Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

La presunta obsolescenza del blog

La presunta obsolescenza del blog

Per oggi era previsto un altro post, ma la lettura di un articolo di Cinzia di Martino sulle nuove frontiere del blogging, pubblicato su MySocialWeb di recente, mi ha ispirato questo, a cui ho dato quindi la precedenza. Quando si parla di blog e della loro probabile dipartita, non posso fare a meno di dire la mia.

Le pseudoalternative del blog

Da tempo si parla di alternative al blog e ovviamente queste alternative sono alcune piattaforme di social media. Si cita spesso Linkedin Pulse, un nuovo servizio di LinkedIn che permette di aprire un proprio blog.

Lʼho provato per alcune settimane, scrivendo cinque post, finché LinkedIn non ha avuto la bella idea di aggiungere nella pagina dei post altri articoli, perfino in lingua estera. Non capisco come si possa, oggi, creare pagine così pesanti, lunghe e con una mescolanza di temi e lingue.

Unʼaltra alternativa è Medium. Quanti lo usano? Quanti articoli leggete su Medium? Io lo avevo aperto tempo fa, appena uscito, per provarlo, ma non ci ho mai scritto nulla. Se devo scrivere un articolo o un racconto, ho il mio blog per farlo.

Ecco, per me queste due sono appunto delle pseudoalternative al blog personale.

Spostare i contenuti sui social media

Nellʼarticolo su MySocialWeb si è anche parlato di spostare i contenuti dal blog ai social media. Ma su quali social spostarli?

  • Twitter: sappiamo tutti che cʼè un limite, non indifferente, di 140 caratteri. Non credo ci sia da aggiungere altro. È chiamato microblogging, ma di blogging, per me, non ha nulla.
  • Facebook: è stato visto che le persone su questo social cercano soltanto svago. Cosa potrei scrivere io su Facebook? A me, sinceramente, di leggere stupidaggini su FB non va, né tanto meno di scriverne. Quanti articoli interessanti e informativi leggete su FB?
  • Google Plus: da molti – me compreso – è stato definito il social dei morti, perché poco frequentato. Numeri a parte – che dimostrano il contrario – quanta interazione vedete su G+? Per interazione non intendo i famosi “+”, ma i commenti, le discussioni.
  • Linkedin: ne ho parlato prima. Cosa cʼè da dire di più?

Spostare i contenuti sui social media significare escludere una parte dei potenziali lettori. In un social bisogna essere iscritti per interagire coi contenuti (leggerli e commentarli e condividerli), in un blog no. Il blog è un sistema aperto, mentre i social media sono un sistema chiuso.

Un blog è inoltre – e soprattutto – un sistema democratico, i social media sono un sistema proprietario di altrettante aziende, che ne dettano le regole di comportamento e inserimento dei contenuti.

Un blog è totalmente versatile e personalizzabile secondo le esigenze del blogger. I social media sono pacchetti preconfezionati a cui bisogna adattarsi. Quindi nel primo caso il blog si adatta al blogger, mentre nel secondo è il blogger che deve adattarsi alla piattaforma.

Vedo i social media come i collegi di un tempo: gli allievi tutti uguali e obbedienti alle regole ferree del collegio. I social media limitano la creatività degli utenti, i blog la intensificano e la stimolano.

I livelli da superare per lʼinterazione

Livelli di interazione

Restando ancora nel paragone fra blog, forum e gruppi sui social media, in un blog cʼè unʼinterazione diretta fra il lettore e il contenuto. Al massimo il commento dovrà essere approvato (sarebbe da pazzi lasciare i commenti liberi), ma – almeno con WordPress – dopo il primo, che va in approvazione, gli altri sono pubblicati allʼistante.

In un forum bisogna superare prima la registrazione e poi si è liberi di scrivere e commentare. Cʼè quindi un livello da superare per poter interagire con i contenuti.

Nei gruppi social bisogna invece superare 2 livelli: la registrazione al social e poi lʼapprovazione al gruppo.

Quanti contenuti social trovate con Google?

Io nessuno. Al massimo, ogni tanto, trovo qualche post di G+. Ma nel 99% dei casi e più non vedo, nelle tante ricerche effettuate, contenuti social fra i risultati. I contenuti social, quindi, sono limitati ai social.

Quali scegliere, poi, per creare contenuti? Quando ne scegli uno, escludi tutte le persone non iscritte. E non ditemi che tutti sono su tutti i social, perché non è assolutamente vero. Senza contare quelli che sono iscritti e non frequentano (ne conosco parecchi).

Se da una parte i social media sono visti per creare relazioni e diffondere conoscenza, dall’altra portano all’esclusione di una parte dei nostri potenziali lettori.

Le conversazioni sono più attive sui social media?

Io non vedo 40, 50 o perfino 80 o 100 commenti sui contenuti social come ne vedo nel mio blog. E voi?

Diamo uno sguardo a cosa succede su Google Plus.

  • La pagina di Copyblogger su G+, uno dei più autorevoli blog su copywriting e content marketing, ha quasi 20.000 persone al seguito (poche, vista la portata del blog, i cui post ricevono un minimo di 450 condivisioni e qualche volta superano le 2.000), ma i contenuti pubblicati e condivisi in quella pagina totalizzano una manciata di condivisioni e “+” e raramente due commenti o poco più.
  • La situazione di Darren Rowse (Problogger) non è più rosea su G+: nonostante abbia oltre 200.000 follower, i suoi post ottengono poche interazioni in più rispetto a quella di Copyblogger.
  • Le community di G+ non navigano meglio. SEO Italia è una community con oltre 10.000 membri, ma al suo interno cʼè silenzio totale. Start Up Italia ne ha quasi 10.000, ma silenzio di tomba anche lì. Allʼestero non è migliore la situazione: Social Media Marketing ha oltre 150.000 iscritti, ma allʼinterno tutto tace.

Davvero Google Plus non è il social dei morti?

Che cosa succede invece su Facebook lo ignoro, non essendo più iscritto. Ma potete parlare della vostra esperienza nei commenti.

La conservazione delle risorse

Se però i blog sono destinati a morire e i forum sono monumenti di un passato che fu, dove conserveremo le risorse che produciamo per renderle disponibili nel tempo?

Francesco Margherita

Già, dove? Non nei social media, questo è poco ma sicuro, e non solo per i limiti che hanno nella confezione dei contenuti, ma anche perché un social potrebbe sparire da un giorno allʼaltro, essere venduto a unʼaltra azienda e cambiare le carte in tavola come vuole.

