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4 problemi iniziali in una storia

4 problemi iniziali in una storia

Trovare idee per una storia (racconto o romanzo) non è mai stato un problema per me. Ho sempre avuto la sindrome da troppe idee. Il problema è stato scriverla, riuscire a trasformare quell’idea in una storia finita e che funzioni.

Quando inizio un racconto, so che già che lo finirò. Questo da una parte mi consola, perché mi dà una certa sicurezza nella scrittura. Dall’altra, però, noto ogni volta dei problemi iniziali che devo affrontare prima di poter ingranare con la storia e portarla a termine.

Ora sto lavorando a due racconti, uno per il blog e uno di fantascienza da inviare a un editore. Sto dando la precedenza a quest’ultimo. Ho riscontrato gli stessi problemi di sempre, tanto che ho deciso di parlarne in un articolo, anche per vedere se qualcun altro si trova nelle stesse condizioni quando deve scrivere una storia.

Trama: come svilupparla?

L’idea non è la trama, l’ho detto varie volte. A me è venuta quest’idea da sviluppare per un racconto di fantascienza. E l’idea è nata da una pubblicità recente, dove si lanciava un terribile messaggio, inconsapevolmente di sicuro, ma comunque terribile.

L’idea di per sé non era neanche completa, nel senso che poteva adattarsi a svariate situazioni. Per la mia storia ho scelto di adattare quest’idea alla domotica.

E qui è arrivato il primo problema: di cosa parlo? Cosa racconto?

Per trasformare l’idea in trama uso ormai il metodo della scaletta: ordino in modo cronologico i fatti a partire dall’idea, andando a ritroso e avanti nel tempo, finché ho ben chiaro sulla carta tutto ciò che deve accadere.

Non è detto che rispetterò al 100% tutti i punti della scaletta, anzi non l’ho mai fatto e sicuramente non lo farò neanche con questo racconto.

Stile: con che linguaggio scrivere?

Sullo stile sono sempre stato pignolo. Chi mi segue sa che per me è importante adattare lo stile di scrittura alla storia. Ma questo non significa che storie dello stesso genere letterario vadano scritte per me con lo stesso stile.

È la storia a suggerire lo stile. Ma quale? Prendiamo La strada di Cormac McCarthy: una storia post-apocalittica. Ogni frase del libro trasuda dramma, tristezza, malinconia. Il linguaggio fa entrare il lettore nel destino di un mondo ormai finito.

Trovo comunque più problematico riuscire a sviluppare una trama che funzioni che trovare il giusto stile con cui scrivere la storia. Per il racconto di fantascienza ce l’avevo già in mente.

Narratore: prima o terza persona?

Non mi sono mai posto il problema di pensare a un narratore omodiegetico o a una terza persona con punto di vista limitato soggettivo… lo dico senza problemi, io ho serie difficoltà a ricordare queste definizioni. Non me le ricordo e basta.

Io scrivo, poi sarà l’esperto a stabilire se ho usato un narratore o un altro o un punto di vista oggettivo o soggettivo.

Come per lo stile, per me la storia suggerisce anche il tipo di narrazione, che per quanto mi riguarda può essere o in prima o in terza persona. Non vado oltre queste due semplici e banali definizioni.

Il racconto che sto scrivendo è in terza persona e il narratore è onnisciente. La storia va vista con un certo distacco, siamo osservatori lontani che sbirciano nella vita di una coppia.

Il narratore resta comunque uno dei problemi più grandi, perché in base alla nostra scelta l’intera storia dovrà svolgersi di conseguenza. La prima persona sarà pure immergente, come la chiamano, ma è limitata. E la terza senza imiti non coinvolge molto, dicono alcuni (a me coinvolge, invece).

Incipit: come iniziare la storia?

E infine arriviamo al quarto e ultimo problema: l’inizio, il fatidico incipit che dovrebbe spingere il lettore a continuare a leggere e a comprare la nostra storia.

