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Quando è giusto interrompere il proprio romanzo

Interrompere il romanzo

Ero partito in quarta. Avevo questa idea che mi piaceva sempre di più e ho iniziato a svilupparla. Sei storie concatenate, un fine unico. Genere: Fantascienza. Studio la struttura più adatta (e complessa!) e lavoro sulle storie, su come posizionarle, sui personaggi, creando una scaletta per ogni storia.

In totale sono 39 capitoli, anche se in realtà non si legge da nessuna parte “Capitolo 1”, ecc., perché ho scelto una “nomenclatura” diversa. Il Cloud Atlas di David Mitchell mi ha stregato, come ho detto più volte.

Creo i personaggi, studiando i nomi più adatti, e inizio a scrivere. Completo in tutto 17 capitoli. Poi abbandono il romanzo.

Cʼerano dei problemi da risolvere.

Problema numero 1: world building incompleto

Una delle storie era molto carente sul cosiddetto world building. Riuscire a creare un mondo immaginario o anche a ricreare un mondo reale è un compito che bisogna sviluppare prima di scrivere la storia.

Io in quel caso avevo tracciato qualche linea, perché volevo mantenere unʼaura di mistero, dare anzi lʼidea di un mondo talmente lontano dal nostro da risultare opaco, quasi invisibile.

Un errore, perché, rileggendo quei capitoli, si sente la mancanza di dettagli e la mente non riesce a fotografare quel mondo, neanche la mia! Nelle altre storie invece ero stato diligente: leggendo quei capitoli mi sembra di vederne il film.

Problema numero 2: capitoli inutili

Avevo inserito una storia inutile. Già, mi ero affezionato a un personaggio – esistito, tra lʼaltro – che in realtà poteva benissimo essere soltanto nominato nel romanzo, senza averne una parte.

E infatti mi sono reso conto ben presto di non saper cosa scrivere su quella storia, finché tutta la sua inutilità non mʼè apparsa ben chiara. La soluzione è stata semplice: ho cancellato quei capitoli dal file, ma li ho conservati per un uso futuro.

Eliminando una storia, si era creato quindi un buco nel romanzo, che andava riempito. Ho risolto dando il giusto spazio a un personaggio che finora era rimasto di contorno, come comparsa o soltanto accennato. Eppure è uno dei personaggi chiave della storia.

Problema numero 3: domande senza risposta

Forse questo è stato il problema più grande e in futuro userò lo stesso sistema per capire se la mia storia funziona o se ha lacune e incoerenze varie. Quale sistema? Quello delle domande e delle risposte, una specie di FAQ a uso e consumo dellʼautore.

Cerco di spiegarmi: se nella storia inserisco un elemento – unʼazione, una caratteristica, un dettaglio, ecc. – devo giustificarlo, perché un probabile lettore potrà chiedersi il perché di ciò che ha letto. I lettori non sono stupidi.

Quello che ho fatto è stato semplice: ho ripreso ognuna delle 6 storie, ho impersonato un lettore puntiglioso e ho scritto delle domande. Tante domande. Il difficile è stato poi dare delle risposte, logiche e soprattutto funzionali.

È stato un lavoro lungo e anche estenuante in certi casi, ma mi ha permesso di capire cosa non andava nella mia storia, cosa non funzionava e come migliorarla. Da quelle risposte ho riscritto la scaletta di ogni storia e infine lʼintera trama.

Problema numero 4: coesione

Questo problema è legato al precedente. Così come stava la storia non poteva funzionare. Non vedevo più, dopo tutte quelle domande che avevo scritto – e più ne formulavo e più me ne venivano altre dalle risposte che davo – un filo unico, logico che univa le 6 storie.

Non erano storie a sé stanti, ma neanche storie ben collegate una allʼaltra. Pian piano sono riuscito a cucire insieme quelle storie, a dare un perché al tutto, ad affidare un compito preciso e insostituibile a ogni storia.

Quando è giusto interrompere il proprio romanzo?

