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Una pietra e una croce

Un racconto di 300 parole

Una pietra e una croce

Dicono che soltanto un uomo risorse dalla morte, oltre duemila anni fa. Ma che cosa accadde, allora, al corpo di Jeremiah, il vecchio che abitava nella casa sulla collina?

Voci sussurrano d’un anziano che si muove incerto durante le notti di luna nuova, nei pressi dell’antica casa ormai abbandonata. Dicono che borbotti nel silenzio, come rivolto al buio che l’avvolge. Si muove quando l’oscurità è più fitta, perché il suo corpo non ha ombra.

Jeremiah nacque agli inizi del XIX secolo e visse per quasi novant’anni. Nessuno ha mai saputo che lavoro facesse, la gente del luogo lo ricorda sempre come il vecchio che abitava la casa sulla collina. Poi un giorno il vecchio Jeremiah morì e venne sepolto vicino alla casa, sotto una quercia più vecchia di lui e del villaggio vicino.

Qualcuno assistette al suo funerale e all’inumazione. Abraham, l’uomo che depose il cadavere di Jeremiah nella bara, ricorda quel corpo senza vita e la barba bianca ingiallita e i capelli radi e lunghi sul capo abbronzato.

Fu dopo un secolo di queste dicerie che andai alla fatiscente casa in cui il vecchio abitò e su quella collina trovai finalmente l’antica tomba, una pietra e una croce, ma nessun corpo sepolto. Non seppi spiegarmi quel mistero e ancora oggi tremo nel ripensare alla bianca pietra su quel tumulo vuoto e a quella croce di legno infissa nel terreno umido. Nessuno seppe mai che fine fece il corpo di Jeremiah, l’anziano che visse nella casa sulla collina, e nessuno, forse, vuole realmente sapere.

Voci sussurrano che un vecchio dalla barba bianca cammini con andatura incerta nelle notti di luna nuova, vicino all’antica casa abbandonata sulla collina, borbottando nel silenzio alle tenebre intorno. Si aggira quando il buio è più fitto, perché dicono che il suo corpo non abbia ombra.

7 Commenti

  1. Henryx
    29 aprile 2012 alle 09:34 Rispondi

    Semplicemente bellissimo!!!

  2. Luigi Leonardi
    29 aprile 2012 alle 15:36 Rispondi

    Ciao Daniele,
    in questo racconto mi pare ci sia un cambio di stile: il ritmo della narrazione è più veloce, nonostante diversi periodi lunghi.

  3. Daniele
    29 aprile 2012 alle 15:54 Rispondi

    @hendryx: grazie @luigi: sì, ma questo racconto è stato scritto tempo fa e di getto

  4. Viviana (Isobel Gowdie)
    20 maggio 2012 alle 19:06 Rispondi

    Amo la scrittura “di getto”… bello!

  5. Daniele Imperi
    20 maggio 2012 alle 21:13 Rispondi

    Grazie!

  6. Romina Tamerici
    8 giugno 2012 alle 00:48 Rispondi

    Concordo con Luigi Leonardi: questo racconto sembra diverso dagli altri che hai scritto su questo blog, pur mantenendo un certo alone macabro. Comunque bel testo, anche se non è tra i miei preferiti apparsi tra queste tue pagine, non è niente male!

  7. Daniele Imperi
    8 giugno 2012 alle 08:49 Rispondi

    Grazie Romina :)
    È comunque un vecchio racconto.

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