Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

Un pietoso caso di mala traduzione

Mala traduzioneHo già parlato una volta delle ripetizioni usate da un traduttore in un romanzo, in quel caso si trattava del giallo Randolph, un cane molto diplomatico. Ho dovuto poi scrivere un nuovo articolo su un’altra “mala traduzione”, un periodo veramente ingarbugliato tradotto dal romanzo Una stagione selvaggia.

Sono costretto a scrivere un terzo articolo- non c’è due senza tre, appunto- su altre traduzioni fatte letteralmente coi piedi.

Alla fiera Più libri più liberi dello scorso anno ho acquistato un libro di Jack London, ma soltanto quest’anno ho iniziato a leggerlo. Il titolo, inesistente nell’originale, è Il richiamo della notte. Ovviamente si è voluto parafrasare il ben famoso Il richiamo della foresta.

Nell’introduzione si parla di due racconti di London, Prima di Adamo e La peste scarlatta. Il fatto è che sono in realtà due romanzi, non due racconti. E il titolo di questa piccola raccolta di romanzi non ha nulla a che vedere con quelle storie.

La mala traduzione comincia già dalle prime parole del romanzo:

Pictures! Pictures! Pictures!

Tradotte con Visioni! Immagini! Figure!

Se Jack London non ha usato sinonimi, perché ha dovuto farlo il traduttore? Più avanti, nello stesso capitolo, la frase:

I collided with people, fell down; and all the time I was screaming with terror

viene tradotta con Urtai qualcuno, sono caduto e badavo a urlare.

Analizziamo le forme verbali:

  • urtai è passato remoto
  • sono caduto è passato prossimo
  • badavo è imperfetto.

Tre tempi differenti in uno stesso periodo e riferiti alla stessa situazione.

Poco più avanti

and I, too,

è tradotto con e io, anch’io.

E ancora, la frase:

the snakes that struck at me as I dodged and leaped away in chattering flight;

è tradotta con … i serpenti che ti si avventano contro e tu scappi urlando.

E la frase:

the wild dogs that hunted me across the open spaces to the timber

… i cani selvatici che ti saltano addosso…

Nel testo originale inoltre tutti questi puntini non esistono.

Nel capitolo V si legge:

I had to release him in order to save myself

che viene tradotto con Dovetti mollare la mezza-Nelson.

Più avanti la frase semplicissima

I listened

viene tradotta con Tesi l’occhio. Come si fa a tendere un occhio? E gli occhi si possono usare per sentire?

La consecutio temporum è sempre un’utopia. Il periodo:

Then I followed him into the cave, where I searched vainly for him

è tradotto con Io lo seguo dentro la caverna, lo cercavo da tutte le parti.

Nel testo originale London ha usato lo stesso tempo (simple past), mentre in italiano i tempi raddoppiano.

Ma le sorprese non finiscono qui, perché al capitolo VIII trovo una bella parolaccia. Sì, un verbo volgare, per intenderci. Mi sembra strano che London abbia usato una parola del genere, così vado a controllare nell’originale.

La frase è:

And we made him good and angry

che il traduttore distorce in E lo facevamo inca**are ben bene.

Ora ditemi dove London ha usato parolacce in quella frase. Letteralmente è “E lo facemmo bello e arrabbiato”, espressione che si usa anche nella nostra lingua. Si può ovviamente trovare una soluzione migliore, ma ricorrere a espressioni che l’autore non ha usato mi sembra un azzardo inaccettabile.

Al capitolo VIII ho interrotto la lettura e posato il libro. Lo leggerò in originale.

Il lavoro del traduttore consiste nel tradurre, non nel riscrivere. Quel compito spetta all’autore, sotto consiglio del suo editor e delle segnalazioni del correttore di bozze. In questo libro invece il traduttore sembra aver tradotto a senso, secondo il proprio estro.

Ho voluto controllare un altro libro della stessa casa editrice, acquistato assieme a quello di London. È il saggio di Bram Stoker Doppie identità. Scoperto che il traduttore era lo stesso, ho confrontato i primi passi del libro con il testo originale. Ha inventato di sana pianta anche in quel lavoro.

Ma non mi stupisce che non sappia tradurre dall’inglese, dal momento che, a quanto si può leggere, non conosce neanche la lingua italiana.

Un traduttore deve restituire al lettore l’opera così come è stata concepita, senza aggiunte che scaturiscono dalla propria fantasia. Un traduttore, inoltre, prima di accingersi a trasporre in italiano un testo inglese, dovrebbe studiare l’italiano.

4 Commenti

  1. Michela
    31 gennaio 2011 alle 22:44 Rispondi

    Santo cielo, l’hanno massacrato… il povero London griderà vendetta…
    MA scusa, levami una curiosità, come hai fatto a renderti conto che c’erano macroscopici errori nella traduzione?
    Voglio dire, confrontando l’originale con l’italiano è evidente, ma come t’è venuto in mente di andare a confrontarlo?

  2. Daniele Imperi
    31 gennaio 2011 alle 22:53 Rispondi

    Mi sembra da quella frase che ho scritto all’inizio: “Urtai qualcuno, sono caduto e badavo a urlare”, dove ci sono tre tempi differenti.

    Così ho proseguito a leggerlo controllando l’originale e alla fine ho lasciato perdere. Quel romanzo è stato pubblicato anche da un’altra casa editrice, ma non so come sia la traduzione.

  3. zeros
    25 febbraio 2011 alle 15:20 Rispondi

    Le traduzioni a membro di segugio temo siano fin troppo diffuse, questa è proprio pietosa.
    Piccola precisazione: “tendere l’orecchio” è una costruzione accettabile e piuttosto usata, che vuole indicare che attivamente ascolti per cercare suoni e rumori. Quel “tendere” vuole proprio sottolineare il fatto che chi ascolta è soggetto attivo dell’azione, e non si limita ad accorgersi che un suono lo raggiunge.
    Per dire: sei nel parco, ti stai rilassando, senti che gli uccellini cinguettano (mica ti metti lì ad ascoltare apposta).
    Ma: sei nel parco, stai fuggendo da un pazzo con un’accetta che vuole trasformarti in un tronchetto dell’infelicità. Ti nascondi dietro un albero e tendi l’orecchio per sentire se il pazzo si sta avvicinando o se finalmente lo hai seminato.
    Due modi diversi di ascoltare. :)

  4. Daniele Imperi
    25 febbraio 2011 alle 15:55 Rispondi

    Ciao Zeros :)
    Il problema è che il tipo faceva addirittura tendere l’occhio :)

    Ho capito comunque che vuoi dire sui due diversi modi di ascoltare in base alle situazioni.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.