Quando ti accorgi che non può funzionare. Che magari hai avuto un poʼ di fretta a iniziare una storia che necessitava di ragionamenti più approfonditi. Quando capisci che è meglio fare un buon lavoro che uno arrangiato.

Ora il mio romanzo, grazie a un consiglio involontario di Tenar, giace spezzettato in 7 cartelle, ognuna delle quali contiene i vari “capitoli” del libro – sono 6 storie spalmate in 7 parti. Voglio provare a scrivere anche io ogni capitolo in un file a parte e per una storia come questa è davvero una buona idea.

E ora a voi, confessate senza problemi: quando avete interrotto un vostro romanzo e perché?

36 Commenti

  1. Monia
    27 ottobre 2015 alle 08:08 Rispondi

    Ho una domanda da lettrice puntigliosa di Pennaland: quando “interrompere il romanzo” da manovra intelligente per evitare che il romanzo stesso affondi diventa solo una scusa in più per dichiarare la nave inagibile (anche quando magari, al massimo, avrebbe bisogno di una sistemata) e non salpare?

    Se è sbagliato essere arroganti e pieni di sé e troppo convinti dei propri mezzi quando, al contrario, l’autocritica (potente arma di automiglioramento) diventa controproducente?

    Qual è il confine tra “preferire un buon lavoro invece che uno arrangiato” e l’essere la Penelope dei propri progetti (ostinandosi a disfarli come se eventuali successi fossero Proci da evitare)?

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:10 Rispondi

      Mmm… vediamo di rispondere alle domande.
      1: non lo so, nel mio caso non ho dichiarato la nave inagibile, ma magari qualcuno può rendersi conto che la storia proprio non funziona.
      2: diventa controproducente quando ti critichi senza migliorare.
      3: non ne ho idea :D

  2. Chiara
    27 ottobre 2015 alle 08:31 Rispondi

    Io ho interrotto tanti romanzi in passato, per svariati motivi:
    – troppa autobiografia. Dopo un po’ mi annoiava: immagina i possibili effetti sul lettore;
    – Scarsa progettazione: mi sedevo al pc e scrivevo tutto ciò che mi veniva in mente.
    Con il romanzo in stesura non mi sono ancora bloccata. Però ho deciso di dedicare questa settimana a definire meglio alcuni punti e situazioni. La progettazione c’era, e anche abbastanza precisa, però ho il vizio di farmi travolgere dalle nuove idee, spesso buone e risolutive, il che mi costringe talvolta a fermarmi per razionalizzare il tutto. Questo modo di lavorare mi fa perdere un po’ di tempo, ma la storia va avanti e questo mi rincuora.
    Da domenica riprenderò la stesura alla grande: intendo partecipare al NanoWriMo.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:12 Rispondi

      Ovviamenta in ogni romanzo c’è qualcosa di noi, ma storie molto autobiografiche non credo di averle scritte né me ne sono venute in mente.
      La scarsa progettazione è frequente.

      • Chiara
        27 ottobre 2015 alle 14:47 Rispondi

        A me capitava da ragazzina, forse perché la scrittura era per me un mezzo per esprimere me stessa. Non c’era alcun intento “editoriale”, solo la volontà di scrivere per il puro piacere di farlo. :)

  3. Serena
    27 ottobre 2015 alle 08:50 Rispondi

    Mai interrotto: sono una terminatrice compulsiva. Odio i lavori lasciati a metà, che si tratti di uncinetto, scrittura o archivio delle bollette di casa. Devo finire a tutti i costi; trovo che nelle cose lasciate in sospeso rimanga imprigionata la nostra energia, e non in senso positivo. Resta bloccata lì; e questo è vero anche per tutte le altre cose della vita, relazione comprese.
    Di “Cristallo” ne ho pieni i maroni, non la reggo più. Ci sto lavorando da troppo tempo. Finisco e poi scopro che ancora non funziona; l’editor me l’ha massacrata, con Lettrice Beta Numero Uno è andata meglio, molto meglio, ma non come speravo.
    Eppure so che la finirò, perché se non lo faccio non me ne libererò mai. Sui problemi riscontrati e i provvedimenti presi scriverò un post, perché credo servirebbe ad altri.
    @Chiara: ieri su FB si parlava di riscrittura. Ebbene, credo che riscriverò anch’io. E a fine mese basta, “Cristallo” sarà finita, e come sarà sarà. Ho bisogno di andare avanti.
    (E tra parentesi, molti consigliano di finire e andare avanti, e non diventare ossessivi sul primo romanzo: si migliora sempre e – dicono loro, io lo spero e basta – ce ne vogliono tre o quattro per trovare davvero la propria voce. Ma poi arriva)
    Bel post, Daniele.

