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Personaggi in grigio

Dagli eroi belli e buoni ai maledetti redenti

Personaggi in grigio

Ho letto la lunga e corposa intervista che George R.R. Martin ha fatto a Bernard Cornwell, due fra gli scrittori che leggo di più. L’uno scrive fantasy, ma ha scritto anche – e molta – fantascienza, l’altro si dedica al romanzo storico.

Da quell’intervista è nato questo post – e anche un altro che leggerete fra qualche settimana. Martin ha fatto una interessante considerazione sui personaggi delle storie.

GRRM: Un tema familiare in parecchia della fantasy epica è il conflitto fra buoni e cattivi. I cattivi sono spesso Signori oscuri di varia specie, con seguaci e orde di perversi e deformi tirapiedi vestiti di nero. Gli eroi sono nobili, coraggiosi, casti e di bell’aspetto. Sì, Tolkien ha fatto qualcosa di grande e glorioso da questo, ma nelle mani di scrittori minori, beh… diciamo che quel tipo di fantasy ha perso il suo interesse per me. Sono i personaggi grigi che mi interessano di più. È di quelli che preferisco scrivere… e leggere.

Cornwell si è trovato d’accordo con questo punto di vista.

BC: e forse personaggi imperfetti sono più interessanti perché sono spinti a fare una scelta… un personaggio convenzionalmente buono farà sempre la cosa moralmente giusta. Noioso.

Se ripenso al mio famoso romanzo fantasy che non vedrà mai la luce – per fortuna – mi accorgo che i miei personaggi sono proprio ben distinti fra loro, coi buoni di bell’aspetto e che accettano il destino, pronti a combattere per la salvezza del mondo, e i cattivi, vomitati dai peggiori incubi, figli della notte, mostri della peggiore specie.

Noioso, come ha detto Cornwell. Noioso, forse, perché scrittori di grande levatura – come ha osservato Martin – hanno già dato il loro contributo a questa genia di personaggi. O forse perché in tutte le favole è questa la distinzione fra i personaggi, buoni da una parte e cattivi dall’altra, come la maestra mi fece scrivere sulla lavagna alle scuole elementari.

Una distinzione infantile, quindi. Banale. Abusata, anche. Di eroi belli e buoni è piena la letteratura. È arrivato il momento di mettere in campo personaggi reali. Credibili. È il momento dei personaggi in grigio.

Nel sottotitolo ho scritto maledetti redenti, un attributo volutamente esagerato. Ho voluto solo ribadire il concetto di scelta introdotto da Cornwell, che deve essere proprio di un personaggio che funzioni. Perché se non c’è scelta, non c’è storia.

Il buono farà sempre la cosa giusta. È ciò che ci si aspetta da lui. Allanon chiede a Shea Ohmsford di trovare la spada di Shannara e lui accetta. Non può fare altrimenti. È il buono e il bello della situazione. È il personaggio bianco.

Un personaggio grigio, invece, non accetterebbe subito. E, se accettasse, poi si pentirebbe e fuggirebbe, magari, mettendo a rischio la missione. Poi, per un ripensamento dovuto a qualche evento, si redime e cambia il suo modo di pensare e agire. Ha fatto una scelta.

Anche a me piace scrivere e leggere di questi personaggi. Forse metto in campo troppo spesso delinquenti e reietti, neanche frequentassi ambienti malfamati. Ma sono i perdenti che mi attraggono, non i vincenti. Di quelli è facile scrivere. Io non ho mai vinto nulla, forse è per questo che preferisco scrivere di sconfitte.

E voi che personaggi preferite? Vi interessano i personaggi in grigio? O preferite i soliti stereotipi vecchi quanto il mondo?

18 Commenti

  1. Romina Tamerici
    18 giugno 2012 alle 09:45 Rispondi

    Per prima cosa: tutti sempre a dare la colpa alle maestre! La distinzione nettamente dicotomica nelle fiabe è in un certo senso necessaria. Al bambino serve avere la possibilità di sapere con chi schierarsi e per un processo che riguarda attaccamento, teoria della mente e capacità di espressione delle emozioni, è quasi scontato che i cattivi vengano sconfitti e i buoni vincano. Forse non sarà del tutto orginale e a me piace scrivere storie per bambini anche non a lieto fine, ma pedagogicamente parlando personaggi “bianchi” e “neri” sono più indicati per le storie per bambini e le fiabe. Fatta questa precisazione a difesa delle povere maestre, posso proseguire.

