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Considerazioni sulla pubblicazione di racconti singoli

Racconti in ebook

Qualche settimana fa pubblicavo le mie considerazioni sul mercato dei racconti singoli in ebook, chiedendomi appunto dove piazzare alcuni racconti che ho scritto, un paio dei quali comunque da revisionare.

Girando in rete ho trovato soltanto pochissime case editrici disposte a pubblicare ebook di racconti singoli, e questo dovrebbe far riflettere sull’effettiva convenienza, sia per l’editore sia per l’autore, di queste pubblicazioni. Il commento di un lettore, poi, di cui parlerò più avanti, ha evidenziato uno degli aspetti di questa scarsa convenienza.

E così eccomi qui a parlare di questi aspetti: conviene o meno pubblicare racconti singoli in ebook?

Ci ho riflettuto molto in questi giorni e alla fine sono giunto alla conclusione – mia personale, ovvio – che non conviene affatto. E vediamo perché.

Riconoscibilità dell’autore

Tanti anni fa restai impressionato dalla lettura di una breve antologia di racconti di Edgar Allan Poe. E da quel giorno Poe è rimasto uno dei miei autori preferiti. Nonostante gli anni, ricordo ancora quelle storie, le atmosfere che evocavano, le scene descritte, i personaggi. Non posso certo dimenticare Berenice, la famiglia degli Usher, il maelström, il gatto nero, Hop Frog, l’Amontillado o il supplizio del pozzo e del pendolo o la punizione di pece e piume.

A metà degli anni ’90, poi, mi imbattei nei racconti di Howard Phillips Lovecraft e fu un altro amore a prima lettura. Ho divorato i 4 volumi di tutti i suoi racconti e di molti ricordo ancora tutto. Come posso dimenticare l’avventurosa ricerca del Kadath, Nyarlathotep, Cthulhu, l’arabo pazzo Abdul Alhazred e il Necronomicon, Charles Dexter Ward o i gatti di Ulthar?

Da ragazzo, avevo sui sedici anni, acquistai una breve antologia sulle avventure di Sherlock Holmes e ecco un altro autore e un altro personaggio che in seguito, parecchi anni dopo, diventarono i miei beniamini. Non mi feci sfuggire in edicola i 4 volumi di tutta l’opera di Arthur Conan Doyle sull’investigatore privato, che conteneva 4 romanzi e tantissimi racconti.

Tutto questo preambolo per dire che quei 3 autori – Poe, Lovecraft, Doyle – sono riusciti a lasciare un’impronta divenuta storica coi loro racconti. Di recente ho preso i 4 volumi con tutti i racconti di Philip K. Dick, che vanno dal 1947 al 1981, e mi auguro di trovarvi il Dick che apprezzo.

Altri tempi, sicuramente, altri paesi anche, altre situazioni. Ma non sono assolutamente ottimista sul fatto che un autore, oggi e in Italia, possa farsi riconoscere pubblicando racconti.

Il valore di un racconto singolo

Perché dovrei spendere 1-2 euro per un singolo racconto di uno sconosciuto […] quando con 4 euro prendo una raccolta o un romanzo di un autore famoso?

Questo è il commento che mi ha portato a rivedere la mia decisione di pubblicare racconti singoli in ebook. Un commento che contiene una verità inconfutabile. Questi racconti in ebook si vendono con prezzi che variano da 99 centesimi a 2 euro.

Facendo un breve rapporto, se un romanzo di 400 pagine viene venduto in ebook a 5 euro, allora un racconto sulle 40 pagine andrebbe venduto a 50 centesimi. Se si paga 2 euro, senza offesa per nessuno, con il doppio mi prendo un romanzo. Anzi, si trovano romanzi anche a 2 euro e poco più.

Ora, siccome a me non preme pubblicare e basta, ma pubblicare storie di qualità e al giusto prezzo, mi domando se sia davvero conveniente vendere un racconto in ebook a 50 centesimi. No, che non è conveniente.

La qualità editoriale

[…] dubito che esistano editori che facciano un editing di racconti singoli.

Un editore non spenderà mai 100/200/300 euro di editing per un libro che sa che non supererà una soglia minima di vendite.

Altro commento, altra verità. Se un racconto in ebook vende 100 copie, tolto un 25% all’autore, la casa editrice non s’è rifatta ancora del costo dell’editing. A cui si aggiungono la grafica e l’impaginazione. E non deve andarci in pari, sia chiaro, ma guadagnarci, altrimenti tanto vale chiudere bottega e trovarsi un altro lavoro.

Sono poche 100 copie? Ragioniamo: autori sconosciuti che vendono con piccoli editori racconti singoli in ebook. Davvero pensate che possano vendere migliaia di copie?

Sono convinto che per questi ebook i fondi a disposizione siano pochi, molto pochi se non nulli. E vi ritrovate con una copertina presa da siti di immagini gratuite, come è successo.

Scrivere racconti distoglie dalla scrittura del romanzo

Il famigerato P.U., di cui parlo nel blog nientemeno che dal dicembre 2013. Quattro anni. C’è anche da dire che questa storia è stata abbastanza travagliata: inizialmente voleva essere un racconto da autopubblicare, poi è divenuto un romanzo da autopubblicare, che ho avuto fretta di iniziare a scrivere.

