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Quanti modi hai di fare blogging?

Dove creare un blog? Usare i social media, sfruttare la gratuità e semplicità di alcune piattaforme o creare un progetto professionale per il proprio blog? Oggi cerco di rispondere a queste domande, analizzando i vantaggi e gli svantaggi delle varie soluzioni.

L’annosa questione: blog proprietario o a hosting gratuito?

Non esiste una risposta, secondo me. Io sono contrario a piattaforme come wordpress.com e blogger.com, ma io sono io e voi siete voi. Sono contrario perché ho sempre visto un blog come qualcosa di mio e non di altri.

Piattaforme come quelle sono a discrezione dei loro proprietari, che possono cambiare le regole quando vogliono. In quelle piattaforme siamo ospiti. Ma, ripeto, non esiste una valida risposta sulla scelta di una piattaforma o l’altra: dipende da cosa volete voi dal vostro blog.

Se volete soltanto scrivere in un blog per provare, per farvi le ossa, per divertirvi, allora wordpress.com e blogger.com vanno più che bene. Se siete un’azienda o un professionista, allora vi serve una piattaforma seria come WordPress da installare su un vostro dominio.

Tutto il resto è comunicazione sociale

Una volta Chris Brogan ha detto una grande verità sui social media. Si parlava di chi sceglieva i vari social per fare blogging, anziché crearne uno con una vera piattaforma per blogging. Disse semplicemente questo:

I social media sono avamposti.

Un avamposto è un punto di osservazione avanzato. Ok, si usa in campo militare e serve per controllare la provenienza del nemico. Ma proviamo a estenderne il significato alla comunicazione sociale.

In rete i social media sono punti di osservazione avanzati per controllare la provenienza delle persone di nostro interesse, di potenziali clienti, e misurarne il comportamento per creare una strategia di contenuti per conquistarli.

Risulta chiaro, quindi, come i social media non possano essere usati come strumenti cui affidare il nostro blog principale, ma vanno usati come supporto alla nostra comunicazione ufficiale.

Il microblogging di Twitter

Più che mero social, Twitter è considerato una piattaforma di microblogging. Chiariamo prima una cosa: anche i blog sono social media, perché rappresentano una forma di comunicazione sociale. Ma torniamo a Twitter.

Secondo Wikipedia, sia Twitter, Google Plus e Facebook sono considerati come microblogging, ma sbaglia.

  • Twitter: 140 caratteri ammessi. Ok, è microblogging.
  • Google Plus: qualcuno parla di un massimo di 100.000 caratteri, il che significa qualcosa come oltre 600.000 parole, altro che microblogging.
  • Facebook: 63.206 caratteri, idem come sopra, di micro non ha nulla.

Ma si può parlare di blogging, seppur micro, su Twitter? Se ti limiti a condividere risorse, stai facendo ciò che viene chiamato content curation, anche se segmentata in vari tweet. Se invece tieni una sorta di diario, personale o professionale, allora sì, è una sorta di microblogging.

Ma per me Twitter è solo conversazione pura, quando non è pura condivisione.

I post fittizi di Google Plus

Sono molto scettico su Google Plus come forma di blogging. Ho provato a creare post, non ricevendo alcuna interazione. Qualcuno ha anche parlato del post perfetto su Google Plus, ma in realtà questo social non è adatto, secondo me, a fare blogging, proprio per la sua struttura rigida e non orientata al blogging.

Puoi usare il grassetto per creare un titolo, ma in realtà non è un titolo, ma solo la prima frase del post scritta in grassetto:

<b>Titolo su Google Plus</b>

Un titolo è questo:

<h1>Titolo su Google Plus</h1>

I link sono inseriti come url e non puoi linkare frasi e parole. Le immagini sono inserite solo a inizio post e non dove vuoi. Insomma, ci sono una serie di restrizioni che allontanano, secondo me, Google Plus dal blogging.

Si può dunque fare blogging su Google Plus? Secondo me va usato in un altro modo e per sapere se funziona bisognerebbe fare dei test. I post di Google Plus entrano nelle serp e questo va tenuto in considerazione. Qual è dunque la mia idea?

