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Il protagonista nel Fantastico

Quale protagonista avete scelto per il vostro romanzo #fantasy?
Il protagonista nel Fantastico

Come scegliamo il protagonista del nostro romanzo fantasy? Non credo debba essere una scelta da fare a caso, quanto meno non dev’essere scelto come ho fatto io più di 20 anni fa quando avevo iniziato a progettare il mio primo romanzo: lo avevo detto, ve ne ricordate? Si chiamava perfino Shea come il protagonista de La spada di Shannara.

E poi? Poi la storia cambiò e ecco che il protagonista divenne la protagonista: in pratica la copia sputata della mia fidanzata dell’epoca. Ma nella storia comparivo anch’io, tranquilli, una specie di scapestrato che fumava la pipa. No, non ci siamo ancora, il ragazzo deve maturare, le fidanzate vanno e vengono, ma il romanzo resta per tutta la vita, non trovate?

Oggi, quindi, voglio parlare un po’ di come scegliere il nostro protagonista e lo faccio attraverso i protagonisti di alcuni romanzi fantasy che ho letto.

Frodo Baggins e Shea Ohmsford

Iniziamo dal capostipite del Fantasy, Il signore degli Anelli, e dalla sua copia, stando a quanto dicono molti, La spada di Shannara, appunto.

Come i due divengono protagonisti è abbastanza differente, devo dire, però bisogna ammettere che si tratta di personaggi comuni. Nel primo caso, anzi, parliamo di uno Hobbit, un mezzuomo, quindi una figura decisamente opposta all’iconografia eroica. Nel secondo caso c’è invece un ragazzo di campagna, anche se non imbranato come Pozzetto.

Sono quelli che io chiamo eroi loro malgrado, molto sfruttati in seguito anche in cinematografia e che perdurano ancora oggi, anche se Shea dovrebbe anche stare fra i predestinati di cui parlo dopo.

Harry Potter e Krabat

Pur essendo romanzi e anche personaggi completamente diversi, secondo me hanno qualcosa in comune. La Scuola di Hogwarts potrebbe avere analogie con il Mulino dei dodici corvi. Questi protagonisti hanno a che vedere con la magia, anzi col suo lato oscuro.

Le atmosfere create da J. K. Rowling e da Otfried Preussler sono molto suggestive. Harry Potter e Krabat sono due ragazzi che hanno saputo seguire la loro curiosità e la loro fame di verità e conoscenza senza farsi sopraffare dal Male. Anzi, combattendolo.

I protagonisti in Walter Moers

Sono avventurieri della migliore specie. A partire dal Capitano Orso Blu, che nelle sue tredici vite e mezzo ce ne racconta di tutti i colori, passando per Rumo e i suoi prodigi nell’oscurità, fino allo scrittore e poeta Ildefonso de’ Sventramitis che si perde nei meandri della città dei libri sognanti e il cratto Eco che non si lascerà intimidire dall’accalappiastreghe Malfrosto.

Moers ha saputo creare protagonisti unici e particolari, dimostrando una fantasia e una creatività fuori del comune. Uno scrittore di fantastico ha tutto da imparare da lui.

Chi è il protagonista in George Martin?

Bella domanda. Non credo che esista. A fine di ogni romanzo è inserito l’elenco spaventoso dei personaggi. Non penso che esista un protagonista ben definito. Come ho detto più volte, i capitoli sono impostati secondo il punto di vista del protagonista di quel capitolo. Ne nasce quindi un romanzo formato da tante storie, collegate più o meno direttamente una all’altra.

A me piace come sistema, perché dà dei grossi vantaggi:

  • non annoi il lettore con le vicende dello stesso personaggio
  • non ti affezioni a un personaggio, ma puoi farlo morire quando vuoi, tanto ne hai tanti altri di scorta
  • non ti annoi tu quando scrivi, perché spazi in più vite e più storie
  • crei un corpus di storie, appunto, e non un’unica storia
  • sei più stimolato e la tua scrittura ne guadagna

È difficile scrivere un romanzo con tanti protagonisti, non dico certo che sia facile. Ma quanto saremmo avvantaggiati, secondo voi?

