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Promuovere la lettura nelle scuole

10 modi per creare una cultura della lettura in bambini e ragazzi

Promuovere la lettura nelle scuole

Leggere, ma amando la lettura e i libri. Leggere come piacere e come strada da percorrere per ampliare la propria cultura. Leggere come evasione, passatempo, divertimento, ma anche e soprattutto per conoscere, per crescere, per avere libertà di scelta sempre.

4 anni e mezzo fa avevo scritto un articolo su come promuovere la lettura in Italia, e avevo accennato a qualche idea su come promuoverla anche nelle scuole. Ora voglio puntare l’attenzione proprio sulla scuola, ambiente che, assieme alla famiglia, dovrebbe giocare un ruolo fondamentale per la crescita di bambini e ragazzi, soprattutto per la loro crescita culturale.

In rete ho letto della cultura della lettura: in Italia abbiamo tante culture, c’è la cultura dello smartphone, la cultura dei social media, la cultura del buon cibo, ma manca una vera cultura della lettura. Potrà mai diventare un fenomeno culturale leggere? O deve restare appannaggio di pochi eletti?

Creare librerie nelle classi

In alcuni blog esteri si parlava di librerie all’interno di ogni aula. M’è piaciuta subito come idea. Non so in che modo si possa attuare. Un tempo, quando andavo a scuola io, si facevano le collette per raccogliere soldi per qualche iniziativa, ma adesso credo che sia diventato complicato farle, se non impossibile.

Qual è l’utilità di una libreria specifica per una classe? Quella di avere sempre a portata di mano – oltre la libreria “ufficiale” della scuola – i libri da leggere, ovviamente. Quali libri? Mi viene in mente un percorso di lettura che l’insegnante può stabilire assieme ad alunni e studenti. Ma anche libri di approfondimento per lo studio delle materie.

Evitare l’obbligo di lettura

Che senso ha portare a forza gli studenti nella libreria scolastica e ordinar loro di prendere un libro da leggere? Certo, lo leggeranno, come ho fatto io con Il treno del sole alle medie e La montagna incantata alle superiori. Ma il rischio, come nel mio caso, è che gli studenti non leggano altro.

La lettura va proposta, non imposta. Ecco perché si deve creare una cultura della lettura, altrimenti diventa appunto un’imposizione. E chi meglio degli studenti può fregiarsi del titolo di Bastian Contrario?

Creare un dibattito sulle letture

Avete visto qualche scena in film americani ambientata nelle scuole? Non sono né filo- né antiamericano, ma in quel caso mi sento filoamericano: l’insegnante che discute con gli studenti di brani letti nel libro, del significato delle opere desunto dalla lettura delle opere stesse.

Non so se sia cambiato qualcosa nelle scuole di oggi, ma quando ci andavo io si doveva parlare – e studiare! – di ciò che Tizio o Caio, o perfino Sempronio, avevano desunto dalla lettura della Divina Commedia o de I promessi sposi o dell’Eneide.

Ma chi se ne frega! Questo è ciò che ho sempre pensato io a scuola quando dovevo studiare quella roba. E questo è anche uno dei motivi per cui a Italiano andavo malissimo.

Invitare gli autori a scuola

Su questo si potrebbe discutere a lungo. Su quali autori invitare, per esempio. Ricordo che al liceo invitarono i cosiddetti “poeti moderni”… be’, mi ricordo anche qualche “verso” di poesia che questi poeti lessero a scuola nella sala delle assemblee, e a un certo punto, infatti, io e due miei compagni di classe ci siamo alzati e ce ne siamo andati.

Non l’avessimo mai fatto. L’insegnante di Italiano a lezione ha parlato di aver visto “alcuni di voi alzarsi e andarsene. Adesso vi faccio fare un tema su quei poeti”. Ma magari, ho pensato io.

Insomma, per farla breve e polemiche scolastiche a parte, quali autori invitare? La paura mia è che questa idea possa venire strumentalizzata dalle ideologie politiche del governo del momento o del preside o dell’insegnante, quando invece dovrebbe essere una scelta oggettiva e non soggettiva, magari discutendone proprio con gli studenti.

Incentivare la lettura grazie ai film tratti dai libri

Silence

Gli studenti vanno al cinema. E al cinema vedono i film che vogliono, su questo non si discute. Non è necessario vedere per forza film su drammi umani, su problemi sociali e via dicendo. Andare al cinema significa spendere soldi e tempo per stare fermi in poltrona a guardare un film, dunque la scelta su cosa vedere è del tutto personale.

