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Quanto pagare un web writer?

5 euro

Prendo spunto da un articolo di Alessandro Scuratti di Comunicare sul web, Contenuti di qualità: quale ricetta? Quale giusto prezzo? Nel post Alessandro mostra la differenza abissale fra i salari di chi si occupa di contenuti negli USA e la situazione italiana.

Più volte ho parlato di come la scrittura di contenuti per il web sia diventata un mercato a chi offre il prezzo più basso, da parte del richiedente, e a chi si fa schiavizzare meglio, da parte del cosiddetto web writer.

Il salario di un web writer

Non esiste, secondo me. Ogni progetto web dovrebbe essere affidato a un content manager, unica figura professionale in grado di valutare quali e quanti contenuti creare per la realtà da inserire nel web. Non è il cliente a sapere cosa scrivere e come scriverlo, ma è chi si occupa di contenuti.

Il prezzo di un testo per il web non dipende solo dal numero di parole, ma anche dall’importanza che riveste. Ciò che le aziende italiane non capiscono è che i contenuti sono l’unico elemento nel web a rappresentarle. Non la grafica del sito, né il loro bel logo, né il nome altisonante. Ma i contenuti.

Oltre le parole

I contenuti non vanno visti come semplici parole una dietro l’altra, non sono frutti da pesare sulla bilancia e pagare un tanto al chilo. I contenuti fanno la differenza fra il successo di un’azienda online e il suo totale fallimento.

L’errore degli annunci di lavoro per web writer

Ho letto parecchi annunci di aziende o privati che richiedevano testi da scrivere. Erano loro a proporre il prezzo e questo è sbagliato. È chi scrive, chi è competente della materia, chi sa cosa significa scrivere e come va scritto, a stabilire il prezzo.

E un prezzo fisso, come ho detto, non esiste e non può esistere.

Quanto pagare un web writer?

Tanto. Tanto perché grazie al web writer – includiamo in questo termine ogni figura professionale legata alla scrittura e alla gestione dei contenuti digitali – l’azienda potrà emergere in rete e aumentare i propri guadagni.

Non è più il tempo dei 50 centesimi ad articolo. Nel web ci sono ormai miliardi e miliardi di pagine e un numero impensabile di informazioni. Come volete emergere, aziende italiane, se non affidate la vostra presenza online a un content manager?

15 Commenti

  1. Lucia Donati
    19 giugno 2013 alle 17:36 Rispondi

    C’è chi vorrebbe pagare un tanto al chilo (ricordi i libri a peso???Che orrore!) e chi vuol pagare poco (non sapevo dei 50 centesimi: così poco?). E poi sono i committenti a decidere e proporre il prezzo. Non lo trovo giusto. Chi sa fare il suo lavoro va pagato e dovrebbe essere lui a decidere quanto vale il suo lavoro, magari con un tariffario di massima. Sono d’accordo con te, quindi, su questo. Sinceramente vedo on line le cosiddette opportunità di lavoro anche per guide, tutorial, articoli… : a parte qualche eccezione, anche se pagate decentemente, poi devi considerare gli aspetti accessori ( puoi lavorare solo meno di 30 gg per ogni ditta? Devi aprire partita iva?). Mi sembra che il tornaconto non ci sia o è minimo, valutando tutto.
    Con alcune affiliazioni (americane?) si può guadagnare bene ma è necessario aprire partita iva; la collaborazione occasionale in questi casi non è da considerare.Questo è quello che a me risulta. E’ la solita storia: la qualità va pagata. Se si vuole qualità per la propria azienda si deve essere disposti a remunerare col giusto e non con gli spiccioli. Il valore aggiunge valore. Lo capiranno?

    • Lucia Donati
      19 giugno 2013 alle 17:48 Rispondi

      Per le affiliazioni però non mi riferivo ad articoli. Giusto per precisare… :)

  2. Salomon Xeno
    19 giugno 2013 alle 17:36 Rispondi

    In Italia tutti i salari sono bassi rispetto agli USA. Il salario medio per il mio lavoro in California è doppio rispetto a qui… ma c’è un sistema diverso (il welfare, ad esempio), non è neanche facile comparare i salari.

  3. Alessandro
    19 giugno 2013 alle 17:49 Rispondi

    Grazie della citazione, Daniele.

    Sono d’accordo con te da alfa a omega. Sogno il giorno in cui il lavoro dei web writer che sono professionali e che fanno ottenere risultati alle aziende sarà universalmente riconosciuto e premiato.

    Una cosa però è chiara fin da ora: senza contenuti di qualità un’azienda non può massimizzare le proprie opportunità di business online. Per dirla ancor più chiaramente: sei un direttore marketing e non vuoi investire sui contenuti web del tuo brand? Stai facendo un favore alla concorrenza…

    • Daniele Imperi
      19 giugno 2013 alle 17:55 Rispondi

      Hai detto una cosa importante: “Stai facendo un favore alla concorrenza”. Su questo concetto si potrebbe fare leva per valorizzare il lavoro di scrive per il web.

  4. KINGO
    20 giugno 2013 alle 10:14 Rispondi

    In Italia la new economy non si è ancora imposta, comanda ancora la old economy. Per questo la magior parte delle aziende pensano che il sito web bast averlo, e che non conta che sia fatto bene, perché tanto il successo dipende da altri fattori.

    Questa però è una situazione che durerà ancora per poco. Se chi gestisce e organizza il web, come i web writer, stringe i denti ora, poi tra qualche anno si ritroverà ad avere in mano un grande potere e potrà chiedere i prezzi che desidera.