Quindi è stato abbandonato perché carente di parte del world building e della documentazione. Nel frattempo ho cambiato idea sull’autopubblicazione: mi verrebbe a costare troppo, quindi sarà spedito a qualche editore.

Concentrarmi sui racconti che volevo pubblicare in ebook mi ha fatto trascurare i lavori al romanzo, che per fortuna continua ad appassionarmi come storia. Per me non si possono scrivere più storie insieme. Almeno io non ci riesco. Quindi ora voglio e devo concentrarmi soltanto su quel romanzo.

Considerazioni finali sulla pubblicazione di racconti singoli

Non sono più interessato a vendere racconti singoli in ebook. E non mi interessa fare un’antologia disomogenea con quelli che ho scritto. Quindi, appena revisionati per bene, saranno pubblicati nel blog, i più lunghi come ebook gratuiti, gli altri come post.

Io sono giunto, dopo tanto riflettere, a queste considerazioni. E voi siete interessati a pubblicare ebook di racconti singoli o no?

74 Commenti

  1. andrea
    2 novembre 2017 alle 09:19 Rispondi

    Della mia esperienza sui racconti singoli pubblicati come kindle ti ho già scritto; alla fine levati e pubblicati in raccolta di 5 per motivi simili a quelli da te esposti. il prezzo min. Amazon è comunque 0,99 (per autori comuni) anzi 2,99 con diritti compensi standard.
    Scrittura; a volte colgo un’idea me la segno e appena ho tempo scrivo di getto un racconto. Questo non mi porta via tempo ad altre cose che scrivo, anzi è una distrazione che mi regala altre energie; una specie di pausa caffè. ciao.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 11:53 Rispondi

      E le antologie vanno meglio come vendite dei racconti singoli?

      • andrea
        2 novembre 2017 alle 17:11 Rispondi

        Beh sì, anche perché le puoi abbinare ”in sinergia” col cartaceo, cosa ovviamente non possibile con un singolo racconto. Non ti so dire di più perché devo ancora fare una promozione seria. (Ho fatto la raccolta sia e-book sia carta su richiesta di un po’ di lettrici).

  2. Grilloz
    2 novembre 2017 alle 09:23 Rispondi

    Penso che il posto giusto per un racconto non sia il libro (o l’ebook se preferisci). Tutti gli autori che hai citato hanno pubblicato i loro racconti su riviste. La rivista è solo un esempio, ma ha la tiratura giusta, un pubblico abbastanza ampio, da potersi permettere di pagare i racconti (pensa a quanti hanno pubblicato su playboy per esempio). In Italia purtroppo… (no aggiungo altro :P )
    Le nuove tecnologie hanno offerto altri spazi, pensa ai blog, ma pensa anche ai racconti stampati su i numerini alla posta ;)
    Quindi secondo me fai bene a metterli sul blog (anche se li avrei comprati volentieri su amazon) saranno utili a far conosere la tua scrittura :)

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 11:55 Rispondi

      Sì, quegli autori hanno pubblicato su riviste, ma appunto sappiamo bene come siamo messi in Italia…
      Quindi, tanto vale la rivista-blog personale :)

      • Cinzia
        2 novembre 2017 alle 15:57 Rispondi

        Sono d’accordo con Grilloz. Mi vengono in mente le fanzines che giravano in casa mia quando ero piccola e sulle quali ho letto i miei primi racconti di fantascienza :)

        • Daniele Imperi
          2 novembre 2017 alle 17:42 Rispondi

          Ma lo sai che eri finita nello spam? :D
          Ultimamente l’antispam sta avendo problemi…
          Ricordo anche io le fanzine :)

  3. hesham
    2 novembre 2017 alle 09:38 Rispondi

    Della autopubblicazione ho avuto una esperienza e mi è bastata; mai più: è una umiliazione, meglio tenere il manoscritto nel cassetto.
    Diversamente penso che sia pubblicare su un blog, ma gratis.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 11:56 Rispondi

      Alla fine per piazzare bene un ebook, che sia un romanzo o un racconto, devi spenderci parecchio tempo. E non ne vale la pena se si tratta di un racconto.

    • andrea
      2 novembre 2017 alle 17:31 Rispondi

      Dopo tanto lavoro, se ci hai fatto anche editing e altro, alla luce dei risultati, (parlo per me), il risultato vendite può essere scoraggiante. Ormai il difficile non è vendere, ma farsi leggere! Però se non fai niente beh, forse (sicuramente) non lo leggerà mai nessuno. Io sono partito anche da una semplice pagina facebook, proponendoli gratuitamente ma senza spendere, facendomi poi un’idea… voglio dire, che se si lavora bene da soli non si spende niente, e anche amazon non chiede niente. Ho voluto dirti la mia, perché tempo fa (un po’ scoraggiato) su un blog scrittori avevo letto questa cosa, che poi ho seguito, e ora ne sono felice.

    • andrea
      2 novembre 2017 alle 17:34 Rispondi

      Che figura! Scusami, su telefono mi era sfuggita la tua ultima frase.