I protagonisti predestinati

E poi arrivano loro, gli immancabili eroi stabiliti dal destino non scritto, quelli cui una fantomatica profezia ha deciso e stravolto le vite. Io ho conosciuto Bastiano Baldassarre Bucci in La storia infinita di Michael Ende, i fratelli Pevensie nelle Cronache di Narnia di C.S. Lewis e Lyra ne La bussola d’oro di Philip Pullman. Ma ce ne sono altri, che ora non ricordo, incontrati nelle mie letture fantastiche.

Che cosa possiamo dire di questi protagonisti? Che hanno stufato, giusto? Che non sono più credibili, che sono vecchi e stantii, che ci fanno vivere storie già vissute.

Quale protagonista per il nostro romanzo fantastico?

Inizio a parlare dei protagonisti dei due romanzi cui sto lavorando, P.U. e K. Nel primo non esiste un protagonista, ma è una storia con una struttura simile a Cacciatori di nuvole. La seconda, K., ha invece un protagonista, sì proprio uno, anche se alla fine ne esistono altri due che posso definire tali.

Questo protagonista non è propriamente un uomo comune, ma non è nemmeno famoso. Non ha alcun potere e forse non appare nemmeno simpatico all’inizio. Nessuno l’ha chiamato a fare qualcosa, ma tutto è stato compiuto per sua scelta – ok, per mia. Non resterà tale e quale, ma seguirà la regola di trasformazione del personaggio.

Non è bello né brutto, non lo descriverò fisicamente, anche se poi Hollywood lo farà interpretare a un belloccio come Brad Pitt, ma pazienza. Ha un nome italiano, perché è appunto italiano. Compirà dei viaggi – anche se non sempre di sua volontà – ma mai per cercare talismani, perché non ve ne sono nella mia storia.

Vi piace questo tizio? Si chiama E.R.

Ma adesso veniamo alla domanda da un milione di monete d’oro: come dev’essere il protagonista del nostro romanzo fantastico?

10 caratteristiche di un protagonista fantastico

  1. Non deve avere poteri
  2. Non deve viaggiare per cercare talismani
  3. Non deve avere nomi anglosassoni
  4. Non deve essere un elfo o discendere da elfi
  5. Non deve essere per forza un ragazzo di campagna
  6. Non deve essere bello
  7. Non deve essere per forza un uomo, anche le donne posso essere fantastiche in un romanzo, senza apparire nude o fare sesso
  8. Deve risolvere una situazione, altrimenti che protagonista è?
  9. Deve cambiare, perché altrimenti non c’è storia
  10. Non deve avere tutti i cliché del mondo

Questa è ovviamente la mia idea.

Mi presentate il vostro protagonista?

Che sia di un romanzo fantasy o meno non importa. Credo, anzi, che ciò che ho scritto si adatti bene a qualsiasi genere. Com’è il vostro protagonista? Rientra nelle dieci caratteristiche che ho elencato?

35 Commenti

  1. Michele Scarparo
    23 marzo 2014 alle 08:05 Rispondi

    Io scrivo romanzi ambientati in Italia al giorno d’oggi: quindi niente amuleti, elfi né superpoteri. Però c’è una cosa che finora è sempre successa “a mia insaputa” e che ho notato usando il tuo post come base per una auto-analisi: a fianco dei miei protagonisti (sempre maschi, per ora) c’è sempre una donna che è il traino per la loro trasformazione. Una co-protagonista che li spinge a diventare quello che non erano, ma che possono essere. D’altra parte non si dice che dietro ad ogni grande uomo ci sia una grande donna?

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:35 Rispondi

      L’importante è che tu non faccia cambiare l’uomo perché la donna se lo vuole sposare :D

      • Michele Scarparo
        24 marzo 2014 alle 13:50 Rispondi

        L’horror non è il mio genere ;)
        (che poi, sul tema, potrei tenere delle conferenze…)

  2. Gabriele Mercati
    23 marzo 2014 alle 11:16 Rispondi

    Non so se a caso o per regionamento in quello che ho scritto fino ad ora, romanzi o racconti di fantasia anche amnientati in terre lontane ed inesistenti, nella quasi totalità dei casi ho sempre usato nomi italiani o in uso anche da noi. Marco, Matilda, Aldo, Marione e simili, se si scrive in italiano, utilizzare nomi stranieri può solo portare il lattore a storpiarli. Se la storia regge che il protagonista si chiami Landless oppure Pocaterra poco cambierebbe, ovviamente se siamo in Inghilterra allora…può esssere logico.
    Come dice Michele a finco di un grande uomo ci vuole una donna ed è questa che deve farlo grande, ma è vero anche il contrario, perchè a fianco di una grande donna regge bene anche un piccolo uomo, uno sfigatello….io lo vedrei benissimo….