Tempo fa avevo individuato 3 domande da porsi prima di scrivere un incipit, ma ho detto anche che per un buon incipit bisogna trovare le parole giuste. E sono proprio queste parole quelle difficili da scrivere.

Ho riscritto il primo paragrafo del mio racconto 4 volte almeno, ma alla fine ho trovato quello giusto. Almeno credo, in revisione magari lo cambierò. Però comunque mi serviva un incipit per dare il via agli eventi da raccontare, altrimenti rimanevo bloccato al titolo… che ancora non esiste.

A dire la verità volevo inserire un quinto problema: il titolo adatto alla storia. Non l’ho fatto perché quasi sempre a me il titolo viene spontaneo, anche se il romanzo a cui sto lavorando con lentezza e il racconto che sto scrivendo non ne hanno ancora uno. Quindi diciamo che il problema del titolo è solo temporaneo e si verifica, per fortuna, sempre.

Questi sono i miei problemi iniziali quando devo scrivere una storia: trama, stile, narratore e incipit. Avete anche voi gli stessi? O vi scontrate con altre difficoltà?

46 Commenti

  1. Salvatore
    23 giugno 2016 alle 09:03 Rispondi

    Secondo me il primo e fatidico punto cruciale è capire di cosa parlare. Poi individuare il punto di vista che di quella storia ci appartiene di più. Infine raccogliere il materiale necessario a creare un opera che non sia dozzinale e superficiale. A quel punto tutto il resto – la persona narrativa, il linguaggio, eccetera – seguono un po’ per logica.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:08 Rispondi

      Ecco che ognuno ha i suoi problemi iniziali.
      Capire di cosa parlare per me è passare dall’idea alla trama.

    • nuccio
      27 giugno 2016 alle 16:37 Rispondi

      Per me nn esistono problemi. Quando scrivo nn sono io , bensi è il mio gusto di scrivere. Millestorie immagino e nn molte scrivo. Mi dicono che riesco molto bene nelle storie minimaliste alla Carver. Per me è importante nn essere mai soddisfatto della stesura completa. Mi diverto anche a cambiare la narrazione da soggettiva ad oggettiva e vicev. Il problema è avere disponibilità di tempo.

      • Daniele Imperi
        28 giugno 2016 alle 09:02 Rispondi

        Cambi la narrazione per quale motivo? Perché riscrivere da capo con punti di vista diversi porta via tempo.

        • Nuccio
          8 luglio 2016 alle 15:13 Rispondi

          È un esercizio faticoso ma divertente

          • Daniele Imperi
            8 luglio 2016 alle 15:16 Rispondi

            Nel campo del nome devi inserire Nuccio, come una volta, perché viene fuori sempre una frase del tuo commento e il commento quindi finisce in approvazione.

  2. Kesia
    23 giugno 2016 alle 09:36 Rispondi

    Per me il problema principale è quello di formare la trama, solo questo.
    Il titolo mi viene spontaneo ed è la prima cosa che metto (scrivere su un foglio senz titolo è impossibile per me), il genere ok, per lo stile non mi faccio problemi ma lo valuto sul momento e l’incipit lo guardo sempre all’ultimo per vedere se si posa bene con l’intera storia, ma ciò che mi rallenta/blocca è la trama: non riesco a scriverla tutta nei minimi dettagli poiché altrimenti poi mi passa la voglia di scrivere (sono più una persona che scrive di getto e dopo raffina), non riesco a farla abbastanza lunga per me e non riesco mai a farla complicata/elaborata come piace a me. Ciò che scrivo ha un che di troppo semplicistico per me ciò che scrivo, per questo spesso mi blocco per cercare di dare polpa alla trama.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:10 Rispondi

      Ciao Kesia, benvenuta nel blog. Il racconto che sto scrivendo ha come titolo “Senza titolo” per ora :)
      La trama non deve per forza essere scritta nei minimi dettagli. Anche io ho difficoltà a crearla dettagliata, anche perché poi cambierei sicuramente qualcosa.

