Promuoversi come scrittori indipendenti

Promuoversi come scrittori indipendenti

Credete che vi basti scrivere un ebook per definirvi scrittori indipendenti? Dedicarsi al self-publishing implica un lavoro enorme, invece, che nell’editoria tradizionale viene eseguito per buona parte da una casa editrice.

A tutti piace vedersi pubblicati e credo proprio che questo perverso piacere sia alla base della proliferazione di scrittori indipendenti. Ma quello che non tutti considerano è proprio questa definizione: scrittore indipendente. Non scrittore. È quell’aggettivo a passare spesso e volentieri inosservato, come se non avesse significato, e invece ce l’ha e è anche pesante.

Che cosa significa essere uno scrittore indipendente

Ho voluto ragionare bene su questo argomento, perché, nonostante voglia sottoporre alcune mie future opere a un editore – “sì, ma se non scrivi, alla fine morirai incompreso e non pubblicato”, direte voi, e io vi do ragione – tuttavia voglio provare anche la strada del self-publishing, per puro gusto, per testare il mercato editoriale da me, per vedere quanto seguito avrò.

Ma devo considerare i diversi aspetti dell’autopubblicazione, devo considerare che i lettori vogliono innanzitutto sapere che esisto, devono conoscermi e apprezzarmi. E leggermi, anche, devono leggere ciò che scrivo. Soltanto dopo potrò vendere loro un ebook. Non verrò però a bussare alla vostra porta con un ereader in mano, tranquilli. Né a chiedervi recensioni. Questo proprio mai!

Cosa significa, dunque, essere uno scrittore indipendente?

Significa assolvere a tutti quei compiti che nell’editoria tradizionale sono assolti da uno staff di professionisti. Lo scrittore diventa allora imprenditore e si trasforma in un brand. Non è più – non deve più! – essere un semplice artista. L’arte muore là dove inizia la vendita. Deve diventare una marca, a tutti gli effetti.

Sapete benissimo, meglio di me, che molti non comprano i romanzi di Stephen King, comprano in realtà Stephen King. E questo accade anche con Andrea Camilleri, con Ken Follett e tantissimi altri. Che sia normale e logico non sta a me dirlo, ma è così. Fatevi comprare, quindi. Trasformatevi in un brand.

Come diventare un brand con la scrittura creativa

Seguo molti scrittori online, attraverso vari canali sociali, scrittori emergenti, aspiranti, famosi. Non voglio considerare come si promuove uno scrittore affermato, perché già la sua fama è una promozione automatica e non fa testo.

Ho però visto come si muovono online gli scrittori italiani che vogliono ottenere un seguito e a me non piacciono il loro atteggiamento e il loro modo di promuoversi. Non tutti, ovviamente, alcuni di loro si promuovono bene, anche se non lo sanno.

Come potete trasformarvi da scrittori in brand?

Accettando il fatto che, come il cliente compra la marca, il lettore compra lo scrittore – e non sono io a dirlo, ma lo dicono gli esperti, gente come Andrea Girardi, che di comportamenti umani e vendite s’intende – quello che dovete fare è riuscire a entrare nella mente del lettore.

Chiedetevi una cosa: perché un lettore dovrebbe leggervi, se non vi conosce? Perché dovrebbe acquistare il vostro ebook su Amazon se non sa chi siete? E non ditemi che avete compilato tutti i campi del vostro profilo atono e monocromatico, perché quella è solo una fredda bio che non comunica nulla. A proposito: scrivetene una che comunichi realmente chi siete e cosa fate.

Chiamiamo in campo una professionista della comunicazione:

Sapete qual è la differenza fondamentale tra leggere e seguire un blog, secondo me? Che nel primo caso vado in cerca di informazioni e mi rivolgo a spazi in cui sono certa ne troverò di attendibili; nel secondo, invece, scelgo di accordare la mia fiducia al suo autore.
Caro blogger, ti leggo… di Cristiana Tumedei.

Anche se nel post si parla di blog e blogger, quanto scritto è applicabile a uno scrittore. Perché? Perché adesso, nell’era della rete sociale, della comunicazione digitale, uno scrittore deve essere anche un blogger. È il blog il primo strumento con cui uno scrittore può costruire il suo brand.

E il lettore, alla fine, potrà dire “Caro scrittore, ti leggo perché ti conosco e ti apprezzo come persona”.

Se riuscirete a far dire a un lettore questa frase, allora avrete lavorato bene.

Come intendo promuovermi come scrittore

Non ho la formula giusta per realizzare il vostro personal branding per scrittori – anche se una mezza idea mi è appena saltata in mente – ma so come voglio promuovermi per farmi apprezzare da chi dovrà un giorno leggermi. O almeno questa è l’intenzione.

