Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

8 qualità comunicative efficaci nel blogging

8 qualità comunicative efficaci nel blogging

Pensare che il blogging sia solo tecnica è sbagliato. È vero che bisogna saper scrivere, trovare idee per nuovi articoli, gestire il calendario editoriale per non rischiare di restare senza post da pubblicare, sforzarsi di creare contenuti di qualità ogni giorno, ma è davvero sufficiente?

Pensateci un attimo: che cosa significa avere un blog? Dal punto di vista tecnico scrivere e pubblicare articoli. Un blog è un semplice raccoglitore di articoli su vari argomenti. Il fatto è che un blog è molto di più. Non è solo tecnica.

Scrivere un post non si limita a una pura azione di scrittura, al rispetto di certe regole e convenzioni per accontentare lettori e motori di ricerca, alla conquista delle parole chiave, alla speranza di ricevere tanto traffico.

Scrivere per un blog significa comunicare.

Le qualità comunicative nel blogging

Quando scriviamo, l’unico nostro desiderio è essere letti. Possiamo aprire un blog per qualsiasi motivo: perché come professionisti abbiamo bisogno di dimostrare le nostre competenze e attirare clienti, perché come amanti di un argomento vogliamo parlarne e trovare altri appassionati, perché come aziende vogliamo diffondere il nostro nome e conquistare nuovi clienti.

In tutti i casi vogliamo essere letti e non dimenticati. A noi interessa comunicare coi lettori. Quando c’è comunicazione, c’è connessione e quindi c’è fiducia, c’è un rapporto non più univoco, ma completo.

1 – Passione per la materia

Questa è la prima qualità. Molti miei blog hanno fallito perché mancava la passione, o quanto meno era scarsa, non destinata a sopravvivere nel tempo. Per portare avanti un blog serve invece una passione a tempo indeterminato.

E la passione traspare, ve ne accorgete se il blogger scrive tanto per pubblicare o perché crede in quello che scrive, lo vedete dal trasporto e dalla forza che mette nella sua scrittura, lo vedete dalla qualità degli articoli che produce e dai cambiamenti nel blog.

2 – Storytelling personale

Un blog freddo e accademico non ha futuro, specialmente oggi che è pieno di blog, che tutto è stato già detto e ripetuto, che si fa fatica a trovare un pubblico. Oggi un blog deve mostrare il lato umano del blogger, non più un semplice nome in firma agli articoli, ma una persona, un essere umano che puoi anche incontrare da qualche parte.

Raccontarsi nel proprio blog significa dare un valore aggiunto ai propri contenuti, significa umanizzare il blog, renderlo veramente personale. Non dite di avere un blog personale quando poi la persona non emerge da ciò che scrivete.

3 – Attenzione al lettore

Scriviamo per essere letti, scriviamo per comunicare, scriviamo quindi per i lettori. Avere cura del lettore significa tante cose, ma prima di tutto significa scrivere per offrire contenuti di valore, contenuti che siano utili a chi legge, che facciano discutere, pensare, riflettere, criticare anche.

Prendersi cura del lettore significa rispondere ai commenti, ascoltare ciò che dicono i lettori e usare quelle informazioni per migliorare i prossimi articoli. Quando qualcuno lascia un commento che mi ispira un post, a me piace citarlo nell’articolo che scriverò, renderlo protagonista per un giorno.

4 – Linguaggio diretto e colloquiale

C’è stato un tempo in cui non amavo il linguaggio colloquiale nel blog, forse perché se ne dà spesso un’interpretazione non proprio corretta, secondo me. Non possiamo scrivere come parliamo, io almeno non potrei. Con gli amici parlo in modo sgrammaticato, in dialetto romanesco: che genere di articoli pubblicherei qui?

