Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Per chi scrivono i blogger?

Per chi scrivono i blogger?

Quando decidiamo di aprire un blog, difficilmente abbiamo in testa il nostro lettore ideale. Non dite il contrario, perché non ci credo. Io ho aperto Penna blu perché volevo parlare di scrittura, dopo aver frequentato il web per anni e aver letto testi scritti in modi indecenti.

Una delle buone pratiche di blogging, che andrebbe fatta prima di aprire un blog, è capire a quale lettore scrivere. Lʼesatto contrario di quello che fanno i politici nelle loro campagne elettorali: ossia cercare di raccogliere più voti possibili.

Ma un blogger non può e non deve raccogliere più lettori possibili, ma soltanto i suoi lettori. Ogni blog ha il suo pubblico, che non nasce alla nascita del blog, ma si definisce strada facendo. In un certo senso possiamo dire che blog e pubblico si definiscono a vicenda man mano che si va avanti nel tempo.

Cosa significa “conoscere il tuo pubblico”?

Scremare il web, in pratica. Gli utenti sono milioni e non tutti, ovviamente, interessati ai nostri argomenti. Una certa scrematura, una cernita, viene fatta non appena scegliamo lʼargomento da trattare nel blog, ma in quello stesso argomento dobbiamo fare unʼulteriore scrematura?

Non lo so, non so rispondere a questa domanda. Io non lʼho fatta, come credo non lʼabbiano fatta altri blogger. A chi mi rivolgo, dunque, io? Per chi scrive Penna blu?

  • Per chi ma la scrittura
  • Per chi vuole migliorare a scrivere
  • Per chi ha un blog
  • Per chi vuole migliorare la gestione di un blog
  • Per chi ama leggere
  • Per chi vuole pubblicare un libro
  • Per chi vuole promuovere un libro

Questo è il mio pubblico, ma è nato pian piano, è nato dopo svariati mesi che pubblicavo post nel blog.

3 tipologie di articoli da scrivere

Quando ho parlato dei contenuti originali da creare nel blog, in un commento è stato scritto:

Un argomento può essere nuovo per un certo tipo di pubblico e abusato per un altro.

Questa situazione è normale in quasi tutti i blog, secondo me. Se uno scienziato apre un blog sulla fisica quantistica, per esporre sue teorie e studi, beh, cʼè poco da scrivere articoli abusati, lì il pubblico è ben definito.

Se un social media manager apre un blog per parlare di come usare e gestire i profili sociali, a chi si rivolge in realtà? Alle aziende e ai professionisti, che saranno i suoi potenziali clienti, ma anche ai privati che vogliono ottenere risultati dai social media. Ergo: si rivolge a una bella fetta di pubblico.

Ecco perché, secondo me, nella maggior parte dei blog si creano articoli di tre tipi.

  1. Post per tutti: sono potenzialmente scritti per tutti. Ma “tutti” è una parola da non prendere alla lettera. I miei post a favore della lettura sono scritti per chiunque sappia leggere in italiano, ma non sono certo apprezzati dalle capre.
  2. Post per principianti: il mio articolo che mette a confronto giornalismo e blogging è per chi si avvicina ora al blogging, non certo per un lettore esperto, che magari gestisce blog per clienti. Quello può essere definito un contenuto per principianti.
  3. Post per lettori esperti: il post che mostrava alcuni esempi di micro-copywriting non è per tutti né per blogger alle prime armi, perché tratta di alcuni argomenti tecnici che non tutti conoscono.

Quale scelta fare nel blog? A quale tipo di lettore rivolgersi? Raramente qui ho scritto articoli per lettori esperti e andrò avanti in questo senso. Ho in programma un articolo che qui sarebbe troppo tecnico, quindi lo proporrò a un blog in cui ho già pubblicato un paio di post.

Contenuti per fare numero e “brand”

Seguendo molti blog, ti fai unʼidea di cosa pubblichino, di quale sia la strategia usata dal blogger. Non sempre la condivido, perché per me blogging significa scrivere con passione di qualcosa, ma in certi articoli, mi dispiace dirlo, di passione non vedo neanche lʼombra.