Fatto questo preambolo necessario, penso che si possa invogliare alla lettura proponendo di leggere il libro grazie al quale è stato realizzato un film, magari recente. Ho scritto 4 articoli sui libri da leggere che hanno ispirato dei film, anche se solo uno, mi pare, sia italiano (mi dispiace, ma non amo il cinema italiano, quindi dovrete accontentarvi):

Ma chissà quanti altri ancora ce ne sono. Questa idea mi piace sempre più, perché ricordo che in classe fra noi compagni si parlava spesso dei film visti al cinema e in TV. Ora mi viene in mente che parlammo di Un tranquillo weekend di paura con Burt Reynolds. Ebbene, se ricordate il mio articolo, quel film è tratto dal romanzo Deliverance di James Dickey.

Trasformare la lettura in gioco

Ogni libro è fatto di tante strade, contiene micromondi da conoscere ed esplorare. Cercare al suo interno qualcosa che stuzzichi la curiosità e l’attenzione degli studenti può essere un buon modo per avvicinarli alla lettura.

La lettura come gioco, specialmente alle elementari, ma anche la lettura come scoperta – o riscoperta – di vecchie tradizioni, di luoghi scomparsi o dimenticati, di personaggi di un tempo, di episodi storici e così via. Leggere per trovare – o ritrovare – frammenti di realtà passate, ma anche presenti e ignorate.

Far scegliere agli studenti cosa leggere

Mi immagino l’insegnante che chiede in classe: «Che libro vorreste leggere?» e la lista di proposte degli studenti. Un mio compagno del ginnasio avrebbe di sicuro proposto i libri su Fantozzi di Paolo Villaggio, perché se li portava in classe e per quello – e per altri motivi – venne soprannominato appunto Fantozzi.

Se avessero fatto a me quella domanda, cosa avrei risposto? Tornando indietro con la memoria, al liceo non amavo leggere, ma comunque avevo letto alcuni racconti di Poe e alcune avventure di Sherlock Holmes di Conan Doyle. Forse mi sarebbero venuti in mente in quel momento.

Anziché portare i ragazzi nella biblioteca della scuola, non è meglio chieder loro cosa vorrebbero leggere e perché? Certo, in biblioteca sono loro a scegliere, tuttavia credo che crei una percezione diversa negli studenti chiedere cosa vorrebbero leggere e poi andare in biblioteca, piuttosto che portarceli di peso e dopo far scegliere loro un libro.

Coinvolgere i genitori nella lettura

Nella lettura dei propri figli, intendo, ma anche nella loro, perché no? Se un ragazzo non legge, forse è anche perché a casa nessuno dei genitori legge. Magari se si riuscisse a far comprendere ai genitori quanto sia importante che i figli leggano, si compirebbe un bel passo avanti.

Come coinvolgerli? Non lo so. L’insegnante dovrà farsi venire qualche idea – e adesso se qualche insegnante mi legge, me ne dirà quattro – ma può essere utile una bella riunione fra insegnanti e genitori per discutere di questo.

Visitare le fiere del libro

Si fa oggi? Quando andavo a scuola io, no. Eppure sono convinto che portare gli studenti a una fiera del libro li coinvolgerebbe nella lettura. Possibile che nessuno trovi almeno un libro di suo interesse? Che a nessuno venga voglia di leggerli?

Fiere del libro in Italia

Ne ho trovate 54, ma nessun festival o fiera dedicati al libro in Trentino Alto Adige e Molise.

Creare gruppi di lettura in classe

Magari suddividendo la classe in “generi letterari” o altro. I gruppi di lettura esistono, dunque perché non crearne anche nelle scuole? Scegliere un libro, magari anche sorteggiandolo, e a fine lettura svolgere una sorta di lavoro di ricerca, una tesina collettiva per discutere del libro e approfondirne argomenti e personaggi.

I gruppi di lettura sono stimolanti e migliorano anche i rapporti fra persone, dunque in una scuola anche quelli fra compagni di classe.

Altre idee su come promuovere la lettura nelle scuole?

Vi risulta, intanto, che qualcuna di quelle esposte sia sviluppata oggi nelle scuole italiane? O lo sia stata quando andavate a scuola voi? Che altro potete aggiungere?

