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Quali guest post proporre?

Proposta guest post

La scorsa settimana ho parlato di guest blogging, dando i miei consigli personali sui blog a cui proporre un articolo. È chiaro che si tratti della mia opinione, del mio modo di fare guest blogging.

Quello che ho voluto dire, in breve, è che vedo il blogging in generale come la costruzione di una comunità di gente appassionata di alcuni temi. Quindi per me scrivere un articolo per un altro blog significa farmi conoscere meglio dalla comunità di un blog che seguo e stimo.

Ho quindi dato un taglio netto alle cosiddette strategie di guest posting a fini SEO o di puro marketing e ho puntato invece su una lista di blog che già conosco, che seguo e con cui mi trovo in linea. Lʼho chiamato guest blogging etico.

Quali articoli proporre ai blog?

Siamo già in crisi con i contenuti da creare per il nostro blog e dobbiamo arrovellarci il cervello per trovare idee per altri blog. In realtà scrivere per un altro blog potrebbe essere relativamente facile, se lo vediamo appunto come una comunità di cui facciamo già parte.

Studiare i contenuti del blog e il loro taglio

È quello che ho scritto più volte, ma finora era finalizzato alle regole generali da rispettare quando si vuole proporre una collaborazione a un blogger. Che una persona mi scriva unʼemail chiedendomi di voler pubblicare su Penna blu un articolo su come trovare lavoro a New York a me fa cadere le braccia.

Se conosciamo il blog, perché appunto lo seguiamo da tempo, sappiamo già che genere di contenuti pubblica. Io non proporrei, per esempio, un articolo di 1500 parole a un blog che di media pubblica post di 3-400 parole.

Rispettare il taglio degli articoli è unʼaltra delle regole. Ecco perché è bene frequentare un blog per diverso tempo prima di collaborarci come guest blogger.

Anche proporre argomenti che si discostano troppo dai temi trattati è sbagliato. In un blog di recensioni di libri sarebbe assurdo proporre un articolo sulle vendite di ebook, per esempio. Ogni blog ha i suoi contenuti, che non sono sempre facilmente intuibili dal nome delle categorie.

Comprendere la filosofia del blogger

Più di qualcuno sostiene che non pubblicherebbe mai un articolo che non sia in linea con le sue idee e su questo sono molto dʼaccordo. Dipende poi da articolo e articolo. Io posso anche essere contrario alla lettura di ebook, ma accetterei un post che ne esalti i vantaggi.

Non pubblicherei mai però un guest post in cui si sostenga che la grammatica non sia basilare per poter scrivere. O che sia giusto pubblicare a pagamento. O copiare testi altrui. Chi frequenta da tempo il mio blog sa benissimo come la penso, o comunque lo intuisce con facilità.

Ecco perché dico sempre che bisogna leggere parecchi post pubblicati nel blog a cui ci si propone come collaboratore: ci fa capire che direzione dare al nostro articolo, ma soprattutto cosa scrivere e cosa no.

Conoscere i lettori del blog e cosa vogliono

Ricordate la famosa regola del web: conosci il tuo pubblico? Prima di aprire un blog o comunque di creare un progetto web, bisogna conoscere i destinatari di quel progetto. Diciamo che in questi casi più che conoscere si possono intuire.

Ma in un blog già avviato quei lettori esistono già. Noi in partenza conosciamo già il pubblico a cui far leggere il nostro guest post. E questo, lo immaginate bene, è un grande vantaggio.

Leggere i commenti del blog diventa quindi un altro compito del guest blogger, che potrà rendersi conto di cosa piace e cosa non viene apprezzato dai lettori.

Ultime considerazioni sui guest post da proporre

Un guest post deve essere per forza attinente ai temi del nostro blog?

No, assolutamente. Ho scritto un post per il blog di un fotografo, che quindi viene seguito da appassionati di fotografia, anche se in quel caso il post era attinente alla scrittura. Ma il pubblico del blog no. Ho in mente altri articoli che non posso pubblicare qui, perché troppo tecnici e soprattutto non strettamente attinenti coi temi del blog, quindi li proporrò altrove.

