Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Sviluppare la fase di prescrittura

Prescrittura

Della prescrittura, in inglese prewriting, avevo accennato nel post sul processo creativo della scrittura. Ne avevo letto nel blog Anima di carta e così alla fine ho voluto approfondire il discorso.

Molte mie storie sono finite abbandonate in passato perché è venuta a mancare la fase della prescrittura. Quando ho iniziato a scrivere un romanzo fantasy, ricordo, non ho progettato nulla, ho preso e ho scritto. Dopo 2 capitoli la storia è morta.

Al secondo tentativo, invece, progettai una cinquantina di capitoli, ma senza usare minimamente i vari metodi della prescrittura, ma soltanto scrivendone le trame senza aver chiaro nulla in mente. Anche quel romanzo è morto sul nascere.

Ora sto lavorando in modo più lento e maniacale, ma vedo dei grandi miglioramenti, perché riesco ad avere sotto controllo tutta la storia.

Qui elenco 10 metodi che possiamo usare nella fase di prescrittura, tutti insieme in un romanzo o anche soltanto quelli che ci fanno più comodo caso per caso.

Il brainstorming

Il brainstorming (o tempesta di cervelli) è una tecnica di creatività che molti conoscono. Di solito si usa nelle aziende per trovare la soluzione a un problema. Si riuniscono varie persone e ognuna, a ruota libera, tira fuori una sua idea.

Penso si possa fare anche da soli, in fondo mi è capitato varie volte di farlo. Dovendo sistemare la trama del mio romanzo di fantascienza, mi sono messo a buttare giù idee su idee fino a trovare quella che stava in pedi più delle altre. Il brainstorming solitario può dare buoni frutti.

Le mappe mentali

Finora ho usato il metodo delle mappe mentali per scrivere gli articoli del blog, mai in narrativa. Ma il principio è lo stesso. Si tratta di definire un macroargomento, quindi lʼintera trama o parte di essa, e poi generare argomenti vicini.

Prendete un foglio di carta, scrivete in una frase la vostra trama e poi iniziate a ramificare la vostra mappa mentale. Per ogni ramo ne nasceranno altri.

La tecnica del giornalismo o delle 5W

Questa è una tecnica giornalistica, ma si usa anche nel copywriting. Ho usato anche questa tecnica per il mio romanzo di fantascienza. In realtà, è la regola delle 5W+1H:

  • Who: chi ha commesso il fatto
  • What: cosa è successo
  • When: quando è accaduto il fatto
  • Where: dove è avvenuto
  • Why: perché è accaduto quel fatto
  • How: come si è svolto il fatto

Questa tecnica secondo me funziona soprattutto allʼinizio, quando abbiamo solo una vaga idea della nostra storia e dobbiamo capire come trasformarla in una trama. Allora queste 6 domande ci tornano utili, perché servono a focalizzare il cuore della storia.

Lʼorganizzazione grafica delle idee

Più di una volta mi è capitato di vedere autori che riempiono la propria stanza di foglietti di carta con appuntate idee sulla loro storia. Lʼultima è stata la scrittrice americana Dorothy Hearst, che ha debuttato col fantasy La promessa dei lupi, primo di una trilogia.

Aveva pubblicato una sua foto in cui mostrava decine e decine di foglietti, non ricordo se sul pavimento o appuntati su un pannello a una parete. In quei fogli cʼera il seguito del suo primo romanzo, fogli diventati poi Il segreto dei lupi.

A prima vista a me era sembrato un caos terribile di appunti, eppure quel caos non era altro che unʼorganizzazione grafica delle idee della scrittrice.

La sequenza di domande e risposte

Altro metodo sperimentato nel mio romanzo, quello che in pratica lo ha salvato da un abbandono definitivo. Avevo smesso di scriverlo perché mʼero accorto di grandi lacune nella trama, così ho cominciato a prendere ogni parte della storia e a tempestarla di domande.

Per ogni risposta logica che davo nasceva una nuova domanda e poi unʼaltra ancora e unʼulteriore domanda. Finché tutti i conti tornavano.

Non basta inserire un personaggio perché ci piace, dobbiamo chiederci perché sta lì e perché agisce in quel modo e così via.

Tagline e logline

La tagline è lo slogan del libro e aiuta a centrare immediatamente lo spirito della storia. Con una tagline abbiamo ben chiaro in mente di cosa dovremmo parlare nel romanzo e come.

