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Creare un protagonista di sesso opposto al proprio

Protagonista donnaDa uomo, tendo a creare protagonisti maschili. Raramente mi è capitato di mettere in campo donne come protagoniste, ma erano racconti brevissimi, di 300 parole. Voglio parlare, però, di come creare un protagonista di sesso opposto al proprio per un racconto lungo o perfino un romanzo.

Ecco, proprio questo è il punto: come crearlo? Pensavate che vi avrei dato la soluzione? Non ce l’ho nemmeno io, quindi non posso darla.

Fra le mie idee c’è un romanzo con protagonista una donna. A quel punto che fare? Il problema principale è che io, da uomo, posso sapere con certezza quasi assoluta come si potrebbe comportare un uomo in certe circostanze. Ma una donna? Non ne ho idea, potrei solo ipotizzare.

Pensando a come risolvere questo dilemma, ho tirato giù delle idee, quattro in tutto, che possono aiutarmi sia nella creazione del personaggio sia nel suo comportamento durante lo sviluppo della storia.

  1. Chiedere consiglio a una donna: mi sembra la soluzione più appropriata. Leggendo On Writing di Stephen King, anche lo scrittore americano faceva così. In realtà questa idea è venuta fuori proprio da là, diciamola tutta. Stephen King faceva leggere a sua moglie, o forse quando erano ancora fidanzati, se non ricordo male, i suoi testi e lei gli dava consigli sui personaggi femminili. Chi meglio di una donna sa come ragione una donna?
  2. Leggere romanzi con donne come protagoniste: meglio se scritti da autrici. In questo modo si potrà carpire qualcosa della psicologia e della filosofia femminili. Apprendere come parlano. Come reagiscono alle situazioni.
  3. Vedere film con donne come protagoniste: come sopra, in pratica. Sperando di incorrere in film che hanno saputo rendere al meglio le donne, possiamo prendere spunto e lezioni su come costruire il nostro personaggio.
  4. Osservare le donne che conosciamo: che c’è di meglio della realtà quotidiana? L’osservazione di madri, sorelle, mogli, fidanzate, amiche e conoscenti ci aiuterà moltissimo nello sviluppo del nostro personaggio. Il problema, semmai, si porrà se nel nostro caso la protagonista è un’assassina o comunque una figura totalmente lontana da quelle che ci circondano.

Questo è ciò che farei io. Al limite potrei anche usare un forum letterario, ponendo dei quesiti su come si comporterebbe una donna se si trovasse in una particolare condizione. Non è necessario riportare la trama del romanzo che state scrivendo, ma soltanto, in linea generale, una situazione.

Avete mai pensato a come creare un personaggio di sesso opposto al vostro? Come vi muovereste?

12 Commenti

  1. Romina
    26 settembre 2011 alle 08:51 Rispondi

    Nel mio racconto per il concorso “Pirati” ho creato un protagonista umano maschile, una cosa che non avevo mai fatto prima, almeno credo. Il testo è scritto in prima persona e ti confesso che spesso nello scriverlo mi ritrovavo a parlare al femminile e dovevo ritornare indietro a correggere tutto… comunque alla fine ce l’ho fatta! Poi essendo un racconto breve ritengo che il problema sia contenuto.
    Il mio prossimo libro ha per protagonista un maschio ma, non essendo umano, è tutto un altro paio di maniche! Grazie per l’utilissimo post! Ne farò tesoro…
    Sai che ho cominciato proprio ieri a leggere “On writing”?

  2. Daniele Imperi
    26 settembre 2011 alle 09:42 Rispondi

    Eh, n on è facile far recitare un personaggio di sesso opposto al nostro :)

    On Writing è veramente bello, ti fa capire parecchie cose.

  3. Romina
    26 settembre 2011 alle 13:44 Rispondi

    Per ora sono solo all’inizio di “On writing” ma in molti me ne hanno parlato davvero bene!

    Dovrò allenarmi a scrivere racconti con protagonisti maschili… io non ho mai pensato di chiedere a qualcuno come si comporterebbe in una situazione, però, osservo molto!

  4. Hombre
    26 settembre 2011 alle 23:18 Rispondi

    Ne ho scritti un paio di racconti con protagoniste femminili. Per il primo ho ricevuto i sinceri apprezzamenti delle donne a cui l’ho fatto leggere tipo “cavolo, sai veramente cosa pensa una donna” e mi ha fatto molto piacere, mi sono sentito un po’ il Ruggeri di quello che le donne non dicono. Mi ero ispirato in toto alla mia compagna d’ufficio, della quale volente o nolente ascolto le telefonate da anni. Al consorso a cui l’ho mandato però manco una segnalazione misera.

    Il secondo è ancora in ballo, vedremo, la tecnica suppergiù è stata la stessa, quella di plasmare storia e pensieri su una persona conosciuta, che ovviamente non lo sa e non lo saprà mai.

    Il vantaggio che ho io è che i miei due “Gordon Lish” di fiducia sono donne e quindi, nel caso, sanno cosa cassare e cosa modificare nei miei scritti.

     

     

  5. Michela
    27 settembre 2011 alle 00:22 Rispondi

    Domanda interessante.

    In effetti è un problema che mi sono posta anch’io.