31 Commenti

  1. Andrea
    7 dicembre 2017 alle 09:40 Rispondi

    Chi non è d’accordo con questo post è pazzo :)
    Non sapevo che Silence fosse tratto da un libro. È stato uno dei pochi film che ho visto quest’anno, e mi è piaciuto un sacco. Se non lo hai visto ti consiglio di recuperare. Prenderò anche il libro. Comunque non mi torna una cosa: hai scritto che non hai trovato fiere o festival in Friuli, ma nell’elenco vedo Pordenonelegge, che è proprio in Friuli.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:04 Rispondi

      Ce ne sono di pazzi :D
      Silence l’ho visto e ho messo in lista il romanzo.
      Svista per Pordenone! Correggo, grazie.

  2. Francesco
    7 dicembre 2017 alle 09:44 Rispondi

    Mia figlia ha iniziato la prima elementare quest’anno ed ha da poco imparato a leggere in stampatello, per lei e per noi è una grande soddisfazione, ovunque vede una scritta (bottiglie, insegne, opuscoli) legge. Ogni tanto leggiamo insieme qualche storia e per Natale, oltre ai giochi, li regaleremo un bel libro. Ho trovato un paio di negozi, di quelli unici, che non si trovano nei grandi centri commerciali, con libri e giochi d’altri tempi, in grado di stimolare la creatività del bambino.

    Teniamo lontano da lei smartphone e tablet vari.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:05 Rispondi

      Io invece leggevo tutti i cartelloni stradali :D
      Libri e giochi di altri tempi anche per me stimolavano più la creatività dei bambini. E fate bene a tenerla lontana smartphone e tablet vari ;)

  3. Caterina
    7 dicembre 2017 alle 10:26 Rispondi

    Non ho molta fantasia in queste cose né sono aggiornata su come si sia evoluta la scuola da questo punto di vista. Trovo che portare gli studenti a una fiera del libro sia una bella idea, così come avere una piccola biblioteca in classe (oltre che nella scuola). Sarebbe bello, inoltre, leggere un libro e discuterne in classe con il professore. Io a scuola non l’ho mai fatto. Non ha senso studiare quello che dicono gli altri su un romanzo. I libri così diventano oggetti distanti dallo studente. Invece, essere chiamati a esprimere la propria opinione rende i libri più accessibili e alla portata di tutti. Prima ancora che trasmettere l’amore per i libri, nelle scuole si dovrebbe insegnare a pensare e a esprimere la propria opinione. I miei tempi della scuola li ricordo piatti. Nessuno, a parte forse due professori tra loro antagonisti, ci ha mai stimolato ad andare oltre le opinioni espresse dagli altri o a leggere anche saggi. Più che cercare di spingerli alla lettura, io stimolerei gli studenti a essere curiosi, a pensare, a cercare, proponendo vari mezzi per approfondire, tra cui ovviamente i libri. Ai miei tempi, più di quindici anni fa, si poneva troppa attenzione alle nozioni. Così la scuola diventava noiosa e noioso diventava tutto quello che viene a essa associato, libri compresi. Fortuna che l’amore per la lettura l’ho sviluppato da sola, che se fosse dipeso dalla scuola… :-D

    • Kukuviza
      7 dicembre 2017 alle 13:20 Rispondi

      Sottoscrivo praticamente tutto. A me sembra che molti non siano in grado di esprimere la propria opinione (e penso che molti non siano neanche in grado di farsela) e la scuola (o anche gli adulti in genere) dovrebbe spingere di più in tal senso.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:08 Rispondi

      Io ho un po’ paura a farmi una famiglia, per il casino che farei su come hanno ridotto la scuola oggi :D
      Anche io ho dovuto sviluppare la passione per la lettura da solo, visto che la scuola mi ha solo fatto odiare le materie e lo studio.

  4. PADES
    7 dicembre 2017 alle 11:02 Rispondi

    Alle elementari mio figlio aveva la libreria in classe. Potevano prendere quello che volevano, leggere a casa o durante gli intervalli, senza obblighi, era un gioco come un altro. Conoscendo molti dei suoi compagni, che adesso sono alle medie con lui, posso dire che l’idea della maestra fu ottima: molti sono diventati assidui lettori.
    Adesso, alle medie, la prof di italiano “chiede” che leggano un libro al mese, quello che vogliono (alla fine fanno una “scheda libro”). La cosa è iniziata già in prima media, ora sono in terza. Risultato: all’inizio quasi tutti portavano i libri più facili (tipo Geronimo Stilton), ma la prof lo sapeva come sarebbe andata a finire, che dopo i primi due o tre mesi lo spirito di confronto e competizione li avrebbe portati a scegliere libri sempre più “alti” e ora che sono in terza arrivano a portare Pirandello o Dostoevskij e a chiedere consiglio alla prof su cosa leggere a seconda dei generi preferiti.
    La cosa interessante è che ha funzionato, da quello che vedo. Anche per i ragazzini che in famiglia non hanno lettori forti, dunque la scuola può fare molto.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:10 Rispondi

      Bene, allora c’è qualcuno in Italia che ha la biblioteca in classe :)
      Geronimo Stilton non lo sopporto, sta ovunque…
      Più che la scuola, a quanto dici, possono fare molto alcuni insegnanti.

