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La perfezione del protagonista

La perfezione del protagonista

Leggere alcune anteprime di romanzi autopubblicati ci permette di capire molte cose. Ogni volta che ne leggo, imparo qualcosa di più. Soprattutto imparo come non si scrive e come non si creano i personaggi, come non si realizzano le copertine, come non si pubblica un libro.

È così che è nato il post di oggi: dalla lettura di unʼanteprima e dalla scoperta di uno dei protagonisti di un romanzo.

Sappiamo tutti cosa significa protagonista. No, forse no, quindi meglio sfogliare il dizionario e leggerne la definizione.

protagonista s. m. e f. e agg. [dal gr. πρωταγωνιστής, comp. di πρῶτος «primo» e ἀγωνιστής «lottatore, combattente»; la parola, usata nel greco ant. con sign. generico, viene adottata nel linguaggio teatrale soltanto alla fine del sec. 17°, dapprima in inglese e successivamente anche in ital.] (pl. m. –i). – Dizionario Treccani

Primo combattente. Ecco chi è il protagonista di una storia. È colui che si nota, è chi fa la storia e chi fa storia. È chi primeggia sugli altri, chi vince il torneo, chi si fa notare, chi è sulla bocca di tutti.

Il protagonista è il personaggio perfetto. Attenzione, però: non ho scritto che è una persona perfetta, ma un personaggio. Perfetto in che senso? Semplice: la sua costruzione deve essere perfetta, tutto deve adattarsi alla figura del protagonista, alla parte che quel personaggio deve recitare nella storia che scriviamo. La parte principale, quella del protagonista.

I 3 elementi chiave del protagonista

Quando creiamo un protagonista per la nostra storia, chiediamoci se soddisfa quelli che chiamo i tre elementi fondamentali che deve avere quel personaggio.

  1. Unico: il protagonista è un personaggio unico, non ne esiste un altro uguale né simile in tutta la storia. Il protagonista è un personaggio isolato caratterialmente e socialmente.
  2. Distinto: il protagonista deve distinguersi da tutti gli altri personaggi della storia. In ogni senso. Non può chiamarsi con lo stesso nome di un altro personaggio (e qui lancio una frecciatina bonaria ai tanti José Arcadio Buendía di Centʼanni di solitudine di Márquez).
  3. Durevole: il protagonista deve poter durare per lʼintera storia, non può uscire di scena prima né fare in modo che il lettore non voglia più leggere di lui. Il protagonista è un condottiero in grado di portare il lettore fino alla fine del libro.

Un occhio a protagonisti dʼeccezione

Avete mai letto Tarzan? Soddisfa appieno tutti e 3 gli elementi. Lo stesso discorso vale per il personaggio di Pinocchio. Citando lo scrittore Murakami, anche Aomame e Tengo soddisfano quei 3 elementi.

Volete altri esempi di perfetti protagonisti? Cercateli nei fumetti: sono un valido aiuto per la scrittura creativa e non solo per la costruzione dei personaggi.

Al di là della scheda del personaggio

Le schede dei personaggi sono un lavoro che ogni scrittore dovrebbe fare. Noioso, a volte, perché dobbiamo stare lì a inventare ministorie su tutti i personaggi del nostro romanzo. Lo sforzo mentale non è certo indifferente.

Secondo me la scheda del protagonista è qualcosa che va oltre, perché penso che dovremmo inserire tanti altri elementi per completarla, per rendere il nostro protagonista unico, distinto e durevole. Quali elementi?

  • Carattere
  • Aspirazioni
  • Ruolo sociale
  • Abilità
  • Debolezze e paure
  • Legami famigliari

Ricordiamoci che il protagonista è il personaggio che sta sotto gli occhi di tutti i lettori, che da lui dipendono anche altri personaggi – e lui dipende da loro.

La questione del nome: come chiamare il protagonista?

Io sui nomi sono molto pignolo. Eccessivamente pignolo. Capisco che la nostra lingua – ma sicuramente anche le altre – riservi belle sorprese sui nomi e soprattutto sui cognomi, ma è altrettanto vero che abbiamo una vastissima scelta di nomi e cognomi.

