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Il piacere di scrivere

Terra fantasy

Scrivere va visto come un dovere per lo scrittore? La scrittura di un racconto, di un romanzo, è solo un lavoro tecnico-creativo o anche puro piacere, divertimento, appagamento?

Più di una volta mi è capitato di accorgermi che scrivere era piacevole. Con questo non voglio dire che scrivere non lo sia mai per me, anzi. In quei casi però sentivo come una sensazione dentro che mi spingeva ad aprire il file del racconto e mettermi a scrivere.

Altre volte ho invece scritto per puro dovere. C’erano gare da portare avanti, o i racconti domenicali del blog. Sono appuntamenti fissi con la scrittura creativa e quindi possiamo chiamarli doveri, un’imposizione personale che porta i suoi risultati.

E poi c’è un’altra scrittura, che sembra avere un sapore differente.

Scrivere storie che piacciono allo scrittore

C’era un racconto, Il Sanatorio delle Coincidenze Esagerate, che mi aveva davvero preso. Appena ho avuto quell’idea, il solo pensiero di scrivere il racconto mi elettrizzava. Sapevo che avrebbe richiesto alcuni giorni per completarlo, ma non aveva importanza.

Pochi altri racconti mi hanno lasciato quella sensazione prima della scrittura e durante la fase di stesura. E ho capito perché.

Ci sono storie che piacciono più delle altre e quelle storie si fanno scrivere meglio di altre. È una questione di approccio verso la scrittura, che cambia di storia in storia. È forse la soluzione ideale per riuscire a scrivere con più costanza. Forse, se si riuscisse a scrivere sempre storie che piacciono davvero, la scrittura non sarebbe più una sofferenza.

Rendere piacevole la storia da scrivere

Lo scrittore deve trovare soluzioni per facilitare il suo lavoro, renderlo meno snervante, trasformarlo in qualcosa di soddisfacente per la mente e per il cuore. Non basta più, secondo me, scrivere perché è qualcosa che sento dentro. Adesso devo scrivere qualcosa che amo sul serio scrivere.

Scrivere, in fondo, è come esplorare una terra ignota. Lo scrittore non sa cosa lo aspetta, ma è curioso, vive per il momento in cui avanzerà per quella landa da scoprire, è avvolto da trepidazione, è preso dall’entusiasmo.

Dunque è questo che devo fare: trasformare le mie storie in tante terre da scoprire. E se una di esse non dovesse essere così attraente, allora le alternative sono due:

  1. la storia non va scritta;
  2. la storia va cambiata.

Che ne pensate di queste mie considerazioni? Siete d’accordo sulla mia tesi finale?

36 Commenti

  1. Cristiana Tumedei
    4 aprile 2013 alle 09:26 Rispondi

    Credo che le tue siano considerazioni assolutamente condivisibili. Spesso agli scrittori consigliamo di scrivere e basta, per esercitarsi e affinare le proprie doti narrative.

    Io sono dell’idea che l’esercizio faccia bene, anche se spesso fa sì che si perda un po’ il gusto di scrivere. Mi spiego: se devi creare un racconto per forza, perché magari hai una scadenza da rispettare, allora il rischio è quello di dover necessariamente scrivere qualcosa. E si finisce per raccontare storie che, probabilmente, non ci convincono appieno.

    Io credo che la scrittura, invece, debba sempre lasciare una sensazione positiva non solo nel lettore, ma anche nell’autore stesso. Raccontare deve essere piacevole, edificante in un certo senso. Per questo ultimamente mi sto dedicando solo a storie che amo davvero. E, chissà, forse mi verrà pure voglia di farle leggere a qualcuno, prima o poi.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 09:42 Rispondi

      La mia sensazione è che se prima la storia non piace a chi la scrive non piacerà poi neanche a chi la leggerà.

      • Cristiana Tumedei
        4 aprile 2013 alle 09:47 Rispondi

        Sono d’accordo. Per questo credo non basti pensare ai gusti dei lettori quando si scrive. Meglio essere soddisfatti della propria storia e racimolare anche un solo lettore, che scrivere per il pubblico facendo della narrazione un’attività quasi meccanica.