Le risorse vanno conservate in casa propria. In un blog. O in un sito.

Da dove arrivano i lettori di Penna blu?

  • Oltre il 78% delle visite arriva dalle ricerche su Google e quasi lʼ80% dai motori di ricerca in generale, se aggiungo Yahoo e Bing.
  • Lʼ1,47% arriva invece dai social media (Facebook+Twitter+Google Plus+LinkedIn).

Devo spostare i miei contenuti sui social? No, grazie.

La presunta obsolescenza del blog

Sia chiaro: questa non è una filippica contro i social media, ma soltanto il mio punto di vista sulla vera utilità di un blog e sulla pericolosità di abbandonarlo per affidare la propria comunicazione nelle mani di unʼazienda estera.

Prima di fare un passo come questo, dovete considerare che i social, per quanto belli e divertenti siano, restano di fatto una proprietà di aziende estere.

  • Facebook è americano
  • Twitter è americano
  • Google+ è americano
  • LinkedIn è americano
  • Youtube è americano
  • Instagram è americano (lo ha comprato Facebook)
  • Flickr è americano (è di Yahoo)
  • Tumblr è americano (è di Yahoo)
  • Pinterest è americano
  • About.me è americano (è di Twitter)
  • Medium è americano (è di Twitter)

Sono tutti americani. E noi italiani? Zitti, ché è la #voltabuona questa!

Ok, scherzi a parte – fino a un certo punto – mi domando ancora e mi domanderò forse sempre: davvero i blog sono obsoleti?

Su come reinventarli, invece, torneremo più in là. Ma ora lascio a voi la parola.

63 Commenti

  1. LiveALive
    17 settembre 2015 alle 07:10 Rispondi

    Be’, sì, conosco pagine che arrivano a 50, 100, in alcuni casi anche 300 commenti sui post. Per esempio, la comunità di Labor Limae su Facebook, che è abbastanza viva. Ma non devi fare un paragone dato-per-dato, perché sono mezzi diversi. Su Facebook ci sono tanti utenti che postano, non solo uno – in quel caso devi fare una fan page, quindi è normale che i commenti si diradino. D’altro canto su Facebook è impossibile ricuperare le discussioni interessanti passate (ho visto gente fare salti mortali per salvarne i link, ma è tutto troppo scomodo). Il forum invece è oggettivamente e infinitamente superiore sia a social sia ai blog per quel che riguarda la strutturazione e la facilità di interazione tra gli utenti. Ma appunto serve a questo, non a rappresentare l’idea di una persona.
    Non baderei tanto a quante visite ricevi dai social, perché è normale che non si tratti un rimando come fosse qualcosa della pagina. Non baderei neanche a quanti contenuti social trovi con Google, perché di norma chi cerca sui social media, o sui forum, lo fa usando il motore interno del circuito o del social di interesse. Stessa cosa per il ridurre il pubblico: se scegliere un social taglia fuori quelli degli altri, allora scegliere un blog dovrebbe tagliare fuori tutti i social. Ovviamente no. Secondo te oggi se una persona cerca un posto dove parlare di scrittura si cerca prima un forum, un blog, o una pagina sul social? Io credo che il blog sia l’ultima cosa che si va a cercare, perché non può discutete liberamente e direttamente del suo interesse.

    • LiveALive
      17 settembre 2015 alle 09:33 Rispondi

      Intendo che il rischio è che il blog diventi autoreferente: blogger parlano con blogger (e diventa blogger chi vuole esprimere direttamente, da posizione solitaria, la sua idea), chi vuole discutete con più persone va su social o forum. Certo se Facebook desse modo di strutturare le conversazioni tipo forum, e di renderle facilmente reperibili, di dividere in categorie i propri post personali, eccetera, renderebbe obsoleto quasi tutto il resto. Per il momento Facebook ha un’altra utilità: rapportarsi in modo diretto e quotidiano con persone coi propri interessi. Davvero, nell’ultimo anno ho imparato di letteratura più sui social che su blog o forum, perché lì sono riuscito a tenermi sempre aggiornato sulle questioni culturali più recenti che apparivano sui giornali.

      • Daniele Imperi
        17 settembre 2015 alle 13:25 Rispondi

        No, nel blog il blogger parla con chiunque. Qui non commentano soltanto i blogger. Tu non sei un blogger, no? :)
        Facebook non credo che farà mai una cosa del genere. Emulerebbe troppo i forum, che sono nati per quello.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:23 Rispondi

      Uno dei problemi dei social è proprio la ricerca di vecchi contenuto, che in alcuni casi diventa impossibile.
      Cercando su un social trovi la persona, non il contenuto.
      Scegliere un blog non taglia fuori nessuno. Per parlare di scrittura io cercherei un forum.

  2. Serena
    17 settembre 2015 alle 07:12 Rispondi

    Bravo bravooooo bravooooooo! *standing ovation* Solo un appunto: il problema con i social non è tanto che siano esteri, ma che siano di terzi che decidono le regole. Con il blog sei a casa tua. Articolo che casca a fagiolo con il marketing editoriale, ne scriverò anch’io.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:26 Rispondi

      Grazie :)
      Infatti ho parlato di aziende prima di tutto, il fatto che siano americani l’ho aggiunto così.

  3. Marco
    17 settembre 2015 alle 08:06 Rispondi

    Almeno una volta all’anno salta fuori, da fonte “autorevole”, che i blog sono morti, stanno per morire; oppure che bisogna passare ad altro (perché sono morti!). Non me ne curo affatto e continuo a scrivere i miei post. D’altra parte il lettore è liberissimo di venire sul mio blog, oppure no, perciò dormo sonni tranquilli.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:27 Rispondi

      Sì, è vero, ogni tanto si fanno morire i blog, gli allungano la vita così.

  4. sandra
    17 settembre 2015 alle 08:28 Rispondi

    che i blog siano morti o malati a me importa poco, trovo siano l’unico social che aderisce alle mie esigenze senza fastidiose iscrizioni, registrazioni, password che vanno perse, confermate ecc. Non vedo alternative interessanti, se poi arriveranno in futuro, bene, le valuterò. Buona giornata

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:28 Rispondi

      Giusto, i social hanno anche questo inconveniente: dover lasciare troppi dati personali e inoltre, almeno su Facebook, ciò che pubblichi resta di suo dominio.

