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5 pratiche da evitare nel blogging

5 pratiche da evitare nel bloggingPer scrivere buoni contenuti non servono soltanto buone idee. Non basta nemmeno essere competenti nella materia. Per scrivere buoni contenuti servono anche atteggiamenti differenti verso il blogging, un approccio più consapevole verso quest’arte.

Leggendo tanti blog ho notato alcune tendenze – un paio anche mie – che invece sarebbe meglio lasciar perdere, per dare al proprio blog un aspetto più professionale e anche più umano: siamo tutti cittadini della rete, in fondo.

1 – Scrivere post di almeno 1500 parole

Perché Google indicizza meglio le pagine con testi lunghi

La lunghezza media del contenuto per una pagina web che si posiziona nei primi 10 risultati per una qualsiasi parola chiave su Google è di almeno 2000 parole.

È quanto ha scritto Neil Patel due anni fa nell’articolo How Content Length Affects Rankings and Conversions (Come la lunghezza dei contenuti influisce sul posizionamento e le conversioni). In un altro articolo ha confermato che i suoi post con più di 1500 parole hanno ricevuto il 68% in più di tweet e il 22% in più di like su Facebook rispetto ai post più brevi.

Fatta questa premessa, arriva la domanda: quanto vi concentrate sulla lunghezza dei post da scrivere nel vostro blog?

Da una parte io do molta importanza alla lunghezza di un articolo: i miei ultimi dieci post hanno una lunghezza media di 1100 parole. Ma non scendono mai sotto le 600 parole. Forse ho trovato il mio stile nel blogging, uno stile logorroico, magari.

Dall’altra, però, non possiamo scrivere un post allungando il brodo, nella speranza che Google ci premi e ci faccia apparire al primo posto. Il primo obiettivo di ogni blogger è quello di creare contenuti di qualità.

Ma allora qual è la lunghezza giusta per un post?

Quella che riesce a completare l’argomento che abbiamo trattato. Se ci siete riusciti in 400 parole, allora va bene. Se ve ne servono 3000, va bene lo stesso.

Sulla questione del posizionamento Neil Patel ha comunque ragione: a meno che non scriviate un articolo di 20 parole su “Cosa mangiano i butrogofagi” (tranquille, non esiste questa bestia), sarà difficile piazzarvi bene nei risultati delle ricerche con post di 100 o 200 parole.

Ma è anche vero che non dobbiamo farci “schiavizzare” dal posizionamento: se dobbiamo pubblicare una breve notizia nel blog, per esempio, non ha importanza che si posizioni o meno fra i primi dieci risultati, non trovate?

2 – Pubblicare ogni giorno

La quantità è importante per aumentare il traffico

Tempo fa ero fermamente convinto che un blog dovesse pubblicare articoli ogni giorno. Adesso Penna blu ne pubblica solo 4, anche se in futuro vorrei aumentare a 5. La quantità è davvero fondamentale per ricevere tante visite? Ho anche scritto in un post che i contenuti che pubblichiamo sono come “porte di accesso” nel nostro blog. È senz’altro vero, ma non in modo assoluto.

I nostri post sono disseminati nei risultati delle ricerche, ognuno con un suo “piazzamento” per determinate parole e frasi chiave in funzione di tantissimi fattori che Google si guarda bene dal divulgare.

Con miliardi di pagine web presenti in rete le nostre “porte di accesso” non sono tutte facilmente rintracciabili e, considerando che la maggior parte degli utenti si ferma alla prima pagina, quante porte rimarranno ben visibili?

Quindi è bene capire su quali “porte di accesso” puntare e, soprattutto, creare porte che siano veri e propri “portali di accesso”, in cui il lettore si senta onorato di entrare. Metafore a parte: scrivete e pubblicate solo ottimi contenuti. Di spazzatura è fin troppo pieno il web.

3 – Cercare con affanno le parole chiave

Per ottimizzare il post alla perfezione

C’è perfino un plugin, SEO Yoast, che aiuta a capire se abbiamo ottimizzato bene il nostro articolo. Io non lo uso, mi creava problemi in un blog e qui ho preferito usare un più semplice SEO WordPress. Che fa di speciale? Mi permette di modificare il title della pagina e di scrivere una description. Più che sufficiente, per quanto mi riguarda.

Questa delle parole chiave è una mania: c’è gente che si affanna a cercarle con ogni strumento possibile. Un giorno apriranno uno sportello alle Poste per richiedere le parole chiave, se qualcuno proprio non riesca a trovarle per conto suo.

Come ho scritto più volte, io non faccio mai ricerche di questo tipo. I miei passi per scrivere un post sono i seguenti:

  1. Cerco un’idea per un articolo: e un’idea è già fatta di parole chiave, vi pare?
  2. La valuto: esiste nel web? E quanto è sviluppata? E come è sviluppata?
  3. La sviluppo: creando una scaletta
  4. La scrivo e la pubblico
  5. Rispondo ai commenti

Fine della storia. Io scrivo per i lettori. Se voi preferite invece scrivere per i motori di ricerca, per una macchina, continuate l’affannosa ricerca di parole chiave, finché non vi entrerà in testa che quelle parole vanno desunte dal contesto.

