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8 tipi di pubblicazioni che evito

Edizioni da evitare

Forse è lʼetà o forse è il numero di letture che cresce ogni anno, o forse sono entrambi, ma come lettore ho iniziato a essere più esigente e soprattutto più polemico. È normale che non tutti i libri ci piacciano, tuttavia oggi non voglio parlare di romanzi, ma di tipologie di libri. Di edizioni, quindi.

#1 – Opere scelte

Scelte da chi?, mi verrebbe da chiedere. Ricordo che anni fa il Club degli Editori pubblicò, su licenza Garzanti, un cofanetto contenente 3 libri su opere scelte di Shakespeare. Se fosse stata unʼopera omnia, lʼavrei comprata senza battere ciglio.

Ma che senso hanno le opere scelte? Se voglio “assaggiare” un autore, ne compro solo unʼopera, acquistandone altre se gradisco la prima. Ma dal momento che vuoi accorpare più opere di uno scrittore, tanto vale pubblicare tutto.

Qui stiamo parlando di Shakespeare: chi lo apprezza non ci penserà due volte a comprare lʼopera completa.

#2 – Antologie incomplete di racconti

Sono un acerrimo nemico delle antologie incomplete degli autori. Se ne vedono spesso, purtroppo.

Con Edgar Allan Poe succede sempre. Ho letto i suoi primi racconti in un libro della Fabbri editori di mia madre, che fa parte della collana “I grandi della letteratura”. È una selezione di storie fra i vari generi che ha trattato Poe.

Altre volte siamo costretti a vedere “Le migliori storie di…” – completate voi con lʼautore che volete – in raccolte su cui storcere il naso.

Quandʼero ragazzetto, acquistai in una libreria di quartiere Le indagini di Sherlock Holmes, convinto che fossero tutte le storie del personaggio che avevo amato senza ancora averne mai letto. Restai deluso nel vedere che erano soltanto sette storie. Ho ancora quel libro, che mi costò 7.000 lire. Per fortuna poi la Fabbri ha fatto uscire in edicola 4 volumi in pelle con lʼopera completa su Holmes, che sto leggendo per la seconda volta.

Con le mitiche Sturmtruppen di Bonvi fanno sempre così: raccolte incomplete delle strisce a fumetti, magari a tema. Mai una volta che una casa editrice decidesse di pubblicarle tutte.

Un elogio va alla Fantagraphics, che fa uscire periodicamente le varie strisce americane dalle origini. Ho iniziato la raccolta in cofanetto dei Peanuts e quella di Popeye. Ma quelli sono americani e su queste cose ci sanno fare.

#3 – Copertine rivisitate dopo lʼuscita del film

Ne ho accennato quando ho parlato di alcune tecniche subdole dellʼeditoria italiana, perché in quel caso la copertina del libro non rispecchiava il film, che era tratto da alcuni romanzi dellʼautore.

Ora sto leggendo Il totem del lupo di Jiang Rong, scoperto grazie al bel film Lʼultimo lupo. Che è successo in questo caso? Il libro era in brossura e riportava il titolo corretto del romanzo, ossia Il totem del lupo, in cinese Lang Tuteng, che significa appunto quello.

Per lʼoccasione – e per guadagnare – è stata aggiunta al romanzo una sovraccoperta che riporta la locandina del film e il titolo è stato modificato in Lʼultimo lupo. Tra parentesi, per dovere di informazione, è stato messo quello reale.

Ora io voglio dire una cosa: un libro è un libro e un film è un film. Tenerli separati è così brutto? Mettere una locandina cinematografica come copertina per me è come svalorizzare il libro, che assume consistenza, esistenza anzi, soltanto grazie al film che ha ispirato.

#4 – Brossure al costo di rilegati

Sono iscritto a non so più quante newsletter sui libri e ogni tanto mi capita di trovare delle belle sorprese. Alcuni editori hanno il coraggio di pubblicare libri di appena 200 pagine al prezzo di 20 euro o più. E non stiamo parlando di pubblicazioni scientifiche che rivoluzionano il pensiero corrente, ma di romanzi.