  3. L'Anonimo Scrittore
    23 giugno 2016 alle 10:13 Rispondi

    Per me la scintilla iniziale, l’idea, è fondamentale. Di solito la trama si sviluppa in automatico ed negli istanti successivi. Ho serie difficoltà nella scelta del punto di vista infatti mi ritrovo a scrivere la stessa storia in diversi modi per vedere quale sia il migliore. Rimane un ostacolo insormontabile la scelta del titolo…in quello sono proprio negato.

    Comunque è molto divertente notare come, bene o male, siamo tutti sulla stessa barca per quanto riguarda le problematiche da affrontare…

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:11 Rispondi

      Potresti scrivere in diversi modi solo l’incipit e vedere quale ti coinvolge di più.
      Il titolo va scelto bene perché è la prima cose a essere letta :)

  4. Tenar
    23 giugno 2016 alle 11:23 Rispondi

    Credo che questi problemi li abbiamo un po’ tutti. Come dice Salvatore, una volta capito qual è il nocciolo della storia tutto è più facile, anche se poi io ho sempre molti problemi con gli incipit. Difficilmente me ne vengono di belli e ci devo lavorare sopra parecchio…

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:13 Rispondi

      Una volta pensavo che l’incipit dovesse essere epocale, poi a forza di leggere ho scoperto che invece deve essere funzionale. Questo dice tutto e dice niente :)
      L’incipit deve solo introdurre il lettore nella storia.

      • Grilloz
        23 giugno 2016 alle 17:05 Rispondi

        L’incipit deve essere funzionale mi sembra un’intuizione geniale (da scriverci un post:P) troppo spesso vedo scrittori bloccati dall’incipit alla ricerca di quello epocale, ma gli incipit epocali si contano sulle dita di una mano ;)

        • Daniele Imperi
          23 giugno 2016 alle 17:26 Rispondi

          Vedremo se ci potrò scrivere un post, allora :)
          Anche per me gli incipit epocali sono rari.

  5. Chiara
    23 giugno 2016 alle 12:02 Rispondi

    Secondo me il narratore e lo stile sono addirittura più importanti della trama stessa, perché più difficili da sistemare in revisione: passare da una terza a una prima persona vorrebbe dire cambiare tutto. Della trama secondo me è importante definire i punti fermi, l’ossatura, per poi lavorare sui dettagli in revisione, tenendo conto (almeno per quel che riguarda me, che non riesco a fare progettazioni troppo serrate) la possibilità di dover riscrivere una parte. L’incipit è l’ultimo dei miei problemi: okay definire il punto di partenza, ma forma e resa narrativa si possono sempre modificare. :)

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:14 Rispondi

      Eh, sì, cambiare narratore e stile a fine storia significa lavorare parecchio. Meglio decidere prima :)
      D’accordo anche per i punti fermi della trama, difficilmente vado oltre.

  6. Marco
    23 giugno 2016 alle 13:10 Rispondi

    L’idea per una nuova storia, è una cosa che mi “arriva addosso” trascinata da un’emozione, una sensazione provata o un bel momento vissuto. Questo però è solo l’embrione della storia, poi la lavorazione è molto lunga e pensata, ma una cosa è certa: il lavoro gira tutto intorno al concetto che ha acceso la miccia ed il finale è la prima cosa che scrivo.
    Il titolo vien da sè e di solito non lo cambio più. Il panico arriva quando non sento nascere alcuna storia nella mia mente e questo accade nel periodo successivo alla fine di un lavoro impegnativo. Di solito per i successivi 8-10 mesi….idee zero!
    Il mio problema è riuscire a tenermi a freno finchè non ho definito schematicamente tutto perchè ho sempre troppa voiglia di partire, ma so che senza questa prima fase, rischio di non avere le idee ben chiare e di arrivare al punto che mi accorgo che sto naufragando.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:16 Rispondi

      L’idea è il concetto della storia anche per me. La troppa voglia di partire ce l’ho anche io e col romanzo di fantascienza ho fatto così. Ora infatti sono fermo perché aveva tante lacune :)

  7. Lino
    23 giugno 2016 alle 13:14 Rispondi

    Io faccio così. Per prima cosa mi concentro sul soggetto: cosa deve accadere? Qual è il fulcro attorno cui gira tutto?