  5. Gaetano Asciutto
    7 dicembre 2017 alle 11:27 Rispondi

    Argomento interessante.
    Ho passato da parecchio tempo i secondi “anta” e, da una tale vetta, vi posso assicurare che trenta o quaranta anni fa i ragazzi leggevano poco, o niente, tanto quanto adesso.
    La scuola non riusciva, e non riesce, ad appassionare i ragazzi alla lettura.
    Però attenzione, la scuola sta cambiando e lo farà sempre di più in futuro. E io ritengo che stia cambiando in peggio, stretta tra professori demotivati (e io credo sempre meno preparati) e, soprattutto, le istanze della società, e della politica, che ambiscono a trasformare sempre più la scuola pubblica (parliamo di questa) in una fucina di competenze.
    La parola magica è scuola lavoro, dove la scuola non assolverà più, come un tempo, al compito esclusivo di istruire un popolo, di forgiare e tramandare la sua cultura, di formare le coscienze civili dei futuri cittadini, lo spirito critico persino (era il compito dei Licei), ma si trasformerà nel luogo dove si preparano gli individui al “mondo del lavoro”, cioè nel luogo dove si acquisiscono competenze utili al mercato del lavoro.
    La scuola, da luogo altro sottratto al mondo, dove si permetteva ai ragazzi di diventare adulti dotati di senso critico e responsabili, si trasformerà in un luogo dove si addestreranno i futuri tecnici in funzione dei bisogni della macchina produttiva, e quindi in funzione dei bisogni delle classi dirigenti (che non frequenteranno certo le scuole pubbliche loro).
    Se la scuola serve ad offrire competenze e poco altro, se non serve alla formazione del pensiero indipendente, neanche vale parlarne, in quel luogo la letteratura non serve a nulla
    Al contrario, se la letteratura educa la gente a discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, essa scomparirà, come sta succedendo allo studio della storia (meglio inglese e informatica, che diamine!).
    Insomma, a mio parere il regno dell’utile distruggerà la letteratura.
    Sono andato un po’ fuori tema, off topic come si dice sul web.
    A ogni modo, amo la letteratura e anche la critica letteraria, perché attraverso di essa ho riscoperto testi che professori scostanti mi avevano fatto detestare. Ne I Promessi Sposi di Manzoni coesistono una varietà tali di personaggi e situazioni da farne veramente il più grande romanzo italiano. Per non dire della Commedia di Dante. La critica letteraria, a mio modo di vedere, permette di apprezzare lo spessore di un testo, di entrarci dentro, e di capire l’intento dell’autore.
    Non mi dilungo oltre, ho apprezzato il post anche dove tenta di offrire qualche indicazione per il futuro.
    Per appassionare i giovani alla lettura l’operazione di Baricco mi pare vada nella giusta direzione: la lettura e il commento di un romanzo, vivisezionando il contesto storico, con i suoi problemi e le sue vicissitudini, le vicende dei protagonisti, i motivi che li spingono all’azione, o inazione.
    Dentro un lavoro del genere ci può stare tutto: storia, economia, geografia, psicologia, politica, filosofia, ma anche le scienze esatte. E si possono indurre i ragazzi a pensare fuori dagli schemi.
    Lo scopo dovrebbe essere quello di formare lo spirito critico di una persona, di ogni persona.
    Ma temo che siamo fuori tempo massimo.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:13 Rispondi

      La critica letteraria, però, va fatta dopo aver letto un testo. Mentre a scuola io ho dovuto studiare solo quella, ecco perché non siamo riusciti a leggere in un anno I promessi sposi, pur avendolo come materia ogni settimana.