  4. Elena
    2 novembre 2017 alle 10:03 Rispondi

    Beh, visto che stavo proprio pensando di pubblicare, a pagamento, un mio racconto su cui sto lavorando, questo post casca proprio a fagiolo. MI hai fatto riflettere: vendere un solo racconto, al di là del prezzo, è un po’ limitato. Meglio attendere di poter pubblicare una raccolta, a prezzi diciamo vantaggiosi, promozionali. Penso che i racconti siano un buon modo per avvicinare un nuovo lettore. Sono più immediati e rapidi di un romanzo, nel bene e nel male. E se sei piaciuta, allora possono acquistare il tuo romanzo e restare in compagnia delle tue storie più a lungo.
    In ogni caso la revisione è talmente onerosa in termini di tempo che a volte sì, toglie tempo al romanzo. Per questo non ne scrivo tantissimi e sempre li pubblico gratuitamente sul blog.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 11:57 Rispondi

      Ti ho distrutto un progetto :D
      Per me anche i racconti restano un buon modo per farsi conoscere, ma sinceramente non in ebook a pagamento.

      • Elena
        3 novembre 2017 alle 11:22 Rispondi

        Mi hai evitato di fare una c******, piuttosto :)

  5. Tiade
    2 novembre 2017 alle 10:06 Rispondi

    In realtà un racconto l’avevo spedito a un “editore” che indiceva un “concorso”.
    Complimenti e lusinghe, salvo poi svelare il prezzo.
    Vi risparmio la mia risposta semi diplomatica.
    A pagamento no di sicuro, in autoeditoria un racconto non vale il trambusto.
    Tanto vale pubblicarlo sul sito.
    Non avendo mai pensato di pubblicare inizialmente non mi ero nemmeno posta il problema. Ma riflettendoci, un racconto potrebbe in fondo esser l’incipit di qualcosa di più completo.
    Pillole, biglietti da visita, vetrina, stand dove assaggi il prodotto. Sperado che il prodotto diventi un pranzo completo.
    E alla via così.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 11:59 Rispondi

      Concorso a pagamento?
      L’autoeditoria può andar bene per antologie e romanzi o saggi, ma per una storia breve ti devi sbattere come per un’opera più ampia.
      Pubblicandoli nel blog, hai appunto un assaggio del prodotto, anzi, più che del prodotto, del produttore :)

      • Tiade
        2 novembre 2017 alle 16:18 Rispondi

        Mica l’aveva detto che era a pagamento. In teoria il concorso era gratis.
        Poi però dovevi pagare 300 euro ma ti avrebbero mandato il libro o più di uno non ricordo, con il tuo racconto e presentato, dicevano, alle varie fiere del dibro.
        Gli ho risposto che non mi servivano copie, avevo l’originale…
        Comununque vedo che “acchiappano” parecchio soprattutto su fb.

        • Daniele Imperi
          2 novembre 2017 alle 16:22 Rispondi

          300 euro per un concorso? Ma sono pazzi? :D

          • Tiade
            2 novembre 2017 alle 16:27 Rispondi

            Ma no, per le copie del libro dove infilavano il racconto, della serie pagati la stampa e venditeli :D
            Pazzo è chi ci casca solo per la soddisfazione di vedersi pubblicato.
            Tra l’altro in fb dove avevo commentato spiegando che chiedevano soldi… mi hanno bloccata :D

            • Daniele Imperi
              2 novembre 2017 alle 16:47 Rispondi

              Editoria a pagamento, allora :)
              Ovvio che ti hanno bloccato, li hai smascherati :P

    • Nuccio
      3 novembre 2017 alle 19:50 Rispondi

      Una decina di anni fa partecipai a degli incontri di scrittura creativa e mi venne in mente di far valutare a chi teneva il corso (accademico super titolato) una raccolta di poesie. Mi consigliò di pubblicarle in una delle collana che lui curava per l’editore, avvisandomi di non aspettarmi un ritorno economico per le note vicissitudini della poesia. Stimolato pubblicai a pagamento. La somma era esigua, non superava i 1000 € di “contributo” con diritto ad avere 300 copie del libro pubblicato., il pedaggio che si paga. Era conveniente, considerato anche che dieci anni prima avevo ricevuto una offerta di pubblicazione a pagamento che si aggirava sui 10.000.000 di lire da parte di una “nota” casa editrice della Romagna, il cui invito declinai gentilmente, e varie altre proposte da riviste specializzate del settore, più o meno della stessa solfa. Risultato. Distribuzione da parte dell’editore: in cinque punti vendita (librerie) di cui tre nella mia città, una in provincia e una nella provincia in cui ha la sede l’editore. Vendite da parte dell’editore:zero (a quel che mi risulta). Vendite su mia iniziativa presso le edicole e librerie della mia città:una decina di copie con il riconoscimento al venditore di due euro sui dieci del prezzo di vendita (acquisto non sollecitato da me fra amici e parenti, almeno quello!). Dopo la pubblicazione e con l’esperienza ho rilevato alcune ingenuità che avrei potuto eliminare se solo il direttore della collana me l’avesse amichevolmente fatto notare. Una ventina di riscontri di critica favorevole da parte di noti personaggi della cultura nazionale, evidentemente collegati in una sorta di catena di Sant’Antonio, fra cui un nome famoso del nord Italia. Un paio di mesi fa, in una rubrica di un sito internet ho letto l’articolo di qualcuno che si scagliava contro le pubblicazioni a pagamento, fuorvianti e deprecabili. Indovinate chi era? Forse di qualcuno che aveva perduto le numerose collane di cui era direttore editoriale? Ora conservo il mio bravo libro a casa in libreria. Lo spolvero di tanto in tanto, mentre le altre 290 copie mi intasano col loro ingombro un angolo dell’armadio. Non ho la forza, fisica, di portarle al macero al centro ecologico! Spero di avervi almeno divertito. Se volete leggermi scrivo sul mio sito, ma non a pagamento. Solo un obolo chiedo. Che mi si commenti. Grazie a te, imperiale amico, e agli altri che qui si dilettano..

