Quanto ami la fantascienza?

Superman
Che cosa occorre per scrivere storie di #fantascienza?

Le idee su storie di fantascienza continuano a ronzarmi in testa. Avevo persino creato una sorta di scaletta per un romanzo sui robot, ma per ora non ho alcun interesse a scriverlo.

Se vedere film fantascientifici mi attira molto, se leggere romanzi del genere mi piace, anche se non ne vado pazzo, scrivere storie di fantascienza per me resta un problema enorme da affrontare.

Libri e film di fantascienza: una falsa documentazione?

Per scrivere storie di un preciso genere letterario bisogna conoscerlo, quindi aver letto libri su quel genere. Anche vedere dei film aiuta, l’ho scritto tempo fa, anche se un libro è diverso da un film, ma in fondo vedere un film rappresenta una sorta di vita alternativa che viviamo, quindi ha un valore dal punto di vista dell’esperienza visiva.

Per scrivere un giallo è davvero solo sufficiente aver letto gialli? No, secondo me, perché bisogna conoscere come si svolgono le indagini e solo una buona documentazione in merito può darci le giuste informazioni.

Libri e film sulla fantascienza sono per me solo una falsa documentazione, o quanto meno una documentazione incompleta.

Un bagaglio culturale per scrivere fantascienza

Sapete perché Asimov è stato un grande scrittore di fantascienza? Perché era uno scienziato. Era un biochimico che si era dedicato per anni alla divulgazione scientifica, con testi di chimica, fisica, astronomia.

Non voglio certo dire che per scrivere fantascienza dobbiamo prima laurearci in ingegneria aerospaziale o in fisica quantistica o in astronomia. Però mi chiedo: come mai F. Paul Wilson, medico, ha scritto dei thriller medici sensazionali? Perché John Grisham, avvocato, ha scritto numerosi bestseller di gialli giudiziari?

Rispondete pure voi, io ho solo posto delle domande. Non ho le risposte.

Perché non mi decido a scrivere fantascienza

Perché non ho la cultura adatta per farlo. Le mie letture nel campo, per quanto riguarda i romanzi, si limitano ad alcune opere di Asimov, Herbert, Bulgakov, Hubbard, Burroughs, Harrison, Bradbury, Wells, Matheson, Dick. Ma poche opere e di quasi tutti gli autori menzionati ho letto un solo romanzo. E ho letto un unico saggio, Come costruire una macchina del tempo di Paul Davis.

Quello che voglio dire è che non capisco nulla di reattori o di altre problematiche che si riscontrano quando una nave spaziale lascia l’orbita terrestre, naviga nello spazio, atterra altrove. E cosa potrebbe capitare se un personaggio si togliesse il casco sulla Luna?

Ma la fantascienza non è solo astronavi e extraterrestri

È l’impatto della scienza con l’uomo, con la società. Sono considerate storie di fantascienza anche quelle che trattano telepatia e telecinesi. A me, però, piace leggere e vedere film su storie più classiche, specialmente su altri pianeti.

I miei racconti di fantascienza

Su 142 racconti pubblicati nel blog, solo 8 si possono ascrivere alla fantascienza. E forse in qualche caso siamo proprio ai confini del genere.

  1. Scarti – Un racconto distopico
  2. Lo straniero – Un racconto breve
  3. Zombie Safari – Fantahorror
  4. Particelle – Un racconto di 1800 caratteri
  5. Luce morente – Un racconto di 300 parole
  6. Alter ego – Un racconto di 300 parole
  7. Un oggetto bizzarro – Un racconto di 300 parole
  8. Anno 3000 – Un racconto di 300 parole

Quanto amate la fantascienza?

La vedete come me? Trovate le stesse difficoltà? E, soprattutto, pensate che sia necessario un minimo di cultura scientifica?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post24 gennaio 2014 - Commenti52 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Marco 24 gennaio 2014 at 07:34

    Ho letto solo un romanzo di fantascienza: “2001 Odissea nello spazio”. Ma ho faticato a terminarlo. Non è il mio genere, e non ho neppure voglia di riprovarci. È di sicuro un mio limite.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 07:39

      Io ho visto il film e l’ho trovato duro da digerire.