  5. Marina
    17 settembre 2015 alle 08:46 Rispondi

    il social network è concepito per lo svago, il cazzeggio, per sapere come ha trascorso le vacanze il vecchio compagno di scuola perso di vista e per fare gli auguri alle persone di cui mai e poi mai ti ricorderesti il compleanno. Su Facebook io condivido articoli di blog letterari (credo che la mia identità sia ben definita anche da quelle parti), pubblico gli articoli del mio blog, seguo gente che ha qualcosa di serio e interessante da dire anche quando non la dice! e mi prendo poco sul serio!
    Su Twitter vado per pensieri immediati (perché così è concepita la piattaforma), Google+ mi confonde (non mi piace l’impostazione: sono iscritta, ma non ricordo più la mia password).
    il blog è un’altra cosa: è il mio spazio, che curo personalmente, è il luogo vero dove mi piace abitare, dove chi mi viene a trovare parla la mia stessa lingua.
    Lunga vita ai blog!

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:29 Rispondi

      Di G+ non piace neanche a me l’impostazione, non si capisce mai quale sia il post più recente. Facebook viene definito dai professionisti il social dello svago: quindi mi domando come possa essere un’alternativa al blog.

  6. Chiara
    17 settembre 2015 alle 08:57 Rispondi

    Quando ero all’università (fra il 2004 e il 2006) non esistevano tutti questi social media.
    Per comunicare c’era MSN, una delle poche chat istantanee.
    E, nella MSN page, era possibile avere un blog. Ricordo che molti studenti (e anche io) ne avevano creato uno. Si trattava per lo più di blog senza tematica e senza scadenze fisse: ciascuno parlava solo della propria vita. Non ricordo nulla sul numero di commenti, però qualcuno ce n’era. E oggi mi piace pensare a questa forma di interazione come alla bisnonna di facebook. In un certo senso è come se i social media avessero soppiantato i vecchi blog autobiografici (che sono decisamente meno, rispetto a un tempo) trasferendo altrove il semplice parlare di sé, in virtù di una maggior specificità. Oggi la maggior parte dei blog ha un tema preciso e si rivolge a un pubblico di nicchia. I social, invece, contano sull’appoggio delle masse. I blog sono paragonabili a un canale digitale; i social a canale 5.
    No, i blog non moriranno mai.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:32 Rispondi

      Ho usato anche io MSN. E ai tempi anche Myspace. Ma secondo me i social sono ben lontani dall’essere come i blog autobiografici di un tempo.
      Però è vero che sono per le masse. Bella la similitudine con canale 5 :)

  7. Simona C.
    17 settembre 2015 alle 09:13 Rispondi

    Blog, siti, forum e social network hanno funzioni diverse, scopi diversi e utenti diversi. Non credo che uno possa sostituire l’altro.
    Uso Facebook e G+ per avvisare di un nuovo post sul blog o per dare brevi notizie, ma non posso pubblicarci un articolo intero, né tenerci un archivio.
    Tra le altre cose, invito sempre i miei lettori a commentare sul blog anziché sui social perché, a distanza di tempo, recuperare un post su FB o G+ è un’impresa, mentre nell’archivio del blog rimane tutto a portata di mano.
    Sono strumenti troppo diversi per essere interscambiabili.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:33 Rispondi

      Lo penso anche io, ogni piattaforma è nata per uno scopo. La questione dell’archivio, poi, non è per niente da sottovalutare.

  8. Francesco Magnani
    17 settembre 2015 alle 09:27 Rispondi

    Credo che il blog non diventerà mai obsoleto perché è uno strumento prezioso attraverso il quale è possibile restare aggiornati, trovare delle risposte e, soprattutto, confrontarsi. Le persone cercano delle soluzioni digitando il loro quesito sui motori di ricerca che come risultato restituiscono i blog e non i social.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:35 Rispondi

      “Le persone cercano delle soluzioni digitando il loro quesito sui motori di ricerca che come risultato restituiscono i blog e non i social.”

      Un altro punto fondamentale da tenere sempre presente :)

  9. ombretta
    17 settembre 2015 alle 09:35 Rispondi

    Lo scorso anno ho aperto una pagina Facebook con l’intento di farne una sorta di blog, visto che avevo letto i dati sulla “morte” di questi ultimi, ma si è rivelata una pessima scelta. Mi sono accorta dopo soli 15 giorni che non solo non venivo commentata, ma che tutti i partecipanti preferivano mettevano il mi piace sulle foto e mai (o quasi) alle discussioni. Indice che ci si sofferma solo per pochi secondi sui social e che vanno bene solo per il cazzeggio! Poi ho scoperto Penna blu, e qualche altro blog, e ora ne vorrei progettare uno mio.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:37 Rispondi

      La questione del “mi piace” è lunga. Dal mio punto di vista nella maggioranza dei casi è sintomi di pigrizia della persona: si fa prima a pigiare su “Mi piace” che a scrivere un commento e la coscienza è a posto.
      Buona progettazione di blog :)

  10. Gloutchov
    17 settembre 2015 alle 09:48 Rispondi

    Mmh… Parto dal fondo: Forse forse non è americana anche la piattaforma blog che stai usando? Cos’è questo improvviso moto nazionalista verso le alternative al blog, che poi non rispetti visto che non sei appoggiato a una piattaforma né italiana, né europea? Per cui di cosa parliamo? Fossi su Virgilio, o sul Blog di Libero, o ancora sul blog de L’internazionale, allora capirei (tutte piattaforme su cui son vissuto a lungo, come blogger), ma va be’, non vado oltre perché altrimenti aprirei troppe parentesi.

    Sostituire un blog con una piattaforma social non ha senso, e credo che nessun articolo serio che io abbia letto, anche americano, o comunque estero, l’ha mai presa seriamente in considerazione. Sono due strumenti molto diversi. Il blog serve a trasmettere contenuti, i social a creare comunicazione. Nessun social (per quanto si stiano attrezzando) è predisposto per una pubblicazione coerente di buoni contenuti. E’ una piazza dove ci si scambiano opinioni e idee, e foto di gattini, e video stupidi, eccetera, ma che richiede una interazione rapida, non ragionata, e neppure di grande profondità. Al massimo si possono citare articoli di questo tipo, ma mai che essi siano scritti direttamente sulle pagine del social, quindi non ha senso.