Una brossura è un libro con la copertina di cartone leggero, un rilegato è invece un libro con copertina di tela e una sovraccoperta patinata e illustrata: direi che i costi di produzione sono decisamente diversi.

#5 – Libri inutili e puramente commerciali

Veronica Roth ha perso unʼoccasione buona per fare un regalo (dovuto) ai suoi lettori, dallʼalto del successo che hanno ottenuto i libri della sua trilogia (Divergent, Insurgent e Allegiant) e dei 288 milioni di dollari che ha incassato il primo film.

Il regalo di cui parlo è Four, un libro inutile e senza trama, pubblicato soltanto per puro commercio. Four non aggiunge nulla alla trilogia, è solo una raccolta di 4 brani narrati dal protagonista, Quattro, appunto, alias Tobias Eaton. Viene pubblicizzato come lʼultimo capitolo della saga – saghe e trilogie vengono spesso confuse una con lʼaltra – quando invece non conclude nulla.

Quei 4 racconti, che non sono neanche racconti, ma soltanto spezzoni di vita di un personaggio, avrebbero potuto essere regalati, da scaricare nel sito dellʼautrice, anziché farne un libro-che-non-è-un-libro.

#6 – Edizioni incomplete

Qualche anno fa ho comprato I viaggi di Gulliver, romanzo che conosciamo bene, se non per averlo letto, almeno per sentito nominare. Lʼedizione che ho era in aggiunta a una serie di quotidiani e conta circa 190 pagine.

Cercando online altre edizioni, ho trovato versioni di 94 pagine (una del 1921 a opera di “Gionata Swift”), di 330 pagine, di 431 pagine. Ora, a me sembra abbastanza strano questo divario di pagine.

Parlando con unʼamica, ne è venuto fuori che molti editori hanno tagliato lʼopera e infatti la mia ha soltanto i primi due capitoli dei 4 del romanzo. Il motivo di tale scempio non ci è dato sapere.

#7 – Edizioni “adattate”

A non farmi leggere lʼedizione de I viaggi di Gulliver che avevo comprato è stato quanto ho letto nella quarta di copertina:

Opportunamente adattato in una lingua fresca e duttile…

Eh, no, cari miei, qui non ci siamo proprio. Vogliamo anche adattare la Commedia dantesca e I promessi Sposi? Ma io direi anche Il Silmarillion di Tolkien, perché no?

Se I viaggi di Gulliver non è un romanzo adatto per bambini, i bambini lo leggeranno da adulti. Ma con che coraggio – e che diritto – rinfrescare e rendere duttile il linguaggio di uno scrittore?

#8 – Romanzi spezzati

Di questo avevo parlato in un post tanto tempo fa, riferendomi allʼopera di George Martin. Ma è un vizio che la Mondadori ha preso molto prima, quando la trilogia di Excalibur di Bernard Cornwell fu trasformata in una pentalogia.

Passo sopra soltanto su alcune edizioni de Il signore degli anelli – romanzo trasformato spesso in trilogia – o della Commedia di Dante – idem come sopra.

Queste sono le 8 pubblicazioni che non gradisco e che purtroppo posseggo – eccetto la quarta, spilorcio come sono. Ma per i futuri acquisti me ne terrò alla larga. Ci sono edizioni che voi non sopportate? Qualcuna coincide con le mie?

