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La punteggiatura nei dialoghi

Punteggiatura nei dialoghi

Ogni casa editrice inserisce la punteggiatura all’interno dei dialoghi a modo suo. Penso che uno scrittore debba trovare un proprio modus scribendi anche sulla scrittura dei dialoghi: mostrare al lettore una sua impostazione e mantenere sempre quella, almeno finché non pubblicherà con un editore.

Ho letto pareri discordanti sull’uso della punteggiatura in presenza delle caporali o comunque delle virgolette: dopo la chiusura delle caporali va messa la virgola? E il punto?

In questo post dico la mia e illustro le mie regole – quelle attuali, cambiate nel corso del tempo – se vogliamo chiamarle così. Non sostengo di essere nel giusto, ma preferisco, nelle mie storie, utilizzare il mio metodo.

Che cosa sono le caporali e a che servono

Le caporali non sono punteggiatura. Quindi scrivere “»,” non è un errore. Le caporali sono segni che distinguono un dialogo. Mostrano al lettore che quelle parole o frasi sono direttamente pronunciate dal personaggio e non dal narratore.

L’uso della virgola dopo il punto

In alcuni dialoghi è presente sia la forma parlata sia quella narrata, nelle strutture dialogo-narrazione o dialogo-narrazione-dialogo. In questo caso dobbiamo o no fare uso di virgole? Ecco come agisco io.

Forma preferita: virgola dopo la chiusura delle caporali

«Partite così presto?», chiese la donna.

Forma non corretta: nessuna virgola dopo le caporali

«Partite così presto?» chiese la donna.

Questa forma non è corretta per me: non “suona” bene ai miei occhi, alla mia lettura. Le caporali non sono segni di interpunzione, quindi è strano vedere una lettera minuscola dopo un punto interrogativo.

Manca anche una pausa: se togliete la virgola, che sancisce una sorta di interruzione nel dialogo, siete obbligati a leggere tutto di fila, come se fosse un’unica frase. Non bastano le caporali a creare quella pausa necessaria, quello stacco fra dialogo e narrato.

L’uso della virgola per l’inciso

Consideriamo due frasi dialogate, la prima senza virgole e la seconda con una virgola in mezzo.

«Sono davvero sicuro che tu dica la verità.»

«Nonostante le prove, sono davvero sicuro che tu dica la verità.»

Adesso inseriamo una parte narrata in ognuna.

«Sono davvero sicuro», disse il commissario, «che tu dica la verità.»

Nessun problema in questo caso. La frase dialogata è unica e lineare, la virgola dopo le caporali separa la frase narrata.

«Nonostante le prove», disse il commissario, «sono davvero sicuro che tu dica la verità.»

A questa forma qualcuno preferisce quest’altra:

«Nonostante le prove,» disse il commissario, «sono davvero sicuro che tu dica la verità.»

La virgola all’interno, perché è presente nella frase dialogata senza l’inciso. Ma ragionando in questo modo verrebbe naturale allora inserirne un’altra anche dopo le caporali, per separare dialogo e narrato:

«Nonostante le prove,», disse il commissario, «sono davvero sicuro che tu dica la verità.»

Il che è davvero brutto a vedersi.

Dove inserire dunque la virgola? All’esterno o all’interno delle caporali? Io preferisco lasciarla all’esterno.

La doppia punteggiatura

Trovo inutile inserire una doppia punteggiatura in un dialogo: mi riferisco alla presenza di un punto esclamativo all’interno delle caporali, per esempio, o anche di un punto normale: alcuni tendono a inserire un altro punto anche dopo la chiusura delle caporali.

E il punto andrà esterno o interno alle caporali? Anche qui ho visto diversi esempi e diverse opinioni.

Forma corretta: un solo punto, interno

«Avevate promesso di non partire!», urlò la donna. «E invece ve ne state andando!»

Questo esempio è semplice. Le frasi pronunciate dalla donna sono due e separate. Il narrato in mezzo è una guida per il lettore, esprime l’azione e le emozioni del personaggio. Le tre frasi sono tutte chiuse dai rispettivi punti.

Forma non corretta: due punti, uno esterno

«Avevate promesso di non partire!», urlò la donna. Poi aggiunse, piangendo: «E invece ve ne state andando!».

