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Perché leggere i classici, oggi

Perché leggere i classici

[…] leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario. Italo Calvino, Perché leggere i classici

Spesso ho scritto qui nel blog che da piccolo non amavo leggere, ma forse non è propriamente vero, perché consultavo quasi ogni giorno l’enciclopedia UTET che avevo in casa e I Quindici e altri libri per documentarmi sui vari temi che mi affascinavano – e mi affascinano tuttora – come dinosauri, preistoria, UFO, misteri, Far West e nativi americani, civiltà scomparse.

Erano letture spensierate, fatte per soddisfare la curiosità di un bambino e un ragazzo con la testa sempre persa fra le nuvole, che amava fantasticare anziché studiare. Non è cambiato nulla da quell’epoca, ho ancora la testa fra le nuvole e amo fantasticare, ma almeno leggo più spesso.

Avendo letto poco, ho molte lacune, perché ho perso appunto tante letture di formazione, libri che si dovrebbero leggere da piccoli, ma che possono comunque essere gustati anche da adulti, come sosteneva Calvino.

Oggi le mie letture seguono una sorta di programma. C’è stato un tempo in cui ero arrivato a leggere 5 libri contemporaneamente, che ho poi ridotto a 3, perché era diventato impossibile gestirli tutti, uno almeno restava non letto per parecchio.

Adesso leggo 2 libri soltanto insieme, uno dei quali è un classico. E fra i classici alterno quelli antichi ai moderni. È un programma che porto avanti ormai da oltre due anni e mi trovo benissimo. È una sorta di imposizione, almeno a prima vista così parrebbe, ma io non la vedo un’imposizione, visto che comunque leggo ciò che mi attira in quel momento fra classici e moderni.

L’importanza dei classici latini e greci

La lettura dei classici non è sempre facile. La lingua è cambiata e qualche autore può risultare un po’ duro da comprendere. Ricordo ancora la lettura dell’Adelchi di Manzoni al IV ginnasio: l’ho odiato, perché non ci capivo nulla.

Leggere i classici latini e greci può risultare ancora più ostico, ma dipende dall’opera. La lettura del De Bello Gallico e del De Bello Civili di Cesare, come anche delle Storie di Erodoto, è semplice, nonostante il tempo trascorso. La lettura dell’Iliade e dell’Odissea (quest’ultima da finire) è stata invece una vera sofferenza per me.

Non so cosa mi aspetti con altre opere antiche che ho acquistato, come le Metamorfosi di Ovidio, La Repubblica di Platone, le Lettere a Lucilio di Seneca e tanti altri. Però so che le leggerò, perché sono in fondo le basi su cui poggia la letteratura moderna.

Io ho sempre pensato questo: non possiamo metterci a scrivere se non conosciamo ciò che è stato scritto agli albori della letteratura e della civiltà. Magari sbaglio, ma continuo a pensarla così.

La bellezza dei classici dell’800

Non mi veniva una parola migliore: per me i classici dell’800 sono belli e basta e sono quelli che forse preferisco agli altri. È sufficiente guardare un qualsiasi elenco per rendersi conto della stragrande varietà di storie che si possono leggere.

Mettiamoci anche che l’800 è uno dei miei periodi storici preferiti (preferiti a quello attuale in cui vivo, intendo) e ecco che la lettura di uno di quei classici per me diventa un piacere più grande, anche se poi la storia non tratta di quel periodo (vedi I promessi sposi).

La modernità dei classici del ’900

Ricordo con piacere autori come Thomas Mann e Edgar Rice Burroughs, Knut Hamsun, Herman Hesse, Michail Bulgakov, Italo Calvino, Leonardo Sciascia. Però mi accorgo che le mie letture si sono più concentrate sui narratori dell’800 e devo quindi mettermi in pari con la letteratura del ’900.

Perché leggere i classici, oggi?

Perché leggere i classici anziché concentrarci su letture che ci facciano capire più a fondo il nostro tempo?