    Poi chiudo gli occhi e cerco di vederlo. In questo modo trasformo la narrazione dei fatti nella descrizione di ciò che partorisce la fantasia.

    Solo alla fine scrivo l’incipit.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 13:17 Rispondi

      Ciao Lino, benvenuto nel blog. Il fulcro della storia, una volta definito, ci semplifica il lavoro.

  8. Grilloz
    23 giugno 2016 alle 17:00 Rispondi

    Mi sa che ho capito a quale pubblicità ti riferisci :D un distopico dunque?
    Per le trame io vorrei provare a elaborarle con le mappe mentali, alla fine in qualche modo me le faccio comunque in testa, dovrei provare a buttarle giù anche su carta :D
    Sul punto di vista concordo con te, si sceglie tra prima e terza, a seconda di cosa si vuole raccontare, e via. Al massimo si può avere in testa un idea di un romanzo scritto col punto di vista che secondo noi si adatta alla storia e poi si scrive.
    Boh, l’incipit, non ci ho mai pensato.

    • Daniele Imperi
      23 giugno 2016 alle 17:25 Rispondi

      Sì, un distopico, hai capito bene allora a quale pubblicità mi riferisco :D
      Le mappe mentali sono utilissime. E su carta ti rimangono ;)

      • Grilloz
        23 giugno 2016 alle 17:28 Rispondi

        Già, devo farlo :D

      • Marco
        24 giugno 2016 alle 13:27 Rispondi

        Anche io faccio mappe mentali e scritte, ma poi mi capita spesso di cambiar strada, ma la cosa che mi piace di più è quando “incontro” un personaggio non previsto: scrivendo mi capita che nascano situazioni non previste dallo stretto sentiero della storia, ma che non posso fare a meno di aggiungere e questi personaggi irrompono nella storia e non posso fare a meno di lasciarli.

        • Grilloz
          25 giugno 2016 alle 07:03 Rispondi

          Il bello delle mappe mentali è anche che ti lasciano più libertà delle scalette, no?

          • Marco
            27 giugno 2016 alle 13:33 Rispondi

            Certo, la mia non è una vera e propria scaletta, è malleabile, nel senso che accetto qualunque buona deviazione possa nascere. Infondo il bello dello scrivere è proprio il senso di libertà totale che provo ogni volta che inizio una storia. Non è vero?

    • Valentina
      24 giugno 2016 alle 21:27 Rispondi

      Ciao Grilloz :D Piacere di ritrovarti. Le mappe mentali interessano anche a me. Io c’ho provato, secondo me possono funzionare. Approfitto per dirti che non ricordo più la pw di Pescepirata (ma da tempo… io ho un problema cronico con le pw…) e non riesco più a entrare. Ci fosse un modo di ricominciare a pelare patate, te ne sarei grata :D

      • Grilloz
        25 giugno 2016 alle 07:02 Rispondi

        Ciao Valentina,
        ehm, penso che la password si possa resettare, magari scrivmi in privato che vedo cosa si può fare (soprattutto qual’è il tuo nome utente su pesce?)
        grillo.davide(at)gmail.com

        • Valentina
          27 giugno 2016 alle 07:32 Rispondi

          Buongiorno Grilloz, ehm, lo so che le pw si resettano…
          Sono valelapena, ti scrivo in privato, grazie.

