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Pseudonimo o nome reale per pubblicare?

Pseudonimo

Tanti anni fa, quando sognavo di fare lo scrittore, decisi che avrei scelto uno pseudonimo: non mi piaceva il mio nome, non riuscivo a figurarlo sulla copertina di un mio libro, né a sentirlo pronunciare dalla gente quando lo chiedeva in libreria (quest’ultima sensazione permane: “È uscito il nuovo romanzo di Daniele Imperi?” “Se magari si decidesse a scriverne uno” potrebbe essere l’eventuale e più probabile risposta).

Ero arrivato quindi alla certezza quasi matematica che avrei usato lo pseudonimo Ludus, nome con cui firmo le mie vignette. Ma per un vignettista, un fumettista, un illustratore è quasi una regola usare un nome d’arte: dunque perché non dovrebbe esserlo anche per uno scrittore?

Con gli anni, poi, ho cambiato idea. Continuo a firmare i miei disegni come Ludus, ma firmo le mie storie come Daniele Imperi: piaccia o meno (a me e agli altri), è così che mi chiamo. Forse chiunque ha la stessa mia sensazione a sentire il proprio nome, magari anche un Manzoni l’ha avuta, un Leopardi, un Poe (che ha usato diversi pseudonimi, comunque).

Leggibilità del nome

Uno dei motivi che potrebbe spingere uno scrittore a cambiare il proprio nome è la sua leggibilità: ma in relazione a cosa? Per noi alcuni cognomi tedeschi, russi, cinesi e così via possono risultare illeggibili, ma nella nazione di appartenenza non lo sono.

Lo scrittore guarda al futuro, a una probabile traduzione delle sue opere in varie lingue e vuole essere certo che tutti comprendano il suo nome. Può essere una spiegazione, anche se non la trovo molto logica. Allora nessuno scrittore dovrebbe firmarsi col proprio nome.

Musicalità del nome

La scelta di usare uno pseudonimo fu causata da quella che io consideravo una mancanza di musicalità nel mio nome e cognome. Sentirli insieme non mi restituiva un suono musicale come avviene sentendo pronunciare Alessandro Manzoni. Forse perché Alessandro Manzoni ha qualcosa in più del sottoscritto? Può essere una spiegazione accettabile.

Questione di abitudine, anche. Gli scrittori famosi si sentono spesso, siamo abituati al suono del loro nome e non facciamo più caso a queste paranoie – che forse sono solo mie. Dovremmo quindi abituarci a sentire il nostro nome e cognome come un suono giusto, armonioso che ben si adatta alle orecchie dei lettori.

Confusione fra nome e pseudonimo

Uno dei problemi che può dare l’uso dello pseudonimo è la confusione che si verrà a creare fra questo e il nome reale dello scrittore. Gli amici, i conoscenti, i parenti, i colleghi conoscono il vero nome dello scrittore. Verrà loro naturale cercarlo in libreria e online.

I lettori impareranno presto lo pseudonimo, ma qualcuno – come me – si chiederà come si chiama realmente l’autore. Perché a me piace la realtà e non la finzione nella vita reale. Voglio sapere chi è che ha scritto il libro che sto leggendo. Perché trincerarsi dietro uno pseudonimo?

Lo scrittore sei tu

Uno scrittore è una persona, prima di tutto. È un essere umano. Usare uno pseudonimo è come volersi distaccare dal resto del mondo, come voler apparire superiori. Questa è la mia sensazione.

Lo scrittore sono io, che prendo l’autobus e la metropolitana per spostarmi, che bevo una birra al pub, che vado al cinema, che sono qui dietro il portatile a scrivere post per il blog e racconti della domenica.

Il vantaggio del nome reale è la sua diffusione. È il suo stretto legame con la persona-scrittore, è la sua appartenenza al mondo dello scrittore, è la sua riconoscibilità nelle cerchie delle conoscenze. È un modo per dire e ribadire: “Io ce l’ho fatta”.

Nomi o pseudonimi?

