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Come aiutare il processo creativo nella scrittura

Processo creativo

Quando scrivo una storia o un articolo, capita che la creatività venga meno. Scrivere per inerzia è impossibile, se scrivo, sto creando, quindi devo avere in mente cosa dire, devo sentire la scrittura uscire dalla mia testa, altrimenti quello che scriverò sarà illeggibile.

Non si tratta di blocco dello scrittore, perché secondo me se non sai che scrivere, non devi scrivere e basta. Se non hai mai idee per una storia o per un post, allora scrivere non fa per te. Si tratta invece di non riuscire a portare avanti l’idea, a svilupparla, a darle una forma riconoscibile. Un motivo di esistere, anche.

A me non piace parlare di creatività, perché alla fine è soltanto una parola e ogni volta che si tira in gioco sono soltanto chiacchiere e nulla di definito, di tangibile. A me piace parlare di processo creativo, che è tutt’altra cosa, perché dà l’immagine di un percorso, di una strada da seguire, è un concetto più ristretto e quindi più chiaro.

Cercare la propria zona di creatività

Quando leggo di gente che scrive romanzi dentro un caffè, resto di sasso. Per me sarebbe impossibile. Già mi distraggo nella mia stanza da solo, figuriamoci in mezzo a gente e rumori e movimenti. Però questo mi fa capire che esista per ognuno di noi una zona di creatività, uno spazio in cui ci sentiamo a nostro agio, che rappresenta un surrogato del nostro mondo.

Dobbiamo creare quel comfort creativo che ci fa scrivere meglio e con più produttività. L’ideale per me sarebbe uno scrittoio come quelli d’un tempo, con vani e cassetti qui e là, tutto di legno scuro, con fogli per appunti e libri a portata di mano. Per adesso devo accontentarmi di una scrivania economica, ma l’ho riempita di fogli da riciclo e di libri che sto leggendo.

La fase di prescrittura

Non conoscevo il concetto di prewriting, ne ho letto nel post Sfruttare i processi inconsci nella scrittura nel blog Anima di carta. Si tratta però di qualcosa che facciamo sempre, sia nella narrativa sia nel blogging.

Cercare idee, elencarle, usare le mappe mentali, fare brainstorming (anche per conto proprio come faccio io), abbozzare appunti, documentarsi: tutto questo fa parte della prescrittura, perché raccoglie tutto ciò che facciamo prima di scrivere.

Liberarsi dalle inibizioni

Sono un freno enorme alla creatività. Una su tutte è la timidezza. La scrittura è arte e, se accettiamo questo, allora non può esistere una forma d’arte che si faccia incatenare dalle inibizioni e dai tabù.

Quando scriviamo, dobbiamo sentirci liberi di esprimerci come vogliamo, per dare più forza alla nostra comunicazione, non essere politicamente corretti, ma sciolti nella nostra scrittura, nell’uso delle parole, delle frasi, nella costruzione dei nostri pensieri.

Organizzazione di idee e appunti

Raccogliere idee e appuntarle su carta non basta. Sono idee senza famiglia, ancora orfane di contesti, hanno bisogno di essere inserite in un nucleo sociale che ne giustifichi la nascita.

La scrittura è anche organizzazione. Organizzazione di idee e appunti per poter sviluppare quello sforzo mentale in una forma ben definita. Archiviare e categorizzare le idee ci permette di focalizzare ciò che dobbiamo scrivere.

Definire i confini dell’argomento

Perché restringe il nostro campo di azione. Se devo scrivere una storia, per prima cosa ne definisco l’idea generale, così come quando scrivo un post. A me storie e articoli del blog vengono in mente sotto forma di titoli. Molte volte restano titoli senza una storia attorno, altre volte riesco a svilupparle.

Stabilire i confini dell’argomento che stiamo trattando ci aiuta a non perderci nella narrazione, a restare appunto confinati entro spazi ben delimitati, in cui sia più facile trovare una soluzione.

Decidere il grado di approfondimento dell’argomento

Questo vale nel blogging quanto in narrativa. Quando ho scritto il mio articolo sulle forme narrative, avevo in mente un elenco delle varie tipologie di narrazione e una breve descrizione per ognuna. È stato facile in questo caso, perché un approfondimento totale avrebbe richiesto la scrittura di un breve saggio, non certo di un post (che comunque è diventato di 3000 parole).

Per una storia o anche solo per una scena è importante capire quanto debba essere approfondita. Quanto debba scavare nel dettaglio – e questo è fondamentale per una singola scena.