      • Gaetano Asciutto
        11 dicembre 2017 alle 10:50 Rispondi

        Se non ricordo male si andava in parallelo: lettura del testo e commento. Lo stesso si faceva con la Divina Commedia e i classici latini e greci.
        Di regola non si arrivava fino in fondo, hai ragione. Ma il punto chiave non era arrivare alla parola fine, ma offrire ai ragazzi gli strumenti adatti per capire e interpretare un testo e farsi un’idea della complessità insita nell’atto stesso del narrare.
        Che senso ha leggere l’Inferno di Dante senza sforzarsi di comprendere l’universo che c’è dietro? Le note a margine erano spesso dieci volte il testo originale e senza la comprensione non era vera comprensione.
        Se i classici sono tali un motivo ci sarà, e il motivo è la complessità.
        La complessità va spiegata e compresa, ma forse mi sbaglio.

        • Daniele Imperi
          11 dicembre 2017 alle 11:01 Rispondi

          Sì, si leggeva il testo e si commentava, ma non in base a ciò che noi ne deducevano. A me hanno fatto solo odiare sia Dante sia Manzoni, che invece ho apprezzato dopo la scuola.

          • Gaetano Asciutto
            11 dicembre 2017 alle 16:11 Rispondi

            Quando avevo sedici anni leggevo solo sciocchezze, ma leggevo. Il compito della scuola non doveva essere, e non può essere, quello di suscitare passioni, ma di offrire strumenti di comprensione e un metodo di lavoro.

  6. Vincenzo Valenza
    7 dicembre 2017 alle 12:32 Rispondi

    Proprio oggi mia figlia, che fa la prima media, è in gita alla fiera del libro: Più libri più liberi.
    Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che i miei due figli, un ragazzo di 16 anni e una bambina di 11, amano leggere e credo che questo sia dovuto al fatto che sia io che mia moglie leggiamo spesso; praticamente da quando sono nati, ci hanno visto sempre con il naso tra i libri ed è stato naturale per loro appassionarsi. Noi li abbiamo assecondati sempre e tra i regali di compleanno o Natale, non sono mai mancati dei bei libri.
    Ciao,
    Vincenzo.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:15 Rispondi

      Bello sapere che si fanno gite scolastiche alla fiere dei libri.
      A me avevano regalato dei libri per compleanni e Natali vari, ma non so perché a quell’epoca, a parte sfogliarli di tanto in tanto, non li leggessi.

  7. Lorenzo
    7 dicembre 2017 alle 14:04 Rispondi

    L’insegnamento della letteratura “all’americana” secondo me è una delle mancanze più gravi della scuola italiana. Leggere e commentare direttamente il testo (come faceva un mio professore di università) e sviluppare poi una discussione farebbe sicuramente appassionare di più gli studenti ai testi stessi, che non le spiegazioni tradizionali e generiche sui periodi letterari o sugli autori. Ma probabilmente non viene fatto perché questo demolirebbe un metodo di insegnamento ormai secolare. Sono d’accordo anche sul lasciare che siano gli studenti a scegliere se e quali libri leggere, però è anche vero che alcuni libri che poi mi sono piaciuti molto, non li avrei mai letti se non mi fossero stati imposti dal professore di liceo.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:17 Rispondi

      Ciao Lorenzo, benvenuto nel blog. Oltre a demolire quel metodo di insegnamento, sai le polemiche e le discussioni in parlamento che ci sarebbero?
      Sul far scegliere i libri agli studenti non intendevo i libri classici da leggere a scuola, come l’Eneide, I promessi sposi, la Divina Commedia, ecc.

  8. Grilloz
    8 dicembre 2017 alle 08:37 Rispondi

    A Torino hai scordato portici di carta :D
    In ogni caso andrebba fatta una distinzione tra lettura per svago e studio della letteratura, perchè nella lettura per svago la scelta del libro deve ovviamente essere libera, ma nello studio della letteratura no, mica l’insegnante chiede agli studenti se gli va di studiare la legge di Newton (e di cultura scientifica in Italia ce ne sarebbe bisogno eccome :P ).

    P.S. non mi è arrivata la newsletter ieri e stamattina mi domandavo, ma Daniele non ha fatto il post del giovedì? Così son venuto a controllare :P

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 08:48 Rispondi

      Non l’avevo trovata nelle liste consultate, grazie, appena aggiunta :)
      Intendevo per lo svago la scelta degli studenti.
      La newsletter non è arrivata causa mancato pagamento, che ho appena rimediato :P

      • Grilloz
        8 dicembre 2017 alle 08:59 Rispondi

        Ah, ecco :D

        Comunque io sono stato più fortunato, perchè buona parte delle cose che proponi i miei insegnanti le hanno fatte ;)

