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Quel che vedono i gatti

Un racconto horror

Gatto

Quando entrai in casa, vidi Rigo aspettarmi in corridoio. Riconosceva sempre i miei passi sul pianerottolo, sapeva perfino distinguere se a suonare al citofono fosse qualcuno che frequentava spesso casa o un perfetto sconosciuto. I gatti hanno percezioni che vanno al di là della comprensione umana. Vivono in un loro mondo, che non è il nostro. Ci illudiamo che facciano parte della nostra vita, mentre siamo noi ad appartenere a loro. E a ciò che sanno.

Appesi la giacca e posai la borsa sulla vecchia cassapanca, poi mi abbassai a carezzare Rigo, che si accese all’istante: nel silenzio serale della casa si udiva solo il suono roco dell’affetto felino, come il motore di una macchina d’epoca.

Si strofinò a me più volte, avanti e indietro come al solito. Aveva fame. Ormai, dopo due anni di convivenza, avevo imparato quel linguaggio. Andai in cucina e aprii un barattolo di quella roba che spacciano per cibo per gatti, un miscuglio di carne informe e gelatinosa che Rigo adorava. Ci si tuffò dimenticandosi di me.

Ne approfittai per fare una doccia, poi mi vestii e preparai la cena. Fuori aveva cominciato a piovere, ma non mi dispiaceva il ritmico ticchettare contro i vetri. Dopo mangiato mi buttai sul divano in sala. Rigo era già lì, accoccolato sul tappeto a sonnecchiare. Presi un libro e cominciai a leggere.

Avevo letto sì e no una decina di pagine, quando vidi Rigo alzare di scatto la testa e fissare il vuoto davanti a lui. Non ci feci caso: fuori erano scoppiati diversi tuoni e gli allarmi delle vetture in strada sembravano impazziti.

Quando iniziai a sonnecchiare, decisi di smettere di leggere e me ne andai a letto. Fu una notte lunga, col temporale che non dava tregua al cielo e ai vivi in terra. Sentii Rigo miagolare in qualche punto della casa e mi rigirai fra le coperte cercando di riprendere sonno.

Il suono della sveglia giunse troppo presto. Aprii gli occhi e sul letto vidi il mio gatto fissarmi. Chissà quand’era salito, mi chiesi. Poi mi alzai, gli accarezzai la testa e mi preparai per andare al lavoro.

 

Tornai a casa più tardi del solito. Rigo non era nel corridoio, ma lo vidi di sfuggita nella sala da pranzo. Ero stanco, così mi infilai di corsa in camera e poi sotto la doccia. Uscito dal bagno mi affacciai in sala e lo chiamai.

«Rigo! Ti preparo la cena. Hai fame?»

L’immagine del mio gatto fisso nella stessa posizione di prima apparve e svanì in un lampo mentre entravo in cucina. Aprii un barattolo e ne versai il contenuto nella ciotola. Lo chiamai di nuovo, come facevo spesso quando gli davo da mangiare. Aveva ormai imparato il suono di alcune parole magiche, come “pappa”. Poi iniziai a cucinare.

Dopo qualche minuto mi tornò in mente l’immagine di prima: Rigo nell’altra stanza, seduto in posizione eretta a fissare un punto davanti a lui. Non era venuto in cucina, così uscii e feci di nuovo capolino nella sala.

Era ancora lì, nella stessa posizione. Non so cosa guardasse, davanti a lui non c’era nulla di nuovo o strano che potesse incuriosirlo. Poi lo vidi sollevarsi sulle zampe posteriori, chiudere gli occhi, muovere a piccoli scatti la testa, come se ci fosse qualcuno ad accarezzarlo. Potevo perfino sentire le sue fusa.

Un brivido mi colse alla base del collo, gelandomi il corpo senza un apparente motivo.

«Rigo», chiamai.

Il gatto si voltò verso di me un momento, poi tornò a guardare davanti a lui, infine di nuovo verso di me, quando si decise a zampettare venendomi incontro e strofinandosi. L’accarezzai, poi andai nel punto in cui si trovava prima. Ancora quel brivido e l’impressione di qualcosa nella stanza, qualcosa che prima non c’era.