32 Commenti

  1. Serena
    24 giugno 2015 alle 07:14 Rispondi

    Clap clap clap. Applaudo e sottoscrivo. Aggiungo alla lista gli audiolibri in versione ridotta. Obbrobrio e vergogna: edizione integrale o niente del tutto.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:02 Rispondi

      Già costano un po’ gli audiolibri, se me li rovini pure…

  2. enri
    24 giugno 2015 alle 08:25 Rispondi

    Concordo su tutti i punti. Odio quando il cliente-lettore-ascoltatore (audiolibri) viene preso in giro o il testo originale modificato o “adattato” a un nuovo target. A meno che non si tratti di un manuale – mi viene in mente l’edizione italiana di the elements of stile di William Strunk – in cui il curatore deve adattare regole e consigli di un autore straniero ad un’altra realtà linguistica.
    Non ho letto Veronika Roth, ma ho visto divergent, e non mi ha entusiasmato. Sarà l’età, ma il filone distopico-adolescenziale sta partorendo film e libri a raffica, molti dei quali pieni zeppi di stereotipi e privi o quasi di contenuti o di spessore. Tu che li hai letti, cosa ne pensi?

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:04 Rispondi

      Quel filone è abusato ora, hai ragione, bisogna saper scegliere bene in mezzo al mucchio.
      Divergent come scrittura non mi lasciato nulla, come storia è meglio il primo.

    • Grilloz
      25 giugno 2015 alle 12:04 Rispondi

      Davvero esiste un’edizione italiana di “the elements of stile”?

  3. Ivano Landi
    24 giugno 2015 alle 09:05 Rispondi

    Io ho l’edizione svedese integrale extra-luxe delle strisce di Modesty Blaise. L’edizione è perfetta eccetto per il particolare, di cui mi sono accorto solo dopo l’acquisto, che le storie sono pubblicate in ordine sparso. Per leggerle in fila bisogna saltare da un volume all’altro. Forse volevano offrire in ogni volume una panoramica del personaggio, ma se pubblichi l’integrale non sarebbe il caso di seguire l’ordine cronologico?

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:04 Rispondi

      In ordine sparso è un casino… chissà perché questa decisione. L’ordine cronologico per le strisce per me è obbligatorio.

  4. Chiara
    24 giugno 2015 alle 09:27 Rispondi

    Più di un’edizione si tratta di una pratica editoriale che mi dà fastidio.
    Io sono appassionata di serie gialle (Biondillo, Cassani, ecc.).
    Siccome questi romanzi funzionano anche come stand-alone, più volte mi è capitato di andare in cerca del primo volume dopo aver letto il secondo, o addirittura il terzo, e di non trovarlo perché era stato tolto dai “tascabili” per essere ripubblicato con un prezzo più alto.
    Le uscite delle puntate successive portano spesso nuovi lettori anche per i primi romanzi della serie, e le case editrici ci speculano.

    Off-topic: “Sturmtruppen” è il nome di una pizza che mangia sempre mio marito in una pizzeria in cui andiamo spesso. è con lo speck, il gorgonzola e la cipolla. Non sapevo che fosse ispirata a una serie di fumetti! :D

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:06 Rispondi

      Non è la prima che vengono pubblicati romanzi non in ordine di uscita.
      PS: non conoscevi le Sturmtruppen? Aaaaaaaaaaaahhhhh!!! :D
      Una pizza leggera leggera, eh? :P