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:36 Rispondi

      Uno sfigato accanto a una grande donna? Non mi suona per niente credibile, invece :)

      • Antonio Di Rienzo
        7 ottobre 2014 alle 01:01 Rispondi

        Ciao sono Antonio e sto provando a scrivere una saga fantasy che è ancora ferma sul primo libro (sai lavoro ecc ecc). Ho in mente di scrivere un libro da quando avevo 14 anni. Mi sono portato dietro l’idea fino ad ora che ne ho 25. La storia è cambiata palesemente=) ma veniamo al dunque. Cosa intendi per “credibile”? Perchè secondo me cozza irrimediabilmente contro ciò che è per me il fantasy. Ovvero No Rules
        Grazie
        Antonio

        • Daniele Imperi
          7 ottobre 2014 alle 08:12 Rispondi

          Ciao Antonio, benvenuto nel blog.

          Non credo che un fantasy non debba avere regole. Per credibilità intendo scrivere qualcosa che sia realistico anche se se in ambiente fantastico.

          Un personaggio credibile è uno che si comporta in modo coerente e soprattutto non banale. Molti film horror americani non sono credibili perché mettono in campo sempre personaggi che, nella realtà, non compirebbero mai quelle azioni (come scendere in cantina al buio sapendo che ci si nasconde un mostro che ha già ucciso).

          • Antonio Di Rienzo
            8 ottobre 2014 alle 02:20

            Grazie per la risposta. Sono in attesa di altri interessanti dibattiti

  3. violaliena
    23 marzo 2014 alle 12:00 Rispondi

    Premetto che per me scrivere è ancora un gioco solitario e che detengo il record olimpico di storie incompiute.
    Ma leggere i vostri pareri e consigli mi ha fatto riflettere parecchio sulla necessità di pianificare maggiormente le storie.
    Facilmente le abbandono, perché qualcosa di nuovo mi attira di più.
    Però ce ne sono alcune che mi porto dietro anche da anni, con i millemila rimaneggiamenti del caso.
    Quando ho cominciato adoravo la scrittura in prima persona e quindi avevo sempre il mio buon eroe che agiva. Ma mi pareva banale alla fine.
    Quindi mi sono fatta violenza e mi sono costretta a usare la terza persona.
    Con la terza persona ho scoperto che adoravo inondare la storia di personaggi.
    Mi piace averne di più e poter spostare il punto di osservazione da uno all’altro (e solo il racconto impersonale in terza persona lo consente.)
    Quindi spesso ho “dei” protagonisti più che l’eroe.

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:36 Rispondi

      Meglio così, secondo me, che non ci sia appunto un solo protagonista-eroe.

  4. Tenar
    23 marzo 2014 alle 12:35 Rispondi

    Ho scritto giusto ieri un post sui personaggi (non necessariamente fantasy). Quindi credo che anche un buon personaggio fantasy debba essere “memorabile” cioè avere delle caratteristiche che lo fanno riconoscere rapidamente tra mille altri personaggi e, possibilmente avere nel carattere tratti di non linearità e di conflitto.
    Tantissimo tempo fa scrissi un fantasy, che per vari motivi non vedrà mai la luce, Lord Corvo. Il protagonista era un giovane di nome Coy e rispettava abbastanza il tuo decalogo. Ancora a distanza di molti anni è uno dei personaggi che più amo e ogni tanto torno a scrivere di lui e degli altri personaggi che popolavano quel mondo, anzi lo sto facendo proprio in questi giorni.

  5. Grazia Gironella
    23 marzo 2014 alle 12:53 Rispondi

    Aggiungerei alla lista che nel protagonista deve esserci una certa dose di mistero, che nel corso della storia si svela a lui e al lettore in contemporanea. Mi piace l’effetto “doppia sorpresa”.