      • Daniele Imperi
        6 novembre 2017 alle 08:12 Rispondi

        1000 euro per me non sono una cifra esigua :)
        E poi un editore non chiedo soldi all’autore, ma glieli dà.
        Le tue 290 copie prova a venderle in qualche modo. Qualche copia puoi regararla a delle biblioteche, altre puoi lasciarle in conto vendita a delle librerie.

        • Nuccio
          6 novembre 2017 alle 09:27 Rispondi

          Già fatto a sui tempo, grazie. Ma poi ho lasciato perdere la consegna alle librerie o edicole perchè dopo devi ripassare x incassare e mi sembra una questua stomacante. Forse sono stato traumatizzato da Vespa che incontrai da una Feltrinelli mentre chiedeva al direttore del negozio: ” E quanto, quanto ho venduto?” , mentre si fregava le mani come al solito. Lo doveva chiedere proprio lui!

          • Daniele Imperi
            6 novembre 2017 alle 10:16 Rispondi

            Eh, sì, in libreria penso che tu debba fare così. E neanche a me piace fare la questua :)

          • Kukuviza
            7 novembre 2017 alle 13:06 Rispondi

            Ma e quelle tue copie le puoi mettere in vendita su Amazon?

            • Nuccio
              7 novembre 2017 alle 22:58 Rispondi

              E chi c’ha più voglia.

  6. Giovanni
    2 novembre 2017 alle 10:28 Rispondi

    Ci sono case editrici che pubblicano e-book di 20 paginette a 4,99 euro :D . Forse i racconti singoli vanno su WattPad. Sarebbe più facile da seguire. Invece in e-book ci vedrei una novella di 15’000 o 20’000 parole.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 12:01 Rispondi

      5 euro 20 pagine? Se li tengono :)
      Novella o racconto alla fine poco cambia: sono sempre storie brevi che ti costano soldi e tempo.

  7. Maria Pia Rollo
    2 novembre 2017 alle 10:34 Rispondi

    Dopo aver letto le cifre, sono d’accordo per pubblicare antologie di racconti, perché uno solo non basterebbe, per ciò che mi riguarda.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 12:02 Rispondi

      Anche l’antologia, però, secondo me andrebbe creata portando avanti un certo argomento, o tema. Per esempio, un’antologia di racconti horror va bene, ma una di fantascienza, che ha tantissimi sottogeneri, per me dovrebbe essere più omogenea.

      • Maria Pia Rollo
        2 novembre 2017 alle 17:50 Rispondi

        Sono d’accordo, un antologia a tema (o su uno specifico genere) é sempre apprezzabile.

  8. Marco
    2 novembre 2017 alle 12:02 Rispondi

    Ciao Daniele, il tuo discorso varrebbe di più per un autore completamente sconosciuto, tu comunque hai un certo seguito e non è cosa da trascurare. Secondo me non sarebbe male auto-
    pubblicare una raccolta di 4/5 racconti in modo da formare un corpus di almeno 300 pagine e metterlo in vendita come ebook. L’unico problema a mio avviso è la ridotta possibilità che il mercato italiano offre per questo genere di pubblicazioni, anche se negli ultimi anni le raccolte stanno avendo abbastanza seguito ( vedi Martin e le sue raccolte che in Italia si vendono bene). Col tuo lavoro potresti invogliare qualche lettore “pigro” intrattenendolo e ciò potrebbe essere una valida alternativa ad un romanzo, in un momento in cui la vita frenetica delle persone lascia meno spazio al tempo libero o alla lettura. Inoltre potrebbe essere una scelta utile per pubblicizzarti, per far apparire sempre di più il tuo nome sul mercato editoriale italiano, potrebbe essere insomma un investimento per far conoscere la tua scrittura, così quando il tuo romanzo sarà completato e spero pubblicato avrai più visibilità, perché molte persone, spesso titubanti sul mercato italiano e soprattutto quando si tratta di letteratura fantasy, controllano spesso se l’autore ha pubblicato altre opere. Il tutto potrebbe essere, secondo me, un gran punto a tuo favore, però posso sbagliarmi, magari non sto tenendo conto di altre variabili.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 12:06 Rispondi

      Ciao Marco, benvenuto nel blog.
      Non so se il mio seguito legge fantascienza, qualcuno sì, ma molti no, quindi di tutto il seguito (che bisogna appurare a quanto ammonta in persone, intanto) quanti ne restano di lettori davvero interessati?
      E un’antologia, come editing, mi costa quanto un romanzo, quindi per le mie tasche è comunque da escludere.
      Martin è un autore molto famoso e tradotto, quindi non fa testo con un Imperi qualunque :)
      Da una parte hai ragione, il nome circola nel mercato editoriale. Ma come circola? E in quale fetta del mercato? E quanto mi costa farlo circolare?