Qualcuno preferisce questa forma, perché il punto esclamativo chiude la frase dialogata mentre il punto semplice chiude la frase portante “Poi aggiunse, piangendo”.

Sinceramente l’uso della doppia punteggiatura mi sembra ridondante.

Forma “insolita”: un solo punto, esterno

«Partite così presto?», chiese la donna. Poi aggiunse: «Addio, dunque».

Ho scritto insolita perché non la ritengo proprio non corretta. Il punto esterno vuole chiudere sia la frase portante sia la dialogata. Vediamo però questo nuovo esempio:

«Partite così presto?», chiese la donna. Poi aggiunse: «Addio, dunque!»

In questo caso si preferisce – perché si è obbligati – inserire il segno di interpunzione all’interno, perché è un punto esclamativo proprio del dialogo. Ritengo però che agire in questo modo non sia uniforme nella scrittura. Anche il punto semplice del primo esempio fa parte della frase dialogata e può chiudere allo stesso tempo anche la portante, perché le caporali, come abbiamo già visto, non costituiscono punteggiatura.

Risorse esterne

Vi invito a leggere due interessanti documenti (in formato pdf) sulla punteggiatura nei dialoghi:

  1. Analisi della gestione dei dialoghi di dieci case editrici a cura del sito Oblique
  2. Dialoghi e punteggiatura a cura di Chiara Vitetta

Quale punteggiatura preferite nei dialoghi?

Come vi comportate in presenza dei dialoghi simili a quelli degli esempi? Quali sono i vostri metodi preferiti? Scrivete le vostre idee nei commenti.

72 Commenti

  1. Neri Fondi
    19 luglio 2013 alle 08:34 Rispondi

    Ottimo spunto di riflessione. Mi sono fatto spesso queste domande, e alla fine ho trovato la mia linea di condotta. Niente doppia punteggiatura, virgola dopo le caporali e punto interno quando finisce un dialogo.

    Purtroppo molte case editrici non sembrano aver ben chiaro l’uso dei segni d’interpunzione o.o

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 11:55 Rispondi

      Anch’io ho ormai trovato la mia linea di condotta, ma purtroppo poi la casa editrice userà la sua.

    • Virginio Giovagnoli
      23 giugno 2014 alle 15:08 Rispondi

      Se la virgola sancisce la pausa dopo i caporali, il punto va messo dopo i caporali perchè sancisce la fine del discorso, mi pare ovvio

      • Daniele Imperi
        23 giugno 2014 alle 18:20 Rispondi

        E che mi dici dei punti esclamativo e interrogativo?

        • Virginio Giovagnoli
          30 giugno 2014 alle 16:24 Rispondi

          Le chiesi: “Come stai?”. Il punto sancisce la fine di un discorso, anche se ho portato a esempio un discorso molto breve, ma…

          • Virginio Giovagnoli
            30 giugno 2014 alle 16:31

            Improvvisamente una voce gridò : ” E’ lui! E’ lui!”.

          • Daniele Imperi
            30 giugno 2014 alle 16:31

            Così diventano due punti. Secondo me è sbagliato.

    • Elisabetta Fornarelli
      9 febbraio 2016 alle 11:32 Rispondi

      Ho letto un libro ultimamente in cui nei dialoghi non v’erano le virgolette, ma il trattino – .
      Es. – Lavori nella polizia di Parigi?- gli domandò.
      – Esatto, Elisabetta.
      In questo caso il trattino basso rimane aperto senza chiusura. E’ sempre così, in tutto il libro.
      Vi pare corretto?.

      Spero in una vostra risposta. Grazie E.

      • Daniele Imperi
        9 febbraio 2016 alle 11:51 Rispondi

        Ciao Elisabetta, benvenuta nel blog.
        Sì, è corretto, molte case editrici usano il trattino nei dialoghi. E non va chiuso. A me non piace, preferisco le caporali.