Ora, tanto per fare un esempio, se dobbiamo scrivere un romanzo noir e il nostro protagonista è un assassino di un clan mafioso, possiamo forse chiamarlo Cremenzio Stampachiacchiere, solo perché esiste davvero quel nome e anche quel cognome? Siamo seri. In un film con Totò e Peppino starebbe benissimo, magari come impiegato in un ufficio, non certo come un killer della mafia.

Tanto vale chiamare la protagonista del nostro romanzo rosa Zosima Zizzadoro, no? Esistono anche questi. Abbondanzio Lacavalla potrebbe essere il protagonista del nostro giallo, un investigatore privato alle prese con un delitto politico.

La lingua italiana è piena di queste chicche, che stanno bene nella realtà, ma non certo in un romanzo. Una storia non rappresenta la realtà, è una meta-realtà, è una realtà ricostruita, modellata dallo scrittore, che ricalca certamente la realtà reale che viviamo, ma se ne discosta per rendere il tutto più armonico, più musicale, più poetico anche.

La perfezione del protagonista

Questo è ciò che intendo per protagonista perfetto: un concetto che si estende anche al resto dei personaggi, ma che vale di più per quello principale. Non creiamo protagonisti risibili, che possono far sorridere il lettore in contesti estranei allʼumorismo.

Una delle abilità dello scrittore sta proprio nellʼuso ragionato della fantasia. Ecco un verbo da tenere a mente: ragionare. Pensare a fondo su come costruire il protagonista.

Che ne pensate della mia visione del protagonista? Vi sono capitati protagonisti con nomi ridicoli o che si confondevano in mezzo agli altri personaggi?

54 Commenti

  1. Serena
    27 aprile 2015 alle 07:46 Rispondi

    Pensieri random sul tuo post: 1) Hai ragione sull’importanza del nome! Dentro Scrivener, tra gli strumenti, c’è anche il generatore di nomi. Inserisci due o tre caratteristiche base del nome ideale, fai click e lui ti sforna una serie di nomi, tra i quali è possibile ci sia quello giusto 2) Io ai nomi dei miei personaggi ci ho pensato moltissimo. Sono particolarmente fiera del nome del mio cattivo. No, non lo sai perché nella scena tagliata non c’è :P 3) La Bibbia dei personaggi: il file dove raccogliamo tutto quello che c’è da sapere su di loro. Per il o i protagonisti vale la pena di fare tutto il lavoro di ricerca, e di scrivere tutta la loro storyline. Iscrivendosi al sito di K.M. Weiland si riceve in regalo “Crafting Unforgettable Characters”, che contiene una delle più belle check list per la conoscenza del personaggio che io abbia mai letto. Bella e completa. 4) Il protagonista più straordinario delle mie ultime letture, anzi audioletture? Il dottor Pereira di Sostiene Pereira. Con la voce di Sergio Rubini, uno di quei personaggi da invitare a cena e chiacchierarci un po’.
    Ciao Daniele, buona settimana :)

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:36 Rispondi

      I generatori automatici di nomi non mi piacciono – come in genere tutto ciò che automatizza qualcosa – i nomi deve sceglierli l’autore.
      Mi scarico quel documento della Weiland.
      Buona settimana a te :)

  2. Banshee Miller
    27 aprile 2015 alle 07:53 Rispondi

    Credo che un protagonista debba essere grossomodo come dici tu. Il nome deve essere funzionale, per cui potrebbe anche essere ridicolo, o al limite banale, nel senso che almeno non colpisca in negativo. Se chiamo il protagonista della mia storia Marco e basta, semplice, sono al riparo da tutto, anche se così sembra un po’ anonimo. Non so però se i difetti che hai visto nei protagonisti scadenti di cui hai avuto esperienza siano dovuti dalla cattiva costruzione del personaggio o piuttosto dalla cattiva costruzione della storia oppure ancora dalla cattiva scrittura.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:37 Rispondi

      Credo che quei personaggi siano dovuti alla cattiva scrittura, alla cattiva costruzione della storia e del personaggio e anche alle pochissime letture fatte.