La logline è invece il succo della storia, serve a chiarire lʼargomento principale del nostro romanzo. In base alla logline dovremo poi costruire una trama dettagliata.

La tecnica delle 3 prospettive

Secondo Lisa A. Kirby, assistente universitaria di Inglese al North Carolina Wesleyan College, un oggetto, unʼidea, una situazione o esperienza possono essere visti sotto 3 prospettive:

  1. Particella o unità statica: ossia vedere una persona o un fatto come unʼentità statica
  2. Onda o unità dinamica: vedere una persona o un fatto come cambia nel tempo
  3. Campo o unità vista nel contesto di una rete più ampia di relazioni

In base a ogni prospettiva saremo spinti a porci differenti domande sul soggetto.

Per esempio:

  1. Chi è il protagonista della storia? (Particella)
  2. Come cambia col tempo il protagonista? (Onda)
  3. In che relazione è il protagonista con lʼantagonista? (Campo)

Da ognuno di questi 3 punti di vista deve partire una serie di domande.

Il metodo delle liste

È simile al brainstorming, ma è più ordinato. Consiste nel preparare una lista di personaggi, dettagli, fatti, scene utili alla nostra storia. In questo modo dovremmo riuscire ad avere un quadro completo di ogni elemento della storia da sviluppare.

La successione gerarchica degli eventi o outline

In pratica è la comune scaletta per costruire una storia – ma si usa la scaletta anche per gli articoli del blog. La scaletta è una successione gerarchica dei fatti più salienti di una storia, ossia una successione cronologica, in modo da avere tutta la sequenza del romanzo dallʼinizio alla fine.

Questa successione, poi, può essere modificata per creare un intreccio, ma sempre dalla scaletta bisogna partire.

La tecnica dello storyboard

Lo storyboard si usa per una narrazione per immagini, di solito, come per creare uno spot pubblicitario, per i cartoni animati, per il cinema e il fumetto. Ma perché non usarlo anche in un romanzo?

È una sorta di sceneggiatura disegnata: una sequenza cronologica di vignette che inquadra una scena da scrivere.

Siamo sicuri di non aver mai usato lo storyboard?

Io lo uso sempre quando scrivo, anche se il mio è uno storyboard mentale: mi immagino la scena come se fosse un film e in questo modo riesco a visualizzarla e a crearla prima nella mia mente (e so che anche qualcuno di voi fa lo stesso). Poi non resta che scrivere.

I 10 modi per sviluppare la fase di prescrittura sono finiti. Quanti ne avete usati finora e quali vi incuriosiscono di più?

45 Commenti

  1. Agnese
    24 febbraio 2016 alle 07:11 Rispondi

    Ciao Daniele…mi hai fatto ragionare su come lavoro di prima mattina…una faticaccia! :-)
    All’inizio anche io sono partita d’impulso sparata per un paio di volte, ma ammetto che anche finendo il racconto ho dovuto rimetterci mano praticamente daccapo.
    Avendo una memoria grafica ho tentato anche l’approccio post it: ma quello che funziona per il content writing mi si incasina per una storia più lunga.
    Diciamo che per ora ho un brainstorming iniziale poi compilo quello che potrebbe essere modello 5W e un sunto della storia suddiviso in aree generiche di argomenti….un lavoro che fa perdere tempo, ma essendo poco esperta mi organizza meglio la fase di scrittura, magari tra un pò riuscirò a lavorare in ben altro modo…per ora meglio perdere un pò di tempo iniziale per poi procedere spedita in scrittura….:-)

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 13:59 Rispondi

      Ciao Agnese, i vari metodi di prescrittura fanno consumare parecchio tempo, è vero, però secondo me ne risparmi in seguito. Io ho visto che, quando non avevo seguito queste fasi, dopo ho dovuto spendere parecchio tempo per rimediare alle lacune.

  2. Serena
    24 febbraio 2016 alle 07:24 Rispondi

    E il metodo del fiocco di neve? Mentre ti leggevo pensavo che contiene un po’ tutto quanto hai descritto tu.
    A gennaio ho partecipato a un workshop online sull’elaborazione della trama, che mi è piaciuto da morire. Se Dio vuole (tipo, mi fa rompere una caviglia così posso ricominciare a occuparmi dei blog) ne parlerò in un articolo. Quello si basava sul libro di D. Dixon “Goal, Motivation and Conflict” e su una griglia di relazioni tra personaggi.
    (ciao, Orso Grigio. Sì, sono viva.)