  6. Grazia Gironella
    23 marzo 2014 alle 12:55 Rispondi

    Per i nomi, sceglierei un nome italiano non banale e non troppo strano, che però abbia un diminutivo dal suono abbastanza esotico. E’ il massimo consentito dalla mia esterofilia!

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:38 Rispondi

      Ok sul mistero, per il nome, invece, secondo me va studiato per bene, appunto per non cadere nella banalità.

  7. Moonshade
    23 marzo 2014 alle 13:02 Rispondi

    Vero, vero! Secondo me il protagonista piu’ di altri deve avere un’idenità propria, fatta di gusti, scelte di vita pregressa, perché non c’è niente di peggio di un protagonista (soprattutto UNA) non caratterizzata se non dal vuoto cosmico. Le esigenze del protagonista però dipendendono sempre da cosa vogliamo raccontare: se ci inventiamo una società ci servirà un protagonista che la affronta, se vogliamo sconfiggere il male assoluto un eletto (e prima o poi scriverò di un eletto che ha abbracciato il male assoluto).
    Io pure non ho ancora pubblicato nulla, ma scrivo comunque con una struttura perché sia leggibile. Seguo piu’ punti di vista di generi disparati (dal ragazzino alla donna adulta al vecchio, un po’ alla Martin) e inserendo elementi della mitologia che trovo interessanti e utili a seconda del territorio: per una storia ambientata nel nord lombardia ho usato delle fate locali e degli elfi – che abbiamo anche noi- mentre in Irlanda/Galles ho usato personaggi di quelle terre. Le genti soprannaturali che uso, sia inventate che mitologiche, cerco sempre di caratterizzarle in modo che non siano già viste (per me) e che comunque mantengano le caratteristiche riconoscibili. Nello specifico il mio protagonista è un ragazzo che cresce durante la storia; effettivamente ha sangue del popolo fatato che voglio mostrare e un nome anglosassone (è nato lì), e questo lo caratterizza nell’essere piuttosto svampito; è un po’ tipo Frodo, la creatura piu’ improbabile che ci si aspetta ed effettivamente non è nemmeno bello, ma non ho profezie, talismani nè predestinazioni “deus ex machina”; gli Elfi ci sono perché mi piace il parco divinità Vanir!

  8. Davide Q.
    23 marzo 2014 alle 17:44 Rispondi

    Be’, a me piacciono i personaggi che proprio vorrebbero essere ovunque tranne lì

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:39 Rispondi

      Che significa, Davide? :)

      • Davide Q.
        25 marzo 2014 alle 09:19 Rispondi

        Che per un motivo indipendente dalla loro volontà si ritrovano a seguire l’avventura, ma se potessero se ne tornerebbero a casa all’istante.

  9. Ivano Landi
    23 marzo 2014 alle 18:43 Rispondi

    Limitandomi ai soli protagonisti principali, uno per storia, un uomo in un caso una donna nell’altro, direi che i miei due corrispondono per 9/10 alla tua lista. Solo il punto 7 è in questione.

  10. MikiMoz
    23 marzo 2014 alle 19:15 Rispondi

    Per me il protagonista ideale resta il barbaro in mutande di pelo, un po’ ottuso.
    C’è poco da fare, sono per il fantasy vecchio stampo :p

    Moz-

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:40 Rispondi

      Eh, ma non ha stufato quello stereotipo?

      • MikiMoz
        24 marzo 2014 alle 19:43 Rispondi

        Per me è un cliché che funziona sempre.
        E’ talmente neutro che non può stufare XD

        Moz-

  11. violaliena
    23 marzo 2014 alle 21:30 Rispondi

    Non sono stata diligente…
    Trattando la mia folla di personaggi come uno solo confesserò:
    1- i poteri li hanno, adoro la magia!
    2-per viaggiare viaggiano e ci sono ricerche anche se non sono talismani
    3_ Nomi anglosassoni o di fantasia
    4-elfi no…però ci sono draghi (adoro anche quelli!)
    5- varie tipologie ma nessun ragazzo/a di campagna
    6- alcuni sono belli, altri diversamente belli
    7 donne ci sono
    8- ok c’è
    9 – certo…vale per ogni genere no?
    Sono grave? Devo revisionare ancor prima di iniziare?