4– Non linkare risorse esterne

Per non cedere link juice agli altri e non essere penalizzati da Google

Qui il discorso si fa più complicato, ma questo non è un blog sulla SEO né voglio trasformarlo in quel senso. In pratica, più linkate e più date autorità ai vari siti. E così molti blogger si risparmiano di linkare oppure inseriscono link con l’attributo “nofollow”, così per Google è come se quel link non esistesse.

Le risorse esterne fanno parte del blogging. Ovviamente vanno inserite se davvero utili ai lettori.

In alcuni casi c’è la paura della penalizzazione da parte di Google: se il motore di ricerca si accorge di link sospetti (pensa che siano link a pagamento non dichiarati tali, per esempio), scatta il cartellino giallo. Che succede? Che sparite dai risultati delle ricerche. Puff!

Io linko altri siti e blog da sempre, ormai dal 2001, sono tredici anni, e non ho mai ricevuto penalizzazioni da Google. Perché? Non lo so, io linko in modo spontaneo. Punto. Non faccio altro. Se scrivi un articolo che reputo valido e utile, te lo linko in un mio post. Ho linkato blogger sconosciuti e famosi, siti amatoriali e commerciali, di tutto. O quasi.

5 – Ignorare una buona tipografia

Perché il blogging è soprattutto arte e spontaneità

Là fuori è pieno di blog che offrono ai lettori testi monoblocco, cementificati in righe e righe tutte appiccicate una all’altra. Migliorare la leggibilità di un articolo è uno dei compiti del blogger, perché fa parte dell’accoglienza e della buona educazione.

Stiamo scrivendo su un blog, non su un giornale cartaceo. La lettura su schermo non è riposante, ma soprattutto è una lettura veloce. Se i vostri testi sono tutti appiccicati, come sarà possibile leggerli velocemente, scorrerli come si fa di solito, mantenere il segno durante la lettura?

D’accordo scrivere di getto, d’accordo avere un blog come puro sfogo personale, ma questo non significa che dobbiate torturare gli occhi dei lettori. Una buona tipografia nel blog aumenta la qualità dei contenuti e dell’intero blog. È un punto in più, insomma.

Le vostre tendenze

Quali sono quelle più comuni al vostro blog? Ne avete qualcuna di quelle elencate? Ogni blogger ha le sue manie quando scrive post. Parlate delle vostre.

47 Commenti

  1. LiveALive
    24 novembre 2014 alle 07:15 Rispondi

    In internet c’è un overload: miliardi di pagine su tutti gli argomenti immaginabili. Ma come si fa a controllare tutto? E come si fa a sapere che sono tutte cose corrette?
    Eco dice che il rischio di questo “internet non dimentica” (cfr. la legge sul diritto all’oblio) è la scomparsa di una vera enciclopedia condivisa in favore di una serie di enciclopedie personali. Come fare se ormai una cosa è vera perché “l’ho letto in internet”? Come fare se non si riesce più a distinguere la fonte veritiera da quella storpia?
    Semplicemente: non si può fare nulla. Eco voleva un centro di controllo per internet, ma non si può fare, è folle e inutile. Perché Wikipedia sarà anche più corretta di molte enciclopedie cartacee, ma negli articoli più”di nicchia” trovi paragrafi lastricati di orrori. C’era chi attribuiva ai nostri sindaci azioni mai compiute, per esempio.

    In un anno riceviamo più informazioni di quelle che un uomo dell’ottocento avrebbe ricevuto in tutta la sua vita. Come gestirle? Semplicemente: non si può, bisogna ridurre l’afflusso.
    Come ho già detto, oggi la gente legge a bocconi, deve finire la lettura dell’articolo per passare subito al successivo, ché è pressata e c’ha l’ansia.
    Perché è provato che leggendo in ebook perdi una parte dell’informazione che registreresti su carta? Perché ormai è istintivo: hai davanti la carta? Pensi a leggere. Hai davanti uno schermo? Allora devi correre, devi saltare le parole, e poi devi pensare all’amico su Facebook, a youtube, a pennablu… È eloquente il fatto che la gente ormai si sia costretta a disattivare la connessione quando legge o studia: sono comequei giocatori di mmorpg che, pur di non pensarci più, distruggono il cd. Non c’è autocontrollo, l’unico modo per non pensare a internet è staccare l’hotspot e attivare la modalità aereo.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:01 Rispondi

      Sono d’accordo, ma non sul centro di controllo di internet, altrimenti si rischia la censura, che già esiste.