        • Patrick D.
          13 febbraio 2016 alle 10:51 Rispondi

          Buongiorno Daniele.
          Ho letto ultimamente un romanzo edito da un noto editore.
          Ho due dubbi
          1- C’è un passo , quasi un intero capitolo in cui al protagonista gli fanno un intervista.
          Le domande erano in corsivo , le risposte con il carattere standard garamound usata dalla stessa casa editrice.
          Mentre leggevo mi è sorta una domanda.
          L’intervista è comunque una forma di dialogo, perchè invece le risposte erano senza caporali ?.
          2-Sempre all’interno dello stesso romanzo un certo punto c’è un sermone in cui il
          il prete fa un discorso ai confratelli. Dovrebbero evidenziarlo in qualche modo questo discorso no? (corsivo,virgolette alte ). Ho avuto difficoltà nella lettura devo dire. Cosa ne pensi?.

          • Daniele Imperi
            15 febbraio 2016 alle 09:20

            Ciao Patrick, benvenuto nel blog. Un’intervista in un romanzo andrebbe scritta come un dialogo normale, secondo me.
            Il discorso è sempre un dialogo, perché evidenziarlo?

  2. Tenar
    19 luglio 2013 alle 08:40 Rispondi

    – Io credo, – disse Tenar, – di fare così.
    – Tanto poi quello che decide sono io. – precisò l’editor.
    – Ma non sono più eleganti questi “«”? – chiese il lettore.
    – Sì, – rispose Tenar, – ma fino a pochi giorni fa non avevo capito come si inserissero. Adesso li proverò.
    – E come te la sei cavata senza neppure sapere usare la tastiera? – chiese il lettore, allibito.
    – Ho incontrato editor pazienti, credo.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 11:56 Rispondi

      Ecco, a me i trattini per i dialoghi non sono mai piaciuti :)

    • Virginio Giovagnoli
      30 giugno 2014 alle 16:21 Rispondi

      Sono pienamente d’accordo. I trattini nei dialoghi non sono più in uso da tempo.

  3. Lucia Donati
    19 luglio 2013 alle 10:20 Rispondi

    Ecco, avrei consigliato di leggere il primo sito che hai indicato. Se ben ricordo te lo consigliai io tempo fa, a proposito della punteggiatura… :) Ci si trovano utilissime indicazioni. Ma non risolvono tutti i dubbi…

  4. Ben Apfel
    19 luglio 2013 alle 11:21 Rispondi

    Se avessi letto un commento così puntuale e straordinariamente chiaro sull’uso della punteggiatura nei dialoghi, anni fa, mi sarei risparmiato parecchie arrabbiature, vista la assenza quasi totale di regole. Come dicevi, ogni editore rispetta le proprie, e il paradosso è che persino sull’uso di alcuni accenti le regole vengo fatte scricchiolare da usi disinvolti della grammatica, della sintassi, della fonetica.
    Alcune parole come per esempio, “caffè” si trovano con entrambi gli accenti a seconda dell’editore, ma questa è un’altra storia.
    Ancora complimenti, Pennablu. Davvero un articolo perfetto!

    Ben

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 11:58 Rispondi

      Ciao Ben, grazie e benvenuto nel blog.

      Posso capire la punteggiatura sui dialoghi, ma gli accenti sono quelli e secondo me dovrebbe imporsi l’autore se l’editore sbaglia.

  5. Enzo
    19 luglio 2013 alle 11:52 Rispondi

    Non so Daniele, ciao.
    Anch’io mi ero convinto a rispettare le tue prime osservazioni.
    Nel contempo però, ero scettico circa questo operare.
    Già, credo che questa sia il classico “punto (un ponte, nda) su cui cade l’asino”, come chissà quante altre regolette sulla scrittura di un racconto/romanzo.
    Insomma gli editor applicano le loronorme che fanno legge, punto.
    E poi uno scritttore vero (non io, nda) è in difficoltà, no?

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 11:59 Rispondi

      Secondo me l’importante è scrivere bene in italiano. Sulle regole di impaginazione si sorvola, quelle vengono decise dalla casa editrice. Quindi anche la punteggiatura: alcuni editori usano i trattini, altri le virgolette, altri le caporali.

  6. MikiMoz
    19 luglio 2013 alle 12:45 Rispondi

    Grande articolo, come sempre.
    Ottimo “specchietto” riassuntivo, sicuramente mi tornerà utile.
    Ma davvero la casa editrice poi si piglia la briga di cambiare le cose?