Rientrai in cucina. Rigo stava mangiando come se nulla fosse e così mi concentrai sulla cena. Una sensazione di inquietudine mi assalì e non mi abbandonò per tutta la serata. Dopo cena, seduto sul divano a leggere, non riuscii a concentrarmi. Rigo dormiva sul tappeto come sempre. Andai a letto, nella speranza di addormentarmi presto e lasciarmi alle spalle quella giornata.

 

Rumori ovattati mi svegliarono. Guardai l’ora sul cellulare che tenevo sul comodino. Erano le 3 e 20. Sentii ancora quei rumori e ne riconobbi la fonte. Provenivano dalla sala da pranzo. Era Rigo che correva, zampettando sul pavimento senza curarsi del coinquilino che dormiva. Fermo sulla soglia del salone, lo vidi correre in lungo e in largo, inseguendo non so cosa. Era buio, l’unica luminosità la luce dei lampioni in strada che penetrava le tende della finestra. Tenevo sempre la serranda alzata, quindi la stanza non era mai completamente in oscurità, ma riuscii a scorgere solo il gatto, non a cosa stesse dando la caccia. Topi non s’erano mai visti in casa, forse si trattava di un insetto.

Entrai. Il senso di inquietudine mi prese nuovamente e lungo tutta la schiena un brivido inarrestabile colò giù come gelo liquido. Il gatto continuò a rincorrere la sua misteriosa preda, poi saltò, tentando di afferrarla, ricadde sul pavimento, corse via ancora.

Accesi la luce.

Rigo si fermò.

Le tende della finestra si sollevarono come mosse da un vento inesistente. Alla base del collo avvertii i peli rizzarsi. Un senso di agitazione s’impossessò di me. Mi voltai verso il gatto: mi stava osservando, facendo le fusa e socchiudendo gli occhi. Controllai per sicurezza la porta di casa e la trovai chiusa. E così le finestre. Tornai a letto, ma non riuscii più a dormire. Ero spaventato, anche se non ne sapevo il motivo.

L’indomani mi alzai con un mal di testa che mi perseguitò tutto il giorno. Tornato a casa mi gettai sul divano senza neanche cambiarmi. Mi appisolai e quando riaprii gli occhi mi accorsi che erano quasi le dieci. Non avevo neanche cenato. Il mio pensiero andò subito a Rigo e mi domandai perché non avesse miagolato per chiedere da mangiare. Lo cercai con lo sguardo e lo vidi.

Fissava un punto davanti a lui.

Fermo, gli occhi chiusi, la testa leggermente piegata da un lato, il pelo…

Mi riscossi, strofinandomi il viso per svegliarmi meglio. Era stata solo suggestione, sicuramente. Tornai a guardare il gatto, la sua posa sorniona, l’aspetto di benessere che sembrava emanare, il suono delle fusa che arrivava chiaro e distinto nel silenzio della sera. E la pelliccia.

La pelliccia si muoveva, come se una mano invisibile la stesse accarezzando.

Il brivido di freddo mi avvolse allora come un mantello, la mente si svuotò e sentii i pensieri scivolare via come acqua su vetro. Non avvertii pericolo, non fu una percezione di terrore inconoscibile. Fu presenza. E accettazione. E consapevolezza, anche, di qualcosa che andava oltre. Oltre la scienza, la logica, l’immaginazione. Oltre tutto ciò che mi circondava in quel momento.

Non so quel che vedono i gatti. Non conosco il loro mondo, né so fin dove possano spingersi e chi possa giungere a loro, chi gli consenta di esser visto. Da quella notte la mia vita è cambiata. Credo a ciò che prima giudicavo fantasie. Vedo il mio gatto con un rispetto maggiore, con uno sguardo diverso. È sempre il mio Rigo, continua a farmi le fusa, a giocare con me, a dormire sul mio letto, talvolta. Ma so – so con certezza – di non essere più solo nella sua vita.