È vero che un blog è come una chiacchierata fra amici, io lo vedo davvero così, ma in questo caso il linguaggio colloquiale è una scrittura più sciolta, più a misura del lettore, più umana anche. È una scrittura che abbandona la freddezza, che si spoglia di tecnicismi e di altri intoppi alla comunicazione e alla comprensione e si fa più libera e chiara.

5 – Senso di uguaglianza

Non sopporto la figura del blogger sul piedistallo. Se vediamo il blog come un incontro fra amici uniti dalla stessa passione, allora siamo tutti allo stesso livello, tutti seduti a parlare, uno uguale all’altro. In quel caso il blogger è solo uno che ha aperto una discussione.

Il senso di uguaglianza richiede coraggio: ammettere i propri errori e non parlare solo dei propri successi, mettersi sullo stesso piano del lettore, usare il pronome “noi” e non soltanto e sempre il “voi”. Il “noi” accomuna, il “voi” divide.

6 – Senso della condivisione

Nel blogging non esistono segreti del mestiere. Il blog è condivisione, quindi dobbiamo condividere ciò che sappiamo. Non tutti sono in grado di eguagliare il successo altrui, anzi sono convinto che sia impossibile riuscirci, quindi divulgare una soluzione non significa rischiare di perdere l’egemonia nel proprio settore.

Lo spirito di condivisione è una delle qualità fondamentali del blogger, l’intera blogosfera si regge su questo principio. Internet stessa si fonda sul senso della condivisione.

7 – Capacità motivazionali

Per me è una grande soddisfazione scrivere un post e vedere che altri accolgono una proposta o una sfida che ho lanciato, come quella delle 3 parole del 1° gennaio che è stata seguita da dieci blogger (con una schiacciante presenza femminile).

Penso che un blogger debba riuscire a conquistare questa qualità, perché spingere al cambiamento è uno dei più grandi successi del blog. È proprio allora che possiamo essere certi di aver creato dei contenuti veramente utili.

8 – Capacità relazionali

Perché un blog è fatto anche di relazioni e non solo di contenuti, come il web. Scrivere un articolo e riuscire a essere trovato e letto non basta, bisogna andare oltre, cercare di creare una relazione coi lettori, attraverso i social media, in privato, creando forme di collaborazione.

A quel punto il blog può dirsi veramente completo, il blogger diviene una figura da emulare. La materia non resta ferma al blog, il contenuto diventa un ponte diretto fra blogger e lettore, che cresceranno insieme.

Un blogger più comunicativo è un blogger più empatico

Possedere tutte queste qualità comunicative ci rende più empatici, più vicini al lettore e alle sue esigenze. Ci migliora come blogger, come scrittori e come comunicatori. Quali di queste qualità pensate di possedere e quali altre ritenete importanti per comunicare nel blog?

50 Commenti

  1. Franco Battaglia
    26 gennaio 2015 alle 07:46 Rispondi

    Il blog di successo è eterogeneo. Acchiappa a più strati. Parla tecnico e di pancia. Rivela e nasconde. Ti loda e ti cazzia. Ti conosce e ti scova. Ti coccola e ti deride. Ma soprattutto è tuo. Se chi legge comprende che non stai facendo marketing, è fatta. Sei un blogger. :)

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:19 Rispondi

      Concordo, una cosa è fare blogging e un’altra è fare marketing, anche se nel marketing è compreso il blogging.

  2. Serena
    26 gennaio 2015 alle 08:00 Rispondi

    Bello. E utile, come sempre. Per ora l’unica cosa che posso dire con certezza è che ho passione per la mia materia e la testa dura: stanotte sono andata a letto alle tre per finire di smanettare sul blog. Il resto vedremo col tempo. Magari dovrei auto-fratturarmi una caviglia, per avere più tempo per scrivere. Ciao, buona settimana ^^

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:21 Rispondi

      Grazie.
      Passione e testa dura servono senz’altro. Buona settimana a te :)

  3. robadaself
    26 gennaio 2015 alle 09:14 Rispondi

    passione per la materia e spinta al cambiamento.
    la passione per la materia è fin troppa nel mio caso, mi arrabbio e prendo così a cuore la causa che ho sposato che ogni giorno penso farei meglio a lasciar stare, dato che non si vede alcun cambiamento.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:22 Rispondi

      La spinta al cambiamento ci vuole, hai ragione. Penna blu è cambiato diverse volte negli anni.
      In che senso non vedi cambiamenti?