Quale nome preferite sulla copertina del vostro libro: il vostro o un nome d’arte? E come firmate di solito le vostre storie? Avete mai pensato a quale nome usare in caso di pubblicazione?

35 Commenti

  1. Frank Spada
    1 maggio 2013 alle 09:29 Rispondi

    La casualità di capire fin da subito che tra essere e apparire c’è di mezzo la necessità di rimanere solo chi si è – persone, tutte uguali, ma ciascuno con le proprie responsabilità verso gli altri, soprattutto verso noi stessi, con modestia e disincanto.
    Buon 1° Maggio, caro Daniele, visto che il Lavoro, quello vero, che magari qualcuno ha svolto per arrivare quasi in fondo alla sua vita, va preservato dal gioco dello scrivere per gioco, senza imbroglio e rispettando tutti.
    Con stima.
    ps – probabilmente sono andato fuori tema, ma lei mi scuserà / spero.

  2. Annarita
    1 maggio 2013 alle 09:29 Rispondi

    Vabbé, ho pubblicato solo una cosina, quindi parlo per ipotesi… Il proprio nome è il migliore :)

  3. franco zoccheddu
    1 maggio 2013 alle 10:25 Rispondi

    Daniele, mi stupisci assai! Primo: Daniele è uno dei nomi più musicali che conosca, è biblico, ha un significato nobile e profondo (qualcosa tipo Dio giudica, non ricordo bene), l’ho dato quindici anni fà a mio figlio e mi sembra sempre più bello e musicale. Imperi! Diamine, Daniele: ti rendi conto? Richiama un impero, un sistema fatto di genti e storie, e ti lamentavi? Dunque, non si discute: Daniele Imperi è ok.
    Ora, ti parla uno che si chiama Franco, abbastanza anonimo sotto il profilo musicale, semmai interessante come significato: libero, uomo libero. Zoccheddu: uhm, qui dovrei ovviamente discutere. Musicalità zero, più rumore che suono. Si, vabbé: e allora Manzoni? A me ricorda animali da macello, e questo dimostra che è molto relativo il richiamo musicale, l’associazione suono-pensieri.
    Infine: vero nome o pseudonimo? Vero nome, assolutamente. Chi se ne frega se non piace? Deve piacere quello che scrivi. Per me la questione è risolta.

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 18:39 Rispondi

      Vero, avevi scritto che tuo figlio si chiama come me :)
      Hai ragione, alla fine, è solo questione, forse, di come uno sente il proprio nome. E giustamente deve piacere quel che uno scrive.

  4. Elisa
    1 maggio 2013 alle 11:20 Rispondi

    Anch’io anni fa pensavo a un pseudonimo: Leli (ora come ora, mi domando che nome sia) ma con il passare del tempo, ho pensato :”Ma perchè non devo usare il mio vero nome? ” alla fine ho capito che era un problema mio, mi vergognavo di quello che scrivevo. Ora mi piace il mio nome, è semplice. L’importante è che alla gente piaccia ciò che scrivo.
    Elisa Cataneo, scrittrice.
    Tutto sommato suona bene.!

    • Neri Fondi
      1 maggio 2013 alle 11:58 Rispondi

      Io non ho una filosofia precisa in merito a quello che hai scritto.
      Non ho nulla contro chi usa pseudonimi, né contro chi usa il proprio nome, quindi non considero corretta o meno l’una o l’altra pratica.
      Io ho iniziato col mio nome, poi a causa di diverse vicissitudini ho deciso di abbandonarlo (solo artisticamente) per utilizzare il mio pseudonimo attuale, che ho scelto in base alle mie preferenze “di suono”. Neri è un nome che mi è sempre piaciuto, Fondi indica la profondità dell’animo umano, ed ecco che viene fuori quanto leggi accanto alla mia immagine.
      Se vuoi un giorno, visto che hai detto che sei curioso di sapere chi scrive quello che leggi, potremmo parlare in privato di quello che mi ha spinto a fare questa scelta.

      Neri… ops!

      Andrea.