    Mi piacciono molto i personaggi “grigi”, quelli che sono sempre in bilico tra la cosa giusta da fare e la paura di farla. Spesso sono perdenti e sconfitti, infelici o succubi. In questo i miei personaggi assomigliano un po’ ai tuoi.
    Di recente però ho scritto un racconto che presentava una netta divisione tra la bella e buona e il brutto e cattivo e sono stata subito ripresa da un amico scrittore. Ho cercato di correre ai ripari, inserendo delle sfumature, ma non sono ancora arrivata al grigio per quel testo. In altri ho fatto di meglio.
    Attualmente sto lavorando a un racconto per un personaggio che parla di un personaggio che considero supergrigio, attraverserà momenti di nero e di bianco per poi alla fine… Basta, il commento è già troppo lungo. Bellissimo post, ora lo condivido.

  2. Lucia Donati
    18 giugno 2012 alle 10:43 Rispondi

    Capisco. il personaggio grigio è colui che sceglie, anche di sbagliare: è più umano. Sotto questo punto di vista il bianco ed il nero sono realmente noiosi perché prevedibili. IL grigio è in potenza molte cose, può prendere varie decisioni e non si sa cosa aspettarsi da lui: è imprevedibile. Sta qui un fondamento della storia: c’è almeno un motivo per cui essa può svolgersi (qualcosa da raccontare che tiene in sospeso). Spesso, in effetti si preferisce ed è più facile scrivere di sconfitte perché fanno parte dell’esperienza di tutti noi e, dunque, ci ritroviamo in esse. Il grigio ha molte sfumature. C’è stato un periodo in cui preferivo scrivere di personaggi “bianchi” ma effettivamente, pur apprezzando il messaggio che danno, ora mi sembrano un po’ stucchevoli e sono più attratta dall’inventarmi personaggi neri con qualche grigio così come li intendi tu: c’è più soddisfazione ed, in effetti, così può esistere una storia col dispiegarsi degli avvenimenti e delle situazioni psicologiche in cui ci si può più facilmente ritrovare, anche per chi narra.

  3. Salomon Xeno
    18 giugno 2012 alle 18:59 Rispondi

    Secondo me un giusto mix. Personaggi bianchi non li escludono a priori, anche se in un’ambientazione realistica tendono a non avere vita lunga (Martin ne sa qualcosa). Personaggi neri, sinceramente, mi riescono difficili.

  4. Sofia Stella
    18 giugno 2012 alle 18:06 Rispondi

    Personaggi a tutto tondo. Angeli maledetti che conservano parte della loro natura e bontà angelica, eroi con i rimorsi di coscienza…
    Personaggi di questo tipo.

  5. Martina Mantoan
    26 agosto 2014 alle 08:19 Rispondi

    Io ho apprezzato Harry Potter come libro ma ho odiato il protagonista perchè sbagliava poco si autocommiserava e si ripeteva la storia del povero orfano maltrattato che diventa un eroe.
    Il mio personaggio preferito ha finito per essere Bellatrix Lestrenge.

  6. clara
    29 maggio 2015 alle 15:43 Rispondi

    Come nello Yin e Yang, nel bianco c’è un pò di nero, nel nero c’è un pò di bianco. Mi piace il personaggio nero che subisce una trasformazione (non necessariamente diventa bianco, ma grigio) e viceversa. Nella vita sono molti di più i grigi appunto, che gli eroi senza macchia e i cattivi senza speranza.

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2015 alle 15:57 Rispondi

      Ciao Clara, benvenuta nel blog.
      Secondo me sono più attinenti alla realtà. Un personaggio tutto nero o bianco va bene per le favole, per un pubblico di piccoli che possano riconoscere all’istante quei personaggi.

  7. Riccardo
    15 luglio 2015 alle 22:23 Rispondi

    Mi è venuta l’idea di scrivere, cominciando da un personaggio dark, poi viene l’azione che lo fa diventare bianco, e poi purtroppo però gli sarà rimasto quella parte di nero, e sarà così un personaggio grigio.
    “Lo faccio… aspetta, ma se poi…” di questo genere, no?

