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I personaggi e il loro passato

I personaggi e il loro passato

Scrivi storie dentro le tue storie.

Quando ho scritto l’articolo Scrivere storie dentro la storia ho introdotto l’importanza di creare il passato dei personaggi, non solo per renderli più credibili, ma anche e soprattutto per renderli più vivi, tridimensionali, per giustificare, anche, i loro comportamenti e le loro scelte.

Il passato dei personaggi non ha la funzione di allungare la storia, a meno che non sia strettamente necessario. È pura documentazione. Contiene una serie di informazioni a cui lo scrittore attingerà per far recitare i suoi personaggi. Il presente dei personaggi non è altro che la diretta conseguenza del loro passato.

Uno scrittore non può conoscere il presente dei suoi personaggi se non conosce prima il loro passato. È su quello che deve lavorare prima. Non basta scrivere “Il mio personaggio si chiama Batman, un uomo travestito da pipistrello che lotta contro la criminalità della sua città”. Deve prima rispondere alla domanda: “Perché combatte contro la criminalità?”

Oltre la scheda del personaggio

Creare la scheda del personaggio non significa dunque elencare una serie di descrizioni fisiche, che in genere hanno poca importanza, e sociali, come pensare a dove vive un personaggio, che lavoro fa, come si diverte, quali aspirazioni ha, ecc. Sono ovviamente informazioni che lo scrittore deve sapere. Ma deve andare oltre.

Deve rispondere a una serie di domande. Prendiamo come esempio il fin troppo conosciuto personaggio dei fumetti Batman.

Perché lotta contro la criminalità? Un uomo non si sveglia al mattino e decide di passare le notti in bianco per rischiare la pelle a vantaggio dei suoi concittadini. Lo scrittore dovrà giustificare in modo credibile il motivo che spinge un uomo a combattere il crimine. Sappiamo tutti che Bruce Wayne ha perso i genitori da bambino in seguito a una rapina. Quello è il passato di Batman.

Prendiamo un altro eroe, Tarzan.

Perché un uomo bianco vive in Africa come un selvaggio? Perché quando è nato i genitori si trovavano in Africa, sono stati poi uccisi e il bambino è stato allevato da una scimmia. Ecco il passato di Tarzan.

In tutti e due i casi, anche se “estremi” – nel senso che si tratta di eroi classici – il presente dei personaggi è una diretta conseguenza del loro passato. Bruce Wayne resta scioccato dalla ingiustificata morte dei genitori e da grande combatte i criminali. Tarzan non è stato educato dai genitori come tutti i bambini, ma dalle scimmie, dunque vive come un animale selvaggio.

La storia dentro la storia: due romanzi in uno

Alcuni romanzi presentano una storia dentro la storia, ma nel vero senso del termine. Si tratta quasi di due romanzi in uno, la narrazione che si interrompe per continuare in un’altra forma e raccontare altri eventi che hanno scatenato i primi.

Un esempio classico è Uno studio in rosso di Conan Doyle, in cui assistiamo a un cambio di stile, di narrazione, anche, poiché si passa dalla prima alla terza persona. È una sorta di intermezzo storico che serve per spiegare nel dettaglio i motivi che hanno portato alcuni personaggi a compiere determinate scelte.

Si tratta di un espediente particolare e credo che bisogna usarlo con parsimonia e ponderando bene la scelta di questa doppia narrazione. Il risultato non deve annoiare il lettore, fuorviarlo, spiazzarlo, ma introdurlo in un altro mondo, in un passato, in modo indolore.

Come scrivere il passato di un personaggio

Tornando indietro nel tempo, ma senza la macchina del tempo. Continuiamo con Bruce Wayne/Batman. Abbiamo in mente un supereroe mascherato che combatte contro il crimine la notte. La prima domanda a cui rispondere è “perché vuole combattere il crimine?” La risposta, forse scontata, abusata anche nel corso della letteratura, è “per vendicarsi della morte dei genitori”.