      Però non capisco tutto il discorso cosa c’entri con le pratiche errate nel blogging :)

      • LiveALive
        24 novembre 2014 alle 20:03 Rispondi

        C’entra in questo contesto: quando scrivo un post, crei informazioni. Ogni giorno si creano miliardi di informazioni. Tutto collabora per peggiorare la situazione, in un certo senso. Come gestire tutte le informazioni? Mi verrebbe da dire: la pratica errata del blogging è il blogging stesso. Ma così si penalizzerebbero tante informazioni che sono effettivamente utili. E allora come fare? Anzitutto dare informazioni utili e corrette il più possibile, è chiaro. Però è anche necessario che queste informazioni possano raggiungere chi le cerca, e allora un po’ di controllo sui motori di ricerca devi averlo per forza… Se non lo si fa, semplicemente, abbiamo una informazione che si aggiunge al calderone, e difficilmente sarà trovata.

        • Daniele Imperi
          24 novembre 2014 alle 20:12 Rispondi

          Ok, ho capito.
          Ci sarebbe da scrivere parecchio sia su cosa pubblicare sia su come pubblicare e condividere. Magari ci provo, se viene fuori un post decente.

  2. salvatore
    24 novembre 2014 alle 09:30 Rispondi

    Io scrivo post da 1.000 parole. A volte un po’ di più, altre un po’ meno, ma la media è quella. Non li farei tanto più lunghi. Non ho idea se servano a indicizzarsi meglio, ma ho notato che post troppo lunghi non vengono letti volentieri.
    Pubblico tre post a settimana, intervallati ciascuno da un giorno di riposo. Credo sia la cadenza giusta, perché pubblicare ogni giorno significa non dare la possibilità ai tuoi lettori di seguirti: “Non sto qui ogni giorno a leggere quello che scrivi, bimbo. Ho anche altre cose da fare”.
    Non faccio attenzione alle “parole d’ordine”, non sono un soldatino al servizio del SEO. Appena ho capito cosa fossero – leggendoti – ho anche capito che non facevano per me. La mia teoria è: chi vuole, mi legga; chi non mi trova, amen.
    Infine, per quanto riguarda i link esterni, li uso. E lo faccio disinteressandomi di cosa ne pensi Google al riguardo. Posso secondo te interessarmi di cosa pensi un algoritmo?
    Per quanto riguarda i contenuti, scrivo cose che interessano me e lo faccio per cercare un confronto con gli altri. Non mi importa di farmi pubblicità, tanto nessun blog verrà mai seguito abbastanza per servire in quel senso, e non scrivo per attirare gente.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:04 Rispondi

      Non reputo sbagliato a priori pubblicare ogni giorno, l’ho fatto per parecchio tempo. Ma il primo pensiero deve essere la qualità.

      Se a me un blog interessa, lo seguo anche ogni giorno. Inoltre nessuno è obbligato a leggere tutti i post, se pubblichi tutti i giorni.

      Per il resto hai ragione, dipende sempre dai tuoi obiettivi nel blogging.

  3. Sylvia Baldessari
    24 novembre 2014 alle 10:14 Rispondi

    Ciao Daniele,
    devo dire che sono stata fortunata perché all’inizio del mio cammino da blogger ho, per caso, incrociato i tuoi passi. Ho seguito molti dei tuoi consigli e mi sono sempre ritrovata dei buoni feedback, con la consapevolezza che ho ancora molto da imparare (stimolo importante per cercare, in ogni post, di superare se stessi).
    Per quanto riguarda la lunghezza degli articoli ho sempre affrontato la questione dal punto di vista del lettore, soprattutto un lettore che visualizza da un cellulare: post troppo lunghi “stancano”. Nonostante il contenuto, ho constatato come una lettura troppo fitta e lunga possa far desistere chi capita sul nostro blog ad andare fino alla fine dello scritto. Lo dico anche per esperienza personale, più volte ho cliccato su link allettanti per poi chiudere immediatamente la pagina una volta vista la sua lunghezza. Così plasmo i miei articoli (soprattutto le interviste, facendo attenzione anche al tipo di intervista che andrò a proporre e il tema in questa affrontato) provando sempre a mettermi nei panni di chi mi legge alla faccia dei motori di ricerca.
    Sbaglio totalmente?
    Perché è anche vero che bisogna tener conto delle modalità di divulgazione ed agevolare quest’ultime per far conoscere i propri contenuti…

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:09 Rispondi

      Ciao Sylvia,
      mi fa piacere dei feedback positivi che hai trovato :)

      Sulla lettura da cellulare io la penso così: non posso accontentare i lettori che mi leggono da mobile, scrivendo post più brevi, e discapito di quelli che mi leggono da desktop.

      Io scrivo un post e lo termino quando penso di aver detto tutto.

      Per invogliare il lettore a leggere ci sono poi vari accorgimenti, a prescindere dalla lunghezza del testo.

      Non sbagli, quindi, il lettore viene prima dei motori di ricerca.