    • Glauco 24 gennaio 2014 at 09:23

      Di sicuro iniziare a leggere fantascienza partendo da Clarke è stata una mossa ambiziosa. Si tratta di uno scrittore che guarda più alla psicologia umana che allo “spazio”. Il vuoto cosmico, per lui, è una sorta di ambiente perfetto per isolare i personaggi e farne risaltare i complessi meccanismi interiori. Anche Asimov è uno scrittore che va preso con la dovuta preparazione. Per non parlare di Dick.

      Forse un approccio più soft, rimanendo però sui grandi classici – come Heinlein e il suo “fanteria dello spazio”, o “Solaris” di Stanisław Lem – avrebbe dato risultati migliori.

      Di Clarke ho apprezzato molto la saga di Rama. Il primo libro è entusiasmante. La trama è pressoché questa: Una grossa nave aliena entra nel sistema solare. I terrestri tentano di comunicare con gli alieni ma non ottengono risposte. Del resto la nave appare del tutto inerte, in orbita attorno al sole e basta. Così viene mandata una missione esplorativa. Gli astronauti salgono a bordo e la trovano completamente vuota. A un certo punto… la nave accende i motori e se ne va, costringendo i terrestri ad andarsene senza aver avuto risposte.
      E’ un romanzo costantemente pieno di tensione e interrogativi. Alcune delle domande vengono risposte nei libri successivi (per esempio: la nave aliena si era fermata solo per fare il pieno di energia e riprendere il proprio viaggio)… ma già da solo, è davvero un ottimo romanzo.

  • Glauco 24 gennaio 2014 at 09:14

    Di sicuro il bagaglio culturale è importante per scrivere racconti attendibili e credibili. Dici bene quando affermi che molti scrittori famosi scrivono novel su ciò che meglio conoscono (come dimenticare J.L. Carrè – scrittore di libri di spionaggio e lui stesso spia ai tempi della guerra fredda?), eppure ciò non è fondamentale… o meglio, non è fondamentale avere una specializzazione, un mestiere, un diploma o laurea in ambito scientifico. Se c’è la passione, allora uno può approfondire anche da privato, studiando, leggendo non solo romanzi (lasciamo perdere i film… lì ci si dimentica delle basi scientifiche, basta pensare che gravity è considerato da molti come un movie-documentario quando invece contiene moltissimi errori scientifici e naturali… ma va bene così, è show business, non informazione), bensì testi informativi, didattici. Basta andare sul sito della NASA per recuperare informazioni preziosissime sia sulle missioni nello spazio (la ISS pubblica ogni giorno il suo giornale di bordo, per dirne una), nonché articoli divulgativi su ogni esperimento che viene compiuto, e sulle tecnologie che sono in uso, e che si stanno studiando per le future missioni.
    Basta avere passione e voglia di imparare… anche da privati.

    Suppongo, poi, che questa regola valga in ogni campo. Come tu affermi giustamente, bisogna avere un background culturale anche per scrivere legal thriller, medical thriller, e tutti gli altri generi letterari. E’ per questo che, nel mio piccolo, senza essere chissà-chi, o chissà-cosa, io cerco di documentarmi approfonditamente anche per scrivere storie di poche pagine. Non mi basta l’idea… buttare giù dieci-venti-cinquantamila battute su un foglio è facile, ma fare in modo che essere possano essere credibili e si autosostengano, be’ allora bisogna studiare-documentarsi prima di mettersi a scrivere. Faccio un esempio banale: per scrivere 31 Ottobre (pubblicato nel 1997 – 120 pagine circa), thriller ambientato a Bologna e legato ad Halloween, ho studiato una decina di documenti dedicati alla storia della città, e altrettanti dedicati alle origini di quella festività, e al comportamento dei gatti (un personaggio del racconto è un gatto). In più ho rotto le scatole parecchio e a lungo a un mio amico carabiniere per capire il loro modo di lavorare e di agire in situazioni di crimini violenti. Ho studiato più di un anno prima di buttare giù l’incipit del romanzo. E non è che tutto ciò che ho imparato è stato buttato a forza dentro il racconto. Ho preso solo quello che mi serviva… ma avere un background ben più ampio mi era necessario per muovermi con disinvoltura nella storia.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 09:30

      Sì, da privato puoi documentarti molto, specialmente ora che con internet puoi accedere a una marea di informazioni anche scientifiche.