    About.me è una piattaforma per pagine web, per presentare persone, non per diffondere contenuti. Io ho un profilo About.me, mi serve per dire “questo sono io”, faccio questo lavoro, ho questi interessi, se siete curiosi leggete il mio blog, il mio profilo twitter, e vabbé mi trovate pure sui Facebook e G+, ma non sperate di trovarci molto. E’ una banale vetrina. Non è studiata per sostituire un blog, né lo pretende.

    Medium è invece un ottimo canale di condivisione. Io lo uso e ottengo ottime soddisfazioni. Di solito ci importo gli articoli più significativi del mio blog, è raro che scriva qualcosa solo per medium, anche se è accaduto.
    Medium ha potenzialità maggiori di un blog perché se sono interessato a un determinato argomento, posso cercare tra i tag, e leggere articoli di più persone sul medesimo argomento. In pochi click sono in grado di ascoltare diverse campane. E’ un bel vantaggio. I blog, per quanto sofisticati, non possono offrire questa potenzialità perché sono ‘mono autore’, per cui dovrei cercare l’argomento su un motore di ricerca e spulciare tra i vari link, quelli che sono realmente blog di approfondimento. Certo, alcune piattaforme offrono una forma di selezione tipo quella di medium, ma quest’ultimo ha anche altre peculiarità che i blog non possiedono. Si possono commentare le singole frasi del post, sottolinearle, condividerle. Si può commentare l’intero post, non solo come commento, ma anche con un articolo – o un post – di risposta che poi viene pubblicato nello stream. Sembra nulla, ma queste cose rendono il dibattito molto più dinamico e veloce, perché è possibile intervenire direttamente dove c’è l’elemento interessato. E il dibattito difficilmente va fuori tema, in questo modo. Mentre i commenti dei blog, per quanto possano generare dibattito, finiscono per non essere altrettanto incisivi… Senza contare che non è possibile rispondere a un post con un altro post. Oltre a ciò, è possibile creare delle vere e proprie ‘pubblicazioni’, ovvero degli aggregati di vari post che magari toccano lo stesso argomento, o topic simili, così da costruire una sorta di rivista, o di mega-argomento, dove sono raccolti tutti i singoli articoli.
    Medium è uno strumento davvero potente, è un blog 2.0, forse anche 3.0, perché più interessato ai contenuti che ai fronzoli.

    Youtube, Instagram, Flickr… Che diavolo centrano con un blog? Il primo si occupa solo di video, il secondo di foto brutte con pochi effetti stenopeici che fanno venire i brividi a una fotocamera Holga, il terzo si occupa di Fotografia e cerca di fare concorrenza a 500px. Sono comunity ben circoscritte a specifiche attività. Non sono blog…

    Pinterest è uno strano mondo, sempre foto oriented, che però nell’ultimo periodo si è aperto ai video, e forse anche ad altro. Vi ero iscritto ma ho mollato il colpo perché dopo l’entusiasmo dei primi minuti, mi è venuto a noia. Anche questa piattaforma non è proprio sviluppata come alternativa al blog. E’ più un social, anche se ha peculiarità da comunity tipo instagram.

    Tumblr è la grande promessa che però – a mio parere – non ha mai sbancato il botteghino. Doveva essere il prototipo di blog 2.0, è rimasto una semplice alternativa che, con gli anni, si è avvicinato molto ai blog 1.0.

    Non ci crederai ma esistono persino dei social network italici. Ero iscritto a uno di essi, sembrava persino promettente, aveva una struttura simile a quella di facebook, ma indicizzava il flusso del mainstream in base agli interessi delle persone. Se a me interessa la scrittura, in pratica mi mostrava tutto ciò che riguardava la scrittura pubblicato dai vari iscritti. Ci son stato dentro per qualche mese, poi ho notato che non c’era molto afflusso di persone. L’idea era molto buona, peccato! Magari esiste ancora, ma ammetto che non ricordo neppure come si chiama… Credo comunque sia sufficiente cercare su un motore di ricerca (non necessariamente americano… perdonami ma ti punzecchio un pochino) per trovarlo.

    I lettori del blog… Ok, lo so, in questo mondo consumistico si fa tutto per avere audience. Se non c’è ritorno non ha senso sbattersi. Però davvero sei ossessionato da quanti lettori riesci a catturare? Hai un blog solo per questo motivo? Cerchi la fama? Oppure tieni un blog perché senti di aver qualcosa da dire e vuoi dirla? In quest’ultimo caso i numeri potrebbero non essere così fondamentali, no? Se vuoi molti lettori, allora pubblica foto osé di gattini su ogni post, e vedrai quanto si innalzeranno i contatori del tuo blog. Eddai… siamo seri, è ovvio che essere letti da soddisfazione, e più persone ti leggono, più commenti ci sono, più ci si sente importanti, necessari, soddisfatti. Però se vuoi fare a gara col blog più visitato d’Italia, di hashtag come #voltabuona ne devi mettere parecchi, e magari parlare anche un po’ di politica, fare sempre il bastian contrario – ovviamente – senza dimenticare i gattini.

    I livelli di interazione… be’, io ho eliminato una bella fetta di interazione, volontariamente, impedendo il commento anonimo. Ero stanco di ascoltare le baggianat… ehm le opinioni di chi non vuole metterci la faccia. Specie se son Troll… Per cui il livello 1 è perfetto per me. Ma ognuno deve decidere per sé.

    Il blog è morto? Ovviamente no. Gode di ottima salute, tanto che su tutte le testate giornalistiche, ogni giornalista ha il proprio blog d’opinione… E in alcune di esse, vedi l’internazionale, anche i lettori possono avere il proprio blog.

    Nell’articolo che citi si parla di una frase di Gary Vaynerchuk ove sostiene che in realtà il blog è una struttura “obsoleta”, che ha ancora senso di esistere, ma che oggi è diventata di contorno, nel senso che è utile in caso di domande e risposte specifiche.
    Io credo che Gary abbia solo sbagliato aggettivo. Perché è vero che il blog non è più lo strumento di aggregazione di un tempo, che è stato sostituito dai social per questo tipo di finalità, ma è anche vero che è diventato uno strumento di approfondimento. Insomma, il blog è cresciuto, è diventato adulto, e ha capito cosa vuole fare da grande.
    A mio modesto parere, il blog ha sostituito i forum, i quali sono davvero diventati obsoleti. I forum non servono a nulla… Avete mai provato a cercare risposte su un forum? Io ho un problema, chiedo alla comunità, ricevo una risposta a tema, poi un’altra che offre una alternativa, poi seguono una sequela di insulti su quanto sia incompetente il primo, o il secondo, o tutti e due, e la mia domanda rimane lì senza essere più considerata. Che senso hanno i forum? Se ho un problema cerco il blog di uno ‘che ne sa’ e seguo i suoi consigli. Bingo!