    • Daniele Imperi
      24 marzo 2014 alle 12:41 Rispondi

      Non so se sia grave o da revisionare, ma l’importante è che il tutto sia credibile e risulti originale :)

  12. Francesca
    28 marzo 2014 alle 00:49 Rispondi

    Tra le “regole” dell’eroe hai scritto che deve avere un arco di trasformazione. Quindi escludi la possibilità del cosiddetto “eroe catalizzatore”, che provoca il cambiamento negli altri personaggi ma rimane sostanzialmente uguale dall’inizio alla fine?
    Il protagonista del mio lavoto attuale…è morto :P quindi ho dovuto per forza dargli dei poteri; ma è ben distante da tutti gli altri punti che hai evidenziato.

    • Daniele Imperi
      28 marzo 2014 alle 07:35 Rispondi

      Non ho mai incontrato un eroe catalizzatore e non credo mi piacerebbe. Ogni evento degno di nota ci cambia, per forza di cose, quindi non trovo credibile che in una storia, specialmente fantasy, in cui accadono eventi fuori dal mondo, un personaggi non cambi neanche minimamente.

  13. Comprimari e comparse nel Fantastico
    30 marzo 2014 alle 05:00 Rispondi

    […] mi sono sembrati differenti da quelli di Tolkien. Partiamo con Flick Ohmsford, il fratello di Shea, protagonista del romanzo. Come lo ricordo? Come una figura che stava al fianco del protagonista, ma nulla […]

  14. Cristian M.
    3 aprile 2014 alle 04:42 Rispondi

    Uhm, interessante. Nel progettino che ho per le mani, ho optato per la sacra trimurti adolescenziale “lui, lei e l’altro” (o il “figo”, la “gnocca” e l’amico). Smontata poi dall’arrivo di altri 2 (un lui e una lei) e prevedo che la storia si separerà, dato che ognuno poi deve andare per la sua strada.
    Sono giovani e un po’ “standard” inizialmente (lui ha la maturità di un pinguino africano, lei è una scopa nel ****, l’altro è il timido impacciato), ma la storia comprende l’arco di tempo fra i loro 16-20 anni e 30-34 anni. Sicché la maturazione è un imperativo.

  15. Alessandro
    11 aprile 2014 alle 15:22 Rispondi

    Io sto scrivendo un romanzo fantasy/fanfic suddiviso in più parti il protagonista è un guerriero in cerca di redenzione dal suo passato nel corso della vicenda incontra una guerriera, una comprimaria se vogliamo dire e il sesso c’è non ci trovo niente di male i moralismi non gli sopporto

    • Daniele Imperi
      12 aprile 2014 alle 07:26 Rispondi

      Non è questione di moralismi, ma di originalità e anche credibilità. Sono scene ripetute all’infinito in film e romanzi.

  16. Alessandro
    17 aprile 2014 alle 00:36 Rispondi

    È vero però dico solo che è una cosa che fa parte di noi e perché non far provare questa ebbrezza ai propri personaggi tanto sono persone a parte alcune eccezioni, poi disolito il sesso può nascere da un atto di eroismo, poi il senso di certe scene e molto semplice…. amore non serve altro

  17. Nani
    11 maggio 2014 alle 05:14 Rispondi

    Sarà, ma io sono un tipo più platonico e trovo più interessante due corpi che, pur desiderandosi, non si sfiorano che un avvinghiamento passionale. La tensione generale, secondo me, ne guadagna.

    • Daniele Imperi
      11 maggio 2014 alle 07:15 Rispondi

      Io non sopporto proprio di leggere di corpi avvinghiati. Specialmente se non si tratta di storie rosa o erotiche, che comunque non leggo.

  18. Alessandro p
    23 maggio 2014 alle 13:17 Rispondi

    Ti dirò danele secondo me io vedo più l’amore platonico più adatto ad un rosa come quel soap da femminucce, cioe incontri la ragazza giusta vi conoscte fate amicizia cosa ti impedisce di saltarle addosso come meglio preferisci tanto quella ti ama comunque, poi la passione magica del sesso puoi cqmbiarla a seconda del personaggio

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