      Hai fatto bene a prendere quella documentazione. Anche io mi sono documentato molto su alcuni racconti e so che non userò magari alcuni aspetti che ho coperto, ma servono anche quelli alla fine.

  • Ivano Landi 24 gennaio 2014 at 09:27

    Adesso leggo solo occasionalmente fantascienza, ma c’è stato un periodo, nell’adolescenza, in cui la leggevo molto. Asimov comunque non mi è mai piaciuto e paradossalmente penso sia stato proprio il suo background scientifico il suo limite principale. Ho sempre preferito i “terroristi” del genere. Opere eversive come “Venere sulla conchiglia” di Philip Josè Farmer o “Opzioni” di Robert Sheckley rimangono le mie predilette.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:31

      Asimov so che non piace a tutti, però riesce a spiegare cose scierntifiche in modo chiaro e a rendere qualsiasi sua storia credibile.

  • Salvatore 24 gennaio 2014 at 10:03

    Dicono sempre di scrivere di ciò che si conosce. Non è sempre vero, ma forse per quanto riguarda la fantascienza lo è in modo particolare. Non mi sono mai posto il problema finora. Tuttavia se il genere ti ispira dovresti provarci comunque. Non è detto che si debba per forza essere fisici quantistici per scrivere fantascienza.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:32

      Scrivere ciò che si conosce è sempre valida come regola, nel senso che conmunque serve documentazione. Sì, di sicuro ci riproverò, cercando magari il “filone” che più mi riesce.

  • roberto 24 gennaio 2014 at 10:39

    Forse il tuo romanzo di fantascienza lo stai già scrivendo. Cosa può succedere ad un uomo che deve confrontarsi con la scienza? …

  • Moonshade 24 gennaio 2014 at 10:47

    Io ho cominciato con un rqcconto di Zelazny e un libro della Le Guinn, che è più basata sulla società aliena forse. Scrivere di ciò che si conosce bene è un vantaggio, ma anche documentarsi tantissimo: come esempio mi viene in mente O’Neill, agente durante la II guerra mondiale, e la sua saga sulla marina Ottocentesca. Gli piaceva un sacco e si è documentato. Per la fantascienza la vedo uguale: non è che solo un astrofisico può scriverne, ma se hai già un interesse per quel tipo di scienza aiuta, soprattutto se si ha a che fare con fisica delle astronavi. I film aiutano molto, tipo il primo di Star Trek dove si vede che la nave non può partire perchè hanno dimenticato di togliere un ancoraggio (serviva per non spiaccicare l’equipaggio per via dell’accelerazione. Problema semplice che abbiamo anche noi in auto, risoluzione fantascientifica). Shatzing anche si è documentato moltissimo sugli oceani per scrivere Il quinto giorno, ma non era un biologo marino.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:34

      La documentazione serve in ogni campo, forse a maggior ragione per la fantascienza.