      • Chiara
        25 giugno 2015 alle 09:59 Rispondi

        Io riesco ad assaggiarne giusto uno spicchio! :D

  5. LiveALive
    24 giugno 2015 alle 10:14 Rispondi

    Nella maggior parte dei casi è questione di prezzo: soprattutto per quegli autori che hanno una produzione di racconti o opere particolarmente vasta, magari si preferisce dare una edizione di buona qualità fisica, ma più snella.
    ***
    Per la locandina come copertina, be’, ammetto di aver comprato Storia di una Ladra di Libri principalmente perché la locandina, cioè la copertina, era spettacolare. Anche il titolo, a orecchio, mi sembra migliore dell’originale La Bambina che Salvava i Libri (quello attuale ha un tono più ambiguo, evocativo, e anche in un certo modo fiabesco). In un caso come questo, personalmente, non ci vedo molto di male, anche perché cambiare in traduzione il titolo è una cosa abbastanza comune, e la copertina è una cosa arbitraria. La cosa che ti infastidisce, mi sembra di capire, è che c’è un collegamento con il film, una pura operazione di marketing che sembra far derivare il libro dal film. Eh, questo sì, ma in fondo alla gente credo piaccia avere questo collegamento tra le opere.
    ***
    Lasciamo perdere i prezzi dei libri XD Ho trovato libri di narrativa in brossura con un prezzo superiore ai 15 centesimi a facciata.
    ***
    Ora, anche se la cosa ti turberà, sappi che praticamente tutte le edizioni in commercio dei classici italiani hanno almeno un aggiornamento: la punteggiatura. La punteggiatura che si usava al tempo di Boccaccio seguiva logiche completamente diverse da quelle di oggi. Se trovi edizioni vecchie, degli anni 30 per dire, come ne ho io, troverai scritto, da qualche parte, una frase come “la punteggiatura è stata adattata all’uso corrente”. Oggi non si trova più quella scritta perché si dà per scontata: ti immagini continuare a stampare opere con la Scriptio Continua solo perché all’epoca si usava così? Ti immagini leggere le Georgiche di Virgilio così, con un unico flusso di parole senza spazi? è impensabile. Ugualmente, in traduzione, è normale tradurre un’opera inglese del Settecento usando la lingua corrente, non scimmiottando la nostra settecentesca. Detto questo, è comunque molto interessante consultare traduzioni antiche (in fondo noi Sterne lo leggiamo ancora nella traduzione di Foscolo, e Omero lo leggiamo ancora nella traduzione del Monti, tutt’ora considerata perfetta), anche perché spesso dimostrano una attenzione alla sonorità del linguaggio che noi abbiamo perso.
    Riguardo classici italiani, non mi ricordo sulla Divina Commedia, ma i Promessi Sposi è stato adattato alla lingua corrente da Umberto Eco. Il Decamerone di Boccaccio è stato adattato alla lingua corrente (e anche il contenuto è stato trasportato al corrente, con un oculato cambio di termini) da Busi. Ci sono molte edizioni in lingua corrente anche del Principe di Machiavelli. Ora, la lingua antica è sempre bellissima, e di norma, per non perdere informazione, l’opera va letta in quella lingua. Ciò nonostante, io non sono contrario all’operazione: quelle opere sono state create dai loro autori nella lingua corrente, quella parlata di norma, e, per vivere davvero l’esperienza di lettura così come la volevano gli autori, sarebbe intelligente appunto scrivere il testo in lingua corrente. Questo inoltre permette di fruire quei capolavori anche a chi non è pratico con la lingua antica.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:11 Rispondi

      Un conto un adattamento del genere, un altro è srtavolgere tutto.
      Un romanzo del 700 però dovrebbe essere tradotto usando un linguaggio adeguato e non moderno.
      Ho il Decamerone, devo controllare se è stato adattato.
      Machiavelli preferisco leggerlo nella sua lingua.

  6. andrea
    24 giugno 2015 alle 10:53 Rispondi

    Sperando di non uscire dall’argomento porrei l’attenzione su un mio, credo, buon auspicio: leggere sotto il titolo e l’autore la dicitura “nella traduzione di…” Esempio: I fiori blu – Raymond Queneau nella traduzione di Italo Calvino. Per vari motivi credo sia cosa buona e giusta.
    Un saluto e grazie per i continui spunti di riflessione che condividi.
    andrea

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:11 Rispondi

      Sì, questa pratica piace anche a me, dà un senso di qualità.

  7. Tenar
    24 giugno 2015 alle 11:54 Rispondi

    Io sono abbastanza tollerante, credo. I libri inutili, fatti solo per spremere il lettore sull’onda di un successo non li compro proprio (per quanto ami Tolkien, mi tengo lontana da tutte le opere postume uscite negli ultimi tempi per rimpolpare le tasche degli eredi). Opere scelte, racconti scelti, antologie da… Perché no? Ho scoperto Shakespeare proprio grazie a un volume che raccoglie Amleto, Romeo e Giulietta, Giulio Cesare e Sogno di una notte di mezza estate. Opere diverse, certo, ma mi sono piaciute tutte e quattro.
    Stessa cosa dicasi per gli adattamenti. La traduzione di Monti dell’Iliade non è alla portata dei miei alunni. Possiamo dispiacerci un sacco per questo, ma, se un ragazzo è comunque interessato, perché non indirizzarlo su una traduzione più alla sua portata? Io stessa da bambina ho letto e amato l’adattamento dell’Orlando Furioso di Calvino, che riassumeva molte parti.
    Per copertine, brossure e prezzi c’è sempre la cara vecchia biblioteca.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 14:13 Rispondi