  3. lorella
    27 aprile 2015 alle 08:18 Rispondi

    Sui nomi non mi è capitato ma sul fatto che il protagonista non importante fino alla fine posso citarti un romanzo di Paolo Cognetti: Sofia veste sempre di nero ed. Minimum fax. Alla fine la protagonista “evapora” cioè non si sa bene “che fine fa” ero molto arrabbiata quando lo lessi ma ad un incontro con un gruppo di lettura mi venne spiegato che poteva essere voluto e che significava e sottolineava che la protagonista non esistesse, fosse solo un esempio di tante storie messe insieme, di tanti episodi veri nel loro singolo ma non esistiti nell’insieme della storia (mi hanno citato Perec e lo studio sulla sua scrittura ma non farmi andare oltre perché non sarei corretta non avendolo studiato io approfonditamente). Quindi la cosa potrebbe avere un suo perché. Per dire che la letteratura è complicata e a volte sottesa e (come in questo caso) se non viene capita se ne perde il senso … con questo non voglio dire che sia giusto costruire un romanzo in cui il protagonista si perde solo che la cosa deve avere un senso

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:39 Rispondi

      Da come mi dici, credo proprio che non sia il genere di lettura che apprezzo.
      Per arrivare a scrivere una storia così, però, penso si debba essere molto esperti e padroneggiare bene sia la scrittura sia le tecniche narrative.

  4. Martin Rua
    27 aprile 2015 alle 10:26 Rispondi

    Ciao Daniele e ciao tutti,
    Penso che non ci sia nulla da eccepire, hai ragione su tutta la linea (anche se… mio Dio, quel 1Q84 di Murakami l’ho digerito con gran fatica). Il difetto del protagonista della mia prima trilogia, lo so da me, è proprio la sua perfezione. Mi spiego: perfezione nel senso che ha pochi lati oscuri.
    Sono consapevole di questo limite ed essendo in fase di elaborazione di una nuova serie di romanzi, sto immaginando un protagonista molto più tormentato.
    Quanto ai nomi, ho una strana allergia per i nomi italiani. Mi sembrano tutti banali. Se ne salvano pochi, se devi scrivere un thriller. Al mio protagonista, Lorenzo Aragona, è andata bene, ma in generale ho sempre difficoltà. Per cui, tanto per fare qualche esempio, i personaggi principali dei miei romanzi ha sempre nomi come Oscar, Riccardo, Carlo, Fabrizio, Viola, Alma e mai Marco, Gennaro, Paolo, Luca, ecc. Insomma, cerco sempre qualcosa di sofisticato.
    Chiamatelo pure questo un eccesso di perfezione che si allontana dalla realtà, non so…

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:42 Rispondi

      Ciao Martin.
      1Q84 spiazza un po’, a me è piaciuto e non è piaciuto allo stesso tempo :)
      Sui nomi italiani ho la stessa allergia: a me proprio non piacciono, eccetti alcuni, ma sono pochissimi e non più usati. Forse a noi suonano banali perché li vediamo tutti i giorni, ce li abbiamo in casa, al lavoro, con gli amici.
      Io ho un dizionario dei nomi e ogni tanto lo sfrutto, perché alcuni sono davvero inusuali.

  5. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    27 aprile 2015 alle 10:55 Rispondi

    Aomame in 1Q84 è uno dei personaggi meglio caratterizzati che abbia letto negli ultimi dieci anni. Esempio perfetto di “primo combattente”.
    Generalmente, quando ho in mente una storia è facile che abbia tra le mani anche il nome del protagonista, in quello non ho difficoltà; è per gli altri che, invece, mi trovo spesso a dover effettuare estenuanti ricerche che si concludono sul web dopo una durissima selezione. Il motivo è semplice: più hai chiare le caratteristiche del personaggio, più è facile visualizzarlo e dargli un nome. Nel caso del protagonista è facile in quanto me lo porto appresso con la storia dal primo pensiero, per i comprimari invece la genesi è funzionale alla storia, o almeno questa è la mia esperienza.
    Buona settimana :)

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:44 Rispondi

      D’accordo su Aomame.
      Più o meno a me succede la stessa cosa fra protagonista e comprimari. Nel mio romanzo, che si dipana fra diversi luoghi ed epoche, sono stato un po’ fortunato, proprio a causa di questa “mescolanza”. Per i nomi italiani sono andato a ricercare nomi di antiche divinità, ma in quel caso aveva un senso.

