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Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Quando uno scrittore scrive troppo

Libri

Tempo fa un lettore mi annunciò su Twitter di essersi cancellato dalla mia newsletter perché scrivevo troppo. Non riusciva a leggere tutti i miei post, che escono quotidianamente. In quel caso non posso modificare il mio piano editoriale per un lettore, ovviamente. Ma, a dire la verità, non lo modificherei neanche per tutti: decido io quanto pubblicare nel mio blog.

Dal blogging passiamo alla narrativa: in rete ho letto di qualcuno che si lamentava di uno scrittore perché pubblicava troppi romanzi. E così ho deciso di riflettere su questo “problema” della prolificità dello scrittore, che può adattarsi anche al blogger.

Scrittori prolifici

Ci sono sempre stati e io li ho sempre ammirati. Alexandre Dumas, Emilio Salgari e tanti altri hanno da sempre avuto la mia stima. E non sto parlando di chi scrive romanzetti rosa da edicola, ma di romanzi che hanno fatto storia.

Scrittori del genere non sono da condannare, ma da emulare, anche se non credo sia possibile. La prolificità è dentro di noi: se abbiamo storie da raccontare, raccontiamo, altrimenti no. Se abbiamo le capacità per farlo, possiamo produrre romanzi a volontà.

Ho pensato di suddividere questi scrittori in due grandi categorie: chi scrive serie di romanzi incentrati su un protagonista e chi scrive di tutto, senza legami.

Scrivere serie di romanzi su un personaggio

Ricordo di aver iniziato a comprare alcuni romanzi di Patrick O’Brian, tutti ambientati nelle guerre napoleoniche e sulle figure del capitano Jack Aubrey e di Stephen Maturin. Romanzi storici di mare. Ne acquistai una quindicina, ancora tutti da leggere. In un certo senso ero stato scoraggiato.

Poi conobbi Bernard Cornwell. Questo autore ha scritto diverse trilogie e una saga su Richard Sharpe, anche in questo caso nel periodo delle guerre napoleoniche, ma non in mare. Ho letto alcuni romanzi e mi sono piaciuti molto, ma sono indietro di almeno 5 o 6 libri.

Il problema delle saghe

  • Pur trattandosi di romanzi autoconclusivi, sono comunque delle saghe. Ogni storia rappresenta un periodo della vita del personaggio e contiene qualche riferimento alle storie precedenti.
  • Nelle edizioni italiane non è stata rispettata la cronologia originale dei romanzi.
  • Se interrompi la lettura, hai la sensazione di non aver completato l’opera.
  • A lungo andare il personaggio stanca.

Scrivere romanzi a non finire

Anche la produzione letteraria di Joe Lansdale è notevole. È vero che ha creato i personaggi di Harp e Leonard, ma ha comunque prodotto un buon numero di opere singole. Libri che continuano a vendere.

I già citati Dumas e Salgari, ma anche l’odierno Brian Keene e molti altri hanno prodotto e producono romanzi. Il lettore può scegliere ciò che vuole, non è necessario che collezioni ogni opera del suo scrittore preferito.

Scrivere troppo

È proprio il termine “troppo” che trovo inappropriato. In fondo, un autore è un produttore. È vero che scrive, che si dedica a un’arte, ma sta creando un prodotto da vendere. Finché produce prodotti di qualità – e nei casi che ho citato lo sono – non vedo quale sia il problema. Il lettore è un cliente, nulla più. Da cliente sceglie cosa e quanto comprare. Nessuno lo obbliga a leggere l’opera completa di uno scrittore, se non vuole.

Leggete autori prolifici?

Che cosa pensate di scrittori che producono una gran mole di romanzi? Riuscite a seguire tutte le loro opere?

36 Commenti

  1. Gino Fienga
    5 agosto 2013 alle 08:41 Rispondi

    É come dici tu: il problema non è nella quantità ma nella qualitá.
    Resta il fatto che il blog e i libri sono cose differenti e vanno gestiti in maniera diversa.
    Nei libri la lunghezza non é un problema; nei blog, l’essere ‘prolissi’ può scoraggiare il lettore.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 10:23 Rispondi

      Ciao Gino, benvenuto nel blog.

      Più che lunghezza, io parlo di quantità di libri prodotti.

      Sulla prolissità hai ragione, un post può essere lungo ma non prolisso.