I miei 10 punti della promozione online

  1. Continuare a pubblicare su Penna blu articoli sulla scrittura creativa, la narrativa, l’editoria, il marketing editoriale.
  2. Pubblicare anche articoli sul blogging e la scrittura per il web, perché sono utili anche agli scrittori.
  3. Migliorare la mia presenza sui social media per avere un seguito di persone che mi stimano (o almeno spero che sia così).
  4. Pubblicare altri ebook gratuiti e racconti, perché i lettori vogliono leggerti prima di comprarti.
  5. Partecipare a selezioni editoriali mirate a una pubblicazione.
  6. Creare relazioni con altri scrittori e appassionati di scrittura e web.
  7. Cercare di mettere più me stesso in ciò che scrivo, anche se è difficile.
  8. Essere presente in rete, perché l’assenza uccide qualsiasi relazione.
  9. Distinguermi dalla massa, perché l’unicità significa emersione.
  10. Parlare coi lettori, sia del blog sia di ciò che scriverò, perché il confronto è crescita.

Tutto questo si risolve nella mia personale filosofia su come deve essere impostata una presenza nel web, non solo per uno scrittore, ma per un professionista in generale: dare senza chiedere, essere disponibile, dimostrarsi competente, dialogare.

Come invece non intendo promuovermi come scrittore

Ehi, Tumedei, ti chiamo ancora in causa:

Sapete, cercare di riconoscersi negli altri è tipico di noi esseri umani. Proprio come quando guardiamo un film e tentiamo di identificare il personaggio più simile a noi. Ecco, se ci pensiamo bene, nella vita andiamo sempre alla ricerca di nostri simili con cui attivare uno scambio simbiotico e proficuo.
Caro blogger, ti leggo…

Capita l’antifona? Siamo chi scegliamo di leggere e seguire, in fondo. Un po’ come il famoso detto “Chi mi ama, mi segua”.

10 caratteristiche che non fanno parte della promozione online

  1. Parlare sempre di me nei vari social media che frequento.
  2. Pubblicizzare i miei ebook in continuazione.
  3. Bombardare Twitter di messaggi promozionali.
  4. Comunicare quante copie di ebook ho venduto.
  5. Chiedere recensioni a tutti.
  6. Chiedere di segnalare il mio libro.
  7. Autocelebrarmi.
  8. Condividere solo i post che scrivo.
  9. Polemizzare su tutto e tutti.
  10. Parlare di politica.

Dialogo che si tenne tra Gino Fienga e il sottoscritto

Gino è il direttore di Con-fine edizioni, che il 4 settembre scorso ha pubblicato un tweet sugli autori indipendenti, da cui è nata poi una breve discussione, che si è allargata anche su Linkedin. Vi lascio dunque alla storia dei tweet in queste slide.


Scrittrici indipendenti da osservare

  1. Joanna Penn: quest’autrice inglese ha creato un blog chiamato The Creative Penn, dove pubblica “pensieri su scrittura, editoria, marketing editoriale”. Joanna si è specializzata in questi temi e mira a essere un punto fermo per quanti vogliono diventare scrittori.
  2. Steena Holmes: scrittrice canadese, che spiega la vera differenza fra scrittore indipendente e self-publishing. Nel suo blog non parla solo di libri.

Perché ho scelto queste due autrici? Perché hanno blog professionali, perché scrivono contenuti utili a chi scrive e a chi legge, perché credono nella scrittura. Ma c’è anche un altro motivo, forse il più importante.

Sorridono.

E un sorriso sa conquistare più di mille polemiche. Più di mille ebook pubblicati. Più di paroloni altisonanti. Quando entri nei loro siti vedi luminosità e accoglienza. E chi entra nel vostro che cosa trova?

L’indipendenza è la vera forza

Avete capito qual è la vera differenza fra il self-publishing e la scrittura indipendente? Come scrittori indipendenti potete scegliere. Il vero scrittore indipendente sceglie da sé il proprio percorso che lo porterà alla pubblicazione: self-publishing o editoria tradizionale.

Questa, secondo me, è la vera forza: l’indipendenza dai preconcetti editoriali.

Siete pronti, allora? Che cosa scegliete di fare? Come volete promuovervi?

Categoria postPublicato in Promozione editoriale - Data post24 settembre 2013 - Commenti55 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Massimo Vaj 24 settembre 2013 at 07:05

    Io zappo la terra, dunque di fame morirò molto lentamente e, su questo versante della disgrazia, do dei punti agli scrittori che raspano e sgarlano sulla linea della loro sventura professionale. Sono interessato soltanto all’illustrazione di ciò che mi passa per la testa e mi intriga intellettualmente, o diverte il mio bisogno di leggerezza. Amo il mondo, ma non abbastanza da dovermi prostituire a un conto in banca o a edificare un prestigio che appesantirebbe la sequenza di passi coi quali danzo la mia unicità.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 08:33

      Nessuna prostituzione, Massimo. Tanto con la scrittura non ci campi in Italia, a meno di non essere veramente molto fortunato. Bisogna scrivere per il gusto di farlo e basta.