    Moz-

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 13:03 Rispondi

      Grazie :)

      Non è che la casa editrice cambi le cose, ma ha le sue regole sull’impostazione dei dialoghi.

      • MikiMoz
        19 luglio 2013 alle 15:28 Rispondi

        Ho capito, grazie mille!^^

        Moz-

  7. Giordana
    19 luglio 2013 alle 14:18 Rispondi

    Premesso che nell’uso della punteggiatura è difficile trovare regole immutabili, la maggior parte dei manuali di scrittura indica come scorretto l’uso del punto interno ai caporali. In questo senso si pronuncia anche l’Accademia della Crusca, ma poi… su On writing ho notato giusto ieri sera che il punto viene inserito internamente ai segni di dialogo, scelta che vedo sempre più ricorrente nelle ultime pubblicazioni.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 14:39 Rispondi

      Io prima lo mettevo esterno, ma ultimamente è interno. Mi è sembrato più logico…

  8. KINGO
    19 luglio 2013 alle 14:38 Rispondi

    L’ho già detto mille volte: l’editing snatura l’arte.
    Non c’è altro da aggiungere, ognuno dovrebbe fare come gli pare, vorrei proprio vedere se un editor avesse provato a toccare i dialoghi nei Promessi Sposi o in altri grandi classici.

    Nei libri sono riportate delle regole di grammatica ben chiare, poi chi vuole seguirle lo faccia, chi non vuole è libero di fare quel che vuole.

    Dunque, le regole sono poche e semplici:

    1) I simboli “” racchiudono i pensieri, i simboli «» racchiudono i dialoghi, e le linee – – racchiudono i testi che i personaggi stanno leggendo, tipo ad esempio i messaggi sui monitor, sui telefonini, sui telegrafi e via discorrendo; però se i personaggi leggono ad alta voce non si usano le linee – -, bensì i simboli «»

    2) Fuori dai simboli sopraelencati, NON si mette punteggiatura come chiusura perché è implicita.

    3) Dentro ai siboli sopraelencati NON si mette la punteggiatura come chiusura perché è implicita.

    4) In seguito ai punti esclamativi e interrogativi, dentro o fuori che siano, VA USATA PER FORZA la maiuscola. (Regola che si impara alle elementari)

    5) Dopo i due punti, il dialogo NON inizia con la maiuscola. (Altra regola elementare!)

    6) Negli intermezzi narrati, ci può essere solo punteggiatura coordinante, e non i punti.

    Quindi, ecco come dovrebbero essere le frasi del post

    «Partite così presto?» Chiese la donna.
    Niente virgola dopo, non serve perché è implicita. Lettera maiuscola in “Chiese” perché prima c’è un punto interrogativo (e il punto interrogativo conta, accidenti!)

    «Sono davvero sicuro che tu dica la verità»
    «Nonostante le prove, sono davvero sicuro che tu dica la verità»
    Niente punto, né dentro né fuori. Però la virgola nel mezzo ci sta.

    «Sono davvero sicuro» disse il commissario «che tu dica la verità»
    Nonostante le prove» disse il commissario «sono davvero sicuro che tu dica la verità»
    Niente virgole, nè punti, perché come al solito sono impliciti!

    «Avevate promesso di non partire!» Urlò la donna «e invece ve ne state andando!»
    Niente punto dopo “Partire!»”, poi “Urlò” va maiuscolo perché prima c’è il punto esclamativo, inoltre non ci vuole il punto dopo “donna” e infine il secondo virgolettato inizia con la minuscola.

    «Partite così presto?» Chiese la donna; poi aggiunse: «addio, dunque»
    Niente virgola dopo “presto?»”, poi “Chiese” vuole la maiuscola perché prima c’è il punto interrogativo. Inoltre, dopo “donna” ci vuole il punto e virgola e non il punto, perché “Chiese la donna” e “poi aggiunse” sono coordinate (questa è una regola che si impara alle elementari…). Nel secondo virgolettato, “addio” vuole la minuscola, perché è preceduto dai due punti (altra regola da elementari), e infine, dopo “dunque»” non ci vuole il punto perché implicito.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 14:43 Rispondi

      Non sono d’accordo. Se scrivi:

      «Avevate promesso di non partire!» Urlò la donna…

      usando la maiuscola, significa che con “Urlò” inizia un’altra frase, mentre non è così. Crei un distacco con quella maiuscola, ecco perché io dopo le caporali inserisco una virgola.