Alcuni blog pubblicano perché devono farlo. Che significa? Semplice: sono professionisti che devono mantenere un blog, altrimenti non possono offrire consulenze ai loro clienti su come comunicare online, se loro per primi non comunicano online.

Questi sono quelli che definisco contenuti creati per fare numero, per mantenere in vita il blog, per ottenere condivisioni sui social media, per aumentare il rumore attorno al blogger-professionista.

Per chi ancora non lo avesse capito, un blog serve anche per creare autorità e reputazione online, quello che in inglese viene chiamato personal brand. Un blog è in pratica il nostro marchio, è ciò che ci fa riconoscere e apprezzare dagli altri.

Un professionista deve curare un blog, fa parte delle operazioni di personal branding, non può sfuggire alla “trappola-blogging”, non può affidarsi soltanto ai social media. Deve rimboccarsi le maniche e scrivere articoli. Questi sono quelli che chiamo contenuti creati per fare brand.

Il problema è che spesso proprio i grandi nomi scrivono articoli senza capo né coda, sfruttando le notizie del momento, per esempio – una pratica che va sotto il nome di newsjacking – o articoli su temi fritti e rifritti, che non aggiungono nulla al già detto, ma comunque fanno rumore, perché, ricordatelo sempre, qualsiasi cosa, anche unʼidiozia, detta da un personaggio famoso è oro colato.

È la massa a deciderlo e noi non possiamo farci nulla. La massa detta legge in ogni campo, anche nel web.

Per chi scrivono i blogger?

Molte volte fatico a capirlo. Molte volte ricado nello stesso errore e leggo post che, so già in partenza, sono un riciclo di vecchi concetti, un misto di banalità e retorica su temi che non cambiano da anni.

Forse, allora, bisogna distinguere due sole tipologie di articoli che, in genere, si pubblicano nei blog:

  1. post per fare numero e brand
  2. post che lasciano qualcosa al lettore

Voi cosa pubblicate nei vostri blog? Per chi scrivete?

44 Commenti

  1. franco battaglia
    13 maggio 2015 alle 06:22 Rispondi

    Per se stessi Danie’.. poi si può chiacchierare quanto e come ti pare.. ma è l’auto brand la chiave di volta.. negarlo equivale a prenderci in giro… non nego tutto il resto, sia chiaro…
    ma al principio di Tutto, davanti al foglio di carta siamo noi. Punto.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 12:50 Rispondi

      Sì, anche questo è vero. Come per lo scrittore che scrive per se stesso, alla fine.

  2. Kinsy
    13 maggio 2015 alle 06:40 Rispondi

    Il primo blog che ho aperto su piattaforma Splinder l’ho fatto per pura curiosità, per provare questo strumento di cui si parlava tanto. Poi, migrando, volevo che fosse una palestra per allenarmi nella scrittura e una vetrina per i miei racconti. Lo uso ancora così, anche se per un lungo periodo non sapevo bene come fare. Credo di aver trovato una via, ma non ne sono ancora certissima. Ma mi piace il mio pezzettino di mondo virtuale e, anche se ho pochi lettori (ma comunque alcuni affezionati ci sono ed è già un risultato!) non voglio rinunciarci. Lo so, forse è un modo egoistico di vedere il blog, così porta beneficio solo a me, ma spero possa diventare un giorno un valore aggiunto anche per il lettore…

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 12:52 Rispondi

      Non credo sia un modo egoistico di vedere il blog: tutti ne aprono uno per soddisfare i propri bisogni, in fondo. Hai degli obiettivi e crei un blog. Anche il semplice parlare di proprie passioni è scrivere a proprio beneficio.