Diceva così Calvino. E aveva ragione. A me non interessa capire il mio tempo, ci vivo, quindi lo comprendo, anche se non appieno. Ma mi basta così. È un tempo in cui non vedo nulla di elegante, di avventuroso, di romantico (non in senso figurato).

L’attualità può essere banale e mortificante…

… continua poi. E anche qui devo dargli pienamente ragione. Il XXI secolo è banale. Credo sia proprio l’aggettivo che merita. Calvino prosegue dicendo che…

… il massimo rendimento della lettura dei classici si ha da parte di chi ad essa sa alternare con sapiente dosaggio la lettura d’attualità.

Sarebbe stato contento del mio programma di letture, allora, in cui alterno la lettura di opere antiche e moderne.

Una risposta m’è piaciuta più di tutte nell’articolo di Calvino e risponde perfettamente alla domanda che introduce il suo articolo e adesso il mio.

Perché leggere i classici, oggi?

Leggere i classici è meglio che non leggere i classici.

Scoprire l’Italia (e il mondo) del passato

La lettura dei classici ci fa conoscere meglio il passato del nostro paese e di quello del resto del mondo. Possiamo capire come scrivevano e pensavano un tempo gli autori, come si comportavano, che mode e usi e costumi avevano.

Questo ci è utile per cultura personale, ma ancor più se vogliamo essere scrittori e scrivere del passato.

Conoscere il nostro patrimonio letterario

Nelle scuole dovrebbero far apprezzare e non odiare la lettura dei classici, com’è successo invece a me. Affrontarli con lo spirito giusto, in un clima che renda lo studio e la lettura delle opere classiche un vero piacere, perché quello è il nostro patrimonio letterario.

Come possiamo oggi guardare il mondo che ci scorre davanti senza conoscere quello che ci siamo lasciato alle spalle?

È possibile adesso un’educazione classica come quella citata da Calvino parlando di Leopardi? Non lo so, ma ne dubito. Oggi esiste un’educazione da app e social network che, converrete, appare molto meno elegante e poetica dell’altra.

Oggi leggere i classici è una scelta personale, oggi forse la maggior parte delle persone relega i classici nel dimenticatoio. Quelle stesse persone che un giorno scompariranno senza lasciare traccia in un mondo in cui qualcuno ancora leggerà quei classici che hanno disdegnato e ignorato.

34 Commenti

  1. Silvio Pezza
    10 marzo 2016 alle 09:21 Rispondi

    Bellissimo argomento di discussione appoggio in toto le tue deduzioni , non saprei di meglio cosa aggiungere.
    A presto sul tuo blog sempre ricco di interessantissimi spunti.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2016 alle 13:05 Rispondi

      Grazie Silvio :)

  2. Tenar
    10 marzo 2016 alle 09:50 Rispondi

    Sempre Calvino, mi pare, diceva che “un classico è un libro che non ha ancora finito di dire quello che ha da dire” (vado a memoria, abbiate pietà).
    Spesso mi sembra che i classici parlino di oggi più dei libri di oggi. E in ogni caso l’oggetto di “studio” della letteratura è sempre l’uomo e l’uomo sapiens ha lo stesso cervello da circa 35000 anni, quindi, per certi, versi posso riconoscermi nella scrittura di 2000 anni fa come in quella di 2 giorni fa.
    Infine, suppongo, c’è il gusto personale. Personalmente, ad esempio, adoro l’epica, antica, medioevale o rinascimentale che sia, proprio perché mi porta in un sistema di pensiero molto lontano da quello odierno.
    Alla fine, se un libro mi dà qualcosa in termini di emozione, di riflessione, di estetica o di altro, chissenefrega di quanti anni ha.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2016 alle 13:08 Rispondi

      Sì, ha scritto così Calvino.
      Ho anche io la stessa impressione sui classici. L’epica, a livello di storie, piace molto anche a me. Che poi riesca a gustarla per lo stile usato è un altro discorso.