      • robadaself
        26 gennaio 2015 alle 15:52 Rispondi

        il mio obiettivo è fare una riflessione seria sull’autopubblicazione. ho la presunzione di cambiare il modo di procedere degli autori che si autopubblicano e i lettori che leggono immondizia senza lamentarsi.
        poi arrivano commenti come questo: “io me ne frego degli errori ortografici,a me è piaciuto molto.” e capisco che è tutto inutile :)

        • Daniele Imperi
          26 gennaio 2015 alle 16:44 Rispondi

          Capito :)
          In quel caso non è un problema del tuo blog, ma dell’intelligenza di alcuni lettori. Su quello nessuno può farci nulla.

  4. Chiara
    26 gennaio 2015 alle 09:35 Rispondi

    Io credo di averle più o meno tutte. Falsa modestia? No, non credo. :)
    Questo post anticipa quello che probabilmente scriverò stasera o giovedì, anche se dirò delle cose un po’ in controtendenza.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:22 Rispondi

      Ma guarda che modesta :D
      Voglio vedere cosa scriverai.

  5. LiveALive
    26 gennaio 2015 alle 09:49 Rispondi

    Mi sembra naturale che comunque la cosa principale e di gran lunga dominante sia creare i contenuti più precisi e completi possibile. La qualità sta qui, e il resto è contorno.
    In fondo ci sono blog famosi nonostante vengano aggiornati una volta l’anno, e alcuni sono talmente famosi da potersi permettere di eliminare i commenti.
    Addirittura il trovarsi facilmente sui motori di ricerca non è così fondamentale: ci sono siti diventati famosi solo grazie a suggerimenti e passaparola (con il blogroll è piuttosto facile poi). Anche perché c’è gente come me che quando si inforna su un argomento va avanti finché non finiscono le pagine di google XD
    …sul mio sito ancora in fase di preparazione io uso un tono colloquiale senza volerlo: perché mi pare naturale usare un linguaggio di quel tipo rivolgendosi a un pubblico. Tecnicismi però ci sono per forza. In genere comunque il tono colloquiale non mi piace quando diventa troppo affettato. Per esempio, detesto quelli che scrivono al “tu” perché diventa evidente che lo fanno solo per colpirti (ed essendo evidente, ottengono solo di irritarti). Ugualmente detesto le attività che ti mandano gli auguri di natale: è evidente che non gliene frega niente, è evidente che lo fanno solo per mettere il loro logo da qualche parte XD
    Riguardo questo pseudo culto della personalità, è una cosa che in realtà vorrei evitare: non vorrei neppure si capisse chi ha scritto ciò che pubblico. Perché? Perché vorrei che la gente legga perché è cosa buona, non perché le piace il mio stile e basta, penalizzando magari contenuti migliori. …eppure prevedo di dare una impronta molto personale, non posso farne a meno. Non solo perché ci sarà una pagina con la mia bellissima faccia, ma perché già dal logo si vede della personalità.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:28 Rispondi

      Non so se il resto sia davvero da considerare contorno.
      Quali sono questi blog famosi che sono aggiornati una volta l’anno? Sui commenti hai purtroppo ragione.
      Il blogroll può essere pericoloso per Google. Magari prende quei link come link a pagamento e ti penalizza.
      Essere trovati sui motori conta, non puoi andare avanti solo con suggerimenti e passaparola, perché questi sono sporadici e limitati, mentre sui motori ci sei e si resti.
      I tecnicismi non sono da condannare a priori, se serve dire una certa parola, si dice e basta.
      Non sono d’accordo sul nascondere chi sei: oggi i lettori vogliono trasparenza. A me non piace leggere un testo online e non sapere chi è l’autore.