        • Daniele Imperi
          4 aprile 2013 alle 09:58 Rispondi

          “Un solo lettore conta”, se ricordi un post su Scrivere nel 2013 ;)

          • Cristiana Tumedei
            4 aprile 2013 alle 10:09

            Imperi, secondo te perché ho parlato di un solo lettore? Certo che ricordo e mi pare fossimo d’accordo sull’argomento ;)

  2. Daniele Imperi
    4 aprile 2013 alle 10:15 Rispondi

    Non avevo capito :D

  3. Annarita Faggioni
    4 aprile 2013 alle 10:35 Rispondi

    Non posso che commentare, me la chiami. condivido molto l’idea che se a me piace quello che sto scrivendo, c’è la possibilità che piaccia anche al lettore, ma è un riferimento troppo soggettivo da prendere in considerazione quando si scrive un romanzo. Mi piace pensare che se un testo non mi piace, non piacerà al lettore. Per questo ho tre romanzi nel cassetto dal 2003. Per scrivere testi interessanti e provare il piacere della scrittura è necessario leggere, leggere, leggere appassionatamente.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 10:51 Rispondi

      Sì, non è detto che se la storia piace a me poi debba piacere per forza al lettore. Sta di fatto che alcuni miei racconti, che a me sono piacuiti, non sono stati commentati e altri, che per me non valevano nulla, hanno ricevuto commenti.

  4. KINGO
    4 aprile 2013 alle 10:56 Rispondi

    Penso che la cosa piu’ importante in assoluto, per uno scrittore, sia la scelta degli argomenti da trattare. In tal proposito, ritengo che sia bene concentrarsi solo su cio’ in cui siamo davvero forti, evitando di insistere su tamatiche per le quali non abbiamo le conoscenze adeguate oppure che non ci hanno mai realmente appassionato.
    Ad esempio, volendo pubblicare un articolo sullo sport, potremmo essere tentati di parlare del calcio perche’ e’ un argomento che attira molti lettori, anche se magari e’ uno sport che non ci ha mai entusiasmato piu’ di tanto. Niente di piu’ sbagliato, a mio avviso: sforzarsi a scrivere di qualcosa che si conosce poco e che non si ama e’ estremamente controproducente, si rischia di incorrere in errori grossolani che mostrano a tutti la nostra incompetenza. Ci sono molte piu’ probabilita’ di interessare i lettori parlando del tiro a freccette, se quest’ultima e’ un’attivita’ che ci piace davvero.

    Certo, a volte bisogna scrivere per dovere. Se fanno un concorso a tema sull’olocausto, non posso partecipare con un racconto sul comunismo russo. A questo punto, ho due possibilita’: o non partecipo al concorso, oppure, se proprio sono obbligato a farlo, mi faccio aiutare da qualcuno a cui l’argomento interessa molto piu’ di me, e che quindi e’ in grado di trasmettere quelle emozioni di cui io sarei incapace. Nel caso del concorso, ad esempio, potrei intervistare un vecchio reduce dei capi di concentramento e scrivere il racconto sull’olocausto basandomi sulle sue parole. In questo modo, il racconto trasuderebbe di emozioni non mie, ma sicuramente vincenti.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 11:21 Rispondi

      Scrivere di qualcosa che ti appassiona è senz’altro controproducente. A parte scrivere per lavoro, nella scrittura creativa non conta solo la documentazione, ma anche il vero interesse per l’argomento di cui stai scrivendo.

  5. Marcello
    4 aprile 2013 alle 11:41 Rispondi

    Devo dire che, tra tutti i blog che seguo (sono pochi, credo 3) il tuo è quello che mi fa sempre respirare; anche gli altri mi danno idee e spunti, intendiamoci, il tuo però è quello che mi fa sempre dire “quant’è bello scrivere”. Detto questo, faccio moltissimi esercizi di scrittura, ma come scrittore mi sento molto legato, ovvero, ho sempre paura di scrivere abbandonandomi totalmente a ciò che mi piacerebbe scrivere; ho sempre paura di scoprire nuovi mondi vergini e i miei racconti ne risentono (magari non tutti, ecco) perché sanno di ristagno, di già letto, di una cosa che ha le ali per decollare, ma non vuole farlo.
    Mi imprimo bene nella mente le regole e i post più brevi e sintetici e questo tuo me lo ricorderò benissimo e lo metterò in pratica.

    Saludos!

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 11:52 Rispondi

      Grazie Marcello :D
      Perché hai paura di esplorare nuovi mondi? Se è quello che senti, di scrivere di “altro”, significa che la tua strada è quella. Quindi scrivi e basta. La scrittura è anche abbandono. Ecco, magari tu mi hai dato un’idea per un prossimo post :D

      • Marcello
        4 aprile 2013 alle 13:52 Rispondi

        Ok non vedo l’ora di leggerlo! Intanto ho letto “il sanatorio delle coincidenze esagerate”!

        Saludos!