Individuare gli elementi coinvolti

In un post è forse più semplice. Per articoli complessi, come questo, io preferisco creare una mappa mentale su carta. Ho in mente l’argomento e butto giù delle idee, ogni idea diventerà poi, con opportune modifiche, uno dei sotto-argomenti del post.

In una scena bisogna individuare personaggi e oggetti coinvolti, in una storia almeno in linea generale. Ma di solito il blocco creativo arriva quando scriviamo una scena, quando non riusciamo ad andare avanti per colpa di un personaggio che se ne resta fermo senza decidersi.

In quale ambiente si trova? Chi c’è con lui? Cosa deve fare? Dove deve andare? La soluzione non sta mai nelle risposte, ma nelle domande giuste da porsi.

Capire l’interazione fra gli elementi

Il rapporto che intercorre fra i personaggi e fra loro e gli oggetti della scena. Nel blogging, invece, per me deve essere chiara questa interazione fra i vari sotto-argomenti. Capita che debba spostare un sottotitolo, perché non si raccorda bene con quanto viene prima.

L’interazione fra gli elementi mantiene il contesto ben delineato, contribuisce a una maggiore chiarezza e facilita la lettura.

Mantenere focalizzato il messaggio

È il tema portante della nostra storia o del nostro articolo: di cosa vogliamo parlare? Ci è utile, in questo caso, il concetto di elevator pitch, ossia di quel discorso della durata di un viaggio in ascensore (quindi di una manciata di secondi) per presentare noi stessi o il nostro servizio o prodotto: pochi secondi per farlo capire al nostro interlocutore.

L’elevator pitch della nostra storia o del nostro post deve essere sempre, costantemente tenuto fisso nella nostra testa, perché è come una guida. Quando non dimentichiamo perché stiamo scrivendo quella storia o quell’articolo, allora sarà più semplice tenere viva la nostra creatività.

Conoscere i propri limiti

Dai confini dell’argomento ai confini delle nostre potenzialità. Arriva un momento della giornata in cui so che non potrei più creare nulla. Scrivendo e leggendo per ore dalla mattina consumo energie mentali. Già intorno alle 18 il mio cervello, attivo da quasi 12 ore, inizia a stancarsi.

È il mio limite. So che a quel punto è inutile che continui a scrivere la mia storia, il mio post. So che ho bisogno di staccare, di riposare la mente. Chiudo tutto e mi metto a leggere. La lettura mi rilassa. E il riposo ricarica di energia la mente, pronta per affrontare nuovi processi creativi l’indomani.

Risorse

La visualizzazione creativa al servizio della scrittura, guest post di Chiara Solerio.

Queste sono le mie idee per aiutare il processo creativo quando scrivo. E voi come aiutate la vostra creatività nella scrittura? Conoscete altri metodi da usare?

36 Commenti

  1. LiveALive
    2 febbraio 2015 alle 07:15 Rispondi

    Stavo proprio pensando a un post del genere. È interessante sottolineare anche che spesso più si legge più la creatività aumenta: nel 99% dei casi infatti la creatività non è creazione di nuovi elementi, ma nuove combinazioni di elementi preesistenti. Pensiamo a Polifemo: anche lui potrebbe essere venuto fuori da un elemento preesistente, cioè l’Etna o il teschio di un elefante; ma conoscere questi due elementi in più non ha danneggiato la creatività ma anzi l’ha stimolata. Lo dico, questo, perché non credo sia vero, come si dice ogni tanto, che scrivere un genere mai letto aiuta ad evitare cliché e stereotipi, anzi.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 13:57 Rispondi

      Certo, più leggi e più conosci, quindi la creatività aumenta. Se vogliamo fare i pignoli, dobbiamo dire che nulla si crea, quindi la vera creatività è combinazione e trasformazione di ciò che già esiste.

  2. Marco
    2 febbraio 2015 alle 07:48 Rispondi

    Pure io resto di sasso quando sento di autori che scrivono in un bar. Non capisco come ci riescano, li ammiro per questo. Il mio problema spesso è semmai il contrario: trovare il tempo per mettere giù le idee. Mi consolo con questo pensiero: quelle idee che dimentico non meritavano lavoro né attenzione. Almeno lo spero! :)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 13:58 Rispondi

      Quella speranza vorrei averla anche io :)
      Di certo so che quelle idee perse non sono più ritornate.