  9. Kukuviza
    2 novembre 2017 alle 13:31 Rispondi

    qualche tempo fa ho letto degli ebook di Perry Mason e alla fine di ciascun romanzo c’era un racconto italiano vincitore di non so quale premio. In quel caso non so chi pagasse eventuali editing o se l’autore intascasse qualcosa (dubito). E se pubblicassi il tuo romanzo e alla fine di esso aggiungessi un tuo racconto? Una specie di contenuto bonus.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 13:39 Rispondi

      Adesso c’è il concorso Urania Short. Il racconto vincitore sarà pubblicato alla fine del romanzo mensile Urania.
      Unire un romanzo a un racconto non mi piace. E poi se pubblico il romanzo, significa che una casa editrice me lo pubblica, quindi bisogna vedere cosa ne penserà :)

      • Kukuviza
        2 novembre 2017 alle 14:24 Rispondi

        Pensi che potresti partecipare o non ti interessa?

        • Daniele Imperi
          2 novembre 2017 alle 14:43 Rispondi

          Stavo pensando di partecipare, ma poi ho abbandonato l’idea: sarebbe stata un’altra distrazione.

          • Kukuviza
            2 novembre 2017 alle 14:49 Rispondi

            Ma uno di quei racconti non potrebbe essere inviato così com’è (sempre ovviamente sia in tema)?

            • Daniele Imperi
              2 novembre 2017 alle 14:59 Rispondi

              No, nessuno ci rientra come lunghezza, sono tutti più lunghi di 60.000 caratteri e per il concorso ne chiedono uno di massimo 40.000.
              Ventimila caratteri da togliere sono troppi :)

  10. luisa
    2 novembre 2017 alle 13:46 Rispondi

    Dal punto di vista economico è tutto molto scoraggiante e oserei dire umiliante, frustante, ma questo non ci può scoraggiare nel piacere di raccontare
    Una cosa mi irrita terribilmente, quando ciò che si fa, poi viene rivalutato e se ne crea business a vantaggio dei posteri

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 14:04 Rispondi

      Non mi scoraggia, certo, rivaluto soltanto i modi per pubblicare.

  11. Corrado S. Magro
    2 novembre 2017 alle 14:02 Rispondi

    Difficile confutare le tue considerazioni. Anni addietro ho concesso una corposa raccolta (oltre 300 pagine) di racconti a un editore digitale romano. Molti di essi, presenti singolarmente su un sito gratuito, avevano avuto riscontri e commenti lusinghieri. L’editore romano ne sceglie e offre uno gratis e dopo 6-7 mesi mi comunica che era stato scaricato ben 7500 (settemila e 500) volte. La raccolta intera la offriva mi sembra per € 4.90. Lo stesso racconto era stato letto altrove quasi 3 mila volte. Stimo le vendite a un 5 per cento e attendo la scadenza. Tra parentesi, l’editore non mi permetteva di controllare i numeri del venduto e alla resa dei conti affermava di avere fatturato meno dello 0,15 (zero 15) per cento. Per cancellare la raccolta dal suo sito ho dovuto procedere legalmente e spesso mi pongo delle domande, visto che la stessa raccolta, presente su un altro sito, è stata ignorata . Tendo inoltre a pensare che oggi tutto quello che supera le 3 pagine affatichi i lettori sotto i 40 anni. Osservando le opere di scrittori quotati, in gran parte i capitoli dei loro romanzi si riducono a 5 – 6 paginette in formato A5. Difficile forse digerire un testo più ampio. Agisce ancora un altro fattore: l’ebook affanna. Editori e distributori con grossi numeri, incontrati pochi giorni fa, affermavano che attualmente chi tiene è la lettura in affitto del file concesso su licenza. Concordo quindi con chi dice che per il racconto il posto più adatto per raggiungere il lettore è la presenza in una rivista.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 14:07 Rispondi

      Se era un vero editore, avrebbe dovuto farti firmare un contratto.
      Sulla lunghezza dei capitoli, dipende dall’autore. Ho trovato capitoli lunghi anche negli autori di oggi e capitoli brevi nei classici.
      Che cos’è la lettura in affitto?