  6. Salvatore
    26 gennaio 2015 alle 10:23 Rispondi

    Parole sante, fratello, parole sante!

    Senza dubbio sono per una scrittura colloquiale, nel blog, ed empatica. Scrivere come si parla non significa che vada preso letteralmente. Se parli in romanaccio in famiglia non mi aspetto di leggerti nello stesso dialetto, magari sgrammaticato, come dici. Semplicemente significa mettere più calore e colore in quello che scrivi e nelle espressioni, qualche volta gergali, che usi. Non stiamo mica scrivendo un saggio, ciufolacci! ;)

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:29 Rispondi

      Neanche io intendo scrivere come si parla in senso letterale. Infatti qui non scrivo in romanaccio, ma ci parlo sempre o quasi :)

  7. Dario
    26 gennaio 2015 alle 10:52 Rispondi

    I punti che reputo importantissimi e che mi propongo di rispettare ogni volta che scrivo un post sono il 4 ed il 5, ossia quello sul linguaggio e sul senso di uguaglianza. Non voglio che i miei articoli appaiano come sentenze pronunciate dall’alto di un’antipatica presunzione, ma mi sforzo di ricreare momenti di conversazione in cui il blogger sia soltanto colui che lanci la provocazione, che introduca l’argomento. Mi piace sempre immaginare che intorno al mio nuovo articolo ci si riunisca accomodandosi su divani e sorseggiando del tè. Non so se la scena rende l’idea.
    Articolo sicuramente molto utile per chi ha un blog.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:30 Rispondi

      Grazie.
      Hai reso l’idea, anche io vedo il blog in quel modo. Deve essere portato avanti come fosse una continua conversazione.

  8. Ferruccio
    26 gennaio 2015 alle 10:59 Rispondi

    credo di muovermi seguendo i punti che tu hai rimarcato. Sono un po’ debole nel punto 8

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:31 Rispondi

      Su quel punto sono debole anche io. Siamo due cowboy solitari, noi due :D

      • MikiMoz
        26 gennaio 2015 alle 15:37 Rispondi

        Dai, che io ho un guest post in sospeso qui da te XD

        Moz-

        • Daniele Imperi
          26 gennaio 2015 alle 16:41 Rispondi

          Eh, e che aspetti a mandarlo? La domanda in carta bollata? :)

  9. MikiMoz
    26 gennaio 2015 alle 12:52 Rispondi

    Sono d’accordissimo con te.
    E quanto al linguaggio, c’è spazio e spazio.
    Ci sono occasioni per parlare più sguaiato e sgrammaticato (io tendo a farlo rispondendo ai commenti, me ne sono accorto di recente: evidentemente mi sento proprio come al bar) e altre per essere più seri e tecnici. Dipende dall’articolo.
    L’importante è non sacrificare mai il proprio stile, altrimenti si diventa impersonali e gelidi.
    Il lettore? La cosa più importante di un blog.

    Moz-

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:33 Rispondi

      Alle volte mi prendo più libertà anche io nei commenti. Così come in alcuni articoli sono più serioso, se il tema lo richiede.
      Sullo stile hai ragione.

      • MikiMoz
        26 gennaio 2015 alle 15:36 Rispondi

        Alla fine, credo che i commenti siano proprio una cosa ultrapopolare, dove ogni barriera tra autore e lettore è caduta. Anche se magari hai scritto un articolo su qualche nuova sindrome mortale con relativa cura medica d’avanguardia XD

        Moz-

        • Daniele Imperi
          26 gennaio 2015 alle 16:40 Rispondi

          Sì, infatti. Io nei commenti mi concedo perfino le faccine, che molto raramente uso nel testo :)

  10. LiveALive
    26 gennaio 2015 alle 13:30 Rispondi

    Non bisogna dimenticare che anche un blog ha un suo “lettore implicito”: è quello che determina tutte le altre scelte. Se io tengo un blog di medicina rivolto ai medici userò un certo linguaggio, se il mio blog invece ha una sezione sulle barzellette burine dedicate ai carabinieri userò altro linguaggio. Perché? Perché mi aspetto che le leggano persone diverse, o comunque lettori con un diverso”set” di diafasia e diastrasia.

