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Dietro le quinte di una storia…

Dietro le quinte di una storia

… si può nascondere molto, forse nulla di poetico, ma sicuramente qualcosa di umano. Da questo post non nasceranno consigli su come finire un romanzo in un mese né segreti del mestiere. Se pensavate di leggere un articolo così, allora non continuate nella lettura…

… perché dietro le quinte di una storia…

… c’è un’idea, che può significare tante cose

Per me spesso, se non sempre, l’idea equivale al titolo che voglio dare alla storia. Titolo che può anche cambiare, certo, ma di solito l’idea per un racconto o un romanzo nasce come titolo. Questo non è successo col mio ebook in lavorazione, a cui ancora non riesco a trovarne uno adatto.

… c’è una serie di appunti di sconnessi

Scrivo il mio titolo provvisorio e poi qualche parola per ricordarmi in futuro di cosa volevo parlare. Quelle parole poi diventano appunti sull’ambientazione, i personaggi principali, alcune risorse online per altra documentazione.

Sono appunti disordinati che crescono pian piano, giorno dopo giorno, che si accumulano nel file e rappresentano una panoramica del lavoro che ci sarà da fare.

… c’è un lavoro di organizzazione

Di tutti quegli appunti, che alla fine devono diventare qualcosa di organico. Devono trasformarsi in storia, ovvio, ma per diventare storia devo farli diventare qualcosa di definito, il più possibile completo.

Organizzare gli appunti significa mettere le basi per la narrazione: avere tutte le linee guida e le informazioni per iniziare scrivere.

… c’è un lavoro di scrittura

Finalmente si scrive. Questo per me è il lavoro più faticoso, perché per ora non ho una vita appagante né un ambiente ideale per scrivere e tutto questo condiziona le mie energie e il mio approccio alla scrittura.

Scrivere è lasciar scorrere i miei pensieri, è creare da zero una storia perché, per quanto tu possa averla pianificata, alla fine la crei nel momento in cui batti le dita sulla tastiera.

… c’è la voglia di lasciar perdere, ché tanto…

Ho interrotto il mio ebook due volte e stavo per farlo un terza…

  • … ché tanto non sarei riuscito a finirlo.
  • … ché tanto a che serve?
  • … ché tanto chi mai lo leggerà?
  • … ché tanto che soddisfazioni ne avrò?
  • … ché tanto posso morire prima di finirlo e saranno stati sforzi inutili.
  • … ché tanto non sono convinto di volerlo scrivere.

… c’è la voglia di finire

E allo stesso tempo guardi la tua storia, hai scritto oltre 100 pagine e non vedi l’ora di finirla. Ci stai mettendo più tempo del previsto, ma non sei mica Stephen King che ci mette 3 mesi appena anche per mille pagine. No, tu sei uno come tanti e ti ci vogliono magari 12 mesi.

… c’è una documentazione continua

Sì, perché il grosso della documentazione va fatto senz’altro all’inizio, ma poi continua per tutto il corso della storia. Qualche giorno fa ho chiesto in un forum sulla lingua cinese alcune informazioni su un termine arcaico, per esempio. Man mano che scrivo posso trovarmi a dover cercare nozioni e risorse che mi sono utili alla storia, alla scena del momento.

… c’è una persona, che sopravvive e ha problemi come tutti

E la scrittura non può certo guarire tutti i mali, non basta a farti dimenticare che comunque sei qui, che devi fare i conti con la realtà in cui vivi, e rifugiarti nei libri e nelle tue storie è solo un palliativo, è una fuga a tempo determinato.

Poi la sveglia squilla, devi alzarti e iniziare la stessa giornata di ieri, identica a quella di un anno fa, identiche a quelle di 10, 20 anni fa. Il percorso nella monotonia dell’esistenza che la scrittura spezza, devia per un attimo, di qualche metro appena, prima che una mano invisibile ti rimetta su quella stessa strada.

Dietro le quinte di una storia c’è un’esistenza da vivere. Nel bene e nel male. Nella voglia di continuare e nel pensiero di mollare.

17 Commenti

  1. Michele Scarparo
    28 agosto 2014 alle 08:29 Rispondi

    Io non parto dal titolo (ne ho di bellissimi per i quali non sono mai riuscito a buttare giù una riga) però mi ci ritrovo dall’inizio alla fine.

  2. Chiara
    28 agosto 2014 alle 09:00 Rispondi

    Il titolo per me arriva per ultimo, così come l’incipit. Per il resto anche io seguo lo stesso percorso, con le stesse paure

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:12 Rispondi

      L’ebook che sto scrivendo ancora non ha un titolo. E è la prima volta che mi capita.

  3. Salvatore
    28 agosto 2014 alle 09:09 Rispondi

    Non c’è scrittura senza sofferenza. Se così non fosse, di cosa parleresti? Di cuoricini e stelline? Anch’io non ho una vita soddisfacente, altrimenti perché perderemmo tanto tempo sostando, o creando, su mondi alternativi. Questo, per chi scrive fantasy come te. Io scrivo mainstream invece, quindi il mondo, quello brutto, lo racconto. Un modo come un’altro per esorcizzarlo. Anch’io mi sono interrotto, per ben sette manoscritti, e pure per questo ottavo che sto scrivendo. Diversamente dagli altri però, la storia è ancora lì. Preme nel cranio per uscire. Forse è quella buona…
    In bocca la lupo per il tuo manoscritto Daniele e, un ultima riflessione, non credo esista un luogo e un tempo ideale in cui scrivere. Solo una storia e te stesso.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:19 Rispondi

      In bocca al lupo anche a te.
      Da una parte è vero che esistono solo la storia e lo scrittore, ma io mi faccio condizionare molto dal luogo.