Un blogger deve sentirsi libero di scrivere ciò che vuole. Se abbiamo qualcosa da dire su argomenti che esulano dai temi che trattiamo, proponiamoli allora nei giusti blog. Non è detto che non arrivino lettori interessati, ma comunque sia avremo parlato di qualcosa che ci appassiona e il guest blogging, come il blogging in generale, è scrivere delle proprie passioni.

Se avete altre storie da raccontare, dunque, raccontatele in altri blog.

7 Commenti

  1. LiveALive
    10 agosto 2015 alle 11:34 Rispondi

    Come ti ho già detto, io penso che per alcuni sia meglio fare il contrario: prima scrivere come si sentono, e poi cercare un blogger adatto. Per esempio, per il guest post sui test psicologici, prima l’ho scritto, e poi per puro caso ho visto che Chiara si occupava anche di psicologia.
    ***
    Io il blog di Chiara però non lo seguivo (perché ho deciso di seguire solo pochissimi blog, che se no diventa una mania), che il post era adatto a lei l’ho scoperto leggendo la presentazione. Ecco, io non credo sia necessario seguire il blog per un lungo periodo prima di pubblicare: il blogger dovrebbe rendere ben chiaro ciò di cui si occupa, ciò che accetta o non accetta.
    ***
    Ho notato spesso che la blogosfera è divisa in nazioni. Ci sono gruppi di blogger che si seguono e si commentano tra di loro, e si rapportano poco o nulla con gli altri. Questi blogger tendono ad avere una visione e uno stile simile. Questo funziona comunque a prescindere dai guest post, funziona dai commenti più che altro: una comunità di forma lo stesso.
    ***
    Vedo che torna anche la necessità del “target”: sia nello scrivere il guest post, sia nell’aprire un blog, bisogna puntare a un pubblico con determinate caratteristiche. Sarà. In realtà io ho seguito molti blog di successo, e nessuno mi è parso aver deciso a priori il suo pubblico. Ho anche assistito alla nascita di blog diventati poi tra i più seguiti nel loro settore, e in genere la “mission” riguardava il modo in cui si voleva svolgere il lavoro, non il pubblico di riferimento. Ma pensiamoci un attimo: se un blogger scrive ciò che si sente e che sa, automaticamente attirerà un dato pubblico di suoi simili. Non importa se non sarà numeroso, perché è il pubblico adatto a lui.
    ***
    Eppure a me parrebbe interessante un post che si sforza di trovare 10 motivi per sostenere tutto ciò che si ritiene sbagliato. Se vuoi lo faccio io XD

  2. Daniele Imperi
    10 agosto 2015 alle 17:33 Rispondi

    Non mi sembra di far parte di una nazione, ma un occhio esterno vede meglio.
    Con un guest post che sto scrivendo sto facendo come te, anche se so già a quale blog proporlo. Però ho iniziato a scriverlo perché mi interessava parlare di quel tema e solo dopo mi sono posto il problema del blog a cui proporlo.

  3. Rodolfo Monacelli
    13 agosto 2015 alle 17:30 Rispondi

    Io sono d’accordo con Daniele. Per qualsiasi cosa proponi sul web (un blog, una campagna, una pagina Facebook) devi scegliere il tuo target o, ancora meglio, come fanno gli americani il tuo Avatar. Parlare al signor chiunque vuol dire non parlare a nessuno. Se apro un blog su come fare le torte e poi inizio a parlare di spiritualità indiana quale coerenza avrebbe il mio messaggio?

    Ciao.

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2015 alle 09:20 Rispondi

      Ciao Rodolfo,
      benvenuto nel blog. In che senso il tuo avatar?

      • Rodolfo Monacelli
        16 agosto 2015 alle 10:35 Rispondi

        Grazie del benvenuto. Per “Avatar” intendo non soltanto identificare il tuo target attraverso età,lingua, interessi ma “dargli vita”. Sapere com’è fatto, cosa gli piace, che numero di scarpe porta, cosa mangia a colazione, dargli un nome (io a volte disegno anche un pupazzetto). Un lettore ideale insomma :)

  4. LiveALive
    16 agosto 2015 alle 01:48 Rispondi

    (…successo clamoroso dei commenti: signor imperi, come lo spiega? Con le vacanze non l’ha visto nessuno?)

    • Daniele Imperi
      16 agosto 2015 alle 09:38 Rispondi

      Magari non è piaciuto o erano tutti in vacanza :)

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