  4. Chiara
    24 novembre 2014 alle 10:25 Rispondi

    Per quanto concerne il numero di parole, beh… io sono logorroica per natura, quindi mi trovo spesso a domandarmi se il post non sia troppo lungo, non tanto per una questione di indicizzazione ma per la paura di “rompere le scatole” al lettore. Occorre sempre considerare il fatto che spesso la gente non ha molto tempo, ed articoli troppo lunghi potrebbero scoraggiare la lettura. I miei sono di circa 1500-2000 parole.
    Gli accessi al blog sono spesso connessi agli aggiornamenti. Io ho dei “cali” di visite il mercoledì e la domenica, anche perché aggiorno lunedì e giovedì. Viceversa, martedì e venerdì sono giornate d’oro. Però per il momento, purtroppo, non ho la possibilità di aggiornare più spesso. Faccio già fatica adesso, con un lavoro in ufficio che mi tiene fuori casa 12 ore al giorno, ed un romanzo da portare avanti (molto a rilento).
    Metto spesso link ai blog “amici” per una questione di correttezza, se mi capita di citarli. Oggi sarai menzionato tu, nel meme sugli errori della scrittura. Diciamo che la cosa avviene in modo abbastanza spontaneo.
    Una cosa che non sopporto in alcuni blog e che a volte mi scoraggia dal tornarci?
    Quelli che non rispondono ai commenti!!!!
    Abbiamo il buon Moz che risponde a 100 commenti al giorno, ed altri che “se la tirano” ed ignorano completamente i lettori. Non so, mi sembra proprio una mancanza di rispetto. :)

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:16 Rispondi

      I tuoi sono lunghi, ma devi scoprire se lo sono perché ti sei dilungata troppo (aprendo miriadi di parentesti e divagando spesso) o perché dovevi dire tutto ciò che hai detto.

      Io ho cali di visite il sabato: è il giorno con meno visite da sempre. La domenica, invece, risalgono molto. Ma ovviamente anche io ho più visite quando pubblico: dal lunedì al giovedì.

      Ora vado a leggere i tuoi errori :)

      Neanche io sopporto quei blogger che non rispondono e infatti non mi vedono più.

      • Chiara
        25 novembre 2014 alle 08:53 Rispondi

        Il post sugli errori è stato pubblicato ieri in tarda serata perché l’ho scritto dopo il lavoro, ed ero un po’ stanca…
        Quanto il dilungarsi, dipende. Ci sono casi in cui devo farlo per esigenze di completezza, ad esempio con il guest-post sulla visualizzazione… lì non ho fatto info-dump e non potevo tagliare altrimenti non si capiva nulla. A volte, però, mi faccio prendere dalla passione ed inizio a scrivere quasi a ruota libera. Il post di ieri ne è l’esempio! :)

  5. Ferruccio
    24 novembre 2014 alle 10:43 Rispondi

    la media dei miei post è 400 parola, ho però in cima alla SERP anche articoli di duecento parole. Ho imparato a non preoccuparmi più del post giornaliero perché la maggior parte delle mie visite arrivano da google. Cerco di presentare sempre meglio i miei post e cerco di migliorare i contenuti ogni giorno. Poi succeda quel che succeda

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:19 Rispondi

      Molte volte la lunghezza non c’entra nulla col posizionamento.

      In che senso non ti preoccupi più del post giornaliero?

  6. Giovanna
    24 novembre 2014 alle 10:59 Rispondi

    Non sono troppo d’accordo sullo sminuire l’importanza delle parole chiave.
    Chiaro che conta il contenuto e che prima di tutto tale contenuto è per i lettori piuttosto che per i motori di ricerca.
    Ma se lavoro alla visibilità sui motori di ricerca, non faccio altro che facilitare la ricerca dei miei lettori, non trovi?

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:21 Rispondi

      Ciao Giovanna e benvenuta.

      Non le sminuisco, ma non sono mai riuscito a scrivere un post coi vari servizi dedicati alle parole chiave.

      Per la visibilità sui motori di ricerca devi creare buoni contenuti: per me le parole chiavi sono già racchiuse in quelli.

  7. Enrico Filippucci
    24 novembre 2014 alle 11:23 Rispondi

    Daniele, concordo con tutto quello che hai scritto, l’unica cosa che non riesco a fare è la scaletta, io scrivo in modo caotico seguendo le idee, gli input dei commenti e delle informazioni.

    I mie post sono spesso molto lunghi o da un post ne possono uscire tre.

    Sicuramente è un sintomo di immaturità come blogger che mi costa molto tempo in più ma per ora mi vien meglio così.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:25 Rispondi

      Io mi trovo bene con la scaletta, ma non è detto che funzioni con tutti. Se per te va bene scrivere senza, ok. Non la reputo un’immaturità nel blogging.