  12. Corrado S. Magro
    2 novembre 2017 alle 15:11 Rispondi

    Il contratto lo avevo firmato. Non avevo immaginato che fosse intrasparente. 😞!
    La lettura in affitto la praticano alcuni grandi distributori. Esempio: io sono una (micro, media o grande poco importa) realtà editoriale. Tu sei un grande distributore “on line” che fornisce una cerchia di librerie, biblioteche comunali e/o privati. Tu mi offri un contratto di distribuzione e dal tuo portale, su licenza di lettura determinata nel tempo (7 a15 giorni per un certio numero di pagine, fino a 30 giorni per un testo intero, a secondo), consegni al lettore alla libreria o alla biblioteca interessata lo scritto richiesto nel formato epub o pdf. Tu proteggi lo scritto e non permetti che vi siano sbavature di alcun genere. Esempio: Skoobe tedesco, oppure OverDrive (in ben 16 lingue) con sede a Singapore eccetera. Localmente, in Svizzera, ci sono diverse librerie e biblioteche comunali affiliate che si rivolgono ai loro fornitori pagando una licenza sul prestito. In Italia ha iniziato a muoversi Street Libri che se non erro si rivolge sia a Libreka che a Skoobe per la diffusione oltre confine. È un metodo che esiste da diversi anni e sembra che sia il solo che attualmente trovi riscontro tra i fruitori con cifra di affari in crescita. Gli scritti in italiano (specie i cartacei) dalle mie parti sono poco richiesti al punto che qualche distributore locale li ha eliminati dalla propria offerta.

  13. Martina
    2 novembre 2017 alle 15:20 Rispondi

    Ma quali sarebbero le riviste che pubblicano racconti? Io conosco solo Inchiostro…

  14. Silvia
    2 novembre 2017 alle 15:56 Rispondi

    Come già dicono altri, penso che il racconto singolo vada bene per farsi conoscere, quindi pubblicandolo gratis sul proprio blog.
    Una raccolta di racconti può essere venduta, invece. Ma comunque a prezzo più basso di un romanzo. In fondo è una legge di mercato: le raccolte di racconti sono meno ricercate.
    Tra l’altro, sto proprio lavorando su una raccolta di 24 racconti brevi. E credo che il prezzo potrebbe orientarsi tra 1,99€ e 2,49€.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 16:21 Rispondi

      Penso anche io che il prezzo di un’antologia debba essere più basso del romanzo. Credo si impieghi più a scrivere un romanzo di 300 pagine che 10 racconti di 30 pagine l’uno.
      E poi vanno più i romanzi delle raccolte.

  15. athos
    2 novembre 2017 alle 16:42 Rispondi

    Ho scritto un libro di racconti, in self-publishing. Naturalmente le vendite sono quasi a zero, ma io sono soddisfatto lo stesso. Ora mi diverto con il bookcrossing. C’è pesò una cosa che mi rattrista un po’. Ho lasciato in giro una quarantina di libri, tutti registrati e riconoscibili. Sono stati tutti presi da qualcuno perché poi mi diverto a ripassare dove li lascio. Mi ha risposto solo una persona! Temo che manchi non solo la voglia di leggere o comprare, ma anche la curiosità di rispondere a qualcuno che ti lascia un libro.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 16:46 Rispondi

      Ciao Athos, benvenuto nel blog. Perché sei soddisfatto se le vendite sono quasi zero?
      Bookcrossing con il tuo libro?

      • athos
        2 novembre 2017 alle 21:38 Rispondi

        Soddisfatto perché la mia “fatica” sarebbe stata premiata nel poter farlo leggere. Ho cominciato a scrivere recentemente e quindi sono totalmente un neofita. non credo che un libro di racconti, purtroppo, possa fare molta strada. Per quanto concerne il bookcrossing è un modo, forse puerile, di farlo leggere. Forse non sarò mai in testa alle classifiche di vendita!

  16. Tenar
    2 novembre 2017 alle 16:50 Rispondi

    Io ho pubblicato per lo più racconti singoli. Per riviste, finiti in coda a romanzi, in raccolte di racconti, in e-book singoli (a meno di 2€, se hanno 40 pagine, anche a 99 centesimi). Attenzioni ricevute? Dipende dall’importanza che hanno per quell’editore, che a volte è anche parecchia, a volte invece scarsa, insomma, poi si impara dove è il caso di sbattere la testa e dove no.
    Ci si arricchisce? Ma manco per idea. Mi ci sono pagata qualche cena e in un caso un fine settimana romantico per me e il marito. Piccole storie, piccole soddisfazioni.

    • Daniele Imperi
      2 novembre 2017 alle 17:07 Rispondi

      Volevo infatti sentire la tua opinione, perché ho visto che spesso pubblichi racconti su Sherlock Holmes.
      Dipende anche dalle aspettative personali: a me di lavorare molto a un racconto per poi pagarmi solo una cena non va. Quindi ci rinuncio e me li pubblico nel blog.