  6. Gloutchov
    27 aprile 2015 alle 11:16 Rispondi

    Proprio perché a me piace andare contro ai cliché, e soprattutto alle ‘regole’ per diventare scrittori, ho realizzato una intera saga dedicata a un detective chiamato “Mario Bianchi”, e ha avuto parecchio successo di download ai suoi tempi. Ma io – lo sai – sono un bastian contrario.
    Pensa che – addirittura – in alcune puntate il protagonista è in realtà non-protagonista perché è davvero impotente nei confronti di ciò che gli accade attorno.
    :-O

    • Gloutchov
      27 aprile 2015 alle 11:16 Rispondi

      Pardon… Mauro Bianchi! :-P

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:46 Rispondi

      Mauro Bianchi, alla fine, è come Salvo Montalbano: nel loro contesto sono nomi normali. Ma si ricordano, anche.
      Credo che vada bene anche un protagonista non-protagonista, in qualche caso :)

  7. Chiara
    27 aprile 2015 alle 11:43 Rispondi

    Bello questo articolo, Daniele. Mi è piaciuto molto.
    Credo che la tua descrizione del protagonista sia assolutamente azzeccata. mi sono piaciute le tre caratteristiche da te elencate, che confluiscono secondo me in un quarto elemento: la performance. Un buon protagonista (e lo dice la parola stessa) oltre a essere deve FARE, perché sono le sue azioni a mandare avanti la storia. :)

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:48 Rispondi

      Grazie :)
      Concordo che il protagonista debba agire, proprio come vuole la definizione del vocabolario. È il primo combattente, quindi deve agire per forza.

  8. LiveALive
    27 aprile 2015 alle 13:45 Rispondi

    Mah! A volte dubito finanche della necessità di un protagonista. Però siamo abituati a individuarne uno. Per esempio, Guerra e Pace per me non ha protagonisti: Natasha, Andrej, Pierre e altri stanno tutti sullo stesso piano. Per abitudine però ci viene da dire che il protagonista vero è Pierre. Anna Karenina invece è proprio un titolo sbagliato (e lo pensano in tanti): tra Anna, Vronskij, Levin e Kitty, per me, è impossibile individuare il protagonista assoluto; ma se proprio si deve, allora si sceglie Levin, non certo Anna.
    Altro esempio può essere Il Trono di Spade. Certo è una saga, è già diverso. Prendendo anche solo il primo libro, però, individuare un protagonista totale è talmente impossibile che l’unico che sembra poter esserlo, Eddard, muore.
    Insomma per me il carattere di “protagonista” non è qualcosa di intrinseco all’opera, ma è più una intellettualizzazione del lettore. O forse bisogna distinguere il protagonista effettivo da quello “percepito”. Prendiamo a tal proposito la Gerusalemme Liberata. Ci sono tre cuori: Goffredo, Tancredi, Rinaldo. Con quale criterio scegliere il protagonista? Colui che muove la trama? Allora è Rinaldo, poiché il destino vuole che sia lui a realizzare le tappe fondamentali (perché, per esempio, nessun altro può accedere alla foresta maledetta, e senza di lui gli altri sono impotenti). Forse è protagonista quello con maggioranza di scene e vicende dedicate? Allora il protagonista è Tancredi, e quasi sicuramente il “protagonista percepito”, e personaggio preferito, dai lettori, è lui. È protagonista quello che l’autore dichiara essere tale e pone al centro dell’opera come simbolo di valori? Allora il protagonista è Goffredo, visto che il romanzo lo apre e lo chiude lui, e Dio stesso sceglie lui come capitano, per quanto poi in mezzo al romanzo non faccia mai niente.
    …insomma, determinare il protagonista assoluto, in un testo avanzato e complesso, non è cosa oggettiva. E nella Gerusalemme Liberata è proprio quello il bello, perché rende tutto più equilibrato, dividendo le caratteristiche che diamo di solito a un solo protagonista in una trinità (così ognuno è anche più umano). Casomai il protagonista si può individuare bella singola scena, ma individuarlo nell’insieme delle scene diventa più problematico.
    Per tutto quello detto, inoltre, capisci che per me il protagonista può morire anche prima della fine (Madame Bovary compare dopo l’inizio e muore prima della fine: quelli sono momenti per Charles), che può non essere unico (ci sono romanzi sul tema dell’uniformità, e a me viene da pensare anche a Cecità); e per il distinto hai già citato Marquez (ma pure Kim Stanley Robinson, e tanti altri) XD queste sono cose che dipendono dall’effetto che si vuole dare, da ciò che si vuole comunicare.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 13:50 Rispondi

      Non è detto che debba esserci un protagonista unico, ma possono essercene vari.