  6. animadicarta
    4 aprile 2013 alle 12:59 Rispondi

    Sono d’accordo assolutamente. Se la storia non piace neppure a chi la scrive, c’è qualcosa che non va… Poi è chiaro che non sempre scrivere può essere un lavoro divertente, ci sono alti e bassi, e c’è la revisione che è sempre impegnativa e spesso faticosa!
    Bella la metafora della terra ignota da scoprire :)

  7. franco zoccheddu
    4 aprile 2013 alle 16:10 Rispondi

    A proposito di metafore, nella scienza ce n’è una molto espressiva che si potrebbe parafrasare per la scrittura di un romanzo: si può vedere la conoscenza del mondo, dell’universo, come una sfera il cui raggio cresce col tempo. Purtroppo (o per fortuna) la superficie della sfera a contatto con l’ignoto aumenta all’aumentare del volume della nostra conoscenza, cioè più sappiamo più è grande il numero di nuove domande.
    Scrivere un romanzo è un po’ lo stesso: più scrivi, più si moltiplicano le possibilità e più ti richiede attenzione e capacità di controllare il tutto. Scrivere è esplorare, scoprire, tornare sui tuoi passi, riscoprire cose già dette e scritte ma in modi originali. Scrivere è una lotta contro la stessa natura umana, in genere pigra e arrendevole.
    Per questo non vedo nella scrittura molto di diverso rispetto all’impresa scientifica: è un mettersi continuamente in gioco come fosse la prima volta, anche se può esserti d’aiuto l’esperienza. Ma quando devi esplorare nuovi mondi, non basta l’esperienza, serve tenacia, pazienza, spirito di avventura e un l’infinito coraggio di un salto (quasi) nel buio.

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 16:28 Rispondi

      Bella la metafora, calza proprio bene con la scrittura. Infatti, quando scrivi un romanzo – e anche quando ti documenti – cominci a esplorare altre realtà tutte collegate una all’altra e rischi di non fermarti mai.

  8. Lucia Donati
    4 aprile 2013 alle 16:34 Rispondi

    Se scrivere elettrizza, si è sulla strada giusta. Se una storia (ma parliamo anche di saggistica…) non funziona, hai ragione tu: o si riscrive o non si scrive.

  9. Tenar
    4 aprile 2013 alle 17:01 Rispondi

    Dato che nessuno mi obbliga a scrivere, per me scrivere è sempre un piacere.
    Dal mio punto di vista, bisognerebbe scrivere solo storie che ci entusiasmano, che non vediamo l’ora di mettere su carta e che non ci stancheremmo mai di coccolare e revisionare.
    Certo, a volte è un piacere faticoso, come un’escursione impegnativa. Le ascese più dure, però, sono quelle che danno più soddisfazione e quindi più piacere. Con le storie da raccontare il discorso è uguale. Alcune hanno passaggi difficili, che ci fanno sudare, ma pensarle, cesellarle e poi scriverle deve essere un piacere. Sempre

    • Daniele Imperi
      4 aprile 2013 alle 17:51 Rispondi

      Obbligo a parte e anche fatica a parte: il piacere deve derivare anche da ciò che si narra.

  10. Romina Tamerici
    4 aprile 2013 alle 22:15 Rispondi

    Ho troppo poco tempo per scrivere per non amare ogni singolo secondo in cui posso farlo. A volte sono in dovere di scrivere per concorsi o per il blog, ma è sempre il piacere la cosa che avverto di più.

  11. Kentral
    5 aprile 2013 alle 00:01 Rispondi

    Non credo sia possibile scrivere storie solo se ci piacciono. Fosse così vedrei la scrittura e lo scrittore in una porzione riduttiva rispetto al tutto.
    A volte ci sono storie, o parti di queste, che sono dure. Lo scrittore DIO deve anche farsi carico del dolore e della fatica. Mi sono ritrovato a volte esausto per quello che stavo raccontando. Eppure in certi casi sento un dovere più importante che spinge ad andare avanti.
    Magari si vorrebbe “il tutti vissero felici e contenti”. Ma scrivere è rispecchiare la realtà: per quanto fantastica possa essere la storia ci ritroviamo a narrare di vita, morte, dolore, gioia, tristezza o sofferenza.
    A volte ci sono storie che ci attirano. Ce ne sono altre che ci fanno paura. Resti col fiato sospeso con le dita sopra la tastiera perché intuisci di iniziare un viaggio dentro te stesso. Sai di dover percorrere le tue paure, le ferite ed i traumi, di rivangare ricordi e gioie e sapori di momenti e attimi. Sai di dover scoperchiare sensazioni accatastate alla rinfusa, di andare a cercare con un lume di candela dentro la tua cantina buia. Con quella esile fiammella ti immergi fra scaffali polverosi ed oggetti di cui avevi dimenticato l’esistenza, di altri di cui ricordi ogni istante e ti chiedi come quando e perché sia finito lì.
    Scrivere è sempre un viaggio. Ed è per tutto questo che per me scrivere rappresenta la necessità fondamentale del mio stesso respiro.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 08:50 Rispondi

      Intendo storia nel suo insieme, non parti della storia. Ovviamente ci sono parti che attraggono più di altre, ma anche quelle che ci risultano “noiose” o “tristi” servono e vanno scritte.