    • Chiara
      27 ottobre 2015 alle 10:37 Rispondi

      Come accennavo nel post, dovrò riscrivere alcune parti in seguito ad alcuni cambiamenti nella struttura della storia, ed ho deciso di farlo subito, non a fine stesura, per poter andare avanti con più serenità. Spero sia un buon metodo. :)

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:14 Rispondi

      Ne ho parecchi di lavori lasciati a metà. Fa parte di me.
      Editor e lettrice ragionano in due modi diversi :)
      Finire il romanzo sì, andare avanti fino alla conclusione, ma nel mio caso non potevo proprio andare avanti. Sul fatto che si migliori man mano che si scrivono romanzi siamo d’accordo.

  4. Salvatore
    27 ottobre 2015 alle 09:04 Rispondi

    È successo talmente tante volte che non ricordo più la prima. È successo principalmente perché, a un certo punto, quello che scrivevo ha iniziato ad annoiarmi. Ogni volta, però, ho imparato qualcosa di diverso; ne è valsa la pena.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:16 Rispondi

      Se ti annoia ciò che hai scritto, allora ci sono seri problemi nella storia: magari non ti interessa più o all’inizio era una buona idea e poi la passione per quella storia è andata scemando. Allora hai fatto bene a interrompere.

  5. Silvia
    27 ottobre 2015 alle 09:31 Rispondi

    Anch’io, come Serena, devo assolutamente portare a termine quello che scrivo. Benché a volte non mi piaccia più o mi lasci insoddisfatta. Del resto so che se mi fermo sui particolari o sui dubbi, da insicura quale sono, non farei più niente. Preferisco procedere e poi piuttosto sistemare dopo.
    Il mio problema semmai è l’inverso: iniziare.
    Sono due anni e mezzo ormai che sto preparando il materiale per il mio terzo romanzo e non ho ancora scritto una riga.
    Per questo anch’io ho deciso di partecipare al NaNoWriMo. Magari questa volta, con un obiettivo preciso, sarò incentivata a partire con la prima parola.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:23 Rispondi

      Io non potevo sistemare dopo, altrimenti avrei dovuto riscrivere tutto da capo, quindi meglio fermarsi, ragionare, sistemare tutto e poi tornare a scrivere.
      Devi capire perché non riesci a iniziare. Il materiale è pronto?

      • Silvia
        27 ottobre 2015 alle 12:47 Rispondi

        Penso che in gran parte il materiale sia pronto.
        Ho creato una sinossi con la divisione in capitoli e lo schema di ognuno. Ho preparato le schede dei personaggi principali e li ho talmente analizzati che ormai li conosco come se fossero persone reali.
        Il problema forse risiede nella paura di partire con il piede sbagliato dopo aver programmato tutto.
        Sovente mi fermo a lavorare su quelli che riconoscono essere i miei punti deboli. I dialoghi, per esempio, sono proprio il mio tallone d’achille. Ho letto moltissimo a riguardo, e da due mesi mi sto concentrando su quello. In attesa di saperli scrivere meglio, però, finisco per non scrivere nulla…

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2015 alle 12:50 Rispondi

          Se pensi di non saper scrivere bene i dialoghi, non è un problema. Li sistemi a romanzo finito, e se mandi il testo a un editor, ti dirà cosa non va nei dialoghi.