      Perché dovrebbe essere implicita? Le caporali non costituiscono punteggiatura.

      • KINGO
        19 luglio 2013 alle 15:14 Rispondi

        Lo so, però le regole grammaticali sono quelle. Dopo l’interrogativo e l’esclamativo la maiuscola è obbligatoria, sempre e comunque. Beh, è anche vero che oggi il linguaggio sta cambiando, e le regole sono meno rigide.

        Comunque, quando dici che inizia un’altra frase, è vero. Infatti il dialogo non deve per forza essere una frase singola (o proposizione), basta che sia un periodo.

        A livello di scorrevolezza, io mi trovavo bene anche a leggere i tuoi racconti, per cui alla fine mi ritrovo a concludere che le regole non sono poi così importanti.
        E questo è un altro punto a sfavore degli editor.

      • Virginio Giovagnoli
        24 giugno 2014 alle 23:56 Rispondi

        Sono perfettamente daccordo, quando il discorso prosegue, anche dopo il punto ! o ? va la lettere minuscola. La frase sopra descritta va posta così: “Avevate promesso di non partire!”, urlò la donna.
        Anch’io prima sbagliavo, nel mio romanzo, la correzione mi è stata fatta da un prof. dell’università di Bo.

      • Virginio Giovagnoli
        1 luglio 2014 alle 10:55 Rispondi

        Sono perfettamente d’accordo.

  9. Tenar
    19 luglio 2013 alle 15:23 Rispondi

    A me i trattini continuano a non dispiacere, anche se «» è più elegante.
    In ogni caso penso che l’importante sia essere coerenti all’interno del proprio testo (io sono dislessica, faccio fatica a ricordarmi l’ordine delle lettere nelle parole, controllare i dialoghi è una faticaccia), in modo che il lettore si raccapezzi e questo post è utilissimo proprio per orientarci tra le diverse opzioni.
    Poi è normale che la casa editrice impagini secondo i suoi standard. Se proprio ci fanno schifo evitiamo di mandare un pezzo a loro.
    L’esperienza mi dice che l’impostazione del dialogo, purché sia comprensibile e coerente, influisce poco sul destino di un testo.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 16:47 Rispondi

      Vero, la coerenza è importante. E vero anche che l’impostazione del dialogo non influisce nel testo.

      Basti pensare a McCarthy, caso estremo, che non usa trattini né virgolette :D

  10. Alessandro C.
    19 luglio 2013 alle 15:26 Rispondi

    la virgola dopo la chiusura delle caporali non la metterei nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. Idem per la maiuscola dopo la chiusura delle caporali contenenti una domanda o un’esclamazione. E continuerò a scrivere:

    «Fate carità, io avere settantotto bambini!» piagnucolò il tizio al semaforo, fingendo d’essere storpio.
    «Manco per il…» dissi, scuotendo il capo.
    «Vi prego!»
    «NO».
    Finalmente scattò il verde, e potei liberarmi del molestatore.

    Questa è la mia teoria sulla punteggiatura nei dialoghi. E comunque l’euro non glielo do.

    • Daniele Imperi
      19 luglio 2013 alle 16:48 Rispondi

      Capisco il tuo punto di vista, però:

      «Vi prego!»
      «NO».

      queste due battute di dialogo non sono coerenti ;)

      • Alessandro C.
        19 luglio 2013 alle 18:24 Rispondi

        La coerenza c’è, l’importante è adottare una regola e usare sempre quella.
        Tra il “vi prego” e il “no” non c’è punto in quanto sono frasi interne al dialogo. Dopo il “no” metto il punto in quanto il dialogo è finito e sta iniziando un nuovo periodo.

        se dopo il “vi prego” avessi aggiunto un “disse il tizio” avrei messo un punto.

  11. Alessandro C.
    19 luglio 2013 alle 15:36 Rispondi

    PS: ai talebanici puristi della ferrea regola grammaticale, consiglio vivamente un libro intitolato “Val più la pratica” di Andrea De Benedetti.