      Con Tolkien hanno esagerato.
      Sto leggendo proprio ora l’Iliade tradotta da Monti :)
      No, non va bene per ragazzini e bambini. Devo però chiedere a mia madre come la leggevano a scuola ai suoi tempi.

      • Tenar
        24 giugno 2015 alle 16:14 Rispondi

        Io ne ho letto dei brani alle medie e l’ho letta interamente al liceo, ma allora non c’erano altre traduzioni. Sono sopravvissuta, anzi l’ho amata, anche perché quel suono arcaico fa rivivere proprio la sensazione che provavano leggendo l’Iliade i greci di età classica. Però adesso per i dodicenni, salvo eccezioni, è davvero troppo vetusta.

  8. Loredana
    24 giugno 2015 alle 15:20 Rispondi

    Io sottoscrivo tutto. Non riesco a sopportare minimamente le opere scelte (machissene! SCELGO IO!), le edizioni opportunamente rinfrescate, adattate, riassunte, espunte, censurate, ecc. perché mi fanno sentire defraudata. Se compro un libro, voglio che sia tutto. Tutto quello che è uscito dalla testa dello scrittore, passato attraverso l’editing (e sia, talvolta ce n’è davvero bisogno), ma TUTTO quello che è stato pensato e creato per essere stampato. Noi ci faremmo tagliare un braccio o limare un piede, prima di uscire in strada, per “aggiornarci ai tempi”? Non mi pare. E allora, non facciamolo ai libri! :-D

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 15:52 Rispondi

      Hai ragione. Pensa che una volta andavano i libri del Reader’s Digest, condensati…

      • Loredana
        25 giugno 2015 alle 13:32 Rispondi

        …già, ne ho letto anch’io qualcuno semplicemente perché in quel momento non ne avevo altri a disposizione, avendo finito quelli “completi”, e per evitare di andare in astinenza (brutta, brutta cosa, cosa davvero brutta), mi sono adattata. Termine ad hoc, direi. Se da una parte ha tamponato la crisi di vuoto da carta stampata, dall’altra ha risvegliato la curiosità di sapere come sarebbe stata l’edizione completa. Tra due mali…

  9. Lisa Agosti
    24 giugno 2015 alle 18:02 Rispondi

    Sono d’accordo su tutto tranne che sul primo punto; anche se teoricamente hai ragione, le opere scelte possono prevenire grosse perdite di tempo. Un paio d’anni fa volevo scrivere una favola, ho ordinato “Tutte le favole di Andersen” e dopo essermi sorbita duecento storie sono arrivata alla conclusione che le uniche che vale la pena di conoscere sono quelle due o tre già famose, che si trovano in ogni raccolta.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2015 alle 18:09 Rispondi

      Forse leggendole le favole da adulto abbiamo aspettative diverse. Io le ho tutte in un volume, le ho prese apposta.

  10. Erin Wings
    24 giugno 2015 alle 19:20 Rispondi

    Sono assolutamente d’accordo su tutto. Io disprezzo questo tipo di edizioni, in particolare l’ultima. L’esempio di Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin è perfetto. Ne hanno fatto davvero uno scempio. Sono abbastanza d’accordo, però, con le edizioni che hanno fatto dopo l’uscita della serie tv, appunto rivisitate. Questo perché per lo meno ne hanno fatti cinque volumi unici, anche se di scarsa qualità.
    Non mi piace per niente nemmeno quello che ha fatto Veronica Roth con Four. La trovo un’indecenza. Lo stesso per le antologie incomplete. Fanno venire il nervoso.