Batman ha una serie di armi e mezzi di alta tecnologia. Rispondiamo dunque alla lecita domanda “come fa ad avere quell’equipaggiamento costosissimo?” La risposta, semplice e comoda anche, è “Bruce Wayne era figlio di genitori ricchi e ha ereditato una fortuna”.

Forse oggi un personaggio del genere sarebbe visto come banale, ma all’epoca non lo era. Quello che voglio sottolineare non è quanto originale debba essere il personaggio – cosa certo da non sottovalutare, ma che esula dall’argomento del post – ma è che per scrivere il passato dei nostri personaggi dobbiamo semplicemente rispondere a una serie di domande.

Le rispose dovranno essere credibili, logiche, dovranno permetterci di andare indietro nel tempo e conoscere sempre più a fondo il nostro protagonista. Non serve arrivare alla sua nascita, a meno che non sia necessario. Il passato di Batman è Bruce Wayne bambino, ma ha una sua logica: un bambino non può nulla contro criminali armati, se Bruce fosse stato adulto assieme ai genitori, quella sera, le cose sarebbero andate diversamente e non avremmo mai letto il fumetto di Batman.

La mia esperienza nella documentazione sui personaggi e il loro passato

Nella preparazione del mio fantasy – uno dei due che ho in mente – sto prendendo appunti sul protagonista, che è un italiano. Qui il passato è fondamentale, perché giustifica in parte la storia e il suo evolversi.

È proprio grazie al suo passato che il personaggio decide di viaggiare. E sempre a causa del suo passato prenderà alcune decisioni. Inizialmente avevo solo una vaga idea del personaggio, avevo cioè solo individuato di che cosa si occupasse nella vita, altrimenti non avrebbe avuto senso il suo viaggio.

Leggendo un po’ di storia – le vicende sono ambientate diversi decenni fa – ho dato spessore al lavoro del mio personaggio, il suo lavoro è diventato più definito e ho trovato idee per il suo passato, idee che funzionano e soprattutto si legano perfettamente con le sue future scelte.

La documentazione non è certo finita. Sto continuando a scavare nel suo passato per trovate tutte le informazioni che mi torneranno utili nella storia.

Vi ritrovate in quello che ho scritto? Come create i vostri personaggi? Sono dettagliate le schede dei personaggi, anche considerando il loro passato?

17 Commenti

  1. Lucia Donati
    26 settembre 2012 alle 10:08 Rispondi

    Anch’io ho scritto qualcosa su come inventare un personaggio. Certamente l’autore deve avere bene in mente tutti i particolari su di lui, compreso il passato del personaggio stesso, anche se questi particolari non dovessero essere chiaramente espressi; chi scrive deve averli bene in mente.

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2012 alle 11:33 Rispondi

      Sì, infatti secondo me non tutti i dettagli hanno bisogno di essere inseriti, ma servono per far recitare il personaggio nel modo migliore.

  2. Salomon Xeno
    26 settembre 2012 alle 12:07 Rispondi

    Un personaggio senza passato rischia di essere un manichino che si muove senza motivazioni. Magari il passato non viene detto ai lettori, ma deve essere chiaro a chi scrive, almeno l’essenziale. Mi sono reso conto che i miei personaggi più deboli, tra i vari difetti, non avevano una storia.

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2012 alle 12:11 Rispondi

      Anche io tendevo a lavorare senza badare al passato, ma ora, in quel famigerato romanzo fantasy, sto scrivendo le schede dei personaggi in modo dettagliato.

  3. Romina Tamerici
    27 settembre 2012 alle 18:25 Rispondi

    In uno dei libri che sto scrivendo adesso il passato dei personaggi ha una grandissima rilevanza, il testo è molto introspettivo e quindi scava in ricordi della loro infanzia e non solo. Dato però che procedo molto a rilento mi sa che anche il loro presente diventerà passato prima che io finisca! Bellissimo post!

    • Daniele Imperi
      27 settembre 2012 alle 18:38 Rispondi

      Grazie :)
      Nel mio ha una sua importanza, perché lo definisce. Definisce cioè il protagonista e quindi influisce sulle decisioni che dovrà prendere.