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:02 Rispondi

      Il metodo del fiocco di neve anche secondo me racchiude più di qualche metodo fra quelli segnalati. Dai, rompiti una caviglia e scrivi quel post :P
      (Ah, sei viva, meno male :D )

  3. Grilloz
    24 febbraio 2016 alle 08:10 Rispondi

    Sono molto affascinato dalle mappe mentali, forse perchè incosciamente le ho sempre usate, ma mantenendole appunto mentali :D Sto cercando di approfondire, ma ahime, il tempo…
    Il mio primo romanzo lo iniziai, credo, a 12 anni, mi misi sulla mia lettera 35 e tic tac tic tac, scrissi il primo capitolo, probabilmente è ancora da qualche parte a casa dei miei, solo soletto :D Ci sono autori che hanno bisogno di essere più strutturati e altri che sono più istintivi, mi viene da pensare che quelli istintivi in realtà queste cose le facciano più o meno tutte inconsciamente nella loro testa (testona oserei dire :D)

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:04 Rispondi

      Se le mappe mentali le scrivi, penso che riescano meglio, ma soprattutto possono nascere nuove idee.
      Non so come facciano molti a scrivere un romanzo che stia in piedi senza averlo strutturato su carta. Non so neanche se credere che davvero lo scrivano così :)

      • Grilloz
        24 febbraio 2016 alle 14:10 Rispondi

        In realtà tutti gli scrittori che ho conosciuto di persona scrivono o scrivevano di getto, senza scalette o schemi. Come dicevo probabilmente riescono a tenere tutto a mente e neanche se ne rendono conto un po’ come il maestro di scacchi che tiene a mente 30 mosse (lui però lo fa razionalmente) io è tanto se riesco a pensare alla mossa successiva :D

  4. Moira
    24 febbraio 2016 alle 08:18 Rispondi

    Buongiorno, l’organizzazione grafica delle idee o metodo post it e la tecnica del giornalismo, secondo me nella fase iniziale aiutano tantissimo anche se i personalmente ho iniziato con le mappe mentali e poi è venuto tutto il resto.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:05 Rispondi

      Alcuni metodi sono più utili all’inizio, è vero. Come altri tornano utili anche in fase di stesura, se qualcosa non torna.

  5. Chiara
    24 febbraio 2016 alle 08:43 Rispondi

    Premettendo che io sono forse l’unica persona al mondo che ha abusato della progettazione, con un file Excel che inchiodava le idee, anche ora che ho rinunciato a una scaletta dettagliata del contenuto di ogni capitolo, faccio spesso ricorso alla pre-scrittura. In particolare, se mi rendo conto che durante la stesura di una scena sto divagando troppo, utilizzo il metodo delle 5W + 1 per rientrare negli argini. Con il brainstorming e le mappe mentali tendo a fare un po’ di confusione perché ho sempre troppe idee, molte valide, e difficoltà a scegliere. Le domande e le risposte le uso spesso, più che in sequenza per i singoli fatti. :)

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:07 Rispondi

      Io ora sto preferisco preparare una scaletta per ogni capitolo. Quando avevo iniziato a scrivere il romanzo fantasy, invece, descrissi la trama dei capitoli per sommi capi.
      Le domande e risposte per me andrebbero usate per tutta la stesura del romanzo, anche per i dialoghi :)

      • Chiara
        24 febbraio 2016 alle 14:42 Rispondi

        Paradossalmente mi trovo meglio a usare questi metodi in revisione, quando la storia ha già una base. :)

  6. Alberto Lazzara
    24 febbraio 2016 alle 10:38 Rispondi

    Capita anche che per rispondere a tutte le domande che sorgono si finisca per appesantire la storia, a volte inutilmente. Tolte quelle ineludibili, a volte ci si arrovella su altre che in fin dei conti potrebbero restare insolute o alle quali sarebbe sufficiente rispondere in modo vago.

    • Grilloz
      24 febbraio 2016 alle 10:44 Rispondi

      Però non è detto che tutte le risposte debbano essere raccontate, a volte basta che l’autore conosca la risposta per evitare possibili incongruenze.