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 18:40 Rispondi

      Beh, Elisa è un bel nome e anche col cognome suona bene nell’insieme :)

  5. Cristiana Tumedei
    1 maggio 2013 alle 15:06 Rispondi

    Una questione interessante. Ti dirò che, , personalmente, non disdegno nessuna delle due opzioni.

    Come lettrice mi appassiono alle storie dello scrittore e non tendo a dare peso al suo nome. Nel caso di uno pseudonimo sono sempre curiosa di scoprire il perché della scelta. Credo sia un aspetto emblematico.

    Venendo a me, sono certa che il mio nome non avrà modo di circolare in futuro. E questo è un bene, siccome lo detesto. Ho proprio difficoltà ad associarmi ad esso. Un po’ per un fatto di musicalità, ma anche per un aspetto identitario che manca.

    Insomma, il tuo nome dice chi sei oppure è il resto a parlare?

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 18:43 Rispondi

      Tu la metti sul profondo, ma non entro sui meriti personali del tuo nome, anche se a me piace :)
      Siamo d’accordo che sia il resto a parlare di noi.

  6. franco zoccheddu
    1 maggio 2013 alle 15:16 Rispondi

    Ma… scusate se debordo e occupo lo spazio: è già la seconda opinione negativa sul proprio nome, e da una persona con nome aulico, musicale e nobile: Cristiana. C’è forse da discutere sul richiamo plurimillenario? Tumedei: penso alle canzoni etniche di Battiato, al mondo orientale, a vaghe odissee antiche di viandanti e cantori.
    Proprio non capisco… Il nostro nome è la prima parola che si dice sulla nostra vita e che si dirà alla fine. Bando alle incertezze: viva il nostro nome, qualunque esso sia.

    • Cristiana Tumedei
      1 maggio 2013 alle 15:54 Rispondi

      Salve Franco,
      mi permetto di risponderti. Hai ragione quando dici che il nostro nome ci accompagna lungo l’intero corso della nostra vita. Anzi, sono certa che dica di noi molto più di quanto pensiamo.

      Ed è proprio per il suo valore identitario che fatico ad apprezzare il mio. Ma credo sia una questione più profonda.

      Ad ogni modo, mi permetto di approfittare per un istante dello spazio di Imperi per raccontarti un aneddoto che mi riguarda. Quando nacque mia figlia avevo una lista di nomi che avrei voluto darle. Selezionai quelli che avevano un significato per me o che rispettavano una musicalità particolare. Passai nove mesi a chiedermi quale fosse quello giusto, proprio perché ne tenevo in considerazione l’importanza. Sai cosa feci? Aspettai di guardarla negli occhi per scegliere quello più adatto a lei.

      Ecco, credo sia questo il punto: riconoscersi nel proprio nome è importante, anche se spesso implica un percorso non semplice e a tratti doloroso.

  7. Lucia Donati
    1 maggio 2013 alle 18:04 Rispondi

    A me il tuo nome suona bene (de gustibus…). Succede comunque che a qualcuno non piaccia il proprio nome: sarà perché lo hanno scelto altri? :)
    Nome o psudonimo? Per me possono andare bene entrambi e non ritengo ci possa essere il problema della confusione. Credo che un autore possa volere uno pseudonimo per vari motivi. La scelta del nome? C’è chi si avvale della numerologia per trovarne uno adatto, magari che porti fortuna o abbia una vibrazione complessiva positiva… ;)

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 18:44 Rispondi

      Anche a me suonano bene i nomi degli altri, quindi alla fine credo sia solo una questione di abitudine.

  8. Giovanni
    1 maggio 2013 alle 19:56 Rispondi

    Io non ho mai pensato di pubblicare con uno pseudonimo, anche perché prima di pubblicare ce ne vuole, ma, in ogni caso, non mi andava di non essere davvero io quello che pubblicava. Con il romanzo che ho scritto avrei voglia di usare uno pseudonimo solo perché darebbe un ulteriore impatto al romanzo, in cui si parla di uno scrittore e del suo romanzo e quindi cambiare il nome con il protagonista della storia sarebbe un modo per rendere la storia quasi più vera di quanto non sia, ma alla fine dopo aver raccolto il mio pubblico di 4-5 lettori mi perderei anche quelli :) .

