seconda delle circostanze e della progressione della trama. Come scrittore, nel mio romanzo d’esordio ho fatto ricorso proprio a questa continua alternanza, anche perché il tipo di storia narrata lo richiedeva. Come lettore, credo che non riuscirei a leggere un romanzo scritto esclusivamente secondo il concetto di velocità. Lo abbandonerei dopo poche pagine. Invece, per contro, se la storia i sé mi appassiona posso benissimo leggere un libro totalmente narrato in modo scenicamente espositivo.

    • LiveALive
      29 ottobre 2014 alle 13:42 Rispondi

      Mai letto Marquez? A che lui, in certi lavori, è tutto rapido.
      Direi però che la questione sta,più che altro, nello scegliere i particolari giusti per la scena. Se si arriva al punto di trovare solo quei due-tre secondi fondamentali nella scena arriviamo naturalmente a una narrazione rapida. Oppure si può rinunciare alla scena e prendere il tempo in astratto, a blocchi, come nelle esposizioni: e allora o blocchi tutto, o arrivi alla rapidità.

  10. Giuliana
    30 ottobre 2014 alle 08:36 Rispondi

    Mi fa piacere leggere questo articolo, perché a volte quando scrivo della prosa ho l’impressione di essere troppo rapida, di concentrarmi troppo sulla narrazione tralasciando dei particolari importanti. Tendo a tagliare ed eliminare, ma poi quando confronto il mio scritto a quello di altri autori pubblicati, vedo che loro si soffermano di più sulle descrizioni, su quello che chiamerei il “contorno”. A quel punto mi chiedo: sono io troppo rapida o loro troppo svelti? La domanda successiva che mi pongo è se sia giusto abbellire un po’ la mia prosa o se sia meglio lasciarla così com’è, perché è così che è nata, e rispecchia il mio stile. Trovo difficile rileggerla con occhio obiettivo, anche a distanza di tempo: mi dico che magari a me piace così com’è, snella e scattante, ma magari un lettore potrebbe avere la sensazione che “manchi qualcosa”. Anche se è vero che non si può accontentare tutti: io ad esempio odio i libri che si dilungano troppo nelle descrizioni, mentre invece so che ad altri piacciono. Probabilmente la maniera in cui scriviamo rispecchia le nostre preferenze, e i lettori che sono in linea con il nostro modo di pensare gradiranno. Gli altri, forse, no.
    Riflettendo sulla velocità della mia prosa sono anche giunta alla conclusione che sia dovuta al fatto che revisione già in fase di stesura. Cioè, non faccio come alcuni che buttano giù tutto di getto e poi tagliano. Io taglio subito, addirittura taglio ancora prima che le parole scivolino sul foglio e doso con attenzione quelle che invece sul foglio ci arrivano. Non una parola in più di ciò che occorre, e quando il paragrafo (o capitolo) è finito, è finito per davvero e necessita di una seconda revisione davvero minima.
    Non so se sia giusto, non so se sia bello, ma così è. Che ci posso fare? ;)
    Aggiungo che a me Calvino (per quel poco che ne ho letto) mi è piaciuto.

    P.S. Non ho ancora fatto i complimenti a Daniele per la nuova grafica del blog: bella, chiara, pulita. Pensavo mi sarebbe mancato il vecchio Penna Blu, ma ora che è passato qualche giorno vedo che non è così, e che già mi sono affezionata a questo :)

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