    L’articolo è ovviamente mirato a vendere un libro su come fare blogging, ma secondo me è focalizzato su piattaforme social che stanno cominciando a perdere smalto. Vedono come futuro Facebook, il quale però sta già annaspando, e cerca di sopravvivere acquisendo whatsapp, di copiare Twitter, e di integrare altre tecnologie che sono amate dai giovani, così come il tentativo di rilanciare le sue Note, per trasformarle in una sorta di blog personale, è l’evidente tentativo di andare a raccogliere favori da chi si è stancato del vuoto assoluto nello stream principale. La cosa buffa è che l’account Facebook ce l’hanno quasi tutti perché è utile per registrarsi a mille altri servizi online senza dover inventare sempre nuove password etc etc… Ma avete guardato com’è oggi il flusso di informazioni di quel social network? O sono dei tweet importati, o articoli provenienti da altri siti (o blog), o link a youtube, eccetera eccetera. Quanti sono gli iscritti che pubblicano pensieri personali, opinioni, o qualcosa di più corposo e dai contenuti significativi? Il numero è piuttosto bassino.
    Insomma… A mio parere l’articolo va un po’ fuori strada, e lo fa perché bada solo ai numeri, alla quantità di iscritti, alla quantità di profitti pubblicitari, al soldo… Ma non guarda realmente al comportamento delle persone all’interno delle piattaforme.
    Ok, da questo punto di vista il blog è obsoleto, produce poco profitto. Ma dal punto di vista dei contenuti, il blog è cresciuto tanto, è maturato.

    Cosa gli manca? Il rinnovamento. Il blog è uguale a sé stesso sin dai suoi esordi. Non si è evoluto se non nei gadget, nei fronzoli che lo abbelliscono, ma il motore che lo fa funzionare è sempre lo stesso. E’ qui che avrebbe bisogno di un bella rinfrescata… Ma dovrebbe essere un qualcosa di diverso da ciò che le piattaforme social propongono, dovrebbe essere qualcosa di veramente nuovo, e al contempo sempre coerente con il topic di questo format. Medium, da questo punto di vista, a mio parere, è sulla buona strada.

    • LiveALive
      17 settembre 2015 alle 13:48 Rispondi

      Sui forum non sono d’accordo, io ci ho trovato spesso discussioni interessanti. Certo ci sono due problemi: che di utente competente ce n’è 1 ogni 100 (e magari quel giorno un paio erano pure distratti e non ti hanno visto), e che, essendo appunto un mucchio di pareri anche opposti, potresti, se non hai una tua base, non sapere come orientarti.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 13:57 Rispondi

      Non c’è nessun moto nazionalista, pensa che io snobbo il cinema italiano che trovo deprimente e vedo solo film americani. La piattaforma che uso è americana, certo, ma il blog e i suoi contenuti e il dominio sono miei e non di un’azienda USA, come invece accade con i social.
      Sono appoggiato a WordPress perché per me è la piattaforma migliore. Avere un blog su Libero, Virgilio o Blospot è la stessa cosa: sei in casa altrui, alla fine, perché quelle aziende quando vogliono possono cancellarti il blog.
      Quindi il nazionalismo qui non c’entra proprio nulla.
      About.me ce l’ho anche io ma lo trovo davvero inutile.
      Medium richiede comunque una registrazione, altrimenti non leggi nulla, no? Quindi tutte queste potenzialità in più rispetto al blog non le vedo.
      In un blog ti basta copiare la frase che vuoi commentare e incollarla nel commento. Non ci vuole molto e vedo molti farlo.
      Se hai un blog, puoi benissimo rispondere al mio post con un altro post.
      Youtube, Instagram, Flickr non c’entrano coi blog, li ho inseriti perché social famosi. Su Instagram comunque ci sono anche bellissime foto, non solo robaccia.
      Riguardo al punzecchiare, guarda che, se hai letto bene, la mia era una frecciatina agli italiani che non hanno inventato nulla per il web. ;)
      Non sono ossessionato dai lettori che posso avere, dove hai letto una cosa del genere? Ho un blog perché mi piace parlare degli argomenti che tratto.
      Ho parlato di numeri perché sui social tutte queste interazioni non le vedo. Se apri un blog, è chiaro che vuoi parlare di ciò che ti piace, ma cerchi anche la discussione, altrimenti tanto vale scrivere quello che vuoi su un pezzo di carta.
      Sui forum dipende, ce ne sono che funzionano e continuano a esistere e ad avere iscritti. Le situazioni di cui parli non le ho viste se non raramente.
      Il mio articolo, poi, non è assolutamente mirato a vendere il mio libro, non mi abbasso a queste pratiche. Ho detto a inizio post perché ho scritto questo articolo.
      Non è solo FB che copia Twitter, ma anche Twitter che copia FB.
      Scusa, ma di quali profitti pubblicitari e soldi parli? Quando ho parlato qui di pubblicità e soldi?
      Il blog, inoltre, non è per niente uguale ai suoi esordi. Ti basta fare un giro online e recuperare i primissimi blog, che non avevano neanche i commenti e i titoli dei post.

    • Serena
      18 settembre 2015 alle 13:13 Rispondi

      “L’articolo è ovviamente mirato a vendere un libro su come fare blogging,” Eddai, ho appena pubblicato un articolo che esorta gli autori a non vivere la promozione come una cosa “sporca” e tu mi esci con questo? :P
      Scusa, ma di che deve parlare Daniele a casa sua? Adesso ogni volta che parlerà di blogging sarà per vendere il suo libro?
      E infine: se anche fosse, non vedo il problema. Un blogger che parla di blogging e ha scritto un libro sul blogging, e crede nel suo lavoro, perché non dovrebbe parlare dei suoi temi e del suo libro? Cosa che qui non è stata fatta, in ogni caso.
      Scusa, giuro che non sono l’avvocato dell’Orso Grigio qui presente, ma il tema del marketing per autori mi interessa e inevitabilmente mi è caduto l’occhio sulla tua frase.
      (Già che ci sono, sappi che apprezzo sempre i tuoi commenti belli succosi :) )