      • Gino Fienga
        5 agosto 2013 alle 11:35 Rispondi

        Grazie!
        I post: mai più di 500/1000 parole!
        I libri: uno ne può scrivere quanti ne vuole, sta di fatto che per scrivere un buon libro ci vuole il suo tempo e quindi…

        • Daniele Imperi
          5 agosto 2013 alle 11:50 Rispondi

          Post: in genere sono d’accordo con te, ma in qualche caso sono andato oltre.
          Libri: vero, la qualità richiede tempo. E oggi, a differenza dei tempi di Dumas e Salgari e altri, aono aumentate le distrazioni, specialmente quelle tecnologiche.

  2. cartatraccia
    5 agosto 2013 alle 11:08 Rispondi

    Ammetto che detesto (con qualche eccezione), le saghe, le serie e tutto quello che viene “creato in corso d’opera”, ma non per la lunghezza, quanto per la mancanza di struttura. Può capitarmi di intimorirmi davanti a un tomo particolarmente voluminoso, ma in quei casi mi sento io “in colpa”, non me la prendo col libro. La prolificità di per sè non mi dà problemi, ma detesto particolarmente quando “lungo” diventa sinonimo di “non so quello che sto facendo”, “devo inventarmi qualcosa per allungare la minestra”, “riciclo all’infinito ciò che il mio pubblico ama di più” e tutti gli atteggiamenti dell’autore insincero con sè stesso e con i propri lettori.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 11:32 Rispondi

      Condivido totalmente :)
      Le saghe possono portare a una mancanza di struttura, bisogna lavorarci bene.

  3. Glauco
    5 agosto 2013 alle 11:29 Rispondi

    Può essere che sia il nostro approccio al libro a far la differenza? Nel momento della velocità delle cose e delle idee l’essere prolissi forse è negativo. Ma la vera storia è che non riusciamo a dedicarci completamente a nulla, e non solo in letteratura. La madre di un mio amico (70 anni circa) da sempre si mastica tomi voluminosi a tema sentimentale, era considerata un po’ stralunata ma in realtà credo preferisse quel mondo alla tv, che lasciava al resto della famiglia. Spero di esser stato chiaro…

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 11:34 Rispondi

      Penso che hai ragione. Molti si spaventano davanti a libri voluminosi, mentre a me invece piacciono. Non li leggo spesso, perché alle volte ho bisogno di letture più leggere, veloci.

      La madre del tuo amico ha il giusto approccio alla TV :D

  4. Lucia Donati
    5 agosto 2013 alle 11:55 Rispondi

    Per quello che riguarda un blog e i post: come ti dissi già tempo fa, scrivere troppo non è certo un male per chi scrive, se così si sente di fare, ci mancherebbe. Il problema potrebbe sorgere per alcuni lettori che, di fronte a “tanta grazia” potrebbero sentirsi confusi e, invece di leggere tutto, leggiucchiano qua e là, con minor interesse perché trovano che troppo materiale sia dispersivo. Per quello che riguarda gli autori prolifici, dipende dall’autore. Se chi scrive saghe lo fa solo per avere un suo ennesimo libro in vetrina, non mi interessa. Se i libri di una serie mi danno l’impressione di essere tutti “uguali” solo per attirare i soliti lettori, non mi interessa. In genere non mi piacciono le saghe per quella sensazione, per me sgradevole, che poi ci sarà un altro libro e poi un altro, legato a quello: è chiaro che non c’è l’obbligo di acquisto, ma la sensazione resta. Il troppo, in generale, disorienta molte persone. Il “tanto” non è facile da gestire…

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 12:04 Rispondi

      Sui post dipende molto anche dalla leggibilità che siamo in grado di dare. Di questo parlerò a settembre :D

      Sulle saghe ho anche io la stessa impressione, e cioè che siano una strategia di vendita.

  5. PaGiuse
    5 agosto 2013 alle 12:27 Rispondi

    Leggendo sia il post, che i commenti, la cosa che mi è rimasta impressa (oltre all’argomento da te trattato ovviamente) è la frase scritta da Gino Fienga: “I post: mai più di 500/1000 parole!”
    E’ una cosa sulla quale dovrò lavorarci tantissimo, perché anche quando mi prefisso un margine al di sotto delle 1000 parole, non riesco mai a rispettarlo.
    Speriamo che il tempo mi porti giudizio.
    Buona giornata.

    P.S. anche a me le saghe fanno storcere il naso, ma credo che si tratti di snobismo (avversione per i best sellers in genere)… Magari il tempo porterà giudizio anche su questo :)

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 12:33 Rispondi

      Per i post, se credi di aver scritto troppo, prova a tagliare. inoltre è utile per la leggibilità suddividere il post in “capitoletti”.

  6. Cristiana Tumedei
    5 agosto 2013 alle 12:46 Rispondi

    Come ti avevo promesso su Twitter, eccomi qua! Vediamo di fare una premessa importante: blogging e letteratura sono certamente due mondi distanti.