  • Scrivere un post nel mio blog sull’argomento X.
  • Parlare di quest’argomento su un post su G+, ma senza linkare il mio post e scegliendo un titolo diverso e sempre riconducibile a X.

Quello che vorrei tentare è l‘effetto delle co-citazioni su Google Plus. Che ne pensate?

Risorse

Ho trovato interessante l’articolo di Maurizio Ceravolo sulla grande illusione del post perfetto su Google+, una voce fuori dal coro di quanti elogiano troppo questo social.

Il post perfetto di Linkedin

Come sapete, Linkedin da qualche settimana ha implementato in alcuni profili il blog personale. E si tratta di blog nel vero senso della parola. Analizzando un post non ho visto alcuna differenza con la struttura classica dei blog.

  • Il titolo è veramente un titolo: <h1 class=”article-title”>Ttiolo di un post su Linkedin</h1>
  • Il titolo diventa il title.
  • I sottotitoli sono in h2.
  • È possibile formattare il testo con corsivi e grassetti.
  • È possibile usare testo ancora per i link.
  • I link sono dofollow.
  • È possibile inserire video e immagini in mezzo al post.
  • Sono presenti i bottoni di condivisione.
  • Si possono analizzare a vista il numero di visualizzazioni e voti su un post.

Come fare, dunque, blogging su Linkedin? La mia idea – se avrò questa possibilità, che per ora è solo per pochi – è di creare un blog parallelo. La strategia potrebbe essere duplice:

  1. creare post come con G+, quindi approfondendo l’argomento del post in corso e tentando anche lì l’effetto delle co-citazioni. Ma forse è sprecato Linkedin per questo, vista la completezza dei suoi post.
  2. Creare post correlati ai miei temi principali, una sorta di blog parallelo sulla long tail dei miei argomenti principali.

Risorse

Vi mostro due post creati su Linkedin:

  1. Why LinkedIn publisher is like a scrum di Paolo Fabrizio
  2. Il Successo: una questione di Strategia di Cristiana Tumedei

Le storie di Medium

Medium è una piattaforma per blogging creata dallo staff di Twitter. Il loro motto è semplice:

Le storie che ti interessano, scritte e consigliate da persone che conosci.

Ho analizzato alcuni post e il risultato è stato lo stesso di Linkedin, con l’unica differenza che i link in uscita sono nofollow.

Ho creato un account su Medium, anche se ancora non ho scritto nulla. Come usare questa piattaforma? Anche in questo caso credo che il modo migliore sia di sfruttarlo come un blog parallelo, però direi di fare attenzione a ciò che hanno scritto i loro creatori:

Le storie che ti interessano…

Un social per lo storytelling? Un blog per raccontare storie, dico io. Trasformare i nostri argomenti in vere e proprie storie. Come fare? Non lo so, ma studierò un modo. Posso però dire come non usare Medium: ripubblicando contenuti già apparsi altrove.

Le immagini di Tumblr

Quando ho partecipato all’evento della Socialbirra, ho imparato bene che cosa è Tumblr e ho capito che ciò che avevo scritto io, appena 3 post, andava buttato e l’intero “progetto” rivisto totalmente.

Il primo intervento alla Socialbirra è stato quello di Luigi Mastandrea di Tumblr Italia, che ci ha detto chiaramente come vada usato questo social. È appunto un blog per immagini. Quindi scordiamoci post lunghi e la classica impostazione da blog. Su Tumblr sono le immagini a parlare.

Come sfruttarlo per la nostra attività?

  • Creando uno storytelling per immagini
  • Parlando di noi come persone attraverso le immagini

Su Tumblr, a quanto ho capito, dobbiamo puntare su noi stessi e sulle nostre emozioni e lasciar perdere il marketing e il branding puro.

Quale piattaforma per il vostro blog?

Che soluzione avete scelto? E come usate i social media, come avamposti, blog paralleli o altro? Che ne pensate delle mie strategie?

2 Commenti

  1. Andre
    12 maggio 2014 alle 13:36 Rispondi

    Direi che un blog è cosa diversa da un social network, la penso come te su tutto quanto hai scritto. Una parola ancora: mi hai dato un’interessante chiave di lettura per Medium.

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