  • Fabrizio Urdis 24 settembre 2013 at 08:24

    Grazie Daniele,
    ho guardato tutti i link… e ho preso appunti :-)
    Ottimo anche l’articolo di Cristiana Tumedei.

    È da un po’ che vorrei farti una domanda, magari ti dò (o do, se preferisci) lo spunto per un nuovo post.
    Come riesci a fare tutto?

    Come organizzi il tuo tempo?
    ( Magari potresti anche fare un documentario del tipo “Pennablu production è orgogliosa di presentare – Un giorno con Daniele Imperi.”)

    PS: non sono riuscito avisualizzare il dialogo con la con-fine edizioni.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 08:35

      Grazie, Fabrizio.

      Per il documentario ci penso ahaha, vediamo se si può fare qualcosa di leggero e anche divertente. Grazie per l’idea ;)

      Il video delle slide prima era sparito, ma l’ho ripristinato: non riesci ancora a vederlo? Io lo vedo…

      • Fabrizio Urdis 24 settembre 2013 at 13:46

        Ora va benissimo,grazie!
        Per il documentario un altro titolo potrebbe essere “Da maiale a salsiccia in 10 mosse!”… Ok la smetto!

  • Attilio Nania 24 settembre 2013 at 10:51

    Ciao Daniele, ovviamente essendo un self publisher mi sento tirato in causa da questo post e forse proprio per questo dovrei evitare di commentare.

    Mi limiterò quindi a dirti un paio di cosette che derivano dalla mia breve esperienza di autore autopubblicato. La cosa fandamentale che ho imparato negli ultimi tempi è che l’autore che si autopubblica, pur vendendo il suo prodotto su internet, non deve per questo pensare che sia importante autopromuoversi solo in rete. Anzi, è vero il contrario: la migliore pubblicità per il self publishing è quella che ci si fa fuori dal web. Sembra quasi paradossale, eppure è così. I social network, ad esempio, non contano quasi niente nella vendita dei libri, danno meno risultati della pubblicità che può farti il prete della tua parrocchia, se sei cattolico. Il blog è importante, certo, ma solo se è un blog di nicchia oppure se è un blog imparentato strettamente con la vita reale.
    Ovviamente sto parlando della situazione italiana, o meglio della situazione italiana per come l’ho vista io studiando le posizioni raggiunte nelle classifiche di vendita dai vari libri autopubblicati.

    Avrei molte altre cose da dirti, se ti interessa ti mando un guest post.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 13:20

      Ciao Attilio, vero, anche offline bisognerebbe muoversi.

      E sul guest post, grazie, certo che puoi mandarlo ;)

  • Giovanni 24 settembre 2013 at 11:12

    Dici parlare coi lettori. Ti consiglio di fare attenzione. A volte certi lettori si prendono un bel po’ di confidenza e diventano maleducati. Ma penso che tu queste cose già le sappia. Mi sembri uno che sa il fatto suo ;) .
    Per quanto riguardo il gratuito non sono in accordo. Gli e-book gratuiti non vengono letti e se vengono letti non se ne parla nemmeno. Tanto vale non pubblicare nulla. Perché fare abituare un lettore ad avere tutto gratis quando poi gli e-book con DRM a 16 euro li compra? L’iPhone lo compra?
    Il Samsung S4 lo copra? E vedi quanto costano.
    Un e-book gratuito, magari lunghetto ci può stare, ma tanti e-book gratuiti direi di no, a meno che non siano piccoli racconti brevi.
    Considera che poi alcuni eccedono al contrario. Ho visto un e-book di una casa editrice di un autore sconosciuto costare 2,99 euro ed essere composto di sole 30 pagine :) . Quello di un autore sconosciuto con un piccolo editore costare 9 euro. Sempre per dire della varietà del mondo.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 13:23

      Non acquisto ebook che costino oltre i 5-6 euro :)
      Ovvio che non si possa regalare tutto. Ma qualche ebook, di tanto in tanto, ci sta.

      Io ho trovato in rete due blogger che hanno recensito – e bene! – alcuni miei ebook gratuiti.

      Riguardo al dialogo coi lettori, beh dipende sempre dalle persone che incontri, no? Ci sono lettori educati e altri meno :)

  • Gioia 24 settembre 2013 at 11:48

    Leggendo il tuo post, mi è venuto in mente un mio conoscente, scrive, molto bene direi, ma ha due piccoli difetti che lo portano ad allontanare la pubblicità positiva: pretendere tutto gratuitamente senza nulla dare in cambio, se non la bozza dei suoi libri (sinceramente sono io a decidere di leggere quando e cosa), parlare, fondare tutto su ciò che scrive. Ormai sono 2 anni che cerca di vendere i suoi libri. Prova a immaginare con quale risultato.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 13:26

      Ecco, quelli sono proprio gli scrittori che mi allontanano. E alla fine hanno i risultati che hai lasciato immaginare.