  3. Chiara
    2 febbraio 2015 alle 08:59 Rispondi

    Io sono una di quelle che scrive nei bar!!! :-D
    O almeno lo facevo quando scrivevo racconti a mano: adesso è un po’ difficile portarmi dietro tutto l’armamentario. Ho un carattere che mi consente di isolarmi facilmente e far scomparire il mondo che mi circonda. Solo in un luogo non riesco a dedicarmi al mio romanzo (al massimo posso abbozzare gli articoli del blog o prendere qualche appunto): l’ufficio. L’idea che le iene (colleghe) possano sbirciare mi inibisce moltissimo.
    Concordo sul fatto che creatività e processo creativo vadano distinte.
    In fondo, anche appendere un quadro alla parete per colorare l’ambiente è una forma di creatività: diverso è concepire un’opera dal nulla e, poi, realizzarla.
    Per quel che mi riguarda, credo mi manchi un po’ di disciplina.
    Raramente mi capita di rimanere senza parole: fosse per me, riuscirei a scrivere centinaia di pagine senza bloccarmi. Il problema è che sono volubile. Pur progettando, se arriva un’idea nuova rischia di mandare in fumo quanto fatto fino a quel momento. Le mie momentanee ispirazioni spesso mi portano a rivoltare le mie storie come calzini.
    Vorrei potenziare le attività di prewriting: ogni volta che mi ci dedico, fremo per sedermi al pc. Sono molto irrazionale in questo. Però mi aiuta molto la “visualizzazione creativa”, alla quale ho dedicato anche un guest-post pubblicato qui. Se vuoi puoi linkarlo: anch’essa agevola il processo creativo :)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:02 Rispondi

      Per me è impossibile, per isolarmi devo farlo fisicamente :)
      La disciplina manca anche a me. E anche io sono volubile, ecco perché non riesco a finire mai nulla o a dedicarmi appieno a un progetto.
      Ora metto come risorsa il tuo guest post.

  4. Salvatore
    2 febbraio 2015 alle 09:14 Rispondi

    Quoto tutto, anche se… Ultimamente non riesco a tenere a freno la mia creatività.

    Non parlo di “processo creativo”, ma proprio di creatività. Le idee mi colgono folgoranti nei luoghi più strani, come ieri, al supermarket, mentre ero in fila per chiedere un paio d’etti di prosciutto cotto al salumiere…

    Ormai scrivo quasi un racconto al giorno e non riesco a fermarmi. Non solo, ma è diventato facile facile farlo. Questo non lo reputo positivo fino in fondo. Scrivere tanti racconti significa anche non riuscire a impegnarsi in un progetto più corposo.

    Sta accadendo com’è accaduto un anno fa con i post del blog. All’inizio non avevo idea di cosa parlare, le idee non arrivavano e scrivere era una fatica… Arrivare alla fine di un post era come scalare l’Everest, e rileggerlo per correggerne i refusi era come tornare al campo base. Insomma, era difficile. Poi, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, è diventato facile, divertente, intuitivo. Ormai non preparo neanche più gli argomenti, apro il programma di scrittura, accendo il cervello e le dita iniziano a battere i tasti. Facile, facile…

    Stessa cosa per i racconti. Mi capita di scriverli ovunque, su vecchi quaderni, su ritagli di giornale, ovunque si sia un po’ di spazio bianco. Spesso non accendo neanche più il computer, per non perdere tempo. Che devo dirti…? Aspettiamo che accada la stessa cosa con i romanzi… ;)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:07 Rispondi

      Come fai a scrivere un racconto al giorno?
      Io in questo periodo sono messo male a creatività, invece, neanche trovo la forza di riprendere il romanzo.

      • Salvatore
        2 febbraio 2015 alle 14:32 Rispondi

        Di giorno mi vengono le idee e ogni mattina mi sveglio alle 4 per scrivere… :P

  5. Riccardo
    2 febbraio 2015 alle 09:37 Rispondi

    Ciao

  6. Grazia Gironella
    2 febbraio 2015 alle 10:36 Rispondi

    Mi piace questa idea del limite (di tempo, di luogo, di argomento) come fattore che favorisce la creatività… ooops, il processo creativo. E’ un po’ come un recinto che conosci bene, e invece di limitarti ti permette di correre liberamente al suo interno, senza sprecare tempo e senza la paura di andare a sbattere contro qualcosa. Una cosa simile, secondo me, succede quando si scrive un racconto a tema: restringi l’ambito, ma le idee fioriscono meglio.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:09 Rispondi

      A me i racconto a tema, invece, inibiscono la creatività :D
      Mi riferisco ai concorsi letterari con temi prestabiliti.