    Ai livelli alti è già così. Pensa alle migliaia di euro che Di Pietro diede a Casaleggio per fargli la Home Page…

    • Daniele Imperi
      20 giugno 2013 alle 10:42 Rispondi

      Hai ragione sul fatto che un’azienda pensa di avere un sito anche fatto male, purtroppo. Bisogna lavorare per migliorare questo aspetto.

  5. Martina Tabani
    21 giugno 2013 alle 17:41 Rispondi

    Ciao a tutti. Io faccio la web writer di mestiere e per me il nodo di tutto è la sensibilizzazione del cliente. Molte persone non capiscono il valore concreto dei contenuti perché non sono ‘educati’ a farlo. E qui, in parte, entrano in gioco le web agency. Dovrebbero essere anche loro a creare un circuito di lavoro prevendendo la stesura dei contenuti come elemento portante con cui costruire un sito web. Le mie tariffe non sono altissime, ma si adeguano a un mercato in divenire. Per scelta ho deciso di calcolare il costo degli articoli usando come unità di misura la parola, creando dei range di prezzi/lunghezze proporzionati alle ore di lavoro e preferisco rinunciare a un lavoro se non rientra nei miei minimi, perché si tratterebbe solo di andare in perdita. Ovvio però che ogni tipologia di ‘parola’ ha il suo prezzo in base al testo che crea. Ad esempio, la mia tariffa a parola per una revisione di contenuti già esistenti è diversa da quella per un testo semplice e ancor più da quella per articoli scritti in ottica SEO friendly.
    Ci sarà sempre chi accetterà di lavorare al ribasso e sicuramente esistono figure così anche in America. Tuttavia, se gli utenti iniziano a capire la differenza tra un buon contenuto e uno pessimo, allora inizieranno a dare un valore ai soldi spesi per questo servizio, sia che si tratti di 1,00 € che di 50,00 € per articolo.

    • Daniele Imperi
      21 giugno 2013 alle 17:58 Rispondi

      Hai ragione, Martina. Le aziende che si occupano di realizzazione di siti dovrebbe infatti prevedere anche questo servizio. Ma hai mai letto i testi di certe agenzie web?

      Anche io mi baso su un tanto a parola e il prezzo dipende appunto dalla tipologia e dalla difficoltà nel redarlo.

  6. Martina Tabani
    21 giugno 2013 alle 18:03 Rispondi

    Sì che li ho visti e spesso sono orribili. Anzi, ti dirò di più. Mio marito ha una web agency e si occupa, oltre che di comunicazione web, di sviluppare siti in Joomla! Quando è uscito il sito della business unit, un’altra agenzia ha praticamente fatto copia e incolla con poche modifiche dei contenuti che avevo scritto. Per scelta non ci siamo mossi perché siamo convinti che chi agisce così poi alla fine ne paga le conseguenze nel non riuscire a far collimare cosa è stato detto/scritto con l’operato reale. Ci vorrebbero onestà e coerenza…

    • Daniele Imperi
      21 giugno 2013 alle 18:26 Rispondi

      A breve uscirà un mio post in cui linko chi mi ha copiato i testi da un sito :)

  7. Cristiana Tumedei
    23 giugno 2013 alle 08:30 Rispondi

    Sai qual è il vero problema, Imperi? Che il settore della comunicazione digitale manca di professionalità. Purtroppo la rete è un ambiente familiare ai più e sono tante le persone che pensano basti saper navigare per poter lavorare in questo comparto.

    Non mi riferisco soltanto alla scrittura per il web, ma anche alle strategie di comunicazione vere e proprie. Tuttavia sono felice di constatare che sempre più aziende comprendono le potenzialità della rete e chiedono a persone esperte e competenti di aiutarli.

    E molti capiscono subito se hanno a che fare con un professionista. Come? Il professionista della comunicazione digitale offre risposte ed elabora strategie. Presenta le sue idee con convinzione, raccontando al cliente come queste potranno inserirsi nelle dinamiche del web. E si rende disponibile a mettersi in discussione, a rivedere il percorso studiato per l’azienda qualora non consenta di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2013 alle 18:28 Rispondi

      Vero, manca di professionalità. E concordo sul fatto che la facilità nell’uso della rete abbia creato molta improvvisazione. Troppa, anzi.

      Purtroppo, però, ci sono ancora tantissime aziende che preferiscono risparmiare anziché affidarsi a un professionista.

  8. Claudia
    14 ottobre 2014 alle 19:43 Rispondi

    Questo è un vero campo minato. Lasciamo perdere… io comunque credo che dipenda tanto anche da “dove” cerchi i clienti. O meglio, dovrebbero essere i clienti a cercare te, altrimenti pensano che tu sei dipendente di loro, e non recepiscono il fatto che sono loro ad essere clienti. Si sentono così in diritto a proporre prezzi da fame, del genere “c’è crisi, devi accontentarti”. Su un noto forum di settore ho letto qualche tempo fa una cosa del genere “offro lavoro. 1 euro per 600 parole (originale, scritto in ottica seo, basandosi su tante fonti diverse, avere magari disponibilità su skype 12 ore al giorno …) Vista la crisi, è già tanto che non vi chiedo di lavorare a gratis” (ovviamente è una mia rielaborazione, ma il succo era questo)… e c’è pure chi accetta…

    • Daniele Imperi
      15 ottobre 2014 alle 08:09 Rispondi

      Ogni volta che ho cercato io i clienti non ne ho cavato mai un lavoro :)
      Forse ho capito di quale forum parli, io ho smesso di leggere quegli annunci per questo motivo: c’è gente che cerca solo schiavi lì.

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