  4. Creare le schede dei personaggi
    27 giugno 2013 alle 05:02 Rispondi

    […] ho avuto modo di dire tempo fa, uno scrittore deve ricostruire il passato dei suoi personaggi. Deve conoscere la loro storia prima dell’inizio della storia. Sembra un gioco di parole, ma […]

  5. Tania
    19 gennaio 2014 alle 14:04 Rispondi

    Mi piace scavare nel passato dei miei personaggi, anche di quelli minori: come affermi tu gli da “spessore”. Non solo diventano più reali, ma si avvicinano anche di più al lettore, portandolo a pensare:”questo comportamento è tipico di lui/lei!” oppure “questa sua reazione è inusuale; lui/lei è cresciuto”. Nei miei ideali vorrei condurre il lettore a chiedersi cosa farebbe nella stessa situazione. Questo, ovviamente, solo un professionista quale non sono riuscirebbe a fare xD
    Un errore che mi è capitato spesso è spiegare il passato dei personaggi introducendo lunghi e dettagliati flashback; un espediente facile da applicare ma che mi sono accorta stanca il lettore. A volte è meglio scoprire i personaggi un poco alla volta piuttosto che descriverli in un drammatico film in bianco e nero. La tentazione però rimane: vorrei dire tutto dei miei affezionati personaggi!
    Grazie per i tuoi articoli: accendono l’interesse e sono stimolanti!

    • Daniele Imperi
      19 gennaio 2014 alle 14:40 Rispondi

      Ciao Tania, benvenuta nel blog.

      Il flashback a me piace, però va usato appunto quando necessario. Può servire sì per parlare del passato del personaggio, ma solo se è veramente utile.

  6. Giulio F.
    6 agosto 2015 alle 00:05 Rispondi

    Qual è secondo te il modo meno banale o noioso di inserirlo nella storia, questo passato? Sotto forma di narrazione, in un capitolo a sé stante? In un dialogo, raccontato dal personaggio stesso? Tutto in una volta o lungo il corso della storia?

    • Daniele Imperi
      6 agosto 2015 alle 07:33 Rispondi

      Ciao Giulio, benvenuto nel blog. Non c’è una soluzione univoca, valida per ogni storia, dipende dalla situazione. Nel tuo caso quale passato devi inserire e perché?

      • Giulio F.
        6 agosto 2015 alle 10:36 Rispondi

        Grazie mille per avermi risposto, il tuoblog mi piace molto e lo trovo davvero utile.
        Devo inserire l’infanzia di uno dei personaggi principali, ma essendo la storia narrata in prima persona da un altro personaggio, non posso renderla con una narrazione in un capitolo a parte. Sto avendo quindi una certa difficoltà nel metterne il lettore a conoscenza.

        • Daniele Imperi
          6 agosto 2015 alle 11:02 Rispondi

          In effetti è un problema. Una cosa del genere l’ho vista in due romanzi di Sherlock Holmes. Le storie sono tutte narrate in prima persona da Watson, ma in quei casi Conan Doyle ha inserito una storia nella storia. Prova a vedere Uno studio in rosso e La valle della paura.

          • Giulio F.
            6 agosto 2015 alle 11:17 Rispondi

            D’accordo, li leggerò, grazie mille. A proposito, qual era la scappatoia usata da Brian Keene ne “I vermi conquistatori” della quale parlavi nel post sulla prima persona?

      • Giulio F.
        6 agosto 2015 alle 10:39 Rispondi

        Linfanzia di questo personaggio è importante da inserire perché spiega alcune scelte sbagliate da lui commesse e, in qualche modo, le giustifica agli occhi del lettore.

        • Daniele Imperi
          6 agosto 2015 alle 11:52 Rispondi

          La scappatoia è simile a quella di Conan Doyle. Uno dei personaggi si incontra col protagonista e racconta la sua storia. A quel punto il nuovo capitolo viene narrato in prima persona, ma dall’altro personaggio.

          • Giulio F.
            6 agosto 2015 alle 12:34 Rispondi

            Okay, sì, immagino possa funzionare. Grazie!

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