    • Daniele Imperi
      16 luglio 2015 alle 08:10 Rispondi

      Non ho capito che cosa vuoi dire, sinceramente…

  8. Marco Moretti
    28 luglio 2015 alle 11:14 Rispondi

    Il grigio è la quotidianità e un personaggio deve essere credibile, quindi ci sta. Penso però che i giusti buoni e cattivi non non debbano essere solo bianchi o neri, per lo stesso motivo. Un cattivo con una debolezza e un buono che in fondo è un po’ bastardo piacciono di più e ti spingono a scegliere, anche a tifare per il cattivo. Uscirò con un romanzo e con i personaggi ho cercato di apllicare questa cosa; non manca comunque il grigio, dall’inizio alla fine, ma perchè mi serviva. Avevo bisogno di un tipo “neutro” per giustificare altre cose

  9. Ginevra
    5 settembre 2015 alle 22:15 Rispondi

    A me piacciono particolarmente i personaggi grigi. Apparte il fatto che ho una visione distorta del bianco e del nero.
    Penso che un personaggio per essere credibile…debba avere comportamenti coerenti con il suo passato. Quindi penso:”Se i buoni fanno SEMPRE la scelta giusta, come fanno a sapere qual è quella sbagliata?”
    Ma non voglio dilagare. A me piacciono i personaggi che magari…hanno avuto un passato in cui non sono stati buoni, ma piano piano capendo gli sbagli lo sono diventati…
    Comunque George R.R. Martin è il mio mito u.u

    • Daniele Imperi
      6 settembre 2015 alle 18:57 Rispondi

      Ciao Ginevra, benvenuta nel blog.
      I buoni che fanno sempre la scelta giusta è poco credibile, secondo me. Sono d’accordo che debba esserci una certa coerenza col loro passato.

  10. Sonia
    8 ottobre 2015 alle 21:29 Rispondi

    Secondo me non c’è una vera distinzione di “colore” nel personaggio. I personaggi solitamente sono esseri umani e come tali si comportano, cioé sbagliano, cambiano decisioni, hanno tutti una propria e unica personalità. Se il protagonista o un personaggio della storia, durante il suo percorso risultasse troppo “bianco” o troppo “nero”. Cioé il buono fa sempre le scelte giuste e il cattivo è sempre lo stesso mostro ripugnante, non è colpa del personaggio se è così monocromatico e con una personalità piatta, ma piuttosto dello scrittore che non ha saputo dare una caratterizzazione al personaggio non facendolo evolvere durante la storia. Un personaggio per risultare interessante non deve essere “grigio”, ma deve evolvere, deve modificarsi durante la storia e infine migliorarsi. Proprio come fa ogni essere umano di questo mondo.

    • Daniele Imperi
      9 ottobre 2015 alle 08:58 Rispondi

      Ciao Sonia, benvenuta nel blog.
      Concordo, un personaggio deve riflettere una persona reale, che non ha mai un unico colore, anche se comunque ha un suo carattere e suoi principi inviolabili.

  11. Alex
    3 marzo 2017 alle 05:45 Rispondi

    Come ogni articolo di penna blu né rimango sempre affascinato dagli innumerevoli spunti di riflessione, complimenti Daniele.
    Non credo che la morale del sogetto sia più importante del background storico e culturale e azzarderei che e’ il punto di vista a far oscillare l’ago della bilancia , ad esempio un cannibale potrebbe essere un jolly : cattivo per che mangia la gente, buono perché procaccia cibo per la sua tribù e anche grigio se obbligato/ricattato a cooperare con elementi esterni alla sua cerchia.
    Saluti.

    • Daniele Imperi
      3 marzo 2017 alle 11:42 Rispondi

      Ciao Alex, grazie e benvenuto nel blog. Forse tutto insieme ha importanza, morale, background storico e punto di vista.

  12. Kukuviza
    4 marzo 2017 alle 19:07 Rispondi

    Mio commento da prendere con le pinze perchè non riesco a fare degli esempi opportuni, però ci sono dei personaggi buoni e positivi che hanno un carisma molto elevato e che invece di dire:”che palle, il solito perfettino”, mi fanno dire:”cavolo, fossi io così”.
    Chiaro comunque che i personaggi con le sfumature sono interessanti perchè ci si può identificare. Quello che non mi piace è quando l’autore parte a far fare ai suoi personaggi monologhi lunghissimi, ogni poche pagine, sui dubbi che hanno questi personaggi:”sarò all’altezza? non ce la farò! sì ce la farò! no, non so come fare”…non faccio nomi, potrei venire bannata :-)

    • Daniele Imperi
      5 marzo 2017 alle 09:54 Rispondi

      Certo, non è sbagliato avere un personaggio o buono o solo cattivo, basta che sia ben caratterizzato. I monologhi come quello non li sopporto, una volta ci può stare e è normale, ma poi basta :)

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