  12. avstron
    19 luglio 2013 alle 17:04 Rispondi

    personalmente trovo inutile tutto questo sindacare.
    Perché a parte linguisti cacaspilli, se il significato non cambia o non è ambiguo per il lettore non c’è bisogno di stare a precisare “e la virgola va di qua o no di là”. Poi ovviamente dipende dalle regole del committente, e l’importante è che sia coerente all’interno del testo.

  13. Kentral
    19 luglio 2013 alle 17:24 Rispondi

    Interessanti tutti i pareri, ma credo che ognuno debba trovare il proprio approccio. Non credo ci sia una forma più corretta di un’altra, in quanto l’uso (ed abuso) delle diverse forme nei vari libri ti fa rendere conto che alla fin fine quel che conta è il testo.
    E’ comunque bene elaborare la propria visione.

    Piccolo OT
    Daniele per caso hai scritto (non trovo) nella tua vasta mole di risorse un articolo sulla paginazione?
    Intendo il formato della pagina. Numero di caratteri, righe, font.
    Vorrei impostarmi un mio standard su Scrivener, ma non trovo dele regole base da seguire.

  14. PaGiuse
    20 luglio 2013 alle 12:56 Rispondi

    Credevo che questo Post mi chiarisse dei dubbi, ma leggendo i commenti che ne sono seguiti, rendono ancora più impervia la strada che vorrei intraprendere per la correzione di una cosa che ho scritto.
    Comunque, gli spunti sono tutti molto interessanti e la prima cosa che farò, sarà quella di riprendere il mio vecchio libro di grammatica, confrontare tutte le indicazioni e, sulla base di questo modulare uno “stile”.
    Sempre interessanti i tuoi post Daniele, grazie! :)

    • Daniele Imperi
      21 luglio 2013 alle 18:51 Rispondi

      Grazie :)
      Vero, ci sono pensieri contrastanti. Non sapevo che la grammatica contemplasse le caporali.

    • Giordana
      22 luglio 2013 alle 08:47 Rispondi

      Ma vedi, alla fine l’importante è scegliere uno stile e adottare lo stesso su tutto il testo :)

  15. Il ritmo nel mondo del blogging
    23 dicembre 2013 alle 05:02 Rispondi

    […] La punteggiatura nei dialoghi […]

  16. Virginio Giovagnoli
    30 giugno 2014 alle 19:59 Rispondi

    Daniele Imperi
    Così diventano due punti. Secondo me è sbagliato.

    Non è una forma errata, perchè il punto esclamativo e interrogaativo non chiudono un discorso essendo punti d’intonazione

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 07:46 Rispondi

      Sono comunque dei punti e chiudono sempre il discorso. No, la doppia punteggiatura è sbagliata, finora l’ho vista solo in un romanzo.

  17. Virginio Giovagnoli
    1 luglio 2014 alle 10:45 Rispondi

    Daniele Imperi
    Così diventano due punti. Secondo me è sbagliato.

    Anch’io lo pensavo, fin quando non mi è stato corretto con questa motivazione : Il punto interrogativo e esclamativo sono segni d’intonazione, quello che sancisce la fine di un discorso è il punto.
    A volte mi sento più confuso che mai.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 10:47 Rispondi

      Non lo trovo logico. Se usi il punto esclamativo in un articolo, poi che fai? Per chiudere il discorso gli metti appresso anche il punto?

      Nessun editore riuscirà mai a farmi pubblicare qualcosa che contenga due punti consecutivi.

  18. LiveALive
    1 luglio 2014 alle 11:14 Rispondi

    Comunque, riprendendo una cosa dal post di oggi, qualche volta la doppia punteggiatura come “?!” io la uso XD meno logico scrivere roba come “??!!!?!!????!”, che comunque, a voler forzare, possono esprimere graficamente confusione e continuo cambio di sentimento. Naturalmente spero di non vedere nulla del genere in qualcosa di pubblicato, almeno che non sia giustificato nella globalità da una forma joyceiana.
    A proposito, lo sapevi che esiste il punto esclarrogativo? È il modo più logico e formale per scrivere “?!”, ma il problema è che la scrittura è una convenzione per comunicare, e il punto esclarrogativo non lo conosce nessuno.