  3. Serena
    13 maggio 2015 alle 07:30 Rispondi

    Io la vedo cosi: sono una che scrive per essere letta che scrive per altri che vogliono essere letti. Gli articoli sul Self Publishing, per esempio, li sto scrivendo per C. ma servono a me per ragionare, per pensare ad alta voce.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 12:53 Rispondi

      Anche quello è un buon modo per fare blogging: scrivi qualcosa di utile agli altri, ma che serve anche a te per riflettere.

  4. LaLeggivendola
    13 maggio 2015 alle 07:40 Rispondi

    Io ho saltato del tutto la parte del “per chi scrivo?”, mi sono messa a postare libro-cose senza la minima riflessione xD A rileggere i miei primi post, ero parecchio confusionaria… e cado parecchio spesso nella trappola “post triti e ritriti”, soprattutto quando mi metto a polemicheggiare. In realtà non ho ancora un’idea precisa di chi voglio che sia il lettore-tipo del mio blog, alla fine cerco di scrivere nel modo più spontaneo possibile e di non edulcorarmi troppo. Sia mai che mi si prenda sul serio xD

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 12:54 Rispondi

      Il gusto per la polemica ce l’abbiamo tutti :)
      Io qui cerco di limitarla al massimo, ma qualche volta mi devo sfogare anche io.
      La via spontanea è sempre la scelta migliore.

  5. Luisa
    13 maggio 2015 alle 08:30 Rispondi

    Ciao e, come sempre, complimenti per il buon post così utile per riflettere…
    Io, nel mio piccino, ho voluto aprire un blog per condividere le mie tante idee ed opinioni relative al mio mestiere, turismo ed industria alberghiera. Poi, però nel tempo, dettato anche molto dai miei interessi e passione per l’argomento ho aggiunto qualche altra tematica comunque sempre inerente l’argomento principale. In effetti se devo pensare a chi ho rivolto i miei post, l’idea era ed è sempre la stessa : a tutti coloro che vogliono saperne di più e/o condividere idee ed esperienze.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 12:57 Rispondi

      Grazie :)
      Per me uno dei modi migliori per scrivere post è proprio diffondere le proprie opinioni sui temi che ti interessano. Quindi credo che il tuo approccio sia stato quello giusto fin dall’inizio.

  6. Chiara
    13 maggio 2015 alle 08:57 Rispondi

    Quando ho creato il mio blog, avevo un lettore ideale: volevo parlare da aspirante scrittrice ad altri aspiranti scrittori. Soltanto che poi, man mano che procedevo con la stesura dei post, la situazione è cambiata. Sono arrivati lettori addirittura più esperti di me, e il tono degli articoli si è adeguato di conseguenza, perché è assurdo spiegare cos’è l’infodump a Grazia o a te. Pertanto, nell’affrontare i mei argomenti, evito di affrontare l’ ABC, e parto già da un livello superiore. In particolare, cerco di dare un “di più” rispetto a ciò che c’è sugli altri blog, perché ciascuno di noi ha le proprie competenze specifiche, ed è giusto che le metta in evidenza.
    In generale, non penso ai miei lettori come una massa. Non sono moltissimi, quindi “vi conosco” uno per uno, conosco i vostri blog, e le vostre pagine, mi relaziono con voi face to face, e questa è una cosa bellissima. :)

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 13:00 Rispondi

      È normalissimo che la situazione cambi. Se arrivi a pubblicare 5 romanzi con un editore, non sei più l’aspirante scrittrice che si rivolge ad aspiranti scrittori. Quindi qualcosa dovrai cambiarla nel blog.
      Anche se in molti sappiamo cosa sia l’infodump, può essere sempre utile un post che ne parla, perché magari affronti il problema da un nuovo punto di vista e quindi torna ancora utile parlare di quel tema.
      Però ho capito cosa vuoi dire, anche io spesso faccio questo ragionamento.