    P.S.: Daniele, c’è ancora quel problema sulle pagine che non si aggiornano finché non ricarichi o posti un commento…

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 15:34 Rispondi

      Sì, il linguaggio dipende dal tipo di pubblico a cui ti rivolgi.
      Sul problema ora chiedo lumi nel forum di wp e speriamo di risolvere.

  11. Grazia Gironella
    26 gennaio 2015 alle 17:07 Rispondi

    Tutto vero. Sono d’accordo con te che non ci sono i contenuti sul podio e il resto a fare da contorno. Un blog lo frequenti perché ti interessa il modo che ha il blogger di trattare gli argomenti, non per i contenuti da soli. Se così non fosse ti compreresti un libro, oppure troveresti tutte le informazioni che ti interessano sparse in rete. Sul blog torni perché ti trovi bene con la persona che scrive, e ti sembra di fare qualcosa di utile insieme a un compagno di viaggio piacevole.

  12. Daniele Imperi
    26 gennaio 2015 alle 17:17 Rispondi

    Sì, anche per me è così: per i contenuti e per come vengono trattati. Non ci si pensa spesso a questo aspetto, forse perché è una sensazione latente, qualcosa che ti spinge a tornare in quel blog.

  13. Francesca Lia
    26 gennaio 2015 alle 17:23 Rispondi

    Ahi ahi. Penso di essere un po’ carente in queste caratteristiche. Non so quanto traspaia di me dai miei post – forse abbastanza, forse troppo poco. Sono formale anche di persona e sì, purtroppo parlo come un libro stampato anche dal vivo. Cercherò di lavorarci ;) in fondo sono solo timida.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 17:27 Rispondi

      In tutte le caratteristiche? :)
      I tuoi post sono ben fatti, sempre dettagliati e completi, però non molto “empatici”. Forse dipende proprio dalla timidezza. Prova a fare un esperimento e a cambiare l’approccio, magari provando una per volta le 8 qualità che ho elencato.

  14. Lisa Agosti
    26 gennaio 2015 alle 18:12 Rispondi

    Nel mio piccolo, penso di seguire gli otto punti elencati, sono d’accordo su tutti.
    Sarei interessata ad un approfondimento del punto quattro: se ho capito bene, il linguaggio colloquiale è più diretto e amichevole, però dobbiamo stare attenti a non esagerare scadendo nel dialettale o nel troppo personale. Questo equilibrio è una linea sottile che spesso mi crea dubbi sul se e come formulare frasi e contenuti. Mi spiego con alcuni esempi:
    – inserire nei post detti dialettali buffi che, se riconosciuti, faranno fare un sorriso ma che, se sconosciuti, faranno aggrottare le sopracciglia al lettore
    – inserire parentesi a fine frase con le mie impressioni personali, per esempio:
    “il tale ha detto che bisogna scrivere tot parole al giorno (ma chi me lo fa fare?)”
    – rivolgermi ai lettori insinuando di sapere cosa vogliono, per esempio:
    “so che non ve ne fregherà niente ma…”
    – parlare di contenuti scomodi, che potrebbero essere giudicati offensivi o politicamente scorretti
    – parlare di contenuti di cui non sono esperta, rischiando di sembrare un pallone gonfiato.