      • Tenar
        4 novembre 2017 alle 15:55 Rispondi

        Un racconto su Sherlock Holmes lo scrivo in una settimana, se ho lo spunto giusto. So che tramite Sherlockiana e Sherlock Magazine raggiunge una fascia di pubblico di appassionati che non bazzica il mio blog (magari poi sì, perché mi vengono a cercare, ma prima mi trovano sulla rivista di settore). È ovvio che un racconto in digitale non può avere un gran prezzo e quindi anche i diritti d’autore saranno nell’ordine di centesimi a copia, però, ecco, è meglio di niente. Infine sono comunque racconti gettati nel vasto mondo editoriale, giusto settimana scorsa mi ha arrivata una mail da Giallo Mondadori che vuole opzionarne uno per una pubblicazione in coda a un romanzo di una collana, tiratura di qualche migliaio di esemplari, distribuzione capillare in tutta Italia, pagamento ovviamente proporzionato all’esiguo numero di pagine (diciamo sempre una cena, ma magari non una pizza). Siamo sempre lì, camparci non ci campo, ma meglio di niente è.
        Dipende sempre dalle aspettative, per anni ho partecipato al trofeo Rill più che per la pubblicazione in sé per i benefici correlati, come l’ingresso gratuito a Lucca Comics per me e marito, con relativa cosa saltata, poi ne è nata una bella amicizia con gli organizzatori, con altri autori e un’antologia “tutta mia” ben promossa e recensita. Io mi accontenterò di poco, ma schifo non mi fa.

        • Daniele Imperi
          6 novembre 2017 alle 08:10 Rispondi

          Io non impiego una settimana a scrivere un racconto, ma molto di più. E poi lo lascio riposare alcuni giorni prima di revisionarlo, quindi parte un po’ di tempo.
          Neanche a me fa schifo guadagnare qualcosa, ma in questo caso il guadagno è troppo irrisorio per le risorse che impiego.

  17. Andrea
    2 novembre 2017 alle 20:55 Rispondi

    Io possiedo molti racconti… o forse dovrei dire inizi di romanzi dimenticati :)

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2017 alle 08:02 Rispondi

      Eh, questo lo sai tu, se sono racconti o inizi di romanzi :D

  18. Alessia
    3 novembre 2017 alle 07:29 Rispondi

    Concordo con le tue conclusioni riguardo alla pubblicazione di un racconto singolo. Secondo me, inoltre, oltre a un fattore economico c’è da considerare il fatto che un racconto così isolato e magari di autori non molto noti rischia di deludere il lettore e farci una pubblicità negativa. Anche una raccolta disomogenea dei nostri racconti può risultare altrettanto deleteria. Tuttavia penso sia possibile arginare il problema pubblicando il racconto su riviste dedicate, oppure magari in antologie a cura di autori vari (ovviamente ritenuti validi).
    La scelta di pubblicarli gratuitamente sul proprio spazio web può essere ancora più saggia, per farsi conoscere, apprezzare e far appassionare futuri papabili lettori di opere più “lunghe”.

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2017 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Alessia, benvenuta nel blog. In antologie di vari autori è diverso, perché sono appunto antologie. Sulle riviste non saprei, non conoscendo quelle italiane.

  19. Maria Grazia
    3 novembre 2017 alle 08:11 Rispondi

    Premessa: sono la capo editor di una piccola casa editrice. Noi pubblichiamo racconti, ma non, ovviamente, racconti singoli, né antologie disomogenee. Lavoriamo molto con esordienti e facciamo coaching, cosa che significa che aiutiamo i nostri autori a crescere. Per quanto riguarda i racconti quindi, chiediamo agli autori di mandarci raccolte corpose, dalle quali scegliamo insieme a loro il meglio, per poi, se necessario lavorarci sopra, a volte costruendo insieme (noi con le idee, loro con la penna) nuovi racconti per completare meglio la raccolta. Forse saremo dei pazzi visionari, ma stiamo avendo ottimi risultati. E siamo anche NoEAP…

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2017 alle 09:08 Rispondi

      Ciao Maria Grazia, benvenuta nel blog.
      Una raccolta costruita assieme all’autore mi sembra una buona idea. Non sono d’accordo sul fatto che la casa editrice debba mettere le idee: una storia deve venire dall’autore.

      • Maria Grazia
        3 novembre 2017 alle 15:18 Rispondi

        Non mi sono spiegata bene in effetti: non è la CE in quanto CE che ci mette le idee, ma mentre collabora con l’autore a volte l’editor ha delle idee che trasmette all’autore, che poi ne scrive.

  20. Marco
    3 novembre 2017 alle 12:13 Rispondi

    Daniele, ma per Romanzo che intendi? Un libro di è più pagine? Se è per quello non ne ho mai scritto uno, il più lungo ha 220 pagine(suppergiu) il più corto 83…però anche sono corti sono intrisi di avventura, In pratica sono concentrati, succede di tutto e di piu! (Pagine carattere 16)

    • Marco
      3 novembre 2017 alle 12:15 Rispondi

      * di 400 è più pagine(eppure pensavo di averlo scritto! Maledetto tablet!XD)

    • Daniele Imperi
      3 novembre 2017 alle 12:27 Rispondi

      Un romanzo è un romanzo e un racconto è un racconto, sono due diversi testi narrativi.
      400 pagine? Non è un racconto, allora.
      Carattere 16? Ovvio che vengano lunghe le storie, accorcialo a 13.