      • Chiara
        14 maggio 2015 alle 08:44 Rispondi

        Effettivamente, un post sull’infodump l’ho scritto, però cerco di evitare l’ABC, e offrire qualcosa di più rispetto alle basi. Anche stasera, quando parlerò dell’antieroe, mi comporterò nello stesso modo. :)

  7. LiveALive
    13 maggio 2015 alle 10:00 Rispondi

    Tutto ha un lettore modello, anche questo mio commento. Ciò non vuol dire che io lo abbia pensato. Ciò non vuol dire che non esista. Anzi: il lettore modello (come quello ideale) non esiste. Ciò non vuol dire che non si possa piacere anche a un qualsiasi lettore empirico (e che si possa piacere anche di più).
    La scelta del lettore ideale serve a dare coerenza alla materia. Però la coerenza della materia è utile solo per determinate la base del blog. Per esempio: un blog letterario avrà una utenza-base letteraria; ma se il blogger letterario pubblica un articolo di fisica quantistica ciò non toglie ch’esso sarà utile a chi cerca quelle informazioni indipendentemente da dove sono locate.
    Allora diciamo che la specializzazione verticale limita gli argomenti poiché si preferisce produrre per l’utenza-base, e si dà per scontato che altri lettori, con diverse esigenze, si troveranno meglio in blog dedicati al loro argomento.
    Ciò non toglie la possibilità di un blog “a sezioni”.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 13:06 Rispondi

      La fisica quantistica in un blog letterario non c’entra nulla. Anche perché sarà difficile che quelle informazioni siano trovate. Che intendi per blog a sezioni?

      • LiveALive
        13 maggio 2015 alle 14:39 Rispondi

        Un blog orizzontale come si diceva l’altro giorno. O forse qualcosa come un blog dove a rotazione si tratta una serie di argomenti (oggi filosofia, domani economia, dopodomani arte, e poi si riprende). O qualcosa di simile a una rete di blog, cioè un blog unico dive ogni giorno però si trattano tutti gli argomenti, e gli utenti a seconda dell’interesse seguono una sola “sezione”.
        Ma per questo vale quanto già detto l’altro giorno.

        • Daniele Imperi
          13 maggio 2015 alle 14:50 Rispondi

          Sì, alla fine è un blog orizzontale, come un quotidiano.

  8. animadicarta
    13 maggio 2015 alle 11:40 Rispondi

    Credo che con il tempo tutti i blogger tendano ad adeguarsi ai lettori che lasciano commenti. L’ho fatto anche io, all’inizio ero partita con un’idea, poi ho cominciato a cambiare, sulla base delle persone che commentavano. Credo sia normale, però la realtà è più vasta di così, perché c’è una buona fetta di persone che rimangono silenziose, una fetta forse molto più grande rispetto a chi interagisce. Insomma, il lettore ideale forse esiste solo nella nostra testa.

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 13:07 Rispondi

      Sì, esatto, anche per me è stato così. Il publico definisce l’andamento del blog.
      E sui lettori che non si mostrano hai ragione, non possiamo sapere nulla di loro, né se hanno gradito i post che leggono.

    • enri
      13 maggio 2015 alle 18:37 Rispondi

      Concordo al 101%. Se seguo un blog e vedo che non c’è interazione da parte del blogger, se le sue risposte latitano e se, viceversa, arrivano solo mail personalizzate a tutto spago con anteprime gratuite ecc.allora non lo seguo più. Per me non è essenziale un post o una mail al giorno. L’importante è la qualità e l’attenzione.

  9. MikiMoz
    13 maggio 2015 alle 11:49 Rispondi

    Per me, per fissare nero su bianco sensazioni, ricordi, emozioni (anche fotografiche) che altrimenti andrebbero perse col passare del tempo;
    Per chi mi segue, sperando che si diverta con me e a leggere di me e delle mie passioni, che cerco comunque di restituire come fossero articoli di un magazine :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 13:08 Rispondi

      Un buon motivo anche quello per tenere un blog. Una specie di archivio tuo personale sul tuo mondo, ma condiviso con gli altri.