    • Daniele Imperi
      26 gennaio 2015 alle 18:21 Rispondi

      Anche secondo me non dobbiamo scadere nel dialettale (che capirà una parte del pubblico e l’altra no) o nel troppo pesonale (che intendi di preciso?).
      Prendendo i tuoi esempi:
      1- come ho detto prima, per me niente dialetto.
      2- le parentesi a fine frase o in mezzo possono starci, non vedo il problema. Le uso anche io. Abusare di parentesi no, ma ogni tanto, quando serve, si usano.
      3- questa tecnica a me non piace, se non sbaglio la insegnano alla PNL, ma non sono sicuro.
      4- contenuti scomodi? Perché no? Sono offensivi se offendi, altrimenti no.
      5- assolutamente no. Oppure ne parli facendo considerazioni tue personali su qualcosa che non conosci e su cui vuoi chiarimenti. Per esempio io potrei scrivere un post intitolato “Come scrivere una storia d’amore?” e dire subito al lettore che io non so come scriverla, ma mi piacerebbe farlo e, se dovessi farlo, io la scriverei così. Non sto dando consigli, ma solo riflettendo e chiedendo ai lettori se possono darne a me.

  15. animadicarta
    26 gennaio 2015 alle 19:11 Rispondi

    Sottoscrivo tutto! Mai come in questo campo è vero che conta di più “come” lo dici rispetto a quello che dici. Per quanto mi riguarda ci provo su tutti i fronti, anche se sull’ottavo punto sono una frana o per meglio dire un orso :)

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 07:43 Rispondi

      Per me contano entrambe, il “cosa” unito al “come”. Riconosco la fuffa da tempo, come i vari modi per riciclare contenuti. Sull’ottavo sono una frana anche io, orso polare :)

  16. Lisa Agosti
    26 gennaio 2015 alle 19:45 Rispondi

    Per troppo personale intendo lasciarsi andare alle mie smanie del momento che potrebbero risultare noiose o fuori tema, per esempio inserire un link a un video solo perché l’ho appena visto e mi ha entusiasmato, senza chiedermi se abbia davvero a che fare col tema trattato.
    3. Questa tecnica è rischiosa perché qualsiasi cosa si dica non può essere vera per tutti.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 07:44 Rispondi

      Ah, non piace nemmeno a me quel modo di fare blogging. Ho capito che intendi.

  17. dramaqueen
    26 gennaio 2015 alle 22:24 Rispondi

    Penso che tu abbia ragione e che nel mio caso abbiano contato soprattutto le prime due qualità. Tante persone che normalmente non si sarebbero particolarmente appassionate al teatro mi seguono perché capiscono che io ne parlo con passione (a volte anche troppa) e vedo che apprezzano soprattutto i post in cui racconto delle mie esperienze personali.
    Ovviamente anche l’empatia e l’attenzione al dialogo sono fondamentali: se l’uomo non è fatto per essere un’isola, il blogger lo è ancora meno!

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 07:48 Rispondi

      Allora devi lavorare per avere anche le altre qualità, magari raggiungi risultati migliori. Nel tuo caso per chi vuole avvicinarsi al teatro l’esperienza personale conta molto.

  18. Marina
    27 gennaio 2015 alle 09:38 Rispondi

    La passione mi guida in tutte le cose in cui credo e il mio blog è nato per dare un letto a questa mia passione! E poiché immagino che i miei potenziali lettori potrebbero essere anche miei potenziali amici non uso un linguaggio didascalico, anche perché stonerebbe con quello che provo a raccontare; il lato umano credo emerga proprio attraverso il modo in cui mi esprimo.
    Sul punto 3 sono un po’ indietro. Continuo ad avere un resistente pregiudizio sui contenuti del mio blog, nel senso che di sicuro non danno soluzioni o suggerimenti, dunque potrebbero in tal senso non essere utili, però hanno un pregio che invece gli riconosco: rappresentano piccole verità di un mondo, il mio, che mi piace condividere, che potrebbero non interessare oppure destare curiosità, magari. Io vedo il mio blog come un luogo virtuale in cui scambiare due chiacchiere fra amici: ti racconto qualcosa di mio, tu, se vuoi, aggiungi qualcosa di tuo, senza pretese; uno scambio di idee, di opinioni. E, d’accordissimo con te, sempre rigorosamente alla pari: niente dottorini o maestrine; punti di vista sempre rispettati.