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 19:59 Rispondi

      In effetti anche a me dà l’idea di non essere io a pubblicare usando uno pseudonimo.

  9. Salomon Xeno
    1 maggio 2013 alle 20:45 Rispondi

    Io sono decisamente per mantenere il nome, anche se dipende da cosa sto pubblicando. Per esempio, credo che Dan Brown abbia fatto benissimo a pubblicare “187 Men to avoid” a nome Danelle Brown!

    • Daniele Imperi
      1 maggio 2013 alle 21:10 Rispondi

      Mah, se decido di usare il mio nome – e così ho deciso – uso sempre quello.

  10. Tenar
    2 maggio 2013 alle 17:02 Rispondi

    Conosco persone che vogliono tenere separata la loro attività di scrittori da un’altra attività lavorativa e per questo motivo scelgono di pubblicare con uno pseudonimo. I motivi possono essere vari, si va dai pregiudizio in alcuni ambiti lavorativi verso certe tematiche, all’essere un personaggio abbastanza noto che vuole godersi la scrittura come un puro hobby, magari di successo, ma senza alcuna attinenza con la propria attività principale. Credo che in questi casi sia una scelta condivisibile

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2013 alle 17:50 Rispondi

      Capisco che vuoi dire, secondo me bisognerebbe trovarsi in certe situazioni. Ognuno reagisce a modo suo.

  11. KINGO
    2 maggio 2013 alle 17:23 Rispondi

    Il proprio nome e’ sempre il migliore, ma non e’ disdicevole lavorare di fantasia anche su se stessi.
    Pero’ non sopporto quelli che usano come pseudonimo il nome di qualcosa o qualcuno gia’ famoso, anche se magari non contemporaneo.

    • Daniele Imperi
      2 maggio 2013 alle 17:50 Rispondi

      Vero, se devi usare uno pseudonimo allora mettici un po’ di fantasia.

  12. Cristiana
    3 maggio 2013 alle 10:07 Rispondi

    Mi viene da pensare alla fantasia ed ironia di alcuni pseudonimi che circolano su twitter. Confesso di seguirne qualcuno più per il nome che per i contenuti.

    • Daniele Imperi
      3 maggio 2013 alle 10:11 Rispondi

      Ciao Cristiana e benvenuta nel blog.
      Su Twitter magari c’è una logica, perché usi un nickname.

  13. Romina Tamerici
    7 maggio 2013 alle 23:36 Rispondi

    Io ho sempre utilizzato il mio nome, nei testi che scrivo e nel web. Ho il vantaggio (o lo svantaggio a seconda dei punti di vista) di essere l’unica Romina Tamerici nel mondo. Il che aiuta nei motori di ricerca, sicuramente. Il mio cognome mi piace tanto, il nome a momenti alterni, ma sono io e non vedo perché nascondermi dietro un altro nome. Ho usato un nickname solo una volta nella mia vita nel web e non credo lo rifarò.

  14. Kyra
    12 marzo 2014 alle 23:47 Rispondi

    Vorrei confutare quello che hai detto: che usare uno pseudonimo dà una percezione di volersi sentire superiori. Credo sia esattamente il contrario (a meno che ovviamente lo scrittore poi non voglia far sapere il suo nome vero, nel qual caso sarebbe tutto inutile). Usare il nome vero, facendo un paragone, è più narcisistico proprio perché ci si vuole far conoscere dalla gente e dimostrare un qualche successo a famiglia e amici.
    Con lo pseudonimo invece è unicamente il libro ad avere una voce.

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2014 alle 14:00 Rispondi

      Non vedo sinceramente dove sia la superiorità a mostrare il proprio nome. Secondo me è una questione di rispetto per il lettore, innanzitutto. Io ho diritto di sapere chi ha scritto il libro.