  11. Grilloz
    17 settembre 2015 alle 10:03 Rispondi

    Anni fa avevo un blog su Splinder. Il bello di splinder è che si faceva anche comunità, si interagiva con gli altri blogger, si facevano conoscenze, a volte si organizzavano anche cene fra blogger. Poi ognuno scriveva quel che voleva, chi poesie, chi racconti, chi i propri pensieri, chi semplicemente foto, nella massima libertà, e ci si commentava. Un post del mio misero bloggettino è arrivato ad avere 98 commenti, se ricordo bene, ma i più seguiti superavano facilmente il centinaio. Insomma c’era parecchia interazione, secondo me anche perchè la piattaforma la favoriva.
    Poi un giorno è arrivato Facebook, e la gente ha cominciato a spostarsi di la, le interazioni si sono via via ridotte, io stesso, per varie ragioni, ho scritto sempre meno.
    Poi, un giorno, Splinder ha chiuso e cancellato tutti i contenuti.
    Insomma, non penso che il blog sia morto o moribondo, ma di sicuro non gode di buona salute.
    Anche post su blog autorevoli e molto seguiti spesso fanno fatica ad avere più di due commenti, a volte articoli interessanti hanno zero commenti, mentre la foto di un gattino su facebook è capace di fare mille commenti.
    A volte ho la sensazione che alcuni blogger scrivano quasi per se stessi, abbiano uno due lettori occasionali. Poi ci sono i fortunati che riescono a crearsi una nicchia, ma resta, a mio avviso, una nicchia, venendo a mancare un meccanismo che favorisca l’interazione fra blog.

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 14:03 Rispondi

      Il problema di Splinder è lo stesso di ogni piattaforma di blogging a hosting gratuito. Sei a rischio.
      Il blog di Neil Patel, nome famoso nel web pr ciò che riguarda SEO, blogging e contenuti, riceve tantissimi commenti. Dipende.
      L’interazione fra blog puoi crearla coi commenti. Chi commenta qui è arrivato da altri blog e io ho conosciuto altri blogger da chi commenta e dai blog che seguo.

  12. Nuccio
    17 settembre 2015 alle 11:09 Rispondi

    Il mio blog Nuccioracconta di blogspot.com è attivo dal 2008, ma solo recentemente ho sondato e constatato che qualcuno va a vederlo. Ci sono anche due commenti di una persona che frequentava un altro sito di poesie e racconti, ma risale al 2008. Dopo di che, il silenzio più assoluto. eppure non demordo e continuo a pubblicare. Forse un giorno a qualcuno piacerà.Su altri siti ho qualche commento entusiasta soltanto (due o tre alla volta). Mi devo fare psicanalizzare?

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 14:07 Rispondi

      La prima cosa che leggo entrando nel tuo blog è: “Avvertenza sul contenuto – Il blog che stai per visualizzare potrebbe comprendere contenuti adatti solo agli adulti…”
      Questo frena molto le visite al blog.
      Inoltre hai un blog di racconti. Pubblichi solo racconti, giusto? Secondo me iniziare un blog soltanto con racconti non attira lettori.

      • Nuccio
        18 settembre 2015 alle 22:52 Rispondi

        No, ci sono anche una decine di poesie. Inoltre ho pubblicato un libro di poesie nel 2007 con una modesta partecipazione alle spese e scarso interessamento nella commercializzazione dell’opera da parte dell’editore.Se vedi i post più vecchi sono tutti di poesia.

        • Daniele Imperi
          21 settembre 2015 alle 07:27 Rispondi

          Le poesie non hanno mercato, a quanto ne so. Non credo quindi che possano attirare lettori in un blog.

          • Nuccio
            21 settembre 2015 alle 18:48 Rispondi

            Che ne dici se scrivessi un trattato di fisica nucleare?Forse avrei più lettori?

        • Daniele Imperi
          22 settembre 2015 alle 07:14 Rispondi

          Se sei un fisico, puoi scrivere quel trattato. Non ho capito la tua domanda, comunque. Nel tuo blog sei libero di pubblicare quello che vuoi, ma resta il fatto che le poesie non hanno mercato. La gente non legge quelle dei grandi poeti, figurati se legge quelle di poeti sconosciuti.
          Un editore scrisse nel suo sito che avrebbe pubblicato libri di poesie, ma consigliava all’autore di cercare uno sponsor.

          • Nuccio
            23 settembre 2015 alle 14:15 Rispondi

            lo Spirito Santo va bene? È l’unico incorruttibile.

  13. MikiMoz
    17 settembre 2015 alle 11:23 Rispondi

    GIà, è come dici: il blog non è obsoleto.
    E’ vero che in tempi recenti ha passato un brutto periodo, ha preso una bella botta da FB e ha visto chiudere diverse piattaforme. Ma chi è sopravvissuto sopravvive, e oggi mi par di capire che c’è una nuova ondata, come fosse una seconda generazione di bloggers. Quelli post-social.

    Io penso che i social debbano essere un complemento al post e al blog.
    Ad esempio, ho notato che condividendo i miei post su FB vengo lì commentato da persone che mai hanno commentato il mio blog. Quindi, diciamo, si creano quasi due universi paralleli, considerando anche e soprattutto che su FB interagisco praticamente con gente che conosco.

    Moz-

    • Andrea Torti
      17 settembre 2015 alle 12:30 Rispondi

      Concordo in pieno!
      Vedo nascere sempre nuovi blog, per il funerale c’è ancora tempo :)
      I social servono per far conoscere i propri contenuti, spesso ci trovo anche qualche fonte di ispirazione; ma il proprio spazio virtuale è ben altra cosa, non vedo alternativa al momento.

      • Daniele Imperi
        17 settembre 2015 alle 14:08 Rispondi

        Il funerale spero non ci sarà mai :)

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 14:08 Rispondi

      Anche per me i social sono da complemento. Sono i social che devono fare da contorno al blog e non il contrario.

    • Ryo
      23 settembre 2015 alle 14:23 Rispondi

      Questo mi dà il gancio per una riflessione: chi “scappa” dai social per la pochezza dei contenuti, dov’è che va a finire?