  9. Nicholas
    23 giugno 2016 alle 23:44 Rispondi

    Il problema principale, anche per me, è spesso la sindrome delle troppe idee. L’enormità di possibili ramificazioni che può prendere il corso di una storia o di un articolo può rallentare e bloccare il processo di scrittura, specialmente se ci si tiene a svilupparla secondo la miglior versione possibile. A tal proposito, volevo chiederti, Daniele, cosa pensi dell’atteggiamento di Stephen King che invece se ne infischia del tutto di progettare una trama, decidendo man mano che prosegue la stesura che piega prenderanno gli eventi. Io ho provato a fare così con un mio breve manoscritto e devo ammettere di non essermi trovato benissimo, ad esempio.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2016 alle 08:30 Rispondi

      Neanche io mi trovo bene, ma c’è da dire che King ha ormai accumulato tanta di quella esperienza che per lui non è un problema. Un tempo anche io scrivevo senza progettare nulla, e infatti tutta quella roba è da buttare.

  10. Mirko
    24 giugno 2016 alle 08:52 Rispondi

    Ciao Daniele, per me l’immaginazione deve viaggiare senza limiti e quindi scrivo di getto. Solamente dopo, rifletto su quanto devo togliere e su quello che devo lasciare.

    • Daniele Imperi
      24 giugno 2016 alle 10:30 Rispondi

      Ciao Mirko, così però non rischi di dover stravolgere tutto quello che hai scritto?

      • Mirko
        24 giugno 2016 alle 12:45 Rispondi

        Ciao Daniele, sono convinto che quando si scrive di getto vengono immesse nella narrazione una quantità di cose inutili, per questo motivo non mi preoccupo di stravolgere più di tanto quello che scrivo, anche perché quello che viene fuori deve risultare migliore della bozza.

  11. Elena
    24 giugno 2016 alle 19:31 Rispondi

    Ciao Daniele, ho due problemi: il primo è il titolo, a me non viene affatto naturale, provo una sana e profondissima invidia per chi come te può dire il contrario ;)
    Il secondo è il seguente: non so perché, ma quando arrivo al climax della storia, anche se ho ben in mente come deve andare a finire, per un certo periodo mi blocco, non riesco più a scrivere. Un periodo che può essere breve (e allora….. lasci correre) ma anche lungo, come è capitato l’ultima volta (allora è proprio una scocciatura). Come se temessi di dipanare il groviglio della trama, come se temessi di… arrivare alla fine. Capita anche a voi?

    • Valentina
      24 giugno 2016 alle 21:32 Rispondi

      Ciao Elena, a me si! Capita proprio come a te. Quando sto per finire, mi blocco. Ma per tanto tempo! Io la chiamo “ansia da separazione” :D

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2016 alle 07:59 Rispondi

      Ciao Elena, io ho iniziato ad avere problemi con il titolo per il mio romanzo e il racconto che sto scrivendo: per ora non hanno titolo :)
      Il problema che hai non m’è mai capitato. Prima o poi finisco tutti i racconti che inizio.

  12. Elena
    25 giugno 2016 alle 07:25 Rispondi

    Ciao Valentina, si può essere ansia da separazione ;) ma accidenti però… Cmqe non tutto il male vien per nuocere. In genere ho le idee molto più chiare su tutto il romanzo quando finisce questo “blocco”…. È che quando ho cominciato a scrivere ero influenzata da quei grandi macinatori di bestseller che ne scrivono uno all’anno… Insomma pensavo che il grande scrittore di successo fosse anche abbastanza rapido, preciso ed efficiente… Proprio come me, insomma : D

  13. Luisa
    26 giugno 2016 alle 03:34 Rispondi

    Niente da fare, stasera non riesco a prendere sonno, sarà che oggi è stato il primo giorno veramente caldo e adesso col fresco mi sono svegliata :-)
    Il romanzo che ho scritto, l’ho messo ( secondo il tuo giusto consiglio) a “riposare” , per poi leggerlo e modificare qualcosa.
    L’ho iniziato con una barzelletta- storiella adatta alla storia del romanzo che tratta un argomento scottante e anche tragico, ma ho capito che il “tono ” o stile come dici quì, dipende da come l’autore vuol far vivere il racconto al lettore, il mio intento è quello di far prendere coscienza di un argomento molto serio, ma nello stesso tempo voglio raccontarlo con leggerezza così come il protagonista lo ha vissuto, non so se riuscirò nell’intento, ma vorrei che chi lo leggerà deve anche divertirsi, perchè poi pensandoci bene è tutto un “gioco” anche le cose serie. Il quinto punto accennato… il primo titolo che avevo scelto mi sembrava eccezionale poi ho visto che c’è già e ho fatto una lista di sei titoli forse quello più adatto è il secondo, vedremo.