  9. Grazia Gironella
    8 dicembre 2017 alle 16:40 Rispondi

    Ho iniziato a leggere il tuo post pensando “mah, non so proprio se esiste un modo per incentivare la lettura”, basandomi sull’idea che l’impresa richiedesse dei motivatori straordinari, a scuola assai rari; invece le tue idee mi sono piaciute molto, e penso che sì, potrebbero funzionare. Credo che in particolare uno svecchiamento dei testi obbligatori e una scelta di gruppo per gli altri sarebbero già passi importanti. Non ho niente contro le Divine Commedie e i Promessi Sposi, ma mi dico: c’è stato un momento nel passato in cui qualcuno li ha scelti come materie di studio a scuola. Noi ci sottraiamo alla scelta, perché? Nessuno ha più scritto niente di bello e utile da allora? Io questi sacri pilastri li ho studiati volentieri, a suo tempo, ma non mi hanno lasciato uno stimolo a leggere, né altro che io ricordi. Si vive nel proprio tempo. Lo studio del passato è importante, ma non nel modo in cui lo pratichiamo, secondo me.

    • Daniele Imperi
      8 dicembre 2017 alle 17:05 Rispondi

      Secondo me non ci sono opere grandiose come la Divina Commedia e I promessi sposi da poter far leggere a scuola. Non sono opere che stimolano la lettura, ma le trovo opere da leggere per cultura personale e perché parte della storia della nostra letteratura.
      Poi la scuola dovrebbe incentivare la lettura a casa, facendo scegliere i libri agli studenti.

      • Grazia Gironella
        8 dicembre 2017 alle 19:08 Rispondi

        Grandiose, forse no; ma credo che sarebbe un bene mettere in discussione anche le fondamenta, a volte. :)

  10. Antonio Rossi
    9 dicembre 2017 alle 22:37 Rispondi

    Far leggere un libro ai giovani è impossibile, se non sai come farlo.

    Bisogna coinvolgere le famiglie, come hai detto tu, perché è a casa che si formano di più i giovani, non a scuola.

    In alternativa creare un gruppo di lettura, così il gruppo farebbe da volano per invogliarne i componenti.

    Dovremmo sentirci felici quando vediamo “i giovani di oggi” prendere in mano un libro e leggerlo. È davvero rincuorante questo.

    • Daniele Imperi
      10 dicembre 2017 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Antonio, benvenuto nel blog. Di solito nel gruppo di lettura ci va chi già legge, non credi? Anche per me bisognerebbe stimolare i giovani in famiglia.

      • Antonio Rossi
        11 dicembre 2017 alle 09:24 Rispondi

        Certo che nei gruppi di lettura ci va chi legge.
        Oltre a questo c’è un’altra cosa da dire: in molti, grandi e piccini, seguono quello che viene fatto da chi gli sta vicino. Servono “esempi” da seguire, e lo dico per esperienza personale quando ho visto un mio amico che ha iniziato a leggere Stephen King dopo aver visto un nostro conoscente farlo.
        E lui, il mio amico, non prendeva un libro da oltre 15 anni.

        • Daniele Imperi
          11 dicembre 2017 alle 09:38 Rispondi

          Sì, il buon esempio può funzionare, perché stimola la curiosità.

  11. Michele
    10 dicembre 2017 alle 11:51 Rispondi

    Bel l’articolo davvero! Ho programmato di condividerlo sulla mia pagina https://www.facebook.com/LeggereScrivere/ il 22 mattina. Lo merita davvero. Dovrebbe diventare la base di lavoro per una commissione parlamentare finalizzata alla promozione cultura di questo Paese.

    • Daniele Imperi
      11 dicembre 2017 alle 08:10 Rispondi

      Ciao Michele, grazie e benvenuto nel blog.

  12. Massimiliano
    11 dicembre 2017 alle 17:09 Rispondi

    Personalmente, ricordo che avevamo un paio di scaffali (dell’armadio di classe) destinati ai libri, alle medie. La professoressa di italiano era piuttosto arcigna e ci obbligava a leggerne uno a quadrimestre, mi pare. Ma non ci lasciava scelta, ce li assegnava lei. Non un granchè come metodo per far amare la lettura. Io ho sempre amato leggere, e in questo caso ero avvantaggiato, ma nonostante questo era riuscita, lo stesso, ad appiopparmi libri che ho odiato.
    Sono assolutamente d’accordo con te, bisogna recuperare una cultura della lettura, promuovendo e non imponendo. Mi fa veramente tristezza quando, alle fiere, promuovendo fumetti dell’associazione indipendente con cui collaboro, tre quarti delle persone che fermo mi risponde che non legge!

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