  12. Kentral
    5 aprile 2013 alle 10:05 Rispondi

    Si concordo.
    Ma io mi riferivo anche a storie intere. Quando penso a libri come “la strada” di Cormac McCarthy, tanto per citarne uno, non credo che provi piacere per quello che scrivi. Ma l’impulso di scrittore ti spinge ad andare avanti. Hai l’esigenza di raccontarla quella storia. E’ un viaggio che devi percorrere. Una tua esigenza di vita.
    Poi ci può essere anche lo scrittore che mentre scrive di serial killer e descrive le vittime fatte a pezzi mangia patatine e si diverte. Questo lo capisci dalla tensione dello stile, dalle parole dette e non dette.
    Ecco io preferisco quegli scrittore che s’impregnano nella propria storia.
    Comunque concordo con te. Se ti trovi di fronte ad un storia che non ti piace, non ti appassiona. Difficilmente ti fai trasportare ed il risultato finale indubbiamente ne risente.

    • Daniele Imperi
      5 aprile 2013 alle 10:20 Rispondi

      Ho capito che intendi: no, non provo piacere a far soffrire i personaggi o a descrivere scene tragiche – a meno che non si tratti di delinquenti :D – ma resta il piacere di narrare, di portare al lettore le mie realtà.

  13. Kinsy
    6 aprile 2013 alle 22:16 Rispondi

    Preferisco scrivere per il piacere di farlo. Avrei la necessità di scrivere come dovere per migliorarmi, ma proprio non ci riesco. Mi trovo così con periodi in cui scrivo molto e periodi in cui scrivo pochissimo. Più di una volta mi sono imposta di scrivere regolarmente anche solo per esercitarmi, ma proprio non mi si addice. Nemmeno la scusa dei concorsi: molti li segno, ma se non trovo un’idea che mi prenda e mi trasporti, nemmeno provo a scriverla.

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2013 alle 08:42 Rispondi

      Sui concorsi ti do ragione: hai dei limiti imposti e spesso anche delle idee su cui lavorare, quindi non è semplice. Ecco perché non ne seguo nemmeno io, a parte quelli finalizzati a una pubblicazione. Dipende essenzialmente dall’idea, secondo me. Devi trovare la tua via, Kinsy, ma di questo parlo più in là :D

  14. Elisa
    7 aprile 2013 alle 10:14 Rispondi

    Io amo scrivere. Mi perdo nei miei personaggi, piango, rido, soffro con loro. A volte quando creo una storia mi accordo che sono loro a dirmi come andare avanti. La scrittura è sofferenza quando mi accorgo, che seppure ho le idee, mi mette davanti al pc, le mani sulla tastiera ..e niente. Le parole non nascono. Rimangono chissà dove. Allora si che li è vera sofferenza. Allora provo a prendere una penna e un foglio, e li uguale, niente. Nessuna frase, nessun periodo, nessun personaggio che nasce. Sofferenza.
    Io scrivo perchè è la mia passione. E ‘ ovvio che metti più passione per qualcosa che crei tu stesso, e quando hai un articolo, racconto, che non ti convince fai più fatica. Ma credo comunque che qualunque cosa tu scriva metti sempre qualcosa di tuo. Basta amare ciò che fai, e il resto viene da se.

    • Daniele Imperi
      8 aprile 2013 alle 08:49 Rispondi

      Ciao Elisa e benvenuta.
      Un po’ anche io tendo a “perdermi” nei personaggi: secondo me si riesce meglio a dargli vita.

  15. carola
    7 aprile 2013 alle 20:31 Rispondi

    Ciao, facendo una ricerca in rete ho trovato il tuo blog,interessante e molto carino nella grafica.

  16. carola
    9 aprile 2013 alle 15:49 Rispondi

    Prego, ti avverto nel tuo blog ho trovato materiale e spunti interessanti per la mia piccola rubrica sulla scrittura e sui libri, ti ruberò qualcosina :-) ovviamente citando la fonte :-)
    un saluto

  17. La via della scrittura
    6 giugno 2013 alle 05:01 Rispondi

    […] commento di un lettore mi ha fatto riflettere sui limiti degli scrittori. Parlavo del piacere di scrivere, […]

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