  8. MikiMoz
    24 novembre 2014 alle 11:35 Rispondi

    Dani, che dire… credo che io possa risponderti solo con una parola: naturalezza.
    Mai fatti troppi calcoli, mi sono sempre limitato al “calcolo” dello scrivere decentemente.
    Lunghezza: come dici tu, dipende da quante (giuste) parole servano ad affrontare in modo completo l’argomento.
    Ne possono bastare anche 5, se sei un mago della penna. Di solito, quando le parole sono inutilmente troppe, io lascio.
    Devo leggere per divertimento e interesse, non posso perdere tempo con articoli s******.
    Pubblicazione: io ora vado di tre gg a settimana, ma pensavo di aumentare a 4. Sicuramente ci sarà un forte ridimensionamento nelle interazioni dirette (i commenti), ma forse i lettori aumenteranno (ho notato che nel terzo giorno di vita di un post, gli accessi calano in modo sensibile). Vedrò, comunque, cosa è meglio per me.
    Parole chiave e tutto il resto… mai calcolate. I link li uso quando servono e quando penso che il mio lettore possa giovarne per saperne di più :)

    Moz-

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:29 Rispondi

      La naturalezza prima di tutto, è vero.

      Qualche volta io ho tagliato anche 100 parole… non davano valore aggiunto al post.

      4 post a settimana, con tutti i commenti che ti ritroverai, diventeranno un lavoro a tempo pieno :D

  9. Daniele Lapenna
    24 novembre 2014 alle 11:47 Rispondi

    Io scrivo articoli sia di sana pianta che presi dal web.
    Per i primi, link le fonti da dove attingo dati, statistiche ed informazioni. Ai secondi, linko il sito di provenienza dell’ articolo.
    Ho scritto post brevissimi e lunghissimi quanto dei papiri. E sono blogger dal 2007 ( se la memoria da anziano non mi vacilla ).
    Che posso dire come esperienza personale?
    Posso consigliare l’ unico metodo per far accedere al proprio blog tante persone senza fare calcoli:
    trattare il tema d’ attualità più in voga.
    Quando ci fu la manifestazione dei Forconi a dicembre dell’ anno scorso, trattai l’ argomento. Boom di visite.
    Trattai ( e tratto ancora ) argomenti su cartelle esattoriali, Equitalia e prescrizione di bollo auto e tasse varie. Boom di visite.
    Poi se coinvolgi gli utenti e dai qualcosa a loro ( come consigli e utilità ), ovviamente ritornano.
    Io non ho pubblicità ( non potrei guadagnare su news di altri siti ) al blog e quindi, non guadagno un centesimo.
    Però la visibilità, la guadagno.

    Ciao e buon inizio di settimana a te!

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:31 Rispondi

      Ciao Daniele e benvenuto.

      In che senso presi dal web? Ripubblichi articoli di altri? Mi auguro col loro consenso.

      Il tema d’attualità più in voga non lo puoi usare in ogni blog.

  10. Alessio Valsecchi
    24 novembre 2014 alle 14:02 Rispondi

    Daniele, ti rifilo i miei “two cents” sui punti 3 e 4. :D
    Punto 3: non farsi ossessionare dalle parole chiave è una buona abitudine, ma “scrivere per i motori” non significa scrivere qualcosa di completamente diverso dal “scrivere per i lettori”. I motori (tradotto: Google) anzi tendono a premiare chi scrive per il lettore. Ricercare le keyword più efficaci va in questa direzione. Ricercare le keyword correlate, oltre ad aiutarci con la long tail, può addirittura portarci a scoprire intere sfumature o parti dell’argomento che stiamo trattando e che non conoscevamo, consentendoci così di migliorare i contenuti e la qualità del pezzo e, in ultima analisi, fare ancora più contento il lettore.
    Punto 4: linkare siti autorevoli e utili (e da tanti anni online) su determinati argomenti è cosa buona e giusta, d’accordo. Ma linkare ogni sito che “ci sembra” onesto/valido o ricco di qualità comporta anche dei rischi. Cosa succede se un sito che linkiamo oggi un domani viene ceduto ad altri o semplicemente “chiuso” perché il suo proprietario ha “mollato il web” perché deluso/sfiduciato dai risultati ottenuti (o per altri motivi?). Succede che spesso questi siti vengono trasformati in “teste di ponte” per fare spam o pubblicità becera sfruttando l’autorità e il link juice raccolto sul web nel loro recente passato… e tu li stai linkando dal tuo sito, inconsapevole.
    Non bisogna neppure andare troppo lontano per imbattersi in casi simili: basta vedere some sono finiti memoriedalbuio.com (l’ottimo ex sito del nostro amico Matteo) o lauraplatamone.com (l’ex sito ufficiale della editor ed editrice omonima). Linkavo entrambi dalle pagine di un mio sito, un “nofollow” mia avrebbe aiutato non poco a contenere certi rischi… fortuna che me ne sono accorto dopo poco e ho potuto fare pulizia.

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 14:39 Rispondi

      Ciao Alessio,

      sul punto 3 ti dico che le parole chiave correlate le ho sempre trovate da me e mai con i vari strumenti. Non mi hanno mai fornito suggerimenti validi.