  6. Andrea Cabassi
    27 ottobre 2015 alle 09:51 Rispondi

    Utilizzo anch’io la tecnica delle domande/risposte: è utilissimo per capire se ci sono falle in giro nella storia.
    Ho interrotto un romanzo horror dopo pochi capitoli, ormai anni fa, ma non ne ricordo la ragione (forse il fatto che non la ricordi è già di per sé una ragione sufficiente :-) )

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:24 Rispondi

      Sì, le domande mi sono state molto utili, anche se ne nascevano in continuazione…
      Prova a rileggere quel romanzo, magari ti torna in mente il perché :)

  7. animadicarta
    27 ottobre 2015 alle 09:52 Rispondi

    Io ho interrotto solo un romanzo, perché lo avevo iniziato molti anni fa senza avere in mente l’elemento portante, e dopo 5-6 capitoli avevo cominciato ad andare allo sbando.
    Il metodo delle domande lo uso moltissimo quando scrivo, perché anche per me è importante che tutto abbia una sua logica e non ci siano aspetti o personaggi appesi nel nulla.
    Tutto è salvabile, secondo me, in fase di revisione: i capitoli inutili si tagliano, la “realtà alternativa” si può approfondire, alle domande si può trovare una risposta, ma solo se appunto esiste un armonia di fondo, un tema che accomuna il tutto.
    Sono curiosa di capire una cosa. Quando hai ideato le varie storie, avevi in mente un filo conduttore? Se lo avevi, come mai la coesione poi non l’hai più trovata? Insomma, sei proprio sicuro di non voler continuare? :)

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 12:26 Rispondi

      Il filo conduttore c’era, la coesione mancava perché ho avuto fretta di iniziare e non ho ragionato bene sulle sei storie.
      Ora ho ripreso a scrivere, comunque.

  8. Simona C.
    27 ottobre 2015 alle 15:08 Rispondi

    Non ho mai abbandonato un romanzo perché tra le migliaia di appunti che prendo ho imparato a riconoscere quelli che avevano abbastanza elementi per generare un romanzo e quelli destinati a restare belle frasi elencate in un file.
    Anch’io ho l’abitudine di lavorare su diversi file per la stessa storia. Scrivo separatamente la trama principale e le sotto trame, poi interrompo la narrazione nei punti di “tensione” come i neri nelle puntate delle serie tv (dove poi si inseriscono gli spot pubblicitari) e alterno così i capitoli nel file definitivo, seguendo la scaletta ordinata in un altro file. Funziona perché i miei capitoli non sono mai troppo lunghi e il lettore non perde il filo tra uno stacco e l’altro, anzi, si porta dietro la tensione fino allo stacco successivo. So che non l’ho spiegato bene, ma comunque è il mio metodo di lavoro e non è detto che funzioni per qualcun altro.
    Capita anche a me di bloccarmi per rispondere a una domanda logica, ma in quel caso lascio la storia a fermentare, ragionandoci inconsciamente mentre mi distraggo con altro. Alla fine la risposta mi arriva, mi arriva sempre, magari spulciando tra le frasi abbandonate che all’improvviso trovano un senso e un incastro perfetto se osservate da un nuovo punto di vista.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2015 alle 15:18 Rispondi

      Le semplici frasi che ho creato io sono restate tali e neanche hanno generato un’ora di lavoro :D
      Più o meno ho capito il tuo metodo.
      Io ci ho messo un po’ a rispondere a tutte le domande, anche perché ognuna ne generava altre e non finivo più.