  • Mari 24 gennaio 2014 at 10:55

    Ciao, scrivo qui per la prima volta anche se ti seguo da un pezzo. Amo la fantascienza alla follia e non ritengo che sia un tema “leggero e secondario”, una forma di letteratura minore come in molti sostengono. Fra gli autori Ursula Le Guin è una regina secondo me. Utilizza la fantascienza per parlare dei problemi che ci sono fra le persone, dei rapporti uomo-donna, anzi, maschio-femmina e con culture”altre”. Da leggere assolutamente: “La mano sinistra delle tenebre” e “I reietti dell’altro pianeta”. Nel mio blog ho fatto delle recensioni e anche scritto dei pezzi tratti da questi romanzi. C’è poi “Sentinella” di Fredrick Brown che si trova addirittura in molte antologie scolastiche. Imperdibile. Un amico carissimo, Daniele Barbieri (http://danielebarbieri.wordpress.com) usa la fantascienza nella formazione (anch’io quando ne ho l’occasione).
    Per quanto riguarda scrivere di fantascienza senza essere un esperto… Beh io ho scritto delle cose a suo tempo (rigorosamente non pubblicate) per scoprire oggi che le mie invenzioni di allora sono diventate realtà! Non credo sia necessario essere informati in chissà che, dipende da quello che scrivi. E poi il bello della fantascienza è che puoi inventarti il mondo che vuoi come vuoi (in questo somiglia molto al fantasy). Per finire: se hai scritto di come scrivere per bambini senza averlo mai fatto, puoi tranquillamente scrivere di fantascienza senza essere esperto biochimico, fisico o altro. Buona scrittura e buona lettura (e poi dammi un riscontro su Ursula Le Guin!).

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:38

      Ciao Mari, benvenuta nel blog.

      Dipende, come hai detto, da quello che scrivi. Ma non sono d’accordo sul fatto che puoi prenderti tutte le libertà che vuoi: ricorda che comunque ciò che scrivi deve stare in piedi, essere credibile.

      Della Le Guin ho letto “Il mago di Earthsea”, ma non mi è piaciuto per niente.

    • Tenar 24 gennaio 2014 at 16:59

      Evviva! Un altro fan della Le Guin!

  • Marcello 24 gennaio 2014 at 11:27

    Do a te e agli altri questo sito: http://www.writepop.com/category/1001-story-ideas che tenevo gelosamente nascosto. Ci sono un sacco di spunti per narrazioni di fantascienza.
    Secondo me, però, dobbiamo ricercare una via per scrivere fantascienza nella stessa parola: fanta – scienza. Noi teniamo ad assimilarla alla fanta – tecnologia, mentre qui si parla di scienza, alla fine, cioé di ogni genere di scienza.
    Quindi: prendiamo una scienza in cui siamo bravi o di cui sappiamo qualcosa (che ne so: la comunicazione) e mettiamola in chiave “fanta” ossia ricamiamoci sopra.
    Ultimamente, per esempio, mi affascina il modo in cui il nostro cervello percepisce (o meglio, inventa) i colori. Potremmo dunque scrivere un bel racconto o forse un romanzo di fanta – ottica, per esempio?
    Anche i linguaggi sono interessanti!
    In che modo comunica un marziano?
    Quindi, non limitiamoci solo alla fanta – tecnologia e riusciremo sicuramente a scrivere dell’ottima e innovativa fantascienza!

    Saludos!

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:41

      Hai pienamente ragione, Marcello: la fantascienza non è solo fanta-tecnologia. Magari in futuro scriverò un post proprio su questo dettaglio, quasi sempre trascurato.

      Grazie per quella risorsa sulle idee, magari ne metto in pratica qualcuna.

  • Dr. Plonk 24 gennaio 2014 at 11:28

    Esiste purtroppo un problema di fondo nell’ usare i film per documentarsi sul genere, ovvero che nell’ ambito della fantascienza il cinema è indietro di almeno 50 anni rispetto alla letteratura, e ne da oltretutto una visione distorta e parziale, non toccando quasi mai argomenti che mal si prestano al media audiovisivo, come per esempio buona parte della fantascienza sociale o economica. Concordo in pieno sulla necessità di documentarsi, anche se non è ovviamente indispensabile prendersi una laurea, per poter capire le implicazioni anche non superficiali di un particolare principio o di una particolare tecnologia, ed evitare quindi di scrivere un fantasy (dignitosissimo ma genere molto diverso) dove la tecnologia prende semplicemente il posto della magia e le cose accadono perché sì. In fondo comunque non sono le astronavi a fare la fantascienza, e scrivere storie ambientate 20 minuti nel futuro, per esempio le implicazioni sociali di un applicazione pervasiva della realtà aumentata usata da tutti che aggiunge agli esseri umani un sesto, settimo e magari ottavo senso, è una sfida interessante.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 11:44

      Ciao Dr. Plonk e benvenuto nel blog.