      Punto 4: anche un sito autorevole può terminare la sua vita e essere ceduto. Coi link esterni rischi sempre.

      Al limite puoi fare un controllo sui tuoi link esterni – forse esistono strumenti che ti velocizzano l’operazione – e verificare se sono ancora in piedi e validi.

      Laura Platamone ha sbagliato, come fanno tanti, a prendere un dominio .com e non .it: sarebbe stato protetto. Ora controllo se ho linkato lauraplatamone.com, perché tempo fa l’avevo intervistata.

  11. Sylvia Baldessari
    24 novembre 2014 alle 14:47 Rispondi

    Grazie Daniele per la risposta.
    :)

  12. Alessio Valsecchi
    24 novembre 2014 alle 14:51 Rispondi

    L’attività di “review” dei link in ingresso e in uscita dai nostri siti dovrebbe essere un MUST.
    Peccato che il tempo latiti e gli strumeti appositi costino parecchio.
    Io faccio quest’attività ogni 3 mesi, ma è un grande sbatta. :D

    • Daniele Imperi
      24 novembre 2014 alle 15:06 Rispondi

      Sì, è un lavoraccio. Pensa che ho appena scoperto che La stanza buia non esiste più e così ho cancellato il link da questo blog :D

  13. Alessio Valsecchi
    24 novembre 2014 alle 15:11 Rispondi

    Quel blog aveva una bestia come webmaster, non ci mancherà! :D

  14. Francesco Magnani
    24 novembre 2014 alle 20:17 Rispondi

    Ciao Daniele, rispetto all’inizio la mia scrittura si è evoluta – grazie a questo blog e alla lettura – scrivo post da almeno 500 parole, ma ne ho anche scritti alcuni da 900. Cerco di creare titoli attraenti e faccio attenzione alle parole chiavi, ma dò molta importanza al lettore, sto cercando di scrivere per la mia nicchia anche se ogni tanto non raggiungo sempre il risultato sperato, ma sono convinto che a lungo termine i frutti si vedranno.

    A proposito di link, serve a qualcosa suggerire blog nella barra laterale o porta delle penalizzazioni?

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 07:48 Rispondi

      Ciao Francesco,
      ho visto anche io miglioramenti nei tuoi post.

      In che senso non ottieni risultati?

      Riguardo alla barra laterale secondo me Google non guarda di buon occhio tutti quei link. Dipende da quanti me inserisci, poi. Alcuni blog hanno il blogroll in cui inseriscono decine di link. A parte il fatto che un lettore si perde fra tutti quei link, è a tutti gli effetti il classico scambio link, cosa ormai sorpassata.

      Non so se Google potrebbe penalizzare quei siti, bisognerebbe leggere online se è successo. Ma non è il tuo caso, visto che ne hai solo 2.

  15. Grazia Gironella
    24 novembre 2014 alle 20:19 Rispondi

    Dei punti che citi, alcuni per il mio blog li ignoro. Non considero molto le parole chiave, perché mi sembra di essere poco competente in materia e ho l’impressione (forse sbagliata) che non faccia grande differenza nei risultati. I miei post si aggirano sulle 1000-1200 parole, non di più. Non desidero scriverli più lunghi (a meno che l’argomento non lo richieda) perché credo che il tempo altrui sia prezioso. Come utente, tendo a saltare pezzi di frasi se l’articolo è molto lungo, anche quando mi interessa. Capisco di essere una diseducata, ma forse non è un problema solo mio. Quanto al numero di post, mi sono assestata su uno la settimana. Per postare più spesso dovrei fare i salti mortali a trovare gli argomenti e anche la voglia di trattarli, e sono sicura che non faccia bene al blog se mi sento una schiava. Anche come utente preferisco un blog che non pubblichi troppo spesso, perché ne seguo parecchi. Sono comunque scelte in divenire, che non teorizzo. Credo che ognuno debba valutare la propria situazione specifica prima di adeguarsi ai buoni consigli (utilissimi, peraltro) che circolano. Anche tu mi sembri molto autonomo nelle scelte, e il tuo blog funziona alla grande.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 07:52 Rispondi

      Il discorso sulle parole chiave è lungo. Ovvio che servano, nel senso che, se stai scrivendo un articolo sull’io narrante, per esempio, beh, la frase chiave “io narrante” e altre correlate ce le devi mettere, mi pare ovvio.

      Succede anche a me di saltare dei pezzi quando leggo, è normale. Un post a settimana secondo me è il minimo accettabile per non dare l’impressione che il blog sia abbandonato.

  16. Francesca Lia
    24 novembre 2014 alle 21:10 Rispondi

    Nella lunghezza dei miei post vado sempre “a occhio”. Più che della quantità di parole, mi preoccupo dell’idea che voglio esporre: se è troppo striminzita non offro abbastanza al lettore, magari con un articolo ridondante, della giusta lunghezza ma povero di “sugo”. Viceversa, se l’idea è troppo complessa finisco per scrivere un’enciclopedia, oppure un articolo confuso, che non esplora il tema a sufficienza e risulta troppo criptico per il lettore.