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 08:04 Rispondi

      In che senso edizioni rivisitate?

  11. Barbara
    24 giugno 2015 alle 19:54 Rispondi

    Pensavo di averceli solo io certi problemi di perfezionismo ;)
    Opere scelte ed antologie per me non esistono. Scelgo io, punto. (E pensa che alcuni Reader’s Digest erano addirittura rilegati in -finta- pelle ed incisioni in oro!)
    Sulle copertine rivisitate dopo l’uscita del film, in generale son d’accordo. Ma recentemente sto attendendo una ristampa con una copertina da una serie tv perchè le originali sono inguardabili…Persino col Publisher 97 si poteva fare di meglio.
    Libri inutili e puramente commerciali? Sta per uscire Grey……..
    Edizioni incomplete o adattate: questa non la sapevo! Ma adesso me ne guarderò bene!
    Romanzi spezzati. Ti lamenti delle trilogie spezzate? La saga di Outlander, Diana Gabaldon. Pubblicazione iniziata addirittura venti anni fa, ora tornata alla ribalta con una serie tv. In America, totale di 8 libri, l’ultimo appena uscito. In Italia, il primo è stato mantenuto tale, appena ripubblicato. Dal secondo in poi, sono tutti stati spezzati in due libri, senza alcun senso logico, dall’editore Corbaccio/Tea. Per un totale di 13 libri.
    Già è difficile convincere gli italiani a leggere, se poi li mandiamo in libreria con la lista della spesa, col rischio che non sia nemmeno ordinata cronologicamente!
    …su questo punto però parte di colpa la merita anche l’autore: credo che mi batterei fino all’ultimo sangue perchè un mio libro non sia spezzato! E che diamine!!

    • Daniele Imperi
      25 giugno 2015 alle 08:06 Rispondi

      Cosa è Grey?
      Le edizioni spezzate servono solo a fare soldi, ma per me sono come una truffa.
      Bisogna vedere se sul contratto di edizione c’è questa clausola, altrimenti l’autore dovrebbe farla aggiungere.

      • Barbara
        25 giugno 2015 alle 09:15 Rispondi

        Grey è il quarto capitolo delle 50 sfumature, ovvero il primo libro riscritto dal punto di vista di lui. Come ha fatto Veronica Roth con Four, anche EL James è tornata indietro. Per fortuna la Meyer s’è fermata e quel poco che ha scritto di Midnight Sun (Twilight dal po del vampiro) l’ha regalato gratis ai fan.
        …mi dà tanto l’idea che terminata una storia, non sanno più che pesci pigliare per scriverne una nuova. Che se il primo libro è un problema, il secondo è un miracolo.

        • Daniele Imperi
          25 giugno 2015 alle 09:38 Rispondi

          No, ma sono assurde queste opere… La Meyer ha fatto decisamente bene.
          Forse non sanno davvero che pesci prendere o forse vogliono solo arraffare quanti più soldi possibili.

  12. Grazia Gironella
    26 giugno 2015 alle 21:31 Rispondi

    Pollice verso per gli adattamenti! Pensa che il problema me lo ponevo anche da piccola, quando leggevo libri che si intuivano pensati per adulti, ma erano stranamente brevi. Era molto di moda all’epoca (secoli e secoli fa…), ma è un vero scempio.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2015 alle 08:14 Rispondi

      Sì, a quel tempo (ai nostri tempi…) andava di moda. Ma anche ora continuano a vedersi certe cose.

  13. Mirko
    2 luglio 2015 alle 17:44 Rispondi

    Non sopporto i libri postumi… men che meno completati/adattati da altri autori, figli, nipoti, etc.

    • Daniele Imperi
      2 luglio 2015 alle 18:21 Rispondi

      I libri postumi sono sempre pericolosi, c’è il rischio che siano completati da altri, modificati comunque senza l’approvazione dell’autore.

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