  9. Tenar
    27 ottobre 2015 alle 21:00 Rispondi

    Un romanzo è un investimento emotivo enorme, almeno per me, e vorrei sempre portarlo a termine, quando decido di farlo. Di base cerco di non iniziare a scrivere fino a che la storia non è ben delineata almeno nei suoi snodi chiave. Non voglio bloccarmi sul “come proseguo?”. Purtroppo nel mio computer giacciono cartelle di storie arenate, spiaggiate, che non hanno avuto la vitalità sufficiente per navigare fino al finale prefissato. Di solito il capitolo dieci è un po’ il punto di non ritorno, oltre sento di aver già investito troppo tempo per abbandonare. C’è però una storia che favoleggio sempre di riprendere in chissà quale futuro che ci è arenata verso il cap. 17 o 18…

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2015 alle 08:09 Rispondi

      Se la storia non è chiara almeno nei punti chiavi, allora è facile che si areni. Però non capisco perché proprio il capitolo 10 ti crea questo problema. Non dipende dal numero di capitoli totale della storia? Un conto è un romanzo di 15 capitoli, per esempio, e un altro è uno di 50, anche se in entrambi i casi 10 capitoli non sono pochi.

  10. Maurizio
    28 ottobre 2015 alle 07:59 Rispondi

    Premetto che ho un’altra attività e non posso dedicare alla scrittura il tempo che vorrei, per ora.
    Ho iniziato diversi romanzi e quasi tutti sono rimasti incompiuti, sempre per ora, non perché non sia convinto della storia, ma perché non ho avuto il tempo di costruire nel dettaglio i vari personaggi.
    Inoltre, in un caso, ho ritenuto necessario dover approfondire meglio l’ambientazione (Bologna anni ’80), quindi pur avendo chiara la strada da percorrere dovrò riprenderlo quando avrò il tempo per fare le opportune ricerche.
    Spesso però dopo aver scritto i primi capitoli lo abbandono volontariamente per rileggerlo dopo mesi: se mi appassiona lo metto tra le cose da finire, altrimenti lo butto via, lo modifico radicalmente o definisco il piano di riqualificazione individuato.
    Sto tentando di controllare gli impulsi e incanalarli dentro la carreggiata del rigore: è la parte più difficile, ma anche la più intensa.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2015 alle 08:19 Rispondi

      Ciao Maurizio, benvenuto nel blog.
      Certe ambientazioni vanno approfondite bene, perché possono farti capire se la tua idea funziona, se alcuni personaggi sono ben allineati coi tempi e i luoghi, ecc. Inoltre la documentazione può darti parecchie idee e farti trovare anche soluzioni.
      È però sbagliato rileggere da capo la storia prima che sia finita, lo dicono in molti e di persona ho constatato che è vero. Perdi solo tempo.

  11. monia74
    28 ottobre 2015 alle 09:12 Rispondi

    Rispondere domande per me è come risolvere un Sudoku. E’ una sfida, un gioco, un enigma interessante, stuzzicante, e ce la devo fare, ce la voglio fare.
    Non ho mai scritto racconti, ho scritto solo due romanzi. Sei mesi il primo, e, concluso quello, un anno per il secondo (effettivamente più complesso).
    Capisco benissimo quando racconti delle domande che nascono ancora più numerose in seguito alle prime risposte, ma è proprio lì la fase creativa che entra nel vivo.
    Mi rilasso e creo finchè non ho una risposta, facendo tentativi. E magari la risposta significa riscrivere dei pezzi, creare nuovi personaggi o farne uscire alcuni, come hai fatto tu.
    Se sei una persona creativa e non troppo affezionata alla storia, la strada si trova secondo me.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2015 alle 09:38 Rispondi

      Sì, è stata una sfida anche per me e ogni volta che da una domanda ne nasceva un’altra volevo arrendermi, perché erano sempre più complesse e richiedevano parecchia riflessione, però alla fine ce l’ho fatta.
      Ho imparato a non affezionarmi alla storia o a un personaggio o a un brano scritto, tutto può essere sacrificato per il bene della storia.