27 Commenti

  1. Il Moro
    16 dicembre 2012 alle 09:22 Rispondi

    I gatti sono da sempre ispirazione per ipotesi affascinanti… Chissa cosa diavolo guardano… Anche io ne ho scritto in uno dei libri che non riuscirò mai a pubblicare…
    Bel racconto, anche se avrei preferito una “chiusura”.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2012 alle 09:39 Rispondi

      Grazie :)
      Questo mi è stato ispirato dalla gatta di un’amica :D
      Che intendi per “chiusura”?

      • Il Moro
        16 dicembre 2012 alle 10:45 Rispondi

        solo che mi sembra che abbia un inizio ma non una fine, si chiude in modo molto vago… ma lascia stare le mie manie da precisino, non sono di sicuro il più adatto a dare consigli di scrittura agli altri! ;-)

        • Daniele Imperi
          16 dicembre 2012 alle 10:51 Rispondi

          Ho capito. La chiusura vaga era voluta, ma non è detto che funzioni :D

          • Marcello
            21 dicembre 2012 alle 10:49

            Sì potrebbe quasi essere un tranche de vie (non so come si scrive) anche se ha una trama, per quello non c’è la chiusura e va bene lo stesso.
            Comunque sai che la mia gatta, spesso, quand’era piccola, aveva ‘sti momenti in cui andava in botta tipo statua a fissare qualcosa?
            E io mi chiedevo sempre: Ma che cacchio guarda?
            Bel racconto!

            Saludos!

  2. Cristiana Tumedei
    16 dicembre 2012 alle 10:50 Rispondi

    Credo che i gatti siano animali davvero affascinanti e, per un certo verso, inquietanti. Ne ho ospitati diversi negli anni. Dico ospitati perché era come se si trovassero da me per caso. Solo con uno di loro riuscii ad instaurare un rapporto profondo e simbiotico. E, nonostante ciò, un giorno decise di andarsene. Così, all’improvviso, proprio come era arrivato quattro anni prima. Non so perché, ma con lui non ho quasi mai avuto bisogno di parole. Era come se ci capissimo comunque!
    A me il finale è piaciuto. Mi ha dato l’idea che il protagonista abbia raggiunto una consapevolezza che d’apprima lo spaventava, ma che ora semplicemente riesce ad accettare. Mi piace perché credo che i racconti horror debbano lasciare qualcosa al lettore, che lo debbano far riflettere stimolando le sue paure innate.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2012 alle 11:02 Rispondi

      Grazie :)
      Il finale voleva comunicare quella consapevolezza, infatti.

  3. Lucia Donati
    16 dicembre 2012 alle 11:53 Rispondi

    Non è per mezzo del raziocinio che accettiamo e ci apriamo a nuovi mondi. E’ per mezzo dell’amore, in questo caso verso l’amico gatto, ma l’amore nel suo senso più autentico, che si può essere consapevoli e accettare (comprese ogni e qualsiasi differenza).

  4. Alessandro C.
    16 dicembre 2012 alle 13:00 Rispondi

    https://www.youtube.com/watch?v=x0jdjRrzIyw

    credo che vedano in questo modo :D

  5. Romina Tamerici
    16 dicembre 2012 alle 13:03 Rispondi

    I gatti sono esseri molto vicini al soprannaturale, secondo me. Hanno legami con il mondo che noi non potremo mai capire.

    Una delle gatte che avevo da bambina non si faceva mai accarezzare. Un giorno si è fatta accarezzare da tutti con affetto, facendo le fuse come non mai. Il giorno dopo l’abbiamo trovata morta, anche se il giorno prima non manifestava alcun disturbo. Coincidenze? Forse sì, forse no.