  • MikiMoz 24 settembre 2013 at 13:02

    Beh, io avevo proprio in mente di raccogliere quanto avevo già scritto e farne dei film pdf (o e-book) da linkare -gratuitamente- al mio blog.
    Poi, continuerò a partecipare a tornei di racconti.
    E ovviamente… penso che il modo migliore per fare di te stesso un brand sia proprio l’esserci, sul blog come sui social. Ovviamente slegando questa cosa dalla mera promozione e da continue autocelebrazioni :)

    Moz-

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 13:28

      Un film in pdf, Miki? Beh, se ci riesci, fammi sapere come hai fatto, ché fondiamo una casa cinematografica a basso costo LOL

      Torniamo seri: giusto, esserci senza autocelebrarsi – cosa che mi sta proprio indigesta – e autopromuoversi all’eccesso.

      • MikiMoz 24 settembre 2013 at 13:45

        Ahahaha! E questo potrebbe anche essere un lapsus freudiano, non pensi? :)

        Moz-

  • Lucia Donati 24 settembre 2013 at 15:34

    Una svista per Gino Fienga, direttore di Con-fine edizioni: l’accento su “è” è grave e non acuto…

  • Lucia Donati 24 settembre 2013 at 15:57

    Uno scrittore indipendente deve in effetti fare un gran lavoro se vuole emergere. Farsi riconoscere e apprezzare? Magari dai propri simili, da quelli è possibile. Purtroppo l’essere umano in genere è attratto verso qualcuno o qualcosa (in questo caso un autore-brand) senza ragionare, ma a livello emozionale e questo è un grosso errore: tutto questo può non avere nulla a che fare col valore intrinseco di un autore o della sua opera.
    L’idea del brand può essere condivisibile. In generale, l’indipendenza è forza.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 16:08

      Sì, concordo sul livello emozionale, ma proprio questo ci distingue dalle macchine. Mi spiego: se un autore, a pelle, o per suoi atteggiamenti o comportamenti o idee anche, non mi risulta simpatico, ma il contrario, io non leggerò mai le sue opere.

      Come editore bado alla qualità dell’opera. Ma come lettore vedo anche altre caratteristiche, in alcuni casi le vedo prima.

      • Giovanni 24 settembre 2013 at 16:13

        Credo che un editore non valuti solo la qualità dell’opera, ma anche se sei “noto”, se hai un tuo popolo di “fan”/”follower” sennò non ti pubblica uguale. Un esempio sono gli editori che hanno tradotto in italia autori che hanno avuto all’estero una folla di lettori, ma quanto alla qualità ho proprio proprio i miei dubbi. Oppure autori che onestamente non erano tutta questa gran cosa, questo grande distinguo tra me, te e altri dieci scrittori che sanno applicare le regole della grammatica e non solo quelle. Questione di…

        • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 16:55

          Mah, non credo che tutti gli editori ti considerino solo se hai già seguaci online. Magari qualcuno, ma non credo tutti.

          E per la TV dipende: perché un canale dovrebbe averti come scrittore? Se sei sconosciuto, non gli sei di alcuna utilità.

          • Giovanni 24 settembre 2013 at 17:24

            Una scrittrice pubblicata da Piemme ha avuto uno spazio di una decina di minuti in una TV molto nota per promuovere il suo libro. E non credo fosse l’unica scrittrice che quella trasmissione abbia ospitato. Uno scrittore esordiente Einaudi è andato anche da “Quelli che il calcio…” con il suo romanzo ambientato nel mondo del calcio. Le cose stanno un po’ evolvendo. È una battaglia senza fine :) . Alla fine ne resterà solo uno… o nessuno :D .

      • Giovanni 24 settembre 2013 at 16:17

        E infatti molti grandi editori si servono della TV per promuovere i libri. Mandano gli scrittori in TV, ma se non sei presentabile, se non sei “smart” come potrebbero “venderti”? E poi ora anche il reality degli scrittori… insomma. La discussione è lunga, ma è pur vero che scrivere un racconto/raccolta di racconti/romanzo in italia è ben poca cosa. È il minimo; poi se hai un editore grande magari l’editor te lo riscrive pure.

        Bisogna mettersi in moto e diventare visibili. Come? Mi piacerebbe saperlo :) .