      Vero, di solito i film di fantascienza toccano sempre i soliti aspetti. Forse perché vanno di più le storie classiche su astronavi e conquiste planetarie.

      • Dr. Plonk 24 gennaio 2014 at 11:59

        Grazie per il benvenuto ^^
        Il problema nel cinema è anche che è difficile comunicare alcuni aspetti complessi nelle due ore scarse di film che si hanno a disposizione. Per esempio sarebbe un incubo filmare “accelerando” di Charles Stross che è una saga familiare lunga 4 secoli sullo sfondo di una rivoluzione economica postumana che smonta lentamente la terra per trasformarla in potenza di calcolo, oppure “Down and Out in the Magic Kingdom” di Doctorow che segue le vicende di un curatore di Disneyland in una società di immortali dove il denaro è stato sostituito dalla reputazione personale. E mentre il primo dei romanzi citati effettivamente è denso di concetti anche complessi, il secondo si immagina “semplicemente” come l’assenza di morte e denaro possano impattare sulla vita di un individuo, usando pochi concetti all aportata di un appassionato che si documenta. Tra l’ altro entrambi i romanzi sono disponibili gratuitamente anche se, purtroppo, solo in inglese.

  • MikiMoz 24 gennaio 2014 at 12:48

    Non amo la fantascienza :p
    Però secondo me serve documentarsi quel minimo necessario per non dire ca…stronerie fisiche o chimiche, se si usano elementi e riferimenti terrestri XD

    Moz-

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 12:56

      Ecco, mi chiedevo proprio se Miki amasse questo genere :)

      • MikiMoz 24 gennaio 2014 at 13:26

        E’ forse il genere che sento più estraneo, sai?
        Che poi è un po’ come il fantasy, sono schizzinoso sulla tipologia dello stesso e devo vedere al sottogenere più che all’insieme.
        Per esempio, ci sono opere space fantasy che adoro.
        Di fantascienza in sé ho letto qualcosa di Dick (e visto i relativi film), apprezzo la saga di Dune ma senza strapparmi i capelli (che già è un miracolo che ancora li ho :p) e pochissimo altro…
        …No, decisamente non è il mio genere.
        Ma se lo mixiamo con altri elementi, potrebbe piacermi a morte: dopotutto uno dei miei mondi preferiti è quello dei Masters of the Universe!! :)

        Moz-

        • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 14:20

          Con quali elementi vorresti mescolarlo?

          • MikiMoz 24 gennaio 2014 at 23:49

            Masters of the Universe ad esempio usa elementi tecnologici e fantascientifici con quelli della sword&sorcery addirittura barbarica in certi tratti, e a me questo mix piace.
            Ricordi? He-Man se ne andava in giro col mutandone di pelo e ascia da guerra mentre accanto a lui sfrecciavano i veicoli cingolati.

            Moz-

  • Nick Parisi 24 gennaio 2014 at 13:58

    Sono da sempre un appassionato di fantascienza e ti dico che la documentazione e la conoscenza di quello di cui si parla, serve così come serve quello della.verosimiglianza scientifica specialmente nelle storie di hard science fiction come quelle scritte daGregory Benford e Alles Steele. In altre correnti come la fantascienza sociologica invece ci si può permettere meno vincoli.

  • franco zoccheddu 24 gennaio 2014 at 16:38

    La penso come te: delle buone basi scientifiche aiutano a creare il giusto sfondo per scrivere di fantascienza.

  • Tenar 24 gennaio 2014 at 17:03

    Sulla fantascienza ho il tuo stesso atteggiamento, la leggo (adorando la Le Guin), la guardo, ma essendo io una storica non la scrivo. Ho la tua stessa filosofia anche per la documentazione per scrivere su un dato argomento bisogna conoscerlo nel profondo. Per scrivere gialli mi è stato fondamentale il testo “la gestione della scena del crimine”, ma come archeologa ho studiato anche antropologia umana e paleopatologia (studio delle ossa umane, ricostruzione dei visi a partire dai teschi e delle malattie a partire dai resti schelettrici), tutte cose che mi tornano utili quando scrivo.