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 07:54 Rispondi

      Io faccio così: se l’idea mi sembra striminzita, l’accantono in attesa di tempi migliori. Se credo venga fuori un’enciclopedia, studio il modo di crearci magari una serie di post.

  17. Giuse
    24 novembre 2014 alle 21:32 Rispondi

    Mmh… allora prima di tutto devo dire che il mio blog ha una settimana di vita, perciò non saprei dirti le mie buone e cattive tendenze, ma posso dire che tendo a scrivere post abbastanza lunghetti e non ho capito se sono vincenti o meno (1600 parole); altri post da 600 parole sono stati visualizzati, ma poco commentati.
    Per ora non mi preoccupo dell’affluenza (anche se una parte di me, vorrebbe vedere centinaia di commenti), ma sarebbe prematuro preoccuparsi ora! :D

    Le regole SEO non le conosco, ho capito a grandi linee cosa sono, ma per ora, almeno, non mi importa.

    La grafica del blog e la sua leggibilità ci tengo che sia leggibile e anche gradevole. Sono grafica, lo faccio per lavoro e anche se sto usando piattaforme gratuite… ci tengo che sia quanto meno leggibile e curato visivamente. ;)

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 07:58 Rispondi

      All’inizio è normale non avere molto successo e molti commenti, ma devi comunque agire fin da ora per averli.

      Sulla SEO scriverò un post per blogger principianti.

  18. Dario
    24 novembre 2014 alle 22:37 Rispondi

    Ciao Daniele,
    è da un po’ che leggo i tuoi articoli, e devo dire che li apprezzo molto per il senso di equilibrio proprio di ciascuno, oltre che per lo stile che trovo davvero piacevole. Mi sono finalmente deciso a scrivere un commento qui, e lo faccio sotto questo post per la rarità che rappresenta in tutta la letteratura a riguardo che si può trovare sul web.
    Da qualche mese ho aperto un blog, e quindi mi è capitato spesso di leggere articoli su come gestirne uno e, in particolare, su quali fossero le caratteristiche “immancabili” per un buon post. E confesso che tutti questi riferimenti a SEO, algoritmi di Google, parole chiavi ecc. mi avevano non dico spaventato, ma sicuramente portato a dubitare fortemente sul mio progetto. La rarità cui mi riferivo sta proprio nel ridimensionare il tutto, nel riportare tutta la questione delle “tecniche” ad una dimensione più umana, meno da sistema operativo (perché è questa l’idea che uno si fa dopo aver letto le guide che ci sono in giro).
    Sono sicuro che qui troverò tanti altri buoni consigli.

    Buon lavoro!

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 08:00 Rispondi

      Ciao Dario, grazie e benvenuto.

      In effetti hai ragione, la letteratura sui temi della SEO spesso spaventa. Come ho detto più sopra a Giuse, preparerò un post “umano” sulla SEO per blogger alle prime armi.

      Non immaginavo che questo post potesse essere una rarità :D

  19. Daniele Carollo
    25 novembre 2014 alle 10:56 Rispondi

    1) Visto che il post parla di “pratiche da evitare” avrei probabilmente scritto “scrivere PER FORZA post di almeno 1500 parole”. Scrivere articoli completi e lunghi, quando l’argomento lo permette, è sicuramente un’ottima idea.

    Poi è chiaro, la mia conclusione è uguale alla tua: un articolo dovrebbe essere lungo quanto necessario a completare l’argomento trattato. Ciò non toglie però che se c’è materiale per 1500 (o più) caratteri, probabilmente un articolo che ne contiene 2000 viene premiato più di uno da 700 perché, banalmente, riesce ad approfondire meglio ogni aspetto.

    2) Anche qui, sono dell’idea che l’errore vero sia “pubblicare ogni giorno rinunciando alla qualità”. Dipende tutto dal tempo a nostra disposizione e dalle nostra capacità: se sono in grado di proporre 7 articoli a settimana e tutti di pregiata fattura, non vedo perché mai dovrei rinunciare a farlo.
    Io pubblico molto meno, perché non riuscirei a farlo. Ma stimo e rispetto chi invece ci riesce alla grande.

    3) Come sempre queste tematiche sono un po’ influenzate da quello che è il mio lavoro. Sono comunque d’accordo sul fatto che essere ossessionati in questo senso sia un errore. Banalmente, peraltro, non posso credere che anche per chi come me è particolarmente attento non esistano articoli da scrivere ignorando del tutto i motori di ricerca.
    Una piccola postilla per SEO Yoast (e simili): ricordiamoci che il tool che controlla la parola chiave nel post è solo l’apice di un plugin che aiuta tantissimo la SEO a 360° gradi del sito. Pensa che io che addirittura ho dedicato del tempo a scrivere una guida all’utilizzo, ignoro del tutto e non utilizzo questo specifico strumento.