      • Lucia Donati 24 settembre 2013 at 16:28

        Ma siamo d’accordo sulla simpatia e sul fatto che siamo umani. Proprio il fatto di essere umani è una forza e un vantaggio in sé. Quello che intendevo dire è che quando qualcuno, con tecniche varie, induce emozionalmente un altro, la persona che acquista ( o viene indotta a…) non è stata interamente padrona delle proprie emozioni in quanto è stata portata verso un certo percorso. Ecco perché consiglio sempre una visione critica ( e per critica intendo avere un atteggiamento in cui valutare al meglio pro e contro; non intendo critica negativa) in cui essere (quasi) certi che le proprie emozioni non siano state indotte. Io mi accorgo della presenza di questi meccanismi quando qualcosa non mi torna e quando qualcuno che vuol apparire simpatico, in realtà non mi piace per quel che fa e per come ci arriva.
        Vi sono molti trucchetti (o tecniche, dipende) per aggirare la mente delle persone. In fondo piacciono certi personaggi televisivi che proprio simpatici e di valore non sono… Ma io credo che in fondo( magari alla lunga) vincano l’onestà, l’umanità ed il valore intrinseco: questa è la mia idea di autopromozione. E considero anche grandemente la possibilità dell’essere umano di essere elastico. In questa elasticità (che prevede la valutazione di molte possibilità e anche di cambiare idea sulla strada intrapresa se si vede che va mutato qualcosa di questa) sta una grande possibilità di esprimersi veramente e di promuovere sé stessi, non solo come scrittori ma nelle varie possibilità della vita, come umani.

        • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 16:57

          Sì, ok, se la simpatia l’hai costruita siamo d’accordo. Ma si vede, non credo che si possa recitare a lungo. Specialmente adesso che siamo un po’ tutti sui social media, la vedo difficile costruire un personaggio che non ci appartiene.

  • Tenar 24 settembre 2013 at 17:19

    Sul sorriso concordo in toto.
    Il resto mi fa molta paura. L’autopubblicazione, il dover essere sempre on-line, il diventare brand… Hai ragione al 101%, ma davvero mi sembra una sforzo che non è alla portata di tutti.
    Se uno sa solo raccontare storie, ha voglia di comunicare, certo, ma non si muove benissimo tra i media, non è bravo con la grafica e non ha intenzione di pagare l’editing (e non ha un editor come amico), ecco, forse l’autopubblicazione non fa per lui. A quel punto meglio togliersi l’”indipendente” dal titolo e trovarsi un buon editore.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 17:36

      Sì, hai ragione, ovviamente si tratta di un lavoro lungo, come ho voluto dire. Devi fare da te tutto ciò che non faresti con un editore, perché lì c’è uno staff che ci pensa.

  • franco zoccheddu 24 settembre 2013 at 17:21

    Trovo addirittura imbarazzante dover ammettere, per l’ennesima volta, quanto mi trovo d’accordo con te, pur essendo io nella posizione esattamente opposta alla descrizione: poco o niente social, blog quasi del tutto assente. Se l’invidia potesse essere solo un gesto di positiva considerazione, quasi direi che invidio te e Cristiana e tutti quelli che riescono a essere “sociali”, a essere “informaticamente e internet-tamente” estroversi e dinamici.
    E torno al punto: metodo, accidenti, tanta costanza e pazienza. E umiltà, come dici tu “senza chiedere nulla in cambio”.
    Cresce in me un imperativo categorico: Franco, emergi e non lasciare che il mare dell’inazione ti anneghi. (Bene. Mi sono sfogato.)

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 17:38

      Ahah, alla fine, Franco, ti sei dato la risposta da solo :D

      Devo studiarmi una serie di post per farti scrivere con metodo nel blog ;)

    • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 21:49

      Salve Franco,
      perdonami se mi permetto di risponderti :)

      Sì, uso la rete e i social media per comunicare. E lo faccio perché è il mio mestiere. Il web è l’ambiente in cui mi muovo ogni giorno per far parlare chi si affida a me e non posso non conoscerne le dinamiche.

      So bene quanto questi mezzi, se usati per scopi personali, possano rivelarsi complicati e avversi. Io stessa me ne rendo conto e lo provo sulla mia pelle, ogni giorno.

      Detto questo, tu hai tutto il potenziale per emergere, Franco. Solo che ancora non te ne sei reso conto. Ma so che lo farai, non appena sarai certo che questo è quello che vuoi davvero.

      Allora, se ti andrà, potremo fare due chiacchiere – magari anche insieme a Imperi, ché altrimenti si offende! – e darti qualche dritta per usare la rete nel modo più adatto a te.

      Perché il bello di questo posto Franco è che chiunque può definire il percorso giusto per lui. Si tratta solo di avere chiari gli obiettivi e di avere delle buone motivazioni.

      E, per concludere, non immagini quanto vorrei essere un utente che non lavora con la rete. Oh sì, in quel caso potrei buttarmi e tentare di proporre i miei scritti senza timore. Aprirei un blog dove davvero potreste conoscere Cristiana e non mi preoccuperei dell’esito delle mie azioni. Lo farei, senza pensarci troppo su.

      Come vedi a ognuno di noi si pongono dei limiti, ma il bello sta nel superarli. Non credi? :)

      • Giovanni 24 settembre 2013 at 22:06

        Allora avrei bisogno di una mano anche io :)

        • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 22:16

          Beh, Giovanni, a questo punto potremmo organizzare una cena collettiva. Così facciamo luce sui dubbi di ognuno e superiamo insieme i nostri limiti. Cosa ne dici?