  14. Ryo
    17 settembre 2015 alle 15:37 Rispondi

    Un mio amico – del tutto privo dei più bassi rudimenti che si possa immaginare per il blogging – ha un discreto successo attraverso il suo canale YouTube, dove i contenuti sono in chiaro e per commentare mi sembra non sia obbligatorio registrarsi.
    Però non è così banale mollare la tastiera e impugnare la telecamera :-)

    • Daniele Imperi
      17 settembre 2015 alle 15:41 Rispondi

      Per commentare su Youtube devi avere un account Google :)
      E confermo che non è facile impugnare una telecamera o, meglio, mettersi davanti alla telecamera…

  15. Lisa Agosti
    17 settembre 2015 alle 19:29 Rispondi

    Non conoscevo neanche Linkedin Pulse e Medium. Non perdo troppo tempo a pubblicizzare il mio blog sui social media, perché non voglio annoiare i miei amici di Facebook con temi a cui non sono interessati. Preferisco che le persone amanti della scrittura trovino il mio blog tramite i motori di ricerca.
    Questo post è molto istruttivo, grazie. L’unica cosa con cui non sono d’accordo è l’interazione diretta del blog con l’utente, perché mi è successo più di una volta che alcune persone volessero postare un commento ai miei post e non potessero farlo. Non ho mai capito da dove derivi il problema, pare che l’iPad non lasci postare come anonimo, o qualcosa del genere. Praticamente tutti i miei commentatori fanno il log in con Google Plus per postare, quindi non la chiamerei un’interazione diretta.

    • Daniele Imperi
      18 settembre 2015 alle 07:29 Rispondi

      Su Blogspot anche io alcune volte ho avuto difficoltà. Dipende dalle opzioni che vengono mostrate nel form dei commenti. In un blog, non ricordo quale, non ho potuto commentare perché c’erano solo 2 opzioni da scegliere, in pratica dovevi avere uno dei due profili non so dove e io non ero iscritto in nessuno.
      Se in un blog manca l’interazione diretta non è colpa del blog, ma del blogger che non ha impostato bene il form dei commenti :)

      • Ryo
        18 settembre 2015 alle 09:41 Rispondi

        Non so se esite ancora, ma piattaforma di blogging di Libero (parlo di almeno 10 anni fa) ti permetteva di commentare solo con un account Libero :(

  16. Ryo
    18 settembre 2015 alle 02:21 Rispondi

    Ciao Lisa, quando io commento il tuo blog mi loggo nella modalità Nome/Url, il problema è quando sono via tel/tablet e voglio commentare un blog di blogger: l’antispam (indica quali di queste immagini sono patatine fritte) ha dei problemi a riconoscere la risposta esatta

    • Daniele Imperi
      18 settembre 2015 alle 07:30 Rispondi

      Io quel sistema delle foto lo odio, alcune volte mi succede da pc e non riesco a riconoscere i vari cibi…
      Bisognerebbe cercare online come risolvere il problema se commenti da dispositivi mobili.

      • Ryo
        18 settembre 2015 alle 09:47 Rispondi

        Il metodo antispam definitivo (l’ho letto qualche giorno ma non ricordo i tecnicismi) consiste nell’aggiungere un campo nascosto alla form di contatto: gli umani non lo compilano, i bot sì: se quel campo è compilato, allora è spam

        • Lisa Agosti
          18 settembre 2015 alle 19:02 Rispondi

          Grazie delle info. Non avendo il tablet non ho mai visto le patatine fritte :D
          Col telefono invece non sono mai riuscita a commentare wordpress, ma sono troppo pigra per mettermi lì a scoprire cosa c’è che non va.
          Devo farmi un amico nerd tecnologico che mi risolva queste seccature :D

          • Ryo
            23 settembre 2015 alle 14:21 Rispondi

            Idea eccellente :D

  17. Ulisse Di Bartolomei
    18 settembre 2015 alle 02:23 Rispondi

    E’ un articolo interessante, che purtroppo molesta una piaga che non si chiuderà. Io credo che si possa riassumere così. In primis ci si muove in rete per proporsi e promuoversi e se ci si guadagna qualcosa di tangibile, tanto meglio. La prima difficoltà da me rilevata, sta che le piattaforme come i social in qualsiasi forma, consentono pochissima libertà di proporre in modo da consentire un notevole ritorno di popolarità. La seconda è che se non si propongono contenuti validi ed esaustivi, vengono ignorati e per comporre articoletti di valore occorre molto tempo, che si può disporre soltanto se si ha null’altro da fare. La realtà è che ci si affida ai social come il pescatore che non un vermicello spera di prendere un grosso pesce, ma il più delle volte ci si spende l’anima per un misera alicetta. La questione del blog è semplice. Se non aggiungi contenuti regolarmente, si spegne, come il fuocherello nel camino. In concreto se non si vuole spendere denaro, non bisogna desiderare la luna, neppure quella da un quarto… Io mi diverto moltissimo a scrivere, sono in pensione e se i libri si vendono poco… Sono le 2.00… forse era più uno sfogo che un contributo la discussione.

    • Daniele Imperi
      18 settembre 2015 alle 07:33 Rispondi

      Grazie Ulisse.
      Io non ho mai visto sui social argomenti validi e soprattutto esaustivi. Ho visto nel 99% dei casi condivisioni di post del blog.
      Comunque anche sui social perdi visibilità se te ne stai per tanto tempo senza pubblicare nulla.

      • Ryo
        18 settembre 2015 alle 09:36 Rispondi

        Per fortuna qualcosa c’è. Purtroppo si tratta dell’1% contro un 99% di psazzatura, ed è per questo che da un po’ di tempo a questa parte ho rinfoltito l’RSS reader e dedicato molto meno tempo ai social rispetto a prima. Non mi sono cancellato perché in fondo è il modo più comodo per restare in contatto con alcuni amici che abitano lontano, e siccome sono piuttosto pigro in questioni di carattere sociale (non social ;) ) ho deciso di mantenere lo strumento in virtù di quel poco che mi dà (sopportare le foto di micini degli amici – io che a casa dei miei sono sempre stato in compagnia di cani di grossa taglia – è prova di grande autocontrollo :D ).

    • Ryo
      18 settembre 2015 alle 09:32 Rispondi

      Ciao Ulisse, non sono d’accordo quando dici “comporre articoletti di valore occorre molto tempo, che si può disporre soltanto se si ha null’altro da fare”, perché qua non ci sono molti blogger professionisti, tuttavia seguirli mi ha arricchito e continua a farlo. Serve sacrificio, è vero, però qualcuno ci riesce

  18. Laura
    18 settembre 2015 alle 11:06 Rispondi

    Interessante questo articolo :) A mio avviso comunque c’é una netta differenza tra social, blog, ecc..