    4) Su questo sfondi una porta aperta, siamo completamente d’accordo. Purtroppo però, credo non sia colpa delle persone ma del terrore che Google (sbagliando) ha portato in giro. Per questo non riesco a criticarle.
    Io, come te, linko serenamente risorse esterne e lo faccio senza inserire il nofollow. Unica eccezione se devo linkare come fonte o come esempio un sito di pessima qualità o dai contenuti di settori “particolari”, per cui mi sento in dovere di spiegare a Google che mi dissocio totalmente da ciò che c’è dall’altra parte.

    5) Anche qui, sfondi un’altra porta aperta! Personalmente detesto la noncuranza della leggibilità. Sono sempre stato dell’idea che anche l’articolo più figo del mondo possa essere scartato se poi dà fastidio agli occhi durante la lettura. Che è un po’ quello che mi succede quando trovo i monoblocchi con carattere giustificato. Dolore!
    Ah, per farti capire quanto sia fissato anche io, son qui a domandarmi che aspetto avrà il commento e se sarà facilmente leggibile vista la lunghezza…che abbia bisogno di un’anteprima per i commenti? ;)

    • Daniele Imperi
      25 novembre 2014 alle 11:27 Rispondi

      1: Se le 2000 parole sono utili, allora valgono più delle 700, certo.

      2: Sì, esatto, volevo far passare quel messaggio. La qualità va messa in primo piano.

      3: In SEO Yoast non ho davvero visto qualcosa di utile… ma magari leggo la guida e vedo se trovo qualcosa che davvero potrà migliorare le mie pagine.

      5) Il commento si legge bene, hai separato e numerato le varie parti :D

  20. MikiMoz
    25 novembre 2014 alle 12:12 Rispondi

    La naturalezza prima di tutto, è vero.

    Qualche volta io ho tagliato anche 100 parole… non davano valore aggiunto al post.

    4 post a settimana, con tutti i commenti che ti ritroverai, diventeranno un lavoro a tempo pieno :D

    No, credo diminuiranno drasticamente, anzi…

    Moz-

  21. Lisa Agosti
    26 novembre 2014 alle 18:29 Rispondi

    1) In genere leggere post lunghi mi annoia e mi dà l’impressione di star perdendo tempo che dovrei invece dedicare alla scrittura dei miei post.

    2) Come ho già detto in un altro post, meglio un post di meno che un post di troppo. Si capisce se qualcuno ha postato perché era ora ma non ne aveva voglia o non aveva nulla da dire!

    3) 4) Non me ne curo per ora, ho altre priorità.

    5) Vorrei migliorare la tipografia del mio blog, sto prestando attenzione ai post che leggo per capire quale sia la struttura che preferisco. Vorrei trovare il giusto equilibrio tra il colloquiale e l’educativo.

    • Daniele Imperi
      26 novembre 2014 alle 18:42 Rispondi

      1) E allora qui ti annoi! I miei post sono sempre lunghi.
      2) Concordo.
      5) Quello è un equilibrio che ogni blogger dovrebbe raggiungere.

      • Lisa Agosti
        28 novembre 2014 alle 20:15 Rispondi

        Non mi annoio mai qui, i tuoi post sono lunghi ma scorrevoli, ben suddivisi per argomento, pieni di contenuti validi.
        Ad essere sincera mi capita di saltare un qualche paragrafo, per esempio quando fai esempi specifici tratti da libri che non ho letto (prima o poi mi toccherà leggere la Spada di Shannara!)

        • Daniele Imperi
          28 novembre 2014 alle 20:28 Rispondi

          Ah, bene :)
          Li salti perché non vuoi che ti anticipino la storia? La spada di Shannara, nonostante sia molto simile all’opera di Tolkien, me lo rileggerò presto.

          • Lisa Agosti
            29 novembre 2014 alle 07:03

            All’inizio li saltavo perché non ero interessata, ma a forza di sentir parlare di ‘sta Shannara mi ci sono affezionata. Me la immagino come un’amazzone stile Xena con il corpetto da combattimento e le gambe muscolose, mentre brandisce la famosa spada e decapita i nemici a frotte. Ho indovinato? Adesso me lo compro :)

          • Giuse Oliva
            29 novembre 2014 alle 09:49

            Quella trilogia, la spada, il canto e un altro titolo furono i miei primi libri fantasy letti. All’attivo mi manca Il signore degli anelli e non so se lo leggero`…

  22. Daniele Imperi
    29 novembre 2014 alle 08:06 Rispondi

    Me la immagino come un’amazzone stile Xena con il corpetto da combattimento e le gambe muscolose, mentre brandisce la famosa spada e decapita i nemici a frotte. Ho indovinato?

    No :D
    Shannara è un cognome. Non è quel tipo di fantasy, con eroine e eroi muscolosi.

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