          Ah, ma io già avevo proposto qualcosa di simile a Imperi. Se non sbaglio declinò educatamente…

          Ohi, Imperi, secondo me è il caso di ripensarci! ;)

          • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 22:44

            Tu mi avevi proposto una cena collettiva per parlare di questi temi? Mi suona davvero nuova, questa… :)

  • Alessandro C. 24 settembre 2013 at 18:06

    Conosco un autore, del quale non farò il nome, che qualche anno fa ha aperto un blog sulla piattaforma “blogger” limitandosi semplicemente a pubblicare estratti dei suoi racconti e considerazioni personali su letteratura e, qualche volta, temi di attualità.
    Non è presente su Facebook, non è presente su Twitter e non ha mai operato spam in giro, limitandosi a commentare di tanto in tanto post che riteneva interessanti sui blog altrui.
    Ebbene, non c’è un post di questo scrittore che riceva meno di 40-50 commenti.
    La calamita è costituita dai contenuti. A mio avviso l’essere “sociali” affannandosi per ritagliarsi visibilità su trenta piattaforme differenti costituisce solo un enorme spreco di tempo.
    Il prodotto-libro è destinato a quei pochi eroi che amano ancora la lettura, e da lettore accanito vi confesso che non acquisterei mai l’e-book di un tizio che due mesi fa ha inaugurato un sito sul quale si atteggia da guru 2.0.
    Servono tempo, pazienza e talento. E se una di queste componenti manca, secondo me è inutile dannarsi l’anima in questa lotta per briciole di visibilità.
    Non lasciamoci fuorviare, e ve lo dico da amante della lettura più che da aspirante scrittore. Non smettiamo di vedere il fruitore delle nostre opere – o presunte tali – come una persona fatta di carne, ossa ed emozioni. Considerare il lettore come un semplice “cliente” a cui piazzare il nostro ultimo libro a mo’ di Wanna Marchi con il suo noto Sciogliciccia non renderà onore né all’autore né a chi dovrebbe conoscerlo e apprezzarlo.

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 20:59

      Quello scrittore è un eccezione. Ovvio che essere presenti sui social e avere un blog presupponga che tu sappia scrivere e che piaccia ai lettori. Non ho mai detto il contrario.

      Ma è sbagliato sostenere che essere sui social media sia tempo perso. Dipende da come ci stai e da quello che fai, unito a cosa scrivi e a come scrivi.

      Certo che il lettore è fatto di carne, ossa e emozioni. Considerarlo un cliente non significa snaturarlo, anche perché il lettore è un cliente particolare, come particolare è un prodotto come il libro.

      Il lettore va conquistato. La promozione presuppone qualità, mi pare fin troppo chiaro.

  • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 21:39

    Salve, Imperi :)

    Intanto ti ringrazio per avermi chiamata in causa, mio malgrado. Ieri mi hai fatto tremare, ma ora che ho letto posso tirare un sospiro di sollievo :D

    Andiamo con ordine ché qua ci sarebbe da parlare parecchio…

    Uno scrittore, che sia indipendente o meno, deve necessariamente fare leva sul personal branding. Questo per due ragioni: io lettore voglio sapere chi sei prima di darti la mia fiducia e tu scrittore devi campare attraverso la vendita delle tue opere.

    Un meccanismo che non si traduce in una truffa, anzi il contrario. Fare personal branding per uno scrittore significa mettere in risalto le sue qualità e generare quel processo che lo lega al pubblico grazie all’empatia.

    Ho scritto proprio oggi (scusa se cito un mio post, Imperi) di come emergere in rete, facendo riferimento alla figura del copywriter. Nessun trucco, nessuna strategia fumosa. Soltanto una: capire chi sei, identificare i tuoi talenti e puntare su di essi per essere originale. Senza dimenticare l’esercizio, la formazione e il duro lavoro.

    Sono d’accordo sui 10 punti che hai elencato. Ah, sappi che partiremo da essi per definire la tua strategia promozionale. Ecco, mi sono autonominata tua communication strategist. Sei d’accordo, sì? :D

    A parte gli scherzi, credo sia importante per ogni scrittore indipendente capire quali sono i suoi obiettivi e definire un percorso. Ricordandosi, allo stesso tempo, che non potrà fare tutto da solo. Il primo passo per avere successo è capire i propri limiti e individuare le persone adatte per aiutarti. Coinvolgerle nel tuo progetto e partire.

    Purtroppo l’autopubblicazione facile ha fatto sì che molti fossero incentivati a buttarsi nella mischia senza conoscere mezzi, mercato e strumenti promozionali. E credetemi, esistono numerosi scrittori di qualità che faticano ad emergere.