    • LiveALive
      1 luglio 2014 alle 11:15 Rispondi

      Ps: naturalmente intendo dire che”?!” lo uso nei dialoghi, fuori, nella narrazione, non ha senso.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 13:03 Rispondi

      Sì, conosco quel punto, ma sinceramente mi sembra una baggianata.

  19. Virginio Giovagnoli
    1 luglio 2014 alle 11:34 Rispondi

    Daniele Imperi
    Così diventano due punti. Secondo me è sbagliato.

    In questo momento vorrei un consiglio. Mi è pervenuta una corrazione fatta così : “I Coccia, si ricorda quello innamorato?, è stato accompagnato dal tenente ecc..” quella virgola dopo il punto interrogativo, mi sa di strano. Un aiuto. Grazie

    • LiveALive
      1 luglio 2014 alle 11:38 Rispondi

      Io l’ho già visto in altri libri, e lo lascerei, perché mi pare render più chiaro il dialogo senza disturbare. Se non vuoi, metti la domanda tra due “-“.

    • Daniele Imperi
      1 luglio 2014 alle 13:04 Rispondi

      Quella frase è giusta, però, essendo una sorta di inciso, forse ha ragione LiveAlive e è meglio metterlo all’interno dei trattini.

  20. Virginio Giovagnoli
    1 luglio 2014 alle 15:26 Rispondi

    Daniele Imperi
    Così diventano due punti. Secondo me è sbagliato.

    Esempi della casa Ed. Adelphi : “Via, sta zitto!”.
    Esempi della casa ed. Garzanti : “Un uomo nel fiume!”.

  21. jack
    27 gennaio 2015 alle 23:00 Rispondi

    ” Non mi è chiara una cosa in particolare, ” disse Lara.
    Corretto ?

    • Daniele Imperi
      28 gennaio 2015 alle 07:49 Rispondi

      Ciao Jack, benvenuto.
      No, non è corretto il dialogo. La forma corretta è:
      ”Non mi è chiara una cosa in particolare”, disse Lara.
      Lo spazio prima delle virgolette non ci va e la virgola va dopo le virgolette. Lo spazio non va neanche prima della punteggiatura.

  22. ulisse di bartolomei
    18 marzo 2015 alle 15:15 Rispondi

    Salve Daniele
    Complimenti per i tuoi articoli… Sto approntando un racconto e ho bisogno di decidere una “politica” di punteggiatura minimale… Devo evidenziare dialoghi diretti, dialoghi indiretti, e vocaboli non significati allegorici. In quelli diretti mi vanno bene le caporali. Quelli indiretti nel mio caso, sono delle frasi che uso per descrivere, ma che possono coincidere con quello che veniva proferito e quindi voglio comunicare anche questo al lettore. Ho pensato di usarvi le virgolette doppie. Le virgolette semplici o gli apostrofi, li uso per comunicare che quelle parole sono anche ravvisate nel ruolo di stereotipo. Mi rimane però la questione dei vocaboli allegorici e le doppie virgolette le ho già impegnate… Lì cosa ci metto? Non sto scrivendo la divina commedia e quindi vorrei la soluzione più razionale. Grazie e buona giornata. Ulisse

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 18:02 Rispondi

      Ciao Ulisse,
      perché usare le virgolette per i dialoghi indiretti? Puoi farmi qualche esempio per i vari casi?

  23. ulisse di bartolomei
    18 marzo 2015 alle 19:49 Rispondi

    Salve Daniele

    …essi delucidavano che “la lingua inglese è povera di lemmi e inadeguata per esprimere i sentimenti di un vero buddista” e quindi si doveva approntare una doppia traduzione.

    Tra le virgolette sta ovviamente la frase che sentivo proferire e ho scelto di riportarla in questo modo per rendere la narrazione scorrevole, mentre se la frase è a sé stante metto i caporali.

    Poi però siccome tratto un argomento denso di astrazioni ho il problema dei vocaboli con significati traslati del tipo… sono stufo di subire tutti questi “sgarbi”… volendo significare il nostro esperto d’arte.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2015 alle 10:34 Rispondi

      In quel caso per me vanno bene le virgolette. Negli altri casi non puoi usare il corsivo? Nella frase: sono stufo di subire tutti questi “sgarbi”, va bene usare le virgolette.

