Personaggi immortali

Muro
Quanta libertà ha uno scrittore di far morire il suo personaggio preferito?

Che cosa hanno in comune Pinocchio e Sherlock Holmes? Che sono morti e poi ritornati in vita, ma gli zombi non c’entrano nulla. Sono divenuti personaggi immortali, che continuano a vivere persino nuove avventure, sebbene scritte da altri autori. Vediamo perché.

Pinocchio non deve morire

Pinocchio impiccato

A poco a poco gli occhi gli si appannavano; e sebbene sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento all’altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo… e balbettò quasi moribondo:

- Oh babbo mio! se tu fossi qui!…

E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito.

Le avventure di Pinocchio, Cap. XV, Carlo Collodi

Questa fu la fine decisa da Collodi per il suo personaggio, le cui avventure iniziarono a puntate sul Giornale per i bambini il 7 luglio 1881, ma i lettori protestarono e l’autore dovette rivedere le sue decisioni, come si evince da una nota del direttore della rivista il 10 novembre 1881:

Il signor C. Collodi mi scrive che il suo amico Pinocchio è sempre vivo, e che sul conto suo potrà raccontarvene ancora delle belline. Era naturale: un burattino, un coso di legno come Pinocchio ha le ossa dure, e non è tanto facile mandarlo all’altro mondo. Dunque i nostri lettori sono avvisati: Presto presto cominceremo la seconda parte della Storia d’un burattino intitolata Le avventure di Pinocchio.

E, come tutti sappiamo, Pinocchio continuò la sua storia fino a diventare un bambino reale.

Sherlock Holmes non deve morire

Sherlock Holmes cade nella cascata

Un sopralluogo fatto da esperti ha dimostrato che la lotta corpo a corpo tra i due uomini dovette risolversi, com’era prevedibile date le circostanze, le loro rovesciamento nell’abisso avvinghiati l’uno nelle braccia dell’altro. Non fu in alcun modo possibile recuperare i cadaveri, e laggiù, in quello spaventoso calderone d’acqua tumultuante e di ribollente spuma, giaceranno per sempre il più pericolo dei criminali e il più nobile e intelligente campione della legge del nostro tempo.

Il problema finale ne Le memorie di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle

Era il 1893 quando Conan Doyle decise di far morire Sherlock Holmes. Così scrisse l’autore, nella sua autobiografia, riferendosi a quella sua scelta: “Anche se con lui ho sepolto il mio conto in banca”. Holmes morì alle cascate Reichenbach in Svizzera, durante un duello con il suo peggior nemico, Moriarty. Il racconto era intitolato Il problema finale (The final problem), in alcune edizioni tradotto come L’ultima avventura.

La storia si ripete, diceva Machiavelli, e aveva ragione. Ventimila lettori cancellarono l’abbonamento alla rivista The Strand, che pubblicava le storie di Sherlock Holmes. A caccia di soldi, Conan Doyle tornò a scrivere del suo personaggio più famoso, pubblicando nel 1901 Il mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles), una storia ambientata prima della morte di Holmes.

Ne L’avventura della casa vuota (The Adventure of the Empty House), apparsa nella raccolta Le memorie di Sherlock Holmes, il personaggio torna in vita. Compito facile per lo scrittore, dal momento che i corpi di Holmes e Moriarty non furono mai trovati sotto le cascate svizzere.

Misery non deve morire

“She can’t be dead!” Annie Wlikes shrieked at him. Her hands snapped open and hooked closed ina faster rhyth. “Misery Chastain CANNOT BE DEAD!”
[...]
And that other voice returned at once: I don’t know if you’ll be damned by God or saved by Him, Paulie, but one thing I do know: if you don’t find a way to bring Misery back to life – a way she can believe – she’s going to kill you.

Misery, Stephen King

Conoscete la storia? Non voglio togliervi il piacere, se non l’avete letta o non avete visto il film. Io la conosco dalla televisione. In poche parole si è verificato quanto accaduto per Pinocchio e Sherlock Holmes: Misery Chastain, personaggio fittizio, è stata fatta morire dal suo autore. Stephen King immagina però, com’è prevedibile, uno scenario diverso dalle semplici proteste dei lettori.

La libertà dello scrittore

Nei casi descritti lo scrittore si è piegato alla volontà dei lettori. E questo è sbagliato. Al di là delle varie motivazioni, quanta libertà ha davvero uno scrittore nel momento in cui un suo personaggio raggiunge il successo e la notorietà?

È davvero necessario trasformare un personaggio letterario in un personaggio a fumetti, che non invecchia mai, non muore, vince sempre?

Uccidi il tuo protagonista

Siete pronti a uccidere il vostro protagonista preferito? Avete questo coraggio, ora che non siete famosi e un giorno se lo diventerete?

Categoria postPublicato in Scrittura - Data post1 dicembre 2013 - Commenti12 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Nick Parisi 1 dicembre 2013 at 10:43

    No, per essere sincero io non riuscirei ad ammazzare i miei personaggi in nessuna maniera. Già ad esempio non accetto che i manga spesso si concludano con la morte del protagonista.
    Probabilmente sono io che sono troppo sentimentale.