    Posso dirti che far leggere le tue storie a una donna può essere una buona idea, posto che tu scelga donne con un’età e un vissuto simile a quello della tua protagonista: vedere dei film con donne come protagoniste non mi convince tanto. Ne ho visti alcuni io, molti per la verità, in cui non potevo credere che davvero qualcuno ragionasse così. Non so se i registi fossero uomini o donne ti dirò, ma quella è una strada che percorrerei con cautela. Quanto ai romanzi ci andrei proprio coi piedi di piombo, perché i pochi che ho letto scritti da donne con donne protagoniste erano abbastanza tremendi. Ma questo è un discorso vecchio.

    Comunque è vero che ci sono cose che più probabilmente farebbe un uomo e altre che farebbe una donna, ma è vero anche che le persone sono tutte diverse; bene o male se un personaggio ha una sua coerenza e tu hai ben chiaro il motivo per cui si trova lì e fa quel che sta facendo, penso che sia credibile tanto un uomo quanto una donna.

    Inoltre le persone sono anche tutte uguali, cioè provano grosso modo gli stessi sentimenti, di base, magari cambia un po’ come li esprimono. Un esempio in “On writing” proprio mi ha fatto riflettere: per indicare che un uomo incontra la moglie da cui ha divorziato, per esempio, la saluta dicendo “ciao ex-moglie” con un ghigno: oppure “ciao Laura”, e si tocca il dito sul quale fino a poco tempo prima c’era la fede nuziale, con un senso di smarrimento.

    Io avrei votato per la prima sicuramente, ma lui diceva che la seconda era più elegante :)

    Mi ha fatto pensare, certo che certe cose le provano anche gli uomini, pure se le manifestano di meno o diversamente.

    Prova a leggere i libri di Robin Hobb (“L’apprendista assassino” e gli altri dopo), mi sa che ne avevo già parlato: lei è una donna ma scrive al mashile in prima persona, e lo fa davvero bene (pare a me).

  6. Michela
    27 settembre 2011 alle 00:23 Rispondi

    (scusa, ti ho scritto i promessi sposi :P)

  7. Daniele Imperi
    27 settembre 2011 alle 08:45 Rispondi

    A parte I promessi sposi… :)

    Sui film, in effetti, avevo dubbi anche io. Sul fatto di trovare donne con un vissuto simile alla mia protagonista, la vedo dura. Se devo parlare di una serial killer, non posso certo andare in giro per carceri… se la mia protagonista è una strega, peggio ancora.

    Inoltre sui romanzi e sui film bisogna considerare anche un altro aspetto: se sono americani, per esempio, hanno costumi e modi di pensare differenti dai nostri.

    Sull’esempio di King, anche io avrei scelto la prima, anche se credo che da noi nessuno chiami la ex moglie così. Ma toccarsi il dito dove c’era la fede non mi sembra elegante, ma smielato o simile :)

  8. Daniele Imperi
    27 settembre 2011 alle 08:53 Rispondi

    @Hombre: hai seguito il punto 4, quindi :) Secondo me è la strada migliore. Non certo per sapere come reagirebbe in caso di pericolo o situazione estrema, ma per costruire un modo di pensare quanto più verosimile possibile.

  9. Lucia Donati
    6 novembre 2012 alle 18:02 Rispondi

    Nei miei racconti i protagonisti son quasi tutti uomini, non so perché ma mi viene spontaneo! Comunque, io soprattutto starei ad osservare le persone che conosco sapendo che non si può stabilire in assoluto un “comportamento maschile” ed uno “femminile”.

  10. Uomini e donne nel Fantastico
    23 febbraio 2014 alle 05:01 Rispondi

    […] che mi appartiene. Ma vai a capire come ragiona una donna… non è così semplice per un uomo creare un personaggio femminile. Questa è la mia opinione, […]

  11. Katia Anna Calabrò
    23 febbraio 2014 alle 12:41 Rispondi

    Ho finito da poco un romanzo che aveva per protagonista (e molte altre donne con ruolo importante per la storia) una donna, scritto da un uomo. E’ stato un acquisto casuale, più per “necessità” che per volontà vera e propria (dovevo fare un lungo viaggio in treno e non avevo nulla da leggere, all’edicola della stazione c’era poca scelta, mi è sembrato “il meno peggio”).

    In realtà, alla fine è stata una lettura piacevole, mi ha tenuto compagnia ed intrattenuto in maniera dignitos. La nota dissonante, però, è stata la protagonista. Il personaggio era molto poco femminile, in un senso davvero ampio: poco credibile come donna. Era la somma dei luoghi comuni che un uomo (e talvolta anche una donna) attribuirebbe alla psicologia femminile. Questo ha abbassato di molto la qualità della lettura e dell’esperienza che ne ho ricavato leggendo il romanzo.

    Descrivere un personaggio di sesso opposto, tracciarlo e farlo interagire, pensare, agire, è difficile. I consigli che hai elencato sono buoni. Il mio metodo preferito è attingere dalla mia esperienza, tendo a raccontare le caratteristiche e le sfumature degli uomini che conosco e che ho od ho avuto attorno.

    Il romanzo a cui faccio riferimento è “la donna di troppo” di Pandiani, se a qualcuno interessa.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2014 alle 10:48 Rispondi

      Oltre a quello che dici, per me resta valido far leggere la storia a una donna, in modo che possa evidenziare tutto ciò che non va nel personaggio.

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