      • Alberto Lazzara
        24 febbraio 2016 alle 12:11 Rispondi

        Sono d’accordo, occorre chiarirsi quali risposte devono essere messe nero su bianco e quali possono restare solo al livello della mente, perché non tutte sono funzionali all’economia della storia.
        A ben pensarci, se una domanda senza risposta non scaturisce da un’incongruenza logica, la risposta può essere sconosciuta anche allo stesso autore.

        • Grilloz
          24 febbraio 2016 alle 12:26 Rispondi

          In quel caso la domanda può anche non essere posta ;)
          L’autore normalmente sa molto di più di quel che racconta e questo di più gli serve, ad esempio, a far comportare i personaggi in modo coerente.

          • Daniele Imperi
            24 febbraio 2016 alle 14:10 Rispondi

            Sì, hai detto bene. A me le risposte sono servite per far funzionare la storia, per capire se quel personaggio introdotto era davvero utile, e perché c’erano certi comportamenti. Tutto questo serve a darti un quadro chiaro delle situazioni, ma non per forza devi esporre tutto nella storia.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:09 Rispondi

      Con le risposte che dai non deve appesantire la storia, quelle domande servono per farti capire se tutto sta in piedi, funziona. Non sono per forza dettagli da scrivere.

  7. giovanni
    24 febbraio 2016 alle 13:35 Rispondi

    Vorrei rispondere (o meglio, porre domande) riguardo alla prescrittuta. che ho sempre bypassato dal metodo di King della prima stesura “grezza”, senza voltare mai pagina indietro, fino al compoimento pamoramico dell’ossatura del romazo . Per il momento parlo di narrativa, la saggistica e altro o le o raccolte di racconti brevi impongono atteggiamenti e approcci alle pagine diversi.
    Però prima voglio sapere se il mio post appare o ci sono errori nl login

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:12 Rispondi

      Ciao Giovanni, benvenuto nel blog.
      Credo che King intendesse di scrivere senza rileggere ciò che abbiamo scritto, ma fare la revisione soltanto a romanzo finito. Si evita di perdere tempo.
      Riguardo al login, qui non c’è per i lettori, ma chi commenta per la prima volta deve aspettare che io approvi il commento :)

  8. silvia
    24 febbraio 2016 alle 14:21 Rispondi

    Attualmente utilizzo una struttura circolare che ho in parte mutuato da Morgan Palmas: la mia trama corrisponde ad un cerchio suddiviso in spicchi, che corrispondono alle tematiche principali. A sua volta ogni spicchio è suddiviso in fette più sottili, che corrispondono a sottolivelli delle tematiche principali. Poi, ci sono altri cerchi, più piccoli, trame secondarie, che intersecano il cerchio principale. Direi che il mio metodo può corrispondere alle tue mappe mentali e alla organizzazione grafica delle idee.
    A parte utilizzo una serie di liste e di domande.
    Di quelli che citi tu, mi incuriosisce molto il metodo delle tre prospettive, che non conoscevo. Mi piacerebbe approfondirlo.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 14:35 Rispondi

      Cerchi e spicchi? Sono già andato in tilt :)

  9. Tenar
    24 febbraio 2016 alle 15:02 Rispondi

    Tranne che una scaletta per i romanzi, tutta la prescrittura per me è mentale.
    Per dire che ho una storia in costruzione vuol dire che esiste già un accenno di trama (credo di scartare inconsciamente le idee che non si presentano già con un minimo di articolazione). Da lì si va per domande successive sempre più articolate (nel caso di gialli a forte componente scientifica spesso si va molto sul tecnico e ho bisogno di qualcuno che risponda per me alla domanda, tanto ormai i miei amici lo sanno che se inizio con “con che veleno ammazzo…” non devono chiamare i carabinieri). In generale non inizio a scrivere se non ho un’idea piuttosto chiara delle tappe principali della vicenda. Infine a volte ho fatto schemi e mappe per le scene d’azione, per rendermi conto, ad esempio, delle linee di tiro dei vari personaggi, di chi poteva vedere cosa. Questa è una risorsa che trovo molto utile.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 15:21 Rispondi

      Certe cose fanno parte della documentazione, come il veleno da usare, altre, come la linea di tiro, sono prescrittura. In quel caso ti possono essere utili gli storyboard, non bisogna saper disegnare per farli, tanto servono solo a te :)

      • Tenar
        24 febbraio 2016 alle 18:33 Rispondi

        Non necessariamente documentazione. A volte bisogna vagliare varie ipotesi possibili per scegliere quella narrativamente migliore. E immaginarsi una serie di racconti possibili a partire da quella variazione.