  9. KingLC
    27 aprile 2015 alle 14:50 Rispondi

    Forse sono io, ma creare schede dei personaggi mi diverte, creare ministorie sul loro passato è un bell’esercizio per la fantasia. Poi differenziare un personaggio dall’altro può essere arduo, ma quando ci riesci… eheheh. Comunque il post ha un singolo difetto a mio parere: parla del protagonista solamente al singolare, quando in realtà i protagonisti possono essere anche un bel po’, e sinceramente è uno stile che io preferisco; creare più protagonisti che durante la storia si intrecciano – con incontri positivi o addirittura negativi – da un gran respiro alla storia, la rende più aperta ed originale, almeno secondo me.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 14:59 Rispondi

      Certo, una storia può avere anche tanti protagonisti, ma quanto scritto nel post vale per uno come per molti. Io seguo queste regole anche se i protagonisti sono due o dieci.

    • KingLC
      27 aprile 2015 alle 15:00 Rispondi

      Tra l’altro, riguardo la questione del “nome”, io faccio una cosa un po’ particolare, che mi diverte abbastanza. Sia per i protagonisti che per i comprimari unisco sempre nomi a me graditi con citazioni ad altri personaggi/autori/ecc. Tanto per fare un esempio: i personaggi del libro d’ambientazione vittoriana che sto scrivendo per ora, hanno nomi come “Jules Steven Poe”, “Fred Bloch”, “Melany Verne”, ecc. citazioni abbastanza palesi, almeno credo.

      • Daniele Imperi
        27 aprile 2015 alle 15:04 Rispondi

        Mmm… non credi che siano troppo palesi?

        • KingLC
          29 aprile 2015 alle 22:35 Rispondi

          Ho citato, appunto, quelli più palesi. Ma li trovo comunque divertenti, sopratutto perché quegli stessi personaggi vengono nominati con un soprannome, e dunque la citazione non diventa ridondante, ma una sorta di chicca.

  10. Grazia Gironella
    27 aprile 2015 alle 16:43 Rispondi

    Protagonisti con nomi ridicoli non credo di averne incontrati, anche se talvolta succede che il nome, nato nel mondo anglofono, in italiano suoni un po’ buffo. I tre requisiti che citi sono davvero importanti: il protagonista deve avere una propria grandezza. Non necessariamente quella dell’eroe, ma la capacità di spiccare nel quadro e tenerti lì, legato a lui per sapere cosa gli succede, anche se razionalmente lo trovi uno sfigato, e magari lo è davvero.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 16:53 Rispondi

      Sì, deve spiccare, non per forza sovrastare tutti. Ho fatto l’esempio di personaggi come Zorro e Tarzan per rendere l’idea, ma prendiamo anche Sherlock Holmes, Harry Potter, ecc. Spiccano, anche se non sono propriamente eroi.

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 16:54 Rispondi

      Ah, riguardo a un protagonista sfigato sul serio, basti pensare a Paperino ;)
      Spicca decisamente in tutto nelle sue storie.

  11. Tenar
    27 aprile 2015 alle 17:53 Rispondi

    Il protagonista può essere anche il più comune degli uomini comuni, un Mario Rossi che viene costantemente confuso con altri Mario Rossi, e trovarsi poi nei guai, o in una condizione che gli impone di “lottare”, realmente o metaforicamente. Può, insomma, essere la storia a costringerlo a “spiccare” a fargli tirar fuori la sua unicità (vedi ad esempio il buon Bilbo Baggins, un hobbit apparentemente uguale a tutti gli altri, con un banale nome hobbit…).
    Io, comunque, non mi faccio troppi problemi con i nomi: di solito i miei personaggi nascono con già un loro nome addosso, anzi, il problema è cambiarlo quando suona troppo simile a quello di qualcun altro che fa già parte del cast…

    • Daniele Imperi
      27 aprile 2015 alle 17:57 Rispondi

      Posso essere d’accordo in quei casi rari che citi, anche se Bilbo Baggins suona banale per gli hobbit, non certo per noi :)

  12. Rosalia Pucci
    27 aprile 2015 alle 18:45 Rispondi

    Davvero un post molto utile, come sempre. Tra le caratteristche che hai individuato ce n’è una che ho compreso poco, cosa intendi per “Isolato” socialmente?