    Ma noi che abbiamo deciso di provarci non abbiamo intenzione di non riuscire, giusto? Allora, dobbiamo darci da fare! E i tuoi consigli mi sembrano appropriati. Bravo, Imperi! :D

    • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 22:06

      Tumedei, perché hai tremato? Se io devo fidarmi di te, allora tu devi fidarti di me ;)

      D’accordo sul personal branding per lo scrittore in generale.

      Ah, sei la mia communication strategist? Va bene, se la cosa ti aggrada, aggrada anche me, grazie :D

      Concordo anche sul resto. Individuare le persone adatte è la cosa più difficile, non trovi?

      • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 22:09

        Mah, non saprei. ti dirò la verità: se impari ad osservare e ad ascoltare i feedback, allora capire chi sono queste persone non è poi così difficile.

        Certo che mi aggrada, poi però non lamentarti se non sarò così delicata come ti aspetti! :P

        • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 22:11

          Tu parli troppo criptica per me :)
          Mi dispiace, ma non capisco proprio di quali feedback parli…

          Non devi essere delicata, ovvio, altrimenti che aiuto sarebbe? ;)

          • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 22:14

            Ah, mannaggia Imperi! :P

            Feedback: bisogna imparare a carpire ogni input proveniente dall’esterno. Se sappiamo di aver bisogno di uno strategist ci guardiamo intorno e individuiamo quello più capace. Lo stesso vale per editor, casa editrice e simili.

            Per quanto ci riguarda dobbiamo capire quali sono i nostri limiti e superarli. Ci sono sempre segnali che ce li indicano. E sai una cosa, Imperi? Alle volte sono le cose più semplici ad apparirci complicate ;)

  • Daniele Imperi 24 settembre 2013 at 22:18

    Cristiana Tumedei

    Ah, mannaggia Imperi! :P

    Feedback: bisogna imparare a carpire ogni input proveniente dall’esterno. Se sappiamo di aver bisogno di uno strategist ci guardiamo intorno e individuiamo quello più capace. Lo stesso vale per editor, casa editrice e simili.

    Per quanto ci riguarda dobbiamo capire quali sono i nostri limiti e superarli. Ci sono sempre segnali che ce li indicano. E sai una cosa, Imperi? Alle volte sono le cose più semplici ad apparirci complicate ;)

    Bene, adesso ho capito meno di prima :)

    Come strategist più capace vedo te, ma questa è facile. L’editor l’ho individuato tempo fa e conosciuto di persona. Te ne parlai, anche, se ricordi.
    Sulle case editrici, non ne conosco nessuna per poter andare a colpo sicuro.

    Sui limiti non so dire.

    • Cristiana Tumedei 24 settembre 2013 at 22:21

      Ahahah, ripeto: mannaggia, Imperi! :D

      Comunque grazie, la tua stima è sempre bella da ricevere :)

      Ok, facciamo che ti spiegherò meglio via email. D’accordo?

  • Massimo Vaj 25 settembre 2013 at 07:56

    Marcel Proust si autoprodusse (non che a me lui piaccia, sia chiaro) e mi capitò di leggere la lettera che gli scrisse uno dei tanti editori che rifiutarono di pubblicarlo… esilarante, mancava solo il colpo di pistola in un piede. :D A dirla tutta l’unico tipo di autoproduzione che si adatta alla mia augusta persona è la scritta sul muro.

  • Roberto 25 settembre 2013 at 10:11

    Oggi tutti scrivono un libro. Lo ha fatto anche “Albano” o.O Che poi in questi casi si sa che non lo scrivono certo di mano loro. Comunque è vero che spesso si compra l’autore più che il libro. “Se un libro è di Stephen King, ne ho già letto uno e mi piace, essendo anche molto chiacchierato come autore, allora anche gli altri saranno per forza belli”.

    • Daniele Imperi 25 settembre 2013 at 12:55

      Su molti libri di VIP ho anche io il dubbio che li abbia scritti qualcun altro.

  • MartyKite 25 settembre 2013 at 11:05

    Il decalogo delle cose da NON fare è un must, me lo salvo e me lo appiccico su Evernote (i post-it li perdo… :D).

    Personalmente anche io sono in linea di massima contro il self-publishing, con qualche rara eccezione, e concordo in toto con Cristiana lì sopra.

    Il discorso è un sacco complesso riguardo il self, che è stato sdoganato e ormai sento dire più spesso “gli editori sono imbecilli e mi anno rifiutato sempre (il più delle volte senza h eh, il che è molto rivelatore), quindi pubblico su amazon” piuttosto che un ben più realistico “ho scritto ‘nammerd- e gli editori non mi si filano”. La mia opinione sulle politiche amazon (o chi per loro) sul pubblicare indiscriminatamente quello che gli arriva è troppo colorita per poterla scrivere qui, ci tengo a passare per una persona pacata nonostante le mie opinioni non lo siano! Ma credo anche che il problema vero sia anche la mancanza di umiltà di tante, troppe persone nel credersi scrittori impeccabili e al di sopra di ogni critica.