    Non solo seguono regole diverse, ma hanno finalità difficilmente conciliabili. Detto ciò, dobbiamo comunque considerare che gli attori in gioco sono sempre gli stessi: lettori e autore.

    Ed ecco che vengo al dunque: se tu scrivessi romanzi riproporresti al tuo pubblico più opere – con una frequenza di pubblicazione elevata – trattando gli stessi temi? Non mi riferisco unicamente alla qualità che, a fronte di tanta produttività, potrebbe risentirne; ma anche e soprattutto alla forza di ciò che scriviamo.

    Ultimamente ho riflettuto parecchio su questi aspetti e sono giunta ad una conclusione per quanto riguarda il blogging. A meno che non si tratti di spazi multi autore o di web magazine, secondo me scrivere tanto può trasformarsi in un problema.

    Il fatto è che il confine fra tanto e troppo è molto labile e, se il nostro obiettivo è quello di portare i lettori a riflettere e confrontarsi con noi, forse rivedere la frequenza di pubblicazione non è sbagliato.

    Io stessa su QuiCopy scrivevo ogni giorno e non c’è voluto molto per accorgermi che tanti lettori passavano veloci e distratti solo per rendere onore alla fiducia reciproca che si era instaurata. Capitava, così, che alcuni post ritenuti da me fondamentali passassero inosservati.

    Per farla breve, d’ora in poi valuterò con estrema attenzione la frequenza di pubblicazione. Aspetto che, per esempio, nel social media marketing è di fondamentale importanza per il successo di una strategia. Tanto che viene analizzata e rivista nel tempo. Ecco, credo che anche nel blogging sia lo stesso. Se vogliamo porre l’accento su determinate questioni e lanciare messaggi e spunti di riflessione, forse, dobbiamo trovare la giusta misura.

    Per quanto concerne la letteratura, invece, ti dico che personalmente non ho mai amato gli scrittori troppo prolifici. Il motivo? Spesso a un’iperattività redazionale corrisponde una scarsa qualità. Non dico che uno scrittore debba sempre produrre opere eccelse, mah… non è vero, Imperi. Stavo per dire una sciocchezza.

    Secondo me uno scrittore deve sempre produrre opere eccelse in funzione delle sue capacità. Insomma, preferisco una produttività più contenuta che però mi regali scritti che valeva la pena leggere.

    Scusa per il lungo commento. Avrei pure continuato, ma non mi pare il caso :) Ah, sarebbe interessante parlare di frequenza di pubblicazione, di come stabilirla non solo in funzione delle proprie disponibilità, ma anche per raggiungere gli obiettivi (quelli su cui si regge il progetto/blog, intendo). Cosa ne dici?

    • Gino Fienga
      5 agosto 2013 alle 13:01 Rispondi

      Assolutamente d’accordo con te, Cristiana.
      Anche sul blog pubblicare troppa roba e troppo spesso finisce per ‘annoiare’ chi ci segue che dopo un po’… non ci segue più.
      Diverso è sui social network ma si potrebbe parlare di questo per delle ore…

      • Cristiana Tumedei
        5 agosto 2013 alle 13:05 Rispondi

        Ciao Gino,
        Sì sui social la questione è diversa.

        Innanzitutto dobbiamo considerare ogni piattaforma singolarmente, poi la tipologia di contenuto che condividiamo, il target di riferimento, il tipo di interazione che cerchiamo, l’orario di maggiore presenza e attività… insomma, come hai giustamente detto tu, se ne potrebbe parlare per ore :D

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 13:12 Rispondi

      Se scrivessi romanzi, non riproporrei al lettore sempre gli stessi temi. Ho diverse idee di romanzi e sono tutti diversi uno dall’altro.

      Ovvio che parlavo comunque di opere di qualità. Fra le saghe che ho letto ne ho vista poca. Oddio, anche Lansdale non mi ha soddisfatto sempre, anche se comunque sono storie che stanno in piedi..

      Vero anche che uno scrittore deve scrivere in modo eccelso in base alle sue capacità.

      Sulla frequenza di pubblicazione prendo nota e sfornerò un post, ma ormai a fine settembre.