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 07:52 Rispondi

      Grazie. In un certo è un’esagerazione, ma se pensi a certi protagonisti, come i già citati Tarzan, Zorro, ma anche un Batman, un Pinocchio, o i moderni Montalbano di Camilleri, Bilbo Baggins di Tolkien, Harry Potter, Lord Snow e Tyrion di George Martin, Aomame di Murakami e tanti altri: non ti sembrano persone isolate? Sì, fanno anche vita sociale, alcuni almeno, ma restano persone non perfettamente adattate al loro mondo, se non proprio all’ambiente (Tarzan è parte integrante della giungla), quanto meno alla società.

      • Rosalia Pucci
        28 aprile 2015 alle 21:39 Rispondi

        Ok, hai messo in luce un aspetto su cui non avevo riflettuto. In effetti la maggior parte dei protagonisti che mi vengono in mente ha questo tratto distintivo. Grazie

  13. Kinsy
    28 aprile 2015 alle 06:26 Rispondi

    Hai ragione il protagonista deve essere perfetto per la storia, ma non perfetto come personaggio, altrimenti sai che noia, non ci sarebbe nemmeno storia! Il protagonista deve avere i suoi punti deboli per assomigliare il più reale possibile.
    Per me i nomi sono sempre un grattacapo!

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 07:54 Rispondi

      Sì, un personaggio perfetto come persona è noioso, anche perché non produrrebbe nessuna storia, appunto.
      I nomi non sono facili da trovare, è vero. Forse mi invento un altro post sull’argomento. :)

  14. SILVIA COMERIO
    28 aprile 2015 alle 08:44 Rispondi

    Ciao Daniele, scusa se sposto un po’ il focus ma…visto che le hai citate: cosa pensi delle copertine? Quali sono gli errori da non commettere? Grazie mille! :)

    • Daniele Imperi
      28 aprile 2015 alle 09:00 Rispondi

      Ciao Silvia, delle copertine ho parlato in questo post: http://pennablu.it/titolo-copertina/
      Però, forse, potrei scrivere un post di approfondimento sugli errori da non commetere. Vediamo :)

  15. Francesca Lia
    28 aprile 2015 alle 22:28 Rispondi

    Ho spammato più o meno dovunque l’idea che il concetto stesso di “protagonista” non mi lasci entusiasta: è più facile immedesimarsi in una storia che presenta un personaggi principale, un punto di vista predominante sugli altri; però l’idea che tutta la baracca giri attorno a un solo personaggio è un po’… troppo egocentrica per il mio modo di vedere la vita :) diciamo che, dovendo scegliere, preferisco un “protagonista debole”, non come personalità, intendo un protagonisita che non sovrasti tantissimo gli altri personaggi come presenza scenica e influenza sulla storia. Per il resto sì, se un protagonista dev’esserci, penso che dovrebbe avere le caratteristiche che hai esposto.
    Non ho letto Cent’anni di solitudine, però forse quel personaggio non è un protagonista nel vero senso del termine se è fatto per confondersi con i suoi successori.

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 08:09 Rispondi

      Non è detto che tutta la storia debba girare attorno al protagonista. Il protagonista fa la storia, ma la subisce anche, visto che cambia. E può anche essere debole, magari uno che ha mille problemi, sfortunato, malato anche: non primeggia sugli altri, ma comunque si distingue e se ne allontana.
      Su Cent’anni di solitudine forse hai ragione: il protagonista potrebbe essere la famiglia, non il singolo.