    (Non so se segui il blog di Giramenti, ma Gaia è stata vittima di stalking da parte di uno di questi “”"scrittori”"” solo per aver detto che il suo “libro” è illeggibile. E ti assicuro che è LETTERALMENTE illeggibile: frasi senza senso, troncate, errori vari, parole a caso… Mi ha molto impressionata quella faccenda, l’ho trovata emblematica)

    • Giovanni 25 settembre 2013 at 11:45

      Mi sento di dissentire molto. Il sefpublisher non è sempre lo sfigato rifiutato dalle case editrici. Il mondo è vago, le persone sono vaghe e ogni selfpublisher è diverso dall’altro. Molto. C’è chi paga un editor, chi non lo paga. Chi fa un gran lavoro, un e-book fatto come Dio comanda (validato, formattato nel modo giusto, con un indice completo) che manco i grandi editori sanno spesso fare. Certo c’è chi non lo fa, prende un arrabbattato file word e lo butta su Amazon. Hai detto che salvo qualche eccezione sei contro i selfpublisher, ma le eccezioni ci sono ovunque. Ci sono anche scrittori con editore alle spalle che non sanno scrivere, testi senza correzione di bozze, senza editing e ti potrei fare molti esempi, ma non è il caso. Credo che il concetto è stato espresso.
      Il discorso è molto molto molto più complesso di quello che credi. Va valutato caso per caso.
      Venire a insultare tutta la categoria solo perché hai letto qualcosa che ti ha disturbato non mi sembra il caso. È come dire: «ho letto tizio e caio di quell’editore, un orrore, ergo tutti gli scrittori fanno pena tranne rare eccezioni!».

      • Daniele Imperi 25 settembre 2013 at 13:00

        Non ha detto che tutti i self-publisher sono stati rifiutati dagli editori, ma molti sì.

    • Daniele Imperi 25 settembre 2013 at 12:58

      Ciao MartyKite e benvenuta nel blog.

      Sono d’accordo su molti scrittori che non accettano critiche e si credono insuperabili e incompresi. Sparare a zero sull’editoria solo perché ti hanno rifiutato varie volte mi pare eccessivo.

      Non conosco il blog Giramenti, ma darò un’occhiata.

  • Cristiana Tumedei 25 settembre 2013 at 20:35

    Daniele Imperi
    Tu mi avevi proposto una cena collettiva per parlare di questi temi? Mi suona davvero nuova, questa…

    Sì, caro Imperi :D

    Ti proposi una cena/evento/reunion; una chiacchierata collettiva su G+ o Skype; l’apertura di un gruppo di discussione (sempre su G+ o LinkedIn)… Lo feci qui, ma tu declinasti.

    Ripensaci, Imperi, ripensaci! Potrebbero nascere spunti interessanti ;)

    • Daniele Imperi 25 settembre 2013 at 21:17

      Non ricordo assolutamente… ti ricordi in che occasione? Cosa è un reunion?

      Inoltre hai messo in campo diverse situazioni (cena, evento, gruppo di discussione, hangout, skype), quindi va prima stabilito cosa fare e poi va trovato lo strumento per farlo.

      Riguardo a skype e G+ – forse sto ricordando – declino subito, perché non ho la possibilità a casa per parlare tranquillamente. Quindi, almeno per il prossimo futuro, chiacchierate in quel modo sono da escludere, almeno organizzate da me. Se avevo declinato queste, è stato per un motivo preciso allora.

  • Tenar 25 settembre 2013 at 21:07

    Giramenti è imperdibile!
    Quanto al resto, credo che alla fine “consapevolezza” sia la parola chiave.
    Sei consapevole dell’effettivo valore delle tue storie o ti dai al self solo come rivalsa perché l’editoria tradizionale ti ha ignorato?
    Se sei consapevole di valere, perché il self e non l’editoria tradizionale? Nove volte su dieci ritengo che l’editoria tradizionale sia ancora preferibile. Tuttavia ci sono generi che effettivamente faticano molto a farsi notare e ci sono caratteri per cui l’indipendenza è tutto. Quindi ben venga il self. A questo punto l’ultima domanda: ho davvero i mezzi e il tempo per gestire la mia attività da scrittore indipendente? Per fare un lavoro male, forse è meglio astenersi.

  • franco zoccheddu 25 settembre 2013 at 22:21

    Grazie, Cristiana e Daniele, per l’attenzione che mi avete dedicato. Sto leggendo solo ora e mi dispiace non rispondere per l’ora tarda che mi costringe a dormire. Domani interverrò.

  • Il mercato della letteratura 27 gennaio 2014 at 07:32

    […] senso lo è, perché noi che amiamo scrivere possiamo dire no all’andazzo del copia-incolla e scegliere di essere scrittori indipendenti. Il self-publishing non sarà per tutti, ma è una realtà. Noi possiamo offrire al pubblico di […]

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