      Certo, in alcuni casi si sa (esempi sono Stephen King e JK Rowling), ma altrimenti non sai chi si nasconde dietro quel nome.

      No, non lo vedo per nulla come un narcisismo, altrimenti sarebbe così anche per ogni forma d’arte.

  15. maurizio
    13 gennaio 2015 alle 19:45 Rispondi

    Anche se il post è piuttosto datato, ritengo che sia comunque sempre attuale, quindi mi permetto di dire la mia.
    Concordo con Tenar: i motivi per pubblicare con uno pseudonimo sono molteplici. E tra i più validi c’è il problema dell’omonimia. Io, ad esempio, ho due omonimi, uno dei quali ha pubblicato quasi in contemporanea con me. Questo rappresenta un problema per i lettori che cercano un libro; soprattutto ora che i canali di distribuzione sono parecchi e, a meno ché non si tratti di un best seller, un libro è solitamente in vendita soltanto su uno o due canali di distribuzione o catene di librerie. In ogni caso si crea confusione.
    Un altro motivo si ricollega a quanto già detto da Tenar; ovvero ad una sorta di distinzione fra lavoro e vita personale, oppure fra argomenti del tutto diversi (ad esempio scientifici e narrativi). Più semplicemente un autore potrebbe non voler far sapere in ambito lavorativo che lui scrive poesie, piuttosto che racconti erotici o altro.

    A chi invece medita di usare uno pseudonimo perché non gli piace il suo vero nome, consiglio di pensarci bene: ricordiamoci che i primi a risentirne sarebbero i nostri genitori. Potrebbero interpretarlo diniego, un rinnegare le proprie origini.

    • Daniele Imperi
      14 gennaio 2015 alle 08:30 Rispondi

      Ciao Maurizio e benvenuto.
      All’omonimia non avevo pensato. So che esistono almeno altre 3 persone col mio stesso nome e cognome, anche se non credo abbiano scritto libri. Ma in ogni caso al mio nome non rinuncio. Scelte personali. Come anche il fatto di non voler far sapere al lavoro che scrivi poesie o altro.
      Non capisco, però, perché la Rowling abbia scelto di pubblicare gli ultimi 2 romanzi con uno pseudonimo maschile, tanto più che ha fatto sapere a tutti che è lei.

  16. Maurizio
    14 gennaio 2015 alle 16:38 Rispondi

    Ciao Daniele,
    in realtà non avevo mai pensato ad usare uno pseudonimo, e finora non l’ho fatto, perché ritengo che le origini siano importanti, ma soprattutto perché lo è l’identità di ogni persona. Ma francamente devo dire che proprio per l’omonimia, sto meditando di affidarmi ad uno pseudonimo per un libro che ho in cantiere. Finora ho scritto cose di nicchia indirizzate ad un pubblico ristretto, perciò l’omonimia non rappresentava un problema; ma uno dei libri che sto scrivendo sarà per un vasto pubblico e dello stesso genere di uno dei miei omonimi; ecco perché sto valutando la possibilità di usare uno pseudonimo. E qui si aprono dei dubbi amletici, in quanto avrei intenzione di proseguire con la pubblicazione di romanzi, perciò ritengo che la scelta di utilizzare il nome vero piuttosto che lo pseudonimo debba essere definitiva: o uso sempre il mio nome, o sempre lo pseudonimo.
    Un altro dubbio lo nutro sul fatto di usare un vero e proprio pseudonimo anziché alterare il nome, ad esempio con l’aggiunta di un secondo nome. Quest’ultimo sarebbe forse il compromesso migliore; ma francamente non ho ancora deciso nulla; non mi sono nemmeno preso il giusto tempo per valutare attentamente la cosa. Del resto prima occorre completare il libro, poi cercare un editore serio ed interessato alla pubblicazione; la scelta del nome sarà quindi l’ultima cosa.