      • MikiMoz
        13 maggio 2015 alle 13:46 Rispondi

        Sì, diciamo così.
        Che poi, essendo convidiso con gli altri, per forza di cose bado molto alla confezione dei vari articoli e alla gestione dello stesso spazio. E’ questione di rispetto :)

        Moz-

  10. Salvatore
    13 maggio 2015 alle 15:33 Rispondi

    Io scrivo per tutti quelli che hanno voglia di leggermi… Poco definito? Ok, allora diciamo: per tutti quelli che hanno voglia di leggere… Pochi, lo so, ma buoni. ;)

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 15:50 Rispondi

      Forse è più corretta la prima definizione :)
      Uno sceglie di leggere il blogger perché pubblica qualcosa che interessa.

  11. Marina
    13 maggio 2015 alle 17:08 Rispondi

    Il mio blog è una voce, una fra tante, che si apre al pubblico con le proprie idee e i propri progetti, quella di chi ha qualcosa in comune con altri e vuole unirsi al gruppo per condividere, studiare, conoscere, soddisfare curiosità, provare a suscitarle; se parlo di scrittura, allora suppongo di rivolgermi a chi ha nel sangue la stessa passione o vuole scambiare due chiacchiere con me: io ti offro il mio pensiero, tu il tuo e insieme creiamo conversazione intorno ad un argomento di nostro interesse. Tutto qui, senza pretese, senza scopi ben precisi. Non mi preoccupo se, poi, parliamo tutti sempre delle stesse cose, l’ho detto in altri commenti: l’importante è il modo in cui ognuno riesce a darne un’impronta personale. Un po’ come in radio, no? La musica è quella, poi ogni emittente la trasmette dentro programmi diversi condotti da persone diverse. A chi ascolta la scelta!

    • Daniele Imperi
      13 maggio 2015 alle 17:18 Rispondi

      In linea di massima è il mio stesso approccio al blog. Vale lo stesso discorso per tutti i blog, tranne per quelli aperti per obiettivi precisi, ma dovrebbero essere portati avanti con lo stesso spirito.

  12. enri
    13 maggio 2015 alle 19:06 Rispondi

    Non avendo un mio blog ti rispondo solo come lettore.
    Io tendo a seguire i blog con le seguenti caratteristiche:
    – deve incuriosirmi
    – non deve essere banale o zuppa riscaldata
    – il saluto è d’obbligo
    – il blogger deve essere competente ma non moralizzare. Preferisco quelli che solleticano il forum con questioni nuove e spinose a quelli che forniscono subito il proprio giudizio al riguardo. Alcuni lo fanno proprio dopo il titolo, pilotando inavvertitamente le voci del coro.
    – deve essere scritto in buon italiano e ben visualizzabile su tutte le (mie:-) piattaforme (android – windows)
    – deve avere regole riguardanti spam link e moderazione
    – come il buon scrittore, secondo me anche il buon blogger deve instaurare quella connessione wifi con la mente e il cuore del lettore, fare in modo che scrolling in giù e legga e posti
    – non importa sia un blog di cucina, di cucito o di inseminazione artificiale delle vipera cornuta, se è ben fatto, frequentato e gestito avrà certamente successo nella cerchia dei potenziali lettori.
    – deve fornire un servizio e incuriosire, ma in maniera misteriosa e leggera, senza inutili paternalismi.
    Un mese fa ho fatto la cavolata di fare un esercizio fisuco così come descritto in un blog di crescita personale e mi è costato un ginocchio. Meglio evitare.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 07:41 Rispondi

      Direi che sono le stesse qualità che cerco io nei blog che seguo. Tendo a evitare chi spara sentenze. Di solito lo fanno quelli considerati “influencer”, che non possono e non vogliono essere contraddetti.

  13. Alice
    13 maggio 2015 alle 20:53 Rispondi

    Solitamente presento il blog anche a potenziali clienti, pur essendo io conscia del fatto che, il mio, non è decisamente un blog “lavorativo”, ma piuttosto uno spazio privato, scanzonato e dissacrante nei modi…

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 11:31 Rispondi

      In che senso lo presenti ai potenziali clienti?