      E smettila di scusarti per i lunghi commenti, visto che sai che a me piacciono :D

  7. franco zoccheddu
    5 agosto 2013 alle 13:19 Rispondi

    Ho letto tutti i primi nove romanzi di John Grisham. Una “bevuta” durata un decennio, cui è seguita l’inevitabile “ubriacatura”. Ho dovuto lasciare quell’autore: la leggibilità, lo scorrere sempre più fluente della sua scrittura aumentavano in misura inversamente proporzionale al coinvolgimento, alle emozioni. Alla fine era sempre la stessa esperienza, con nomi e luoghi diversi.
    A ripensarci, quello che ricordo meglio è uno dei primi, “Il socio”. Gli ultimi? Grande tecnica, ma routine.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 13:20 Rispondi

      A me non ha mai attirato quell’autore, ma alla fine, hai ragione, diventa sempre la stessa minestra. I soliti processi, i soliti casi.

  8. Giuliana
    5 agosto 2013 alle 13:20 Rispondi

    Per me dipende completamente dallo scrittore e dalla storia che mi propone: se è ben scritta, originale e mi appassiona, non mi stancherò mai di leggerla e non vedrò l’ora che esca il volume successivo. Se invece la trama langue e mi accorgo che l’autore allunga il brodo giusto per arrivare al libro successivo, non riesco ad andare avanti e mollo tutto lì. Accade soprattutto nei fantasy, dove spesso vengono aggiunte centinaia di pagine solitamente dedicate al viaggio o all’addestramento dell’eroe. E viaggia viaggia viaggia, e addestra addestra addestra, e a me vengono du’ p…e così e mando tutti al diavolo ;)

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 13:23 Rispondi

      Io ho seguito con piacere la saga di Harry Potter che, secondo me, ha avuto un crescendo di qualità, anche se forse all’autrice negli ultimi due romanzi è sfuggito un po’ il controllo. Il primo romanzo era breve, il penultimo superava le 700 pagine.

      Sul Fantasy molti giocano proprio sul viaggio, specialmente Terry Brooks, che consuma pagine e pagine solo sull’introspezione dei personaggi. Troppe, alla fine.

      • Giuliana
        5 agosto 2013 alle 17:04 Rispondi

        Anche secondo me la saga di Harry Potter ha avuto un crescendo di qualità, il cui apice è stato il quinto libro – a mio parere, il migliore. Il sesto volume è un po’ meno buono, il settimo ha pagine su pagine che potevano essere tranquillamente evitate, soprattutto per quanto riguarda il viaggio dei tre maghi alla ricerca degli Horcrux. In certi punti l’ho trovato addirittura noioso, così come il film del resto; quasi che la Rowling avesse esaurito le idee e si fosse stancamente trascinata fino alla fine, allungando il brodo come poteva. Peccato per questo piccolo calo, proprio vero la fine…

        Franco, Harry Potter vale sicuramente la pena di essere letto, se non altro per l’incredibile fantasia dell’autrice e per la sua capacità di intessere la trama in modo ingegnoso. La Rowling nella sua autobiografia racconta che si è trovata difronte ad un bivio: scrivere la storia utilizzando un linguaggio adatto ai bambini, oppure indirizzarla anche ad un pubblico adulto. Ha optato per la seconda via, quindi la saga è adatta a qualsiasi fascia d’età e puoi leggerla senza alcuna remora. Inoltre, vedrai come lo stile si evolve da un libro all’altro, tanto che gli ultimi volumi potrebbero perfino risultare difficili ad un bambino, vista la complessità della trama e le sfaccettature psicologiche dei personaggi.

  9. franco zoccheddu
    5 agosto 2013 alle 13:34 Rispondi

    A proposito, Daniele: mio figlio, che li ha letti tutti, mi consiglia di leggere i romanzi di Harry Potter, di cui ho visto tutti i film. Tu che mi consigli?

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 13:55 Rispondi

      Io li ho letti in età adulta, sui 40 anni :D

      Non li reputo romanzi per bambini, anzi. Inizia col primo e vedi se ti prende.

  10. franco zoccheddu
    5 agosto 2013 alle 14:11 Rispondi

    Bene, aggiudicato. Vado a prendere La pietra.

  11. Pieru
    5 agosto 2013 alle 17:37 Rispondi

    Io concordo con Cristiana: blogging e letteratura hanno metriche diverse ma mi è capitato di notare che alcuni autori, forse pressati dalla necessità di scrivere con una cadenza prefissata, tendono a diluire le cose interessanti che hanno da dire e a cadere spesso nel luogo comune.
    Tanto per fare un esempio: anni fa leggevo volentieri Severgnini, mi piaceva il suo stile e mi interessavano le cose che diceva, leggevo con piacere la sua opinione. Non so se sono cambiato io e è cambiato lui ma trovo che più recentemente sia diventato un tuttologo: sta due giorni in Russia e spiega tutto quello che c’è da sapere sulla Russia; succede qualcosa in politica? Ecco che arriva l’autorevole editoriale di Beppe Severgnini… Mi chiedo se non ci sia una relazione con la frequenza con cui scrive.