  7. Dario
    2 febbraio 2015 alle 10:54 Rispondi

    Quando scrivo, una delle cose più difficili per me è proprio mantenere focalizzato il messaggio. Ed è per questo, forse, che mi trovo più a mio agio scrivendo racconti. Mi rendo sempre più conto di quanto il mio processo creativo sia favorito dall’abbandono all’immaginazione, anche quando questa mi propone immagini stravaganti e insensate: è fondamentale la liberazione dalle inibizioni, che almeno in un primo momento hanno rappresentato per me un fastidioso ostacolo.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:10 Rispondi

      In un racconto è tutto più ristretto, quindi la scrittura in un certo senso è favorita. Qualsiasi ostacolo che poni ti frena, quindi vanno tolti tutti. Poi, in revisione, aggiusti.

  8. Argonauta Xeno
    2 febbraio 2015 alle 12:33 Rispondi

    Io trovo molto utile un approccio “taoista” che ho imparato da un autore che segue questa filosofia. Mi siedo tranquillo nella mia zona di comfort, tè a portata di mano, e mi libero dai pensieri, poi per qualche minuto scrivo liberamente (per davvero). Quando mi sento pronto, ci rimetto la testa e inizio a lavorare. Questo mi aiuta sia a staccare, sia a raggiungere un adeguato stato di tranquillità interiore
    (Un tempo invece era più facile. Da adolescente, mi bastava la musica “giusta” e andavo avanti per ore!)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:11 Rispondi

      Non riesco in queste cose, le discipline orientali non fanno decisamente per me. Scrivi liberamente cosa?

      • Argonauta Xeno
        2 febbraio 2015 alle 15:53 Rispondi

        Quello che mi passa per la testa. Lo scopo è rimettere in moto la “macchina creativa” dopo una giornata poco creativa, anche se a volte scrivo qualcosa che può tornare utile.

  9. animadicarta
    2 febbraio 2015 alle 14:38 Rispondi

    Se non sono immersa nel silenzio e completamente sola, io non combino nulla. Le idee possono venir fuori spontaneamente anche in mezzo alla folla, ma se si tratta di elaborare qualcosa (narrativa o meno) ho bisogno del mio angolo creativo. Anzi devo avere anche il mio computer davanti! Forse è un po’ esagerato e maniacale, ma dopo tutto non arrivo agli estremismi di certi autori che devono ubriacarsi prima di scrivere :)
    I punti che elenchi mi sembrano ottimi strumenti per risvegliare i processi creativi, in particolare mi riprometto di usare di più in futuro il liberarsi dalle inibizioni.
    Grazie per la citazione :)

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 14:46 Rispondi

      Esattamente come me: le idee mi vengono ovunque e in qualsiasi situazione, ma l’elaborazione devo essere solo. Io mi sono ubriacato una sola volta, con la birra, e sono stato malissimo :D

      • animadicarta
        2 febbraio 2015 alle 14:50 Rispondi

        Buon per te, almeno non ti verrà voglia di riprovarci :)
        Un caffè però aiuta, lo ammetto…

  10. Tenar
    2 febbraio 2015 alle 14:52 Rispondi

    La cosa che mi aiuterebbe davvero, adesso come adesso, sarebbe una decina di ore aggiuntive al giorno, ma diciamo che è un periodo transitorio (si spera).
    Per il resto non ho tecniche particolari. Cerco di arrivare al computer con un’idea ben chiara di cosa scrivere, quindi di aver fatto un buon lavoro di pre scrittura e di aver focalizzato bene quello che intendo raccontare.
    Se poi quel giorno non è cosa, lascio stare e faccio altro (c’è sempre altro da fare, purtroppo), ma capita raramente. Se ho del tempo per scrivere di solito lo so prima (è più facile che un imprevisto mi rubi del tempo piuttosto che mi regali ore inaspettatamente libere) e quindi cerco di arrivare a sedermi con già ben chiare le prime frasi da scrivere, le altre poi vengono fuori con naturalezza.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 15:39 Rispondi

      Il tempo per me è un problema solo se vuoi una scadenza a breve termine. Non arrivo mai, però, al computer con l’idea precisa in testa.