  16. Lisa Agosti
    29 aprile 2015 alle 05:43 Rispondi

    In molti ti hanno dato ragione, allora oggi faccio il Remino Contro (a proposito di nomi suggestivi):
    Il protagonista deve essere presente dall’inizio alla fine, giusto.
    Deve essere unico, certo, a meno che l’intento dell’autore sia proprio quello di sottolineare la sua mancanza di unicità. Sempre per rimanere in tema Murakami, il suo ultimo protagonista è l’incolore Tsukuru, che a differenza di tutti gli altri, con le loro personalità specifiche, non ha caratteristiche spiccate in alcun campo.
    Il protagonista deve essere distinto, ma ci sono eccezioni eclatanti: Marquez coi suoi José Arcadio, come dici tu, ma anche Dostoyevsky coi suoi Dimitri e Tolstoy con le sue Anna. (So che storcerai il naso, ma il mio correttore vuole questi cognomi con la Y e non con la J come li scriveresti tu, e chi sono io per contraddirlo?) ;)
    A me piace scegliere i nomi dei personaggi e la maggior parte delle volte cerco una sfumatura logica che ne rispecchi la personalità. Prima o poi dovrò scrivere un romanzo sulla Signora Culetto Rosa…

    • Daniele Imperi
      29 aprile 2015 alle 08:12 Rispondi

      Il Remino Contro? Sarebbe la versione canadese del Bastian Contrario? :D
      Tsukuru è unico a modo suo: spicca comunque in mezzo a tutti quelli che hanno una loro personalità.
      Quale correttore ti fa scrivere i nomi sbagliati? :)
      Il romanzo su Rosa Culetto puoi scriverlo, ma dovrà essere una commedia ;)

      • Lisa Agosti
        29 aprile 2015 alle 20:13 Rispondi

        Remino Contro è il cugino emiliano del Signor Bastian.
        Tsukuru a mio parere non spicca proprio, rimane passivo fino alla fine, lo vorrei prendere a schiaffi per vedere se si dà una svegliata :D Però ho capito quel che intendi e hai ragione.
        Commedia… a rischio di tragedia! :D

        • Daniele Imperi
          30 aprile 2015 alle 08:03 Rispondi

          Di Murakami non mi attirano altre opere. Ho letto 1Q84 solo perché c’erano di mezzo gli universi paralleli. Quindi non penso che approfondirò la conoscenza di Tsukuru :)

  17. Ryo
    1 maggio 2015 alle 18:34 Rispondi

    Leggendo ho pensato subito al commissario Don Ciccio Ingravallo di Gadda ;-)

    • Daniele Imperi
      4 maggio 2015 alle 07:43 Rispondi

      Non ho letto Gadda. Ti sembra appropriato quel nome?

      • Ryo
        4 maggio 2015 alle 11:45 Rispondi

        Beh, è una persona comune nonostante sia un commissario, e quello è un nome comune che però strizza l’occhio a un certo folklore tipico italiano. Forse farebbe storcere il naso un nome più “cool” :-)

  18. Alessandro
    14 aprile 2016 alle 17:03 Rispondi

    Il mio protagonista incarna le tre tipologie quasi
    Unico si perché parte come personaggio negativo e con i suoi metodi brutali riesce a farsi accettare dagli altri perché li salva diventa non dico buono ma neutrale.

    Distinto quasi rispetto a molti è più grande in quanto semidio ma ci sono amici rivali che pareggiano con lui in forza motivo per cui l’ho scelto (ho mischiato due famose saghe videoludiche hach and slash)

    Durevole si rimane nell’intera saga anche se nel penultimo romanzo sembra perire per tornare subito dagli inferi grazie ai titani

  19. Paola
    4 gennaio 2017 alle 23:09 Rispondi

    Domanda? In un brevissimo racconto che ho scritto, la protagonista é odiosa, cattiva e crudele, francamente io per prima mi sono chiesta il perché? Ma l’idea di base era un punto di vista atipico (anche se nella seconda parte della storia, vorrei cambiare le carte in tavola). Ero ben consapevole che era rischioso, ma sono rimasta comunque molto sorpresa della reazione di chi lo ha letto… oserei dire quasi di rifiuto. Lo ammetto mi sono scoraggiata e la voglia di mollare ha preso il sopravvento. Ho rischiato e ho perso, sono stata troppo avventata? Probabile e anche superba, chi si può appassionare ad una storia così?

    • Daniele Imperi
      6 gennaio 2017 alle 15:47 Rispondi

      Ciao Paola, benvenuta nel blog. Hai fatto bene a sperimentare, secondo me. Se la tua protagonista resterà odiosa, cattiva e crudele fino alla fine della storia, nessuno – o ben pochi – potranno appassionarsi. Ma se poi cambiasse? Prendi come esempio “La bella e la bestia”.