    Proprio ieri mi sono svegliata e Flik (che dorme con me) era di fianco alla mia testa e mi fissava. Chissà cosa stava pensando? In genere sono io la prima a svegliarmi… ora dorme. Appena si sveglia glielo chiedo.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2012 alle 13:10 Rispondi

      Flik magari vedeva nella tua testa… o fissava chi avevi accanto… magari accanto a te c’era qualcuno che tu non vedevi :D

      • Romina Tamerici
        21 dicembre 2012 alle 00:57 Rispondi

        Può essere. Spesso avverto anch’io il sospetto che ci sia qualcuno, ma io a volte credo di avere almeno mezza anima da gatto, quindi è normale…

  6. Lucia Donati
    16 dicembre 2012 alle 14:29 Rispondi

    Ti consiglio un libro che ho recensito tempo fa: “Animali magici. Simboli, tradizioni e interpretazioni” di R. Marchesini e S. Tonutti, De Vecchi, 2000. Lo consiglio anche, e soprattutto, a coloro che gli animali non li amano perché non li conoscono, perché capiscano anche cosa si perdono di loro stessi non rispettandoli.

    • Daniele Imperi
      16 dicembre 2012 alle 15:01 Rispondi

      Cercherò qualche informazione sul libro, grazie.
      Il racconto m’è venuto in mente da una chiacchierata con un’amica :)

      • Lucia Donati
        16 dicembre 2012 alle 15:17 Rispondi

        C’è la mia recensione: la trovi on line (sololibri.net).

  7. Lucia Donati
    16 dicembre 2012 alle 14:43 Rispondi

    Un racconto diverso dai tuoi soliti. Ispirato a un fatto accaduto veramente che ti ha lasciato sorpreso e perplesso?

  8. franco zoccheddu
    16 dicembre 2012 alle 21:16 Rispondi

    I gatti vedono l’Aleph di Borges, me lo ha detto un paio d’anni fa Mimma, la gatta di una mia anziana zia. Certo, la cosa mi ha lasciato un po’ stupito…

  9. Lucia Donati
    21 dicembre 2012 alle 11:08 Rispondi

    Una gatta “famosa”, era quella di Poe, Cattarina (dtta anche Kate) che gli si appollaiava sulla spalla quando lui scriveva per riscaldarlo quando faceva freddo. E, presumibilmente, per ispirarlo…(forse gli ispirò il racconto “Il gatto nero”). Probabilmente lo sapevi…

    • Daniele Imperi
      21 dicembre 2012 alle 11:28 Rispondi

      Sì, sapevo della gatta di Poe :)

      • Lucia Donati
        21 dicembre 2012 alle 11:43 Rispondi

        E ti consiglio vivamente un libretto agile ma interessante che ho recensito tempo fa: “I 100 gatti che hanno cambiato la storia” (Sam Stall, Sperling & Kupfer, 2008): storie di gatti “che hanno fatto la differenza”, veramente. Alcune cose che hanno fatto sono sorprendenti! Da leggere per chi si domanda cosa hanno di speciale i piccoli felini…

      • Lucia Donati
        21 dicembre 2012 alle 11:43 Rispondi

        Ne ero certa.

  10. Daniele Imperi
    21 dicembre 2012 alle 11:10 Rispondi

    Marcello

    Sì potrebbe quasi essere un tranche de vie (non so come si scrive) anche se ha una trama, per quello non c’è la chiusura e va bene lo stesso.
    Comunque sai che la mia gatta, spesso, quand’era piccola, aveva ‘sti momenti in cui andava in botta tipo statua a fissare qualcosa?
    E io mi chiedevo sempre: Ma che cacchio guarda?
    Bel racconto!

    Saludos!

    Adesso sai cosa stava fissando :D
    Grazie ;)

  11. Giuliana
    19 gennaio 2013 alle 02:54 Rispondi

    Ciao Daniele, hai una nuova follower :)
    Il tuo sito è splendido, l’ho scoperto solo ora e lo sto spulciando da cima a fondo.
    Questo racconto mi ha fatto provare dei brividi nei punti che lo prevedevano, e ricevere sensazioni mentre leggo un pezzo mi fa capire che l’ho amato e fatto mio. Mi piace il tuo stile, semplice e scorrevole – ma al tempo stesso attento ai dettagli e alle similitudini. Non vedo l’ora di leggere gli altri. Ho come l’impressione che sarà una lunga notte…

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2013 alle 08:34 Rispondi

      Ciao Giuliana e benvenuta :)
      Grazie dei complimenti e buona lettura allora :D

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