  10. animadicarta
    24 febbraio 2016 alle 15:33 Rispondi

    Per me questa fase è diventata vitale, sopratutto da quando mi sono resa conto che procedere a tentoni è altamente nocivo! Tra tutti i metodi che hai citato, uso molto quello delle domande. Man mano che procedo mi chiedo che tipo di domande si farebbe un lettore, quali dubbi potrebbero nascere, ecc. Lo trovo un buon modo di metabolizzare la storia, anche perché io stessa quando leggo vorrei che l’autore mi chiarisse tutte le questioni che ha aperto (e non sempre succede, ma questa è un’altra storia). D’altra parte penso che qualsiasi altro sistema sia buono, purché riesca a mettere in moto il processo creativo.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 15:56 Rispondi

      Il metodo delle domande è fantastico per me. Ho pensato anche io che fossero domande e dubbi di un lettore attento.

  11. Amanda Melling
    24 febbraio 2016 alle 16:10 Rispondi

    Io inizio scrivendo la sinossi, poi l’incipit. Poi lascio mantecare qualche mese, e preparo poi i temi dei capitoli mano a mano che scrivo. Non esiste una revisione, ovvero rileggo velocemente tutto il libro togliendo i refusi e basta. Da quando inizio a oensare a un possibile romanzo a quando l’ho finito passano circa sei mesi, di cui tre a scrivere e tre ad aspettare.

    • Daniele Imperi
      24 febbraio 2016 alle 16:53 Rispondi

      Scrivi l’incipit prima di avere i temi dei capitoli? Come mai? In teoria non dovresti ancora sapere di che tratta quel capitolo.

  12. Grazia Gironella
    24 febbraio 2016 alle 21:11 Rispondi

    La preparazione alla scrittura per me è più o meno impegnativa quanto la stesura della storia, e forse più determinante sul risultato. Procedo prima di testa, lasciando rimbalzare le idee che mi sono venute fino a quando non si avviano in una direzione definita, poi prendo i primi appunti fino ad avere un’ipotesi abbastanza chiara su cui lavorare, infine faccio il brainstorming per ogni scelta/domanda che incontro nell’elaborare la traccia. E’ un procedimento per gradi, dal macroscopico al microscopico.

    • Serena
      25 febbraio 2016 alle 06:55 Rispondi

      Ciao, Grazia ❤

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 08:37 Rispondi

      Sì, è impegnativa anche per me, ma credo per tutti. Si tratta di un gran lavoro, alla fine, che dev’essere fatto bene.

  13. Sara
    25 febbraio 2016 alle 10:13 Rispondi

    Bellissimo post, devo ringraziarti come sempre. Penso lo stamperò e lo terrò sulla scrivania, come un memorandum :)
    La tecnica delle 5w sembra banale, ma riflettendoci non lo è affatto…
    Il metodo delle liste è fondamentale, lo uso sempre :)
    Il brainstorming è utilissimo, anche se io preferisco farlo in compagnia.. In particolar modo con un’amica che non scrive, ma facendo la grafica per vivere ha una creatività particolarmente spiccata: i brainstorming con lei mi sono stati utilissimi nei momenti in cui mi sembrava che la storia non potesse avere un seguito. Grazie mille ancora!

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 10:57 Rispondi

      Grazie :)
      La tecnica delle 5W torna utile spesso in una storia, secondo me. Fare brainstorming con una persona fidata è anche meglio. Per ora devo accontentarmi del mio alter ego :D

  14. Martin Rua
    25 febbraio 2016 alle 11:48 Rispondi

    Io credo che tutto o molto dipenda dal fattore T: il tempo.
    Se non hai scadenze e un editore che attende la tua bozza, puoi dare spazio alle varie tecniche di pre-scrittura; ma se hai una scadenza e devi portare a casa il risultato (passatemi il termine calcistico), non ci stanno santi, devi dar fondo alla tua (si spera) bravura e utilizzare al meglio quel che hai elaborato nella tua mente. Perché in quel caso, schemi, foglietti, post-it, fiocchi di neve, storyboard e chi più ne ha più ne metta, ti rallentano in maniera mostruosa.
    Io ho adottato tutti e due i metodi: di getto con schema mentale (se non hai neanche quello, sei messa/o male!) e con storyboard (inteso non come storyboard grafico, ma come breve riassunto di ogni capitolo della storia). Ammetto che con la pre-scrittura metti al sicuro la trama prima di passare alla seconda stesura, ma ci dedichi almeno metà del tempo necessario a portare a termine il lavoro. L’altra metà è stesura vera e propria.
    Al momento sono in fase di revisione del mio prossimo romanzo, in uscita a giugno. Non avendo tempo per la pre-scrittura, mi sono affidato alla piovra che avevo in mente, cioè la trama con tutte le sue ramificazioni. Ho commesso delle ingenuità e sono tornato anche indietro per correggerle, ma non potevo fare altrimenti. Per ora il risulta non è male, ma saranno i lettori a valutare…
    Saluti,
    M

