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Perché scrivere

Perché scrivereIl processo creativo è una forza interiore che scaturisce improvvisa, frutto di esterne influenze che sono state immagazzinate nel cervello, che le ha poi elaborate dando vita a un testo letterario.

Tutta la creatività di uno scrittore, quindi, sta nella sua tendenza alla ricezione delle suddette influenze e alla facoltà di trasformarle in un’opera sua, nuova, che si impone, più o meno macroscopicamente, nel panorama letterario.

Scrivere è un prodotto di una spinta interiore, che non a tutti è dato di avere. Scrivere è una liberazione, un togliersi dalla mente un bagaglio di informazioni che si sono accumulate e trasformate nel corso di un determinato periodo di tempo.

Si scrive perché si ha la necessità vitale di scrivere. Tutto ciò che è stato accumulato, tutte le informazioni rimescolate che hanno dato vita all’ispirazione, devono uscire, non posso essere tenute chiuse nella nostra mente.

Un vulcano erutta quando i gas imprigionati al suo interno non possono più essere contenuti. Uno scrittore è come un vulcano: quando non può più contenere i dati che ha raccolto, deve lasciarli defluire dalla sua mente alla carta. Che il tutto avvenga improvvisamente e inconsapevolmente non ha importanza. L’importante, la cosa certa, è che tutto ciò avviene.

Perché scrivere, dunque? Per dare vita a quello che si ha dentro di sé, per dare sfogo alla propria forza creativa, per liberare se stessi da un accumulo enorme di informazioni e concetti che non possono più restare imprigionati, chiusi nella propria mente. Scrivere è come avere una rabbia repressa nel proprio io: tenerla chiusa è fare male a se stessi, deve uscire, liberare l’organismo da ciò che è divenuto estraneo.

Il bambino esce nel mondo esterno dopo essersi completato all’interno dell’utero. Non può restare dentro più del tempo necessario, altrimenti sarebbe un pericolo per se stesso e per la madre. Così la forza creativa di uno scrittore esce quando si è potuta completare all’interno della mente. Non può restare confinata più del tempo necessario, altrimenti rischierebbe di perdersi, provocando un danno nello scrittore, che non potrebbe più accedere a quei dati.

Dalle idee ai fatti, quindi. Dentro di noi avvertiamo questa forza sconosciuta e improvvisa che ci spinge a scrivere, un’azione che si completa in una frazione di secondo, non dandoci neanche il tempo di accorgercene. È un processo che si svolge in un tempo talmente breve da essere inconcepibile. La nostra mente elabora dati su dati in continuazione, fin quando alcuni di essi si formano a costituire un’idea, un pensiero, un concetto, come gli atomi che si uniscono a formare le molecole.

È in quel preciso istante, nell’unione di un numero imprecisato di dati, che scatta dentro di noi quella che solitamente chiamiamo ispirazione. E l’ispirazione innesca il processo creativo, che ci spinge a scrivere, a prendere appunti attinti dalla nostra mente, pescati con facilità, perché in quel momento tutte le altre azioni, tutti gli altri pensieri, sono inibiti, a favore e vantaggio dello scrivere.

L’organismo deve liberarsi di ciò che ha prodotto al suo interno. Quelle informazioni, ora, sono per lui inutili, estranee. La mente dello scrittore è una catena di montaggio sempre in funzione: ha bisogno di materiali per poter funzionare, ma una volta che questi pezzi sono stati assemblati, deve liberarsene, non sa più che farsene. Necessita di altri pezzi, che andrà a prendere nel mondo esterno, non del prodotto del suo lavoro.

Ecco perché scrivere. Per essere liberati. E dopo questa liberazione si avverte un senso di vuoto, di appagamento, che ci può lasciare esausti, stanchi, perché scrivere è un fluire continuo di pensieri, di dati e informazioni che vengono costruiti e presi dalla mente, rimaneggiati a nostro piacimento, corretti, cancellati e ricreati. È uno sforzo mentale enorme.

Scrivere perché è innato dentro di noi. Scrivere per tornare liberi e poter dare il via a nuovi processi creativi. Scrivere per svuotare la nostra mente e poterla di nuovo riempire con altre idee.

Scrivere perché non possiamo farne a meno, soprattutto.

Un commento

  1. Lucia Donati
    3 giugno 2012 alle 00:30 Rispondi

    Vero, è per questo che ti commento tanto (scherzo! Ma neanche troppo!).

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