  12. Giulio F.
    28 ottobre 2015 alle 16:55 Rispondi

    Io ho proprio il problema opposto: in effetti la costanza è sempre stata il mio punto debole. Sono bravissimo a iniziare progetti, ma altrettanto bravo ad abbandonarli nel giro di poco. Per questo adesso mi concentro su progetti piccoli, più semplici da portare a termine. Poi mano a mano cercherò di finire progetti sempre più grandi.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2015 alle 17:04 Rispondi

      Dicono che l’unico modo per finire i progetti grandi sia dividerli in tanti progetti piccoli, ma è più facile a dirsi :D

      • Giulio F.
        28 ottobre 2015 alle 18:28 Rispondi

        Giusto! Questa era davvero bella! ;)

  13. Grazia Gironella
    28 ottobre 2015 alle 21:29 Rispondi

    Ho lasciato a metà soltanto un romanzo breve, diversi anni fa. Non fa parte del mio carattere lasciare le cose incompiute, ma è migliorativo imparare a farlo! La storia non mi prendeva più di tanto, per cominciare, e mi era venuto il dubbio che non avesse senso insistere sul fantasy quando non ero ancora riuscita a pubblicare niente di quel genere. Adesso so che il mio dubbio era poco sensato – cercavo impossibili certezze – ma allora ho mollato il romanzo… e ne ho iniziato un altro. :)

    • Daniele Imperi
      29 ottobre 2015 alle 08:20 Rispondi

      Se la storia non ti prende più, allora è puro giusto abbandonarlo. Capita, e allora si passa a un’altra storia.

  14. Lisa Agosti
    31 ottobre 2015 alle 06:20 Rispondi

    Forse, Daniele, se ti fossi fatto meno domande e avessi finito la prima stesura, avresti avuto meno difficoltà?
    In fase di revisione ti sarebbe riuscito più semplice immaginarti il mondo che hai creato aggiungendo dettagli e plasmare i personaggi ad hoc per quell’ambientazione.
    Non ho ben capito cosa intendi fare dei capitoli divisi in diversi file, pensi di creare diverse storie o di approfondirle per poi riunirle in un unico romanzo?

    Io ho abbandonato il mio primo romanzo perché la protagonista è morta, a metà del secondo atto… non voleva saperne di smettere di drogarsi. Capita… Live and learn! :D

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2015 alle 08:04 Rispondi

      Non credo, c’erano troppe lacune nella trama.
      Per capitoli divisi nei vari file intendo che ho creato, come fa Tenar, un file per ogni capitolo.
      Vedi che anche tu hai dovuto abbandonare il romanzo perché c’era un’enorme lacuna nella trama? :)

  15. Nuccio
    31 ottobre 2015 alle 19:40 Rispondi

    Tempo fa iniziai un romanzo. Non avevo uno schema da seguire né una storia da raccontare. Erano tanti quadretti di vita comune descritti con sarcastica ironia. Partivo dalle difficoltà di una donna che viveva con la figlia in età adolescenziale con i patemi e i desideri nascosti di una donna in pienamente matura e molto sola, forse con un marito distratto. Mi piaceva molto l’idea e mi lanciai. Erano dei veri affreschi che ne scaturivano. Ne avrò scritto un centinaio scarso, di pagine. Poi mi sono sentito così angustiato dai problemi di quella donna da volerne uscire. Ho troncato tutto e ho cancellato il file. Però, devo confessare, ho conservato le cartelle stampate dal computer. Chissà se avrò il coraggio di ridare vita al mio personaggio?

    • Monia74
      1 novembre 2015 alle 20:31 Rispondi

      Su storie che ti fanno star male fisicamente, ne so qualcosa. (L’ho già scritto un po’ di volte, spero di non essere ripetitiva :P ). Io ho ostinatamente continuato, e più scavavo e più mi accorgevo che la scrittura diventava terapeutica. Ho superato le mie paure, ho affrontato i miei tabu’ e i miei traumi, e devo dire che ora rileggendomi, mi pare quasi che sia riuscito un tantino leggero.
      La soddisfazione più grande è stata leggere la recensione della mia prima lettrice che dice “è un libro coraggioso”. Insomma sono riuscita a trasmettere questa fatica e questa voglia di affrontare argomenti pesanti.
      Morale: per me vale la pena continuare, dopo dà una grande soddisfazione (se non cadi in depressione prima) ;)

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2015 alle 08:07 Rispondi

      Potresti farne una serie di racconti, magari riescono meglio del romanzo.

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