  3. ombretta
    10 marzo 2016 alle 10:43 Rispondi

    Bel post e ottimo il consiglio di leggere un classico e qualcosa di contemporaneo insieme. Di solito scelgo anch’io doppie letture, ma le divido sulla base del genere letterario, non dell’epoca. E non pensare che ti manchi qualcosa solo perché i classici li stai leggendo da adulto e non ‘a suo tempo’. Adesso hai sicuramente la maturità per capirli e apprezzarli meglio. Anch’io devo recuperare :-D

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2016 alle 13:09 Rispondi

      Grazie.
      Prima di fare così anche io alternavo i generi letterari. Hai ragione, adesso si ha la maturità giusta per capire e anche apprezzare i classici :)

  4. Elisa
    10 marzo 2016 alle 11:17 Rispondi

    D’accordo su molte delle cose che dici, un po’ meno sul fatto che la ns. epoca sia banale e mortificante (anche se la citazione è di Calvino). Ci siamo immersi fino al collo, non vediamo le cose dall’alto e da lontano e quindi non siamo oggettivi. Altri scrittori prima di te si sono lamentati della loro epoca e hanno scritto capolavori (es. Foscolo, Seneca, Cicerone, in parte la beat generation, gli scrittori scampati alla Shoah, ecc…): non si sa mai che tu un giorno sia tra questi… ;)
    Cmq qualunque sia l’epoca da te considerata nei tuoi scritti devi partir da te stesso, da ciò che hai dentro. L’epoca in un romanzo o in un racconto dopotutto è solo la metabolizzazione della stessa da parte dello scrittore. Manzoni ha vissuto nel 1600? Cosa poteva conoscere di quell’epoca? L’ha solo immaginata in base alla sua sensibilità e allo scopo che si prefiggeva di raggiungere…
    Quanto alla scuola, hai ragione. Ciò che non si tiene conto è lo sviluppo cognitivo e apprenditivo del fanciullo: a 14-15 anni (quando ci danno in pasto il Manzoni, Pirandello, Verga, Mann, Kafka, Ibsen & tante altre amenità) non abbiamo capacità di astrazione necessarie ad affrontare alcuni di quegli autori, nè ci siamo immersi per esperienza vissuta nelle tematiche trattate dagli altri. Quelli sono autori che puoi digerire dai (minimo) 16 anni quando lo sviluppo del cervello è completato e, almeno cognitivamente, siamo considerati adulti.
    Inoltre, la scuola dovrebbe spingere alla lettura integrale dei testi prima di procedere all’analisi. Invece allora come oggi ti danno in pasto spezzoni, magari ben digeriti dai professori ma il boccone te lo ficcano giù a forza indipendentemente dai tuoi gusti letterari.

    • Daniele Imperi
      10 marzo 2016 alle 13:12 Rispondi

      Sì, forse non siamo oggettivi e forse, se fossi vissuto nell’800, avrei trovato quell’epoca banale e mortificante. Forse dovrei fare il viaggiatore nel Tempo :D
      Penso anch’io che a 14 anni si è troppo piccoli per affrontare certi autori. Concordo sul leggere le opere intere, non ha proprio senso leggere la Divina Commedia e limitarsi a una manciata di canti. Idem per I promessi sposi.

  5. Federica
    10 marzo 2016 alle 17:27 Rispondi

    Interessante la bipartizione dei classici in antichi e moderni. Sul mio grado di conoscenza dei primi è bene stendere un pietosissimo velo. La mia non è una lacuna in materia, è un abisso. In libreria ho un testo, del quale, quando cerco qualcosa, ignoro sempre le occhiatacce che mi lancia, di Seneca («De brevitate vitae») e da qualche parte dev’esserci pure una raccolta di scritti di Platone. Mah, prima o poi… Sono letture che ti invidio molto, sei bravo nell’affrontarle e nutrirle con costanza.
    Sugli scrittori dell’Ottocento sono d’accordo. Quello che più mi colpisce è che, pure in presenza di trame complesse, non perdi mai il filo, ti immergi nel testo, che continua a scorrere veloce sotto gli occhi senza accorgersene, e arrivi alla fine senza mai distrarti, anzi, più si procede, più le pagine catalizzano l’attenzione. C’è poi una freschezza sorprendente, in quelle pagine, rara da trovare in altre storie.
    A scuola sono stata fortunata (a parte due scocciatissime supplenti). Ho avuto insegnanti di italiano fiscali (ricordo un intero sabato pomeriggio passato a far la parafrasi dei «Sepolcri» di Foscolo per la settimana successiva…), ma che hanno voluto e saputo trasmetterci l’amore per la bellezza della letteratura e per tutto quello che in essa si nasconde.
    Grazie per il post, personale, bello e ben scritto.