  21. Marco
    3 novembre 2017 alle 13:58 Rispondi

    A 13 non vedo bene! ( e porto gli occhiali!) i titoli invece a carattere 20 sono! :-)
    scusa per l’errore ma dovevo andare (e so passati anni da quando sono andato a scuola, mi ricordo molto di più la storia è le scienze che l’Italiano! XD )

  22. Chiara R.
    4 novembre 2017 alle 15:06 Rispondi

    Io purtroppo, non riesco proprio a leggere in digitale ma comprendo benissimo che può essere un ottimo canale di vendita e di diffusione per il proprio operato.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2017 alle 08:19 Rispondi

      Neanche io riesco a leggere in digitale, mi trovo meglio su carta.

  23. Sean
    5 novembre 2017 alle 00:15 Rispondi

    Salve, mi è già capitato di passare di qui svariate volte, ma mai di commentare. Di recente ho aperto un blog, ripreso la scuola, ho un mestiere ORA che non so quanto possa durare (perlomeno qui in Italia) ma punto a prendere maturità e andare ad un università di lettere moderne. Nel frattempo visto che ho ancora anni davanti a me, vorrei prepararmi al meglio e iniziare a macinare qualcosa. Dopo questa piccola presentazione che spiega perchè sono qui, vorrei dire che ti appoggio in pieno. E vorrei farti abbandonare un attimo l’idea dell’eBook per farti un altro esempio. Ci sono pochi soldi, e si è creato un mercato dell’usato immenso. Ho preso circa cento libri quasi tutti grandi libri o classici, proprio un mese fa a settembre, da diversi lotti o singolarmente pagandoli 1€ l’uno. Avrò da leggere per un anno, spendendo quello che in libreria mi sarebbero costati….6?…7 volumi? Il problema è che non ho molto da disquisire sulle nuove uscite, ma da quello che mi dicono in molti, non mi sto perdendo molto. Apparte i gusti per le nuove uscite, i grandi romanzi a parere mio sono da leggere TUTTI. Quindi ovviamente mi oriento su quel mercato, ho ancora così tanti magnifici romanzi da leggere alla mia età che prima vorrei colmare le lacune del passato. E per quanto riguarda i racconti.. Ho preso tutti i racconti di Svevo in un edizione tipo Bibbia da 1500pg, a 2€ (la mia spesa più grande). Dato su IBS a 45€ generosamente scontato dai 60 prezzo base. A 1€ ho preso tutta le opere di Oscar Wilde, quindi romanzi, racconti e corrispondenza. Non so dire il prezzo di quell’edizione nuova, ma un’edizione così nuova credo costerebbe pressapoco come quella di Svevo. Una volta finito tutto questo materiale? Penso che non comprerei un racconto singolo ai prezzi su cui più o meno stanno. Magari comprerei una raccolta di quei racconti di un autore promettente o di cui conosco già qualcosa. Ahimè questa è la dura e cruda verità (anche per me visto le mie ambizioni). Hai pensato di farne una raccolta? O di andare avanti coi romanzi e farli uscire postumi a questi ultimi magari per l’appunto in raccolta?
    Scusa se forse queste domande e questo argomento è già stato trattato nei commenti, ma 67 sono lunghi da scorrere in una volta :)

    A presto,
    Sean

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2017 alle 08:16 Rispondi

      Ciao Sean, benvenuto nel blog.
      La penso più o meno come te. I classici in cartaceo si trovano a prezzi stracciati, allo stesso prezzo di un racconto singolo in ebook.
      Mi hanno suggerito una raccolta di quei racconti, ma sono troppi scollegati uno dall’altro, quindi non mi interessa. Usciranno nel blog.

      • Sean
        7 novembre 2017 alle 15:46 Rispondi

        Grazie per il benvenuto. Capisco, se sono poco pertinenti l’uno con l’altro diventa difficile farne una raccolta. Dunque aspetterò con ansia il momento in cui li posterai.
        Buona giornata, Sean

  24. Barbara
    6 novembre 2017 alle 09:45 Rispondi

    E’ la conclusione a cui sono giunta ancora prima di aprire il blog. :)
    Ancora oggi c’è chi mi chiede: “Perché non fai una raccolta di racconti?”
    “Perché è disomogenea, spazio dal thriller, al fantasy al rosa, e non avrebbe mercato.”
    “Ma almeno la puoi mettere su Amazon! E ti fai pubblicità!”
    C’è questa credenza che Amazon sia una fonte pubblicitaria incredibile… quando invece ottengo più letture “vere” dal blog stesso tramite ricerche Google e i social. Il fatto è che per essere su Amazon in maniera decente devi non solo avere un editing professionale, ma anche un’impaginazione e una copertina ben fatte, perché stai chiedendo un prezzo e il lettore vuole spendere bene i suoi soldi. Sul blog è gratis e quindi non solo chiudono un occhio, ma ti leggono più volentieri. Ovvio però che il blog dev’essere inteso come strategia a lunga scadenza, quindi va bene racconti gratis, in attesa di avere o un’antologia omogenea oppure l’occasione di pubblicare un romanzo (e nel frattempo aver creato il pubblico).

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2017 alle 10:18 Rispondi

      Disomogenea per generi letterari è ancora peggio.
      Ti fai pubblicità non ha senso: per farsi pubblicità si deve raggiungere un certo pubblico, non basta prendere un cartellone pubblicitario.

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