    I social, sono appunto usati per interagire con le persone, ma è difficile trovare contenuti di qualità da seguire assiduamente. Sono come un grande mercato dove ognuno si guarda attorno e, passatemi il termine, adora farsi i fatti degli altri in forma completamente anonima, una sorta di voyeurismo generale insomma.

    Un blog lo vedo molto più simile ad un sito web, rispecchia l’autore, è personalizzato, è aperto a chiunque, e offre la possibilità di seguirlo assiduamente, saltuariamente o non seguirlo affatto. Gli argomenti trattati sono vastissimi e sicuramente di qualità molto più alta dei social.

    Insomma non riesco nemmeno a paragonare questi due mondi perché li vedo come due cose completamente diverse…per fortuna! :)

    Buona giornata Laura

    • Daniele Imperi
      18 settembre 2015 alle 11:38 Rispondi

      Grazie.
      Sono d’accordo sulla grande differenza. Nel blog conquisti un pubblico, nei social ti occupi di relazioni. E concordo anche sul voyeurismo, di quello ce n’è veramente troppo :)

      • Laura
        18 settembre 2015 alle 17:00 Rispondi

        Grazie a te per la risposta :)

  19. Ulisse Di Bartolomei
    19 settembre 2015 alle 00:29 Rispondi

    Salve RYO! Il blog di Daniele attira in quanto dei contenuti interessanti vengono proposti a una distanza temporale adeguata a permanere nell’attenzione “mnemorica”. Due o tre articoli alla settimana significa che se ci faccio un salto quando mi ricordo, non rischio di ritrovarmi a pensare “qui niente di nuovo”… Trovo sempre di interessante e un sentore positivo mi permane. D’altra parte non voglio occupare la mente con il blog di Daniele, dacché “lo voglio al mio servizio”… ovvero quando mi va e ci vado, voglio trovare qualcosa di utile! Ho usato un linguaggio iperbolico e un po’ cinico ma è l’aspetto realistico del blogger che desidera essere molto seguito: se non spende l’anima per i suoi estimatori “casuali”, li perde. Adesso se mi metto nel panni di Daniele, capisco che lui da moltissimo per il blog. C’è un progetto a lungo termine, un impegno per ogni articolo (esaustivo… ovvero fornisce gli elementi bastanti, affinché un interlocutore possa agevolmente argomentare) a cui non basta un’ora per assiemarlo. Ci sono i commenti… (è costretto a leggere tutto). C’è il lavoro mentale per capire quale o quali argomenti da proporre adeguati in quella settimana… Spesso mi capita di aprire la pagina e pensare… “guarda un po’, questo è proprio quello a cui rimuginavo”. Un blog così da la sensazione di essere “amato” dall’autore, di essere “vivo”, in quanto cerca di entrare nella testa dei naviganti! Io non riuscirei a condurre un blog così, senza investirvi quasi tutta la mia concentrazione creativa quotidiana. Siccome non me lo posso permettere, i miei tentativi di “fare il blogger” si sono persi… Qualcuno certamente ci riesce con poco. Comunque questa è la mia esperienza.

    • Ryo
      20 settembre 2015 alle 09:21 Rispondi

      @Ulisse: mi spiace rispondere al tuo lungo commento con una frase striminzita, ma sono pienamente d’accordo con te :-)

  20. massimiliano riccardi
    19 settembre 2015 alle 15:00 Rispondi

    Santa polenta… ho aperto il blog da pochi mesi e qualche sapientone vuole raccontarmi che il blogging è obsoleto? Bravo Daniele, cantagliele. Poi, al limite, passo io e gliele suono…

  21. Claudio
    20 settembre 2015 alle 18:02 Rispondi

    Posso dire una cosa banale: blog e social sono strumenti differenti che devono essere usati in maniera differente; il blog è uno spazio di tua proprietà dove sei libero di pubblicare quello che ti pare e far interagire chi vuoi e quando vuoi (se anche google è d’accordo). Sui social sei in contatto più o meno con amici e con gli amici degli amici che possono leggere i post che pubblichi (se il social è d’accordo) e commentare direttamente e con pochi filtri.
    E quindi per ora Viva il blog e viva (meno) i social!

    • Daniele Imperi
      21 settembre 2015 alle 07:47 Rispondi

      Ciao Claudio, benvenuto nel blog.
      Sui social non sei però a contatto solo con amici, ma anche con perfetti sconosciuti. Dipende poi da come scegli di essere presente sui social. C’è chi su Facebook accetta solo amici che conosce di persona, per esempio.

  22. Mauro Ronci
    21 settembre 2015 alle 21:04 Rispondi

    Ciao Daniele. Argomento che stuzzica molto anche me.
    Scrissi sullo stesso tema un mese fa ed ero perfettamente in linea con la tua conclusione, ma ci arrivavo percorrendo altre vie.
    Il fattore tempo è fondamentale: il blog, come tu ben saprai, richiede molto tempo e dedizione, ma superata la tristezza dei pochissimi visitatori nel primo anno di vita, se pubblichi contenuti di qualità i risultati prima o poi arriveranno.
    Se invece hai poco tempo a disposizione, forse ti conviene curare molto più uno o due social piuttosto che avere un blog moribondo: non pensi? Questo approccio, anche in un ottica di “personal branding”, non ti sembra più corretto?
    Infine reputo davvero bislacca l’idea di “spostare i contenuti del blog sui social”: i blog post non sono testi che godono di tanta trasversalità quindi non capisco com’è possibile fare blogging su twitter o su facebook (tant’è che entrambi hanno sviluppato la propria piattaforma di blogging). Infine non c’è neanche da dibattere sulla “libertà” che ti da un blog personale: nessun limite, e potenzialmente l’intero web da raggiungere con cui confrontarsi e crescere.
    Bellissimo dibattito, grazie.
    A presto!

    • Daniele Imperi
      22 settembre 2015 alle 07:19 Rispondi

      Ciao Mauro,
      più tardi allora mi leggo il tuo post. Non so dirti sui social, perché il problema è che tutti sono online – quindi possono trovare il tuo blog – mentre non tutti sono sui social – quindi hai un bacino ristretto secondo me.
      Inoltre curare due social bene significa buttarci parecchio tempo lo stesso.
      Twitter viene chiamato microblogging, ma io gli darei un’altra definizione perché di bloggign non ha nulla.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.