    Ps:«Non è cambiato nulla da quell’epoca»: insomma, continui a non studiare? Scherzoooo!!!

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2016 alle 11:07 Rispondi

      La bipartizione fra classici antichi e moderni ho deciso di farla per 2 motivi:
      – alternare linguaggi antichi e più moderni fa senz’altro bene alla lettura, altrimenti risulterebbe monotona
      – posso riempire le mie lacune in modo più sistematico e continuativo.
      Basta solo iniziare con certe letture :)
      Compra quel libro di Seneca, che mi manca, e leggilo.
      No, non continuo a non studiare, ma adesso lo faccio senza essere obbligato :)

      • Federica
        11 marzo 2016 alle 14:08 Rispondi

        No, no, ce l’ho già!! Sono più di 20 anni (sic! E sigh!) che lo sposto da una libreria all’altra, da uno scaffale all’altro….in attesa di essere letto…. Forse è finito anche in qualche scatolone ma puff! l’ho ritirato fuori, facendolo riemergere dai meandri in cui s’era perso!
        In realtà, seriamente, sento la mancanza della conoscenza di «almeno» “qualche” classico antico fondamentale, per ragioni di formazione e cultura personali.
        Ma sì, dai, provo a iniziare! :-)

        • Daniele Imperi
          11 marzo 2016 alle 14:17 Rispondi

          Ah, non avevo capito che fosse nella tua libreria :)
          È arrivato il momento di leggerlo, allora.

          • Federica
            11 marzo 2016 alle 14:35

            Eh, sì! L’ho già messo nello scaffale dei libri che ho in programma di leggere e da lì non si muove! Cioè: si muove solo per essere letto, non per tornare nei meandri. :-)

    • Elisa
      11 marzo 2016 alle 13:28 Rispondi

      ho sempre amato Seneca e lo leggevo durante l’estate anche se nessuno me loa veva mai prescritto.
      Ricordo ancora un passo in traduzione tratto dalle Lettere a Lucilio che avevo già sentito in un film di Polidoro sul Satiricon e quando l’ho scoperto scritto da Seneca me ne sono innamorata.
      Lo lascio un po’ anche a te, non si sa mai che te ne innamori anche tu…

      “L’estate è passata ma tosto un altro anno la ricondurrà, l’inverno è cessato ma nei suoi mesi ritornerà. La notte vince lo splendore del sole, ma tosto essa stessa sarà cacciata dal giorno. Tale è il corso degli astri, tutti quelli che sono tramontati risorgono: una parte del cielo sale l’altra scende.”

      La scienza si fa da parte e lascia posto alla beltà.

      • Daniele Imperi
        11 marzo 2016 alle 13:58 Rispondi

        Sì, è un bel pezzo, dovrò leggerle presto le Lettere :)

      • Federica
        11 marzo 2016 alle 14:13 Rispondi

        Elisa, è un passo molto bello, grazie!!!
        Adesso mi fate quasi sentire in “obbligo”…

  6. la mori
    10 marzo 2016 alle 17:48 Rispondi

    I classici non li ho mai disdegnati, nemmeno ai tempi del liceo; forse perchè ho avuto la fortuna di avere una brava insegnante. Certo non mi piacevano tutti: non ci può piacere tutto! I promessi sposi per esempio non mi sono mai piaciuti, non li potevo soffrire. Mi piacciono invece Illiade e Odissea, forse più l’Illiade; e la Divina Commedia, soprattutto l’Inferno. Ampliando il tuo discorso aggiungo che sono convinta che sarebbe un bene per tutti l’aver conosciuto ed approcciato i classici anche per quanto riguarda l’arte, la filosofia, la musica. Oltre ad aiutarci a capire meglio quel tempo potrebbe ricordarci da dove veniamo e che percorso abbiamo fatto, e non ultimo, ad aprirci la mente, a farci capire le mille sfumature che possono assumere le cose.