  4. LiveALive
    28 agosto 2014 alle 13:14 Rispondi

    Non posso dire niente perché io non riesco a creare storie decenti: proprio non so dove peschi le idee XD io quasi mai parto da una frase magari da mettere come titolo. Da cosa parto non lo so neppure io… So che Calvino partiva da una immagine, altri partono da un tema o da un personaggio…
    Per le interruzioni, ti ho già detto, ma questa volta credo che riprenderò un mio vecchio testo… Chissà se c’è la faccio! La documentazione è una bella parte perché, anche se non scriverai, ti arricchisce comunque. Il problema è che se ci perdo sopra troppo tempo poi mi passa anche la voglia di mettere quelle cose nella storia, anzi mi passa proprio la voglia di scrivere se non vedo dei progressi regolari…

    • Daniele Imperi
      28 agosto 2014 alle 19:57 Rispondi

      Per la documentazione hai ragione. È capitato anche a me di non mettere mano alla storia.

  5. Moonshade
    28 agosto 2014 alle 14:18 Rispondi

    Dietro le mie quinte ci sono bollette da pagare e clienti che diventano più latitanti di un gerarca delle SS nel ’46. C’è un cumulo complicato di documentazione perchè più si va indietro a cercare più le fonti diventano rareffate, mal interpretate e domani potrebbero cambiare datazione.
    Queste sono le mie uniche “sofferenze” perchè mi rallentano in quella che non è possibile far diventare il lavoro principale e quindi va a singhiozzo tra un mavoro e l’altro. Scriverò “fantasy”, nel più largo senso del termine, ma non vuol dire che sia più facile di altro, o meno realistico, o anche più valido. Quando scrivo penso continuamente “sarà chiaro? Intrattiene? Coinvolge?”, mentre mi documento su elementi che mi piacciono e mi hanno colpito del nostro mondo, nel bene e nel male: la mia scrittura ha problemi diversi da quelli della mia vita.
    Mi dispiace, sarò una s******, ma non ritengo che un autore debba essere necessariamente “sofferente” per lavorare, la sofferenza nel lavoro creativo è utile solo se il mezzo che si usa ti aiuta a superare, o se vuoi condividere quella esperienza per un fine più alto. È una persona nornale, ha i suoi problemi, angoscia, preoccupazione… ma quelli li hanno tutti, dal cassiere alle poste al bancario. Ritengo molto più importante l’empatia, se così posso chiamarla, di un autore che riesce a sviluppare temi sensibili, emozioni e personaggi anche su realtà che non gli sono appartenute direttamente.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:21 Rispondi

      Hai ragione, non deve essere per forza sofferente. Solo uno come tanti.

  6. wawos
    29 agosto 2014 alle 10:32 Rispondi

    Vi segnalo l’esistenza di questa tavola periodica. Potrebbe essere utile, soprattutto a chi, come me, inizia a mettere sulla carta le proprie idee.
    Questo il link: http://www.linkiesta.it/tavola-periodica-storytelling

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:23 Rispondi

      Grazie, la conoscevo :)

    • LiveALive
      31 agosto 2014 alle 20:37 Rispondi

      Io invece non lo conoscevo, è una figata XD

  7. enri
    29 agosto 2014 alle 10:48 Rispondi

    Un posto tuo dove creare è fondamentale. Senza quello la vedo brutta. Per le altre attività artistiche il discorso non è così stretto come per lo scrittore, che dipinge con le parole un mondo dove prima deve riuscire a entrare. Lì poi si possono riesaminare le idee e gli appunti, procedere con lo scritto o rileggere e revisionare quello precedente. Ma se scrivere diventa noioso o addirittura deprimente, allora meglio prendersi una pausa e risolvere, o almeno individuare, i problemi che ci affliggono. Può essere lo spazio, come un problema familiare o una zanzara che ci ronza intorno. Io credo che senza una buona dose di sintonia con sé stessi e senza un ambiente privo, almeno per le ore che dedichiamo allo scrivere, di disturbi ed interruzioni, non abbia molto senso sedersi a lavorare, al che di solito prendo e faccio qualcosa, faccio dell’altro, spostando la cosa ad un momento migliore. Se non si vede “il momento migliore” neanche in prospettiva, sia per mancanza o inadeguatezza della stanza o dell’ambiente di lavoro che per altre incombenze o circostanze, allora credo ci si debba impegnare anima e cuore su quella cosa. Tutto il resto è secondario e non fa altro che buttare alcol sul fuoco.

    • Daniele Imperi
      31 agosto 2014 alle 20:24 Rispondi

      Giusto, serve a renderti anche più facile e godibile il lavoro di scrittura.

  8. Grazia Gironella
    30 agosto 2014 alle 13:46 Rispondi

    Bel post! Dietro le quinte della storia c’è anche il calderone di tutte le esperienze del passato, di vita, di film, di letture e di chissà cos’altro, che per una strana alchimia finiscono con l’esprimersi nel pop-up dell’idea. Ma in fondo questo fa parte dell’ultimo punto.

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