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 18:04 Rispondi

      Ehi, non vorrei essere frainteso: anche per me blogging e letteratura sono diversi. Io ho solo parlato di prolificità nel blogger e nello scrittore, che a qualcuno dà fastidio.

      Su quello che hai scritto dopo penso di concordare. Quando ci sono di mezzo i grossi nomi, per me non tutto è così naturale e pulito.

  12. carola
    5 agosto 2013 alle 18:18 Rispondi

    I blog che segui ,fra cui il tuo, si può dire che scrivono quotidianamente, cancellarsi da una newsletter per questa ragione mi sembra un pochetto stupido.Se un blog ti interessa non ne esiste motivo.Forse non gli interessava a prescindere:Direi che il problema è suo.
    Ammetto che non si può passare una giornata intera a leggere i blog preferiti,come è anche vero che non tutti i blog che seguo scrivono sempre di argomenti o post che mi interessano particolarmente,scelgo cosa leggere, e questo non significa che non abbia interesse per il loro blog in generale.
    Per quanto riguarda gli scrittori prolifici altro discorso, a volte ho il sentore che un aiutino da ghost writer lo abbiano, e non è un mistero.
    Un saluto

    • Daniele Imperi
      5 agosto 2013 alle 18:21 Rispondi

      Sui blog concordo.

      E sui ghost writer ho letto e sentito anch’io qualcosa. Ecco, non diventerò mai uno scrittore di quel genere. Io firmo quello che scrivo io, non quello che scrivono gli altri.

  13. carola
    5 agosto 2013 alle 19:33 Rispondi

    Se mai dovessi scrivere un libro :-) in effetti nemmeno a me piacerebbe stare dietro le quinte,nemmeno se si tratasse di articoli

  14. carola
    5 agosto 2013 alle 19:34 Rispondi

    trattasse :-)

  15. Katia Anna Calabrò
    5 agosto 2013 alle 21:33 Rispondi

    C’è una cosa bellissima, nel leggere: scelgo io cosa, chi, come, quando e perché. Quindi il problema non si pone. Ho amato ed amo molti autori. Alcuni li ho letti a raffica per mesi e mesi e mesi, quasi ossessione, (ad esempio Hesse, Schnitzler, Marquez, Yoshimoto, Amado, Carlotto, Duras, Dostoevskij, Orwell, Pavese etc… ) per poi magari non leggerli più per anni. Credo quello che si legge e il “chi si legge”, siano legati a momenti, a periodi di vita. Percorsi, in cui quello che stiamo leggendo ha un senso con quello che stiamo vivendo.
    E così come li abbiamo amati (e continuiamo ad amare) e letti assiduamente, possiamo non leggerli più, per periodi più o meno lunghi o per sempre. La scelta individuale, non ne diminuisce certo il valore.
    Lo stesso vale per un blog.

    • Daniele Imperi
      9 agosto 2013 alle 19:35 Rispondi

      Condivido, anche a me è capitato di aver letto per tanto tempo degli autori per poi lasciarli e passare ad altri.

  16. MikiMoz
    5 agosto 2013 alle 23:39 Rispondi

    Leggo ciò che mi piace, forse nemmeno ci bado alla frequenza di pubblicazione.

    Sul blog: quando lo si apre, spesso si fa l’errore di scrivere troppo, è vero. Che poi, a ben vendere, è solo l’errore di non avere un piano più o meno preciso.
    Tu scrivi il giusto, è la tua frequenza, e hai valutato i pro e i contro dell’aggiornare quotidianamente.

    Ci sono dei blog dove però non riesco a seguire le avventure quotidiane… sarà che i tuoi argomenti si prestano di più.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      9 agosto 2013 alle 19:36 Rispondi

      Vero, forse dipende anche dal piano editoriale. Mi fa piacere che tu riesca a seguire le mie avventure quotidiane :D

  17. Kinsy
    7 agosto 2013 alle 22:12 Rispondi

    Smettere di leggere uno scrittore solo perché scrive troppo, denota una profonda ignoranza da parte da parte del “lettore”. Se ti piace come e cosa scrive uno scrittore, allora sarai felicissimo di leggere il più possibile i suoi testi, al contrario se lo scrittore non ti piace, che scriva poco o tanto non fa alcuna differenza.

    • Daniele Imperi
      9 agosto 2013 alle 19:37 Rispondi

      Hai ragione, spesso dipende anche dalla poca maturità dei lettori.

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