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2016 alle 11:10 Rispondi

      Una brava insegnante ti fa apprezzare la materia. Penso anche io che lo studio dei classici dovrebbe estendersi a tutte le arti.

  7. Nuccio
    10 marzo 2016 alle 18:42 Rispondi

    scrivo con un bimbo d dieci mesi che dorme in grembo. Lui non conosce i classici e tanto meno la lettura. Sa soltanto che vuol dormire in braccio. Così sono stati i classici per me. Volevo solo dormire in braccio a loro senza essere obbligato dall’insegnante. Il de bello gallico l’ho studiato alle scuole medie inferiori, allora ce n’era soltanto una. Alle superiori ho continuato per conto mio. Studiavo secondo un mio programma che non sempre coincideva con quello ufficiale. Insomma una gran fatica!

    • Daniele Imperi
      11 marzo 2016 alle 11:13 Rispondi

      Il De Bello Gallico alle medie? :/
      Ok, è semplice come lettura, ma nella mia scuola non si leggeva.

  8. Federico
    12 marzo 2016 alle 20:40 Rispondi

    Io ho letto pochissimi classici, a dire il vero non ne sento una grande mancanza. Questo non significa che rifiuti a priori le letture classiche, solo che non le leggo solo per l’etichetta che portano.
    Sarebbe bello usare questa discussione per proporre ciascuno un paio di classici a suo parere irrinunciabili (evitando le solite liste lunghissime che già si trovano ovunque e che trovo sempre piuttosto asettiche). Se ciascuno è “costretto” a mettere solo due titoli è molto più facile che si tratti di libri davvero irrinunciabili ;)
    Io propongo due libri di Jack London, poco conosciuti ma che considero dei capolavori assoluti: “Martin Eden” e “Il lupo di mare”.

    • Daniele Imperi
      13 marzo 2016 alle 07:26 Rispondi

      Martin Eden me lo feci regalare quando avevo più o meno 14 anni, perché mi era piaciuta la serie TV :)
      Ho ancora quel libro e penso che lo leggerò presto. London mi piace molto. Non conosco invece Il lupo di mare.

  9. Federico
    12 marzo 2016 alle 21:33 Rispondi

    Postilla al mio precedente messaggio: per chi non l’avesse letto, Martin Eden è un giovane marinaio che lotta disperatamente per diventare uno scrittore…

  10. Mara Cristina Dall'Asen
    14 marzo 2016 alle 00:30 Rispondi

    Io sono patita dei classici dell’ottocento e forse quella era la mia epoca, ne ho letti molti, soprattutto stranieri (ebbene sì non amo molto la letteratura italiana, escludendo i soliti grandi), sanno narrare in modo così arioso, intrigante e bello. Letture più antiche faccio molta fatica a farle, non mi attirano. Penso che leggere capolavori sia fondamentale, solo avendo letto tanti libri che fanno la “cultura” si può pensare di avvicinarsi all’arte di scrivere. Io ho il culto del libro e ho visto libri di self o anche di case editrici che mi hanno fatto inorridire proprio per la mancanza di rispetto per il libro in sé stesso, per la cura nella storia, per la staticità delle immagini. Io credo che se un lettore “forte” decide di scrivere sa perlomeno come deve essere un libro, la storia sa già perfettamente che deve partire catturando, continuare in salendo per poi avere un momento di riflessione che di solito prepara al finale. Forse il problema è proprio che troppa gente scrive senza aver letto tanto.