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 17:43

      Potresti scrivere dei gialli… archeologici :)
      Trova l’assassino di… magari inauguri un genere.

      • Marcello 25 gennaio 2014 at 20:30

        E’ un’idea della madonna! uno spettacolo! me la tengo buona e se la uso ti chiedo il permesso prima di farlo.

        Saludos!

  • Seagal93 24 gennaio 2014 at 21:05

    Bel post :)
    Io adoro i film di fantascienza e proprio adesso sto leggendo il mio primo libro di questo genere, Dune di Herbert. Nonostante il film sia uno dei migliori che io abbia mai visto, ammetto che il primo romanzo della saga non mi sta entusiasmando molto, peccato :(

    • Daniele Imperi 24 gennaio 2014 at 21:17

      Grazie :)
      Dune l’ho letto e devo dire che il film è reso bene.

      Io l’ho trovato lento, devo dire, ecco perché ancora non mi decido a leggere gli altri 5 della saga.

  • Roberto 24 gennaio 2014 at 21:55

    Robot? Fantascienza? Come scultore la tematica mi appassiona da sempre :)

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 07:33

      Potresti scrivere una storia di robot… con le tue sculture :)

      • Roberto 28 gennaio 2014 at 16:14

        Mi piacerebbe più modellare argilla e far scrivere, a chi veramente sa scrivere, storie con i personaggi realizzati . Ecco perchè ti accennavo in altro topic il discorso sui fumetti. :)

  • Sabrina Guaragno 24 gennaio 2014 at 23:23

    Sono d’accordo con te, Daniele. Mi è capitato di voler partecipare ad un concorso per racconti fantascientifici, e solo a quel punto mi sono resa conto di quanto sia complesso scrivere di qualcosa che non si conosce e che deve comunque avere della basi credibili per poter interessare a qualcuno. Come te ho letto ben poco di fantascientifico, sono rimasta affascinata da Asimov e capisco perché abbia avuto così tanto successo. Lui era dentro le cose che scriveva, doveva solo fantasticare un po’ su basi che conosceva alla perfezione. Come può uno scrittore, seppure con genio, bravura e talento dalla sua, superare in conoscenza qualcuno che come lui quelle cose le studiava da anni? Per fortuna, abbiamo internet, interminabili fonti di informazioni. Possiamo come minimo provarci, magari prendendo la questione da un punto di vista diverso. invece di descrivere come funzionano macchinari, astronavi o quant’altro, possiamo focalizzarci su sentimenti e umanità, tenendo comunque presente una piccola parte di conoscenze tratte da, come hai detto nell’articolo, la visione di film e la lettura di libri di genere. Per il resto, sono convinta che sia meno faticoso scrivere un romanzo fantasy.
    Un saluto :)

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 07:36

      Ciao Sabrina, benvenuta nel blog.

      Su Asimov concordo: se hai a che fare con certi temi da anni, ti viene facile scriverne.

      In effetti vorrei riprovare a scrivere fantascienza, ma prima uscirà un altro post che mi è venuto in mente proprio da questo. Terrò anche presente questo cambio di focalizzazione che hai proposto. Alcuni romanzi di Dick sono proprio incentrati sul lato umano.

  • Fabrizio Urdis 25 gennaio 2014 at 00:17

    Pennablu

    Ciao Daniele,

    Non penso che mi si possa considerare un gran lettore di fantascienza visto che ho letto solo qualche opera di Dick (che trovo per certi versi geniale ma molto confusionario).
    Non credo che per scrivere fantascienza sia necessario aver fatto studi scientifici, per documentarsi credo che internet sia più che sufficiente altrimenti si scrivono dei libri troppo tecnici e, a mio parere, noiosi.
    … Non sapevo che esistesse il romanzo di Odissea nello spazio, il film però l’ho trovato ottimo.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 07:37

      Odissea nello spazio è uscito insieme al film. Io di Dick non ho digerito Ubik, invece.

  • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 07:32

    MikiMoz

    Masters of the Universe ad esempio usa elementi tecnologici e fantascientifici con quelli della sword&sorcery addirittura barbarica in certi tratti, e a me questo mix piace.
    Ricordi? He-Man se ne andava in giro col mutandone di pelo e ascia da guerra mentre accanto a lui sfrecciavano i veicoli cingolati.

    Moz-

    Non leggevo He-Man, ma alla fine è un po’ quello che abbiamo visto in Guerre stellari: abiti ed elementi tipicamente medievali insieme ad astronavi. Questo mix piace anche a me.

    • mk66 12 agosto 2014 at 16:08

      Bisogna però saperlo scrivere :)
      Guerre Stellari è un capolavoro, ma come ti dicevo in altro commento, ho letto un romanzo di fantascienza sviluppato nello stesso stile (anche se ricordo che era precedente, per me che ho visto il film) che era risultato talmente assurdo da avermi spinto quasi a cancellare l’abbonamento alla biblioteca da cui mi rifornivo.

  • Laura Tentolini 25 gennaio 2014 at 14:24

    Anch’io adoro la fantascienza, ma solo da leggere (spesso i film mi deludono).
    Ho abbozzato alcuni racconti sul genere ma con grande difficoltà.
    Mi spiego meglio: non penso che si debba per forza essere scienziati per scrivere una buona storia di sf, ma tono, lessico e ambientazione devono essere credibili.
    Non ci si può improvvisare, ci vuole una buona preparazione ma soprattutto cultura sul genere.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 15:13

      Anche io ho apprezzato più i libri che i film. Sul linguaggio da usare hai ragione.

      Laura Tentolini

      Dimenticavo: Zombie Safari mi è piaciuto moltissimo!

      Grazie! :)

  • Laura Tentolini 25 gennaio 2014 at 15:10

    Dimenticavo: Zombie Safari mi è piaciuto moltissimo!

  • ilchimico 25 gennaio 2014 at 16:09

    Inizierò rispondendo al titolo del post: io amo la fantascienza in modo viscerale. Ho avuto una formazione ed un’istruzione prettamente scientifiche e sono tutt’ora un appassionato di scienza e di tecnologia. Però non credo che questo tipo di formazione e di cultura sia indispensabile per scrivere buona fantascienza; credo piuttosto che chi ama la scienza sia necessariamente una persona curiosa e con uno sguardo tendenzialmente sempre proiettato al futuro. Per questo potrebbe essere “più probabile” che uno scrittore di fantascienza abbia un background scientifico, ma non la ritengo una condizione necessaria. D’altra parte di realmente “scientifico” nella fantascienza c’è ben poco. Se così non fosse, infatti, avremmo già inventato il teletrasporto, il viaggio nel tempo, ed avremmo colonizzato almeno qualche pianeta extrasolare, come minimo. Forse il vero vantaggio dello scrittore fantascientifico con solide basi scientifiche è quello di riuscire a rendere “verosimili” situazioni o tecnologie che allo stato attuale della conoscenza sarebbero comunque più da classificare nel campo della magia. E in ogni caso questo vale solo per la fantascienza “hard”, quella con un’impronta più nettamente tecnologica e/o spaziale. Tanti scrittori famosi di sf (cito a caso Dick, la Le Guin, Heinlein, e molti altri) non erano uomini (o donne) di scienza. Erano semplicemente (beati loro!) grandi scrittori con grandi idee.

    • Daniele Imperi 25 gennaio 2014 at 17:15

      Curiosità senz’altro e anche rendere le storie verosimili, quindi quanto più credibili possibili.

      Sul fatto che ci sia poco di scientifico, significa che comunque la scienza ha a che vedere, non che sia realisticamente possibile.

  • ilchimico 25 gennaio 2014 at 16:14

    Ops! La Le Guin, ovviamente, è ancora in vita. Mi scuso per averla citata al passato insieme agli altri. Lei è tutt’ora una grandissima scrittrice.

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