      • Alice
        18 maggio 2015 alle 13:45 Rispondi

        clienti si
        io faccio la copywrietr

  14. Gaspare
    13 maggio 2015 alle 22:20 Rispondi

    Ciao.
    Se apri un blog per un fine quantificabile (copie vendute, gente in mailing list) dovresti essere focalizzato a quel fine. Studiare il comportamento del cliente tipo, e intercettarlo in vari modi.
    Per cliente si può intendere benissimo un futuro cliente.
    Forse andava spiegato meglio che nel mondo il 99% dei blogger di successo non parte da “voglio dire qualcosa” ma “voglio vendere qualcosa”. E il blog lo aprono per conseguenza di questo, come uno strumento che ti fa trovare facilmente su Google. Se rendeva di più fare volantini, non aprivano il blog, facevano volantini. E questi “blogger” (in realtà sono imprenditori) monopolizzano il tutto, dettano legge, sono il motore del web. Hanno fatto in modo che Google dovesse cambiare algoritmi. Perché sono focalizzati come raggi laser alla vendita. Ci investono tempo e risorse ingenti. Quindi si, devi studiare il target e intercettarlo a vari livelli.
    Se le mie storie sono per un pubblico di lettrici femminili dai 18 ai 30 anni… dove sono? Come usano il web? Che ricerche fanno? In cosa mi conviene investire? Comprano in short o long tail? Su che social si muovono? Ci sono blogger che competono? E come mi ci connetto per seguire la scia? E via così. Una volta studiato il modello, è come essere il commesso virtuale perfetto di un negozio perfetto per quel genere di clienti. Ma va studiato a monte e da questo, per conseguenza, creare la giusta piattaforma. C’è perfino chi dice che un blog non ti serve come autore letterario: gli articoli tendono ad attirare altri scrittori, non i clienti del tuo libro, e magari ti basta una VCard oun HTML statico (che è pure gratis oggi come oggi) e lavorare tantissimo di mediakit.
    La morale insomma è che se ti siedi al tavolo, devi sapere che gioco è in corso. Se no ti spennano XD.

    • Daniele Imperi
      14 maggio 2015 alle 07:52 Rispondi

      Ciao Gaspare, bentornato nel mondo dei blog :D
      Concordo sul blog aperto per quegli obiettivi. È ciò che fanno i professionisti che aprono un blog per avere clienti.
      Per fortuna quando ho aperto Penna blu non avevo quegli intenti, non volevo vendere nulla – né voglio farlo ora, anche se c’è una sezione Servizi (aperta perché sono arrivate richieste di lavoro) – ma volevo parlare di scrittura.
      Sui blog per gli scrittori credo tu abbia ragione: parlando di scrittura e editoria, ovvio che attiri altri scrittori. Ma come pensi di attirare lettori? Devo assolutamente progettare il famoso post su come deve essere un blog per uno scrittore :)

  15. Lisa Agosti
    14 maggio 2015 alle 22:28 Rispondi

    Io ho smesso di scrivere post tecnici perché la maggior parte dei miei followers ha più esperienza di me, quindi scrivo per me stessa, per imparare, per condividere e per chiedere consiglio, mentre non scrivo mai per insegnare o per far pubblicità.

    • Daniele Imperi
      15 maggio 2015 alle 07:51 Rispondi

      I migliori contenuti sono proprio questi alla fine: perché fanno riflettere di più. È un argomento che voglio sviluppare meglio in un post, grazie dell’idea :D

  16. Grazia Gironella
    15 maggio 2015 alle 22:37 Rispondi

    Nel mio fare blog c’è un misto delle due cose, ma più nascosto che non manifesto nella scelta dei post. Il mio scopo è che chi legge trovi spunti da portarsi a casa, ma è implicito che desidero essere apprezzata. Penso che questo sia alla base dei rapporti in generale.