    • Daniele Imperi
      14 marzo 2016 alle 08:05 Rispondi

      Sono sicuro anche io che molti scrivano senza aver letto, basta vedere ciò che hanno pubblicato.

  11. Barbara
    15 marzo 2016 alle 18:22 Rispondi

    Anch’io ho delle lacune letterarie da sistemare. Alcuni romanzi per ragazzi non sono passati per casa mia (quelli da femminuccia sì, ma quanto mi sarò persa del genere avventura?). Dei classici greci e latini solo antologie (la pecca degli istituti tecnici che su questo danno una formazione sommaria), i classici dell’800 e del ‘900 me li sono letta da sola, gustandomeli, tra un esame e l’altro dell’università (c’è chi girava col Quattroruote nascosto dentro il libro di testo, io ci nascondevo i libri a 1000, 2000, 3000 lire della BUR :P )
    Ultimamente ho installato l’app Kindle sul telefono e molti classici sono proprio gratis. Quindi spero col tempo di recuperare un pochino.

    • Daniele Imperi
      16 marzo 2016 alle 08:24 Rispondi

      Anche gli studi classici che ho fatto non sono stati completi sulla letteratura classica. Non abbiamo letto nessuna opera interamente.

      • Elisa
        16 marzo 2016 alle 14:00 Rispondi

        E che mi dici dei classici della letteratura straniera? Quelli neanche in brani li abbiamo letti! Un po’ per francese qualche scrittore francese (mi ricordo molto bene De Maupassant) ma pochino pochino… La prof. puntava molto sulla grammatica, poco sulla letteratura nonostante fossimo un liceo classico…
        E i russi? i famosi russi? Li sto riprendendo adesso sola soletta…

        • Daniele Imperi
          16 marzo 2016 alle 14:23 Rispondi

          Sì, quelli non si leggono, è vero, ma perché manca proprio il tempo e ovviamente si deve dare precedenza ai nostri.

          • Elisa
            17 marzo 2016 alle 16:28

            mmmmhhhh… il tempo fa la sua parte ma non penso sia la prima ragione. Il tempo manca perchè si approfondiscono troppo i nostri, come li chiami tu. E nemmeno tutti poi. Gli autori del ‘900 vengono affrontati di fretta oppure non ci si arriva.
            Inoltre, penso esista una sorta di nazionalismo letterario: noi italiani con Dante e Manzoni siamo “er mejio”, poi vengono tutti gli altri…

          • Daniele Imperi
            17 marzo 2016 alle 17:02

            Forse c’è anche un certo nazionalismo. Ma Dante è sempre Dante, chi lo supera? :)

  12. Elisa
    17 marzo 2016 alle 19:38 Rispondi

    Prima di lui Cicerone, Seneca, Alcmane; dopo di lui Cechov, Saramago, Bukowski, Tolstoj, Hugo, e altri che la mia memoria – al momento – non mi svela.

  13. Noemi Lisi
    21 marzo 2016 alle 13:15 Rispondi

    Questo articolo è molto interessante. Ho confermato la mia iscrizione al blog poco fa e ho già trovato numerosi consigli e informazioni utilissime per scrivere e leggere. Mi piacerebbe saperne di più sui classici e vorrei che tu mi consigliassi per favore qualche libro dell’Ottocento.
    Ho già in mente tante idee che vorrei trascrivere su alcuni libri ma sento che ancora devo maturare sullo studio della lingua italiana e sulle tecniche di scrittura, partire dal tuo blog è molto conveniente e utile.
    Ti auguro di continuare con la tua carriera sempre, grazie dei tuoi articoli :)

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2016 alle 13:53 Rispondi

      Ciao Noemi, benvenuta nel blog e grazie per l’iscrizione :)
      Non saprei cosa consigliarti fra quelli dell’800. A me sono piaciuti molto autori come Mark Twain, R.L. Stevenson, Poe, Jack London, Maupassant, Hugo, Kipling, Thomas Mann, Nathaniel Hawthorne, Collodi, Grazia Deledda, Manzoni, Verga. Sono i primi autori che mi sono venuti in mente.

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