    • Daniele Imperi 1 dicembre 2013 at 12:36

      Ciao Nick, benvenuto nel blog.
      Non so se sia sentimentalismo, però secondo me non è bene affezionarsi troppo ai propri protagonisti. Ho paura diventi poi una specie di costrizione per lo scrittore.

  • Salomon Xeno 1 dicembre 2013 at 11:41

    Sì, purché abbia un senso. Ecco, per il protagonista mi accerterei di non fargli subire una morte banale o casuale. Per esempio, quella di Sherlock Holmes era una bella soluzione.

    • Daniele Imperi 1 dicembre 2013 at 12:37

      Sì, concordo. Per Sherlock è stata trovata una soluzione ideale. Un caso, forse, che Doyle abbia fatto in modo da lasciare incerta la morte?

  • MikiMoz 1 dicembre 2013 at 12:20

    In Berserk, ad un certo punto della trama, muore qualcuno che era protagonista. All’autore chiesero se la cosa gli pesò, lui disse che fece tutto con estrema serenità.

    Per come sono fatto io, farei lo stesso: morte e punto.
    Che tanto ho sempre Le Due Muse che viaggiano nel tempo, eh! :p

    Moz-

    • Daniele Imperi 1 dicembre 2013 at 12:38

      Alla fine il protagonista anche se muore è immortale: puoi sempre scrivere, come fece all’inizio Doyle, una sua storia ambientata prima della morte :)

      • MikiMoz 1 dicembre 2013 at 15:13

        Vero, anche se è brutto sapere che poi morirà XD
        Però, ora che ci penso, non dovrebbero mai fare film su Gesù, tutti sanno che alla fine creperà sulla croce. Anche se il vero colpo di scena è che poi risorge!
        Mi spiace per Doyle, ma il dio ebreo ha proposto la stessa cosa secoli prima di lui, resuscitando il protagonista del suo romanzo :p

        Moz-

  • Tenar 1 dicembre 2013 at 16:26

    Da fan di Shelock Holmes sono felice che il detective sia tornato in vita, anche se, come è stato fatto notare, Doyle, specificando che i corpi non erano stati ritrovati, si era lasciato aperta una porta.
    Molti dei miei racconti preferiti appartengono alla seconda fase della vita di SH.
    Quindi che conclusioni trarre?
    Anche i lettori vanno ascoltati, a volte ne sanno più dell’autore sulle potenzialità che ha ancora un personaggio e/o una situazione. Ascoltare i lettori non significa svendersi o inventare soluzioni tirate per i capelli per recuperare una soluzione, la coerenza viene sempre prima di tutto.

    Per quanto mi riguarda, non penso che ammazzerei mai un mio protagonista. C’è da dire, però, che in vita gliene faccio passare di cotte e di crude…

    • Daniele Imperi 1 dicembre 2013 at 17:45

      La porta aperta lasciata da Doyle potrebbe anche essere casuale o, magari, conseguenza del fatto che non se la sentiva di mostrare Sherlock che moriva.

      I lettori vanno certamente ascoltati, ma mi chiedo se davvero in quei casi un lettore possa capire le potenzialità del personaggio o se, come credo invece, sia solo un affetto quasi maniacale.

  • Salvatore 1 dicembre 2013 at 20:58

    Non mi è mai capitato, purtroppo, che un mio personaggio diventasse così famoso da smuovere gli umori di folle di lettori. Tuttavia, per esperienza a questo punto indiretta, dirò che semplicemente capita. Capita che un personaggio sfugga dalle mani dello scrittore che l’ha inventato, diventando un icona e quindi, libero dalla podestà dell’autore, prosegua il suo percorso al di là degli orizzonti letterari. Tra gli esempi credo che potremmo anche introdurre il più recente Harry Potter. A quanto pare è iniziata la lavorazione di un prequel che, però, non ha più come protagonista il maghetto, ma il suo mondo. Il mondo magico di Harry Potter in questo caso ha spodestato il personaggio, assurgendo a ruolo di star. E non parlo di brodo… Per quanto riguarda la morte di un personaggio, sono un dannato sadico. Ne faccio morire in gran quantità in continuazione e senza neanche aver mai scritto horror o thriller… Muoiono come mosche; tanto, alla fine, non si lamentano mai!

    • Daniele Imperi 2 dicembre 2013 at 07:43

      Devo dire che neanche io ho mai avuto problemi a far morire i miei personaggi. Resta da vedere cosa accadrà se un giorno qualcuno dei miei protagonista dovesse diventare famoso.

      • Salvatore 2 dicembre 2013 at 10:39

        A quel punto non sarebbe più una tua responsabilità né una tua decisione farlo vivere o morire, ma della casa editrice, dei lettori, dei fan, ecc… Saresti semplicemente fregato! ;)

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