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:07 Rispondi

      L’editore non lo contatti a romanzo finito?
      La prescrittura si fa appunto prima della scrittura vera e propria, quindi con la revisione del romanzo cosa c’entra?

      • Martin Rua
        26 febbraio 2016 alle 10:18 Rispondi

        Io ho un contratto con la Newton, come forse ricorderai. “Codice Nostradamus”, il mio prossimo romanzo, mi è stato commissionato da loro, con tanto di scadenza di consegna. Quindi in questo caso è andata al contrario. E non è neanche una cosa rara.
        Ho riportato male la sequenza di azioni: intendevo che ho scritto di getto affidandomi alla ma mappa mentale e che adesso sono già in fase di revisione.
        Ecco, forse così è più comprensibile…

        • Daniele Imperi
          26 febbraio 2016 alle 10:19 Rispondi

          Quanto tempo ti hanno dato per scriverlo?

          • Martin Rua
            26 febbraio 2016 alle 10:45 Rispondi

            A me è andata bene: un anno. Ma ci sono “colleghi” che hanno avuto scadenze più “scannate”. La Newton è una macchina da guerra.
            Il problema è che non ho potuto lavorarci per un anno, perché ero impegnato a fare altro. Quindi il tempo si è ridotto.
            Io sono veloce, ma se avessi avuto più tempo avrei di certo fatto un lavoro migliore.
            Ma cosa fai, dici di no?

    • Grilloz
      26 febbraio 2016 alle 07:21 Rispondi

      Forse alcuni scrittori fanno un po’ di questo lavoro a mente, visto che non sei uno alle prime armi ;) cosa ne pensi?

  15. monia74
    25 febbraio 2016 alle 12:02 Rispondi

    Qualcuna più, qualcuna meno, direi di averle provate tutte. Ho pure usato uno schema in excel che riportava i capitoli sulla sinistra, e le linee di tensione nelle varie colonne, per capire quando c’era un momento di bassa… XD
    Normalmente inizio di getto, poi però le cose diventano impegnative e inizio a schematizzare. Poi le cose sono complicate dal fatto che i personaggi sono due, quindi il metodo particella, onda etc devo replicarla su due soggetti. Per evolvere la trama, poi, il brainstorming assolutamente sì, ma anche un sacco di domande e risposte e di “what if”. Sull’organizzazione grafica, che in genere mi è molto utile per gestire i processi, non ho trovato utilità nel romanzo (sarà che io scrivo in modo lineare..?), mentre la storyboard… ammetto di aver abbozzato perfino dei fumetti per iniziare a schiarirmi le idee e vedere visivamente l’evoluzione della storia. Ma un romanzo è troppo lungo per poterlo riassumere in fumetti, quindi sono passata presto a elencare i capitoli annotando a lato la sintesi, l’evoluzione (di lei e di lui), la linea di tensione, lo stato emotivo (di lei e di lui), rimandi ad altri capitoli (utili per verificare la coerenza), questioni da chiarire, problematiche da sistemare, etc. Un solo “perchè?” può aprire la porta alla revisione di capitoli interi :P

    • Daniele Imperi
      25 febbraio 2016 alle 12:08 Rispondi

      L’organizzazione grafica va bene più per storie con un intreccio, specie se complicato, ma non è detto che non si possa usare anche per storie lineari.
      Pensa a uno storyboard per un romanzo di 1000 pagine… :)

  16. Barbara Bachini
    7 marzo 2016 alle 19:02 Rispondi

    Salve, mi sono accorta, leggendo il suo articolo sulla prescrittura, di aver messo in pratica due
    dei metodi che Lei suggerisce: la scaletta e, soprattutto, lo storyboard mentale. Com’è il metodo “fiocco di neve”?

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.