  20. Paola
    6 gennaio 2017 alle 16:17 Rispondi

    Grazie Daniele,
    diciamo che nell’evoluzione della storia volevo sviluppare il fatto che la vittima non è poi così vittima, ne il carnefice così crudele. Sono un pò contorta… la mia insicurezza mi porta a cercare continuamente l’approvazione degli altri, ma continuero perché mi diverte.

    • von Moltke
      31 maggio 2017 alle 11:45 Rispondi

      Beh, dipende dall’autore. Ci sono stati casi di narrativa “alta”, o semplicemente di autori già affermati, che hanno sperimentato, e hanno prodotto opere valide. Pensa al “Cimitero di Praga” di Eco, o anche al Riccardo III di Shakespeare (e all’interpretazione meravigliosamente carogna di Ian Mckellen).

  21. Scrivente
    31 maggio 2017 alle 07:59 Rispondi

    Ciao Daniele, ho pubblicato proprio oggi un post su quest’argomento. Penso tu centri un punto importante: il protagonista di una storia è colui che spinge in avanti un’azione. Questa caratteristica distintiva è determinante per differenziarlo dal Personaggio Principale, che è colui che offre al pubblico un punto di vista personale sulla storia. Penso a due storie che tanti hanno amato: Le ali della libertà e Il buio oltre la siepe. Ne Le ali della libertà il Protagonista è Andy Dufresne; è lui che desidera tornare un uomo libero più di tutti gli altri. Il punto di vista personale della storia, cioè colui che ci fa “sentire” dentro Shawshank, invece, è Red. Red ha rinunciato alla libertà per diventare un lobotomizzato del sistemata (sarà Andy a fargli cambiare idea, ma questa è un’altra storia).
    Ne Il buio oltre la siepe, invece, il protagonista è Atticus; è lui, infatti, che desidera che la città di Maycomb non condanni un innocente. Il personaggio principale, invece, è Scout; è Scout che offre al pubblico un punto di vista personale sulla storia: cosa significhi avere dei pregiudizi in una cittadina americana degli anni ’20.
    Nel tuo ultimo commento a Paola parli del rischio di avere un Protagonista, per giunta odioso, che non cambia. Io penso che sia il personaggio principale ad attraversare o no un cambiamento. Il protagonista di una storia è un ruolo: raggiungere l’obiettivo della storia; è il personaggio principale, invece, con il suo punto di vista personale, che ispira dei “sentimenti”. Ne Le ali della libertà, per esempio, come pubblico siamo molto più “investiti” nella vicenda di Red, e sulla possibilità o no che egli cambi il suo atteggiamento sulla vita; che egli la smetta di sabotare i suoi colloqui per ottenere la libertà vigilata, ma che inizi a crederci veramente nella possibilità di tornare libero. Certo, tifiamo anche per Andy, ma Andy è completamente assorbito dal suo obiettivo per far sì che noi possiamo “empatizzare” con lui.
    Io penso che sia quando Protagonista e Personaggio Principale siano la stessa persona che si può parlare di protagonista odioso.

  22. Daniele Imperi
    31 maggio 2017 alle 10:43 Rispondi

    Non sono molto d’accordo. Per me il protagonista deve cambiare. Anche Andy cambia. Per fuggire deve cambiare.

  23. von Moltke
    31 maggio 2017 alle 11:39 Rispondi

    A me capita di confondere alcuni personaggi secondari nei romanzi russi. ma perchè intanto leggo in russo, e non è semplicissimo; poi per la caratteristica, nei classici, di usare a volte nome e patronimico, a volte solo il cognome, e in alcuni casi i cognomi sono persino foneticamente simili.
    Per il resto, l’articolo mi pare tanto condivisibile da sembrare banale. Ma, avendo a che fare con scrittori mediocri e pessimi, capisco che non lo sia.

  24. Kukuviza
    31 maggio 2017 alle 13:17 Rispondi

    Ahahahah, stavo bevendo il caffè quando sono arrivata a Zosima Zizzadoro! Mancava poco che innaffiavo lo schermo dal ridere!

    • Daniele Imperi
      31 maggio 2017 alle 13:25 Rispondi

      Non ti piacerebbe come pseudonimo? :D

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