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2016 alle 08:01 Rispondi

      Non ho mai pensato allo stile come al modo in cui l’autore vuol far vivere la storia al lettore. Per me è sempre stato invece il modo migliore per raccontarla.

  14. Andrea Venturo
    26 giugno 2016 alle 11:09 Rispondi

    Ciao Daniele,
    Magari a te il titolo viene spontaneo, ma è proprio quella cosa che esce alla fine, anzi dopo. Prima può essere solo un provvisorio che servevacdare il nome al file.
    Per dire: il romanzo che ho scritto aveva come titolo provvisorio “il mistero delle brulle” e in copertina avevo messo una caverna (ex tomba etrusca vicino Luni sul Mignone) dove si intravedeva una gigantesca coda di scorpione. Finito di scrivere mi sono ritrovato con una storia… sanguinolenta con efferati sacrifici umani e non ad ogni plenilunio.
    Il titolo definitivo è diventato “L’ombra Scarlatta” e in copertina c’è una doppia citazione a base di luna piena nascente resa rossa da uno schizzo di sangue.
    Scrivere il titolo dopo la storia è fondanentale: se ti innamori di un titolo prima, rischi di influenzare tutta la stesura in funzione di… cosa? Un paio di parole buttate là. Rischi solo di diluire il titolo nella storia. Viceversa dopo hai una storia che “riduci” come aceto balsamico e condensi in un titolo pregno ed evocativo!

    • Daniele Imperi
      27 giugno 2016 alle 08:04 Rispondi

      Ciao Andrea, forse hai ragione, il titolo andrebbe alla fine. In effetti il racconto che sto scrivendo non ha ora un titolo e proprio non mi viene in mente. Il messaggio della storia c’è, è attorno a quel messaggio che lo sto scrivendo. Quindi al titolo penserò alla fine, quando tutta la storia sarà finita e avrò il quadro della situazione ben chiaro.

  15. Emanuela
    29 giugno 2016 alle 16:26 Rispondi

    Il mio problema principale è che ho mille idee in testa ma che non riesco a portare avanti: inizio a scrivere, poi l’attenzione cala e il manoscritto finisce inesorabilmente nel cassetto dei dimenticati :(

  16. Lisa Agosti
    15 luglio 2016 alle 06:57 Rispondi

    Questo post capita proprio a fagiuolo.
    In questi giorni infatti sto pensando a come iniziare il mio secondo romanzo, di cui ho una scaletta creata circa un anno fa col metodo del fiocco di neve.
    Il primo punto quindi, la trama, è a buon punto.
    Lo stile, invece, è in alto mare. La storia è una favola per adulti che vuole raccontare fatti “dark” con una voce che li renda nostalgici anziché “splatter”. È difficile spiegarlo, figuriamoci metterlo in pratica. Dovrò lavorarci un bel po’.
    Il narratore è in terza persona, però potrebbe cambiare in corso d’opera, così come successo col primo romanzo, che funzionava molto meglio in prima.
    L’incipit, beh, quello lo lascio per ultimo… nel mio primo romanzo credo di averlo cambiato una ventina di volte. Non val la pena perderci tempo adesso.

    • Daniele Imperi
      15 luglio 2016 alle 08:30 Rispondi

      Io non riesco a portare avanti una storia se non ho scritto l’incipit. Magari in revisione lo miglioro, ma non m’è mai capitato di doverlo riscrivere.

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