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 09:46 Rispondi

      Hai detto una buona cosa: i lettori possono diventare tuoi amici, cosa che non può funzionare se usi un linguaggio freddo.
      Il blog va bene anche come scambio di idee, non per forza per educare.

  19. Riccardo McOtter
    27 gennaio 2015 alle 11:10 Rispondi

    Ottimo post, anche se avrei posto maggiormente l’accento su un aspetto che ad oggi latita: la qualità, un elemento che difficilmente si ottiene con la semplice passione. Qualità significa sudare, studiare, leggere: tre attività che fra il lavoro, la famiglia e la macchina da portare al meccanico, non tutti possono permettersi di coltivare. Come mai allora esistono dozzialirdi di blog con migiliaia di visualizzazioni? Semplice: esistono vere e proprie oligarchie di blogger da due soldi che, come avide multinazionali spacciatrici di bevande utili a sturare i cessi, si passano lettori, commenti, recensioni e quant’altro. Pertanto, io ho come l’impressione che i consigli di questo post siano validi solo per alcune categorie di blogger, che hanno iniziato a bloggare anni fa, quando la rete non era ancora satura di immondizia. Ho detto “immondizia”? Ah, bene, volevo dire proprio immondizia. Forse ancora oggi è possibile ottenere risultati decenti (lo dico per esperienza diretta) facendosi un gran mazzo che prima o poi ci sfiancherà e ci suggerirà la domanda: il gioco vale la candela?
    In un altro post di questo blog ho letto la frase che spiega tutto: in natura non sopravvive il migliore, ma il più adatto. E di questi tempi, il più adatto è molto spesso il peggiore (mi riferisco in particolare ai lit-blog, non conosco bene gli altri settori).

    • Daniele Imperi
      27 gennaio 2015 alle 13:10 Rispondi

      Grazie. Qui ho parlato di doti comunicative, ma la qualità è ovviamente la base da cui partire per scrivere in un blog.
      Migliaia di visualizzazioni puoi farle in varie modi. Intanto, chi è che dà questi numeri? Mi sembra poi difficile passare lettori e commenti, che sono qualcosa di spontaneo.
      L’immondizia è presente da tempo e su questo non possiamo farci nulla. Sta a noi scovarla e evitarla.

  20. ilgrandemur
    27 gennaio 2015 alle 22:53 Rispondi

    Ottimo articolo come sempre, Grazie Daniele!:-)

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:45 Rispondi

      Grazie a te e benvenuto :)

  21. Noemi
    28 gennaio 2015 alle 21:40 Rispondi

    Perfettamente d’accordo! Anche se ancora ho molto da imparare, cerco sempre di tenere a mente questi punti quando scrivo. :)

    • Daniele Imperi
      29 gennaio 2015 alle 07:45 Rispondi

      Ciao Noemi,
      quei punti secondo me dovrebbero essere la base da cui partire per scrivere in un blog :)

  22. marina bisogno (@acolpidipenna)
    6 febbraio 2015 alle 16:41 Rispondi

    Sono d’accordo :)

  23. giancarlo
    27 luglio 2015 alle 17:07 Rispondi

    “Oggi un blog deve mostrare il lato umano del blogger, non più un semplice nome
    in firma agli articoli, ma una persona, un essere umano che puoi anche
    incontrare da qualche parte.”
    Ciao a Tutti, la frase che riporto mi ha colpito.
    Non so se è il canale giusto, tuttavia chiedo il permesso di poterla citare in un post per un blog.
    Vorrei anche citare il link o url da cui deriva. :-)

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