    Per quanto riguarda la Rowling, mi pare che già in passato abbia usato uno o due diversi pseudonimi. Il motivo non è chiaro nemmeno a me, visto che appunto non ha tenuto segreta la cosa.
    A volte sono gli editori a richiedere l’uso di pseudonimi. Talvolta per motivi di musicalità, altre volte per problemi di pronuncia, e non per ultimo per sessismo; convinti che un certo genere sia più credibile, e quindi più appetibile, se scritto da un uomo piuttosto che da una donna o viceversa (più raro).

    • Daniele Imperi
      15 gennaio 2015 alle 08:06 Rispondi

      In effetti devi pensarci bene. Sulla questione dell’editore che mi obbliga a usarlo, penso che manderei a quel paese l’editore :)

  17. Epsilon Bootis
    18 febbraio 2015 alle 22:47 Rispondi

    Ciao Daniele ed a tutti gli intervenuti sul blog,
    ho letto con molto interesse i vostri post; personalmente ho sempre usato lo pseudonimo che vedete … ma ultimamente mi sta assalendo il dubbio : dico il mio vero nome o no?
    Non sono uno scrittore di parole … ma di note; la passione per la musica è nata con me, ma non ho mai potuto percorrere la strada professionale; un bel giorno ho deciso di pubblicare qualche brano su youtube, e prima di farlo ho digitato il mio nome e cognome su google, tanto per vedere se ci fosse già qualche musicista omonimo.
    E’ venuto fuori di tutto: pizzaioli, fotografi, politici, ricercati e latitanti, personaggi di film malavitosi…
    Ovviamente ho optato per lo pseudonimo ma … quando devo rispondere a qualche mail, al momento di firmare mi chiedo sempre se il destinatario gradirebbe sapere come mi chiamo veramente, oppure se pensa che io mi creda “chissà chi” nascondendomi dietro uno pseudonimo.
    Concordo con l’opinione, più o meno di tutti, che la cosa più importante sia cosa trasmetti, ma lo pseudonimo può essere considerata una maschera? E questa maschera è fastidiosa al “pubblico”? In altre parole mi pongo il problema contrario : io mi sento io quando firmo col mio pseudonimo, ma chi lo riceve è infastidito? Io credo che quando si è emeriti sconosciuti un po’ dia fastidio, ma se in qualche modo riesci a farti conoscere il problema diventa l’opposto.

    Cordialmente.
    Epsilon Bootis ( e qui che si parla di pseudonimi non ho avuto difficoltà a scriverlo :-) :-) )

    • Daniele Imperi
      19 febbraio 2015 alle 07:57 Rispondi

      Ciao e benvenuto.
      Anche io ho diversi omonimi.
      Riguardo alle email dovresti usare il tuo vero nome – a dire la verità anche nel blog, ma per ora va bene, ho comunque intenzione di cambiare le regole per i commenti – è un diritto del destinatario sapere con chi sta parlando. Tu scrivi musica, se qualcuno ti propone un contratto, non puoi continuare con l’anonimato. Nulla vieta che tu firmi la tua musica con uno pseudonimo – molti fumettisti usano o hanno usato quello per le loro vignette: Magnus (Roberto Raviola), Bonvi (Franco Bonvicini), Silver (Guido Silvestri), i primi che mi sono venuti in mente – ma comunque il pubblico conosceve i loro veri nomi.

  18. monia
    24 agosto 2015 alle 11:32 Rispondi

    Ciao. Fino a poche settimane fa neppure pensavo a cambiare il mio nome (il mio libro è in formazione, non l’ho ancora pubblicato e sono alle prime armi); non me ne vergogno, anche se non è nulla di che.
    E tuttavia ho iniziato a pensarci. Il mio genere è letteratura femminile un po’ piccante, e ho un figlio che tra qualche anno sarà adolescente e la cosa mi crea qualche imbarazzo (o potrebbe provocarlo a lui)…!
    Nel caso, ci sono metodi-suggerimenti per la scelta dello pseudonimo? Dove trovo qualcuno che possa dare un consiglio? Sono sempre gli editor che ricoprono questo ruolo?
    grazie

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