  24. Chiara
    19 marzo 2015 alle 09:55 Rispondi

    Ringrazio l’utente che ieri ha commentato questo articolo, altrimenti non l’avrei mai visto.
    Leggerlo è stato utile e molto rassicurante: scrivo ESATTAMENTE come te! :D
    La risposta alla domanda “farò bene?” è giunta spontanea. Ahhhhhh, sospiro di sollievo!

  25. ulisse di bartolomei
    19 marzo 2015 alle 13:14 Rispondi

    Grazie Chiara

    La mia è una cronaca romanzata dove i dialoghi sono pochi, ma è importante identificarne i contesti e l’attribuzione. Meno male che anche con la punteggiatura si può essere creativi…

    Buona giornata

  26. Davide
    21 giugno 2016 alle 15:25 Rispondi

    Secondo voi la punteggiature è la stessa anche nei dialoghi telefonici tra ad esempio il protagonista e suo padre?

    • Daniele Imperi
      21 giugno 2016 alle 15:50 Rispondi

      Certo, la punteggiatura deve restare la stessa.

  27. Roberta
    19 novembre 2016 alle 23:47 Rispondi

    Io direi:
    “Ciao!” Disse Jack. “Ti andrebbe un drink?”
    Se esiste un esclamativo, interrogativo o i tre puntini, all’interno del discorso, quello vale come punto fermo: non ho bisogno di aggiungerne altri, no?
    Cosí mi stanno scolarizzando in termini di discorso diretto, comprese le maiuscole come nel caso di ‘disse’.
    Naturalmente è una mia opinione ma mi ci trovo benissimo!
    Ciao Daniele!

    • Pietro 57
      20 novembre 2016 alle 21:44 Rispondi

      In un discorso diretto dopo il punto “!” o quello “?” o dopo i puntini “…” segue la lettera maiuscola come dopo il punto . Vi sono delle eccezioni, ma sono rare e non credo servano a uno scrittore di media levatura. Volevo soltanto farti un appunto. Hai messo “Ciao!” tra le virgolette e col punto esclamativo. Fin qui nulla di male, ma poi non spieghi quel punto esclamativo. Se significa gioia, rabbia, tristezza o altro sentimento. Questo è un errore. Se nel dialogo con le parole si esprime uno stato d’animo del personaggio, questo si deve spiegare al lettore ogni volta che succede. Spero di esserti stato utile. Un saluto.

    • Pietro 57
      20 novembre 2016 alle 21:53 Rispondi

      Ho dimenticato di farti notare un altro errore. Lo aggiungo qui. Nel discorso diretto, dopo le virgolette ” ” non si mette mai la lettera maiuscola. Tu hai scritto “Ciao” Disse, questo “Disse” è sbagliato, si doveva scrivere così: “Ciao!” disse. Si scrive piccolo perché “disse” viene non dopo il punto esclamativo “!”, ma dopo le virgolette. Notalo bene: “Ciao!” disse. Come vedi prima c’è il punto esclamativo, dopo vengono le virgolette e dopo queste la parola”disse”. Ti saluto.

    • Daniele Imperi
      21 novembre 2016 alle 08:22 Rispondi

      Quel “Ciao” del dialogo è come se fosse un inciso. Se metti “Disse” al maiuscolo, stai iniziando una nuova frase e si crea troppo stacco. Mai visto questo modo di scrivere dialoghi.

  28. Roberta
    20 novembre 2016 alle 21:53 Rispondi

    Ciao Daniele. Il mio voleva essere solo un appunto sulla punteggiatura, niente a che vedere con i contenuti, naturalmente.
    A presto!

  29. Roberta
    21 novembre 2016 alle 09:13 Rispondi

    Se cercate in internet troverete anche la variante che vi ho portato. Per alcuni, addirittura, sarebbe la piú corretta. Ma fondamentale, come leggevo sopra, è la coerenza di un testo. Il modo in cui intendi ‘battezzarne’ l’uso dall’inizio alla fine.
    Ps. Mi informo su un esempio letterario con queste caratteristiche, o una casa editrice che adotta questo sistema.
    Ciao!

  30. Roberta
    21 novembre 2016 alle 09:15 Rispondi

    Pps. Nel caso nel discorso non ci siano punti fermi, naturalmente, la frase che segue comincerá con una minuscola.

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