  11. Giordana
    2 febbraio 2015 alle 17:24 Rispondi

    Non condivido pienamente l’idea del confine d’argomento. O, meglio, immagino che per molti sia utile, e comunque trovo necessario ‘confinare’ una storia già nel momento della pianificazione iniziale… ma durante il classico ‘blocco dello scrittore’ l’unica cosa che su di me funziona è iniziare a scrivere senza nessun tipo di vincolo (anche perché poi finisco bene o male per rispettare comunque quelli che mi sono imposta inizialmente).

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 17:35 Rispondi

      Per confine dell’argomento intendevo concentrarsi sulla scena, più che altro. Anche per me vale partire con l’idea già in testa. Scrivere e basta, invece, con me non funziona.

  12. Marina
    2 febbraio 2015 alle 18:36 Rispondi

    Mi aiuta molto la musica. Ne ascolto tanta ed è incredibile come riesca ad incentivare il mio processo creativo. La cosa curiosa è, però, la non contemporaneità dei due momenti, cioè ascolto musica mentre faccio altro, la testa si riempie di idee e poi porto l’ispirazione in un luogo chiuso e silenzioso per scrivere. Assolutamente chiuso. Assolutamente silenzioso.

    • Daniele Imperi
      2 febbraio 2015 alle 19:04 Rispondi

      Ah, in quel senso. Non ci ho mai provato. Anche perché ascolto musica sul tardi, quando le energie mentali sono ormai partite.

  13. Marina
    2 febbraio 2015 alle 20:12 Rispondi

    o.O
    In quale senso, sennò?

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 07:24 Rispondi

      Pensavo intendessi scrivere ascoltando musica :)

  14. Giuse Oliva
    2 febbraio 2015 alle 21:54 Rispondi

    Mangiare. Sembra stupido, ma quando sento la testa talmente stanca da non riuscire nemmeno a pensare, allora lì che una bella barretta di cioccolato viene in mio aiuto. Se in casa non ce n’è, va bene qualsiasi cosa che contenga zucchero. Sì, lo so, è il metodo migliore per lievitare, ma per me è necessario. Altrimenti non riuscirei a essere sempre creativa, e non potrei proseguire con i miei progetti personali, già fin troppo rallentati.

    • Daniele Imperi
      3 febbraio 2015 alle 07:25 Rispondi

      C’è chi si ubriaca per scrivere e chi divora cioccolato :)
      Anche l’alcol contiene zucchero, no? Forse esiste un nesso.

  15. Lisa Agosti
    5 febbraio 2015 alle 15:21 Rispondi

    Nel mio caso il brainstorming è la tecnica che mi aiuta di più nel processo creativo.
    Cominciare a muovere le dita sulla tastiera provoca una cascata di movimenti simili, mi succede raramente che non ne esca nulla. Se sono stanca o distratta “sento” che sto scrivendo nulla di buono, ma comunque il giorno dopo posso trovare un’idea o una frase da cui partire per scrivere qualcosa di decente. Anche con i post per il blog mi capita di iniziare a scrivere pensando di voler parlare di qualcosa e finire invece parlando d’altro. A quanto pare il concetto di elevator pitch, che non conoscevo, non è il mio forte!

    • Daniele Imperi
      5 febbraio 2015 alle 15:24 Rispondi

      Fai quindi brainstorming scrivendo direttamente al pc?
      Nei post non riuscirei a scrivere senza prima aver pensato a una scaletta e comunque seguo sempre l’idea iniziale.

      • Lisa Agosti
        5 febbraio 2015 alle 16:25 Rispondi

        Sì, scrivo direttamente al pc. Ho provato a usare mindontrack, un software per le mappe mentali, ma perdo più tempo a organizzare le caselle e giocare col layout che a pensare a cosa scriverci.

        • Daniele Imperi
          5 febbraio 2015 alle 17:09 Rispondi

          Io ne avevo usato un altro, non ricordo il nome, e anche per me era solo una perdita di tempo.

  16. Fulvio
    25 febbraio 2015 alle 14:05 Rispondi

    Per me non c’è u a regola fissa. A volte ho bisogno di isolarmi, ma spesso, molto spesso, vorrei avere tempo di scrivere direttamente laddove l’ idea mi è balenata. Poi ci sono luoghi che ispirano di più, per esempio, nel mio caso, New York. È stato il luogo dove ho vissuto che più mi ha reso produttivo. Lì, dall’ osservazione diretta, sono scaturite centinaia di pagine.

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2015 alle 14:48 Rispondi

      Io non so dirti se ci sono luoghi che mi hanno permesso di scrivere di più. Finora ho scritto in 4 posti differenti, due in Italia e due in Norvegia. E non sono posti che reputo ideali per scrivere.

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