    • Daniele Imperi
      16 maggio 2015 alle 07:54 Rispondi

      Alla fine un blog, a meno che non lo apri per puro sfogo, come diario personale, punta a quello: essere apprezzati e dare spunti. E quest’ultimo motivo, ovvio, porta anche a essere apprezzati.

  17. Simona
    16 maggio 2015 alle 13:02 Rispondi

    Io ho due diversi spazi sul web: un blog personale e un sito per i miei libri. Li gestisco, ovviamente, in modo diverso proprio perché sono rivolti a un pubblico diverso. Il blog è nato per questioni pratiche: stavo per partire per un viaggio di quattro mesi e, invece di mandare mail e messaggi a famiglia e amici per tenerli informati, ho cominciato a raccontare quell’esperienza in un blog che potessero seguire tutti insieme. I post erano quindi rivolti a persone che conoscevo e ne ho fatto un uso puramente personale finché ho scoperto che anche qualche sconosciuto mi leggeva, commentava e mi chiedeva consigli sui viaggi. La cosa mi fa piacere, ma il blog è comunque rimasto a livello amatoriale perché scrivo ancora per i miei amici quando sono in viaggio e parlo fondamentalmente dei fatti miei.
    Il sito da scrittrice, invece, è rivolto a un pubblico di totali sconosciuti che ha letto o potrebbe leggere i miei libri. L’ho impostato pensando a come vorrei vedere il sito di uno scrittore che mi piace: non solo promozionale, ma con la possibilità di sbirciare nel mondo dell’autore e dietro le storie che racconta (perché hai dato quel nome a un personaggio? come hai scelto la copertina? eccetera).

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 07:45 Rispondi

      Era naturale che il blog venisse prima o poii trovato anche da sconosciuti. Cambiarne direzione – ossia farne un blog con consigli di viaggio – può essere utile se riceverai tanti lettori nuovi.
      Il blog per uno scrittore dovrebbe essere così, ma la questione è molto dibattuta e prima o poi – come dico sempre – vorrei affrontarla qui.

  18. Sabrina Scansani
    21 maggio 2015 alle 11:36 Rispondi

    Per me, aprire un blog è stata una sfida con me stessa: ero terrorizzata al pensiero che qualcuno leggesse ciò che scrivevo, era come se esponessi la mia parte più intima. Perciò l’ho fatto esclusivamente ed egoisticamente per me. E’ da poco che ho aperto il mio blog, e già adesso a volte penso di più ai like che non a esprimere ciò che sento, ed è una cosa che detesto. Ho paura che questa cosa del piacere a tutti e a tutti i costi rischi di bloccarmi.

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 11:49 Rispondi

      Ciao Sabrina, benvenuta nel blog.
      Scrivere in un blog è sempre esporre una parte intima di noi, e questo vale per qualsiasi argomento. Puoi anche scrivere in un blog senza esporti minimamente, ma come saranno i tuoi post? Freddi, impersonali, asettici.
      Lascia perdere i like e il piacere a tutti i costi. Nessuno al mondo piace a tutti, ognuno ha il suo pubblico, per quanto possa essere piccolo.

  19. Francesca Lia
    23 maggio 2015 alle 19:02 Rispondi

    Quando ho aperto il blog ignoravo molte cose, tra cui appunto il pubblico ideale. Nella pagina introduttiva ho detto chiaramente a chi mi rivolgo (1. ad altri scrittori 2. a chi “consideri la cultura in senso anti-autoritario, critico, multiculturale e multimediatico”.) Però è stata più una deduzione che una decisione: prima ho capito di quali argomenti volevo parlare, e in che modo; da qui ho dedotto chi sarebbe stato più interessato ai miei contenuti.

    • Daniele Imperi
      24 maggio 2015 alle 08:38 Rispondi

      Secondo me devi partire prima da quali argomenti vuoi discutere: il blog è prima di tutto per te, poi per gli altri. Ovvio che devi anche capire a chi rivolgerti, perché in base al pubblico a cui vuoi rivolgerti dovrai impostare i tuoi articoli e il tipo di approfondimento che vuoi dare.

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